BAGNARA CALABRA

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Sui lavori in corso alla foce della Fiumara Sfalassà
maggio 2006

Legambiente Informa – notiziario del circolo Legambiente di Bagnara

E' sotto gli occhi di tutti: lo Sfalassà nel tratto finale del suo corso assomiglia a uno spiazzo di periferia che neanche nel Terzo Mondo si riesce più ad immaginare. I lavori l'hanno deturpato, soffocato con il cemento armato. Vincenzo Spinoso (non a caso un poeta e non un ingegnere) si sarebbe strappato i capelli nel vederla ridotta così. Esageriamo? Forse. Per questo mondo fatto di molti ingegneri e di rari poeti potremmo anche esagerare, ma ci rattrista vedere che ancora una volta la nostra storia, la storia di Bagnara, la natura di Bagnara, non venga rispettata. La cultura di un luogo non è fatta tanto dal numero di auto circolanti o da quello dei telefonini ma da elementi che sembrano intoccabili e che invece sono delicatissimi. Pensiamo alle nostre colline terrazzate, al nostro mare con la sua costiera, alle nostre chiese e le antiche tradizioni di religiosità popolare; al paesaggio dello Stretto di Messina, ai tramonti che hanno per sfondo le Isole Eolie; e pensiamo alle nostre fiumare. Affidate nelle mani di ingegneri e professionisti che spesso hanno come massima: “Cementifico dunque sono”.

I lavori sullo Sfalassà hanno reso l'alveo una landa desolata che speriamo al più presto possa assumere un aspetto un po' più naturale. Questo ha perso la nostra più importante fiumara: l'aspetto naturale. Probabilmente non  è solo un problema di paesaggio, c'è il pericolo che l'impermeabilizzazione con colate di cemento armato possa avere conseguenze sulle dinamiche idrologiche. Un territorio ci mette secoli a formarsi, a raggiungere un suo equilibrio e l'azione dell'uomo rischia in poco tempo di incrinare gravemente questo equilibrio. Il motivo addotto per l'intervento cementificatorio, cioè la pulizia del greto per la prevenzione di inondazioni, non ci convince. E non solo non convince noi ma neanche il Dipartimento Lavori Pubblici e Acque  della Regione Calabria, che nel parere stilato proprio in merito a questi lavori scrive: “Stante che l'intervento progettato non risolve, come è evidente, né la strozzatura artificiale dovuta agli attraversamenti esistenti (ferroviario e stradale), né potrà rimuovere le cause dell'accumulo di materiale lapideo che si deposita periodicamente sotto il ponte stradale per effetto del naturale trascinamento dovuto alla normale attività cinetica della fiumara, si raccomanda altresì vivamente, durante l'esecuzione dei lavori, di procedere con perizia per non alterare in alcun modo l'officiosità del corso d'acqua”.

E' sacrosanto occuparsi della sicurezza della popolazione, ma riteniamo che una costante e corretta manutenzione del greto della fiumara potesse bastare. Una accurata vigilanza contro gli scarichi abusivi di materiale vario e contro le costruzioni sorte come per incanto in riva alla fiumara e dotate di luce elettrica, avrebbero contribuito più del cemento a regolare il flusso dello Sfalassà. Siamo degli illusi? Può darsi. Ma siamo sicuri che il vero progresso è ridurre una fiumara come una soletta? La vera modernità è fare finta di niente quando si compromettono i nostri simboli e la natura di Bagnara? E' vera civiltà quella di far incidere lapidi dedicate ai nostri poeti e poi sputare sulle poesie scritte da questi poeti? Può darsi. Per intanto non ci resta di meglio che riportare i versi che Spinoso dedicò proprio allo Sfalassà, chissà che qualcuno leggendoli non si schieri anch'egli, come noi e con noi, dalla parte della storia, della natura, della cultura.