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Codice: ZI06051503
Data pubblicazione: 2006-05-15
Il “Codice da Vinci”: FAQ - Risposta ad alcune domande frequenti, di Massimo Introvigne
ROMA, lunedì, 15 maggio 2006 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito un
contributo in cui Massimo Introvigne, Direttore del CESNUR (Centro Studi sulle
Nuove Religioni), risponde alle domande più frequenti circa il “Codice Da
Vinci”.
Il Codice Da Vinci è solo un romanzo: perché criticarlo come
se fosse un’opera storica?
Chi pone questa domanda di solito non ha
letto la pagina de Il Codice Da Vinci intitolata Informazioni storiche, dove
l’autore Dan Brown afferma che «tutte le descrizioni [...] di documenti e
rituali segreti contenute in questo romanzo rispecchiano la realtà» e si fondano
in particolare sul fatto che «nel 1975, presso la Bibliothèque Nationale di
Parigi, sono state scoperte alcune pergamene, note come Les Dossiers Secrets»
con la storia del Priorato di Sion. Forse in risposta alle molte controversie, a
partire dalla sesta ristampa la pagina Informazioni storiche - pagina 9
dell’edizione italiana Mondadori - era sparita, sostituita da una pagina 9
interamente bianca: ma naturalmente rimaneva nell’edizione inglese, e nelle
prime sei tirature italiane in possesso di un numero relativamente ristretto di
«fortunati». Forse dopo che chi scrive ha fatto reiteratamente notare la curiosa
sparizione di pagina 9 in Italia nel corso di trasmissioni radiofoniche e
televisive, questa è «miracolosamente» ricomparsa.
Ma queste
pergamene, note come Les Dossiers Secrets, esistono davvero?
Presso
la Bibliothèque Nationale di Parigi sono stati non «scoperti» ma depositati nel
1967, non nel 1975, Les Dossiers secrets de Henri Lobineau. Non si tratta di
pergamene ma di testi che parlano del modo di interpretare certe pergamene, le
quali non erano allora né sono adesso alla Biblioteca Nazionale di Parigi, ma
erano state consegnate da Pierre Plantard (1920-2000), insieme a un suo
manoscritto, a un autore di libri popolari sui «misteri della Francia», Gérard
de Sède (1921-2004), che avrebbe poi rielaborato e pubblicato il manoscritto
come L’Or de Rennes ou la Vie insolite de Bérenger Saunière, curé de
Rennes-le-Château (Julliard, Parigi 1967). Oggi le pergamene (ammesso che si
tratti proprio di quelle) sono in possesso di Jean-Luc Chaumeil, un controverso
autore francese di libri sull'esoterismo che afferma di averle ricevute da
Plantard negli anni 1970, mentre Les Dossiers secrets si trovano ancora alla
Biblioteca Nazionale di Parigi.
Le pergamene e i Dossier secrets sono
autentici documenti sulla storia dell’antico Priorato di Sion?
È
assolutamente certo che sia Les Dossiers secrets sia le pergamene sono documenti
falsi compilati nello stesso anno 1967, e tutte le persone coinvolte nella
falsificazione lo hanno ammesso, sia pure dopo qualche anno. Gérard de Sède, che
li ha fatti conoscere per primo nel suo libro L’Or de Rennes in un’opera
pubblicata vent’anni dopo li definiva «apocrifi» ispirati da un «sensazionalismo
mercantile» (G. de Sède, Rennes-le-Château. Le dossier, les impostures, les
phantasmes, les hypothèses, Robert Laffont, Parigi 1988, p. 107), e sosteneva
perfino di avere disseminato ne L’Or de Rennes sufficienti indizi perché un
lettore attento potesse leggere tra le righe che si trattava di falsi (ibid., p.
108). Secondo Gérard de Sède le pergamene erano state fabbricate da Philippe de
Chérisey (1925-1985), un marchese attore di sceneggiati televisivi e
appassionato di enigmistica. In effetti, de Chérisey non solo ha ripetutamente
ammesso di avere confezionato queste pergamene, sia in lettere sia in testi
pubblicati a stampa (Circuit, presso l’Autore, Liegi 1968; L’Or de Rennes pour
un Napoléon, presso l’Autore, Parigi 1975; L’Énigme de Rennes, Parigi 1978), ma
a partire già dall’8 ottobre 1967 (come attesta una lettera del suo avvocato B.
Boccon-Gibod, cortesemente trasmessa a chi scrive dal ricercatore inglese Paul
Smith) si è mosso - sostanzialmente senza ottenere soddisfazione fino alla morte
- perché gli venisse riconosciuto il compenso pattuito e mai pagato da Pierre
Plantard e dallo stesso de Sède. Infine, anche il terzo dei tre moschettieri
coinvolti nella mistificazione, Pierre Plantard, ha ammesso che i documenti sono
falsi. Nell’aprile 1989 sul numero 1 della seconda serie della sua rivista
Vaincre Plantard si fa intervistare e dichiara che Les Dossier secrets (che sono
firmati da un certo «Philippe Toscan du Plantier») sono documenti falsi
fabbricati da Philippe de Chérisey e da Philippe Toscan du Plantier, che sarebbe
stato un suo giovane discepolo che agiva però sotto l’influsso dell’LSD (Noël
Pinot, «L’Interview de M. Pierre Plantard de Saint-Clair», Vaincre [2a serie],
n. 1, aprile 1989, pp. 5-6). È possibile che in realtà non esistesse nessun
«Philippe Toscan du Plantier» e che co-autore dei falsi con de Chérisey sia
Plantard stesso. Ma l’essenziale è che tutti e tre gli autori dei Dossier
secrets e degli altri «documenti» depositati negli stessi anni alla Biblioteca
Nazionale di Parigi abbiano ammesso la loro natura di falsi, pubblicamente e per
iscritto.
Ma che cosa contenevano di tanto interessante Les Dossiers
secrets e perché secondo Dan Brown confermano l’essenziale de Il Codice Da
Vinci?
Secondo Les Les Dossiers secrets de Henri Lobineau (tra
parentesi, anche «Henri Lobineau» è un nome inventato dai tre moschettieri di
cui sopra) i legittimi pretendenti al trono di Francia sono tuttora i Merovingi,
detronizzati nel 751 dai Carolingi. E, contrariamente a quanto si crede, i
Merovingi non sono estinti ma hanno discendenti ancora viventi, l’ultimo dei
quali era nel 1967 Pierre Plantard, che dunque era l’unico vero pretendente al
ruolo di re di Francia (s’intende, in caso di un’improbabile restaurazione
monarchica). Per proteggere dai Carolingi e poi da altri nemici i discendenti
dei Merovingi sarebbe nata una società segreta, il Priorato di Sion, che -
sempre secondo i documenti falsi depositati alla Biblioteca Nazionale di Parigi
negli anni 1960 - avrebbe avuto come Gran Maestri alchimisti ed esoteristi come
Nicolas Flamel (ben noto anche ai lettori dei romanzi della serie Harry Potter,
ma personaggio storico nato nel 1330 e morto nel 1418), Robert Fludd (1574-1637)
e il principale originatore della leggenda dei rosacroce, Johann Valentin
Andreae (1586-1654), nonché scienziati come Leonardo da Vinci (1452-1519) e
Isaac Newton (1642-1727). Gli ultimi Gran Maestri sarebbero stati gli scrittori
Charles Nodier (1780-1844) e Victor Hugo (1802-1885), il musicista Claude
Debussy (1862-1918), il poeta e drammaturgo Jean Cocteau (1889-1963) e monsignor
François Ducaud-Bourget (1897-1984), un sacerdote legato allo scisma di
monsignor Marcel Lefebvre (1905-1991), che avrebbe trasmesso la carica a
Plantard. Per puro caso la verità sul Priorato di Sion e le famose pergamene,
nascoste nella chiesa parrocchiale di un un paesino francese di meno di cento
abitanti nel dipartimento dell’Aude, ai piedi dei Pirenei orientali,
Rennes-le-Château, sarebbero state scoperte nel 1897 dal parroco del paese,
Berenger Saunière (1852-1917), che grazie alla conoscenza del segreto sarebbe
entrato in relazione con gli ambienti esoterici e politici dell’epoca e sarebbe
diventato favolosamente ricco.
Un momento: nel Codice Da Vinci il
punto essenziale è che i Merovingi, protetti dal Priorato di Sion, non sono solo
i legittimi pretendenti al trono di Francia ma sono i discendenti dei figli nati
dal matrimonio fra Gesù Cristo e Maria Maddalena. Di questo Les Dossiers secrets
e gli altri documenti non parlano?
No, non ne parlano affatto. La
parte della storia relativa a Gesù Cristo e a Maria Maddalena nasce tra il 1969
e il 1970, quando della vicenda del Priorato di Sion comincia a interessarsi un
attore inglese che aveva recitato nello sceneggiato televisivo The Avengers (in
Italia Agente speciale) negli anni 1960 con il nome di Henry Soskin, ed era poi
diventato regista di documentari su soggetti misteriosi con il nome di Henry
Lincoln. Questo attore e documentarista inglese entra in contatto con il trio de
Chérisey - Plantard - de Sède e decide di riscrivere la storia de L’Or de Rennes
in una forma più adatta al pubblico di lingua inglese, presentandola prima in
tre documentari trasmessi dalla BBC tra il 1972 e il 1979 e poi in un libro
pubblicato nel 1982 con l’aiuto di Michael Baigent e Richard Leigh The Holy
Blood and the Holy Grail (tradotto in italiano nello stesso anno come Il Santo
Graal, Mondadori, Milano). Lincoln si rende conto che a chi spetti il titolo di
pretendente al trono di Francia è di scarso interesse per il pubblico inglese.
Nello stesso tempo era stato introdotto da Plantard nel piccolo mondo delle
organizzazioni esoteriche francesi dove aveva conosciuto Robert Ambelain
(1907-1997), una figura notissima di questo ambiente. Nel 1970 Ambelain aveva
pubblicato Jésus ou Le mortel secret des templiers (Robert Laffont, Parigi),
dove sosteneva che Gesù Cristo aveva una compagna, pur non essendo legalmente
sposato, e identificava questa «concubina» in Salomé. Lincoln mette insieme la
storia del matrimonio di Gesù, che ricava da Ambelain, con quella dei Merovingi
di Plantard e «rivela» che i Merovingi protetti dal Priorato di Sion sono
importanti, ben al di là della rivendicazione del trono di Francia, perché
discendono da Gesù Cristo e dalla Maddalena.
Ma Lincoln sapeva che i
documenti erano falsi?
Sì: non solo perché nell’ambiente delle
organizzazioni esoteriche dove si era introdotto in Francia lo sapevano più o
meno tutti, ma perché glielo aveva detto Philippe de Chérisey, come risulta da
lettere di quest’ultimo (alcune riprodotte in Pierre Jarnac, Les Archives de
Rennes-le-Château. Tome 2, Belisane, Nizza 1988). In effetti il punto debole de
Il Santo Graal è proprio che troppe persone conoscono l’origine spuria dei
documenti su cui si fonda. Così, dopo avere trattato direttamente con de
Chérisey dietro le spalle di Plantard, poi avere rinnegato anche il
marchese-attore, nel 1986 Lincoln e soci procedono brutalmente alla «bonifica» o
«de-plantardizzazione» del Priorato di Sion con The Messianic Legacy (in
italiano L’eredità messianica, Tropea, Milano 1996). Presentano come grande
scoperta quello che in un certo ambiente francese tutti sanno: Plantard è un
mistificatore (anche se forse non soltanto un mistificatore) e molti dei
documenti sono falsi. Ma altri, insistono gli inglesi, sono veri: forse non è
Plantard l’ultimo discendente di Gesù Cristo e il vero Priorato di Sion non è il
suo, ma comunque esistono discendenti del matrimonio fra Gesù Cristo e la
Maddalena, lo sono stati i Merovingi, e c’è un «vero» Priorato di Sion che sta
dietro a molte vicende contemporanee: la P2, lo scandalo del Banco Ambrosiano,
lo scisma di monsignor Lefebvre, le vicende della mafia italiana e tante altre,
in un tour de force che fa girare la testa al lettore e le cui componenti hanno
in comune solo un’avversione quasi patologica al «Vaticano» e alla Chiesa
cattolica.
E Il Codice Da Vinci deriva da Il Santo Graal?
Ne deriva tanto direttamente che due degli autori de Il Santo Graal,
Baigent e Leigh - offesi anche perché Brown, a loro dire, avrebbe aggiunto le
beffe al danno chiamando il cattivo della storia Leigh di nome e Teabing
(un’anagramma di Baigent) di cognome - hanno avviato nell’ottobre 2004 un’azione
legale contro Dan Brown accusandolo di avere nella sostanza copiato il loro
libro (dove ci sono già il collegamento con la cappella di Rosslyn, la chiesa di
Saint-Sulpice, l’idea che il Santo Graaal sia il Sang réal, cioè una persona che
ha in sé il sangue di Gesù Cristo). Lincoln «ha deciso di non partecipare
all’azione per la violazione del diritto d’autore a causa delle sue cattive
condizioni di salute, ma dichiara di sostenerla» (Elizabeth Day, «Da Vinci Code
Bestseller Is Plagiarism, Authors Claim», The Sunday Telegraph, 3 ottobre 2004).
Il 6 aprile 2006 Brown ha vinto il caso per una ragione tecnica: in base alla
legge inglese è lecito utilizzare per un romanzo materiale tratto da un’opera
“storica”, non importa se di pessima qualità, e Baigent, Leigh e Lincoln hanno
sempre sostenuto che il loro era un saggio “storico” e non un’opera di fiction.
Peraltro la sentenza (di cui si veda il testo integrale) ha confermato sia che
Il Codice da Vinci si è ampiamente ispirato a Il Santo Graal, sia che
quest’ultimo si basa sulla “complessa mistificazione” di Plantard. Si legga
anche la significativa “autobiografia” depositata da Dan Brown come memoria nel
processo.
Non potrebbe avere ragione L’eredità messianica, nel senso
che documenti falsi sono stati fabbricati per corroborare una storia vera?
Cominciando dall’inizio, il Priorato di Sion esiste?
Esiste
certamente. È stato fondato il 7 maggio 1956 ad Annemasse da Pierre Plantard con
statuti regolarmente depositati presso la Sotto-Prefettura di
Saint-Julien-en-Genevois con il nome completo di Priorato di Sion -
C.I.R.C.U.I.T. (Cavalleria di Istituzione e Regola Cattolica e di Unione
Indipendente Tradizionalista). Gli statuti all’articolo 3 danno anche conto
delle origini del nome, il quale deriva non da Gerusalemme ma dal Monte Sion,
una montagnola presso Annemasse, dove si intende realizzare «un PRIORATO che
servirà da centro di studio, meditazione, riposo e preghiere» per uno dei tanti
ordini esoterici che proliferavano in Francia all’epoca. Del resto, il Priorato
di Sion riprendeva lo schema di altre organizzazioni che Plantard aveva fondato
fin da quando aveva 17 anni nel 1937 con il nome rispettivamente di Union
Française, Rénovation Nationale Française e Alpha Galates. Con queste
organizzazioni il Priorato di Sion aveva in comune interessi politici
(monarchici: Plantard era partito da un interesse per l’Action Française,
ancorché ad Annemasse si occupasse soprattutto di sostenere un progetto di
realizzazione di case popolari) e il fatto di non avere mai superato la dozzina
di membri. Comunque, il Priorato di Sion fondato nel 1956 ad Annemasse esiste
ancora oggi, come minuscola organizzazione nel variegato panorama degli ordini
iniziatici francesi.
Ma il Priorato di Sion non è stato fondato da
Goffredo di Buglione (1060-1100)?
Negli anni 1960, quando preparava
la falsificazione dei Dossiers secrets, Plantard - che, come sappiamo, aveva
tratto il nome «Priorato di Sion» da una montagnola sopra Annemasse dove pensava
nel 1956 di installare una casa per ritiri spirituali - ha ritrovato nella
storia delle Crociate (cui si è più volte ispirato per le sue fantasie) una
«Abbazia di Nostra Signora del Monte Sion» fondata nel 1099 a Gerusalemme
appunto da Goffredo, divenuto re di Gerusalemme in seguito alla Prima Crociata.
La comunità di monaci dell’abbazia (e non «priorato», dal momento che il
superiore è chiamato abate e non priore) in Palestina continua a esistere fino
al 1291, quando è travolta dall’avanzata musulmana. I pochi monaci sopravvissuti
si rifugiano in Sicilia, dove la loro comunità si estingue nel XIV secolo. Si
tratta di una normale comunità monastica senza alcun collegamento con i
Templari, la Maddalena o segreti esoterici il cui «recupero» da parte di
Plantard si risolve nel semplice riferimento a un nome.
E i vari
personaggi famosi - Leonardo da Vinci, Newton, Victor Hugo - non hanno avuto
relazioni con il Priorato di Sion?
Certamente no: né con quello di
Plantard, fondato nel 1956, e neppure con l’abbazia di monaci fondata in
Palestina, estinta nel XIV secolo. In realtà Plantard ha ricavato il suo elenco
di Gran Maestri del Priorato di Sion dall'elenco di presunti Imperator, cioè
capi supremi, e "membri eminenti" dell'AMORC, l'Antico e Mistico Ordine Rosae
Crucis, fondato nel 1915 negli Stati Uniti da Harvey Spencer Lewis (1883-1939) e
con esponenti della cui branca francese Plantard era in contatto fin dagli anni
1940. Tranne Cocteau e monsignor Ducaud-Bourget tutti i nomi di Gran Maestri del
Priorato di Sion si ritrovano, vedi caso, in genealogie mitiche costruite da
esponenti dell'AMORC (alcuni dei quali hanno peraltro in seguito lasciato lo
stesso AMORC). In verità tutte le organizzazioni esoteriche fondate dal XVIII
secolo a oggi si dotano di genealogie mitiche che risalgono ai Templari, a Noè,
a san Giovanni o a Salomone e passano per personaggi famosi della storia, della
letteratura e dell’arte. In genere i loro membri meno sprovveduti sono
consapevoli del carattere meramente simbolico e mitico di queste genealogie.
Ma Leonardo non ha lasciato tracce della sua conoscenza del segreto
del Priorato di Sion ne L’ultima cena, dove il personaggio raffigurato alla
destra di Gesù Cristo sembra proprio una donna?
L’idea è stata
definita «assurda» da una delle maggiori specialiste contemporanee di Leonardo,
la professoressa Judith Veronica Field, docente alla University of London e
presidentessa della Leonardo Da Vinci Society (cfr. Gary Stern, «Expert Dismiss
Theories in Popular Book», The Journal News, 2 novembre 2003). Poiché tuttavia
nei quadri ognuno vede quello che vuole vedere, più o meno suggestionato dalle
letture che ha fatto, è importante segnalare che se il personaggio raffigurato
da Leonardo alla destra di Gesù Cristo sia una donna o un uomo non è poi così
importante per tutta la questione che ci occupa. Né è necessario tornare sulla
vexata quaestio se Leonardo fosse eterosessuale, omosessuale o bisessuale, su
cui ormai esiste una vasta letteratura, e se il suo gusto per forme maschili
talora effeminate non costituisca a suo modo un elemento di cui tenere conto in
questa discussione. Chi si affanna a discutere di questo problema si lascia
sfuggire l’essenziale. Ammettendo - per assurdo - che Leonardo pensasse che la
persona seduta alla destra di Gesù Cristo nell’Ultima Cena fosse una donna, ci
si deve ancora chiedere in che modo questo dimostri che: (a) egli credeva che
quella donna fosse la Maddalena; (b) il fatto che Leonardo lo credesse prova che
sia vero; (c) la Maddalena ha partecipato all’Ultima Cena perché era la moglie
di Gesù Cristo; (d) i due hanno avuto figli; (e) i quali avrebbero dovuto
governare la Chiesa; (e) e per preservare questa verità è nato un ordine
occulto, il Priorato di Sion; (f) del quale faceva parte Leonardo. Come si vede,
la strada da percorrere è molto, molto lunga. Di tutti questi passaggi non solo
non ci sono prove ma si sa con certezza chi, quando, dove e come ha inventato la
leggenda del Priorato di Sion.
E le pergamene trovate dal parroco
Saunière a Rennes-le-Château e portate ad esaminare a Parigi, in un viaggio in
seguito al quale il parroco è diventato miliardario?
Non sono mai
esistite pergamene (benché il parroco, nel corso di lavori nella chiesa
parrocchiale, abbia trovato diversi reperti archeologici, esposti nel Museo di
Rennes-le-Château e che non hanno niente a che fare con la Maddalena né con il
Priorato di Sion) e Saunière, che ha tenuto taccuini minutissimi di che cosa
faceva e quali somme spendeva giorno per giorno (anch’essi consultabili al Museo
di Rennes-le-Château), non è mai stato a Parigi in vita sua. Non è neanche
diventato miliardario, pur avendo potuto acquistare alcune proprietà e
costruirvi una villetta e una torre-biblioteca. Questa non favolosa ma reale
agiatezza è stata spiegata nel corso di processi canonici intentati a Saunière
dal vescovo di Carcassonne, monsignor Paul Félix Beuvain de Beauséjour
(1839-1930), i cui atti sono pure consultabili. Dal 1896, Saunière prende la
strada - illegale dal punto di vista del diritto canonico e di quello civile, ma
non inventata da lui e per nulla misteriosa - del «traffico di Messe».
Tra il 1896 e il 1915 dai suoi taccuini si ricavano elementi per
concludere che egli ha ricevuto onorari per almeno centomila Messe: cinquemila o
seimila Messe all’anno negli anni d’oro. La documentazione esiste: parte da
lettere e annunci dove un «sacerdote povero» domanda onorari per la celebrazione
di Messe spediti a conventi e privati o pubblicati su riviste pie in tutta la
Francia, nonché in Germania, Svizzera, Spagna, Italia, passa per liste di
centinaia di donatori più volte sollecitati e arriva ai bollettini postali e ai
conti tenuti mese per mese. L’obiezione, secondo la quale in un’epoca in cui non
era tollerato (a differenza di oggi) cumulare diverse intenzioni per una sola
Messa era impossibile che Saunière potesse celebrare cinquemila o seimila messe
all’anno non mette in dubbio il traffico, ma semplicemente l’onestà del
sacerdote: ed è un’obiezione che si risponde da sola. Molto semplicemente, il
parroco di Rennes-le-Château intascava regolarmente onorari per Messe che non
avrebbe mai celebrato.
Ma a Rennes-le-Château non ci sono strani
simboli lasciati da Saunière, di tipo diabolico o massonico, che confermano le
sue frequentazioni esoteriche?
Si tratta di pure fantasie. I lavori
per il rifacimento della chiesa parrocchiale sono stati commissionati da
Saunière nel 1896 a una ditta famosa, la H. Giscard Père et Fils di Tolosa, che
è la sola responsabile del progetto. La H. Giscard, fondata nel 1885 e in cui
lavorano diversi membri della famiglia Giscard, è una ditta che ha servito
numerose parrocchie nonché il Carmelo di Lisieux. La sua sede è oggi trasformata
in museo, ma il pronipote del fondatore, Joseph Giscard, continua a lavorare
come scultore. Lo stile convenzionale dei Giscard è famoso in Francia e solo
l’ignoranza di alcuni dei diffusori della leggenda di Rennes-le-Château ha
potuto scambiare per sinistri o diabolici simboli che si trovano in molte altre
chiese: così il diavolo che sorregge l’acquasantiera (un diavolo, evidentemente,
sconfitto dall’acqua santa) o la scritta sopra il portale della parrocchiale
Terribilis est locus iste (Genesi 28, 17) che deriva dalla visione della scala
di Giacobbe. Il tradizionalista vescovo di Carcassonne monsignor Félix-Arsène
Billard (1829-1901), che viene a vedere la nuova chiesa in occasione di una
missione popolare, nel giorno di Pentecoste 1897, certamente non ci trova nulla
da ridire: e chi vede nella Via Crucis della parrocchiale simboli «massonici»
dovrebbe riflettere sul fatto che molti simboli utilizzati dalla massoneria sono
stati corporativi e cattolici ben prima di diventare massonici. I Giscard
nell’Ottocento sono piuttosto noti, e apprezzati nel mondo cattolico, per il
loro stile (fin troppo) convenzionale, del tutto privo di singolarità e di
sorprese.
Si dice anche che il pittore Nicolas Poussin (1594-1655)
abbia raffigurato nel suo famoso quadro I pastori d’Arcadia una tomba che si
trova a Rennes-le-Château, dando così un segnale della sua appartenenza al
Priorato di Sion e della conoscenza dei suoi segreti…
In un certo
senso, fra le tante mistificazioni di Rennes-le-Château questa è la più
divertente. La cosiddetta «tomba di Arques» di cui si parla è stata fatta
costruire nel 1932 (sostituendo una tomba precedente costruita nel 1903 e che
non assomigliava neppure vagamente a quella de I pastori d’Arcadia) da Louis
Bertram Lawrence (1884-1954), un imprenditore americano di origine francese. Vi
sono state sepolte Emily Rivarès Lawrence (1863-1932) e Marie Rivarès
(1843-1922), rispettivamente madre e nonna dell’imprenditore, nonché due gatti
imbalsamati della stessa Marie Rivarès. Tutti i documenti amministrativi
relativi a queste costruzioni e ricostruzioni sono tuttora esistenti. La tomba
si può anche ritenere vagamente ispirata al quadro seicentesco di Poussin, del
resto molto noto. Nel 1988 è stata demolita dall’attuale proprietario con
l’autorizzazione del competente consiglio comunale, quello di Peyrolles, stufo
di vederla profanata da vandali alla ricerca di segreti del Priorato di Sion.
Comunque sia, Poussin non poteva certo riprodurre nel XVII secolo una tomba
costruita nel 1932.
Ammettendo che quella del Priorato di Sion sia
una mistificazione, non ci sono prove nei Vangeli «apocrifi» o «gnostici» che
Gesù Cristo avesse sposato la Maddalena, e che la prima comunità cristiana non
pensasse affatto che fosse Dio? E non ha la Chiesa cattolica per questo
arbitrariamente scelto solo quattro Vangeli «innocui» come canonici al Concilio
di Nicea del 325, appoggiata dalla forza delle armi dell’imperatore Costantino
(280-337)?
Niente affatto: ci sono testi del primo secolo cristiano
dove Gesù Cristo è chiaramente riconosciuto come Dio. All’epoca del Canone
Muratoriano - che risale circa al 190 d.C. - il riconoscimento dei quattro
Vangeli come canonici e l’esclusione dei testi gnostici era un processo che si
era sostanzialmente completato, novant’anni prima che Costantino nascesse.
Quanto alla Maddalena, lo gnostico Vangelo di Tomaso, che piace tanto a Dan
Brown, ben lungi dall’essere un testo proto-femminista ne fonda la grandezza sul
fatto che «[...] si fa maschio». A Simon Pietro che obietta «Maria deve andare
via da noi! Perché le femmine non sono degne della Vita», Gesù risponde: «Ecco,
io la guiderò in modo da farne un maschio, affinché ella diventi uno spirito
vivo uguale a voi maschi. Perché ogni femmina che si fa maschio entrerà nel
Regno dei cieli» (Vangelo di Tomaso, 114). Certo, vi è qui una nozione gnostica
di androginia che non va presa necessariamente alla lettera: ma siamo comunque
ben lontani dal femminismo. Né si parla di figli di Gesù Cristo e della
Maddalena.
Brown insiste pure su un brano del cosiddetto «Vangelo di
Filippo», dove si leggerebbe che «la Maddalena era la compagna del Salvatore.
Cristo la amava più degli altri discepoli e la baciava sulla bocca». Gli
specialisti fanno osservare che non esiste a rigore nessun «Vangelo di Filippo»
(questo titolo è stato attribuito da studiosi moderni a un testo che di titolo è
privo), che la parola copta (questa la lingua in cui ci è pervenuto il testo,
anche se Dan Brown pensa erroneamente che si tratti di aramaico) tradotta con
«compagna» ha una pluralità di significati, e che in corrispondenza della parola
«bocca» nel testo c’è una lacuna, per cui la frase suona «la baciava su…», e
«sulla bocca» è una congettura desunta dal fatto che altri personaggi nello
stesso testo e in testi della stessa epoca ricevono «baci sulla bocca», a
indicare una stretta comunanza spirituale. Ma queste obiezioni da specialisti
non sono neppure necessarie a fronte del fatto che il cosiddetto «Vangelo di
Filippo» è piuttosto un catechismo gnostico di scuola valentiniana del tardo II
o del III secolo. Come tale, non aspira a trasmettere informazioni reali sul
Gesù storico ma solo a dire che cosa deve credere un buon gnostico valentiniano
che, a questo punto della storia, fa già parte di una religione diversa e
separata dal cristianesimo della «Grande Chiesa». Una lettura completa del
cosiddetto «Vangelo di Filippo» mostra la contrapposizione radicale che questa
scuola gnostica, agli antipodi di Dan Brown e de Il Codice Da Vinci, stabiliva
fra il nostro mondo com’è, creato da un Dio minore e malvagio, e l’ideale mondo
degli gnostici. Le caratteristiche più evidenti del carattere decaduto e
malvagio di questo mondo sono la sessualità e la procreazione. Il rapporto che
Gesù ha nel testo con i discepoli e con la Maddalena è un rapporto del tutto
privo di caratteri sessuali, e il «bacio» che ne è il simbolo sta precisamente a
indicare questo mondo alternativo.
Il Codice Da Vinci lascia anche
intendere che l’Opus Dei è una «setta» che è entrata in conflitto con la Chiesa
in quanto a conoscenza della verità sul Priorato di Sion. C’è qualcosa di
vero?
Anzitutto, nessuno può ricattare altri sulla base della
«verità sul Priorato di Sion», che è ben nota e documentata: si tratta di una
mistificazione che passa da Plantard a de Sède, da de Sède a Lincoln, e da
Lincoln a Dan Brown. Quanto all’Opus Dei (dove tra l’altro non ci sono «monaci»,
a differenza di quanto pensa Dan Brown), si tratta di un’istituzione non solo
canonicamente approvata e lodata dalla Chiesa cattolica, ma il suo fondatore,
Josemaría Escrivá (1902-1975), è stato canonizzato come santo dal Papa nel 2002.
Le «informazioni» di Dan Brown provengono da un’associazione di ex-membri e
altre persone ostili all’Opus Dei, l’Opus Dei Awareness Network, esplicitamente
menzionata nel romanzo, che è collegata al più vasto «movimento anti-sette» (le
cui discutibili tesi sono ampiamente criticate altrove su questo sito) e le cui
faziose opinioni non sono in alcun modo condivise dalla gerarchia cattolica.
Ma come può un cumulo di sciocchezze avere quaranta milioni di
lettori?
La questione è complessa sul piano sociologico. Rimandando
a un mio libro di prossima pubblicazione una trattazione più ampia, mi limito a
suggerire che incontra e mette insieme due tipi di mode molto diffuse: quella
dei complotti e delle società segrete che dominerebbero il mondo, e quella di un
anti-cattolicesimo sempre più manifesto e virulento.
[Fonte: sito web
del CESNUR]
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