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SOLOMON GURSKY
E' STATO QUI |
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“Entro vent’anni i cristiani in medio oriente saranno la metà”, parla
padre Samir |
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di Giulio Meotti |
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del 7\2\2006 |
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fonte:
Il Foglio |
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qui dal
09/02/2006 |
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Massacri di cui nessuno si accorge. Il 3 febbraio alcuni terroristi
dell’organizzazione Abu Sayyaf, legata ad al Qaida, entrano in un
villaggio dell’arcipelago di Sulu, nei pressi di Jolo, a Mindanao
(Filippine). Bussano alla porta delle case, chiedono a quale religione
appartengono gli abitanti e poi se ne vanno. Poco dopo tornano armati e
uccidono sei cristiani, tra cui una bambina di sei mesi. Della
persecuzione cristiana in terra islamica e dell’assassinio di padre Andrea
Santoro parliamo con Samir Khalil Samir, sacerdote gesuita che vive a
Beirut, docente di islamologia all’Università Saint-Joseph e considerato
fra i massimi esperti del mondo musulmano. “L’omicidio è una sorpresa.
Santoro era una figura dialogante. Da una parte non si dovrebbe dire ‘ecco
i musulmani in Turchia’, ma quest’omicidio significa che anche lì le
tendenze radicali islamiste stanno aumentando. Come mai un fenomeno così
insignificante come le vignette apparse su un giornale danese, in una
lingua non letta al di fuori di quel paese, ha potuto fare il giro del
mondo arabo? E’ stato un piano prestabilito, qualunque sia il giudizio sui
disegni. Si voleva farne un incidente internazionale. L’assassino di
Santoro non ha visto le vignette, perché nessun giornale del medio oriente
le ha riprodotte. Allora come mai attaccare il sacerdote? Perché per molti
musulmani l’occidente è sinonimo di cristiano. Il capo dei Fratelli
musulmani ha appena ribadito il concetto dei cristiani come ‘kuffàr’,
miscredenti. C’è una specie di colpa comunitaria, l’occidente che attacca
noi musulmani. Nella mentalità islamica l’individuo si identifica con il
gruppo e un giornalista danese si identifica con tutta la nazione danese.
Per questo bruciano le ambasciate o espellono i cittadini danesi. Chiedono
le scuse governative, come se Copenaghen avesse dato a quei giornalisti un
mandato. Io assassino penso, allora, di rappresentare la comunità
musulmana offesa”. E’ il meccanismo più pericoloso della cultura islamica,
“il non distinguere fra politico e religioso, religione e stato, individuo
privato e pubblico. La tradizione medievale prevedeva una umma che
comanda; il nemico, harbi, cioè gli increduli da uccidere o convertire; e
i dhimmi, ebrei e cristiani, da tollerare. Questa categoria rimane nel
subconscio di chi pensa sempre come nell’islam medievale”. La sensazione è
che le notizie sulle stragi di cristiani nel mondo islamico non facciano
notizia. “Ma chi diffonde le notizie? Le agenzie occidentali. L’occidente
è masochista, vuole punirsi per essere cristiano. Ci interessiamo solo
quando c’è qualcosa che tocca i musulmani. Quante volte sono state date
notizie aggressive contro i musulmani? Raramente. Ma quotidianamente sulla
stampa europea ci sono accuse, notizie e calunnie sulla chiesa cattolica”.
Samir registra il fallimento del multiculturalismo. “I cristiani non sono
troppo tolleranti? A forza di voler fare aperture, autocritica senza mai
autoelogio, si finisce per perdere la propria identità. Da parte dei non
cristiani è diventato uno sport aggredire o criticare la chiesa, ‘è un
nostro diritto’. Però dobbiamo accettare la diversità, lo straniero, cioè
ammettere l’impossibile da parte degli altri ma non tollerare niente del
cristiano. E’ questa l’impressione di chi, come me, vive in medio oriente.
I musulmani pensano lo stesso, non avete nessun senso dell’onore, vi
lasciate calunniare senza reagire, siete deboli, non avete nessun senso
dell’identità, della virtù e dell’onestà”.
Padre Samir non è ottimista sul futuro dei cristiani in terre islamiche.
“Il cristiano rimane sempre una persona tollerata, sottomessa. Molti
musulmani diranno che siamo onesti, purché restiamo discreti e non
dimentichiamo di essere in terra islamica. E’ un totalitarismo
sovranazionale. Si rovescia contro i cristiani tutto l’odio che c’è contro
l’occidente. Vi è anche una lotta contro l’ideale del bene rappresentato
dal Vangelo. L’avanzata islamistica ci fa temere molto e ci spinge a
emigrare”. Questa infine la fosca previsione dello studioso di origini
egiziane: “La proporzione dei cristiani sarà dimezzata in venti anni in
tutto il medio oriente. In Turchia non c’è più nemmeno l’un per cento dei
cristiani, e quel paese era la culla della cristianità. Un secolo fa i
siri erano maggioranza nel sud della Turchia. Il kemalismo oggi è difeso
solo dall’esercito e anche lì è possibile un futuro islamista”. |