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Svegliati Europa

Dialogo con Michael Horowitz sulle persecuzione contro i cristiani nei Paesi islamici

di Giulio Meotti
del 21\7\2005
fonte: Il Foglio
qui dal 22/07/2005

Nel 1997 un magazine battista incluse Michael Horowitz fra i dieci più importanti
cristiani al mondo, assieme a Madre Teresa e Bill Graham. Solo che Horowitz è ebreo. Però aveva mosso oltre 10.000 chiese americane nel denunciare le condizioni dei cristiani nel blocco comunista e nei regimi arabi. Ha criticato il Dipartimento di Stato che considera eroi soltanto i giovani davanti ai tank in piazza Tienammen, dimenticando
i montagnard e i cattolici clandestini di Pechino. E’ stato il collante fra l’Anti-Defamation League e la National Association of Evangelicals, un ponte verso il mondo di
Jim Dobson a Colorado Springs. Ha fatto pressioni per la svolta di Bush sul Sudan. Di
lui Charles Colson, collaboratore di Nixon e tra i più influenti “rinati alla fede”, ha
detto: “Dio ha mandato questo ebreo nel mondo per i gentili”.
La mattina dell’11 settembre, Horowitz era nell’ufficio di Sam Brownback per i fondi
agli oppositori di Kim Il Sung. Nel 1998, insieme con Eliott Abrams, ha fatto pressioni
su Bill Clinton per l’International Religious Freedom Act. Da quando nel 1995 sul
Wall Street Journal ha denunciato le persecuzioni islamiche, Horowitz sta ricevendo
continue minacce dai musulmani.
Veterano dell’Amministrazione Reagan, è poi diventato direttore dell’Hudson Institute,
uno dei più influenti think tank fondato da Norman Podhoretz.

Al Foglio, Horowitz spiega che è in corso “una battaglia contro l’anima dell’islam fascista. Quando guidavo il movimento americano sulle persecuzioni dei cristiani nel mondo islamico, le maggiori figure della comunità musulmana mi avvertirono che la mia vita era in pericolo. Dobbiamo continuare la guerra senza quartiere ai radicali, ai terroristi e ai fondamentalisti, al fascismo islamico schierato contro la nostra democrazia e modernità.
Ma non sarei qui a parlare con lei se qualche musulmano non mi avesse informato delle minacce che mi venivano rivolte. Forse non esiste un islam ‘moderato’ come lo intendiamo noi. Chiamiamola decenza, di cui l’Indonesia è un esempio, calpestata dai regimi fascisti che dobbiamo riformare o abbattere. Bush, che è stato più grande di Reagan, lo sa molto bene”. Al Wall Street Journal ha detto che era un bene che la politica estera americana subisse un’impronta “evangelica”, è salutare alla politica un po’ di messianismo laico. Ha individuato 45 autocrazie da riformare entro il 2025.

“Per un ebreo il silenzio non è un’opzione”.

Secondo Horowitz diventerà centrale, prima dell’Iran, la questione saudita: “E’ la
fonte del dominio islamico fascista, finanzia il terrore, sforna terroristi e attira il fanatismo rivendicativo dei musulmani totalitari”.
Sull’Europa non si fa illusioni: “E’ appesantita sulla guerra al terrorismo, ha dialogato
con chi non doveva e ha sostenuto i fascisti islamici. Non ha rispetto per i suoi valori,
è come se vivesse negli eterni anni Sessanta, radicalismo anticattolico, pacifismo
negligente e mancanza di visioni politiche che possano riformare il medio oriente. E’
impotente e le manca ogni virtù della propria cultura e tratta l’islam con patronale
indifferenza. In Europa il sangue dell’11 settembre, se mai è stato fresco per un solo minuto, ormai è stato del tutto lavato. Sarà in grado di chiamare guerra la sua risposta a chi ha fatto 200 morti a Madrid e distrutto decine di altre vite a Londra?”.
“Dobbiamo rilanciare i dissidenti come Ganji” Pim Fortuyn, Theo van Gogh, King’s
Cross, il multiculturalismo è fallito, serve una nuova moralità nel confronto con l’islam:
“Mio padre è nato in Polonia, io stesso avevo pochissimi amici da piccolo, nessun italiano o irlandese. Aveva un’insegnante che parlava un inglese senza accento. Ha avuto grandi difficoltà nell’adottare i principi e i valori americani. Ma ce l’ha fatta e le cose fra ebrei e cristiani da allora sono cambiate. Del multiculturalismo europeo resta soltanto il ghetto francese, dove ha presa la parola obliqua e ambigua di Tariq Ramadan”.
La risposta al terrorismo deve essere militare, etica e culturale. “L’occidente deve
smetterla di chiedere scusa al mondo islamico, deve essere orgoglioso di quello che è
e deve essere pronto a difenderlo. La democrazia non si tutela da sola. E’ vero però che
quella militare non può essere la strategia permanente. Reagan è stato grande in questo,
come Blair e Aznar. La guerra al terrorismo può essere vinta soltanto se ogni cristiano
si sente ebreo e se ogni ebreo si sente cristiano. Siamo noi gli obiettivi dell’odio
islamico fascista. Per questo ero preoccupato che l’Amministrazione Bush fosse guidata
dai realisti”. La vittoria sul terrorismo passa dal nodo gordiano dei cristiani: “Sono
come gli ebrei negli anni Trenta. Come Hitler riuscì a perseguitare milioni di ebrei
soggiogando anche tutti gli altri, così nei regimi arabi fascisti i cristiani sono vittime al fianco dei musulmani che non possono affacciarsi alla democrazia con la pistola alla
testa dei terroristi fanatici. Dobbiamo rilanciare i dissidenti, come l’iraniano Ganji a
cui Bush ha dato grande risalto”.
Le comunità cristiane sono una fonte di democrazia e modernità all’interno del mondo islamico, una sorta di anticorpo. “La speranza di milioni di musulmani in Pakistan,
Indonesia, Egitto, Sudan, Iran e Iraq, e di altri milioni di cristiani in Cina, Corea del Nord e Laos dipende solo dagli Stati Uniti”. Ha gioito quando Bush ha incluso Pyongyang nell’“asse del male”. Perché mancano all’appello più di 300.000 cristiani.