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SOLOMON GURSKY
E' STATO QUI |
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La
profezia di Lévi Strauss sull'islam |
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del 13\7\2005 |
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fonte:
Il Foglio |
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qui dal
22/07/2005 |
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Nell’ottobre del
2002, in un’intervista
al francese Nouvel Observateur,
Claude Lévi–Strauss disse che “siamo
contaminati dall’intolleranza islamica”.
Ma il grande antropologo francese aveva
consegnato le sue intuizioni più acute
sull’islam a “Tristi tropici”, il suo libro
più celebrato del lontano 1955. Si dice
che solo nel 1989 avesse preso atto
dell’attacco islamico all’occidente. Una
mezza verità, per credere leggere le ultime
pagine di questo libro lirico e
struggente e capire che Lévi-Strauss era
consapevole fin dall’inizio della frattura
insanabile. Contiene parole vereconde e
terribili, purtroppo dimenticate anche
come semplice segno ammonitore: “L’islam
ci ha islamizzati. Sul piano morale
ci si trova di fronte all’equivoco di una
tolleranza ostentata, a danno di un proselitismo
il cui carattere compulsivo è
chiaro. Il contatto dei non-musulmani li
mette in angoscia. Il loro genere di vita
provinciale si perpetua sotto la minaccia
di altri generi di vita, più liberi e più
facili del loro”.
Questo gigante del pensiero occidentale
ha avuto il dono di capire lo spirito
islamico contemplando tombe (“le uniche
cose che hanno lasciato in India”) e
mausolei, abolizione della sensualità e
abluzioni rituali, promiscuità maschile
nella vita spirituale e passaggio immediato
dell’arte islamica iconoclastica
“dal palazzo al bazar”, ma soprattutto:
“Niente donne”.
“Il Profeta li ha condannati
a una situazione di crisi permanente,
che risulta dalla contraddizione
fra la portata universale della rivelazione
e l’ammissione della pluralità delle
fedi religiose (...) Tutto l’islam sembra
un metodo per produrre nello spirito dei
credenti conflitti insormontabili. Con
una mano li si spinge, con l’altra li si
trattiene sull’orlo dell’abisso. Vi preoccupate
per la virtù delle vostre spose o
delle vostre figlie mentre siete fuori
città? Niente di più semplice, velatele e
chiudetele in un chiostro”. Così si arriva
al burkha moderno, “simile a un apparecchio
ortopedico”. Se un corpo di
guardia potesse essere religioso, l’islam
sarebbe la sua religione ideale, ironizza
Lévi-Strauss. “Quegli ansiosi sono anche
degli uomini d’azione; presi fra sentimenti
incompatibili, compensano l’inferiorità
di cui risentono con delle forme
tradizionali di sublimazione associate
da sempre all’anima araba: gelosia,
fierezza, eroismo”.
Di fronte alla benevolenza universale
del buddismo, al desiderio cristiano del
dialogo, l’intolleranza musulmana secondo
Lévi-Strauss fa sì che “il solo modo
per essi di mettersi al riparo dal dubbio
e dall’umiliazione consiste in un annientamento
di questo prossimo. L’islam
è rimasto cristallizzato nella contemplazione
di una società che era reale sette
secoli fa. L’islam ha tagliato in due un
mondo più civile. Vive in uno spostamento
millenario”. |