|
« I
rapporti tra ebrei e cattolici non sono mai stati così buoni. Giovanni
Paolo II ha spalancato una porta che nessuno potrà mai più richiudere » .
C'è fiducia nella voce di Elie Wiesel — scrittore, premio Nobel per la
pace e massimo portavoce degli ebrei della diaspora — di fronte alla
scelta di Joseph Ratzinger. Professor Wiesel, che tipo di Papa sarà
Ratzinger? « Il fatto che era tanto vicino a Giovanni Paolo II è un ottimo
segno. Sono certo che ha imparato molto da quel grandissimomaestro, con
cui era in sintonia perfetta, ma aspettiamo dalla sua viva voce che sia
lui ad articolare la sua dottrina. Per spiegarci se dal suo predecessore
ha appreso che dobbiamo tutti studiare, vivere e pregare insieme in un Dio
che può essere servito in tanti modi diversi. Rispettando anche chi è
agnostico, ateo, diverso da noi » . Ma nel volume autobiografico " Memorie
1927 1977" racconta di quando, 14enne, si arruolò nella Gioventù nazista.
E, due anni dopo, ad un'unità anti aerea del Terzo Reich... « Non ho mai creduto nella colpa collettiva. Ogni individuo è responsabile delle proprie azioni e ciò vale anche per Ratzinger. Certo, il mondo ora attende di conoscere i motivi che l'hanno spinto ad arruolarsi nell'Hitler Jugend, non una costrizione ma una scelta volontaria. Perché l'ha fatto? Che cosa ha imparato da quell'esperienza? Soltanto lui può rispondere a queste domande. Per quanto riguarda la sua adesione all' aviazione nazista, va ricordato che essa non fu tra i gruppi definiti " criminali" al processo di Norimberga » . Il rapporto tra ebrei e cattolici subirà una battuta d'arresto? « Nessun ebreo accetterà mai di tornare indietro: vogliamo continuare ad essere considerati " i fratelli maggiori", come ci chiamava Wojtyla. Un Papa così rivoluzionario e filo semita da impedire il ritorno ai tempi, non certo remoti, quando i preti cattolici predicavano l'odio contro di noi » . E' ottimista? « E' giusto esserlo. Al nuovo Papa dico: congratulazioni e che tu possa condurre il tuo gregge verso la compassione, tolleranza e rispetto reciproco con tutte le religioni » . Come crede che il nuovo Papa affronterà lo spinoso tema delle relazioni tra ebrei e palestinesi? « Egli sarà fortunato perché non dovrà avere a che fare con Arafat. Invece Giovanni Paolo II l'ha dovuto affrontare e credo che si sia comportato un po' troppo gentilmente con lui: dopotutto era uno dei terroristi più accaniti della storia. Ratzinger non avrà questo problema, e ora che l'ostacolo maggiore è stato eliminato Ariel Sharon, l'uomo della destra, seguirà una politica più di sinistra. Per la prima volta, sono molto ottimista per il futuro delle relazioni tra israeliani e palestinesi » . Ratzinger dovrebbe prodigarsi a fare da ponte tra la religione ebraica e quella musulmana? « La risposta è nel futuro; lo potremo capire dalla sua prima omelia. L'unica cosa che mi duole è che, quando incominciammo il movimento ecumenico, negli anni 60, non abbiamo incluso i musulmani. Avremmo dovuto muoverci allora, perché le tre religioni monoteiste debbono essere unite ed ugualmente rappresentate. Oggi cattolici, protestanti, musulmani ed ebrei hanno in comune un odioso nemico: la minoranza dei fanatici estremisti » . Il divario ideologico tra ebrei e cattolici sui temi dell'aborto, del sacerdozio alle donne, e dei diritti degli omosessuali aumenterà con questo Papa? « Tra un ebreo ortodosso e un cattolico o protestante ortodosso non esiste alcuna differenza. E poi non dimentichiamoci che anche all'interno della Chiesa cattolica ci sono preti per nulla d'accordo con il Vaticano su alcune questioni » . Se Ratzinger la inviterà, andrà in Vaticano? « Certo che ci andrei. E lo farei per parlare da ebreo a cristiano, come facevamo regolarmente nel Medio Evo. Rimpiango moltissimo di non avere mai incontrato Giovanni Paolo II, che mi aveva invitato subito dopo lo scandalo Waldheim ma io annullai il viaggio perché i media avevano creato un circo e volevano strumentalizzare l'incontro a fini politici » . |