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La
Roma organizzata, ospitale e paziente che esce indenne da questi lunghi e
specialissimi giorni è una capitale del mondo, di nome e di fatto. La
magnificenza delle immagini aeree, monumentali e brulicanti, con un Tevere
parallelo di corpi che fluiva tra le pietre antiche e sopra i ponti, dava
un'idea d'ordine e di pace che rassicurava anche gli scettici e i
distanti, e un poco inorgogliva. Era come se lo tsunami del pellegrinaggio di massa, non importa in quale dosaggio di fede e in quale di fregola presenzialista, fosse già previsto dalla struttura stessa, enorme e prospettica, della capitale del cristianesimo nonché del nostro vecchio Paese. Così che la demofobia (paura della folla) potesse cedere il passo a una tranquilla e quasi familiare meraviglia. Le voci di speculazioni e rincari (il pellegrinaggio è anche un'antica e fiorente industria) fanno parte del fisiologico e cinico campare di una megalopoli turistica e bottegaia, ma Comune, Prefettura, Protezione civile, polizie e pulizie, volontariato, cittadinanza hanno retto la dura prova con i nervi saldi, e volendo dirla politicamente hanno davvero saputo, di fronte al mondo, "farsi Stato". La prova smentisce molti luoghi comuni sulla città slabbrata e indifferente, o forse spiega che slabbratezza e indifferenza, e le maglie larghe della sopportazione, e il famoso cinismo romano, sono il portato di una lunghissima storia aperta, e non limiti di una chiusa grettezza municipale. Averne viste tante e forse troppe, come si usa dire, evidentemente non significa chiudersi agli eventi storici e anzi allena a considerarli compatibili con la vita quotidiana di una città abituata ad appartenere al mondo, che si porta in spalle il papato, quando non con partecipata fede, con serafica dimestichezza.
E
comunque sia, la Roma mondiale di questi giorni aiuta a capire (e non è un
dettaglio, no che non lo è) quanto gli insulti provinciali a lei rivolti,
il rancore da contado di certa Italietta periferica abbiano pesantemente
influito sul recente voto degli italiani, molti dei quali sono stufi e
disgustati dello sfascismo antiromano degli ultimi anni. |