SOLOMON GURSKY

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Autorità Palestinese. Condanne a morte al vaglio del Muftì

del 28\2\2005
fonte: Nuova Agenzia Radicale
qui dal 01/03/2005

La fine di 16 condannati a morte palestinesi potrebbe diventare più vicina se il muftì di Gerusalemme, Sheikh Ikrima Sabri, si pronunciasse in favore delle loro esecuzioni; lo ha reso noto all’agenzia Reuters lo stesso Muftì, aggiungendo che i casi dei condannati a morte gli sono stati sottoposti dal presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, Abu Mazen.
Le sentenze – ha proseguito lo Sceicco – potrebbero essere emesse nel giro di alcune settimane.
“La questione è che a Gaza regna il chaos. L’omicidio è una pratica diffusa e la gente ha chiesto al Presidente di procedere con l’esecuzione di chi ha ucciso degli innocenti, per scoraggiare futuri crimini e atti di vendetta”, ha detto Sabri.
Da parte loro, funzionari dell’Autorità Palestinese hanno precisato che nessuna decisione finale è stata ancora presa sulla ri-applicazione della pena di morte, e che nessuna esecuzione è imminente.

In base alla notizia resa nota il 16 febbraio dal Jerusalem Post, e riportata nei giorni scorsi da Nessuno tocchi Caino, Abu Mazen ha già autorizzato decine di esecuzioni, tra cui quelle di tre presunti collaborazionisti in favore di Israele. Inoltre, il Presidente dell’ANP ha deciso di trasferire al Mufti di Gerusalemme i casi di altri 51 detenuti nel braccio della morte palestinese, tra cui numerosi “collaborazionisti”.
In base alla Legge di Procedura Penale dell’Autorità Palestinese la ratifica della sentenza di morte da parte del Presidente presuppone che siano stati esauriti i due gradi di giudizio e sia giunta anche l’autorizzazione alla esecuzione da parte del Muftì.

Secondo Bassam Eid, direttore del Palestinian Human Rights Monitoring Group, la decisione di riferire i casi al Muftì, che è un’autorità religiosa, “viola le norme internazionali e i diritti umani più elementari e non lascia presagire nulla di buono per la democrazia in Palestina.” “Abu Mazen li vuole ammazzare,” ha detto Eid come riportato dal sito CNSNews.com. “Da una parte, Abbas parla pubblicamente di democrazia, diritti umani e pluralismo; dall’altra affida il destino dei 51 condannati a morte al Muftì,” ha dichiarato Eid, secondo il quale “questa è l’altra faccia della stessa medaglia, come era con Arafat.” La comunità internazionale deve guardare alla “situazione interna dei palestinesi e non essere così eccitata dalle dichiarazioni di Abu Mazen,” ha concluso Eid.

“E’ gravissimo che sia proprio il nuovo Presidente dell’Autorità, accreditato come l’uomo del cambiamento democratico in Palestina e del dialogo con Israele, a voler ripristinare una pratica, quella delle esecuzioni, che persino Arafat aveva alla fine dismesso,” ha commentato Sergio D’Elia, Segretario di Nessuno tocchi Caino. “Ma ancora più grave è che la stampa occidentale, il governo italiano e l’Unione Europea tacciano su questo e non si interroghino seriamente sulla credibilità di Abu Mazen e sulla sua volontà di voltare pagina”. “Chiediamo all’Italia e all’Unione Europea di intervenire subito sul Presidente dell’ANP perchè sospenda le esecuzioni e di porre il rispetto dei diritti umani dei palestinesi al centro delle relazioni con il governo di Abu Mazen e come condizione essenziale per l’invio di aiuti italiani ed europei.”

Da quando l’ANP è stata istituita nel 1994, sono stati giustiziati sei palestinesi, di cui due per aver “collaborato” con Israele. Le esecuzioni, avvenute tutte tramite plotone, erano state tutte autorizzate da Arafat. Le ultime esecuzioni legali in Palestina sono state 3, sono avvenute nel 2002 e tutte per omicidio. Ma, in dieci anni di vita dell’ANP, oltre 100 palestinesi, sospettati di aver collaborato con Israele, sono stati uccisi per strada, la maggior parte ad opera delle Brigate dei Martiri di Al Aksa, gruppo della fazione di Fatah del Presidente Abu Mazen.