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Centinaia di milioni di
dollari «spariti», conti in Svizzera, agenti finanziari di origine
israeliana, transazioni in paradisi fiscali. Il settimanale francese «Le
Nouvel Observateur» ha indagato sul patrimonio dell'ex leader dell' Olp
Yasser Arafat e, spulciando tra documenti ufficiali e riportando
testimonianze importanti, ricostruisce quella che definisce «una delle più
incredibili saghe politico-finanziarie di questi ultimi anni».
Si parte dalla ormai famosa scoperta di dicembre scorso (vedi),
che uno dei più famosi bowling di Manhattan a New York appartiene in parte
ad Arafat. Le Nouvel Observateur afferma che il leader palestinese «non ha
mai approfittato personalmente del suo fondo segreto, ma l'esistenza del
suo tesoro di guerra non è tuttavia un fantasma». Viene ricordato il
rapporto del Fondo monetario internazionale: tra il 1994 e il 2000 circa
898 milioni di dollari hanno lasciato il circuito ufficiale del budget
palestinese.
Sfuggendo al controllo del ministero delle Finanze, questa somma ha
transitato dalle banche di Gerusalemme a quelle di Ramallah sotto il nome
di Yasser Arafat e del suo consulente finanziario, Mohamed Rachid. Il
denaro - secondo il settimanale - proveniva da diverse fonti: da decime su
tasse d'importazione di una serie di prodotti fino a fondi occulti su
contratti importanti con l'Autorità palestinese.
A cosa serviva il fondo segreto di Arafat? Una piccola parte, afferma il
settimanale, è andato sicuramente alla moglie Souha. Con il resto il
leader pagava una decina di forze della sicurezza palestinese, comprava la
fedeltà di alcuni, faceva tacere le critiche di altri, portava avanti la
propaganda politica, donava 800 dollari a qualcuno che aveva perso il
lavoro o 1.000 dollari ad una famiglia alla quale era stata distrutta la
casa da un bombardamento.
Dal 2001 - ricorda Le Nouvel Observateur - «ci si pose la domanda: ma
Arafat sostiene i kamikaze? Gli israeliani dicono che il leader ha
finanziato le organizzazioni terroristiche che dipendevano dal suo partito
Al Fatah». Secondo il settimanale, «se comunque si dà credito all'ipotesi
israeliana, le somme così spese arrivano a milioni di dollari, piuttosto
che a centinaia di milioni. E l'essenziale del tesoro di Arafat era
probabilmente destinato ad essere conservato nel caso in cui.... Il leader
palestinese poteva, da un giorno all'altro, essere espulso da Israele. In
esilio, come una volta a Tunisi, avrebbe avuto bisogno di questo denaro».
Le Nouvel Observateur fa anche il ritratto di Salam Fayyad, nominato il 9
giugno del 2002 ministro delle finanze di Arafat, definito
«l'incorruttibile» ed «interlocutore privilegiato della comunità
internazionale a Ramallah». «Conti tornati a posto? Versione ufficiale:
grazie alla tenacia di Fayyad e alla collaborazione di Mohamed Rachid -
scrive il settimanale - tutto è rientrato nell'ordine». «Ma ad oggi, in
ogni caso, nessuno è in grado di provare che il denaro nascosto di Arafat
sia stato integralmente recuperato.
Una cosa è comunque sicura: dalla morte del rais - conclude Le Nouvel
Observateur - il vento è cambiato. Le mele marce non hanno più alcun
protettore». Intanto il premier Abu Ala ha perduto il braccio di ferro con
il parlamento palestinese, e ha chiesto la fiducia per una lista di 24
ministri molto diversa da quella che ieri l'altro era stata aspramente
criticata dall'assemblea parlamentare, evitando cosi un probabile voto di
sfiducia che lo avrebbe costretto alle dimissioni. Dopo una notte di
consultazioni nel partito Al-Fatah, Abu Ala si è presentato in parlamento
per annunciare che inserirà nella squadra di governo «soprattutto tecnici»
e non politici.
Bar Mitzvah in casa Arafat: il defunto leader
palestinese risulta essere un investitore occulto in un popolare bowling
di Manhattan, dove gli ebrei facoltosi della Grande Mela organizzano la
festa legata al rito per i ragazzi che compiono 13 anni.
Attraverso l'investimento di 1,3 milioni di dollari, Arafat ha acquisito
una quota del 2% della società che controlla il Bowlmor di Greenwich
Village, secondo una serie di documenti resi pubblici che fanno un po' di
luce sui 799 milioni di dollari investiti nel mondo dal leader storico
dell'Olp a nome della Pcsc (la holding dell'Autorità nazionale palestinese
con sede a Ramallah).
La Bloomberg Markets Magazine ha diffuso per prima la notizia del bowling,
che ha destato scalpore nella città più ebrea del mondo. "Bowling for
Palestine" ha intitolato il suo servizio sulla vicenda il Daily News, con
un'allusione al documentario di Michael Moore sulla lobby delle armi,
'Bowling for Columbin'.
Il Bowlmor, che si trova a pochi passi dalla New York University in un
quartiere di moda di Manhattan, è frequentato dai divi della politica e
dello spettacolo, dall'attrice Cameron Diaz all'ex sindaco di New York
Rudolph Giuliani. Nell'estate scorsa, a margine della convention
repubblicana, il partito del presidente George W. Bush ha svolto ben due
feste nei locali del bowling.
(ticon@nline, 23 dicembre 2004)]
Mohammed T. è un alto funzionario negli uffici
ginevrini della "Deutsche Bank". Sarebbe il gestore occulto- affermano
fonti economiche di Lugano- di un conto dove è finito gran parte del
tesoro segreto di Yasser Arafat. Sfruttando la sua posizione e
all'insaputa della banca dove lavora, Mister T è protagonista di un'ardita
operazione finanziaria condotta- aggiungono le medesime fonti- per
favorire il premier palestinese Abu Ala e l'esponente dell'ala dura del
Fatah Farouk Khaddumi. Se la manovra andrà in porto saranno i due a
mettere le mani sul bottino sottraendolo al controllo dell'autorità
palestinese guidata da Abu Mazen. L'attività di Mohammed T. scatta nello
scorso novembre, subito dopo la morte di Yasser Arafat. Il Rais, come è
noto, nel corso degli anni ha stornato centinaia di milioni di dollari dal
budget palestinese. Un tesoro da usare per alimentare gruppi armati, per
corrompere fazioni, per mantenere una cassa di guerra per i casi di
emergenza. Un grande flusso di denaro finito in conti in Europa o in
speculazioni non sempre finite bene. Molte delle informazioni erano
conservate in alcuni taccuini che Arafat portava sempre con sè. Lo stesso
rais se ne vantava mostrando quei fogli alle delegazioni straniwere in
visita a Ramallah: "E' questo il mio archivio". Si trattava, in alcuni
casi, dell'unica documentazione disponibile e così quando il rais è
spirato i suoi collaboratori si sono messi a cercarli. Sono circolate
leggende di valigette fatte sparire, di accordi tra i notabili dell'OLP e
la moglie Suha. M ala versione ufficiosa è che i bloc notes sono svaniti.
Ma qualcuno (un paio di persone, si dice) sapeva dei segreti.Tra questi
Mister T. che, precisano ambienti economici,era uno degli uomini di
fiducia del leader palestinese. E infatti gli era stata affidata la
gestione di un conto presso la "Deutsche Bank": un incarico tenuto
nascosto agli altri dirigenti dell'OLP e ai vertici della banca. Per i
superiori di Mister T. la valuta apparteneva ad un cliente sconosciuto.
Nei giorni successivi alla morte di Arafat si è scatenata la caccia la
tesoro, guidata dalla nuova leadership e dal ministro delle Finanze Salam
Fayyad, peronaggio giudicato "pulito" e appoggiato dall'Occidente.
Mohammed T., violando la legge e la fiducia delal sua banca, ha utilizzato
denaro non suo ed ha aperto un paio di nuovi conti sui quali ha trasferito
importanti somme. Non è chiaro se abbia dei complici nell'operazione, ma
fonti di Lugano sostengono che starebbe agendo per favorire Abu Ala e
Khaddumi ricorrendo- insistono alcune voci- a falsificazioni di firme e di
documenti taroccati. Il progetto del finanziere ginevrino è quello di
svuotare completamente o quasi il conto prima che l'autorità palestinese
lo scopra. E finanziare le ambizioni politiche di personalità già
chiacchierate. Il tutto dovrà essere concluso entro la fine di marzo.
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