SOLOMON GURSKY

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Gli apostati dell'Islam
di Susanna Nirenstein
del 24\2\2005
fonte: Kataweb Libri
qui dal 24/02/2005

Nasr Amid Abu Zayd vive in esilio in Olanda dove insegna all´Università di Leiden e Utrecht. Studioso di islamistica, accusato di apostasia e per questo condannato nel 1995 a divorziare dalla moglie Ibtihal da un tribunale civile egiziano, ingiuriato nelle moschee della regione, minacciato di morte, ha trovato rifugio con la compagna in quella che fino a poco tempo fa era per antonomasia la terra delle libertà e che oggi, invece, dopo l´assassinio di Theo Van Gogh vede agitarsi le minacce del fondamentalismo.

Abu Zayd agli occhi dei suoi nemici era un apostata (murtadd) perché ridicolizzava il Corano adombrando dubbi su una lettura alla lettera di nozioni come il paradiso, l´inferno, il giorno della resurrezione, i prodigi e in definitiva trattando il sacro testo non come parola di Dio fatta libro, e quindi solo commentabile in termini lessicologici, ma al contrario normalmente interpretabile secondo le leggi attuali dell´ermeneutica, usando la ragione e non solo la religione, distinguendo il senso ultimo del messaggio divino dalla forma storica assunta nel VII secolo per potersi comunicare agli uomini.

Un sistema in sintonia con quello di Muhammad Mahmud Taha, il riformista sudanese condannato come apostata e ucciso nel 1985, un discorso diametralmente opposto a quello degli islamici radicali e alla loro predicata restaurazione di un modello ideale che trova nel Corano preso alla lettera, e fuori da ogni contesto storico, i suoi fondamenti, gli stessi che avrebbero assicurato ai musulmani la prosperità e il successo nelle epoche precedenti.

Lo scandalo in Abu Zayd consisteva nella sua strenua volontà, carica comunque di fede, di leggere il Corano secondo un approccio moderno scaturito da un´educazione razionale, che, negli studi condotti in America come in Giappone, si nutriva anche delle teorie di Freud, Darwin, Gadamer, Heidegger, Ricoeur e lo conduceva a fare, a parole e negli scritti, una scelta per la democrazia.

Della sua formazione - prima al kuttab (la scuola coranica per bambini) di Quhafa, il paesino dove è nato nel 1943, fino agli anni americani e alla condanna -, dei suoi convincimenti religiosi, dell´amore e della delusione nei confronti dell´Egitto, di libertà e sha´ria, Abu Zayd parla a lungo e vivacemente nel suo Una vita con l´Islam scritto insieme a Navid Kermani (Il Mulino, pagg.230, euro 12,50) che venerdì 25 presenterà a Roma invitato dal Pontificio Istituto di Studi Arabi e d´Islamistica.

Abu Zayd è un eroe del pensiero libero, paga in prima persona l´inimicizia dei fondamentalisti, ma in lui permane una certa ambiguità, la stessa del resto che ritroviamo in quella estesa corrente di islamici modernisti (come non pensare alla femminista egiziana Nawal Al-Sa´dawi che combatte a gran voce per i diritti delle donne e dichiara al tempo stesso che, se fosse palestinese, si farebbe esplodere contro gli israeliani), riformisti sì ma intrisi di ostilità nei confronti di Israele, dell´America, di un Occidente che dicono imperialista e rapace: un tarlo che corrode il mondo arabo (e non solo) e avvelena tante menti indirizzandole proprio contro quel nemico che i rais indicano ai loro popoli per mantenere il potere dispotico.

Sì, quando Zayd sostiene che gli Hezbollah non sono dei terroristi, quando manifesta tanta animosità verso l´America o accusa l´Olanda di non essere abbastanza aperta al multi-culturalismo, scopre un nodo ancora tutto da sciogliere.

Professor Zayd, Sadat fu ucciso accusato di apostasia per aver riconosciuto Israele. Khomeini condannò Rushdie per lo stesso "delitto", e sempre per "apostasia" il Sudan giustiziò Taha nel 1985. Nel ´92 fu l´intellettuale egiziano Faraj Foda ad essere assassinato dagli estremisti. I fondamentalisti spesso accusano di apostasia i nemici musulmani, lo hanno fatto anche con gli iracheni che sono andati a votare. Sembra che l´apostasia sia un tema centrale per l´islamismo radicale. E´ così?
«E´ diventata importante da quando il mondo musulmano è dominato da una forte crisi di identità. Ha l´effetto di isolare l´individuo o il gruppo che viene condannato. L´apostasia è importante in ogni tradizione religiosa quando la comunità di credenti è sotto una minaccia, vera o immaginaria. Le persone che hanno una visione diversa da quella largamente accettata sembrano minare la solidarietà comunitaria. Ma vanno ricercate in profondità anche le cause politiche contingenti di quelle accuse. Per l´Iraq i motivi politici sono evidenti».

L´apostata musulmano commette un crimine contro Dio e contro la società. E´ un peccato regolato dalla Sha´ria? E´ presente nel Corano?
«Certo che è nel Corano, ma non viene associato a nessuna punizione terrena. La letteratura della Sha´ria comunque scende nel dettaglio sulle condizioni che possono far giudicare qualcuno un apostata, e sul periodo che deve intercorrere prima dell´esecuzione capitale per permettere al peccatore di pentirsi. I giuristi differiscono su questo intervallo di tempo, ma tutti limitano la pena di morte agli uomini; per le donne ci sono l´esilio o la prigione».

In cosa consisteva la sua "apostasia"?
«La Corte disse tra l´altro che nei miei libri avevo negato l´esistenza di alcune creature, come gli angeli o i diavoli, presenti nel Corano; descritto come mitiche certe immagini coraniche sul paradiso e l´inferno; affermato che il testo del Corano era umano; rivendicato l´uso della ragione per sostituire i concetti derivati dalla lettura letterale con idee più umane e progressiste, in particolare riguardo all´eredità, le donne, i cristiani, gli ebrei e le donne schiave».

Quali sono le parti del Corano che secondo lei oggi ogni buon musulmano dovrebbe seguire. Quali dovrebbe invece tralasciare e in base a quali criteri?
«Credo che tutto il Corano vada seguito. Ma applicarlo ciecamente, voglio dire senza un approccio storico-critico che permetta di individuarne il significato secondo l´attuale situazione sociale e culturale, porta a una situazione arcaica. Il criterio sta nel come si decide le dimensioni "storiche", "culturali" e "linguistiche" in cui la parola di Dio si è espressa e quanto, di conseguenza, si è contaminata con la storia. In altre parole, i musulmani devono realizzare che nel Corano è presente la struttura socio-politica e culturale dell´Arabia del VII secolo. Il milieu di oggi presenta visioni del mondo diverse che dovrebbero a loro volta incoraggiare a produrre una diversa interpretazione».

Qual è invece l´Islam nel cui nome i terroristi dicono di agire?
«L´Islam letterale e tradizionale: l´Islam costruito dai giuristi. Persino l´Islam filosofico e mistico, quello dei Sufi, è considerato eretico. In poche parole è l´Islam della paura e del terrore dove l´uomo è soggetto o alla punizione o alla ricompensa senza avere l´opzione di affidarsi al proprio intelletto. E´ una copia della tirannia politica; ed è ancora più pericolosa perché pretende di rappresentare Dio e di agire in base al suo volere».

Perché non ci sono paesi islamici veramente democratici?
«Perché il potere politico e l´autorità religiosa sono in totale armonia nel voler assoggettare i popoli».

Lei racconta nel libro di aver aderito, da giovane, ai Fratelli Musulmani, madre di tanti gruppi terroristici. Se ne pente?
«I Fratelli Musulmani all´inizio non erano così. Almeno la sezione del mio villaggio agiva soprattutto come una istituzione di assistenza sociale. Dopotutto non ti penti delle esperienze senza le quali non saresti chi sei».

Ricorda anche il suo incontro in Siria con Shaykh Fadlallah, leader degli Hezbollah. Perché l´ha incontrato? Non sente un muro invalicabile tra sé e il mondo del terrorismo?
«Non ritengo che gli Hezbollah siano terroristi. La confusione tra "terrorismo" e "resistenza" contro l´occupazione è una tipica confusione europea. Non c´è una singola operazione degli Hezbollah condotta contro civili o fuori dai territori occupati. Ho incontrato Fadlallah perché gli Hezbollah erano la sola organizzazione musulmana che definisse apertamente la mia condanna come "illegale" da un punto di vista islamico. Questo non vuol dire che approvi del tutto la loro ideologia religiosa. Ma ne ammiro il rispetto della diversità».

Gli Hezbollah non sono terroristi? Ma se continuano a bombardare inermi cittadine israeliane dopo che Israele si è ritirata dal Libano? Fonti palestinesi dicono proprio in questi giorni che gli Hezbollah per minare la tregua di Abu Mazen hanno alzato la ricompensa per gli attentatori suicidi a 100mila dollari.
«Israele tiene ancora le aziende agricole di Shab´a (un´area di 25 km quadri, n.d.r.) l´occupazione c´è ancora. Il resto non è provato. Se applica lo stesso criterio all´esercito israeliano dovrebbe concludere che Israele è uno stato terrorista che uccide civili tutti i giorni».

Le elezioni in Iraq e le prospettive di democrazia che si sono aperte nel paese le hanno fatto cambiare idea sulla guerra?
«No. Non c´è giustificazione all´occupazione e allo sfruttamento delle risorse di un paese. Il fine non dovrebbe giustificare i mezzi. Mi chieda piuttosto dell´aumento del terrorismo: è dovunque, grazie all´America. Auguro il meglio agli iracheni ma non sono ottimista».

L´ha spaventata l´assassinio di Theo Van Gogh in Olanda? Qualcuno di recente l´ha minacciata?
«Gli assassini fanno paura a tutti. No, non sono stato minacciato, ma non è questo a preoccuparmi. Mi spaventa invece che la morte di Van Gogh abbia fomentato politiche più restrittive verso l´integrazione dei musulmani in Olanda ed Europa».

Cosa pensa che dovrebbe fare l´Europa per essere sicura che le attività delle comunità islamiche, come la predicazione nelle moschee, siano compatibili con le leggi e i valori occidentali?
«I governi dovrebbero distinguere tra i radicali e la maggioranza dei musulmani. Identificarli, individuare le loro relazioni con l´estero, investigare. I mass-media siano meno aggressivi con l´Islam. Gli stati applichino misure positive di integrazione con la terza generazione, trovino posto nei calendari nazionali per le nostre festività. Infine il sistema educativo dovrebbe enfatizzare la struttura sociale multi-culturale, multi-etnica e multi-religiosa».

Non crede che l´Olanda stesse facendo proprio questo?
«Era un fatto retorico più che reale».