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Nasr Amid Abu Zayd vive in esilio in Olanda dove insegna all´Università di Leiden e Utrecht. Studioso di islamistica, accusato di apostasia e per questo condannato nel 1995 a divorziare dalla moglie Ibtihal da un tribunale civile egiziano, ingiuriato nelle moschee della regione, minacciato di morte, ha trovato rifugio con la compagna in quella che fino a poco tempo fa era per antonomasia la terra delle libertà e che oggi, invece, dopo l´assassinio di Theo Van Gogh vede agitarsi le minacce del fondamentalismo. Abu Zayd agli occhi dei suoi nemici era un apostata (murtadd) perché ridicolizzava il Corano adombrando dubbi su una lettura alla lettera di nozioni come il paradiso, l´inferno, il giorno della resurrezione, i prodigi e in definitiva trattando il sacro testo non come parola di Dio fatta libro, e quindi solo commentabile in termini lessicologici, ma al contrario normalmente interpretabile secondo le leggi attuali dell´ermeneutica, usando la ragione e non solo la religione, distinguendo il senso ultimo del messaggio divino dalla forma storica assunta nel VII secolo per potersi comunicare agli uomini. Un sistema in sintonia con quello di Muhammad Mahmud Taha, il riformista sudanese condannato come apostata e ucciso nel 1985, un discorso diametralmente opposto a quello degli islamici radicali e alla loro predicata restaurazione di un modello ideale che trova nel Corano preso alla lettera, e fuori da ogni contesto storico, i suoi fondamenti, gli stessi che avrebbero assicurato ai musulmani la prosperità e il successo nelle epoche precedenti. Lo scandalo in Abu Zayd consisteva nella sua strenua volontà, carica comunque di fede, di leggere il Corano secondo un approccio moderno scaturito da un´educazione razionale, che, negli studi condotti in America come in Giappone, si nutriva anche delle teorie di Freud, Darwin, Gadamer, Heidegger, Ricoeur e lo conduceva a fare, a parole e negli scritti, una scelta per la democrazia. Della sua formazione - prima al kuttab (la scuola coranica per bambini) di Quhafa, il paesino dove è nato nel 1943, fino agli anni americani e alla condanna -, dei suoi convincimenti religiosi, dell´amore e della delusione nei confronti dell´Egitto, di libertà e sha´ria, Abu Zayd parla a lungo e vivacemente nel suo Una vita con l´Islam scritto insieme a Navid Kermani (Il Mulino, pagg.230, euro 12,50) che venerdì 25 presenterà a Roma invitato dal Pontificio Istituto di Studi Arabi e d´Islamistica. Abu Zayd è un eroe del pensiero libero, paga in prima persona l´inimicizia dei fondamentalisti, ma in lui permane una certa ambiguità, la stessa del resto che ritroviamo in quella estesa corrente di islamici modernisti (come non pensare alla femminista egiziana Nawal Al-Sa´dawi che combatte a gran voce per i diritti delle donne e dichiara al tempo stesso che, se fosse palestinese, si farebbe esplodere contro gli israeliani), riformisti sì ma intrisi di ostilità nei confronti di Israele, dell´America, di un Occidente che dicono imperialista e rapace: un tarlo che corrode il mondo arabo (e non solo) e avvelena tante menti indirizzandole proprio contro quel nemico che i rais indicano ai loro popoli per mantenere il potere dispotico. Sì, quando Zayd sostiene che gli Hezbollah non sono dei terroristi, quando manifesta tanta animosità verso l´America o accusa l´Olanda di non essere abbastanza aperta al multi-culturalismo, scopre un nodo ancora tutto da sciogliere.
Professor Zayd, Sadat fu ucciso accusato di apostasia per aver
riconosciuto Israele. Khomeini condannò Rushdie per lo stesso "delitto", e
sempre per "apostasia" il Sudan giustiziò Taha nel 1985. Nel ´92 fu
l´intellettuale egiziano Faraj Foda ad essere assassinato dagli
estremisti. I fondamentalisti spesso accusano di apostasia i nemici
musulmani, lo hanno fatto anche con gli iracheni che sono andati a votare.
Sembra che l´apostasia sia un tema centrale per l´islamismo radicale. E´
così?
L´apostata musulmano commette un crimine contro Dio e contro la società.
E´ un peccato regolato dalla Sha´ria? E´ presente nel Corano?
In cosa consisteva la sua "apostasia"?
Quali sono le parti del Corano che secondo lei oggi ogni buon musulmano
dovrebbe seguire. Quali dovrebbe invece tralasciare e in base a quali
criteri?
Qual è invece l´Islam nel cui nome i terroristi dicono di agire?
Perché non ci sono paesi islamici veramente democratici?
Lei racconta nel libro di aver aderito, da giovane, ai Fratelli Musulmani,
madre di tanti gruppi terroristici. Se ne pente?
Ricorda anche il suo incontro in Siria con Shaykh Fadlallah, leader degli
Hezbollah. Perché l´ha incontrato? Non sente un muro invalicabile tra sé e
il mondo del terrorismo?
Gli Hezbollah non sono terroristi? Ma se continuano a bombardare inermi
cittadine israeliane dopo che Israele si è ritirata dal Libano? Fonti
palestinesi dicono proprio in questi giorni che gli Hezbollah per minare
la tregua di Abu Mazen hanno alzato la ricompensa per gli attentatori
suicidi a 100mila dollari.
Le elezioni in Iraq e le prospettive di democrazia che si sono aperte nel
paese le hanno fatto cambiare idea sulla guerra?
L´ha spaventata l´assassinio di Theo Van Gogh in Olanda? Qualcuno di
recente l´ha minacciata?
Cosa pensa che dovrebbe fare l´Europa per essere sicura che le attività
delle comunità islamiche, come la predicazione nelle moschee, siano
compatibili con le leggi e i valori occidentali?
Non crede che l´Olanda stesse facendo proprio questo? |