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SOLOMON GURSKY
E' STATO QUI |
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Veltroni contro l'oblio della sinistra |
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di Francesco Verderami |
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del 29\1\2005 |
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fonte:
Corriere della Sera |
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qui dal
29/01/2005 |
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note a margine di solomon.
ma chi aspettano a candidarlo
nel centrosinistra? buonista o no, credo che lì sia l'unico che possa
ridare un senso alle cose
e
recuperare chi se ne è andato
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Parlare delle foibe nel giorno della memoria è già un atto di coraggio,
che Walter Veltroni ha compiuto scrivendo ieri sulla prima pagina del
Messaggero . Il sindaco di Roma non intendeva certo mettere in discussione
l’unicità dell’Olocausto, e l’ha rimarcato, siccome «nulla è paragonabile
alla Shoah». Semmai la scelta di ricordare lo scempio di migliaia di
italiani, vittime della ferocia di Tito, è un contributo a costruire
finalmente nel Paese una memoria condivisa, consegnando al doloroso album
dei ricordi nazionali una tragedia su cui «per lunghi anni è calato
l’oblio». Ed ecco il gesto dirompente, l’accusa rivolta «a una parte della
cultura di sinistra» di esser «rimasta prigioniera dell’ideologia», di
aver «contribuito alla rimozione» della mattanza, perché «subalterna alle
esigenze del comunismo internazionale, a un presunto realismo politico».
Non è la prima volta che il nodo della pacificazione nazionale viene
affrontato da personalità provenienti dal Pci, è nota l’azione compiuta da
Luciano Violante negli anni cui fu presidente della Camera. Ma il modo in
cui il sindaco della Capitale ha sferzato il conformismo di sinistra e la
sua cattiva coscienza, non ha molti precedenti. E chissà se lunedì si
spingerà oltre sul tema, se - visitando le foibe - chiederà al mondo della
cultura di garantire a questa drammatica pagina di storia il dovuto spazio
sui libri di scuola.
Sicuramente cercherà di evitare l’errore compiuto dal ministro delle
Comunicazioni Maurizio Gasparri, che nel tentativo di consumare una
vendetta storiografica, ha scatenato la polemica mettendo il cappello
sulla fiction della Rai dedicata ai massacri titini. E’ evidente che anche
la sortita dell’ex segretario diessino contiene una dose di calcolo
politico, è la testimonianza di un suo ulteriore passo sulla strada del
ritorno al proscenio nazionale. D’altronde il ruolo inizia a essergli
riconosciuto. Una settimana fa il presidente della Provincia di Roma
Enrico Gasbarra, esponente della Margherita, durante un comizio elettorale
è arrivato pubblicamente a dirlo: «Il centro-sinistra vanta
nell’amministrazione locale una classe dirigente che è pronta per il
governo del Paese».
Con il suo articolo, è come se Veltroni avesse lanciato un appello
patriottico, da leader nazionale, meglio, da leader nazional-popolare,
capace cioè di dialogare anche con l’altra Italia, con la quale coltiva
rapporti e frequentazioni, e verso la quale ha una buona dose di
curiosità. Al contrario degli altri maggiorenti dell’Alleanza è l’unico
che se lo può permettere senza suscitar sospetti. Merito di come si è
ricostruito una biografia, che a Roma ha consentito a chiunque di votarlo,
tanto che nel 2001 persino Adriano Tilgher invitò i sostenitori del Fronte
social-nazionale a sostenerlo nel ballottaggio contro il forzista Antonio
Tajani per il Campidoglio. Un passo dopo l’altro, la meta sembra
avvicinarsi. Già una settimana fa, tornando al Botteghino dopo tre anni,
ha riconquistato la scena del partito.
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