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Il continente euroislamico

Ondate immigratorie e regole da difendere

di Alberto Ronchey
del 29\1\2005
fonte: Corriere della Sera
qui dal 29/01/2005

I decreti governativi sulle quote d’immigrazione legale in Italia per il 2005 promettono l’ingresso a 159 mila stranieri, metà extracomunitari. Troppi o pochi, secondo disparati pareri. Ma come valutare il sistema in sé? Dinanzi al fenomeno immigratorio, in Europa i governi si consultano sulla base di due chiari presupposti. Primo, chiudere le frontiere dell’Ue non si può. Secondo, accogliere un’immigrazione illimitata non si può. Dunque, non rimane che regolare i flussi, per quanto controversi e misurabili solo secondo le differenti condizioni nazionali. Qualche voce, ricordando che l’Europa fu già terra di emigranti, insiste nel deplorare che l’Ue sia tanto meno aperta degli Usa. Ma quella società d’immigrati venne già fondata come rifugio multietnico, fino a generare l’ineguagliabile american melting pot . Il paragone con l’Europa è improprio anzitutto a causa del diverso carattere storico dei due mondi, poi a causa del divario di spazio, densità della popolazione, risorse. Inoltre, chi emigrava negli Usa volle sempre diventare americano, ma è dubbio che l’emigrante dall’Africa o dall’Asia nell’Ue voglia sentirsi europeo e tanto meno tedesco, inglese, olandese o italiano. È anche da considerare, peraltro, che a differenza degli Stati Uniti come «nazione semicontinentale» in Europa la sperata unione federativa potrà solo costituirsi come «federazione di nazioni».
La differenza è anche riassumibile, a questo punto, in un semplice chiffrage . Gli Stati Uniti oggi comprendono 292 milioni di abitanti, dopo un considerevole aumento in gran parte dovuto negli ultimi decenni all’immigrazione dall’emisfero meridionale. Ma la densità sul territorio è tuttora limitata, 31 abitanti per chilometro quadrato. Nell’Ue-25 raggiunge quota 174. In Italia supera i 190 abitanti per chilometro quadrato inclusa l’immigrazione regolare, ma non quella dei clandestini.
Eppure, malgrado questi dati, anche il crogiolo plurietnico degli Stati Uniti dopo le ultime ondate migratorie deve affrontare notevoli complicazioni. Come la residua eredità o identità anglo-protestant , scossa in particolare dall’entità e dall’influenza invasiva delle masse ispaniche, non più assimilabili e integrabili secondo l’esperienza del passato. Un recente saggio di Sam Roberts ha per titolo Who we are now , ossia «Chi siamo ora». È dedicato al tema dell’identità nazionale negli Stati Uniti anche l’ultimo lavoro di Samuel Huntington, Who are we?
Ma in Europa si pongono ben tre complesse questioni, anzitutto l’identità comune, poi quella delle singole nazioni e insieme la moltiplicazione degli euroislamici non paragonabili per costumi e cultura agli ispanici Usa. Qui l’essenziale differenza è che l’Islam, più o meno militante, non distingue tra sfera politica e religiosa. La Sharia , secondo il Corano e la Sunna, è legge civile insindacabile per le masse dei fedeli africani o asiatici. E quando ispira proselitismi aggressivi, genera delittuosi episodi come quello che di recente ha sbalordito la tollerante società olandese. L’ultimo stadio del fanatismo religioso è poi, come tutti sanno, il terrorismo di Al Qaeda.
Quanti siano gli euroislamici, accolti legalmente o clandestini, per ora non è facile saperlo da stime ufficiali o sicure. Secondo uno studio di Bassam Tibi, politologo nato a Damasco e docente in Germania, nell’Ue-15 erano già 17 milioni dal 2003. Per i prossimi tempi, ogni pronostico su natalità e nuovi arrivi appare incerto. Ma è ragionevole certamente il proposito di misurare con ogni attenzione, ogni anno, i flussi delle immigrazioni extraeuropee.