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SOLOMON GURSKY
E' STATO QUI |
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Il
nazismo, il papa e l'Islam |
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di Enzo Bettiza |
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del 28\1\2005 |
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fonte:
La Stampa |
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qui dal
29/01/2005 |
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La
voce alta e austera del Papa,
che ha sovrastato ogni altra nel giorno del 60° anniversario della Shoah
ad Auschwitz, non lascia spazio ad alcun dubbio: Karol Wojtyla, nato nella
martoriata terra dove si è compiuto il genocidio ebraico, ha condannato
con particolare quanto nitida energia «coloro che nel nome della religione
ricorrono alla sopraffazione e al terrorismo». Il messaggio, scritto in
polacco e letto in Polonia al cospetto dei Capi di Stato e di governo
presenti ad Auschwitz, traccia in sostanza il più severo dei paragoni fra
nazismo e terrorismo islamista, colpevoli l’uno di essersi nutrito e
l’altro di nutrirsi ancora dell’odio contro gli ebrei. Il duro appello del
Pontefice contro il razzismo e, implicitamente, contro l’antisemitismo che
sessant’anni orsono consumò in questo recinto di morte il suo massimo
crimine, è chiaro e inequivocabile. Davanti alla tragedia della Shoah, ha
detto, a nessuno è lecito passare oltre: «Non dobbiamo cedere di fronte
alle ideologie che giustificano la possibilità di calpestare la dignità
umana sulla base della diversità di razza, di colore della pelle, di
lingua o di religione». Al tempo stesso ha voluto ricordare, non a caso,
il suo pellegrinaggio nei Luoghi Santi e a Gerusalemme dove, ai piedi del
Muro del pianto, egli aveva pregato «chiedendo perdono e conversione dei
cuori».
Auspicando che in nessun angolo della Terra si ripeta mai più l’orrore di
Auschwitz, il Papa, con il suo monito e la sua condanna della violenza
razzista, sembra elevarsi a testimone e giudice delle furie assassine che
hanno insanguinato non solo il XX secolo. Sembra indicare, al di là dei
fantasmi di Auschwitz, il malefico spirito di continuità del nazismo nei
genocidi che a cavallo dei due secoli hanno insanguinato l’Europa con le
guerre balcaniche, oltraggiato l’America con l’attentato alle Torri
gemelle, decimato con gli attacchi suicidi la vita delle popolazioni
civili israeliane. A questo punto, non possiamo esimerci dal sottolineare
che l’intervento papale coincide fra l’altro con la vigilia del suffragio
iracheno, prova del nove della democrazia elettiva nel Medio Oriente, che
i nuovi stragisti vorrebbero far naufragare.
Da ultimo va ricordato che questo Papa, che da giovane si era già opposto
al nazismo, ha poi resistito attivamente al comunismo contribuendo in
maniera diretta e direi quasi personale alla sua caduta. Mentre si
commemora Auschwitz non si possono quindi dimenticare i milioni di vittime
che hanno lasciato i loro scheletri nei Gulag staliniani. Il no di
Giovanni Paolo II va inteso come un ripudio di ogni forma di
totalitarismo: sia esso il nazionalsocialismo di Hitler, il bolscevismo di
Stalin, il nazionalcomunismo di Milosevic, sia infine il terrorismo
jihadista di Bin Laden.
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