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SOLOMON GURSKY
E' STATO QUI |
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Ho
pregato su ogni lapide |
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Messaggio del Papa alla cerimonia
per il
60° anniversario della liberazione di Auschwitz
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del 28\1\2005 |
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fonte:
Repubblica |
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qui dal
29/01/2005 |
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Si
compiono sessant´anni dalla liberazione dei prigionieri del campo di
sterminio di Auschwitz-Birkenau. In questa circostanza non è possibile
fare a meno di tornare con la memoria al dramma che lì ebbe luogo, tragico
frutto di un odio programmato. In questi giorni occorre ricordare i vari
milioni di persone che senza alcuna colpa sopportarono sofferenze disumane
e vennero annientati nelle camere a gas e nei crematori. Chino il capo
dinanzi a tutti coloro che sperimentarono quella manifestazione del
mysterium iniquitatis.
Quando, come Papa, visitai da pellegrino il campo di Auschwitz-Birkenau
nell´anno 1979, mi soffermai davanti alle lapidi dedicate alle vittime. Vi
erano iscrizioni in varie lingue: polacca, inglese, bulgara, rom, ceca,
danese, francese, greca, ebraica, yiddish, spagnola, fiamminga,
serbo-croata, tedesca, norvegese, russa, rumena, ungherese e italiana. In
tutte queste lingue era scritto il ricordo delle vittime di Auschwitz, di
persone concrete, benché spesso del tutto sconosciute: uomini, donne e
bambini. Mi soffermai allora un po´ più a lungo accanto alla lapide con la
scritta in ebraico. Dissi: «Questa iscrizione suscita il ricordo del
Popolo, i cui figli e figlie furono destinati allo sterminio totale.
Questo Popolo ha la sua origine da Abramo, che è anche nostro padre nella
fede, come si è espresso Paolo di Tarso. Proprio questo popolo, che ha
ricevuto da Dio il comandamento: "non uccidere", ha sperimentato su se
stesso in modo particolare che cosa significa l´uccidere. Davanti a questa
lapide non è lecito a nessuno passare oltre con indifferenza».
Oggi ripeto quelle parole. A nessuno è lecito, davanti alla tragedia della
Shoah, passare oltre. Quel tentativo di distruggere in modo programmato
tutto un popolo si stende come un´ombra sull´Europa e sul mondo intero; è
un crimine che macchia per sempre la storia dell´umanità. Valga questo,
almeno oggi e per il futuro, come un monito: non si deve cedere di fronte
alle ideologie che giustificano la possibilità di calpestare la dignità
umana sulla base della diversità di razza, di colore della pelle, di
lingua o di religione. Rivolgo il presente appello a tutti, e
particolarmente a coloro che nel nome della religione ricorrono alla
sopraffazione e al terrorismo.
Queste riflessioni mi hanno accompagnato specialmente quando, durante il
Grande Giubileo dell´Anno 2000, la Chiesa ha celebrato la solenne liturgia
penitenziale in San Pietro, ed anche quando mi sono recato come pellegrino
ai Luoghi Santi e sono salito a Gerusalemme. Nello Yad Vashem ? il
memoriale della Shoah ? e ai piedi del Muro occidentale del Tempio, ho
pregato in silenzio, chiedendo perdono e conversione dei cuori.
Nel 1979 ricordo di essermi fermato a riflettere intensamente anche
davanti ad altre due lapidi, scritte in russo e in rom. La storia della
partecipazione dell´Unione Sovietica a quella guerra fu complessa, ma non
è possibile non ricordare che in essa i Russi ebbero il più alto numero di
persone che persero tragicamente la vita. Anche i Rom nelle intenzioni di
Hitler erano destinati allo sterminio totale. Non si può sottovalutare il
sacrificio della vita imposto a questi nostri fratelli nel campo di
sterminio di Auschwitz-Birkenau. Ecco perché esorto di nuovo a non passare
con indifferenza davanti a quelle lapidi.
Mi fermai, infine, davanti alla lapide scritta in lingua polacca. Dissi
allora che l´esperienza di Auschwitz costituiva un´ulteriore «tappa nelle
lotte secolari di questa nazione, della mia nazione, in difesa dei suoi
diritti fondamentali fra i popoli dell´Europa. Era ancora un altro grido
per il diritto ad un suo proprio posto sulla carta dell´Europa; ancora un
doloroso conto con la coscienza dell´umanità». L´affermazione di questa
verità non era che un´invocazione alla giustizia storica per questa
nazione che aveva affrontato tanti sacrifici nella liberazione del
continente europeo dalla nefasta ideologia nazista, ed era stata venduta
in schiavitù ad un´altra ideologia distruttiva: il comunismo sovietico.
Oggi ritorno a quelle parole per rendere grazie a Dio ? senza rinnegarle ?
perché, attraverso il perseverante sforzo dei miei connazionali, la
Polonia ha trovato il giusto posto sulla carta d´Europa. Il mio augurio è
che questo storico dato porti frutti di reciproco arricchimento spirituale
per tutti gli europei (...).
Parlando delle vittime di Auschwitz, non posso fare a meno di ricordare
che, in mezzo a quell´indescrivibile accumulo di male, vi furono anche
manifestazioni eroiche di adesione al bene. Certamente ci furono tante
persone che accettarono con libertà di spirito di essere sottoposte alla
sofferenza, e dimostrarono amore non soltanto verso i compagni
prigionieri, ma anche verso i carnefici. Tanti lo fecero per amore di Dio
e dell´uomo, altri nel nome dei più alti valori spirituali. Grazie al loro
atteggiamento si è resa palese una verità, che spesso appare nella Bibbia:
anche se l´uomo è capace di compiere il male, a volte un male enorme, il
male non avrà l´ultima parola. Nell´abisso stesso della sofferenza può
vincere l´amore. La testimonianza di tale amore, emersa in Auschwitz, non
può cadere nell´oblio. Deve incessantemente destare le coscienze,
estinguere i conflitti, esortare alla pace.
Tale sembra essere il più profondo senso della celebrazione di questo
anniversario. Se infatti stiamo ricordando il dramma delle vittime, lo
facciamo non per riaprire dolorose ferite, né per destare sentimenti di
odio e propositi di vendetta, ma per rendere omaggio a quelle persone, per
mettere in luce la verità storica e soprattutto perché tutti si rendano
conto che quelle vicende tenebrose devono essere per gli uomini di oggi
una chiamata alla responsabilità nel costruire la nostra storia. Mai più
in nessun angolo della terra si ripeta ciò che hanno provato uomini e
donne che da sessant´anni piangiamo!
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