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SOLOMON GURSKY
E' STATO QUI |
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Semaforo verde ai killer della jihad |
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di Gianni Riotta |
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del 26\1\2005 |
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fonte:
Corriere della Sera |
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qui dal
27/01/2005 |
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La vita dei giornalisti
è ricca di insidie: ma non so immaginare la faccia dei colleghi Don van
Natta e Lowell Bergman, del New York Times, nel vedere apparire la loro
inchiesta «L' Europa si fa aggressiva contro i reclutatori della jihad»
nel giorno dell' assoluzione a Milano di una banda di terroristi. Van
Natta e Bergman avevano registrato la mano dura dell' Unione contro il
transito dei killer, che affluiscono in Iraq per fermare le elezioni del
30 gennaio. Secondo l' International Institute for Strategic Studies,
almeno mille guerriglieri hanno già fatto questo cammino, e sono adesso
impegnati contro le truppe della coalizione. Il New York Times cita un
dirigente dell' antiterrorismo di Washington: «Fermare il reclutamento di
guerriglieri per l' Iraq, dove fanno danni enormi, è il nostro problema
numero uno e i governi europei stanno collaborando». La sentenza della
dottoressa Clementina Forleo contraddice questo spirito di intesa e i
risultati dell' inchiesta del New York Times. Ho conosciuto i problemi
creati dalle leggi speciali ai tempi delle Brigate Rosse e del terrorismo
fascista in Italia, e ho visto con amarezza la felice libertà di New York
affrontare i controlli dopo l' 11 settembre. Ricordo quanto pochi furono i
garantisti negli anni di piombo, e credo che anche la stagione acre della
guerra al terrorismo si debba fronteggiare senza deporre le armi del
diritto e della democrazia. Niente demagogia dunque, niente isterie: ma
con il rispetto sempre dovuto al difficile compito istituzionale della
magistratura va detto che la decisione della dottoressa Forleo è sbagliata
de jure e de facto. Scrivere che «le attività violente in contesti bellici
non possono essere perseguite a meno che non coinvolgano civili» significa
ignorare la realtà del conflitto in Iraq, dove il fronte principale dei
ribelli è la popolazione civile. A cadere sotto le lame dei pugnali, gli
ordigni improvvisati montando una mina con la sospensione di un' auto,
sotto le autobomba e crivellati da colpi di Ak 47 sono i civili iracheni,
che si vogliono terrorizzare prima del voto. Comprendendo che la sua
sentenza può essere letta come un' assoluzione per la strage dei militari
a Nassiriya e la morte del maresciallo Cola, e dimenticando l' esecuzione
dei poveri Baldoni e Quattrocchi, la dottoressa Forleo si appella all'
articolo 18/2 della Convenzione Onu del 1999, per cui «le attività
violente o di guerriglia poste in essere in contesti bellici non possono
essere perseguite», a meno che non degenerino in azioni di «terrore
indiscriminato verso la popolazione civile». Ho visto a Bagdad le rovine
dell' ambasciata di Giordania, ho visitato il quartiere generale dell' Onu
pochi giorni prima che lo facessero brillare, uccidendo il messo di Kofi
Annan, Sergio de Mello. E' saltata la Croce Rossa. Hanno colpito bus,
ospedali, università, luoghi di culto. La mattanza contro la popolazione
inerme, protetta dalla Convenzione delle Nazioni Unite, non è un'
eccezione sporadica. E' il cuore della strategia di al Qaeda, di Zarqawi,
della rivolta sunnita e fondamentalista. Ai tempi di Renzo Tramaglino e
dell' Azzeccagarbugli, Internet non esisteva, oggi sì e lettrici e lettori
potranno di persona confrontare la lettera e lo spirito della Risoluzione
Onu con la filosofia giuridica della dottoressa Forleo. Altro dominio
resta, poi, quello della politica ed è un peccato che i leader moderati
della sinistra abbiano perduto l' occasione per ribadire che le stragi di
civili non sono coperte da un sofisma. Quanto alla dichiarazione tv di
Gianni Vattimo che «al Zarqawi è da paragonare ai partigiani della
Resistenza», chi ha letto a suo tempo i bei saggi di estetica del
professor Vattimo lamenta che non si tratti di un caso di omonimia.
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