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L’Onu ricorda l’Olocausto Ma l’aula è semideserta
Assenti molti delegati arabi. La versione ufficiale attribuisce i vuoti al maltempo
di Alessandra Farkas
del 25\1\2005
su solomon dal 25/01/2005
fonte: Corriere della Sera

«Perché il male trionfi, basta che i buoni non muovano un dito». Il segretario Generale dell'Onu, Kofi Annan, ha citato il filosofo Edmund Burke per inaugurare la prima seduta straordinaria nella storia dell'Assemblea generale dedicata alle vittime dell'Olocausto, in occasione del 60° anniversario dalla liberazione di Auschwitz. «Coloro i quali incitano all'odio e agli stermini non sono sempre estremisti ma spesso gente di cultura», ha ammonito Annan, di fronte a un’aula desolatamente semideserta. I troppi seggi vuoti sono stati ufficialmente attribuiti dalla segreteria alla bufera di neve che imperversa intorno a New York. Ma, dietro le quinte, funzionari dell’Onu lasciano intendere che gran parte del mondo arabo-musulmano e molti altri Paesi hanno preferito «saltare» la commemorazione. Uniche eccezioni l’Afghanistan e la Giordania, quest’ultima non solo presente con una delegazione ma anche iscritta a parlare.
Ciononostante, ministri e capi di Stato hanno osservato un minuto di silenzio per onorare la memoria dei sei milioni di ebrei, ma anche gay, zingari, dissidenti e disabili uccisi nei campi nazisti durante la Seconda guerra mondiale. «Non tutte le vittime erano ebrei, ma tutti gli ebrei sono stati vittime», ha detto Annan.
«Se il mondo avesse ascoltato la lezione dell'Olocausto, avremmo potuto evitare il Darfur, la Cambogia, la Bosnia e il Ruanda», gli ha fatto eco lo scrittore Elie Wiesel, premio Nobel per la Pace e sopravvissuto all'Olocausto. E' la prima volta che un reduce parla dalla tribuna dell'Onu. «Un ritardo molto grave che testimonia del pregiudizio antisemita che da anni affligge le Nazioni Unite», spiega al Corriere Wiesel, ricordando la Conferenza contro il razzismo di Durban, organizzata dall'Onu nel 2001 e da cui lui se ne andò «perché si trasformò in un'interminabile arringa d'odio contro gli ebrei, Israele e l'America». E’ la vecchia polemica contro le Nazioni Unite, accusate in passato di parzialità nei confronti dei palestinesi, riaffiora anche nell'intervento del ministro degli Esteri israeliano Shalom, secondo il quale «il brutale sterminio di un intero popolo non è iniziato con le armi o i carri armati ma con le parole che hanno descritto sistematicamente gli ebrei come qualcosa di non umano».
Shalom si è detto particolarmente soddisfatto dell'intervento del presidente del Senato italiano Marcello Pera, che ha invitato la comunità internazionale ad ammettere che «l'antisemitismo è ancora tra noi». «Com’è possibile - si è poi chiesto Pera - che l’Europa, al culmine della sua civiltà, abbia commesso un simile atto di sterminio? Come si spiega che la Germania nazista, l’Italia fascista, la Francia collaborazionista, e molte altre nazioni, si resero responsabili di un massacro così immenso?». E che dire dell’antisemitismo odierno che «rispunta quando la lotta d'Israele per la sua esistenza è considerata terrorismo di Stato». Da notare che, per ottenere l'assenso del blocco arabo-musulmano, contrarissimo alla commemorazione, è avvenuto un segreto do ut des : in cambio del ricordo dell'Olocausto, Kofi Annan ha dato il via alla risoluzione contro il Muro israeliano.
Polemiche nei corridoi del Palazzo di Vetro per le parole di Paul Wolfowitz, il vice di Rumsfeld, e grande teorico dell'invasione dell'Iraq. «La neutralità è un peccato», ha detto il numero due del Pentagono, tracciando un parallelo tra Hitler e Saddam Hussein. «Gli Stati Uniti non amano la guerra - ha concluso - ma la guerra diventa per noi un dovere, quando è necessaria».