SOLOMON GURSKY

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Sull'accademico antisemita
del 22\1\2005
su solomon dal 23/01/2005
fonte: La Stampa

FAURISSON gli fa un baffo e David Irving al confronto è un pivello, rispetto a loro - negatori famosi dell’esistenza delle camere a gas - lui ci aggiunge considerazioni animaliste persino filosofiche per teorizzare che «è giusto dichiararsi antisemiti nei confronti degli ebrei credenti, né ci si può dolere del fatto che questi siano finiti nelle camere a gas». Il pulpito è autorevole, la cattedra di storia della filosofia della facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Cagliari; l’uditorio probabilmente distratto, come spesso capita quando a parlare è chi non consideriamo.
Nell’attualissima storia dei rapporti tra ricerca storiografica e politica, mancava la versione italiana del negazionismo. La incarna un uomo di nome Pietro Melis, sessantottenne professore di storia all’Università che adesso quasi ghigna, «se c’è un’interrogazione parlamentare vuol dire che la mia provocazione è andata a segno». E l’interrogazione c’è, firmata dal deputato di Alleanza Nazionale Gianfranco Anedda. Ma va’ a capire cosa è passato per la testa di Melis quando ha scritto e poi messo in programma un testo intitolato alla Huntington «Scontro tra culture e metacultura scientifica: l’Occidente e il diritto naturale». A pagina tredici dell’impegnato saggio si almanacca «il tempio ebraico era in realtà un grande mattatoio, dove i cosiddetti sacerdoti cospargevano continuamente l’altare del sangue degli animali ancora vivi». Proprio «in considerazione di ciò», sciorina il professore, sarebbe permesso l’antisemitismo e non ci si dovrebbe dolere della camere a gas.
C’eravamo abituati a riscrizioni anche fantasiose ma questa segna un geniale passo avanti, fatta com’è in nome di un’esibita sensibilità filo-animalista del professore. Il quale poi aggiunge a un quotidiano locale un’autodifesa da commedia all’italiana. Un’interrogazione parlamentare su di lui? «Vuol dire che la provocazione è andata a segno. Oggi purtroppo se non lanci una provocazione nessuno ti sta a sentire». Antisemita lui? Ma figurarsi, «sa quando Nasser diceva che avrebbe preso il caffè a Tel Aviv io che rispondevo? Che speravo che gli israeliani prendessero il caffè in Marocco». La circostanza che nessuno dei suoi studenti ha protestato? «Forse per timore, visto che devono sostenere l’esame con me».
E c’è in effetti da temerlo, uno così. Uno che davanti ai nazisti resta colpito dal fatto che nella protezione degli animali erano all’avanguardia («una mia laureata ha scritto la tesi sulle leggi naziste per la tutela degli animali e della natura, dopo una traduzione dal tedesco gotico alla quale ho partecipato anch’io»); uno per cui Einstein era un «ebreo ateo», «il migliore esempio di uomo senza identità, cioè senza cultura»; uno secondo il quale «sulla base del diritto naturale non dovrebbe essere un reato giustiziare un ebreo credente o un islamico»...
Ci sono un mucchio di cose incredibili in questa storia all’italiana, compreso il fatto che il professore mandi il suo saggio al rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, che naturalmente lo apre, lo consulta sgomento e chiede informazioni all’Università; oppure che il preside della Facoltà di Scienze della formazione, il professore Alberto Granese, si affretti a dire che lui con quella pubblicazione non ha nessun legame («trovo vergognose irresponsabili inqualificabili e gravemente offensive le affermazioni sottoscritte dal professor Melis»), peccato che le simpatiche tesi siano state pubblicate negli Annali universitari, dunque col contributo della Facoltà. Qualcuno le ha lette, prima di ordinare «visto si stampi»? Ehm, lui no, «naturalmente non mi è possibile leggere tutti i testi pubblicati negli Annali, e comunque il preside non ha diritto di censura su quanto scritto da un docente». E non mancherà di stupire il fatto che il rettore magnifico Pasquale Mistretta informi «purtroppo il professore non è nuovo a uscite di questo genere». Non è nuovo significa che si conoscevano le sue, ehm, «provocazioni»?
Adesso che l’hanno scoperto tutti i colleghi si affrettano a criticare la storia «alla Melis». Un’associazione di studenti di centrosinistra chiede che il professore venga almeno sospeso, prima s’erano solo momentaneamente distratti. Un ebreo cagliaritano, Giacomo Sandri, annuncia che denuncerà lo storico per «istigazione all’odio razziale».
Nel 1989 Pietro Melis era stato tentato dall’avventura elettorale. Aveva fondato una «Lega sarda» e s’era presentato alle regionali brandendo slogan tipo «saremo per l’isola quello che la Padania è per il Nord». Fu votato più o meno dai suoi familiari, forse neanche tutti, e meno male perché di lui aveva bisogno la Storia.