|
SOLOMON GURSKY
E' STATO QUI |
|
webmaster - ©2004 -
|
|
|
|
All'Università lezione nazista |
|
di
Celestino Tabasso |
|
21\1\2005 |
|
su solomon dal
22/01/2005 |
|
fonte:
Unione Sarda |
|
«È
giusto dichiararsi antisemiti nei confronti degli ebrei credenti, né ci si
può dolere del fatto che questi siano finiti nelle camere a gas naziste ».
A scriverlo è un docente dell’Università cagliaritana, Pietro Melis. E non
in una lettera o nel suo diario, ma in un testo d’esame, un libro indicato
agli studenti di Scienze della Formazione che devono sostenere l’esame di
Storia della Filosofia. Se per il professore si è trattato di «una
provocazione » - come spiega nell’intervista accanto - e per il momento
non si registrano reazioni o proteste da parte degli studenti che hanno
letto il testo, c’è comunque qualcuno che ha sentito il dovere di reagire
al nazismo in formato accademico. Innanzitutto c’è stata la durissima
protesta di Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, che ha chiesto
spiegazioni per iscritto al magnifico rettore di Cagliari. Al leader
religioso, nel pomeriggio di ieri, si è unito capogruppo di An alla
Camera, il cagliaritano Gianfranco Anedda, che sulla pubblicazione
antisemita ha rivolto un’interrogazione al ministro della Pubblica
Istruzione e a quello dell’Interno. Anedda sottoscrive le «vibrate
rimostranze » del rabbino - al quale ieri tanto il rettore Pasquale
Mistretta quanto il preside della facoltà Alberto Granese hanno rivolto le
loro scuse - e chiede al governo di intervenire «affinché tali assurde,
spregevoli opinioni, contrarie al comune sentimento, alla Costituzione e
ad ogni principio di civiltà, non circolino in un’istituzione
universitaria». Il saggio incriminato si intitola “Scontro tra culture e
metacultura scientifica: l’Occidente e il diritto naturale” ed è inserito
in una pubblicazione dell’Università: Annali di Scienze della Formazione.
Ha tutti i crismi dell’ufficialità accademica, insomma, anche quando a
pagina 13 spiega che «il cosiddetto tempio ebraico era in realtà un grande
mattatoio, dove i cosiddetti sacerdoti cospargevano continuamente l’altare
del sangue degli animali ancora vivi». Ed è proprio «in considerazione di
ciò», secondo il professor Melis, che sarebbe lecito l’antisemitismo e non
ci si potrebbe dolere delle camere a gas. Facile immaginare l’imbarazzo
del rettorato per un episodio che associa l’ateneo a un fenomeno
disgustoso come l’antisemitismo: via Università assicura l’apertura di
un’indagine conoscitiva e tende la mano al rabbino Di Segni. Nessuno ai
piani alti aveva letto quel saggio, nessuno aveva idea delle tesi
sostenute a pagina 13; eppure, se anche qualcuno avesse controllato le
bozze prima della stampa, forse la pubblicazione non si sarebbe potuta
evitare. Sembra un paradosso ma non lo è, come spiega il preside Alberto
Granese: «Intanto diciamo subito che trovo vergognose, irresponsabili,
inqualificabili e gravemente offensive le affermazioni sottoscritte dal
professor Melis, e non ho dubbi che l’Università debba scusarsi con la
parte offesa. Devo aggiungere che non mi è naturalmente possibile leggere
tutti i testi pubblicati negli Annali, e che comunque il preside non ha
diritto di censura su quanto scritto da un docente. Il preside può
ritenere che determinate opinioni vadano condannate, ma non può
censurarle. Detto questo, in un caso così grave avrei comunque forzato i
limiti che il ruolo mi impone e avrei fatto in modo di bloccare la
pubblicazione». Altrettanto netta la condanna da parte del rettore
Pasquale Mistretta: «È vero, ho ricevuto la protesta del rabbino capo che
mi esprime giustamente tutto il suo disappunto. Il mio commento? A caldo
non posso che dire poche cose: intanto che
purtroppo il professore non è nuovo a uscite di questo genere, sarà poi
lui a spiegarci in base a quale fondamento. Di sicuro mi dispiace
enormemente che si approfitti della libertà d’espressione e della libertà
di stampa che vigono in una libera Università - dove non è consentita la
censura, devo ricordarlo - per offendere la dignità del popolo ebraico.
Sono mortificato, chiedo scusa al rabbino Di Segni e mi impegno a
mandargli copia della nota articolata su questa vicenda che ho chiesto al
preside di Scienze della Formazione e al nostro dipartimento per la
memoria storica ».
|