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L'agenzia internazionale Zenit ha diffuso il 20 gennaio il seguente dispaccio: ROMA - A dispetto delle polemiche sollevate sulla vicenda di bambini ebrei salvati e in alcuni casi battezzati in Francia, ci sono tantissime storie che mostrano quanto la Chiesa cattolica fu attenta e premurosa nei confronti della tradizione religiosa ebraica. Esemplare la vicenda di Emanuele Pacifici, che è attualmente il presidente italiano dell'associazione "Amici di Yad Vashem". In
un'intervista a Zenit Pacifici ha raccontato: "Nel 1943 avevo 12 anni, mio
padre fu catturato dai nazisti. Allora assieme a mia madre e mio fratello
Raffaele di 6 anni cercammo rifugio a Firenze. "La ricerca non fu facile, i conventi contattati erano tutti pieni. Dopo tanto peregrinare e ormai disperati fummo accolti da suor Ester Busnelli che ci aprì il portone del convento delle francescane missionarie di piazza del Carmine a Firenze. Ma nel convento potevano ospitare solo le donne; così io e mio fratello fummo trasferiti al monastero di Santa Marta a Settignano". "Di lì a pochi giorni i nazisti fecero irruzione nel convento di suor Ester e portarono via mia madre assieme ad altre 80 donne ebree. Deportate ad Auschwitz nessuna di loro fece ritorno". "Come fuscelli nella tempesta, e già orfani senza saperlo, trovammo ospitalità, comprensione e affetto nel convento di Santa Marta". "Ricordo che ogni sera quando dovevamo andare a letto era consuetudine che ogni bambino dovesse baciare la croce che le suore portano sul pettorale. Ma quando toccava a me, suor Cornelia, facendo bene attenzione che nessuno se ne accorgesse, metteva due dita sul crocefisso in modo che io baciassi le sue dita e non la croce". "Poi mi sussurrava all'orecchio: 'Adesso vai a letto e sotto le coperte recita le tue preghierine, mi raccomando!'. E questo sempre, per quasi un anno. Sono così riconoscente a suor Cornelia che l'ho sempre chiamata mamma Cornelia". "Prima della guerra, nel 1939", ha narrato ancora Emanuele Pacifici, "io e i miei zii facemmo amicizia con don Gaetano Tantalo, parroco di Tagliacozzo. Don Gaetano sapeva leggere e scrivere benissimo l'ebraico. Nel 1943 gli zii braccati dai nazisti chiesero ospitalità a don Gaetano, il quale con l'aiuto della sorella trovò un sicuro rifugio alla numerosa famiglia dei Pacifici e a quella degli Orvieto". "Rimasero chiusi per nove mesi senza mai uscire. Don Gaetano provvedeva a tutte le necessità". "Con l'approssimarsi della Pesach (la festa ebraica della Pasqua) lo zio Enrico scoprì di non saperne la data esatta di quell'anno. Don Gaetano fece i calcoli e scoprì che il 14 di Nissan (marzo-aprile nel calendario ebraico) cadeva l'8 aprile 1944. Inoltre procurò la farina per fare il pane azzimo e qualche tegame nuovo per poter cucinare". "Così, con i tedeschi a due passi, lo zio Enrico e la sua famiglia poterono dare inizio al Seder, la cerimonia della pasqua ebraica. Alla cerimonia assistette anche don Gaetano". "Dopo la sua morte i familiari trovarono tra le sue cose una scatoletta che conteneva un pezzo del pane azzimo con cui aveva celebrato la pasqua ebraica assieme ai miei zii". Suor Cornelia Cordini, Suor Ester Busnelli e don Gaetano Tantalo sono annoverati tra i "Giusti tra le nazioni" e per don Tantalo è in corso la causa di beatificazione. Il 9 ottobre del 1982 Emanuele Pacifici rischiò di morire, colpito in pieno dalla bomba che esplose di fronte alla Sinagoga di Roma. |