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Il lungo, e per molti versi aspro, dibattito sull'atteggiamento di Pio XII e della Chiesa dell'epoca nei confronti dello sterminio degli ebrei chiede oggi di essere concluso, almeno temporaneamente. I risultati non sono solo negativi, e soprattutto sono molto meno negativi per il mondo cattolico di quanto si era potuto temere all'inizio, soprattutto dopo la pubblicazione della dura e storicamente ingiustificata requisitoria di Goldhagen. E in fondo si può dire che il coraggio di affrontare di petto argomenti scottanti, anche rischiando contrapposizioni e rotture, ha portato ad un approfondimento fondamentale della drammatica questione. Lasciando perdere la polemica sulle fonti documentarie, sulla quale molto è stato detto, dobbiamo riconoscere che l'aspetto più interessante e nuovo del dibattito è stata l'apertura della questione - sul "Corriere della sera", il quotidiano che ha proposto il problema fin dall'inizio - alla interpretazione del contesto storico generale in cui i documenti portati alla luce erano scritti e applicati. Dando spazio a voci diverse e spesso contrapposte, il quotidiano ha permesso così al dibattito di fare un passo sostanziale in avanti, affrontando per la prima volta con coraggio e profondità il nodo della rilevanza storica della Shoah. E ponendo il problema sul piano più alto del rapporto fra etica e giudizio storico, e non solo sull'uso più o meno corretto dei documenti. In fondo, nei confronti della campagna pesante e calunniosa orchestrata ormai da decenni contro Pio XII - tutti ricordiamo il manifesto del film Amen che ancora pochi mesi fa campeggiava nelle nostre strade, in cui la croce veniva trasformata in svastica - questo dibattito ha portato perciò un tema di riflessione nuovo e fondamentale, che finora non era stato adeguatamente sviluppato - tranne poche eccezioni, come, in Italia, Renato Moro - ma restava fermo alla lettera dei documenti. I documenti non servono a molto, se manca l'intelligenza delle cose. Possiamo quindi concludere che questa discussione, pure per molti aspetti dolorosa per i cattolici - che hanno il timore, ormai più volte confermato dai fatti, che della polemica restino nell'opinione pubblica solo gli aspetti più negativi e superficiali - è stata positiva perché ci ha fatto fare un passo in avanti nel faticoso compito di giudicare il passato che ricade non solo sugli storici, ma un compito su tutti gli esseri umani che vogliano avere coscienza del significato dell'azione degli uomini: «E' a loro - scrive la filosofa Hannah Arendt - che è data la possibilità di scoprirne il significato e di giudicare la rappresentazione». |