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SOLOMON GURSKY
E' STATO QUI |
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La replica di Giorgio Israel a Giovanni Belardelli |
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di
Giorgio
Israel |
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13\1\2005 |
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Fonte:
Corriere della Sera
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La replica di Giovanni
Belardelli a quanto ho scritto sul Corriere è fuori bersaglio. Avevo
scritto – in compagnia di una vasta storiografia – che le tematiche
dell’ostilità antiebraica hanno un carattere unitario per cui si può
parlare di un fenomeno storico di antisemitismo, il quale si articola in
manifestazioni di diversissima gravità. Anche in ambito cristiano la
tematica antiebraica, quasi invariante nei secoli, ha prodotto una gamma
di manifestazioni che vanno dalla semplice intolleranza a persecuzioni
violente che, come quelle della Spagna medioevale, sono per molti versi
paragonabili alla Shoah. Belardelli dice che, in tal modo, metterei Pio
XII dalla parte di Eichmann. Ma così, per confutarmi, egli da per assioma
che l’antisemitismo si identifichi con la Shoah, che è proprio quel che
avevo contestato. Se Belardelli vuol uscire dal suo errore di circolarità
logica deve prima considerare il suo assioma come una tesi tutta da
dimostrare.
Quanto al fatto che l’Italia del dopoguerra ignorava la Shoah – pur
sapendone –, d’accordo in toto. Ma questo cosa dimostra? Anziché restare
alla fenomenologia, chiediamoci cosa aveva determinato quell’atteggiamento:
una lunga tradizione di disprezzo, odio o indifferenza, il cui massimo
responsabile è stato l’antisemitismo cristiano, come prova la rilettura di
decenni de “La Civiltà Cattolica”. Raffaello Morghen antisemita?
Figuriamoci… Era un grande amico di mio padre e ricordo di essere stato a
casa sua da piccolo. Ma era totalmente sordo al problema ebraico, era
nella logica del “corpo condannato”, e questo era causa di amichevole
dissenso totale. Difatti, anche con l’indifferenza, il silenzio e le
distorsioni storiche si può comportarsi – magari senza volerlo – da
negazionisti. Una lezione ancora validissima. La storia non è un tribunale
e si può spiegare razionalmente la notte di S. Bartolomeo, la strage del
Ruanda e il Gulag. Ma se poi la spiegazione in base al “contesto” serve a
dire che non era successo niente di così grave, allora si sta usando la
storia per dare giudizi etici, ovvero quel che si rimprovera ad altri di
voler fare. |