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SOLOMON GURSKY
E' STATO QUI |
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Il giovane Wojtyla agì diversamente
I commenti di Riccardo Di Segni e Giorgio Israel |
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di Antonio Carioti |
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1\1\2005 |
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Fonte:
Corriere della Sera
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« Quando ho letto il
documento del Sant'Uffizio uscito sul Corriere , mi è venuto in mente un
episodio avvenuto in Polonia nel dopoguerra, quando un giovane prete fece
in modo che non fosse battezzato e fosse restituito al suo ambiente
d'origine un bambino ebreo affidato a una famiglia cattolica per sottrarlo
alle persecuzioni naziste. Quel sacerdote si chiamava Karol Wojtyla » . Il
rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, da tempo impegnato nel dialogo
con i cattolici, ricorda quella vicenda per sottolineare che anche in
epoca preconciliare nella Chiesa convivevano posizioni differenti verso il
popolo ebraico. Tuttavia la direttiva del 1946 lo ha impressionato,
rafforzando i suoi dubbi sulla canonizzazione di Pio XII.
Un altro esponente della comunità romana, Giorgio Israel, autore del libro
La questione ebraica oggi ( il Mulino), richiama il contesto storico: «
Quel documento esprime la tradizionale ossessione della Chiesa di
convertire gli ebrei al cristianesimo. Ma dimostra anche quanto grande sia
stata la rottura del Concilio Vaticano II e quanta strada sia stata
percorsa da allora. La beatificazione di Pio XII sarebbe un passo
indietro, ma non certo tale da compromettere le grandi novità positive
acquisite a partire dal pontificato di Giovanni XXIII ».
Eppure lo storico cattolico Giovanni Maria Vian nota che anche Roncalli,
prima della Shoah, non era immune da un certo antigiudaismo religioso, che
va però tenuto ben distinto dall'antisemitismo razzista: « La decisione
del Sant'Uffizio, di cui vanno approfonditi meglio la natura e lo scopo, è
la testimonianza di un'epoca di faticosa transizione, in cui comunque la
Chiesa di Pio XII agì per salvare dai nazisti un gran numero di ebrei.
Oggi i battesimi abusivi impartiti in Francia ( assai meno in Italia) ci
appaiono una pratica inaccettabile, ma sta di fatto che per la dottrina
cristiana un bambino battezzato non è più ebreo e il Sant'Uffizio non
poteva che ribadire tale principio, pur consigliando di procedere con
prudenza caso per caso » .
Di Segni capisce, ma non si adegua: « So che per la Chiesa il battesimo ha
un decisivo valore sacramentale, ma ciò non toglie che dal nostro punto di
vista la decisione del Sant'Uffizio costituisca un'offesa all'istituzione
della famiglia e una grave mancanza di rispetto per l'identità ebraica.
Quanto alla beatificazione di Pio XII, la Chiesa è libera di indicare ai
fedeli gli esempi di virtù che ritiene più appropriati, ma è chiaro che
scelte di un certo tipo non agevolano il dialogo interreligioso ». |