La Francia agisce come Pétain dandosi arie da De gaulle, questo è triste
Intervista a Alain Finkielkraut
Fonte: Il Foglio, 8\9\2004
“La Francia di oggi agisce come Pétain, dandosi arie da de Gaulle. E’ quello che
rivela la gestione della crisi degli ostaggi, e mi rattrista profondamente”:
Alain Finkielkraut, intellettuale e filosofo, sembra condannato ad andare contro
corrente. Lo fa quasi con aria di rassegnazione, consapevole che le sue analisi
del presente non sempre gli procurano simpatie, quasi mai consensi. Ma lo fa
portando sino in fondo il suo ragionamento, davanti a pagine
fitte di appunti. Anche i francesi vengono attaccati in Iraq. E’ la fine di
un’illusione di innocenza e immunità? “Per i francesi dovrebbe essere la fine
dell’innocenza. Ma ricordiamoci quello che è accaduto in Spagna: l’11 marzo un
attentato fa centinaia di morti a Madrid. Un giornale israeliano titola, con
dolorosa ironia: ‘Benvenuti nel mondo reale’. E gli spagnoli rispondono: ‘No,
questo mondo non è il nostro, siamo contro la guerra che l’America conduce
contro il terrorismo, dunque non possiamo essere obiettivi del terrorismo’.
Qualcosa di simile viviamo oggi, purtroppo, in Francia. Di fronte all’attacco a
due concittadini, la Francia, unanime, risponde: ‘Noi non lo meritiamo,
ci dovete un trattamento speciale. Noi non abbiamo mai approvato la guerra in
Iraq, noi conduciamo in medio oriente una politica favorevole alla sovranità
irachena e alla sovranità palestinese. Ci dovete ricompensare: rilasciate gli
ostaggi, avete sbagliato obiettivo’. No, purtroppo, per la Francia non è la fine
dell’innocenza. All’indomani dell’assassinio di un giornalista italiano, la
Francia rivendica uno statuto speciale”. La prima richiesta dei rapitori è stata
di abrogare la legge che vieta il velo islamico nelle scuole francesi. Si tratta
di un pretesto, di una provocazione, di una dichiarazione di guerra? “E’ uno
degli effetti della planetarizzazione. Nel nostro mondo senza frontiere non ci
sono soltanto medici senza frontiere, farmacisti senza frontiere o umanitari
senza frontiere: ci sono anche fatwa senza frontiere. Gli integralisti non
temono di fare la guerra agli ebrei e ai crociati dovunque e con i loro mezzi. I
rapitori iracheni si sono davvero sentiti offesi dalla legge francese contro
l’ostentazione di simboli religiosi nelle scuole. Aggiungo che i musulmani
francesi si erano premuniti di dire su tutte le Cnn del mondo arabo che questa
legge stigmatizzava l’islam, con gran disprezzo per la verità. Quando la legge
era in discussione, il rappresentante della tendenza più estremista del
Consiglio francese del culto musulmano aveva dichiarato che l’esclusione delle
ragazze velate dalle scuole era per i musulmani l’equivalente della stella
gialla per gli ebrei, ricevendo il sostegno di giornalisti e intellettuali
progressisti. E’ una menzogna. Questa legge può certo essere criticabile, ma in
nessun caso stigmatizza l’islam, in quanto vieta di ostentare tutti i simboli
religiosi, e non dovunque, ma all’interno delle scuole, ovvero in un luogo
specifico. Molti hanno dimenticato che la laicità francese è stata ben più
severa e feroce con la Chiesa cattolica di quanto non lo sia con l’islam. Oggi
viviamo le deliranti ricadute della critica riduttrice e falsa di questa legge e
gli effetti perversi della dissoluzione tecnologica di ogni frontiera
e di ogni sovranità”.
Hamas ha detto che è stato un qui pro quo
La reazione francese ha colpito: violento choc nell’opinione pubblica, una
mobilitazione imponente e compatta, trattative ai più alti livelli. Secondo
molti, la reazione delle autorità italiane davanti al rapimento di Enzo Baldoni
non regge il confronto. “Io stesso mi sento parte di questa formidabile
mobilitazione, condivido i sentimenti dei miei compatrioti, e ritengo che sia
dovere della Francia fare tutto il possibile perché i due giornalisti vengano
rilasciati. Quello che assolutamente non condivido è l’autocompiacimento
francese. Capisco che la Francia lodi l’unanimità nazionale e che si senta
rassicurata dal sentimento di lealtà espresso dai musulmani francesi, ma ritengo
osceno che si gioisca ottusamente dell’ondata di simpatia sollevata in tutto il
mondo arabo, da quello moderato a quello più integralista. Anch’io mi sarei
rallegrato se i rappresentanti del mondo arabo fossero usciti dal loro lungo
silenzio sulla barbarie in corso in Iraq e nella cosiddetta resistenza irachena
per denunciare la presa di ostaggi in quanto tale. Ma questo non è accaduto: da
Arafat ad Hamas passando per la Lega Araba, tutti ci hanno spiegato che si è
trattato di un qui pro quo”. “Hamas e Arafat non hanno condannato che vengano
presi in ostaggio e uccisi dei civili, ma che vengano
presi in ostaggio dei francesi, militanti contro la guerra. E non solo il
governo francese, pienamente sostenuto dai media, accetta questo tipo di
ragionamento, ma lo fa proprio per bocca del ministro degli Esteri. In
un’intervista ad al Jazeera, Michel Barnier ha ben spiegato che gli appelli alla
liberazione degli ostaggi arrivati dall’insieme dei paesi arabi e musulmani, di
qualsiasi sensibilità e orizzonte, premiano ‘quello che fa da lungo tempo la
Francia nella regione, in Iraq e in Palestina, per la dignità, la libertà e la
sovranità dei popoli’. Lo stesso ministro degli Esteri ha reclamato la
liberazione degli ostaggi facendo riferimento alla politica francese,
dissociandosi in questo modo da tutti gli altri paesi i cui cittadini hanno
subito o subiranno la stessa sorte, nepalesi, americani, inglesi o italiani.
Sono sbalordito che si possa ricorrere al bel principio della libertà e della
sovranità dei popoli, nel momento stesso in cui si dice alla forza bruta: ‘Sono
dalla tua parte, hai sbagliato obiettivo’. Questa è la Francia di oggi: più
agisce come Pétain, più prende arie da De Gaulle. Qualunque sia l’esito
dell’affare – e voglio ribadirlo ancora una volta, mi auguro con tutto il cuore
che tutto si risolva presto e bene – la logica terrorista avrà vinto. Perché
sospendere le distinzioni tra il civile e il militare è una logica terrorista.
La Francia reclama la propria indipendenza dalla politica americana, ma cade
nella dipendenza dalla barbarie, nella misura in cui noi stessi, oggi,
ragioniamo in base a una logica barbara”.
Nel momento in cui la Francia negozia per la liberazione di due concittadini, in
Ossezia centinaia di ostaggi, bambini soprattutto, muoiono in una scuola. Anche
in questo caso, una pratica senza frontiere?
“Constato che oggi la presa di ostaggi si banalizza, anche a causa dei discorsi
di chi ne è vittima. Il telegiornale dell’una sull’emittente pubblica France 2
si è aperto con un dibattito dal titolo: ‘Putin, criminale di guerra?’. E’
seguito l’intervento dell’ex leader sindacale Marc Blondel che ha spiegato come
la presa in ostaggio dei due francesi sia la diretta conseguenza della guerra di
Bush. Non voglio certo dire che il comportamento delle autorità russe o del
presidente americano non si debbano analizzare e criticare, ma colpisce la
grande difficoltà dell’occidente di accettare di avere nemici. L’occidente non
sa pensare il proprio nemico”.
Ma questo nemico non è oggettivamente difficile da pensare? Per molti il
terrorismo fondamentalista ha scatenato una guerra civile all’interno del mondo
arabo, colpendo soprattutto i moderati, i laici, nostri naturali alleati. “In
teoria è cosí, ma nei fatti i moderati si sono allineati sulla linea degli
estremisti. A mia conoscenza finora nessuno ha condannato la presa di ostaggi in
quanto tale, ma la presa di ostaggi francesi. Nessuno ha detto: ‘Abbiamo reagito
tardi, ma questa volta saremo impietosi’, al contrario hanno promesso di
riaddormentarsi non appena la Francia sarà tranquilla. All’ombra di un’apparente
moderazione, prospera l’estremismo. E anche quelli che lottano dall’interno
contro i propri estremisti, parlano lo stesso linguaggio barbaro. E’ in termini
barbari che è stata denunciata la barbarie dei terroristi, perché è barbarie
considerare la presa di ostaggi come mezzo di lotta legittima. I rappresentanti
dell’islam francese hanno difeso a Baghdad la legge sulla laicità, dimostrando
di essere dei repubblicani. Ma quando il nostro ministro degli Esteri reclama
uno statuto speciale per la Francia, dimostra che è la Repubblica a essersi
schierata sotto lo stendardo dell’integralismo”. Il presidente del Senato
italiano Marcello Pera ha parlato delle necessità di una solidarietà
occidentale. “Se vogliamo evitare ” di entrare nella logica degli integralisti e
di alimentare quello che chiamano lo scontro di civiltà, basta pensare
semplicemente che si tratta di una guerra ‘alla’ civiltà, in quanto tale. La
criminalizzazione della presa di ostaggi è una conquista della civiltà, non
soltanto occidentale. Per questo si deve criticare senza condiscendenza
l’attuale posizione della Francia. Posso comprendere che in Italia qualcuno
abbia reagito con ammirazione o invidia davanti alla formidabile mobilitazione
della nostra classe politica, mentre in Sardegna un primo ministro in bandana
faceva gli onori di casa a un Tony Blair a bocca aperta. Capisco la vergogna che
possono aver provato gli italiani, ma dico loro di non ammirare il comportamento
dei francesi, che da un punto di vista filosofico ‘giustifica’ l’esecuzione di
Baldoni. Se si devono rilasciare gli ostaggi francesi in nome della politica
francese, allora significa che bisognava uccidere l’ostaggio italiano a causa
della politica italiana: è un ragionamento vergognoso. Se l’Europa fosse
qualcosa di diverso da un ectoplasma occupato unicamente a verificare i criteri
di Maastricht, imporrebbe il rispetto di criteri di umanità e solidarietà. Trovo
che il clima in Francia sia irrespirabile”.