L'Occidente in ostaggio
di Andrè Gluksmann
Fonte: Corriere della Sera, 30\8\2004
Christian Chesnot e Georges Malbrunot, due
giornalisti francesi, sono a loro volta minacciati di morte. Questa
volta, nessuno può continuare a sbraitare assurdamente «è colpa di Bush». Questa
volta la Francia governata da Chirac, l’anti-Bush mondiale, è a sua volta
sottoposta al ricatto infetto degli assassini islamici. Un fascista non ha il
senso delle sfumature: Parigi è contro l’intervento della coalizione in Iraq, e
allora? Credete che i pendolari massacrati nella stazione di Atocha a Madrid
fossero a favore? Pensate che a Enzo Baldoni sia stato chiesto un parere? Nessun
rifugio per i giornalisti, nessun rifugio per le democrazie, nessun rifugio per
i civili, camionisti turchi, lavoratori kuwaitiani, kenioti, americani,
studentesse e studenti iracheni, nottambuli di Parigi o di Casablanca. La
Francia si credeva al riparo, e il suo governo è stato piuttosto avaro di
messaggi di sostegno e di compassione per gli italiani sottoposti da mesi agli
atroci ultimatum dei ricattatori. L’Europa
scopre che non serve a niente fare gli struzzi, con la testa nella
sabbia, e deve ricordarsi che la guerra condotta dall’islamismo radicale non è
cominciata con George Bush ma con Khomeini, e che questa sovversione terrorista
pretende di essere senza frontiere. Ha luogo nelle scuole francesi come nel
mausoleo di Alì contro tutti quelli che non ubbidiscono, credenti o non,
musulmani o infedeli.
Teheran, 1979. Portato al potere da
manifestazioni gigantesche dove liberali, rivoluzionari e religiosi si
confondono, l’ayatollah Khomeini ordina immediatamente che le donne portino il
chador. Tutte le iraniane devono nascondere il loro corpo sotto veli neri.
Tutte, giovani, anziane, credenti e non credenti, dalla testa ai piedi, sotto
pena di prigione, flagellazione, lapidazione e altre inezie, morte compresa. La
guida suprema, ansioso di istituzionalizzare la sua rivoluzione islamica, vuole
dare al nuovo regime fondamenta di roccia. E questa roccia è lo statuto di
inferiorità concesso alle donne. Il velo dovrà rendere eterno il suo potere.
Alcune donne di Teheran non si lasciarono ingannare. Lungi dal considerare
l’editto sul velo come un aspetto secondario, scesero in strada, ruppero con
l’unanimismo che fino ad allora circondava il regime di Khomeini e lanciarono la
prima manifestazione anti-islamista della storia. Furono abbandonate dagli
uomini. Tutti, liberali, rivoluzionari, religiosi, credenti e non credenti.
Alcuni versavano lacrime di coccodrillo e le richiamavano alla ragione. Il
destino «spiacevole» promesso alle figlie dell’Iran non era che il danno
collaterale di una liberazione, quanto al resto, generale.
La strategia khomeinista si rivelò fruttuosa e
contagiosa. Il pezzo di tessuto che le brigate dell’ordine morale
imponevano a Teheran diventò uno stendardo politico universale, uno strumento di
conquista, un’uniforme degna delle SA naziste, dice la mia amica Khalida
Messaoudi, femminista algerina. Gli integralisti, tanto sunniti che sciiti, si
erano ormai impossessati del messaggio: perseguitare, amputare, lapidare,
sgozzare le donne che si ostinavano a rifiutare il velo.
L’ayatollah ha fatto scuola ad Algeri, e il tentativo di velare le liceali,
coltello alla gola, porterà a una serie di massacri senza precedenti, dove chi
si oppone, bambini compresi, ha il collo tagliato come i montoni della Eid
el-Adha, la festa del sacrificio. La sorte riservata alle donne prefigura la
punizione di tutta una società.
In Afghanistan, gli uomini rincararono la dose
nel vietare l’esposizione di ogni più piccola parte di pelle. Il burqa ,
il velo integrale nella quale la donna soffoca e vede con difficoltà, si propagò
e divenne l’emblema della dittatura dei talebani. Nelle scuole europee, nelle
periferie delle metropoli, nel cuore delle zone alla deriva, ma anche nei
quartieri alti, ragazze giovanissime, con le buone o con le cattive, si fecero
strumenti visibili di un Islam aggressivo e conquistatore. Dei ragazzi, padri,
soprattutto fratelli, si misero a dividere le donne in «puttane» (senza velo) o
«sottomesse» (con il velo). Il trattamento delle «puttane» passa per gli
insulti, i pugni, gli stupri e le tournantes , le violenze di gruppo. A Ivry,
Francia, Souad viene bruciata viva.
L’odio anti-occidentale è evidente. La
nudità, la sessualità, l’uguaglianza degli uomini e delle donne sono regali
avvelenati dei quali l’Occidente, nella sua grande perversione, si serve per
sconvolgere le anime e i corpi. Khomeini ha visto giusto. Risvegliare un
antagonismo che da millenni divide l’umanità non è un atavismo oscurantista
destinato, a più o meno lungo termine, alla spazzatura della storia. Rischia, al
contrario, di incendiare il XXI secolo per bruciare tutto il Pianeta.
Ricordiamo che la legge francese proibisce di portare il velo solo nelle scuole
primarie e secondarie (elementari e liceo, ndr ), e non certo per strada. Niente
di più totalitario della pretesa di decidere il regolamento interno di licei e
collegi delle banlieues francesi attraverso una cattura di ostaggi in Iraq! E
perché non intervenire, allora, anche sul menu delle mense scolastiche? E la
promiscuità nelle piscine? Il terrorismo senza frontiere, né scrupoli, né tabù,
è una spada di Damocle sospesa su tutte le democrazie d’Europa. Spetta a chi
assassina i giornalisti, a chi lapida le donne, alle bombe umane, di decretare
come deve vivere, insegnare e divertirsi chi abita a Roma, Londra, Parigi? Non
Bush, ma i terroristi islamici hanno cominciato le ostilità.
Presto o tardi gli europei scopriranno la
necessità di resistere e di resistere insieme. La mancanza di solidarietà
delle autorità europee che ha accompagnato le uccisioni di Quattrocchi e di
Baldoni è una vergogna.