Archeologi: gli Esseni non hanno mai scritto i Rotoli del Mar Morto
Fonte: Israelenet, 4\8\2004 - da: Haaretz, 31\7\2004
Situato sulla riva nord-occidentale del Mar Morto, Qumran è noto in tutto il
mondo come luogo in cui gli Esseni, ampiamente descritti in studi, conferenze ed
esposizioni come una sorta di “monaci” ebrei, avrebbero abitato e scritto i
Rotoli del Mar Morto. Tuttavia, basandosi su risultati che saranno presto resi
pubblici, archeologi israeliani attualmente sostengono che Qumran “manchi di
qualsiasi originalità.”
L’ultima ricerca si ricollega ad una scuola di pensiero in via di espansione che
tenta di sfatare il “mito di Qumran”, affermando che non solo gli abitanti di
Qumran avrebbero vissuto vite agiate, ma non avrebbero affatto scritto i rotoli.
Due archeologi israeliani, Yuval Peleg e Itzhak Magen, hanno recentemente
completato 10 stagioni di scavi a Qumran, sponsorizzate dall’Amministrazione
civile di Giudea e Samaria. Si tratta dei maggiori scavi effettuati dopo quelli
condotti da Roland de Vaux, mezzo secolo fa. Tra i ritrovamenti vi sono numerosi
pezzi di monili, vetro importato e preziosi contenitori per cosmetici in pietra.
“E’ impossibile sostenere che il popolo vissuto a Qumran fosse povero,” ha
dichiarato Peleg. “E’ altrettanto impossibile che de Vaux non abbia visto i
ritrovamenti che abbiamo visto noi. Egli ha semplicemente ignorato ciò che non
gli faceva comodo.”
Qumran è diventato famoso in seguito alla scoperta nel 1947 di alcuni rotoli
nelle grotte vicine. Il Prof. Eliezer Sukenik attribuì per primo la scrittura
dei rotoli agli Esseni. Successivamente, il monaco domenicano e archeologo
Roland de Vaux, scolaro dell’Ecòle Biblique di Gerusalemme, scavò Qumran dal
1951 al 1956. De Vaux concluse che il sito era servito da centro comunitario e
di copiatura di rotoli per gli Esseni che, secondo lui, abitavano nelle grotte
dei dintorni. L’archeologo Ygael Yadin, figlio di Sukenik, sostenne le
conclusioni di de Vaux, come fece la maggior parte degli studiosi dell’epoca.
I Rotoli del Mar Morto sono ampiamente considerati come la più importante
scoperta archeologica mai avvenuta in Israele. Essi rappresentano l’unico
compendio di scritti contemporanei sopravvissuti al periodo del Secondo Tempio e
costituiscono, pertanto, un’inestimabile fonte d’informazione sui costumi
dell’epoca. I Rotoli del Mar Morto sono, inoltre, i più antichi rotoli biblici
mai scoperti.
I primi sette rotoli furono ritrovati da pastori beduini nel 1947. Tre di essi
furono acquistati da Sukenik, mentre gli altri furono comprati anni dopo da
Yadin. Gli scavi di de Vaux, compiuti quando Qumran si trovava in mano giordana,
hanno portato alla luce centinaia di altri rotoli, la maggior parte dei quali in
cattive condizioni. Il più importante di questi è il Rotolo del Tempio,
acquistato da Israele successivamente alla Guerra dei sei giorni. Alcuni dei
principali rotoli sono esposti all’interno dello “Shrine of the Book”,
attrazione principale del Museo di Israele a Gerusalemme.
Benchè il collegamento tra Esseni e Qumran sia stato accettato dalla maggior
parte degli studiosi, nel corso degli anni, le domande senza risposte relative
al sito si sono moltiplicate. De Vaux non pubblicò mai le relazioni complete dei
suoi scavi. I suoi ritrovamenti sono sparsi in numerosi magazzini e molti
potrebbero esser andati perduti. Negli ultimi anni, gli archeologi hanno
iniziato a sostenere che de Vaux avesse nascosto di proposito alcuni
ritrovamenti che non si adattavano alla sua teoria.
“De Vaux scrisse di aver trovato solo terraglie ordinarie,” ha spiegato il Prof.
Yizhar Hirschfeld dell’Univesrità ebraica di Gerusalemme. “Ed egli ha conferito
grande significato al ritrovamento di sette bagni rituali. Oggigiorno si sa che
la presenza in un luogo di numerosi bagni rituali non è insolita.”
Quando Hirschfeld pubblicò un articolo nel 1994 che metteva in discussione le
conclusioni di de Vaux e Yadin, le risposte che ricevette furono quelle di “veri
credenti e non di scienziati,” ha dichiarato.
Nel 1995 il Prof. Norman Golb dell’Università di Chicago scatenò un terremoto
accademico quando accusò gli studiosi dei Rotoli del Mar Morto di celare al
pubblico alcune informazioni. Golb sosteneva che i rotoli provenissero
originariamente da diverse librerie di Gerusalemme e fossero stati portati a
Qumran e nascosti nelle grotte vicine per assicurarne la sopravvivenza durante
la grande rivolta ebraica contro i Romani (66-73 e.v.). Golb fondò la sua teoria
sul fatto che i rotoli furono scritti da più di 500 mani diverse. Egli e altri
studiosi notarono che alcuni dei rotoli facevano riferimento a varie sette
attive all’interno della società ebraica del tempo, alcune delle quali erano
rivali degli Esseni. Essi affermarono che questo fatto fosse stato tenuto
nascosto dagli studiosi dei rotoli.
Secondo Hirschfeld i ritrovamenti di Qumran sono “rivoluzionari e contraddicono
tutto ciò che sappiamo di qualsiasi aspetto degli Esseni.”
Ma tra i sostenitori della teoria tradizionale, vi sono coloro che restano
irremovibili. Il Dott. Magen Broshi, ex direttore capo dello Shrine of the Book
e coniatore della definizione di Qumran quale “il più antico monastero del mondo
occidentale,” ha dichiarato di non credere alle notizie dei ritrovamenti di
monili e vasi per cosmetici a Qumran. “Se tali oggetti sono stati ritrovati,
essi non provengono dal sito stesso, ma appartengono piuttosto alla guarnigione
romana stabilitasi lì in seguito alla sua distruzione,” ha dichiarato. Secondo
Broshi “ancora oggi il 98 o 99% degli studiosi ritiene che Qumran fosse un
monastero esseno.”
Gli Esseni costituivano uno dei numerosi gruppi attivi verso la fine del periodo
del Secondo Tempio. In scritti contemporanei, quali quelli dello scrittore ebreo
Giuseppe Flavio, essi sono descritti come un gruppo che rifiutava il
materialismo e si teneva lontano dai centri popolati. Lo storico romano Plinio
il Vecchio notò che un gruppo di Esseni aveva abitato l’area di Ein Gedi, sulla
riva occidentale del Mar Morto, a sud di Qumran. Gli studiosi tendono a vedere
gli Esseni vicini alla concezione del mondo di Gesù e dei primi Cristiani,
soprattutto per la loro scelta di povertà quale modo di vivere. Molti studiosi
ritengono che Giovanni Battista sia stato influenzato dagli Esseni, estendendo
così l’interesse suscitato dall’argomento non solo ai circoli accademici, ma ad
un più vasto pubblico di studiosi cristiani e gente laica. Ciò ha fatto sì che
gli Esseni rappresentino il gruppo dell’epoca maggiormente studiato.