I prigionieri dell'incredibile Hulk

Si ripete quel che è successo a Milano negli anni '70. Quando grandi cortei aggressivi tenevano sotto scacco l'intera città

 

di Giampaolo Pansa

 

Fonte: L'Espresso, 5\6\2004

 

Chi sa le cose ci informa che, nell'area più pericolosa del mondo, ci sono tre paesi a rischio: l'Iraq, naturalmente, l'Arabia Saudita e il Kuwait. Insieme possiedono la metà delle risorse mondiali di greggio. Se Al Qaeda dovesse vincere, il prezzo del barile di petrolio potrebbe salire a 100 dollari (oggi è a 40). A quel punto, ha scritto Magdi Allam sul 'Corriere della Sera', "sarà Bin Laden a dettare le condizioni politiche ed economiche all'Occidente". Insomma, siamo seduti sopra un vulcano già in eruzione. Ma per giorni e giorni, il problema numero uno delle tante sinistre italiane è stato un altro: se accogliere George Bush con un dissenso pacifico o seminare il caos per le strade di Roma, così da renderla "ingovernabile" (Casarini dixit).
In questo sterile dibattito, le sinistre nostrane hanno messo in mostra, più di altre volte, il morbo che le corrode e le guasta. Il morbo è l'incapacità storica di dire un no forte, continuo e coerente alla violenza quando viene dalla propria area. Al contrario, abbiamo sempre preferito chiudere gli occhi. E questa scelta suicida ci ha costretti a subire ogni volta il ricatto di chi dovrebbe essere un nostro avversario. Parlo di chi ha fatto dei muscoli in piazza, dei volti coperti, delle molotov e della guerriglia urbana, l'unica politica di cui è capace.
In questa primavera il ricatto è anche elettorale. Per un voto in più, i partiti dell'Ulivo, quelli confinanti e l'aggregato di Rifondazione hanno piegato la testa di fronte ai signori Nessuno che capeggiano i movimenti disposti alla violenza. E così facendo, si sono consegnati nelle loro mani. Parlo delle mani dei Casarini, dei Caruso, dei Bernocchi, degli anarco-insurrezionalisti, dei black bloc e di tutto il resto della carovana che, sotto sigle diverse, ha per metodo e pratica il disobbedire, ossia violare la legalità democratica e repubblicana.
Con la loro inerzia, i nostri partiti di centro-sinistra e di sinistra dura e pura ci hanno messo alla mercè dei disobbedienti. Con l'aggravante di un grottesco paradosso: vogliamo giustamente che il governo e la maggioranza di centro-destra rispettino la legge, ma non sappiamo pretendere la stessa cosa da una minoranza di riottosi che, sotto l'arcobaleno delle bandiere pacifiste, nasconde pulsioni più autoritarie di qualunque pasdaran della Casa delle libertà. Così anche gli allarmi di questi ultimi giorni, e le preghiere di lasciare a casa spranghe e caschi, sono suonati tardivi, patetici e dettati soltanto dalla solita paura di riflessi elettorali negativi.
Per un ulivista senza potere, c'è da mangiarsi le mani dalla rabbia. Partiti che aggregano milioni di voti, nel confronto con quei gruppi violenti si sono comportati come l'apprendista stregone. Dai fatti di Genova in poi, li hanno coccolati, promossi a interlocutori degni di rispetto, santificati quando c'è scappato il morto. In questo modo, hanno liberato dal vaso magico la versione dispotica dell'Incredibile Hulk. Che adesso li tiene prigionieri. E si muove come pare e piace a lui. Mentre una parte della sinistra gli corre appresso, e l'altra paventa tragedie che non è in grado di evitare.
Si ripete, e su uno sfondo molto più rischioso, quello che ho visto e raccontato negli anni Settanta. Quando, a Milano per esempio, grandi cortei aggressivi tenevano sotto scacco un'intera città. Allora mi domandavo che diritto avessero di farlo. E perché la sinistra del tempo fosse così restia a contrastarli. Ricordo quel che mi disse Luciano Lama, il leader della Cgil, dopo l'assalto subito dagli autonomi all'università di Roma, nel febbraio 1977. Alle Botteghe Oscure ci fu chi lo accusò di essere stato incauto: cavoli tuoi, te la sei andata a cercare!
Accade così anche adesso. Dopo l'aggressione a Piero Fassino nell'ultimo corteo pacifista di Roma, non ho visto i Ds fare dell'avversione alla violenza di piazza uno dei cardini della loro campagna elettorale per il 13 giugno. Qualche amico mi direbbe: sei un ingenuo!, non lo sai che l'ossessione della sinistra è di non avere mai nemici a sinistra? Tanto meno se sono maneschi come Hulk.
Ma di errore in errore, siamo arrivati alle tragedie di oggi. Al Qaeda sgozza occidentali a tutto spiano, ultimo il cuoco italiano Antonio Amato che non faceva la guerra a nessuno. E noi disquisiamo se quel mostro di Bush (così lo raffigura e lo chiama Sergio Staino su un paginone dell''Unità') meriti soltanto pernacchie o qualche assalto di strada in una Roma sottratta a qualunque autorità.
Che amaro destino per l'Ulivo! Tenere la bocca chiusa per qualche percentualina in più, non ci farà certo sentire fieri di noi stessi. Anche Romano Prodi, uomo pacifico, ha alzato poco la voce in proposito, lungo queste settimane. Lasci che un suo estimatore gli dica: caro professore, sta sbagliando, sta sbagliando di grosso.