La voglia matta di votare Emma
Fonte: Il Riformista, 25\5\2004
Perché non votare per Emma? Già, perché? Se si guarda
ai contenuti, è difficile negare che sull’Iraq, sull’idea di un Occidente che
non chiude gli occhi di fronte alla violazione dei diritti umani di chi
occidentale non è, sulla democratizzazione dell’Islam, sulla ricerca
scientifica, sull’accrescimento di tutti gli spazi di libertà dell’individuo,
sia esso cittadino di fronte alla legge o consumatore di fronte al mercato, i
radicali sostengano posizioni squisitamente riformiste. Non perché moderate (il
riformismo non è moderato) ma perché modernizzatrici, ardite, tese a cambiare le
cose. E allora perché non votarli?
L’ostacolo maggiore è la sensazione di irrilevanza politica cui i radicali
stessi sembrano essersi felicemente consegnati. L’Italia non vive una condizione
politica di normalità. Ogni elezione è un giudizio di dio, e quelle europee non
lo sono certo meno di altre. Ci avessero detto i radicali come intendono usare
politicamente i loro voti (oltre che per condurre le loro sacrosanti battaglie
in Europa e nel mondo, oltre che per denunciare la congiura del silenzio della
Rai, oltre che per continuare a vivere, il che non è poco); ci avessero detto se
si propongono di trasformare il centrodestra in una coalizione liberale, magari
mettendosi al posto di qualcun altro che liberale davvero non è; o se si
propongono di portare la loro cultura nel centrosinistra, fertilizzandone le
aridità post-comuniste e post-democristiane. Ci avessero detto una qualsiasi di
queste cose, uno saprebbe come verrebbe speso il suo voto, e l’affinità di
programmi sarebbe anche adesione a un progetto. Ma non ce lo dicono. Così
possiamo leggere splendide interviste di Emma Bonino, che riecheggiano una
sinistra liberale che in Italia non ha cittadinanza. In Italia non è di sinistra
dire ciò che un liberal come Michael Walzer, uno dei filosofi più autorevoli
d’America, diceva ieri al Corriere: «Andarsene sarebbe una tragedia per il
mondo, non credo che possiamo farlo, può anche succedere che a un certo punto
restare sia peggio che andarsene, ma non possiamo nemmeno immaginare una cosa
del genere... Invece di rifiutarsi di mandare in ogni caso i soldati, come fa il
Cancelliere Schroeder, o ritirarsi, come fanno gli spagnoli, gli europei
avrebbero dovuto organizzare una presenza più ampia di paesi in Iraq, con un
ruolo forte dell’Onu». Ma questa sinistra possiamo solo leggerla, in Italia. E
di questo ci dispiace non poco.