Nuova vita per il mar Morto
di Eric Salerno
Fonte: Il Messaggero, 4\6\2004
L'allarme non è nuovo, la soluzione nemmeno, ma con il passare del tempo l'urgenza aumenta.
I cartelli rossi di pericolo lungo la riva del mar Morto, a ridosso di Masada, luogo dell'assedio storico dei romani a una setta di fondamentalisti ebrei, del kibbutz di Ein Gedi, dove la gente nei giorni di festa corre a migliaia a fare il bagno nell'acqua tanto salata da tenerti a galla sulla schiena, non stanno a indicare i problemi soliti da queste parti. Non sono stati messi per segnalare possibili infiltrazioni di terroristi dalla Giordania, proprio dirimpetto, e nemmeno la presenza di mine, o di reticolati elettronici. La terra sprofonda, si apre in tante piccole voragini, buche che possono ingoiare un uomo, una macchina perchè il mar Morto continua a restringersi e nel farlo lascia grotte sotterranee vuote, friabili. Il sale si deposita sulle rive arse dal sole, viene portato via e venduto con il potassio e altri minerali, e l'acqua se ne va, evaporata per il gran caldo.
Quaranta anni fa il bacino
era a 392 metri sotto il livello del Mediterraneo, oggi è a 412. Dieci anni fa
si estendeva per mille chilometri quadrati, oggi è grande appena 650 ed entro
cinquant'anni, calcolano gli scienziati delle università giordane e israeliane,
potrebbe scomparire del tutto.
L'acqua vale quanto il petrolio in Medio Oriente dove i giacimenti d'oro nero
sono più facili da trovare delle falda idriche. E' da quando Israele ha firmato
la pace con la Giordania, e anche da prima, che i due paesi parlano i costruire
un canale artificiale per collegare il mar Rosso a quello Morto. Se ne sta
parlando ancora in questi giorni ad Amman dove si sono dati convegno esperti di
tutto il mondo per affrontare insieme il problema della mancanza d'acqua nella
regione.
Anni fa una ricercatrice americana disse che la prossima guerra nella regione sarebbe scoppiata per l'"oro bianco", il liquido trasparente da cui dipende la vita. Forse non avrà ragione, forse un giorno anche palestinesi e israeliani troveranno il modo di risolver il loro conflitto che riguarda anche la spartizione delle falde acquifere. Forse nascerà il canale di 180 chilometri dal golfo che gli arabi chiamano Aqaba e gli israeliani Eilat fino al mar Morto. Servirebbe a convogliare 1,8 miliardi di metri cubi d'acqua ogni anno. La naturale pendenza, dal livello del mare ai 400 metri sotto, accoppiata un processo di osmosi inversa trasformerebbe il liquido marino da salato in potabile. Il grosso finirebbe negli acquedotti di Giordania e Israele e potrebbe raggiungere anche altri luoghi assetati della regione. Il resto salverebbe il mar Morto. Un progetto simile, ossia un collegamento tra il Mediterraneo e il mar Morto, è stato caldeggiato in questi anni dall'ex premier laburista Shimon Peres. Ne ha parlato con noi, ancora una volta, in Giordania durante il Forum economico mondiale.
E' un suo sogno, un'opera di
ingegneria civile, ripete, che finirebbe non soltanto per avere effetti positivi
sull'ambiente e sull'economia ma anche sui rapporti sempre tesi tra i popoli
della regione.
Un milione di anni fa un terremoto di vaste proporzioni creò i "rift", la
spaccatura nella terra che da qui arriva fino al Kenia. Il mar Morto, allora era
vivo, ancora collegato al Mediterraneo, ma la depressione lo fece sprofondare
cominciando i processo di prosciugamento i cui effetti si vedono, in modo sempre
più drammatico oggi.
Pochi giorni fa, in occasione del Forum economico il Jordan Times ha pubblicato
un numero speciale con la data del 16 maggio 2010. Il quotidiano descriveva una
regione di pace e convivenza e il titolo in prima pagina annunciava i
completamento del quaranta per cento del canale: "I primi ministri di Giordania,
Palestina e Israele - scrive il giornale con ottimismo - hanno visitato insieme
i lavori del canale... e si prevede che sarà operante entro il 2012".