Nuovi documenti sulla Chiesa e il Terzo Reich
 

Fonte: www.chiesa.it, di Sandro Magister

"Hitler, la Santa Sede e gli ebrei".
L’autore, lo storico Giovanni Sale, è gesuita della “Civiltà Cattolica”, la rivista stampata col controllo e l’autorizzazione della segreteria di stato vaticana. E questo fa pensare, a ragione, che anche il libro sia stato voluto dalla Santa Sede: con l’obiettivo di contrastare – con documenti inediti e accurate ricostruzioni – le ricorrenti accuse di filonazismo e di antiebraismo scagliate contro la Chiesa degli anni di Hitler.
Basta scorrere l’indice del volume per cogliere l’interesse dei temi trattati.
C’è la vicenda del “Zentrum”, il partito cattolico che collaborò col nazismo nascente e poi fu sciolto da Hitler col consenso del Vaticano.
C’è la genesi e la diffusione segreta in Germania dell’enciclica di Pio XI “Mit Brennender Sorge” contro l’ideologia del Reich.
C’è la ricostruzione della visita di Hitler a Roma ma non in Vaticano, col papa che ostentatamente lascia la città.
C’è il capitolo intitolato: “Il ‘silenzio’ di Pio XII e l’olocausto”.
C’è un altro capitolo dal titolo: “L’attentato a Hitler, la Santa Sede e i gesuiti”.
E molto altro ancora. Ecco qui di seguito la presentazione del volume apparsa il 14 aprile sul quotidiano della conferenza episcopale italiana, “Avvenire”. L’autore, Gian Maria Vian, è storico della Chiesa e ordinario di filologia patristica all’università di Roma “La Sapienza”. Il suo ultimo saggio, in libreria in questi giorni per i tipi del Mulino, ha per titolo “La donazione di Costantino” e ha per oggetto l’intricata vicenda, nei secoli, dei rapporti tra il papato e i poteri politici.

Nuovi documenti sulla Chiesa e il Terzo Reich

di Gian Maria Vian

 

Le ricorrenti accuse di filonazismo e di passività nei confronti alla Shoah rivolte alla Santa Sede e alla Chiesa cattolica non hanno fondamento, ma sono frutto di polemiche strumentali: questo sostengono da tempo gli storici più attendibili, ma a confermarlo sono ora i documenti che stanno venendo alla luce. Anche dagli archivi vaticani, che sui rapporti tra Santa Sede e Germania da più di un anno sono finalmente accessibili agli studiosi.
Lo dimostra un nuovo importante libro dello storico gesuita e scrittore della “Civiltà cattolica” Giovanni Sale, che ricostruisce la tragica vicenda del Terzo Reich, dall'ascesa al potere di Adolf Hitler sino alla fine della guerra. Pubblicando integralmente quasi trecento pagine di documenti inediti relativi agli anni 1930-1938, in massima parte provenienti dalla nunziatura apostolica a Berlino.
In Germania rappresentava la Santa Sede l'arcivescovo Cesare Orsenigo. Suo principale interlocutore a Roma era il cardinale Eugenio Pacelli – grande conoscitore del paese in quanto suo immediato predecessore nella nunziatura berlinese –, che nel febbraio del 1930 era divenuto segretario di Stato di Pio XI e seguì sempre con grande attenzione il preoccupante evolversi degli eventi in Germania.
Nei confronti del nazismo in rapida crescita la Santa Sede e la maggioranza dei vescovi tedeschi – a differenza di molti cattolici e della stragrande maggioranza dei protestanti – tennero un atteggiamento negativo, anche se l'iniziale opposizione dei vescovi dovette fare i conti con l'ascesa al potere di Hitler e la crescita del consenso nei confronti del nuovo regime. Questo, già il 20 luglio 1933, arrivò a un Concordato con la Santa Sede, che ebbe tra le sue conseguenze l'eliminazione dalla scena politica del partito cattolico denominato “Zentrum”.
I contrasti tra la Chiesa cattolica e il nazismo si acuirono poco più tardi – nonostante le crescenti preoccupazioni per l'affermarsi del totalitarismo comunista e nonostante il tradizionale antigiudaismo cattolico – con l'avvio della legislazione antisemita e l'emanazione delle disposizioni sulla sterilizzazione obbligatoria, contro le quali si pronunciò con fermezza, già il 29 gennaio 1934 sulla base dell'enciclica di quattro anni prima “Casti Connubii”, soprattutto il vescovo di Münster, Clemens von Galen.
Successivamente l'opposizione al nazismo si fece sempre più chiara e nell'estate del 1936 i vescovi tedeschi, con una lettera collettiva, chiesero al papa di pronunciarsi con un'enciclica.
A questo scopo Pio XI convocò a Roma i cardinali tedeschi Bertram, von Faulhaber e Schulte e i due vescovi più avversi al regime, von Galen appunto, e von Preysing. Con la collaborazione del cardinale Pacelli fu così scritta la “Mit Brennender Sorge” (“Con ardente preoccupazione”), del 14 marzo 1937, l'enciclica che condannò l'ideologia razzista e pagana ormai affermatasi nel Reich tedesco, seguita nello stesso mese da altre due encicliche papali contro il comunismo ateo (“Divini Redemptoris”) e le sanguinose persecuzioni dei cattolici messicani da parte del laicismo massonico (“Nos Es Muy Conocida”).
Un anno più tardi, nel maggio del 1938, Hitler in visita a Roma non chiese udienza al papa e Pio XI lasciò la città, dov'era stata innalzata, disse, “un'altra croce che non è la croce di Cristo”.
L'opposizione della Santa Sede al nazismo non mutò con Pio XII. Anzi, nel 1939 e nel 1940 questo papa si mostrò riservatamente disponibile a sostenere un rovesciamento del regime hitleriano, condannando gli orrori bellici e le persecuzioni antiebraiche sino alla conclusione del conflitto.