La crisi dell'Islam
di Bernard Lewis
Fonte: Informazione Corretta
Nella pagina di cultura del Corriere della Sera di ieri
domenica 1.2.04 viene pubblicato un capitolo dal nuovo saggio di Bernard Lewis
intitolato "la Crisi dell'Islam" (Mondadori editore). L'autore, il più
autorevole islamista ed esperto della storia del medio oriente, sovente viene
consultato per questioni politiche; la sua è un'analisi che parte da una
prospettiva storica, ma che offre un' interpretazione per il presente ed il
futuro.
Ecco il testo:
L’America è percepita adesso
come la capofila di ciò che viene variamente designato come Occidente,
cristianità, o in modo più generico « Terra dei Miscredenti » . In questo senso
il presidente americano è il successore di una lunga serie di governanti: gli
imperatori bizantini di Costantinopoli, i sacri romani imperatori a Vienna, la
regina Vittoria e i suoi imperiali colleghi e successori in Europa.
Oggi come in passato questo mondo di miscredenti cristiani è visto come l'unica
vera forza rivale che si oppone all'espansione dell' Islam decisa per volere
divino, e che ne ostacola e ritarda, senza poterlo impedire, il trionfo finale,
inevitabile, universale.
Non c'è dubbio che la fondazione di Al Qaeda e la successiva dichiarazione di
guerra da parte di Osama Bin Laden abbiano segnato l'inizio di una nuova e
sciagurata fase nella storia dell'Islam e del terrorismo. A scatenare l'azione
di Bin Laden, come lui stesso ha spiegato molto chiaramente, furono la presenza
americana in Arabia durante la guerra del Golfo — una profanazione della Terra
Santa musulmana — e l'uso che gli americani fecero dell'Arabia Saudita come base
per un attacco all'Iraq. Se l'Arabia è il primo fra i luoghi più altamente
simbolici del mondo islamico, Baghdad, che fu sede del califfato per mezzo
millennio e scenario di alcuni dei più gloriosi capitoli della storia islamica,
è il secondo.
Ci fu un altro fattore, forse ancora più importante, a muovere Bin Laden. In
passato i musulmani che combattevano l'Occidente avevano sempre potuto
rivolgersi ai nemici dell'Occidente per ricevere conforto, incoraggiamento e
aiuto materiale e militare.
Adesso, per la prima volta dopo secoli, un così utile nemico dell'Occidente non
c'era più. Bin Laden e le sue schiere si resero presto conto che, nella nuova
configurazione del potere mondiale, se volevano combattere l'America dovevano
farlo da soli. Nel 1991, lo stesso anno in cui l'Unione Sovietica cessò di
esistere, Bin Laden e le sue schiere crearono Al Qaeda, che accolse molti
veterani della guerra in Afghanistan. Il loro compito avrebbe scoraggiato
chiunque, ma essi lo vedevano in una luce diversa: avevano già scacciato i russi
dall'Afghanistan, infliggendo loro una sconfitta così devastante da causare il
crollo dell'Unione Sovietica. Avendo sopraffatto la superpotenza che avevano
sempre considerato la più forte, si sentivano pronti ad affrontare l'altra; ed
erano incoraggiati a farlo dall'opinione, sovente espressa, fra gli altri, da
Bin Laden che l'America fosse una tigre di carta.
I terroristi musulmani erano stati spinti da convinzioni simili anche in
precedenza.
Una delle più sorprendenti rivelazioni uscite dalle memorie dei protagonisti del
sequestro che si protrasse dal 1979 al 1981 all’ambasciata americana a Teheran
fu che la loro intenzione originaria era stata di sequestrare l’edificio e gli
ostaggi per pochi giorni soltanto. Cambiarono idea quando dalle dichiarazioni di
Washington capirono che non c’era il minimo pericolo di un’azione seria contro
di loro. Quando alla fine rilasciaron o gli ostaggi — spiegarono — fu solo per
timore che il nuovo presidente eletto, Ronald Reagan, potesse affrontare il
problema « come un cowboy » . Bin Laden e i suoi seguaci chiaramente non hanno
queste preoccupazioni e il loro odio non è frenato dalla paura né attenuato dal
rispetto. Come precedenti essi citano ripetutamente la ritirata americana dal
Vietnam, dal Libano, e — più importante di tutti ai loro occhi — dalla Somalia
[...]
Osama Bin Laden con la sua dichiarazione di guerra contro gli Stati Uniti,
riprende la lotta per il dominio religioso del mondo incominciata nel VII
secolo. Per lui e per i suoi seguaci, questo è il momento buono. Oggi l'America
è il simbolo della civiltà e incarna la leadership della Casa della Guerra, e
come Roma e Bisanzio è diventata degenere e corrotta, pronta a essere abbattuta.
Nonostante la sua vulnerabilità, tuttavia, è pericolosa. Il titolo di « Grande
Satana » che Khomeini diede agli Stati Uniti era eloquente, e per i membri di Al
Qaeda sono la seduzione dell'America e il suo modo di vivere licenzioso,
dissoluto a rappresentare la più grande minaccia per quell'Islam che essi
vorrebbero imporre ai loro compagni musulmani.
Ma ci sono altri musulmani per i quali l'America rappresenta una tentazione di
diverso genere: la prospettiva di diritti umani, di libere istituzioni e di un
governo responsabile e rappresentativo. Un numero crescente di persone e alcuni
movimenti si sono assunti il difficile compito di introdurre analoghe
istituzioni nei loro Paesi. Non è un compito facile. Tentativi del genere, come
si è detto, hanno portato a molti dei regimi corrotti odierni. Dei
cinquantasette Stati membri dell'Organizzazione della conferenza islamica, solo
uno, la Turchia, ha sperimentato istituzioni democratiche per un lungo periodo
di tempo e, nonostante debba confrontarsi tuttora con problemi di difficile
soluzione, ha fatto progressi nell'instaurare un' economia liberale, e una
società e un sistema politico liberi.
In Iraq e in Iran, due Paesi con regimi fortemente antiamericani, esiste
un'opposizione democratica in grado di subentrare agli attuali governi e di
formarne di nuovi.
Noi, in quello che ci piace chiamare il mondo libero, avremmo potuto fare molto
per aiutarli, invece abbiamo fatto poco.
Nella maggior parte degli altri Paesi della regione c'è gente che condivide i
nostri valori, ha simpatia per noi e vorrebbe partecipare al nostro modo di
vivere. E gente che capisce la libertà e vorrebbe goderne in patria.
E’ più difficile per noi aiutarli, ma almeno non dovremmo ostacolarli.
Se ce la faranno, avremo degli amici e degli alleati nel senso vero del termine,
e non soltanto diplomatico.
Nel frattempo, c'è un problema più urgente.
Se i capi di Al Qaeda riescono a persuadere il mondo islamico ad accettare le
loro idee e la loro guida, una lunga e aspra lotta ci attende, e questo vale non
solo per l'America. L'Europa, e in particolare l'Europa occidentale, è ormai
sede stabile di una vasta comunità musulmana in rapido aumento, e molti europei
cominciano a sentire la sua presenza come un problema, alcuni come una minaccia.
Prima o poi Al Qaeda e i gruppi a essa collegati si scontreranno con gli altri
vicini dell'Islam — Russia, Cina, India — , i quali potrebbero rivelarsi meno
schizzinosi degli americani nell'usare la loro potenza contro i musulmani e i
loro santuari. Se i fondamentalisti hanno fatto bene i loro conti e vincono la
loro guerra, un tetro futuro attende il mondo, e specialmente la parte di esso
che abbraccia l'Islam.