BAGNARA CALABRA

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Stiamo cambiando?

Nemmeno un pò,

di Ortensio Longo.

del 19\1\2007
fonte: CalabriaOra online
qui dal 20/01/2007

Con l’abbattimento del mostro cementizio di Copanello siamo giunti davvero in Calabria alla fine dell’incultura... della sventatezza, della corruzione, della degenerazione, della rapina e della stupidità? Insomma alla fine della calviniana “speculazione edilizia”?
I Comuni, le Province e la Regione hanno capito che i soldi possono egualmente arrivare da quello che hanno sempre avuto sotto gli occhi: il mare, il bosco, la flora, la fauna, l’aria, il sole, un paesaggio di arcana bellezza?
Ho già scritto, e lo ripeto, che la gestione del territorio ha  bisogno di controlli severi. E’ questa la sola strada ad aver sottratto qualcosa alla devastazione o alla falsificazione. I colpi di teatro, protagoniste le ruspe, per fare una seria politica  contro l'abusivismo edilizio, non bastano. Occorre un serrato controllo del  territorio per bloccare le  illegalità sul nascere.
La bellezza di un luogo è, e rimane, suolo pubblico, bene collettivo: paesaggio che qualcuno, democraticamente, è delegato ad  amministrare e proteggere nel presente e a preservare per chi dovrà averne cura nel futuro. E se è vero, come diceva Schiller, che ogni paesaggio appartiene al  popolo  (che lo ha creato) e che involgarendolo si sfregia la nostra identità  culturale, bisognerà pur prendere coscienza degli stati d'animo che  le  brutture ci trasmettono. Prima di tutto l’ansia.
Stiamo davvero cambiando? E’ il disastro che ci obbliga a cambiare. Dobbiamo cambiare il cuore e la testa. Non sono mai stato pessimista, neanche quando i numerosi appelli, richiami, denunce, inviti che ho fatto negli anni passati apparivano come le disperate e coraggiose fucilate degli ultimi giapponesi nella giungla. Ho sempre pensato che un giorno – forse - saremmo stati meno folli. Però so pure che la Calabria che abbiamo conosciuto anni addietro è stata cancellata o quasi, non c'è più. Che al posto dell'armonia e della bellezza c’è lo squallore. E che la Calabria che vediamo oggi è lo specchio di ciò che noi siamo stati. Domani la vedremo meglio? Se non cambiamo mentalità la vedremo peggio. A Copanello, negli anni ’80, decidono che le villette a schiera erano preferibili al Vivarium di Cassiodoro. Il complesso edilizio era stato costruito in una zona archeologica e la licenza edilizia mancava di qualche parere. E’ stato il trionfo di “Villettopoli”, con un'orribile colata di cemento illegale. Un “incendio grigio”, come direbbe Fulco Pratesi. Ma il kitsch regionale non finisce a Copanello. E, quello che più conta, non è abusivo.
Ci sono migliaia di mostri e mostriciattoli che sono stati fondati saldamente su delibere comunali e autorizzazioni regionali, sull'avidità e l'ignoranza dei nuovi vandali e oggi sfidano  sogghignando il nostro disgusto, il nostro rispetto per le tradizioni, la nostra intelligenza, la nostra cultura. Il paesaggio è stato deturpato da scorrerie volumetriche di imprese edilizie spalleggiate dai piani regolatori  che hanno prodotto, negli anni, ammassi cementizi, case cornute, costruzioni mostruose, astronavi di vetri e piastrelle, case muraglia, bidonville d'autore. Opere di architetti, ingegneri e geometri, immotivatamente pieni di sé e vogliosi di trasgressione creativa nonchè di sperimentazioni brillanti, ci sono state affibbiate per sempre.
Sono gli orrori che sfregiano le coste e le colline, che violentano i centri storici, che feriscono le aree archeologiche e che siamo costretti a vedere tutti i giorni con la pioggia e con il sole, senza che i nostri poveri occhi riescano mai a farci l'abitudine, ma che dimostrano che le trasformazioni dei nostri preziosi paesaggi storici e naturali, ritenuti intoccabili, possono avvenire (anzi, sono avvenute) con il consenso dei loro tutori, grazie a un sistema fondato sulla discrezionalità dei giudizi estetici. Nel labirinto di norme e competenze ci sarà sempre chi riuscirà a fare uno chalet svizzero sul mare, chi squarcerà un bosco con gli skilift, chi farà scendere su un bel prato un palazzo-astronave.
L'assalto non ha sosta; armate di ville geometrili, come diceva lo scrittore Gianni  Celati, ma anche di tralicci Enel, telefonia mobile e palazzi pubblici sono perennemente in marcia. E tuttavia la sindrome dell'assedio non aiuta. Nel braccio  di ferro tra un sindaco o una regione e l'Enel alla lunga vince sempre l'ingegnere dei tralicci. Ma il più delle volte sono stati (e sono) tutti d'accordo a toccare l'intoccabile. E purtroppo non basta lo sberleffo, il paradosso, l'amaro dileggio (l’unico tono che ci sia oggi concesso contro la protervia dei sopraffattori e in presenza del tragico) a demolire una colata incandescente.
La natura, il paesaggio e la cultura sono beni enigmatici, evanescenti. Il paesaggio è un luogo, è fatto anche delle parole che lo descrivono, dalla vita degli uomini. La bellezza è appesa a un filo, un piccolo scarto mentale ci separa dal brutto: «Niente di più facile che distruggere un'armonia» scriveva il francese Jean Giono, autore dell'Ussaro sul  tetto: basta un traliccio  giudiziosamente piazzato, la voglia speculatrice di riempire sempre  i vuoti, specialmente in città. Si spiana, si rettifica, si utilizza, si “sviluppa”. Finché, circondati da squallidi paesaggi, rimpiangiamo quello che faceva la nostra felicità.
I paesaggi doc, che la Convenzione europea - firmata nell'ottobre  del 2000  - invitava a scovare e  difendere, con stanziamento di fondi ormai sono come i Panda, in via di estinzione: scompaiono  sotto i colpi di speculazioni e abusi edilizi, placet comunali e ministeriali che non li considerano un bene da difendere. Allora perché non cominciare a costruire una Carta del Paesaggio per fornire indirizzi,criteri e metodi. E difendere anche i muretti a secco, le masserie, gli alberi monumentali, i fontanili e le risorgive, gli uliveti millenari, le fontane storiche, le alberate ecc. che sono la nostra ricchezza?
Chi ha girato un po’ per la Calabria ha potuto vedere di quanta impressionante sgangheratezza è coperto il territorio. 
L’alluvione di edifici e di manufatti d'ogni tipo che ha trasformato pianure, campagne e coste, col contributo di viadotti e svincoli autostradali, di stazioni di servizio, hanno ottenuto tutti i visti necessari per legge, senza opposizioni nè osservazioni. Le tante villette a schiera costruite in zone di pregio ambientale stanno bene in quel luogo non solo per il Comune, anche per la Regione che ha poteri e doveri di controllo, e per le Soprintendenze che possono sovrapporsi quando il progetto ricade su zone protette da un vincolo.
Ho visto case muraglia costruite a pochi metri dal mare, pinete incendiate per far posto a un’edilizia anonima, brutta, uniforme; ho visto seconde case chiuse da chi ha scelto mari migliori, condomini costruiti sul letto di fiumi, villaggi realizzati in posti bellissimi e chiusi da sbarre o da porte in ferro che ne impediscono l’accesso e che d’inverno sembrano abbandonati dalle popolazioni, fuggite in massa come dopo una pestilenza o una guerra  chimica.

La demolizione dell’ecomostro di Stalettì è stata definita dal presidente Loiero una giornata memorabile.
Lo sarà veramente se finalmente si stabilisce cosa si può fare e come, cosa non si deve fare e se il sistema di difesa del paesaggio sarà rafforzato nel rispetto delle nostre tradizioni e non nell'uso discrezionale dei vincoli di legge. Ricordiamoci che erano sottoposte a vincoli estesi, aree poi largamente cementificate.