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BAGNARA CALABRA
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©1999
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Stiamo cambiando?
Nemmeno un pò,
di Ortensio Longo. |
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del 19\1\2007 |
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fonte:
CalabriaOra online |
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qui dal
20/01/2007 |
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Con l’abbattimento del mostro
cementizio di Copanello siamo giunti davvero in Calabria alla fine dell’incultura...
della sventatezza, della corruzione, della degenerazione, della rapina e della
stupidità? Insomma alla fine della calviniana “speculazione edilizia”?
I Comuni, le Province e la Regione hanno capito che i soldi possono egualmente
arrivare da quello che hanno sempre avuto sotto gli occhi: il mare, il bosco, la
flora, la fauna, l’aria, il sole, un paesaggio di arcana bellezza?
Ho già scritto, e lo ripeto, che la gestione del territorio ha bisogno di
controlli severi. E’ questa la sola strada ad aver sottratto qualcosa alla
devastazione o alla falsificazione. I colpi di teatro, protagoniste le ruspe,
per fare una seria politica contro l'abusivismo edilizio, non bastano. Occorre
un serrato controllo del territorio per bloccare le illegalità sul nascere.
La bellezza di un luogo è, e rimane, suolo pubblico, bene collettivo: paesaggio
che qualcuno, democraticamente, è delegato ad amministrare e proteggere nel
presente e a preservare per chi dovrà averne cura nel futuro. E se è vero, come
diceva Schiller, che ogni paesaggio appartiene al popolo (che lo ha creato) e
che involgarendolo si sfregia la nostra identità culturale, bisognerà pur
prendere coscienza degli stati d'animo che le brutture ci trasmettono. Prima
di tutto l’ansia.
Stiamo davvero cambiando? E’ il disastro che ci obbliga a cambiare. Dobbiamo
cambiare il cuore e la testa. Non sono mai stato pessimista, neanche quando i
numerosi appelli, richiami, denunce, inviti che ho fatto negli anni passati
apparivano come le disperate e coraggiose fucilate degli ultimi giapponesi nella
giungla. Ho sempre pensato che un giorno – forse - saremmo stati meno folli.
Però so pure che la Calabria che abbiamo conosciuto anni addietro è stata
cancellata o quasi, non c'è più. Che al posto dell'armonia e della bellezza c’è
lo squallore. E che la Calabria che vediamo oggi è lo specchio di ciò che noi
siamo stati. Domani la vedremo meglio? Se non cambiamo mentalità la vedremo
peggio. A Copanello, negli anni ’80, decidono che le villette a schiera erano
preferibili al Vivarium di Cassiodoro. Il complesso edilizio era stato costruito
in una zona archeologica e la licenza edilizia mancava di qualche parere. E’
stato il trionfo di “Villettopoli”, con un'orribile colata di cemento illegale.
Un “incendio grigio”, come direbbe Fulco Pratesi. Ma il kitsch regionale non
finisce a Copanello. E, quello che più conta, non è abusivo.
Ci sono migliaia di mostri e mostriciattoli che sono stati fondati saldamente su
delibere comunali e autorizzazioni regionali, sull'avidità e l'ignoranza dei
nuovi vandali e oggi sfidano sogghignando il nostro disgusto, il nostro
rispetto per le tradizioni, la nostra intelligenza, la nostra cultura. Il
paesaggio è stato deturpato da scorrerie volumetriche di imprese edilizie
spalleggiate dai piani regolatori che hanno prodotto, negli anni, ammassi
cementizi, case cornute, costruzioni mostruose, astronavi di vetri e piastrelle,
case muraglia, bidonville d'autore. Opere di architetti, ingegneri e geometri,
immotivatamente pieni di sé e vogliosi di trasgressione creativa nonchè di
sperimentazioni brillanti, ci sono state affibbiate per sempre.
Sono gli orrori che sfregiano le coste e le colline, che violentano i centri
storici, che feriscono le aree archeologiche e che siamo costretti a vedere
tutti i giorni con la pioggia e con il sole, senza che i nostri poveri occhi
riescano mai a farci l'abitudine, ma che dimostrano che le trasformazioni dei
nostri preziosi paesaggi storici e naturali, ritenuti intoccabili, possono
avvenire (anzi, sono avvenute) con il consenso dei loro tutori, grazie a un
sistema fondato sulla discrezionalità dei giudizi estetici. Nel labirinto di
norme e competenze ci sarà sempre chi riuscirà a fare uno chalet svizzero sul
mare, chi squarcerà un bosco con gli skilift, chi farà scendere su un bel prato
un palazzo-astronave.
L'assalto non ha sosta; armate di ville geometrili, come
diceva lo scrittore Gianni Celati, ma anche di tralicci Enel, telefonia mobile
e palazzi pubblici sono perennemente in marcia. E tuttavia la sindrome
dell'assedio non aiuta. Nel braccio di ferro tra un sindaco o una regione e l'Enel
alla lunga vince sempre l'ingegnere dei tralicci. Ma il più delle volte sono
stati (e sono) tutti d'accordo a toccare l'intoccabile. E purtroppo non basta lo
sberleffo, il paradosso, l'amaro dileggio (l’unico tono che ci sia oggi concesso
contro la protervia dei sopraffattori e in presenza del tragico) a demolire una
colata incandescente.
La natura, il paesaggio e la cultura sono beni enigmatici, evanescenti. Il
paesaggio è un luogo, è fatto anche delle parole che lo descrivono, dalla vita
degli uomini. La bellezza è appesa a un filo, un piccolo scarto mentale ci
separa dal brutto: «Niente di più facile che distruggere un'armonia» scriveva il
francese Jean Giono, autore dell'Ussaro sul tetto: basta un traliccio
giudiziosamente piazzato, la voglia speculatrice di riempire sempre i vuoti,
specialmente in città. Si spiana, si rettifica, si utilizza, si “sviluppa”.
Finché, circondati da squallidi paesaggi, rimpiangiamo quello che faceva la
nostra felicità.
I paesaggi doc, che la Convenzione europea - firmata nell'ottobre del 2000 -
invitava a scovare e difendere, con stanziamento di fondi ormai sono come i
Panda, in via di estinzione: scompaiono sotto i colpi di speculazioni e abusi
edilizi, placet comunali e ministeriali che non li considerano un bene da
difendere. Allora perché non cominciare a costruire una Carta del Paesaggio per
fornire indirizzi,criteri e metodi. E difendere anche i muretti a secco, le
masserie, gli alberi monumentali, i fontanili e le risorgive, gli uliveti
millenari, le fontane storiche, le alberate ecc. che sono la nostra ricchezza?
Chi ha girato un po’ per la Calabria ha potuto vedere di quanta impressionante
sgangheratezza è coperto il territorio.
L’alluvione di edifici e di manufatti d'ogni tipo che ha trasformato pianure,
campagne e coste, col contributo di viadotti e svincoli autostradali, di
stazioni di servizio, hanno ottenuto tutti i visti necessari per legge, senza
opposizioni nè osservazioni. Le tante villette a schiera costruite in zone di
pregio ambientale stanno bene in quel luogo non solo per il Comune, anche per la
Regione che ha poteri e doveri di controllo, e per le Soprintendenze che possono
sovrapporsi quando il progetto ricade su zone protette da un vincolo.
Ho visto case muraglia costruite a pochi metri dal mare, pinete incendiate per
far posto a un’edilizia anonima, brutta, uniforme; ho visto seconde case chiuse
da chi ha scelto mari migliori, condomini costruiti sul letto di fiumi, villaggi
realizzati in posti bellissimi e chiusi da sbarre o da porte in ferro che ne
impediscono l’accesso e che d’inverno sembrano abbandonati dalle popolazioni,
fuggite in massa come dopo una pestilenza o una guerra chimica.
La demolizione dell’ecomostro
di Stalettì è stata definita dal presidente Loiero una giornata memorabile.
Lo sarà veramente se finalmente si stabilisce cosa si può fare e come, cosa non
si deve fare e se il sistema di difesa del paesaggio sarà rafforzato nel
rispetto delle nostre tradizioni e non nell'uso discrezionale dei vincoli di
legge. Ricordiamoci che erano sottoposte a vincoli estesi, aree poi largamente
cementificate. |