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Se si parla di politica ogni quattro anni in un detto luogo, in situazioni di depressione socio-economica, in assenza della merce-lavoro, anzi laddove vige il giogo del bisogno, l'esercizio del voto si trasforma facilmente da strumento di consenso in fattore di sudditanza a scopo clientelare... Ho letto un intelligente (e condivisibile) scritto di Claudio Careri a proposito del valore e del significato dell'esercizio del voto. Aggiungo che tanto abbiamo detto e scritto (e diremo e scriveremo) su partecipazione e libertà di espressione. Siamo alle solite, però: ha un senso farlo? |