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I nostri maestri
di Tito Puntillo
22/11/2009

Buongiorno Giuseppe,

ho letto il messaggio di Caruso e approfitto di questa finestra per esprimere il mio più sincero cordoglio alla famiglia mentre mi stringo con immenso affetto al mio amico Cecé Parisio e a Marisella.

Il Maestro Carlo Caia appartiene alla vecchia generazione dei cosidetti “Grandi Bagnaroti” che gradatamente stanno scomparendo senza effetto di sostituzione. In effetti, ai grandi combattenti in difesa di Bagnara e a favore del suo sviluppo, si sono sostituiti nel tempo esercenti atteggiati a Deputati Locali, che ritengono di maneggiare ed elaborare Politica invece di badare ad amministrare, gestire, governare le comunità familiari che costituiscono una “Comune”, un Comune.

Ma non è questo il conto principale.

Sono molti coloro che si ricordano del loro Maestro Caia. Così come coloro che, come me, si ricordano ancora (e molto bene) del Maestro Sarino Dato, del Maestro Comi, del Maestro Leonardis.

E a noi tutti, proprio tutti, ci manca tantissimo la bella Bagnara.

Ma non è il caso e la circostanza di dolersi per cosa manca a noi in ciò che ci circonda.

E’ il momento invece dell’ennesimo cordoglio, dopo quello appena sofferto per l’Avvocato Romano.

E dunque tutti noi che frequentammo quell’Asilo confortevole e dopo quella grandissima Scuola Elementare (coi terribili ma paterni bidelli Porpiglia e Restuccia) e la Signorina Dato in Segreteria, abbiamo la forza di non dolerci.

E’ invece insopportabile il dolore che proviamo per tutto ciò che gradatamente e inesorabilmente, non più ci avvince, non più è presente fra gli ingredienti che hanno costruito nella fanciullezza, i nostri animi, i nostri sentimenti, le speranze, le grandi vibrazioni della felice Età delle aspettative.

E siamo e ci sentiamo orfani di padri e orfani dei “secondi papà” , i nostri Maestri, perché ci manca il conforto di vedere che le nuove generazioni sono ben affidate e amorevolmente curate.

Ecco perché ci stringe forte il cuore quando ricordiammo, come ricordammo, il grido alla finestra di quella mamma che chiamava: “Ruoccu!, Oh Ruoccu! Viri mi skiani pessupra mi ti fai i compiti sennò scindu e ti nkianu jeu a maschiati!”

Perché quel grido giungeva in mezzo a frotte di bambinoni che giocavano felici al pallone in mezzo alla strada, mentre gli adulti che passavano a passeggio, osservavano sorridenti, benedicendo.

Tito Puntillo