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Da Silvana Ruggiero ricevo e pubblico Dopo quasi quattro anni dall’insediamento della seconda legislatura Zappalà, mi ritrovo ancora una volta ad esternare rammarico sulla fantomatica Commissione Pari Opportunità, sulla quale vige silenzio tombale ed inerzia direttamente proporzionale alla sua attività. Il cambio dell’Assessore al ramo non ha modificato la sorte di questa Commissione, praticamente tramontata sul nascere o forse mai realmente nata, perché per far funzionare le cose non basta istituirle ma soprattutto crederci. Sarebbe stato meglio rivendicare la sua non istituzione che il suo fallimento, perché è sinonimo di un fallimento anche maggiore, quello sociale e civile, è il sopravvento del disinteresse, dell’inettitudine a concretizzare pensieri ed azioni sociali. Si è sempre sottovalutata la funzione della Commissione che nelle sue prerogative dovrebbe esercitare un ruolo di studio, di proposizione, di consultazione e di partecipazione alle decisioni, divenendo organismo di riferimento per tutte le problematiche attinenti, in via diretta o indiretta, a questioni di parità, di pari opportunità e di problematiche proprie delle donne, ponendosi come strumento propulsore al fine di creare reali e concrete opportunità, nella società e nel mercato del lavoro, che corrispondono ad una piena titolarità ed autorevolezza delle donne. Mainstreaming ed empowerment stanno ad indicare infatti l’esigenza di porre al centro di ogni azione di governo nazionale, regionale o locale, la dimensione di genere e la promozione di politiche di pari opportunità nonché l’assunzione di responsabilità di governo da parte delle donne. La Commissione Regionale ricorderà anche quest’anno, attraverso iniziative il 25 novembre, ovvero la giornata internazionale della lotta contro il femminicidio. La Commissione istituita dall’attuale amministrazione certo non ambisce a simile iniziativa, ci si accontenta di ricordare l’8 marzo che per la banalità del rito che la contraddistingue è meglio dimenticare anche quella data, sarebbe davvero un’offesa per quelle donne che hanno perso la loro vita in fabbrica, ma anche per tutte le donne in genere. Una nota dolente è anche la constatazione di una forma di accettazione e rassegnazione da parte delle componenti della Commissione che con il loro silenzio hanno avallato la fine della stessa. Tutto questo è sintomatico: o ci meritiamo i “politici” che ci governano o sono proprio loro, con i loro atteggiamenti a demeritare ai nostri occhi, tanto da allontanare la gente dalla partecipazione attiva della vita amministrativa del nostro paese. |