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La spiaggia di Bagnara
di Tito Puntillo
29\6\2009

Da Tito Puntillo ricevo e pubblico

Cari Amici, la vostra discussione (e preoccupazione) sulla balneabilità a Bagnara – mamma mia che bella assonanza di termini! – è interessante.

Vi vorrei indicare qualche contributo di approfondimento.

Le osservazioni che facemmo per più estati passate inserendo qualche conoscitore della materia, ma così, solo per passare un poco di tempo, fra amici e ospiti anche importanti venuti a Bagnara in assoluto, richiesto anonimato, portò alle seguenti variabili da approfondire:

a) scindere l’inquinamento endogeno da quello esogeno;

b) determinare il futuro della “spiaggiabilità” di Bagnara;

c)  suggerire un monitoraggio continuo lungo tutta la “Costera”

a. per il forte gioco delle correnti limitando le immersioni ai soli sub professionisti;

b. per la caduta massi, che avviene da un po’ di tempo con aumentata frequenza. Il sito più pericoloso pare essere il limite sud della Spiaggia di Rocchi, a ridosso del Promontorio. Ma simili circostanze avvengono un pò ovunque, sottoponendo a rischio le imbarcazioni che costeggiano troppo da presso la “Spiaggia di San Sebastiano”, com’è denominata la Costera da Rocchi a Cavajancuja.

Tralasciando il punto “c” che, secondo me, è stato messo a fuoco dalla Sovrintendenza, ma sono d’accordo con Giuseppe: ci possono spiegare il divieto di non balneabilità per motivi “diversi” dall’inquinamento qual'è e dov'è?

Ecco i contributi.

a) la superficie dell’acqua del mare antistante Bagnara frequentemente pare avere uno strato, una pellicola di tipo oleoso. Si nota soprattutto in presenza di mare assolutamente calmo. Talvolta, stando nell’acqua, s’avverte un leggero odore di nafta che qualche nostalgico confonde con quello di “bastino” di bella e antica memoria, ma occorre un’osservazione attenta. Questa è una preoccupazione forte. Spiego: fino a qualche anno fa, avvenivano avvenimenti di questo genere: le correnti trasportavano verso Bagnara i sacchetti della spazzatura di Messina o la pietra pomice di Vulcano. Avveniva in genere con mare agitato e Scirocco a Levante (per i sacchetti) e Maestro o Libeccio per la pietra pomice. Poi il Comune di Messina provvide a una migliore raccolta rifiuti e i cantieri di Stromboli mutarono le procedure di raccolta della pomice, che tra l’altro ha cessato di interessare la grande industria di prodotti domestici e sopravvive in quella cosmetica e nella ricerca scientifica per la medicina e le tecniche applicate all’arte figurativa.

Ma il bagnante contemporaneo può riscontrare il retaggio di queste circostanze ancora oggi. Se la corrente è ascensionale (dal Canale verso Palmi), l’acqua è fredda e più pulita; se la corrente è discendente (da Palmi verso il Canale) l’acqua è calda, a volte molto calda, ma sporchissima, per la presenza di liquami fognari, spazzatura galleggiante, polistirolo e quant’altro. Consideriamo che dopo Palmi c’è il porto di Gioia, gli scarichi agricoli di Rosarno e l’entroterra della Piana e via dicendo. A volte le correnti provengono da largo verso terra, quando flusso e riflusso si confondono (e un poco al largo di Bagnara appaiono le palombelle e l’acqua sembra bollire in più punti). E’ in quelle circostanze che arriva catrame, nafta e quant’altro. Teniamo da conto che adesso il mare al largo di Bagnara è diventato un’autostrada per i grandissimi carichi che vanno e vengono da Gioja. Una volta, quando c’erano le “Lavature”, con mare a “tre pali”, cioè mareggiate che arrivavano sotto il muro della Via Marina, in genere le mamme raccomandavano a noi bambini di andare sul muretto per respirare a pieni polmoni “l’aria iodata”, circostanza che adesso sconsiglio vivamente e fermamente a tutti. Per carità! Non voglio affermare che bisogna fuggire dalla nostra spiaggia, anzi. E’ solo per spiegare che se parliamo di mare pulito tanto da poter fare i gargarismi (una volta li facevamo quando andavamo a fare il bagno a Gramà! Mamma mia se mi ricordo! Portammo lì una volta anche l’onorevole Michelini che non voleva più uscire dall’acqua. Mangiò un grappolo d’uva stando immerso fino al collo e alla fine non seppe come ringraziarci), siamo lontani dalla realtà. Accontentiamoci di un mare mediocre. Ma allora? Allora la battaglia da condurre (perché cari amici c’è una battaglia da affrontare e come!) è quella di stare accanto a Silvana Ruggiero e protestare con lei per l’inquinamento endogeno che ci minaccia, dopo che tutti abbiamo profuso tanti sacrifici per attivare il depuratore e migliorare lo smaltimento rifiuti. Ma è anche quella di controllare che le Comunità della Costa e quelle dell’entroterra che sulla Costa scaricano, rispettino sempre le regole anti-inquinamento; è quella di invitare le Autorità a comunicare periodicamente ai Rappresentanti della nostra Cittadina, lo stato di salute dell’acqua del Canale, che, ci dicono i Media, a volte è molto inquinato.

Il pericolo di inquinamento esogeno e quindi, come tale, incontrollabile da noi Bagnaroti, è forte e preoccupante per Bagnara. Diamoci da fare allora. Per questa Stagione Balneare, è prevista per la bassa Costa Calabrese, una vera e propria invasione di meduse e al largo della Sicilia, sono segnalate perfino le micidiali “Caravelle Portoghesi” che qualche mese fa sono riuscite a doppiare lo Stretto di Gibilterra. Le meduse comuni, e parliamo francamente solo di quelle, porteranno a miti consigli i bagnanti. Ci salveranno così, le meduse, dalle possibili conseguenze dell’inquinamento?

b) Una volta la spiaggia di Bagnara era ampia, candida e formata da più fasce. C’era una prima fascia, scendendo dalla via Marina, di sabbia “riseruta”, luogo prediletto per i giochi dei bambini: pallone, bocce e “pista automobilistica” tracciata trascinando per i piedi un volontario in modo che col fondoschiena “scavasse” il tracciato. Poi si modellava la pietra pomice per fare le palline e si giocava a “Formula Uno” nella pista, “schicciando” le palline con lo scatto dell’anulare mollato dal pollice che lo teneva fermo nello sforzo. La fascia intermedia era costituita da pietre non molto grandi, ben uniformate e distribuite. Il mare le aveva levigate a dovere per cui, anche camminandovi a piedi nudi, non facevano male e anzi, dopo un poco e presa confidenza, davano una piacevole sensazione di massaggio. I pescatori vi stendevano le reti, le massaie i panni e le lenzuola da asciugare al sole, i bagnanti gli ombrelloni, ecc. Poi la terza fascia che degradava dolcemente verso il mare, tutta di sabbia finissima fin dentro l’acqua. Una meraviglia.

Ma come fu possibile questo miracolo della natura a Bagnara? E perché adesso non c’è più? Ne discutemmo a lungo con gli amici e alla fine ci sembrò verosimile quello che appare come un paradosso. Spiego. Bagnara anni Quaranta e Cinquanta. Partiamo da qui per non andare troppo a ritroso. I periodici temporali furiosi ingrossano i ruscelli e i torrentelli che, a centinaia, affluiscono verso Catiano e Sfalassà, apportandovi terra smossa in quantità elevatissime. Le due fiumare, soprattutto Sfalassà, trasportano acqua e fango purissimo con violenza fino al mare. Le foci depositano le risultanze “a imbuto” sul fondale antistante i torrenti, a volte anche per qualche centinaio di metri. Periodicamente poi, arrivano le “Lavature”. Le onde altissime, scavano il fondale e sollevano quintali di pulviscolo. Il mare pare costituito di cioccolata, tanto è il materiale sollevato. Le correnti trasportano questo materiale lungo la costa bagnarese e lo depositano, con le ondate della “Lavatura”, lungo tutta la spiaggia che, dunque, si rinnova, si alimenta, si pulisce.

Le attività dei contadini dei Piani della Corona, una pessima gestione delle acque nell’ambito di una economia idrica inesistente, i soprusi dei “Giardinari” e infine i delitti perpetrati dagli ingegneri delle gallerie ferroviarie e dell’autostrada, hanno ammazzato i nostri due torrenti di quel poco che restava dopo il degrado geologico dell’intero territorio, circostanza che sta continuando. I torrenti smisero di riversare materiale di risulta e la spiaggia cominciò a soffrire. Intervenne però un fatto nuovo, incredibile a pensarci e che certamente mai sarebbe venuto in mente a qualcheduno come soluzione del problema! Fu necessario aprire una discarica di materiale di risulta proprio accanto alla foce dello Sfalassà. Divenne quasi da subito un vero e proprio promontorio. Si trattava prevalentemente di terra smossa e qualche mattonella. Ma era non inquinante, era “pura”. Le “Lavature” prelevavano da lì il materiale di risulta e continuavano così a distribuirlo lungo la spiaggia. Avemmo così garantito ancora il processo naturale di rinforzo e manutenzione della nostra bella spiaggia. Poi a un certo punto la discarica cessò perché cessò l’attività che l’alimentava. La spiaggia cominciò a degradarsi, il mare delle “lavature” non apportava più materiale di risulta e, anzi, iniziò a scavare l’ansa, avvicinandosi al limitare della Via Marina. Ci fu qualche tentativo di aprire, inconsapevolmente per gli effetti benefici che avrebbe provocato, qualche altra discarica, ma l’ira degli “ecologisti” fu talmente arrabbiata che non se ne fece nulla. Pensate quanta terra pulitissima è stata asportata dai Piani della Corona per rifare il tracciato dell’Autostrada e, anziché essere depositata a fianco di Sfalassà e Catiano, adesso ha smendato le colline superiori che affacciano su Bagnara! Due o tre stagioni di sacrificio per tutti, ci avrebbero ridato la nostra spiaggia spettacolare degli anni Cinquanta e Sessanta!

Tutto questo volevo proporvi a supporto delle vostre riflessioni.