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C'era una volta
di Ninì Gramuglia
17\5\2009

Da Ninì Gramuglia ricevo e pubblico

L’incipit dello scritto di Giuseppe Careri “C’era una volta…..” definisce bene l’ambiente letterario i cui si colloca: quello delle favole. Un mondo fantastico fatto di orchi e draghi, streghe cattive e lupi famelici, ma alla fine arriva la fatina dai capelli turchini e con la sua bacchetta magica tutto risolve.

Ma torniamo alla realtà.

Il buon Careri non è l’ultimo arrivato, ha partecipato alla vita politica di questo paese ricoprendo la carica di Consigliere Comunale (non ricordo se di maggioranza o di minoranza) durante l’amministrazione Ramondino (anni 1993-1994, se non erro), successivamente ha svolto la sua azione politica di opposizione (questo lo ricordo benissimo) dalla pagine di Gazzetta del Sud, in qualità di corrispondente locale.

Oggi, mi si dice vive a Roma ed è uno dei più stretti collaboratori del sottosegretario Buonfiglio, famoso nella nostra cittadina per aver rivendicato il suo orgoglio Bagnarese quando ha carpito otre 2000 voti agli allocchi locali, per poi scomparire dal territorio insieme ad alcuni fedeli e riconoscenti supporters.

Careri, sicuramente persona perbene, anche se caustica, sembra avere non vuoti ma voragini nella memoria (ciò è particolarmente grave per un cronista).

Per cui ricordo a lui e agli altri, rimasti anonimi, “bagnaroti forever” lo stato delle cose all’inizio degli anni 90’ (tutti i documenti sono depositati negli archivi comunali).

Il Comune era in situazione di predissesto finanziario, le fogne cittadine si riversavano direttamente a mare, i creditori presentavano decreti ingiuntivi per miliardi di lire, la spazzatura sommergeva il paese, le strade erano colabrodo, mancavano i soldi per pagare gli stipendi ai dipendenti, da decenni nessuno, o quasi, pagava le tasse comunali.

Con un lavoro serio e fortemente impopolare di risanamento, durato anni e che ha attraversato tre amministrazioni (Ramondino, Dato e Frosina, che hanno avuto è vero corto respiro, ma l’individuazione delle cause meriterebbe una lunga e complessa analisi e non sommarie condanne) cui io ho partecipato, non fedelmente, ma seriamente e, a volte, criticamente (oggi è tutto uno scroscio di posate), si è:

- Risanato le casse comunali;

- Attivato il depuratore (costruito da trent’anni e mai fatto funzionare) rendendo fruibile tutta la fascia di spiaggia che comprende il centro cittadino.

- Privatizzato il servizio di raccolta dei rifiuti attivando, primi in provincia, anche quella differenziata ( è da quel momento che non vi sono più cumuli di spazzature per le strade);

- Rifatte tute le strade e l’illuminazione cittadina (compreso il lungomare fino alla torre Ruggero e il corso).

- Effettuati i lavori di metanizzazione (Zappalà si è limitato ad accendere la fiammella).

Cioè, è stato realizzato tutto quello che Careri ascrive alla fatina Zappalà.

Tant’è che Il Sindaco, quando è messo alle corde nelle discussioni in Consiglio Comunale, comincia la giaculatoria delle opere realizzate dalla sua amministrazione: “ho risolto il problema idrico (su questo ho già abbondantemente detto), ho portato milioni di euro di fondi comunitari per questo, quello e quant’altro, ho curato l’immagine del paese”, ma si guarda bene dall’andare oltre poiché ha, quanto meno, l’onestà intellettuale di non dire fandonie.

A proposito della “carcassa piena d’acqua putrida”, invito, infine, il cronista Careri a fare un’inchiesta sullo stato di salute delle casse comunali e a contattare i creditori che bussano alla porta di palazzo San Nicola, scoprirà che stiamo tornando alla situazione degli inizi anni 90’.

La parte Epico-filosofica dell’intervento di Careri è fuori della mia portata: sono solo un contabile alla porte della pensione.

Ninì Gramuglia