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Da Ignazio Badalì ricevo e pubblico Colui che ancora qualche tempo fa, veniva indicato come esempio ed artefice di un attivismo amministrativo in grado di incidere profondamente sul volto del proprio territorio, decide di gettare la spugna. Devo rivelare che l’evento, ancorché oggettivamente traumatico, non mi coglie di sorpresa. Oltre al fatto che da diversi giorni si sussurrava di svolte che potevano sfociare in quanto è poi effettivamente accaduto, già nel dicembre del 2007, con un articolo pubblicato sul periodico cittadino “Alba Nuova”, disegnavo un ipotetico scenario che si è puntualmente realizzato. Prendo atto di ciò senza avvertire particolari emozioni. Scrivo senza aver avuto prima occasione di parlare con Santino. Forse non serve. O forse si. Sarebbe stato probabilmente opportuno dialogare prima con lui; avrei evitato di dare l’impressione di essere talmente presuntuoso da essere convinto di aver capito tutto. Non sono neanche così sicuro che le cose che avrebbe potuto dirmi oggi, non me le abbia già comunicate in passato, con quello strano modo che avevamo entrambi di discutere senza parole. E pur intendendoci. Non sono uno che ha condiviso in toto le sue scelte e la sua azione. L’ho rispettato per l’impegno profuso e per quella prorompente energia che ne ha contraddistinto le giornate migliori. Non sarebbe onesto, da parte mia, omettere che da tempo, il modo con cui ha interpretato il ruolo ricoperto a palazzo S. Nicola è stato vissuto, da ampia parte degli “addetti ai lavori” e non solo, come una presenza opprimente. Ma questa è una constatazione che coglie anche lui e di cui fa cenno nel manifesto di commiato alla cittadinanza. Pertanto, oggi che la sua stella pare tramontare per sua scelta, non saprei indicare con certezza se quanti provano intima soddisfazione per tale epilogo siano più numerosi tra i suoi oppositori istituzionali o piuttosto tra coloro che avrebbero dovuto sostenerlo. Purtroppo è possibile che ci sia ancora gente che considera l’amministrazione comunale come una specie di maxi albero della cuccagna, dove, per il solo fatto di essere stati capaci di arrampicarsi, sia legittimo tentare di raccogliere tutti i prodotti che pendono dalla sua sommità. Roba da mediocri. Santi Zappalà non è stato e non è un mediocre. Poteva essere un degno alleato o un degno avversario. Sarebbe dipeso dalle sue scelte e dal taglio che avrebbe deciso di imprimere alla sua azione politica. Adesso che lascia, probabilmente la mediocrità si rimetterà in pista e tenterà di riaprire la sua corsa. Auguri a chi trionferà. Auguri anche a questa città che per tutelare il suo futuro avrebbe tanto bisogno che si riuscisse ad estrarre il classico coniglio dal cilindro, anche se le condizioni del sorpassato copricapo non sono mai state così precarie. Il sindaco dimissionario, nella parte finale del suo manifesto, lancia un monito al suo successore, mettendolo in guardia dai rischi che comporta l’ostinata ricerca del bene comune. Lui usa un termine per identificare questo fronte che recalcitra e chissà perché a me torna in mente una frase che ho ascoltato tanto tempo fa. Non la riporto, almeno per il momento, sperando per la nostra comunità che almeno in questo si sia sbagliato. Probabilmente non tarderanno, almeno per un fatto di cortesia, gli immancabili attestati di solidarietà; alcuni non potranno evitare di rivelarsi densi di ipocrisia, altri potranno apparire come il tipico e postumo bacio di giuda. |