note, riflessioni e corrispondenze pubblicate

sul blog foglididiario.ilcannocchiale.it

anno 2008

la raccolta dei post degli anni  2007 - 2006\05 - 2004\03 - 2002\01

 

DICEMBRE

27 - Pensieri di fine anno    24 - La Calabria e gli altri - di Tito Puntillo     21 - Sulle cerimonie del centenario. Una lettera aperta di Gianni Saffioti

19 - La beffa e il danno    16 - Acqua bollente    13 - Il Centenario che verrà   

1 - Un'antica proposta: la realizzazione del sentiero eco-turistico della costiera - di Ignazio Badalì

 

NOVEMBRE

27 - Sulle interrogazioni al Sindaco e il degrado di Bagnara - di Ninì Gramuglia    25 - Prima di "Report" - di Giuseppe Macrì

20 - Dopo "Report", ripartiamo da qui - di Tito Puntillo    19 - Obiettivi comuni, proposte concrete, valori condivisi - di Mimmo Lopresto

14 - Quale terapia?    12 - Contro un "Senato" cittadino - di Tito Puntillo    12 - Replica a B. Sofia - di Gianni Saffioti

10 - Un importante passo avanti - di Benvenuto Sofia    5 - Fuggire la sindrome del soldato giapponese - di Ignazio Badalì

2 - Discussioni serie e no - di Gianni Saffioti

 

OTTOBRE

31 - "Un mondo nel quale la politica..." - di Mimmo Lopresto    17 - Una classe dirigente da inventare - di Ignazio Badalì

15 - Guardiamo al futuro - di Rosario Barilà    6 - Risposta a Sarino Cundari - di Benvenuto Sofia    5 - Che frana - di Rosario Cundari

3 - C’era una volta la politica… - di Mimmo Lopresto    1 - La Calabria. Bella come un cigno - di Tito Puntillo

 

SETTEMBRE

30 - Sull'intervento di Puntillo - di Matteo Cacciola    29 - La speranza e le certezze - di Tito Puntillo   

22 - Scegliere di rimanere - di Matteo Cacciola    19 - Legalità    13 - La Pro Loco, come la intendo io - di Tito Puntillo

9 - La Pro Loco risponde - di Carmelo Dominici    6 - E ora, che fare?    5 - Altro che Notti Bianche - di Gianni Saffioti

3 - Critiche e proposte - di Danilo Cappellano    2 - Come mai non si costruisce quello che tutti cercano? - di Daniela Dominici

 

AGOSTO

29 - Alcune considerazioni - di Claudio Careri    28 - Non è tutto a buttare - di Benvenuto Sofia

27 - Partecipiamo, senza nasconderci - di Tito Puntillo    26 - L'Estate Bagnarese. Qualche spunto

25 - Il Palazzo dei Ruffo. E un progetto di ricostruzione sociale... - di Tito Puntillo    19 - L'incerto destino del Museo

9 - Si parla del terremoto del 1908

 

LUGLIO

29 - Sull'emigrazione vecchia e nuova. Una risposta - di Giuseppe Macrì    24 - Partecipazione - di Benvenuto Sofia

14 - Sull'emigrazione. E non solo - di Rosario Barilà

 

GIUGNO

28 - E...state a piedi    27 - Qualche distinguo - di Gianni Saffioti    23 - Il nostro dibattito. Cosa penso io

22 - Servono le scuole e gli uomini che facciano Bagnara - di Tito Puntillo   

21 - Scuola, associazioni e istituzioni. Contro i padroni della Calabria - di Benvenuto Sofia

20 - Un appello per Bagnara - di Claudio Morabito    17 - Ricorrenza terremoto 1908, meridione e meridionali - di Tito Puntillo

5 - Su giovani ed emigrazione, 3° - di Benvenuto Sofia    1 - I giovani già andati via - di Gianni Saffioti

1 - I giovani che vanno via    1 - Meridione e meridionali - di Tito Puntillo

 

MAGGIO

31 - Su Napoli. E sul meridione in generale    28 - A Bagnara, di mattina    24 - Ancora sulla cronaca    23 - Il nuovo documento sul terremoto

23 - Verso il caos?    14 - L'aeroporto che muore    1 - Immagini del porto

 

APRILE

30 - Carmine. Rilanciamo il Museo    24 - La piazza e i pescatori del '27 - di Vincenzo Parrello

23 - L'hanno chiamata "disfatta sanità" in Calabria    23 - Il tempo e le cose    19 - Elezioni politiche...    15 - Malesseri o maldicenze?

15 - Bagnaroti eletti    7 - Ancora sulla vasca dell'ex lido - di Gianni Saffioti    6 - Sulla fontana ex lido - di Antonino Pasquale Calabrò

4 - L’aeroporto di Reggio - di Tito Puntillo

 

MARZO

17 - Costruire una città moderna: Si può fare - di Carlo Toscano    17 - Sui servizi di primo soccorso    8 - Ambulanza, alcune riflessioni

7 - La forza del passato - di Stellario Minutolo

 

FEBBRAIO

21 - Arriva l'ambulanza!    4 - Non scandalizziamoci troppo per quattro scritte murali - di Tito Puntillo

3 - Riflessione su quanto scrive Claudio Careri sul vandalismo della torre aragonese - di Gianni Saffioti

 

GENNAIO

26 - Errore tattico dei democratici?    11 - Motivi della crisi e opportunità future - di Carmelo Tripodi   

11 - Suggerimenti sulla nuova Giunta - lettera firmata    10 - Ipotesi sulla crisi    9 - La missione del Sindaco    5 - Sogno con lui

 

 

 

Pensieri di fine anno

27 dicembre 2008

Sono i giorni del Centenario del terremoto del 1908. Dovremmo pensare oggi solo a quei poveretti che vi morirono (e per i quali mi chiedo se esista a Bagnara un'anagrafe, sia pure evidentemente parziale e incompiuta) e basta. Erano i tempi - e cito da un libro che si occupa d'altro* - quando non c'erano parole, quando le parole non venivano ancora prodotte in massa e confezionate e rese universalmente disponibili per un consumo immediato.

Finiranno a breve tutte le cerimonie e, come ho già scritto, chissà cosa resterà a noi.

Resterà comunque la nostra gente, coi suoi antichi problemi e il suo atavico disincanto. Su di essa, sulla sua capacità di guardare al futuro, di farcela a scrollarsi i guai si può confidare o no. Da ciò indubbiamente può nascere la decisione di ognuno di noi di farci un pò carico della Comunità.

Perchè a un certo punto dobbiamo ammettere senza infingimenti e sterili astrattezze che - qui - nessuna Classe Dirigente esiste. Da decenni questa Città è priva di una leadership nei campi dell’economia, della politica, della cultura ed in generale della società. E se è vero che la classe dirigente non è un’élite né una classe dominante e nemmeno la classe politica, bisogna adoperarsi (perchè no, anche coi Comitati) perchè tanti più cittadini, e le Associazioni e le Istituzioni, recuperino la capacità e la responsabilità di soddisfare i bisogni e di distribuire le risorse.

Questo è l'augurio per l'anno che verrà.

*Tova Reich, Il mio olocausto, Einaudi, 2007, pag. 239

 

La Calabria e gli altri

24 dicembre 2008

Da Tito Puntillo ricevo e pubblico

Devo una risposta a Giuseppe Macrì, che il 25 novembre scrisse delle considerazioni interessanti sullo stato di Bagnara, manifestando pessimismo generalizzato.

Volevo fare notare in effetti, che per venire giù adesso, a Natale, proverò a prendere il treno. Saranno due Eurostar (Torino-Roma e Roma-Villa) il cui costo del biglietto è molto superiore a quello dell’aereo diretto Torino-Lamezia (1.45 minuti di viaggio contro poco più di dieci ore, che è comunque meglio dell’Intercity che ce ne mette più di dodici). Il viaggio in autostrada è divenuto micidiale! Lo affermo perché adopero le autostrade da più di 35 anni in lungo e largo e so che differenza ci sia fra l’autostrada di vent’anni fa e oggi. Micidiale. Nessun commento superfluo.

Le mie considerazioni su quelle di Macrì sono le seguenti:

- La Libia è divenuta partner importante nella nostra organizzazione generale d’Impresa con il suo ingresso nel Capitale Sociale di Aziende Nazionali italiane; lo sviluppo in tecnologia e impiantistica che la interesserà, sarà notevole già dalla fine del 2009.

- L’Algeria è il nostro fornitore principale di metano e stanno notevolmente aumentando i rapporti finanziari soprattutto interbancari. Il mondo algerino della finanza è proiettato su Milano come base di riferimento per lo sviluppo dei rapporti con l’Europa. Da vecchia data poi, l’Algeria importa macchinari industriali, Camion da trasporto e cantiere, tecnologia finita per linee di montaggio.

- La Spagna è finita in una crisi profondissima poiché la stasi dei Mercati e il calo della domanda, sta collassando il loro sistema economico, minato dai bassi salari per mantenere l’apparato soprattutto turistico competitivo a livello internazionale. Alla fine, in Europa, la Nazione meglio piazzata sta divenendo l’Italia, poiché anche il “gioiello” Irlanda sta crollando e il calo mostruoso della Sterlina sta spingendo gli Irlandesi ad andare a comprare nell’Ulster (Irlanda del Nord) che è tutto dire.

- Da noi 20 giorni in Agosto, poi il nulla. E’ vero. Richiamo quanto scritto: l’inverno è da noi una risorsa incredibile, non capita e percepita e non solo per le elioterapie che tanto piacciono agli svedesi, norvegesi e tedeschi, ma per la possibilità di “agganciare” il mare con la neve in meno di un’ora, se vi fossero le adeguate infrastrutture e il consorzio intercomunale basato su un comune piano di Marketing ben budgettato. Ma sto ripetendo argomenti già illustrati.

Quello che mi ha colpito moltissimo è però il discorso dei Paesi Arabi ricchi, che hanno soldi e personaggi potenti a livello culturale perché formati nelle migliori Università francesi e inglesi e che investono in Marocco sul turismo. E poi: tutti i pensionati del Nord Europa svernano in Spagna e Portogallo, non da noi.

Come dire: “arrendiamoci” perché gli altri ci fanno un mazzo che non finisce più.

Questa è una caratteristica fondamentale della gente soprattutto della Provincia di Reggio: si arrende prima di combattere o allargando le braccia o dando le dimissioni da dove si trova impegnata.

In uno dei numerosi stage aziendali a Marentino, qualche anno fa il Direttore Marketing della Ferrero di Alba ci tenne un seminario sulle strategie di ingresso nei Mercati “maturi”. In questo caso (semplifico) era: come faccio a entrare col mio cioccolato nel Mercato tedesco e svizzero che del cioccolato sono leader mondiali?

Fu uno studio intedipartimentale fra Pubblicità, Marketing e Commerciale, alla fine del quale sortì il seguente risultato:

a) Qual’è il prodotto che piace di più ai bambini? Il cioccolato.

b) Qual’è il pensiero fisso che hanno le mamme? Il cioccolato fa male ai bambini.

c)  Qual’è allora il prodotto che devo confezionare? Un cioccolato “senza” cioccolato.

d)  Risultato: un barretta che solo esternamente sia costituita da cioccolato e internamente sia invece di latte al “gusto” di cioccolato per via del burro di cacao. Il Bambino “crede” di mangiare cioccolato ed è contento e la mamma è tranquilla.

e) Adesso bisogna lanciare il prodotto: serve un nome e uno slogan di pochissime parole, ficcante però come un missile nel cervello delle mamme. Nome “Kinder” (guarda caso! Vuol dire “ragazzo” in tedesco); messaggio pubblicitario: “più latte e meno cacao”.

Risultato: successo strepitoso, vendite alle stelle e leader in Germania e Svizzera. Bisogna mai arrendersi e bisogna essere capaci di trasformare un problema in opportunità, ci disse il testimonial di quel bel seminario.

Certamente i ricchi manager del Medio-Oriente studiano a Londra e Parigi ma diverso è il discorso per i Quadri Intermedi, dei quali il Medio-Oriente ha un disperato bisogno e la formazione dei Quadri Intermedi ha metodologie diverse da quella dei Quadri Superiori.

Il pensiero era dunque rivolto, nell’attività produttiva, ai processi squisitamente applicativi, di governo e manutenzione. Attività verso le quali l’Italia è maestra assoluta in tutto il mondo.

Ma io non voglio ripetermi.

E’ stato chiesto di avanzare proposte “concrete”. Io ho eseguito, ma, come ho scritto, ho come l’impressione che il problema in realtà non esista perché si possono trovare i terreni da rimettere a dimora, incentivare cooperative di produzione e siccome si parte dallo dissodare il terreno e mungere le vacche, ho come l’impressione, ripeto, che proprio coloro che invocano il risveglio dell’opinione pubblica, andando per scuole e chiese a sensibilizzare genitori, parenti e affini, non abbiamo fiducia nei giovani bagnaroti, ritenendo, credo, che aspettino “il posto” a Bagnara o vicino Bagnara, perché già andare a lavorare a Cosenza, lontano da mammà e dalla fidanzata e dal corso, è come morire, o che sia un’onta proporre a uno studente al secondo anno fuori corso di filosofia, di andare a zappare la terra in società con altri giovani per tentare di organizzare una futura piccola Impresa agricola e non pensino invece, come credo sia corretto, che il giovane è “costretto” a iscriversi a Filosofia perché non ha un mestiere da fare o trovare un lavoro.

Ho estremizzato il concetto. Che è questo: cara Classe Dirigente di Bagnara: sei tu a non avere fiducia nei tuoi giovani, perché altrimenti:

- Non si capisce perché bisogna andare a sensibilizzare la gente con riunioni, dibattiti e quant’altro. La gente vive i problemi di tutti i giorni sulla propria pelle. Non ha bisogno di missionari che scavino nella ferite.

- Non si capisce perché per prendere una iniziativa, bisogna costituire Comitati e controcomitati che si sovrappongono a organizzazioni pubbliche e private esistenti e attivare fiumare di dibattiti. Perché? Perché forse, cara Classe Dirigente di Bagnara non hai il coraggio di buttarti nella mischia e vuoi essere spalleggiata? Anzi: vuoi passare la palla agli altri e tu metterti al traino per non rischiare?

- Non si capisce perché Bagnara, Scilla, Sant’Eufemia, Palmi, Gioja, Seminara non si parlino mentre Reggio continua a succhiare sangue a tutti. Sai, cara Classe Dirigente, cosa significa stare assieme agli altri?

- Hai paura della mafia? Invoca lo Stato. Anzi: non accampare scuse. Tira fuori le palle.

Non facciamoci dunque gabbo se poi un bravo ragazzo asserisce che gli Arabi ci fanno un mazzo che non finisce più e che quindi non ci sono speranze. A chi deve fare riferimento il bravissimo Macrì? Alla Classe Dirigente di Bagnara che si deve perfino mettere d’accordo come fare i “Comitati” per “sensibilizzare” la povera gente che vede partire i suoi ragazzi per il Nord, ad attaccare treni, perché essa, la Classe Dirigente, non ha fiducia che lo stesso giovane sia in grado di fare sacrifici prima per sopravvivere e poi per vivere?

Ma per favore!

Cara Classe Dirigente di Bagnara: adesso che è Natale, fatti un bell’esame di coscienza, posto che tu ce l’abbia libera da opportunismi, egoismi, cinismo e corruttibilità, e dai a tutti noi un segnale diverso perché ognuno di noi che siamo brava gente di Bagnara, ce lo meritiamo da oltre cent’anni.

Buon Natale amici.

Tito Puntillo

 

Sulle cerimonie del centenario

21 dicembre 2008

Una lettera aperta di Gianni Saffioti che ricevo e pubblico

Dopo un secolo che praticamente sia gli amministratori e sia chi si è interessato di storia hanno cancellato dalla cronaca della ricostruzione del dopo il terremoto del 1908 il nome dell'ing. Luigi Robecchi Brichetti, finalmente la memoria dell'illustre personaggio viene parzialmente rivalutata con la posa di una lapide dove si ricorda l'impegno profuso dal noto esploratore a favore sia della ricostruzione e sia del popolo bagnarese, scontrandosi con sindaco e l'amministrazione dell'epoca che volevano subito usufruire di nuova sede baraccata per gli uffici comunali al posto di creare strutture per la popolazione, schierandosi lui contro la ditta Larini che voleva sfruttare l'emergenza per trasportare gratis il legname per i privati facoltosi che si costruirono baracche più grandi rispetto a quelle della popolazione.

Considerato che l'assessore promotore delle manifestazioni aveva richiesto la mia collaborazione per le manifestazioni, invitandomi a partecipare alla conferenza tenutasi il 13 dicembre, invitandomi a proporgli alcune bozze per la lapide all'ingegnere dedicata, invitandomi a contattare sia la dott.ssa Uccellini che la dott.ssa De Martin, vorrei esprimere alcune opinioni sul senso della mia collaborazione a tutto questo, considerato che l'assessore in questione dopo aver incassato quanto richiesto non si è più fatto sentire nonostante le mie numerose email. L'assessore, tra le altre cose, considerata la mia assenza alle manifestazioni, mi aveva richiesto un breve intervento scritto da leggere durante la serata.

Dunque, considerato che le parole incise sulla lapide (qui nella foto) sono quelle che ho scritto io, l'assessore non ha avuto la minima delicatezza di avvisarmi, cosi gli avrei precisato che ne le virgolette ne il punto avevano senso prima e dopo "All' Ing. Luigi Robecchi Brichetti e che le virgolette dopo q.l.p. naturalmente dovevano essere tolte e la stessa dicitura q.l.p. (che sta per questa lapide posero) andava al centro della lapide, dopo l'ultima scritta.

Che senso ha collaborare cosi quando la mentalità è quella di accaparrare il massimo del materiale disponibile per poi non saperlo sfruttare, ignorando chi si è prestato disinteressatamente a dare il suo piccolo contributo per il buon nome della cittadina? Consiglio all'assessore gentilmente di sostituire la lapide.

L'assessore stesso aveva da me ricevuto, come da lui stesso richiesto, un piccolo intervento dove sottolineavo l'ambiguità che dal dopoguerra in poi imperversa nella nostra cittadina, ovvero una bellezza naturale unica al mondo devastata da continuo abusivismo ed occupazione di suolo pubblico. Questo scritto al convegno del 13 non è stato letto.

Ancora una volta la mia domanda è la stessa di prima: che senso ha collaborare quando prima si chiede un qualcosa, uno si presta disinteressatamente e poi viene due volte ignorato? Si, due volte, la prima quando non è stato letto il documento preparato e la seconda per non aver avuto la sensibilità di avvisarmi che l'articolo non sarebbe stato letto.

Avevo anche pregato l'assessore di invitare alle riunioni preparatorie delle manifestazioni alcuni componenti dell'A.S.F.B. che certamente avrebbero contribuito a colmare le carenze da me accennate ed altre che non sottolineo, come la totale mancanza della partecipazione popolare. Anche in questo caso il mutismo dell'assessore è stato totale e gravissimo, in quanto non ha avuto il minimo rispetto per chi da 23 anni dedica il suo tempo libero in maniera disinteressata per una Bagnara emancipata di sviluppo e di progresso.

Si è persa l'ennesima occasione per sensibilizzare in maniera seria una politica di rispetto del territorio, confermando quelle che erano le mie sensazioni iniziali: si è preparata una confezione di nulla col vuoto dentro, stile spot berlusconiano; o forse era proprio quello che l'assessore voleva?

 

La beffa e il danno

19 dicembre 2008

Mi è capitato di recarmi a fare un pò di spesa prenatalizia in un grande centro commerciale e, complice l'interruzione della strada statale 18 verso sud, son finito in uno del vibonese. Una volta lì, mi è capitato d'imbattermi nel banco vendita del torrone, di quel torrone che in questo periodo tanti da Reggio o Villa hanno avuto difficoltà a venire a comprare a Bagnara (maledetta quella strada!). Ho così scoperto che il "torrone di Bagnara Calabra" (così sull'etichetta) è lì in vendita, a poco meno di 8 euro al kg (!).  E ho anche scoperto che non risulta affatto prodotto a Bagnara, ma altrove. Dunque, si produce fuori una cosa (sulla cui qualità non posso dire) che si fregia di un titolo evidentemente ambito e rinomato e, come se non bastasse, la si vende a prezzo ultra competitivo.

Giro umilmente questa breve riflessione ai nostri produttori locali, agli amministratori e, perchè no, a chi in questi anni si è adoperato ad organizzare feste sagre e convegni sul nostro tipico e tradizionale "dolce di Natale".

 

Acqua bollente

16 dicembre 2008

La notifica delle bollette dell'acqua giorno dopo giorno sta assumendo gli aspetti di una vicenda dai toni tragicomici, se non fosse che, nell'immediata vigilia di un Natale un pò più triste del solito, a tante famiglie di Bagnara sono state chieste centinaia o addirittura migliaia di euro per pagare quell'acqua che qui costa forse più di ogni altro posto d'Italia.

Malumore e proteste che montano e tanta gente che minaccia di non versare un euro nelle casse ormai asciutte (si dice) del Comune.

Non ho capito bene - nessuno ha capito bene, mi pare - chi abbia la responsabilità della faccenda. Quello che però a me sorprende è che, davanti a numeri impazziti (anche a fronte di consumi abnormi e comunque naturalmente da ridurre in modo drastico) nessuno nelle stanze del Palazzo si sia posto il quesito sull'opportunità o meno di procedere, ancora prima di giungere alla spedizione delle bollette, non solo a rifare un pò di conti ma a valutare la situazione e le implicazioni, sociali ed economiche anzitutto.

E' mancata assolutamente una mediazione "politica". Forse c'è ancora il tempo (non so se sul piano giuridico) per rimediarvi. Ma la politica deve intervenire. Pubblicamente. E dalla parte dei cittadini.

 

Il Centenario che verrà

13 dicembre 2008

Celebriamo in queste settimane il Centenario del terremoto del 1908. Si susseguono un pò ovunque, tra Reggio e Messina, in centri piccoli e grandi, eventi e iniziative di ogni genere. Da oggi e per tutto dicembre Bagnara sarà la "Città della Memoria". Si cerca di ricostruire tracce e storie perdutesi nel tempo.

Alla fine però, i singoli cittadini, le associazioni e le istituzioni locali, tutti dovremmo porci un interrogativo: cosa rimane del Centenario? Andremo verso un rapido oblìo (delle emozioni di centinaia di foto viste e di migliaia di parole lette e ascoltate) o saremo capaci di far nascere una sensibilità duratura sui temi della tutela del territorio e dell'ambiente in cui viviamo?

Mi chiedo questo proprio mentre la nostra strada statale tra Bagnara e Scilla è interrotta per le frane causate dalle piogge dei giorni scorsi e mi sembra di trovarvi una pertinenza nient'affatto irrilevante, tra questo attuale "disagio" e il ricordo della tragedia di cent'anni fa.

Possiamo una volta tanto provare a fare tesoro di una pagina della nostra storia? Perchè non prendere impegno subito - amministrazione, associazioni e cittadini - ad esempio per dar vita ad un comitato che della tutela di ambiente e territorio si faccia carico? Una sorta di osservatorio che stia a monitorare lo stato di territorio e ambiente (mi vengono in mente ora la stessa statale 18, il nostro mare e le coste, le fiumare e le colline che ci circondano e ci minacciano, con la sempre più grande discarica della A3), col duplice semplice scopo di tenere desta la sensibilità della Comunità locale e di istituzioni e enti preposti. Ecco allora che la Memoria servirà a costruire il futuro.

 

Un'antica proposta: la realizzazione del sentiero eco-turistico della costiera

1 dicembre 2008

Da Ignazio Badalì ricevo e pubblico

Non so se anche a voi capita, di tanto in tanto, di cimentarvi in quella noiosa attività rappresentata dal rassetto dell’archivio di casa; pur necessario per recuperare spazio da destinare al deposito di altri documenti o per ricercare qualche foglio che è utile, per motivi diversi, disseppellire dall’agglomerato cartaceo. In una di queste operazioni, ribadisco per nulla divertenti, mi è capitata tra le mani una cartella zeppa di appunti e non solo, risalente al periodo in cui facevo parte del Consiglio comunale. La curiosità mi ha spinto a sciogliere i legacci e a sfogliare quelle carte. Sul frontespizio di un consistente fascicolo c’era scritto: “PROPOSTE” (tanto per far intendere come veniva sviluppata l’opposizione a quel tempo). All’interno, tra i tanti, un paio di fogli tenuti insieme da un punto metallico quasi arrugginito, attirano la mia attenzione. Il titolo del documento era: “Realizzazione del sentiero eco-turistico della costiera. Dalla zona del porto alla spiaggia di Cala Jancuja”.

Lo scopo dell’opera era quello di estendere l’offerta turistica e paesaggistica del nostro comune, rivalutando un’area presso che abbandonata a causa dei luoghi impervi, non serviti da alcun sistema viario terrestre e al tempo stesso preservare il sito incontaminato dalla deturpante sede stradale ordinaria costituita da tanto asfalto e inguardabili muri di contenimento in cemento; oltre che dalla selvaggia aggressione alla quale sarebbe stato sottoposto se provvisto di una normale via di transito percorribile a bordo di automezzi.

Difatti il progetto prevedeva un uso limitato del cemento, comunque opportunamente mascherato, impiegato soltanto per superare problematiche legate alla sicurezza non altrimenti risolvibili. Tutto il resto doveva essere realizzato utilizzando esclusivamente legno e pietra. A tal proposito si pensava di avvalersi dell’arte, conosciuta ancora da alcuni, di realizzare le cosiddette “macere”.

Sul ciglio lato mare del percorso era prevista la messa a dimora di piante compatibili che oltre ad offrire un gradevole elemento scenografico, potevano svolgere un'importante funzione di consolidare naturalmente il bordo esterno del tracciato.

La scalinata di inizio percorso, da realizzare in contrada Gramà (dove, si racconta, un passaggio preesistente era stato tranciato dall’impatto di un aereo abbattuto durante il 2° conflitto mondiale), oltre a consentire l’immediato raggiungimento di una quota di sicurezza che possa mettere al riparo dalla violenta azione dei marosi, avrebbe potuto costituire un valido deterrente nei confronti di coloro che fossero pronti a percorrere il sentiero a bordo di motoveicoli per fini impropri.

Ricadendo la spiaggetta di Cala Jancuia nel Comune di Seminara, era inevitabile coinvolgere nelle forme più opportune anche quel Comune nella realizzazione del progetto, proponendo magari un consorzio o altra forma di collaborazione.

Quale motivo ci aveva spinti ad avviare uno studio sull’argomento? Sono ancora attuali le ragioni che hanno generato quella intuizione?

Bagnara, in tutte le epoche, ha rivendicato per sé una vocazione turistica. Se ne è sempre parlato e purtroppo per molto tempo si è fatto solo quello, senza far seguire agli auspici una coordinata azione del governo locale che traducesse in atti e fatti concreti quella che permanentemente restava semplicemente un’aspirazione. Del resto come è improponibile costruire un bel palazzo senza che il suolo su cui dovrà sorgere sia prima ben consolidato, così è altrettanto aleatorio avviare politiche di promozione turistica quando si hanno ancora irrisolti problemi concernenti la raccolta dei rifiuti e il conseguimento di decorosi standard di igiene, esasperanti disagi nella distribuzione idrica, enormi carenze nel campo della recettività, una presso che inesistente presenza di strutture essenziali, ecc. ecc.

L’avvento e la conseguente pregevole azione amministrativa dispiegata da Santi Zappalà ha permesso finalmente un giusto inquadramento di quella che era sempre stata una specie di foto capovolta. Si è smesso di tentare di costruire una casa iniziando dal tetto per operare più correttamente dalle fondamenta.

Molte delle questioni di base sono state affrontate e risolte, su altre bisogna applicarsi senza far regredire la voglia di conseguire ulteriori successi. Nel frattempo si è inteso lavorare anche nel settore della promozione (con un certo successo) mettendo in cantiere iniziative di rilevante richiamo turistico. Quello su cui bisognerebbe insistere, per innescare un circolo virtuoso che renda prima appetibile e che veda poi il coinvolgimento di importanti operatori turistici, sono gli interventi per ottenere una dilatazione temporale (le presenze sono ancora concentrate in periodi troppo brevi) e spaziale dell’offerta.  

Il nostro territorio comunale ha un’orografia impegnativa, anche se appunto per tale motivo può vantare un paesaggio attraente. Spesso la rupe e il mare si incontrano senza intermediari. A causa di ciò (grazie alla natura che ha voluto farci un pregevole dono) e del processo storico intervenuto nel corso dei secoli, abbiamo ereditato una situazione che vede aree sature, ed altre che sono diventate inaccessibili.

La zona della costiera, una volta florida di vigneti (e pertanto non così impervia come appare oggi), era pienamente inserita nel processo produttivo che un tempo vedeva nell’agricoltura un aspetto economico importante. Occorre riguadagnare quest’area per ampliare l’offerta turistica che intendiamo proporre ai visitatori e (cosa altrettanto meritoria) renderla fruibile ai residenti. Facendo questo speriamo di rendere un servizio agli uomini: incrementando le opportunità occupazionali e il reddito dei cittadini; inoltre, inaugurando un’impresa, per nulla semplice, operiamo anche una riqualificazione ambientale; espressione concreta di riconoscenza verso quella natura, così magnanima nei nostri confronti, e che - troppo spesso - è violata dall’ingrata mano dell’uomo.        

Ignazio Badalì

 

Sulle interrogazioni al Sindaco e il degrado di Bagnara

27 novembre 2008

Da Ninì Gramuglia ricevo e pubblico

Caro Giuseppe,

considerato che hai riportato l’articolo apparso su Calabria ora di ieri su due interrogazioni presentate al Sindaco, vorrei chiarire che:

1) Le interrogazioni sono state sottoscritte da tutti i consiglieri del gruppo di minoranza, e non dai soli PD;

2) Dall’articolo si comprende poco o niente sul loro contenuto per cui le riporto integralmente.

 

I sottoscritti Consiglieri Comunali,

premesso che:

- In via XXIV° Maggio a Porelli è stata realizzato un intervento di ampliamento e ricostruzione della scalinata adiacente alla Chiesa M.S. degli Angeli;

considerato che:

- dalla suddetta scalinata si accede alla sala parrocchiale, ma anche su un vicolo di passaggio degli abitanti del posto;

- la suddetta opera non prevede l’abbattimento delle barriere architettoniche;

- si continua a calpestare la dignità di quei cittadini che molto spesso vorrebbero, ma non possono, partecipare alla vita sociale, a causa del menefreghismo dell’Amministrazione Comunale;

tenuto conto delle esigenze di tutti i cittadini, senza esclusione alcuna, in modo da evitare discriminazioni di qualsiasi genere e grado.

per tutto quanto sopra i sottoscritti consiglieri chiedono di sapere:

perché codesta Amministrazione in sede di progettazione dell’opera non ha previsto la realizzazione di uno scivolo utile per tutti coloro i quali sono portatori di disabilità motoria.

 

I sottoscritti Consiglieri Comunali,

premesso che:

- In data 09/11/08 il programma Report su Rai Tre ha trasmesso un servizio chiamato “Mare Nostrum”, dal quale emergevano sia la reiterata pratica di pesca illegale con le spadare che l’assoluta mancanza di controlli nel porto, che rendono lo stesso un “porto franco”;

- la S.V. nell’ultimo Consiglio Comunale ha dichiarato che la gestione del porto è passata nelle competenze del Comune  di Bagnara;

- i recenti interventi di manutenzione del sito si sono rivelati inutili in quanto vari atti di vandalismo hanno distrutto gran parte delle opere realizzate;

- l’area adiacente al porto versa in uno stato di assoluto degrado;

- i sottoscritti consiglieri di minoranza hanno più volte sostenuto la necessità di costituire l’ “Ente Porto” e/o comunque un Organismo che gestisca l’intera area portuale;

tanto premesso i sottoscritti consiglieri chiedono di sapere:

quali interventi la S.V. ha adottato e/o intende adottare in merito alle problematiche sopra esposte;

se non ritiene utile promuovere una discussione in sede di Consiglio Comunale sull’argomento.

 

Colgo l’occasione, dato che leggo nel sito gli interventi appassionati di tanti concittadini, vicini e lontani, tutti preoccupati per il degrado culturale, sociale e morale della nostra Bagnara, per informarti  che coloro i quali, con plebiscitario consenso, sono stati delegati a governarla, mi riferisco al Sindaco e i suoi boys (recentemente ne è saltato uno “per motivi personali”(?)), hanno altro a cui pensare: feste, sagre, estati bagnaresi, notti bianche, pseudo convegni, elargizione di contributi a enti e associazioni, e altri sperperi di danaro pubblico (a breve si sentirà il botto della dissennata gestione contabile con la dichiarazione di dissesto delle casse comunali).

Tant’è che è stata accolta con indifferenza e fastidio una mia proposta, formulata nell’ultimo consiglio comunale, di dedicare una seduta alle problematiche riguardanti i nostri giovani e la nuova ondata di emigrazione, non più con valige di cartone, ma con computer portatili.

Ninì Gramuglia

 

Prima di "Report"

25 novembre 2008

Da Giuseppe Macrì ricevo e pubblico

Buongiorno “Bagnaroti”

“Bagnaroti”, questo termine era usato in senso dispregiativo dai nostri vicini Reggini, ma per noi non era un offesa, era il termine normale con cui ci definivamo.

Bagnara, come diceva il mio defunto professore Falcomatà, per chi non lo conoscesse ex sindaco di Reggio, personaggio di scomodità rara dalle nostre parti,

pestava i calli di personaggi molto pericolosi, già nei primi anni novanta quando non andava molto di moda dire le cose come stavano.

Frequentavo una scuola privata a Reggio, dove erano molti i figli di personaggi notoriamente poco “comodi”.

Amava Bagnara, diceva che era una “zona franca”, terra di nessuno, ma in senso positivo, il confine tra piana e Reggio.

La amava perché non trovava tra i giovani le mentalità da mafiosetti, che erano comuni in altre zone.

Adesso rimarrebbe deluso il buon Falcomatà se sapesse che il bollettino di guerra che mi fa mio padre da Bagnara tutte le sere è più abbondante di quello che riceve il nostro rappresentante per il Medio Oriente da suo padre che stà a Beirut.

Non capisco come mai suscita così scalpore il servizio di Report, posso capire che la Gabanelli si meravigli che un pescatore minacci la guardia costiera, ma noi non ci dovremmo stupire di questo, o che la capitaneria di porto si limiti a misurare la distanza tra un ombrellone e l’altro, mentre due pescherecci passano a tutta velocità a 20 metri dalla spiaggia piena di bagnanti, perché, sapevamo già, vero o no? che quei ragazzi poco possono fare.

Comunque la situazione non può che peggiorare, e lo vedo con i miei occhi ogni anno di più in meridione. Perché?

Ormai “Calamu” solo chi ha ancora una buona parte di cuore giù.

Costa meno prendere un aereo ed andare in mete esotiche e ben organizzate che arrivare a Bagnara.

Non riesco a spiegare ad un mio amico tedesco perché a Novembre 2008 faccio fatica a trovare un aereo per venire giù a Natale, ma l’Italia è una nazione “lunga”, aeroporti bisogna costruire non ponti ed autostrade o alta velocità, ma forse un aeroporto rende poco e per breve tempo, una bella autostrada costruita per “rivalutare il meridione”, ma che taglia fuori una delle coste più belle del mondo, per passare da Cosenza, con delle montagne difficili da valicare che nemmeno il Brennero, MA UN AUTOSTRADA E’ PER SEMPRE, rende per secoli a chi la “gestisce”.

Il sig. Puntillo scrive: Egitto, Libia, Tunisia e Marocco che finanzieranno i Centri in cambio di nuove tecnologie da immettere sui loro territori.

Libia ed Algeria sono delle nazioni con governi totalitari senza nessun interesse nello sviluppo.

Marocco Egitto etc. hanno risorse che noi ci sogniamo, hanno soldi, hanno personaggi potenti a livello culturale, formati  nelle migliori università francesi ed inglesi.

7 miliardi di dollari hanno investito gli Emirati in Marocco in strutture turistiche, già adesso si spende meno per fare una settimana di vacanza in posti lussuosi e molto organizzati, che noleggiare ombrelloni e sdraio da noi sulla riviera.

Gli Spagnoli hanno conquistato l’Europa con i consorzi , fuori stagione lavorano a prezzi di costo e non interrompono mai il ciclo produttivo delle località turistiche, lavorano anche in inverno con un clima simile al nostro, tutti i pensionati del nord Europa svernano in Spagna o Portogallo.

Da noi 20 giorni ad Agosto e poi il nulla.

Scusate lo sfogo,ma non vedo sbocchi in tempi brevi, ma sono a Modena spero vivamente di sbagliarmi.

Un saluto a tutti

Giuseppe “Panelli” Macrì

 

Dopo "Report", ripartiamo da qui

20 novembre 2008

Da Tito Puntillo ricevo e pubblico

Carissimo Giuseppe,

devo una risposta alla tue preoccupazioni che sfociano su “cosa si deve fare per”.

Gli ultimissimi avvenimenti in Bagnara confermano tesi che avevo espresse sul tuo sito. E’ più che mai necessario allora disinteressarsi delle lezioni di Scienza della Politica e di Sociologia Morale, peraltro su argomenti che ogni studente e ricercatore può diffusamente trovare su tutti i cataloghi delle Case Editrici, con edizioni dal 1950 in poi, senza citare i Classici dei periodi precedenti e fino alla Repubblica di Platone.

Ma, come ho scritto: l’applicazione topica di questo scibile è stata in molti casi, impossibile per fattori molteplici. Non s’è trovata dal 1861 una soluzione della Questione Meridionale e adesso reinsistere sull’auspicazione di una “politica” retrò è divertente, in un momento di transizione come questo, durante il quale si stanno annullando le vecchie procedure, i vecchi schemi e equilibri e tutto corre velocissimo da una parte all’altra del Globo, innescando processi di competitività che tagliano sempre più fuori la Calabria dal contesto e malgrado essa sia centro e ponte del Mediterraneo che guarda i paesi costieri di fronte, e soprattutto Marocco e Tunisia, in forte sviluppo e affamati di know how a tutti i livelli.

Qui da noi, ma anche a Milano, Padova, Bologna, Bergamo e Firenze, le Comunità Calabresi e i Bagnaroti che ne fanno parte, sono senza parole di fronte al servizio della Gabanelli.

Ci ha ferito l’espressione “Bagnara porto franco” ove tutto è lecito perché si riesce a corrompere, lo scoramento dei ragazzi della Capitaneria di Porto di Bagnara che dicevano “A Reggio non c’è niente” e quel vigile urbano capace di commettere nello stesso momento quattro reati: corruzione, utilizzo di un mezzo pubblico a fini privati, uso improprio dell’orario di lavoro e correità consenziente nell’atto delittuoso della cattura e smercio di pesce-spada giovane.

Ma soprattutto ha impressionato l’espressione del “cacciatore” di pesce-spada, nobile figura dello Stretto, che commentava: “Bagnara è il paese più ricco d’Italia”.

Dunque torna la considerazione che hai già ospitato: Bagnara ha una dualità. Belle case mansardate e arredate in modo avanguardistico, automobili di media e grossa cilindrata, cene frequenti nei ristoranti, abiti alla moda, tante, ma proprio tante carrozzelle e passeggio cittadino da un parte, mancanza di lavoro ed emigrazione giovanile estrema, dall’altra.

Dualità che identifica in letteratura, uno stato di massimo degrado civile che ha il suo polo nella incomunicabilità fra Amministrazione e Cittadini, Ceto “Civile” e Salariati, Organizzazioni sociali e parasociali e reali necessità del Popolo.

Un ambiente nel quale le trasgressioni sono “necessarie” e rese possibili dall’incapacità dello Stato a resistere alle pressioni di una moltitudine organizzata di cittadini che intende violare la legge per conservare il reddito ricavato dall’appartenenza a una classe di élite.

La circostanza che prima si intasca il contributo di 100 milioni di euro per procedere allo smantellamento di strumenti di tortura come le spadare, responsabili dell’impoverimento dei nostri mari, per poi tornare a distruggere la vita nel basso Mediterraneo, è il biglietto da visita di quanto sopra esposto e fa il paio con la pesca indiscriminata: sogliole e triglie troppo piccole, tonno rosso e tonnetti.

E questo in un ambiente inquinato, dove non sappiamo cosa la mafia abbia combinato e sta combinando, perché i prodotti dell’orto diventano sempre più strani e marciscono velocemente, dal mare sono scomparse intere specie, come le costardelle e i pesci-volanti mentre le spatole bisogna andare a cercarle molto lontano, le rondini, le lucciole e i grilli (simboli primi dell’aria pulita) stanno scomparendo e cos’altro? Che la gente sta avvertendo che i casi di tumore si sono moltiplicati e che si ha paura? Che Bagnara è un paese corrotto e corruttibile? Tutte queste cose si sentivano sussurrare questa estate seduti al bar mentre si sorseggiava una granita al caffé che sapeva di edulcorazione.

Plaudiamo all’iniziativa dell’On. Mosella che ha chiesto di aprire un’indagine sull’operato della Capitaneria di Porto di Bagnara e constatiamo la latitanza in tal senso del Deputato di Bagnara, peraltro eletto nelle Puglie, forse non casualmente.

Adesso noi dobbiamo parlare di cosa si può fare.

Parliamone prendendo coscienza che tutti noi possiamo arrivare fino a un certo punto nell’esprimere le nostre denunce. Oltrepassato quel punto, a Bagnara come in tutta la Calabria, potrebbero arrivare le pistolate prima al portone di casa, poi all’automobile e infine alle gambe (se tutto va bene). E quindi lasciamo stare argomenti come l’edilizia, i padron di barca e quant’altro.

Le cose si possono fare se vi è un presupposto fondamentale: la massiccia presenza dello Stato.

Essa non è surrogabile nella squadra di militari della Folgore con fucile mitragliatore all’angolo della via, ma si esprime attraverso:

- il fortissimo potenziamento delle caserme di Polizia e Carabinieri sul territorio, trasferendo in Calabria i centri di addestramento e i contingenti mobili di intervento strategico.

- Il rafforzamento dei tribunali e la reintroduzione delle Preture periferiche.

- La certezza della legge, manifestata con gli arresti e la detenzione certa fino allo sconto della pena, da eseguirsi in carceri lontani dalla Calabria: Trieste, Udine, Belluno ecc.

- Il sequestro sistematico dei beni dei mafiosi e la loro dispersione a beneficio della pubblica utilità.

- La trasformazione di tutti i cantieri di lavoro per i lavori di pubblica utilità, in zone militari, come avvenuto per le discariche napoletane.

- La protezione alle aziende, attività commerciali e industriali e locali pubblici, che sia certa ed efficace.

- Il controllo prefettizio sulle attività delle Amministrazioni Comunali.

- La presenza continuativa ed efficace di pattuglie di polizia sulle strade nazionali e provinciali

- Il potenziamento e il controllo attivo del territorio da parte della Guardia Forestale.

Senza la presenza massiccia dello Stato, tutto diviene labile in un ambiente ove è scomparsa la vecchia Mafia d’Onore, che governava il territorio in assenza dello Stato, con regole dettate dalle consuetudini e tutti gli altri comportamenti che sappiamo. Adesso ci sono i giovani mafiosi, che non hanno rispetto per chicchessia e cosa e dove. E’ tutta un’altra storia.

Lo Stato è mai stato presente in Calabria.

Ci sono ancora oggi interessi al Nord che spingono forte e aumenteranno in questo momento congiunturale.

Farebbe piacere ai viticoltori di Alba, Treviso e Grosseto sapere che in Calabria si sviluppa una fiorente attività viticola in grado di produrre vino concorrenziale?

E così vale per il latte, le coltivazioni in serra, la lana, l’ammodernamento delle infrastrutture, ecc.

Allora? Lo Stato? Da che parte s’era schierato? E adesso?

Il presupposto fondamentale è lo Stato, la sua presenza e la certezza del diritto.

Ti ricordi Giuseppe, quante volte s’è esclamato: LIBERTA’!

Ecco: questa è la libertà. In presenza di essa, si può pensare a trasformare qualche sogno in realtà.

 

E allora:

1 - il fondamento di tutto è la pianificazione a medio-lungo di una scuola strutturata. Scuola di base orientata allo studio del territorio, al comportamento sociale, all’educazione civica, alla consapevolezza di essere una molteplicità in un tutt’uno sociale (storia, letteratura, geografia). Dalla Scuola di Base, l’alunno deve avere la possibilità di accedere a Istituti professionali, Scuole di Arti e Mestieri, Istituti Tecnici e Scuole di perfezionamento e ricerca. Così si preparano maestranze e professionisti in grado di operare sul territorio con la consapevolezza di essere cittadini. Occorrono maestri e maestre preparati e docenti di spessore. Adesso non ce ne sono che pochissimi, essendo il resto di mentalità e preparazione antiquata o troppo avanguardista di aria fritta.

2 - le Amministrazioni Comunali e le stesse Comunità Cittadine, devono prendere coscienza che continuare a stare da soli costituisce un atteggiamento perdente in modo certo. Bisogna procedere a definire piani comuni sul territorio da co-amministrare. Gioja, San Ferdinando, Rosarno e i piccoli comuni circostanti, stanno lanciando il progetto di conurbazione del territorio intorno al porto, agli uliveti e agli agrumeti. Lamezia Terme è adesso una realtà consolidata dopo la conurbazione di Sambiase, Sant’Eufemia e Nicastro in un’unica realtà. Questo consentirebbe per esempio di creare una zona di sviluppo a forte impatto turistico estivo fra Bagnara e Scilla, al quale abbinare un’area “climatica” fra Seminara, Bagnara e Melia per il soggiorno primaverile e invernale a base di cure elioterapiche, così gradite soprattutto ai tedeschi. La conurbazione dovrebbe garantire tutte le infrastrutture e la detassazione delle aziende turistiche che si installano sul territorio, oltre alla primaria campagna nazionale e internazionale per la visibilità del territorio, in modo da innescare il circuito turistico attraverso le agenzie specializzate.

 

Nella continuità del ragionamento, dividiamo adesso il progetto in fasi.

PRIMA FASE. RECUPERO DELLE ATTIVITA’ DISMESSE.

3 - La stessa conurbazione, deve stimolare il primo processo di recupero del territorio, in attesa che la scuola formi i primi quadri idonei alla sua gestione. In tal senso possono stimolare la formazione di cooperative giovanili che si prendano carico di giardini e rasole abbandonate, cedute in uso dai proprietari per un periodo concordato di anni, col patto “ad meliorandum” e un eventuale riscatto finale e rimettendole a dimora. L’accesso a un mutuo garantito dal Comune e l’appoggio di contadini con esperienza e disposti a ritornare sulle rasole e nei giardini per guidare i ragazzi, è fondamentale. La vendemmia può essere concordata con le case vinicole esistenti, come Tramontana a Gallico o Statti a Nicastro, per l’etichettatura del vino e la distribuzione iniziale. Come si nota, l’obiettivo è: produzione e trasformazione del prodotto come processo unico.

4 - Un gruppo di giovani, anche in questo caso assistiti e tutelati, può ripristinare l’allevamento trasformando l’antica pastorizia in piccola industria di trasformazione: lana da una parte e latticini dall’altra, estratti e lavorati in loco e anche in questo caso, per l’inizio, commercializzati attraverso un circuito nazionale, come Zappalà. L’allevamento e la trasformazione può avvenire sull’altopiano, in un territorio ameno e idoneo, com’era una volta. Non è necessario puntare a una produzione industriale. Si avvia il tutto per piccole quantità, tanto sacrificio e molta speranza.

5 - Il rinvigorimento dei castaniti abbandonati, può fornire a un’altra cooperativa di giovani, l’occasione per riavviare l’industria del legno, su piccola scala, attraverso la produzione di semilavorati da esportare su basi certe, come le industrie delle Marche e dell’Umbria o le segherie siciliane. Possono essere assistiti in tutti i processi anche qui dai contadini che hanno l’arte ancora viva nel sangue e sanno cosa fare.

6 - Tutte queste attività presuppongono la costruzione di stradine di accesso, rete idrica dedicata ed energia elettrica. Questa funzione è demandata ai Comuni associati.

 

SECONDA FASE: IL POTENZIAMENTO DELLE ATTIVITA’ ESISTENTI

7 - Poiché l’artigianato è al momento poco significativo, l’attività primaria da associare è quella dolciaria. La concorrenza nazionale è fortissima, dal Torrone Sebaste e Sperlari ai deliziosi Amaretti di Mombaruzzo. Bisogna “associare” le fabbriche dolciarie di Bagnara in modo che, verso l’esterno, abbiano un comportamento unitario. Una società specializzata può a questo punto orientare la produzione verso la grande distribuzione urbana con buona possibilità di collocamento del prodotto e quindi la produzione di qualità garantita per tutto l’anno. Si tenga conto che il torrone di Taurianova, insieme ai mostaccioli, si trova adesso ovunque ma in modo sparso: gli aeroporti calabresi e i mercati rionali cittadini sulle bancarelle di prodotti calabresi. Si vende tanto e bene. Manca dunque un’azione di Marketing, che risolverebbe il problema della comunicazione e del messaggio pubblicitario.

8 - L’attività turistica di base da abbinare al ricollocamento turistico di Praialonga e Pietracanale e all’area climatica dell’altopiano, si deve strutturare a Bagnara in modo tale da sparpagliare il turismo su tutta l’area urbana, evitando il concentramento sul Corso. E’ dunque importante promuovere manifestazioni in più punti, attrezzare aree periferiche per intrattenere la gente e fornire tutti i servizi che necessitano ai villeggianti, la maggior parte dei quali costituita da emigrati che rientrano in agosto, per godersi uno spazio dedicato. La Pro Loco può preparare un piano d’azione condiviso dalle organizzazioni locali e presentato all’Amministrazione Comunale per l’approvazione. Tutti i commercianti e i rappresentanti dei Quartieri, devono essere messi al corrente della manifestazioni centrali e di Quartiere e di come verranno attrezzate le aree pubbliche destinate all’intrattenimento dei turisti. L’attività turistica dovrà avvantaggiasi dalla costruzione del Ponte, eliminando le distanze fra la Costa Viola e i centri turistici siciliani.

 

TERZA FASE: SVILUPPO DI NUOVE ATTIVITA’

9 - Lo sviluppo parte da due epicentri nevralgici: la costituzione di un centro di ricerca di biologia marina, co-gestito da Scilla e Bagnara, per esempio a Favazzina. Il Centro di ricerca e sperimentazione avrà lo scopo di studiare la fauna ittica con la finalità di potenziare le specie e di mantenere il mare in buona salute. L’altro centro potrà essere un polo di ricerca e sviluppo tecnologico dell’attività agraria e veterinaria, come propaggine dell’Università di Reggio, co-gestito da Scilla, Bagnara, Sant’Eufemia e Seminara, da collocare sull’altopiano, nella zona di Solano. I due Centri accoglieranno studenti e ricercatori dei paesi arabi affacciati sul Tirreno e il Jonio: Egitto, Libia, Tunisia e Marocco che finanzieranno i Centri in cambio di nuove tecnologie da immettere sui loro territori. Ne beneficerà anche l’intera area del Reggino per effetto riflesso.

10 - Quanto sopra deve spingere la Regione e la Provincia, a fare pressioni sul Governo affinché apra trattative con i paesi arabi del Mediterraneo, sulla base del reciproco interesse allo sviluppo e consolidamento delle attività produttive.

11 - Comunicazione: bisogna creare assolutamente un veicolo informativo locale che aggiorni costantemente la popolazione dei paesi co-inurbati, sull’attività delle Amministrazioni Comunali, del commercio e dell’industria locale. Occorre una rivista che dia il modo di dialogare con la gente e la mantenga sensibilizzata su tutti i problemi locali. Le riunioni del Consiglio Comunale, devono essere ascoltate anche fuori dal Municipio, con diffusori sulla piazza e in altri locali pubblici.

12 - Lo Stato dovrà favorire lo sviluppo, detassando le imprese e concedendo agevolazioni su prestiti a medio-lungo.

13 - Infine: bisogna essere decisi e risoluti! Se un’Amministrazione Comunale funziona, la rivoltiamo. Se non funziona, non la rivoltiamo e scegliamo chi offre programmi validi. Se l’Onorevole funziona, gli votiamo il Partito, altrimenti non lo votiamo. In massa, compatti e decisi, tutti: Bagnara, Scilla, Seminara, Sant’Eufemia, ecc.

 

Si può partire da queste proposte e sviluppare un programma valido?

Stiamo attenti: altri ci leggono e la nostra apatia derivante dalla "suppatina di taralla", potrebbe rivoltarsi contro di noi nel momento in cui altri possono cogliere spunti che noi sfottiamo e sgabelliamo.

Cordiali.

Tito Puntillo

 

Tito, tu ragioni sulle cose da fare. Fai un'analisi e proponi.

Fino ad oggi a Bagnara ragionamenti ed analisi sono mancati. O, almeno, ne è mancata una pubblica discussione.

Converrai, dunque, che non è malsana l'idea - evidentemente da definire nei suoi dettagli pratici - di impegnarsi perchè la discussione pubblica inizi e proceda per condurre poi alla realizzazione di quei progetti!

Concludi, infatti, scrivendo... "Si può partire da queste proposte e sviluppare un programma valido?...".

Come vedi, stiamo girando tutti intorno alla stessa cosa. Portare la discussione fuori dalla Rete, tra la gente di Bagnara!

Chi deve farsene carico? Qualcuno di noi ritiene - magari utopisticamente - di poter dar vita ad un gruppo (informale), di dar vita ad un "luogo di incontro e di confronto, di proposte, analisi e studio delle problematiche, ricerca delle soluzioni, per operare un progressivo sviluppo socio-economico. Dove ci sia spazio oltre che per i rappresentanti politici, anche per quelli del mondo della cultura, del lavoro, dell’imprenditoria, della società civile, di quello giovanile".

(GB)

 

La replica di T. Puntillo (21\11)

Giuseppe,

la costituzione di un Comitato allargato che si prenda carico ecc. ecc., va bene per mantenere caldi gli argomenti.

Ma alla fine s’andrebbe comunque all’impatto: e sarebbe fato così:

- Primo: il programma valido d’intervento lo devono e possono definire e dopo attuare, le Amministrazioni Comunali col supporto della Regione e della Provincia e in base a quello che si può fare, agli ordini di priorità e alle procedure burocratiche dei Ministeri, sui quali fare pressione per concedere fondi e benestare. Quello di cui c’è veramente bisogno da sotto, è che vi sia una potente pressione di base che spinga gli organismi pubblici a muoversi, tenuto conto che potrebbero essere fortemente condizionati dai poteri forti e/o occulti concentrati su interessi locali. Contrapporsi a questa realtà significa rischiare molto e dunque ci vuole una potente spinta di base. Si può attuare tutto quello che volete, ma alla fine, ripeto, bisogna andare a bomba e allora tanto vale assicurarsi che la gente che governa il territorio, sia ricettiva e disposta a porsi in testa alla cordata popolare. Come si crea la cordata popolare? Mobilitando i media, costituendo un organo d’informazione e mobilitazione permanente (come hanno fatto quelli del NO TAV in Val di Susa). Non perdetevi nei cavilli di chi deve fare e come fare. FATE! Dev’essere un atto spontaneo. Costituite un nucleo e poi allargate e fate! Cercate consenso convinto e andate avanti. Scoprirete, dopo qualche mese, che sarete una valanga inarrestabile. Il vostro obiettivo non dev’essere costituire una formazione alternativa al Consiglio Comunale, ma una concreta pressione pubblica della quale gli organi preposti dovranno prendere atto. Se le Amministrazioni Comunali dei Comuni che dovrebbero associarsi non risponderanno, buttateli fuori a suon di voti elettorali. E fate lo stesso con i partiti degli Onorevoli Reggini che non ci sentiranno.

- Secondo: niente è possibile senza la concreta ed efficace presenza dello Stato. Vincerebbe non il Popolo, ma “tutti gli altri”. E finisce che magari qualcheduno ci spara o ci costringe a correre lontano. Si potrà creare una forza traversale di parlamentari reggini disposti a lottare per noi?

- Terzo: parliamo, parliamo e parliamo. Proponiamo, studiamo e ci mobilitiamo. Va bene. Alla fine può capitare che veramente troveremo quello che cerchiamo. Che poi, state attenti, NON E’ impiantare una industria o portare una dinamica commerciale a régime. Non è compito né dell’Amministrazione Comunale né degli eventuali, fatidici “comitati”. La “mission” è molto più semplice: innescare i processi. Dopo di che sarà compito di chi si assume la gestione e sviluppo, alimentare quei processi, raggiungere il régime e entrare nel Mercato. E dunque: parliamo, parliamo e parliamo. Va bene. Ma alla fine: le rasole saranno pronte per il recupero, i finanziamenti saranno arrivati, i supporti ci saranno e anche i contadini che dovranno insegnare. E i giovani? Ne troviamo disposti a lavorare. Dico: lavorare con sacrificio, passione e dedizione per tirare su le viti, gli agrumi o cosa si vorrà gestire? O alla fine scopriamo che le aspettative erano e restano per “il posto” e pochissimi sono disposti a sudare? Sudare per conquistare una nicchia di Mercato e dopo enne anni di sacrifici anche terribili, diventare un soggetto economico indipendente?

- Quarto: (e mi ero dimenticato di citarlo nella precedente comunicazione) è chiaro che una volta innescato il meccanismo procedurale, sui creerà una OFFERTA con priorità al Mercato del Lavoro dei giovani dei Comuni associati. Ma se non si trovasse disponibilità, l’Offerta si dovrà allargare anche a costo di trovare una Cooperativa per esempio di Ferrara, Ravenna o dove volete voi, che, certa delle garanzie pubbliche prima cennate, piomberà nel comprensorio e si prenderà lavoro, finanziamenti e agevolazioni, facendo emigrare stipendi e reddito d’Impresa al Nord. E questo vale per tutte le merceologie interessate allo sviluppo.

Sembriamo tutti molto spaventati. E non per le eventuali pisolate. E’ che di fronte alle prospettive di lavoro non da scaldasedie, forse i timori emergono prorompenti: il timore di non farcela, il timore di perdere l’opportunità del “posto”, la vergogna di mettersi a dissodare il terreno ancorché col diploma di Liceo o il terzo anno di Lettere & Filosofia e altro ancora.

Ma si tratta di aprire una “frontiera”, quasi come al tempo dei pionieri in marcia verso il West. Non valevano caste, redditi e diplomi per gente che si era data una legge egualitaria e molto concreta e che con questo costruì una grande Nazione. Non ci fu bisogno di costituire Comitati che discutessero del recupero dell’identità dei Partiti, del ruolo del Sindacato, del significato di “Popolo” o di quello che volete voi. Si trattò di fare, di darsi delle regole concrete con la determinazione assoluta di tutti di farle rispettare.

Ci sono i vostri siti internet. Trovate il modo di costituire un periodico e cominciate a cercare e ottenere il consenso, in modo graduale e costante. Cercate l’appoggio dei Media regionali (CalabriaOra, Gazzetta del Sud, ecc.) in modo che vi si possano mandare articoli e aggiornamenti e informate di tutto i nostri Parlamentari, in modo trasversale.

Quanti siete? Tre? Cinque? Vivaddio finite di disquisire e cominciate a farvi sentire. Da tutti.

Cordiali.

Tito Puntillo

 

Obiettivi comuni, proposte concrete, valori condivisi

19 novembre 2008

Da Mimmo Lopresto ricevo e pubblico

Negli interventi precedenti, ritengo di aver ampiamente illustrato la mia opinione su partiti e politica, società civile e opinione pubblica, partecipazione democratica e riscoperta dei valori, con particolare riferimento alla realtà di Bagnara. Nel secondo intervento, ho manifestato sostanziali perplessità sulla riflessione che auspicava la convergenza di persone, anche di diverso e persino opposto orientamento culturale, politico o ideologico, intorno ad un progetto, ancora indefinito, finalizzato a proporre soluzioni ai problemi del paese.    

Ignazio, nel corso della “replica” alle mie osservazioni, ha cercato di chiarire ulteriormente il senso della sua proposta, ma, ciò nonostante,  non è completamente riuscito a diradare i miei dubbi. Tra gli aspetti più discutibili vorrei indicarne solo due. Dalla lettura di alcuni passaggi (“Questo mondo si è concluso, non esiste più“), si percepisce in primo luogo la sensazione, non condivisibile, che anche nel futuro i partiti non riusciranno a tornare ciò che erano un tempo: protagonisti attivi della vita politica, luoghi di partecipazione democratica e di formazione di classi dirigenti qualificate.    

Come ho puntualizzato in diverse occasioni, ritengo che la classe politica non possa sottrarsi ad un’analisi critica e costruttiva sul ruolo e la crisi dei partiti: è compito della politica dare risposte ai problemi della gente, governare il presente e il futuro di una società, realizzare i sogni e le speranze. Non accade purtroppo raramente, leggere o ascoltare ragionamenti in cui partiti e politici sono rappresentati con termini sprezzanti per sottolinearne disapprovazione o diffidenza. Così i partiti vengono dequalificati in “partitocrazia”,  i politici in “politicanti”, lo stesso confronto democratico viene talvolta definito “teatrino della politica”, si tende a generalizzare, a non fare differenza fra destra e sinistra. Occorre quindi emarginare seriamente i casi di degenerazione della politica, gli esempi non edificanti, e, al tempo stesso, contrastare ogni forma di antipolitica e di qualunquismo. La riforma della politica e dei partiti non può passare quindi attraverso i luoghi comuni, ma potrà invece realizzarsi attraverso la partecipazione dei cittadini, il rinnovamento e le proposte concrete.   

Il percorso verso un complessivo salto di qualità non è assolutamente semplice, ma non bisogna fare confusione quando si parla di istituzioni, partiti e classe dirigente. Come ho scritto nel mio precedente intervento, l’attività politica non è una prerogativa di chi amministra il paese (Sindaco e assessori), ma è un diritto che i cittadini possono esercitare attraverso le diverse forme di partecipazione democratica, tra cui i partiti. Insomma, se non è necessario essere iscritti ad un partito per fare politica o impegnarsi nella società civile, se si condivide o meno il modello di partito “leggero” che si sta delineando e se si considera che oggi le forze politiche, da destra a sinistra, stanno attraversando una fase di riorganizzazione e di ricerca di una propria identità culturale e programmatica (chi scrive non ha attualmente una tessera di partito), nello stesso tempo è un errore molto serio pensare che si possa fare a meno dei partiti. Analogamente, il Sindacato ha un ruolo fondamentale nel mondo del lavoro,  rappresentando diritti e rivendicazioni dei lavoratori dipendenti. In conclusione, consiglieri comunali, partiti, sindacati, associazioni, pur con ruoli diversi, svolgono nella società una irrinunciabile funzione democratica e sono anch’essi componenti importanti della classe dirigente.

Non mi convince, in secondo luogo, la tesi che attribuisce ai valori e agli ideali maggiore o minore importanza a secondo se si faccia riferimento rispettivamente alla politica nazionale o a quella locale. Sono assolutamente d’accordo sull’idea che bisogna ripartire dalla riscoperta dei valori e, aggiungo, dal senso di appartenenza. Vorrei però ricordare che, da valori e ideali diversi, scaturiscono una diversa visione della società e soluzioni o risposte diverse a problemi comuni. Ciò non significa avere pregiudiziali ideologiche né porre ostacoli al confronto democratico.

Tuttavia, non posso non riconoscere che, nel secondo intervento di Ignazio, è stato fatto qualche passo in avanti: si è preso atto che la procedura elitaria di selezione dei cosiddetti “migliori” indicati dalla società civile non è la più adatta; non si fa più riferimento ad una forma organizzativa (club, circolo, ecc.), ma ad un “luogo di incontro e di confronto, di proposte, analisi e studio…” aperto a tutti coloro che, non rinunciando comunque ai propri valori ed ideali, vorrebbero dare un contributo propositivo a Bagnara. La denominazione “Senato civico” è senz’altro non appropriata, ma non penso che l’intenzione del proponente fosse quella di sovrapporre o contrapporre un’organizzazione burocratica al Consiglio comunale democraticamente eletto.    

Sono contrario ad analisi infinite. Vorrei quindi tentare di riassumere brevemente i punti, emersi dalla discussione in corso, sui quali è possibile sviluppare un ragionamento comune e spostare il confronto dal piano teorico a quello pratico: 1) il dibattito online, benché  interessante, non è da solo sufficiente a fare opinione pubblica e a coinvolgere la cittadinanza; 2) non è necessario istituire un’ennesima associazione per realizzare uno spazio aperto dove discutere e far discutere; 3) bisogna inventare uno strumento o uno spazio condiviso in cui possano essere presenti persone di orientamento culturale o politico diverso e che al tempo stesso si proietti all’esterno e si relazioni con la cittadinanza; 4) occorre determinare infine con quali soggetti far decollare il progetto.        

La risposta non è semplice. Nel mio primo intervento avevo fatto una proposta che poteva (e può) andare in questa direzione: il giornale. In verità, avevo parlato di un progetto che si collocasse nell’area progressista. Avevo fatto comunque riferimento ad iniziative dove si condividessero valori ed obiettivi, in caso contrario si sarebbe rischiato la confusione. Si può però continuare a discuterne, chiarire alcuni aspetti. Il giornale rappresenterebbe, in ogni caso, uno spazio di dibattito, di inchiesta e di proposta sui problemi relativi allo sviluppo del nostro paese e, al tempo stesso, uno strumento per restituire ai cittadini quel gusto di discutere che si è ormai smarrito da tempo.

Resta da affrontare il problema inerente i soggetti con cui delineare il progetto politico-culturale. Non è necessario inizialmente essere in tanti. Esiste già un piccolo gruppo di persone disponibili? In caso affermativo, è necessario che si riunisca, per chiarire non solo gli aspetti organizzativi, ma soprattutto gli aspetti inerenti gli obiettivi e i valori da condividere, partendo da quelli espressi dalla nostra Costituzione.

A proposito della discussione in corso, Benvenuto ha scritto “che ci troviamo finalmente ad una svolta”. Non sono pessimista, ma si deve prendere atto che le persone intervenute nel dibattito non sono state numerose. Si potrà parlare di una reale svolta quando si passerà dal dibattito online al confronto reale, dalle analisi alle proposte e infine ai fatti, all’impegno civile nella propria realtà territoriale. Sarebbe utile fare una sintesi e trarre delle conclusioni, compito che non potrebbe che assumersi Giuseppe…

Vorrei concludere questo intervento introducendo una breve riflessione. La discussione in atto è stata incentrata principalmente su come e con quali soggetti definire un progetto finalizzato alla crescita civile e culturale del paese ed al miglioramento della qualità della vita. Occorre però interrogarsi su quanto esso, malgrado rappresenti un passo in avanti, possa incidere sulla realtà sociale ed economica del paese, soprattutto se riferito al problema occupazionale, causa dell’emorragia di giovani verso il Nord’Italia. Il lavoro è una delle questioni centrali, ormai non solo del Mezzogiorno, sia per l’aspetto più grave rappresentato dalla disoccupazione giovanile sia per la natura, le condizioni di sicurezza o la precarietà dell’attività lavorativa stessa. Lavoro e sviluppo sono necessariamente correlati. La politica ha il dovere di affrontare il problema, di creare le condizioni per un miglioramento delle aspettative occupazionali dei giovani a favore delle quali anche le istituzioni locali potrebbero svolgere un ruolo, sebbene modesto rispetto agli indirizzi di politica economica e sociale che sono determinati dal governo nazionale (i tagli alla scuola, le incertezze sulla stabilizzazione dei precari, l’offensiva mediatica contro il pubblico impiego non rappresentano sicuramente segnali positivi). L’argomento è importante e complesso e merita di essere approfondito.

Mimmo Lopresto      

 

Quale terapia?

14 novembre 2008

Tito, ho letto il tuo post con attenzione e passione.

Condivido la tua analisi, credo anch'io che debbano innescarsi processi di sviluppo, economico anzitutto, che possano portarci alla modernità e al benessere.

Cambierebbero, affermi, ...il rapporto fra mafia e popolazione, mafia e potere, perché la pressione del salario sarebbe talmente forte da porsi in contrasto con il governo mafioso del territorio... E la classe amministrativa ...si modulerebbe sulla gente che vorrà “libertà” che la classe amministrativa stessa, e quella politica centrale, dovranno garantire e gestire...

Lamenti, però, l'assenza totale di una classe dirigente che ...non deriva dai politici, assessori o personaggi pubblici. La classe dirigente è quella che “dirige” l’attività economica, poiché è essa che muove la società, che si modula sul rapporto fra salario e reddito, produzione e organizzazione connessa...

In questa realtà ...i Partiti Politici - proclami - c’entrano come i cavoli a merenda...

Tutto ciò perchè, come sostieni all'inizio, ...all’interno dell’Amministrazione Comunale, ci sono, ci devono essere tutte le attività elencate negli interventi che hai ospitato e quando essi non ci fossero, si cambia formazione in sede di elezioni, scegliendo chi garantisce migliore efficienza e funzionamento delle istituzioni....

E questo perchè, come scrivi poco prima, ...i cittadini eleggono il Sindaco e i suoi assessori direttamente, in base a un programma AMMINISTRATIVO valido, cioè che viene giudicato valido ad AMMINISTRARE il Comune...

Ti chiedo, e mi chiedo, a questo punto: se la classe dirigente (quella che tu definisci tale) non c'è (è il responso, indiscutibile, della tua condivisibilissima analisi) non è anche e soprattutto perchè - caso mai - quelle fatidiche attività elencate all'interno dell'Amm. Com. (e non mi riferisco naturalmente solo a quella pro tempore) sono assenti o inconsistenti? Dovremmo, dunque, cambiare ancora "formazione in sede di elezioni". Come farlo?

Insomma, ti chiedo, quali strumenti utilizzare per averla, una classe dirigente, una classe imprenditoriale che inneschi....? Quali percorsi suggerire?

Non credi - al nocciolo - che un coinvolgimento "orizzontale" dell'opinione pubblica, almeno di una parte di essa, e una (odiosa definizione) "presa di coscienza" siano una passaggio necessario perchè una nuova classe imprenditoriale e, dunque, dirigente nasca?

Se, ad esempio, mancano le scuole che indirizzino e costruiscano i "dirigenti" meridionali (quelli bagnaresi, nella fattispecie) del futuro, chi deve promuoverne la realizzazione?

A questo punto, altrimenti, quali dovrebbero essere le soluzioni diverse da quelle da altri suggerite? (GB)

 

Contro un "Senato" cittadino

12 novembre 2008

Da Tito Puntillo ricevo e pubblico

Contesto totalmente le analisi dei due ultimi partecipanti al tuo sito, che teorizzano la formazione di un “senato” di saggi, rievocano i partiti politici e i sindacati (che rappresentano cosa a Bagnara?) e la “partecipazione” missionaria che consenta di “svelare” al popolo la dolcezza dello stare insieme.

Ci sono già le istituzioni democraticamente elette, Sindaco in testa. Sovrapporre un’altra organizzazione non ha un senso.

I cittadini eleggono il Sindaco e i suoi assessori direttamente, in base a un programma AMMINISTRATIVO valido, cioè che viene giudicato valido ad AMMINISTRARE il Comune.

I Partiti Politici c’entrano come i cavoli a merenda. Una piccola comunità come Bagnara, si amministra, non si governa. All’interno dell’Amministrazione Comunale, ci sono, ci devono essere tutte le attività elencate negli interventi che hai ospitato e quando essi non ci fossero, si cambia formazione in sede di elezioni, scegliendo chi garantisce migliore efficienza e funzionamento delle istituzioni.

La classe dirigente non deriva dai politici, assessori o personaggi pubblici.

La classe dirigente è quella che “dirige” l’attività economica, poiché è essa che muove la società, che si modula sul rapporto fra salario e reddito, produzione e organizzazione connessa. L’apparato amministrativo è in funzione della vita economica della società, che si identifica nell’organizzazione sociale che ne discende con le sue classi di reddito.

Quando abbiamo scritto sulle pagine del tuo sito che manca la classe dirigente, si intendeva questo tipo di classe, cioè gli imprenditori.

Mancando gli imprenditori, non s’è sviluppata una classe operaia e quindi una ideologia complessiva legata al modo di produzione.

Bagnara non ha speranza se non si innesca questo processo.

Un corretto processo si innesca se Bagnara si coordina con le altre realtà limitrofe, sviluppando un piano decennale capace di richiamare in zona investimenti orientati alla produzione, protetti dallo Stato in assetto antimafioso.

Questo aspetto è necessario perché gli attuali processi di sviluppo dell’area reggina, hanno una crescita meno che proporzionale a quella delle zone economiche italiane e mediterranee, somiglianti con l’economia della bassa Calabria.

Questo vuol dire che la bassa Calabria perderà continuamente competitività, pur avvertendo in sé un mediocre miglioramento.

Se si innesca il processo, cambia il rapporto fra mafia e popolazione, mafia e potere, perché la pressione del salario sarebbe talmente forte da porsi in contrasto con il governo mafioso del territorio.

La classe amministrativa si modulerà sulla gente che vorrà “libertà” che la classe amministrativa stessa, e quella politica centrale, dovranno garantire e gestire.

In questo momento abbiamo un’alleanza perversa fra industrie del Nord e mafia meridionale, come denunciato recentemente da CalabriaOra. L’intervento dello Stato nel controllo dei cantieri autostradali, ha provocato per alcune Imprese nordiche impegnate nei lavori, il recesso, cioè se ne sono andate, con la fermata dei cantieri. Questo la dice lunga su come stanno in realtà le circostanze e spiega la dipendenza della gente del Sud nell’ambito della Nazione, e anche questo lo abbiamo evidenziato.

Gianni Saffioti ha affrontato il problema con pathos e il dito indice puntato. La “mission” che ne deriva, è alla fine eguale al concetto che qui adesso esprimo.

Lasciate stare nuove organizzazioni parapolitiche composte da “saggi” che dovrebbero proporre all’Amministrazione Comunale e alla Società altri “saggi” che si contrapporrebbero ai rappresentanti del popolo, democraticamente eletti.

Senza contare che i “saggi” del senato, dovrebbero eleggere un presidente, segretario, tesoriere, consiglieri, con discussioni dal sesso degli angeli alla caduta dei gravi o i Padri Comboniani che vanno in giro per le scuole e le chiese a diffondere il messaggio della socialità che sarebbe senza meta, obiettivi, aspettative concrete e tutto questo mentre i concorrenti economici continueranno a massacrarci.

Che i nostri concittadini non si lascino incantare. La realtà è durissima e alla fine scopriremmo ancora una volta che nessuno ci aiuta.

E’ vero semplicemente perché in cent’anni di Questione Meridionale, se il problema fosse stato semplicemente formare un senato di saggi, o fare i missionari scolastici ed ecclesiastici fra la gente del Sud, il problema del sottosviluppo e della dipendenza del Sud si sarebbe risolto già al suo nascere!

Purtroppo abbiamo a che fare con forze straordinariamente potenti, in una società ove alla fine prevale l’interesse del singolo perché la socialità manca e la mancanza non deriva dal disinteresse dei singoli da “convertire”, ma dalla mancanza del salario, senza il quale non c’è e non ci può essere società organizzata, come sopra ho spiegato.

Hanno ragione i nostri giovani quando ogni tanto, sulle pagine dei vostri siti bagnaroti, gridano al vento che vogliono semplicemente lavorare.

Cordiali.

 

Replica a B. Sofia

12 novembre 2008

Gianni Saffioti replica al precedente scritto di Benvenuto Sofia. Pubblico la lettera, che per il tono e gli argomenti trattati forse avrebbe dovuto essere collocata tra i "commenti" a margine dello scritto di Benvenuto Sofia. Sostengo, condividendola con alcuni degli amici che mi scrivono, l'idea della necessità di una sorta di "tribuna aperta" ove scambiare opinioni e, perchè no, proporre idee e progetti. Credo - anzi, mi auguro - che la discussione possa mantenere tale spirito.

 

Mi preme, in particolare verso Benvenuto che da questo momento per me diventa semplicemente il sig. Sofia, manifestare alcune specifiche su quanto afferma lo stesso nei miei confronti cadendo per l’ennesima volta nel vortice del ballo della cui arte è ancora un neofita, spero presto diventi come Rodolf Nureyev, affermando cose assurde ed inaudite su quattro frasi che ho scritte di getto e che come al solito ha interpretato come sempre con ingenuità e malizia. Considerando che sono cose che riguardano poco la discussione in atto ho il dovere almeno di spiegarli che ad arte ha interpretato ciò che ho scritto in modo non veritiero ed assolutamente falso e quindi punto per punto esplicito il mio pensiero su quanto ho scritto nella precedente, perché io che ho scritto posso spiegare e non il signor Sofia, il quale ha tutto il diritto di pensarla come vuole ma non quello di scrivere cretinate camuffando quanto ho scritto, ma ripeto è un neofita del ballo e quindi va perdonato e soprattutto considerato questo precedente ho l’obbligo di tenermi da lui a debita distanza in quanto potrebbe creare situazioni pericolose ed imbarazzanti.

Sofia sostiene: “Prendo spunto dall’ultimo post di Gianni Saffioti, con il quale abbiamo avuto di persona, e molto prima di accedere a questo blog, dei bellissimi scambi di opinione quasi sempre terminati con la presunzione da parte di entrambi di essere dalla parte della ragione.“In tutta coscienza posso affermare: aldilà di qualche riunione all’interno dell’associazione di cui facciamo parte non ho mai avuto scambi di opinione ne belli e ne brutti sui temi correnti, e per quanto riguarda la presunzione posso dire che su temi interni all’associazione ho sempre mollato per primo tranne casi estremi di cui forte di un’esperienza ventennale su determinati temi ho cercato di far valere le mie ragioni fino alla fine, quando ho mollato ci siamo trovati sempre male e non sto qui a fere esempi perché sono cose interne all’associazione.

Seconda esternazione gravissima ed offensiva nei miei confronti da parte di Sofia è questa: ” Infelice, a mio avviso, la parte in cui si insulta - essere paragonato ad Emilio Fede credo che sia un’offesa per chiunque - chi ha voluto ragionare su coloro che scelgono di rimanere nel proprio paese”. Emilio fede, a parte ciò che di lui può pensare Sofia, è un maestro del giornalismo che ha avuto ed ha in Italia un nutrito seguito di allievi che scrivono e pensano come lui, anche a Bagnara il Maestro Fede ha i suoi discepoli. La scuola del giornalismo italiano ha molti maestri, da Biagi a Zavoli, da Vespa e Travaglio, da Santoro a Mentana, da Floris a Feltri. Ognuno di essi ha uno stile ognuno di essi ha fatto e fa storia, a questo punto è naturale che si creano delle correnti di pensiero di parte ed ogni articolista di paese che tenta di esprimersi come quello che considera il suo Maestro. Quello che ho scritto io è che riscrivo testualmente “il coraggio di rimanere a Bagnara è dato nell’imitare il maestro Emilio Fede”.Chi ho offeso? E perché mai? Cosa ha di cosi malefico Emilio Fede? Sinceramente non so cosa pensi il sig. Sofia di Emilio Fede, fatti suoi, ma quello che volevo dire e che ribadisco è che leggendo on-line ciò che si scrive su Bagnara, tranne le dovute eccezioni che eventualmente imitano altri maestri, la maggior  parte imita Emilio Fede. Ne più ne meno fino a prova contraria. La presunzione del sig. Sofia è tale da inorridirmi in quanto vuole a tutti costi farmi dire ciò che non ho detto, addirittura farmi insultare qualcuno in particolare di cui a questo punto deve farmi nome e cognome in quanto sarà mia premura rassicuralo che non ho nulla contro la persona di Emilio Fede.

Fossimo in tempo di inquisizione ed il sig. Sofia presidente del tribunale mi guarderei bene dal replicare, considerato che siamo in un paese dove ancora c’è libera espressione di pensiero di opinioni e di parola posso dire solo che mi sento offeso da chi ha la presunzione di farmi dire cose che io non ho mai detto.

Aggiungo e finisco che il resto della lettera dove parla dei miei pregiudizi nei confronti del prossimo si commenta da solo visti quelli gravissimi che lui ha avuto nei miei confronti con la sue assurde esternazioni, e da qui si possono capire tante altre cose.

Riguardo il tema della discussione in corso non cambio opinione di una virgola su quanto fino ad oggi scritto, rispetto non condividendole le opinioni degli altri confermando tutte le critiche. Bisogna distinguere il linguaggio della dialettica dal rispetto verso le persone. Nella mia ultima non mi sono permesso di fare nomi appunto per questo motivo, conosco molti di quanti scrivono su questo tema su questo sito ma personalmente non ho nulla contro le loro persone, molto invece da obbiettare e condannare su quanto sostengono. Caro Sig. Sofia non ho mai detto di aver ragione, mai, porto avanti solo le mie opinioni che ritengo avanzate e progressiste e propositive per un concetto di società nuova e di sviluppo basata su punti cardini della società moderna come il serio e costante impegno civile ed etico dove l’individuo è secondo al bene comune e non il bene comune a servizio di alcuni individui.

Il coraggio di esprimere liberamente le proprie opinioni non si compra al supermercato ma si costruisce all’interno della propria persona. In mezzo al branco è molto più facile nascondere le proprie debolezze. C’è un gran bel film di un grande maestro del cinema italiano che merita di essere visto almeno una volta nella vita, si chiama “Io ballo da sola” di Bernardo Bertolucci, e c’è un bellissimo libro scritto da un vecchietto di 90 anni che può far riflettere parecchie persone dal titolo “ volevo la luna” il suo autore è Pietro Ingrao.

Cordiali saluti

Gianni Saffioti

 

Segue la controreplica di Benvenuto Sofia

Caro Gianni, voglio lasciare all’intelligenza dei lettori che seguono questo blog la valutazione dei tuoi e dei miei scritti, avendo loro tutti gli strumenti per analizzarli utilizzando la nostra bella lingua italiana così ricca di termini, di sinonimi, di contrari, di ossimori (ingenuità e malizia), di frasi ironiche, di ribaltamento e di ritrattazione (molto di moda di questi tempi), mantenendo e ribadendo nello stesso tempo la grande considerazione che ho sempre avuto per il tuo lavoro di ricerca e di diffusione della cultura bagnarese. Io continuerò a chiamarti Gianni, tu fai come credi (non fare però come alcuni che, confondendo il nome con il cognome, e viceversa, mi chiamano anche Signorina o Signora Sofia – questo però non te lo permetterò mai, visto che tu mi conosci di persona).

Anche sul tuo ultimo scritto ci sarebbe da discutere, per es. su cosa significa farsi forte del diritto di esprimere ciò che si vuole e non riconoscerlo ad altri (a me per esempio) attribuendomi delle “cretinate” e non dei pensieri legittimi, oppure, gravissimo, giudicare le mie qualità di ballerino senza avermi mai visto in pista. Guarda che ho fatto dei progressi ultimamente, soprattutto nel valzer e nel quick-step, per non parlare del tango. Ciò detto, ritengo che in una qualsiasi discussione che non si consideri a priori meramente accademica e dalla quale non si vuole ricavare alcun risultato concreto, è necessario manifestarsi il più completamente possibile, scegliendo consapevolmente di abbandonare la tendenza di presentarsi agli altri in maniera migliore di quello che si è in realtà, e soprattutto sperando di essere abbastanza maturi da recepire le critiche, analizzarle ed ingoiarle (perché nessuno di noi ha piacere ad essere criticato) per migliorare. Tu sai benissimo che io sono fatto così e te ne ho data ampia prova. Poi se non siamo stati d’accordo su molte cose, ognuno ha poi preso le sue decisioni, tu mollando, io rimanendo, sicuramente perché sostenuto dall’appoggio della maggioranza dei nostri comuni amici ed associati. Per cui se ho ritenuto di criticare il tuo intervento, l’ho fatto esponendo le mie ragioni, le mie impressioni, le mie valutazioni, e soprattutto facendo i nomi delle persone coinvolte (forse dovresti settare meglio il tuo correttore automatico di Word che evidentemente nel testo da te ricevuto li ha cancellati). In tutta coscienza non penso affatto di averti offeso, né di averti messo in bocca parole non tue. Ribadisco che sei stato tu a dire quelle cose, nella forma che ti contraddistingue e che io, fossi in te, rivedrei. Guarda caso anche Giuseppe ha notato una certa stonatura del discorso e te lo ha garbatamente fatto notare. Sei stato tu a voler dequalificare una discussione pacata e proficua a chiacchiere da cortile. Non pensare che utilizzare delle analogie con strade maestre, stradine, ballerini (senza nani, fortunatamente) renda tutto il discorso altamente ironico e per questo apprezzabile. Né tantomeno il non fare nomi ed affidarsi alle allusioni, facilita la discussione. Anzi, nel tipo di discussione di cui si parlava prima, è proprio necessario fare nomi e cognomi. Per cui ti riconosco tutto il diritto di replicare e ti assicuro che riguardo le  critiche che mi hai rivolto, relative alle mie interpretazioni della lingua italiana, in particolare della tua, laddove riscontrerò delle lacune, andrò a rivedere un buon testo di grammatica del liceo che ancora conservo gelosamente con tutte le annotazioni mie e dell’insegnante. Concludo riconfermandoti la mia disponibilità a discutere, senza nessuna acredine, né pregiudizi.

Benvenuto

P.S. - Non avendo alcun libro da consigliarti, ti rimando ad uno sketch di Roberto Benigni (spero da te ritenuto qualificato) in cui praticamente analizza il comportamento di Emilio Fede affermando che chi lo ha messo nel posto dove sta adesso, non da semplice giornalista, ma addirittura da DIRETTORE lo ha fatto per uno scopo didattico e di ausilio a quei bambini che hanno scarsa stima di sé. In pratica ed in breve, al bambino che guarda il TG4 assieme ai suoi genitori (fanno parte della cura), la mamma dice: “guarda, tesoro, se quello può fare il DIRETTORE di un Telegiornale, pensa a dove potrai arrivare tu, probabilmente potrai fare anche il fisico nucleare!!!“.

 

L'ultima risposta di Saffioti!

12 novembre 2008

Caro sig. Sofia “ormai siamo nel ballo e quindi balliamo” sono parole sue e non inventate da me, non so se poi lei balla realmente, la cosa può anche farmi piacere, ma  come al solito lei capisce ciò che le fa comodo e quindi diciamo che ha frainteso anche questa volta. Ho costruito la mia legittima difesa sulla sua frase, ne di più e ne di meno e con la solita trasparenza.  Aspetto ancora il nome di chi avrei offeso e sinceramente non mi stupisce il fatto che lei abbia frequentato il liceo, tutti abbiamo visto come ha corretto le bozze del libro sul terremoto.  Io ho frequentato solo I.T.I.S. e la mia preparazione umanistica sia pratica che teorica non è delle migliori e la cosa non è una novità, nonostante tutto cerco di dare un mio costante impegno sociale alle lacune, grandi lacune culturali che altri intellettuali avrebbero dovuto dare. L’importante è farsi capire ed esprimere il vero che c’è dentro. Di Emilio Fede ho una considerazione diversa dalla sua, molto diversa. Ho cose più importanti da fare che spettegolare con lei in quanto la gente che legge non paga neanche il biglietto. La prego quindi continuare a pensarla come meglio crede ma di non sprecare intelligenza a voler fami dire cose che io non ho mai detto, la prevenzione è una cosa seria e prendere le distanze da lei penso sarà per me molto salutare.

Non so neanche come si usa un correttore di programmi di testo in quanto non ho l’assillo e ne la presunzione di scrivere correttamente, io mi conosco e so chi sono e non lo nascondo a nessuno ne teoricamente ne praticamente. Adesso la saluto rendendomi conto di aver perso fin troppo tempo, non ci saranno più repliche da parte mia.

Gianni Saffioti

 

Un importante passo avanti

10 novembre 2008

Da Benvenuto Sofia ricevo e pubblico

Carissimo Giuseppe,

dopo gli ultimi interventi molto interessanti che hanno riguardato il tema centrale della nostra discussione partita più o meno a giugno di quest’anno, mi piace intervenire sia perché “ormai siamo nel ballo e quindi balliamo”, sia perché mi sembra di capire che ci troviamo, finalmente, ad una svolta.

Prendo spunto dall’ultimo post di Gianni Saffioti, con il quale abbiamo avuto di persona, e molto prima di accedere a questo blog, dei bellissimi scambi di opinione quasi sempre terminati con la presunzione da parte di entrambi di essere dalla parte della ragione.

Voglio anzitutto precisare che non ho assolutamente visto un decadimento della discussione, come dice lui, anzi, penso che questa si sia arricchita e stia andando verso la direzione del “fare”, dopo tanto discutere.

Assolutamente vera l’affermazione che si è partiti da un’analisi storica e sociologica supportata dagli interventi del dott. Puntillo e dello stesso Gianni, utilissima per capire le ragioni del degrado della nostra cittadina in particolare e della nostra terra in generale, meno precisa l’osservazione che chi è intervenuto successivamente (Ignazio e Mimmo) abbia parlato di rivoluzione, di elite, di formazione di idee da inculcare ad altri, difesa di partiti e sindacati e quant’altro. Infelice, a mio avviso, la parte in cui si insulta - essere paragonato ad Emilio Fede credo che sia un’offesa per chiunque - chi ha voluto ragionare su coloro che scelgono di rimanere nel proprio paese (Matteo). Per non parlare della parolina “ad arte” (discussione ad arte deviata…..) che è il massimo della sfiducia negli interlocutori. Praticamente si pensa che questi interventi facciano parte di un disegno “occulto”. Secondo me, le affermazioni di Gianni partono da quelle che per lui sono verità assolute. Tizio è schierato a destra piuttosto che a sinistra, Caio è organico a questo o quel partito, Sempronio è troppo “romantico”, qui parole come Speranza, Libertà, Fiducia non possono essere tollerate. Tutti pregiudizi, nient’altro che pregiudizi. Scusami Gianni, ma sai come la penso. Sarò in questo meno delicato di Giuseppe, ma irrompere in una discussione facendo credere che tutti siano in errore e solo tu abbia il Verbo, non mi sembra che porti da nessuna parte. Io sono andato a rivedere gli interventi passati e non mi sembra di averci letto quello che hai letto tu. E non mi riferisco alla conoscenza della lingua italiana. Mi riferisco appunto ai pregiudizi che ognuno di noi deve mettere da parte se vuole affrontare una sana discussione. Mi riferisco al fatto che quasi tutti (Rosario Barilà 14 luglio, Giuseppe Macrì 29 luglio, Danilo Cappellano 3 settembre, ecc.) hanno ribadito che il tempo delle analisi è finito. Bisogna darsi da fare. Dare la colpa alla borghesia, ai partiti politici, ai sindacati, alle associazioni, ai presidenti delle associazioni e compagnia dicendo, non serve più a nessuno. Né tantomeno continuare a dire che a Bagnara manca la cultura giusta, mancano le persone giuste, ancora è prematuro parlare del fare, ecc. E’ proprio per far emergere i mezzi di cui disponiamo che si fanno queste discussioni. E’ proprio per far sì che si facciano avanti gli anestesisti, gli assistenti ed i primari per poter dare corso ad operazioni chirurgiche all’avanguardia (per usare il tuo esempio). Da qui l’interesse alla proposta fatta da Ignazio. Ha usato la parola rivoluzione ma ha anche spiegato di che tipo di rivoluzione si tratta. E’ vero che ha usato il verbo arruolare, ma nel contesto del discorso non ha certo la valenza che tu gli hai voluto attribuire. Fra l’altro lo stesso Ignazio ha escluso che si debba trattare di una guida, a maggior ragione di una guida costituita da coloro che sono espressione di fallimento. Dunque, come vedi, già le analisi coincidono. E poi la voglia e l’intento di tracciare una strada che i giovani potranno percorrere in piena autonomia riconoscendone gli esempi positivi. Io in tutto questo vedo la possibilità che delle persone, che credono di avere delle cose da dire e soprattutto da dare, possano trovare uno spazio, fuori da ogni strumentalizzazione, dove discutere, confrontarsi e soprattutto proporre. Se per classe dirigente intendiamo un insieme di persone che per cultura, per formazione, per spirito altruistico, vogliono impegnarsi e si sentono capaci dal punto di vista intellettivo e morale, ad occupare posizioni che possono incidere nei campi della politica, della cultura e più in generale della società, allora penso che la strada sia quella giusta. Non è affatto implicito che poi queste persone debbano per forza formare delle “liste civiche”; è possibile, ma non necessario. E’ mia opinione che abbiamo la necessità di concentrarci più che sul “già fatto”, su quello “che c’è o rimane da fare”. Ed anche sul già fatto c’è da discutere. Come sottolineava Giuseppe dando il titolo ad un mio contributo sul blog, io sono convinto che “non tutto è da buttare”. E poi, se vado a rileggermi il mio primo intervento fatto dopo quello di Claudio e quello tuo (5 giugno 2008), dove dicevo “…. stimolare tutte le forme di associazionismo, sociale ed anche politico-partitico che mettano al primo posto le discussioni, la circolazione delle idee, l’educazione al rispetto del pensiero altrui. Inoltre, fondamentale, partire dalle scuole ed instaurare un colloquio abituale e sano con gli insegnanti, con i bambini, con i ragazzi, con le famiglie attraverso l’organizzazione di convegni, di letture di testi, di quotidiani, di attività teatrali, cinematografiche e quant’altro serva a svegliare i cervelli…”, come faccio a non essere d’accordo con questa proposta? Aggiungo che mi convince ancora di più dopo l’ultimo intervento fatto da Ignazio (leggi Fuggire la sindrome del soldato giapponese del 5\11), in cui appunto, replicando al garbato scrivere di Mimmo (Lopresto, "Un mondo nel quale la politica..." del 31\10), spiega ancora più concretamente l’idea che ha voluto proporre.

In che modo l’intervento di Mimmo poi porti al declino della discussione non riesco proprio a spiegarmelo. Semmai le sue perplessità alzano, e di molto, la serietà ed il carattere “scientifico” della discussione. Contribuiscono ad analizzare sotto altri aspetti il tema trattato. Scaturiscono in questo caso da un’esperienza personale fatta all’interno di un partito e di un sindacato e vengono portati serenamente all’interno di una discussione, senza demonizzare nessuno. E’ evidente che chi, come me, non ha avuto una formazione “partitica” è più propenso ad abbracciare l’idea che bisogna unire soggetti provenienti dalle più disparate culture politiche e sociali affinché si parlino e partecipino alla realizzazione del bene comune. Lo stesso penso che valga per Giuseppe che in tutta questa discussione ha avuto il merito di invogliare alla partecipazione con i suoi commenti pacati, moderati, ma decisi quando è stato necessario riportare il tutto al rispetto delle opinioni di tutti.

Mi domando infine, e chiudo: rispetto alle nostre convinzioni pluralistiche più volte manifestate a parole (sia a destra che a sinistra), è preferibile quanto proposto e poi spiegato meglio da Ignazio o quanto affermato da Tito in un suo post del 22 giugno 2008: “a Bagnara occorrerebbero “guide”, gente che abbia un rapporto verticale, ancorché costruttivo, ma rigidamente verticale colla popolazione, poiché quello orizzontale non funziona e non funzionerà. Soprattutto in ambiente di sottosviluppo: non può funzionare. Ci voglio Capi, Guide sicure e decise”.

Con tutto il rispetto, non sono d’accordo. Il nostro è sì un ambiente di sottosviluppo, ma la medicina per uscirne è rappresentata dalla presa di coscienza delle nostre possibilità, dal rispetto per gli altri e dalla condivisione delle regole. Ricordo a Tito che lui stesso (post del 17 giugno 2008) diceva: “Finiamola di fare le vittime, di aspettare il terremoto per poi rivolgerci alla Madonna perché ci protegga. Noi siamo i migliori: lo abbiamo dimostrato sempre e ovunque”.

E allora? Di quali guide abbiamo bisogno? Affidiamoci alle nostre forze e facciamo in modo che dal miglioramento della società vengano fuori persone in grado di formare la famosa “classe dirigente”.

Posto che la società orizzontale è difficilmente realizzabile, vogliamo lavorare perché si possa sempre più realizzare a vantaggio dei nostri figli, dei nostri nipoti e della nostra terra, oppure ci vogliamo consegnare a quella odierna che è sempre più verticale, gerarchica, piramidale, in cui il vertice può tutto e non teme nulla? E soprattutto in cui chi può va avanti e chi è più debole soccombe? Vogliamo lasciare che altri decidano per noi (concetto una volta espresso su questo blog da Gianni e rifiutato, naturalmente), o vogliamo imparare a prenderci le nostre responsabilità e diventare adulti guardando al futuro facendo tesoro dell’esperienza del passato?

Cordialità per tutti, Benvenuto

 

Fuggire la sindrome del soldato giapponese

5 novembre 2008

Da Ignazio Badalì ricevo e pubblico

In questi giorni ne ho sentite un po’ di tutti i colori. Reazione sorprendente! Sicuramente da preferire ad un silenzio tombale. Lascio da parte i complimenti perché il mio intento non era quello di sostenere una tesi di laurea, né di far lezione ad alcuno. Di quello che ho sentito accetto tutto, anche l’inaccettabile, purchè si ammetta che, dalle recriminazioni e dai buoni propositi, è necessario passare al tentativo di dare concretezza ad un auspicabile colpo d’ala.

Dissi in premessa al precedente intervento che lo strumento che stiamo utilizzando impone sintesi e selezione analitica, pertanto chi è attratto da altri temi, dovrebbe avere la bontà di attendere.

L’accusa più ricorrente che mi viene rivolta è quella di ricercare una soluzione elitaria. Trattando di classe dirigente il concetto di elite è implicito nella materia; altrimenti si parlerebbe per esempio di masse in movimento o di autocoscienza del gruppo, cose - queste si -  che forse stanno in cielo ma non in terra. Quello che non ho potuto chiarire prima, per le note esigenze di sintesi, è che tale istanza non è una mia originale trovata, essa piuttosto sale dalla popolazione che reclama un coinvolgimento di individui ritenuti in grado di determinare una svolta, solo se decidessero di cooperare disegnando insieme una valida e percorribile proposta di sviluppo, soffermandosi magari a curare il piano integrato degli interventi realizzativi, scambiandosi esperienze e conoscenze, ecc. La rivoluzione di cui parlavo era rappresentata dalla novità costituita dall’accettazione di questi soggetti a rendersi disponibili per dare una mano al proprio paese, posponendo gli interessi di parte a quelli più generali. Niente di più.

Un tempo fece molto scalpore, scoprire - a distanza di tanti anni dalla fine del 2° conflitto mondiale - su qualcuna delle numerose isolette che si ergono dai fondali del Pacifico, la sorprendente presenza di elementi isolati dell’esercito giapponese che ignari della fine delle ostilità e fedeli alla consegna ricevuta, erano rimasti inutilmente a presidiare un sito che evidentemente non faceva gola a nessuno. Il primo casuale e tardivo ritrovamento determinò, ovviamente, l’ipotesi che potevano esistere altri casi analoghi e pertanto fu finalmente avviata un’esplorazione che permise di recuperare altri sventurati che, oltre agli stenti sopportati, avevano sacrificato anni della loro esistenza per una causa che da tempo non esisteva più. Quei soldati suscitarono incredulità, perfino commiserazione. Creava ammirazione la loro cieca fedeltà, ma erano fuori dal tempo; anche nell’esteriorità: le divise che quei sopravvissuti continuavano ad indossare non erano più quelle in dotazione al moderno esercito nipponico.

Il restare indietro e sprecare il tempo per mancanza di comunicazioni possiamo identificarlo come una sorta di “sindrome del soldato giapponese”. Onore alla fedeltà. Rammarico per un impegno speso in un contesto che, fermandosi, esce dalla realtà che invece è in continuo divenire. Aggiungo immediatamente che nessuno può ritenersi aprioristicamente immune dal contrarre tale “patologia” e, se può consolare, anche chi scrive ha talvolta seri dubbi che possa essere sempre possibile debellare il “virus”.

Aderisco volentieri all’invito rivoltomi da chi ci ospita, non solo per doverosa cortesia, ma anche perché la raffinata e puntuale analisi compiuta dall’amico Mimmo Lopresto merita (come pure le perplessità espresse verbalmente da altri), non tanto una replica, che non può avvenire su principi differenziati che vanno semplicemente rispettati, ma delle precisazioni oltre all’invito a verificare la sostenibilità della preminenza delle strutture partitiche rispetto ad altre forme aggregative e quindi di partecipazione.

Chi come noi si è formato oltre che sui libri di scuola, su altri libri e ha frequentato giovanissimo quelle che un tempo erano le sezioni di partito o ambienti che ad essi si riferivano, non fa fatica a valutare quanto di buono c’era in quelle strutture di base. Se siamo diventati quelli che siamo, oltre che alle nostre propensioni e alle nostre presunte qualità, lo dobbiamo a quei laboratori culturali e di azione sociale che erano le sedi, pertanto non solo terminali di strutture politiche nazionali a caccia di consenso elettorale. Dichiarare di essere autenticamente apolitico, a quel tempo, equivaleva  ad ammettere di avere una sensibilità e una preparazione monche. Questo mondo si è concluso, non esiste più. Per amor di Dio! Lungi da me l’idea di soffermarmi a dissertare sul come e perché. Non ho alcuna intenzione di scrivere un libro online.

Sarebbe una traccia interessante, però, prendere in considerazione il fatto che se giovani e meno giovani oggi preferiscono restare lontani, decretando l’estinzione di quelle che un tempo furono le sedi di partito, può darsi che la colpa non sia interamente di chi si astiene dal partecipare, ma che buona parte di responsabilità risiede proprio nel modo con cui si  propongono i partiti nuovi, comunque eredi e “faticosa” sintesi della catastrofe (anche indotta) che ha spazzato quelli vecchi. Può darsi che più avanti il ciclo vichiano ricominci. Intanto è problematico che si possa stimolare un interesse nei confronti di questi cartelli elettorali camuffati da partiti. Anzi, la tendenza è di segno completamente opposto. Non sarà, per caso, dovuto al fatto che entrandovi non si trova certo un ambiente solidale ma una prima trincea su cui attestarsi?

Non sono sicuro che sia indispensabile condividere comuni ideali per potersi impegnare nel riscatto del proprio territorio. L’incertezza me la forniscono alcuni fatti. Intanto pare che questo non sia il momento più adatto per sollevare pregiudiziali ideologiche. Anche il trionfante liberalismo ha le sue belle difficoltà, forse dettate dal fatto che avendo fatto fuori i concorrenti, si è aggrovigliato su se stesso per assenza di nemici.

Forse è il caso di parlare “semplicemente” di valori. Mi pare che questo non costituisca un problema neanche a livello nazionale, tanto che da una parte e dall’altra quotidianamente assistiamo ad inviti al dialogo. Forse qualcuno c’è già stato, non è escluso che ce ne siano altri.

Ma quello che ha fomentato le mie insicurezze al riguardo, è stato apprendere che tra gli attivisti della Lega Nord c’è un ex BR. Un rivoluzionario di sinistra e Borghezio nello stesso partito! Non sarà che in altri posti d’Italia, pur con problemi molto meno gravi dei nostri, riescono a rimuovere con disinvoltura qualsiasi ostacolo che si frappone tra quanti possono rendersi utili per la rivendicazione delle istanze locali? Non sarà invece che in noi permangono difetti atavici, trasmessi dai nostri progenitori ellenici, capaci di elevare una civiltà raffinata e nel contempo dannarsi in un particolarismo autodistruttivo?

Noi possiamo scegliere di emulare i membri delle fazioni ateniesi o adottare il principio della “concordia” romana.

Se il problema consiste nel ritenere non appropriato conferire alle associazioni il compito di coinvolgere un primo nucleo di volenterosi, e qualcuno riesce a trovare altre formule, non sussiste alcun problema. Vero problema sarebbe non trovare alcun sistema per partire.

Non chiedo di comporre un unico partito civico, piuttosto un Senato civico. Luogo di incontro e di confronto, di proposte, analisi e studio delle problematiche, ricerca delle soluzioni, per operare un progressivo sviluppo socio-economico. Dove ci sia spazio oltre che per i rappresentanti politici, anche per quelli del mondo della cultura, del lavoro, dell’imprenditoria, della società civile, di quello giovanile. In modo che lo sforzo sia corale, pigliando esempio dai nostri valenti pescatori che agiscono all’unisono nel tentativo di riportare in acqua una pesante imbarcazione arenatasi sulla spiaggia. Non ci provano uno alla volta. Nessuno singolarmente potrebbe riuscire. Ma trovano tutti insieme la forza e l’abilità necessarie per rimettere in corsa il natante. E in questo esercizio gestuale che può apparire irrilevante, si verifica invece un fatto altamente simbolico che accade di rado: tutti spingono nella stessa direzione.

Non chiedo a nessuno di rinunciare ai propri valori e ai propri riferimenti culturali ed ideali; io per primo non rinuncerei mai ai miei. Come nessuno chiese ai monarchici, ai liberali, ai repubblicani, ai primi socialisti, di rinunciare alle dottrine, talora diversissime, a cui ognuno di loro faceva riferimento, per cooperare alla realizzazione del Risorgimento italiano.

Non so quanti hanno già avvertito la problematicità degli anni che abbiamo di fronte. A prescindere dalla crisi economica che per una realtà come la nostra potrebbe scorrere (almeno questo è l’augurio) con effetti di ridotta intensità, il vero fronte è rappresentato da altri pericoli. Se restiamo immobili, se ci ostiniamo a farci portare dalla corrente senza muovere un dito, corriamo il rischio che questo paese torni ad essere un piccolo borgo di pescatori o giù di lì, con un regresso di oltre 1.000 anni.

Ignazio Badalì

 

Discussioni serie e no

2 novembre 2008

Da Gianni Saffioti ricevo e pubblico

I piedi poggiati per  terra, in condizioni normali, danno senso di stabilità, altresì capisco che la difficoltà di sforzare la mente per riflettere e capire è uno sport non più di moda e che quindi saper tenere i piedi per terra diventa  un compito molto difficile anche se si gode di ottima salute. Comunque mio malgrado mi renderò partecipe e responsabile del declino della discussione in corso che ad arte è stata deviata da quella che era la via principale alle viuzze in discesa di Pellegrina, Porelli, Scesa Rosario, ecc. ecc.

Mi auguro che Claudio Careri non si monti la testa, visto che viene sempre citato come si fa generalmente con i grandi. Caro Claudio quante te ne tocca sopportare!!!! Penso proprio che dopo gli ultimi interventi ci sia veramente da riflettere sulla condizione generale socio-culturale del paese che è per dati di fatto, tirate via le solite eccezioni, di degrado e sottosviluppo, ma che non credevo potesse arrivare ai livelli di discussione cosi svisceratamente insipidi contornati dal nulla.

Si è lasciati una discussione basata su analisi storiche e sociologiche della società dove si rimarcava che l’inefficienza è dovuta ad una mancanza di una struttura sociale compatta e l’impreparazione di una classe dirigente, portata avanti di gran impeto dal dott. Tito Puntillo, per sentire parlare di rivoluzione, club dell’elite per sfornare idee ed inculcarle ad altri, difesa ad oltranza di partiti e sindacati nonostante il loro clamoroso fallimento sociale con svendita inclusa della famosa classe operaia, o peggio discorsi di parte di chi è convinto che cultura sia una sagra paesana o fare una manifestazione canora, o peggio ancora di chi dice che il coraggio di rimanere a Bagnara è dato nell’imitare il maestro Emilio Fede. Per spiegare quanto ho sintetizzato dovrei scrivere almeno 10 pagine, quindi gentilmente per capire o per conoscere le puntate precedenti leggetevi gli interventi originali dal caro Claudio in poi.

Lo so che è dura affrontare discorsi e studiare la società per capire dove siamo con chi siamo  e cosa facciamo, ma se non si percorre la strada principale e non si studia la trasformazione della società, cosa che stava facendo egregiamente il dott. Puntillo, col quale penso siamo molto distanti come pensiero, quindi non è mia intenzione fargli una statua, non caveremo ragni dai buchi.

La domanda “cosa facciamo”, caro Giuseppe, è prematura, molto prematura. Se non sai quali attrezzi hai in mano come puoi operare? Se ti manca l’assistente, l’anestesista o il primario  operi lo stesso?

Come fai a fare una discussione seria sul CAMPUS SCOLASTICO in zona campo sportivo quando poi volevano portarsi il liceo a Pellegrina? (leggi interventi precedenti).

In sogno ho visto sia il viale Turati che il corso V. E. II prolungati fin sopra lo Sfalassà, il torrente tombinato ed a monte sapientemente ingabbiato in sette punti diversi per evitare lo sbarramento del corso dell’acqua in caso di piogge torrenziali, un grande parcheggio sopra il torrente e dove c’è il campo sportivo andando oltre le scuole medie un grande campus con tutte le scuole cittadine dalle elementari alle superiori. Ho sognato al posto delle attuali scuole elementari del centro una piscina ed un palazzetto dello sport per le varie società sportive, ho sognato al posto dell’attuale liceo una biblioteca e sala polifunzionale per tutte le esigenze, ho sognato ancora dove c’è I.T.I.S. un ostello per ospitare ragazzi per scambi culturali, poi mi sono svegliato ed ero a 1200 km distante ma contento dei miei buoni propositi.

Non mi dilungo a ripetere come la penso ma invito quanti vogliono dare un contributo serio allo sviluppo della discussione e conseguentemente tentare di annaffiare i fiori appassiti delle aiuole bagnaresi di abbandonare gli schemi vecchi e tradizionali dettati dalle vecchie e nuove chiese partitocratiche e soprattutto tentare di capire i giovani lasciandoli crescere con le proprie idee senza violentarli nei loro pensieri. Personalmente oltre che leggere cose stantie di gente interessata, preferirei leggere cose fresche di giovani liberi ed indipendenti da qualsiasi bandiera. Bagnara è troppo bella per non lottare, e lottare oggi significa difenderla dai corvi, dagli squali, dalle iene dagli insetti, dai mangiafuoco  e dai politicanti. C’è un tempo per seminare ed un tempo ai voglia ad aspettare, ma se manca l’aratro come si fa a preparare il terreno? Il domani è legato a ciò che si fa oggi che domani sarà già ieri, ecco perché bisogna conoscere il passato e capirlo, perché domani tra due giorni sarà ieri. Aspetto una seria analisi costruttiva, di provocazioni questa penso sia più che sufficiente.

Gianni Saffioti

 

Non credo, Gianni, che a doverci far riflettere "sulla condizione generale socio-culturale del paese" siano gli ultimi interventi. Oso dire che non mi pare che Badalì e Lopresto si siano resi responsabili di chissà quale orrore d'analisi storiografica, sociologica o politica, o di qualche invasione di campo. Hanno semplicemente (anche loro, nel nulla generale che qui ci avvolge) dato un contributo. Ignazio, in particolare, ha fatto una proposta che personalmente ritengo degna di considerazione, anche se condivido qualche perplessità letta in un passaggio di Mimmo Lopresto, su cui Ignazio stesso magari potrebbe - se gli garba - replicare. Pertanto, non riesco a scandalizzarmi o ad adirarmi per quanto letto. Scrissi che era il momento di passare dalle analisi alle proposte (e una - di Badalì - è giunta!). Resto di questo avviso. Se qualche amico desidera comunque continuare ad esporre ciò che pensa, che male ci vedi?

Ti ho risposto di getto. Gradirei farlo, più avanti, in maniera più analitica. Non me ne volere

Giuseppe

 

"Un mondo nel quale la politica..."

31 ottobre 2008

Da Mimmo Lopresto ricevo e pubblico

“UN MONDO NEL QUALE LA POLITICA SI RIDUCA SOLO AL VOTO E AI SONDAGGI SAREBBE INACCETTABILE PERCHE’ STRAVOLGEREBBE LA VITA DEMOCRATICA. NESSUNO MAI RIUSCIRA’ A REPRIMERE LA NATURALE TENDENZA DELL’UOMO A DISCUTERE, RIUNIRSI, ASSOCIARSI”

(Enrico Berlinguer, 18.12.1983)

 

Vorrei esprimere alcune considerazioni sulla proposta formulata da Ignazio nel suo recente intervento su classe dirigente, associazioni e politica. In verità, era stato Claudio che, qualche mese fa, aveva posto per primo la questione, riferendosi in particolare al fenomeno ancora diffuso dell’emigrazione di molti giovani bagnaresi verso il Nord Italia per motivi di lavoro. Un’emigrazione in molti casi “qualitativamente” diversa rispetto a quella di qualche tempo fa tanto che lo stesso Claudio aveva posto il problema di “quale sarà a Bagnara la classe dirigente fra quindici anni?”.

 

Claudio ed Ignazio, sebbene in termini diversi, hanno sollevato, non tanto implicitamente, un dubbio: esiste a Bagnara una classe dirigente? E quale sarà quella del futuro? Anch’io ritengo che in un paese normale la classe dirigente non debba essere costituita soltanto dai politici, ma è anche vero che la gente da sempre attribuisce alla classe politica (dirigenti di partito, eletti nelle istituzioni locali) le maggiori responsabilità, le colpe o i meriti, a proposito del funzionamento di servizi, qualità della vita, crescita culturale e economica, insomma del presente e del futuro della società. Sono peraltro convinto che, per tutti coloro (anche per i cosiddetti tecnici o professionisti) che accettano o decidono di candidarsi ad incarichi istituzionali elettivi, la formazione politica sia molto importante. Non ci sono dubbi tuttavia che i risultati migliori per gli interessi generali della collettività e sulle questioni essenziali si possono ottenere solo se si mette in atto realmente il metodo della concertazione tra istituzioni con i rappresentanti delle categorie e della società civile.

 

Forse Ignazio non ha torto quando afferma che “nella nostra realtà la definizione di classe dirigente coincide quasi perfettamente con quella di classe politica”, una classe politica che nel suo intervento non è descritta come del tutto adeguata alle esigenze attuali tanto che viene ipotizzata la creazione di una cosa simile ad un Consiglio Comunale “ombra”. Inoltre, lo stesso Ignazio non dice una cosa nuova quando afferma che è un errore “pensare che bisogna detenere almeno una carica di consigliere comunale per svolgere una funzione propositiva per la comunità”. L’attività politica infatti non è una prerogativa di chi ricopre un incarico istituzionale, ma è un diritto che i cittadini possono esercitare attraverso i vari strumenti di partecipazione democratica: partiti, manifestazioni, giornali, comitati, assemblee, ecc. Nel riaffermare questo principio, è giusto al tempo stesso ricordare che è comunque il Consiglio Comunale (maggioranza e minoranza con ruoli evidentemente diversi) l’organo istituzionale deputato ad amministrare il paese. Nel corso del dibattito online, a proposito di classe dirigente, era stato posto qualche tempo fa un interrogativo: “quando ci sono le elezioni, come mai coloro che si sentono in grado di dare un contributo importante non scendono in campo?”. Non ci sono dubbi che la situazione ideale è senz’altro rappresentata da un rapporto equilibrato tra istituzioni e società civile, dove quest’ultima può svolgere un ruolo determinante di critica e di proposta, di fare insomma opinione pubblica. Il problema quindi non può essere disgiunto da una brevissima analisi sullo stato di salute della politica bagnarese e da una domanda: oggi, nel nostro paese, si fa ancora politica? Sull’argomento, avevo espresso la mia opinione nel precedente intervento dello scorso 3 ottobre al quale rinvio anche per la proposta fatta in quell’occasione. Vorrei però tornare brevemente a sottolineare alcuni aspetti.  

 

I partiti storici italiani, a partire dalle strutture di base, erano un tempo spazi per riunirsi, discutere e decidere, erano una scuola che diplomava militanti e gruppi dirigenti qualificati e che formava una parte importante della classe dirigente della nazione. A Bagnara, la politica intesa come partecipazione dei cittadini alla vita democratica attraverso i partiti è di fatto assente. 

 

A Bagnara - e non solo - si tende ormai ad identificare il politico soltanto nell’amministratore o comunque in chi ricopre un incarico istituzionale. Oggi le sezioni o i circoli dei partiti sono chiusi, sebbene si assista al loro improvviso risveglio alla vigilia di elezioni amministrative o in occasione di congressi nazionali; la mancanza di strutture organizzative dei partiti e di riconoscibili gruppi dirigenti coesiste con la loro insufficiente visibilità all’interno del Consiglio Comunale con il conseguente venir meno dello storico raccordo tra i gruppi consiliari, i partiti e la società. La militanza è praticamente scomparsa e l’approccio alla politica avviene talvolta in modo improvvisato, dilettantesco. Pochissima gente assiste alle sedute del Consiglio Comunale. Sarebbe però ingeneroso attribuire alla classe politica locale tutte le responsabilità del superamento del concetto tradizionale di politica e di partito: il problema è indubbiamente più vasto ed ha carattere nazionale. Questo quadro, sicuramente non incoraggiante, è completato da altri segnali preoccupanti come la personalizzazione della politica, la crisi del senso di appartenenza, la difficoltà dei partiti ad essere protagonisti di un grande progetto di cambiamento, il rischio, in parte già materializzato, della trasformazione del partito di massa in partito “leggero” e delle sezioni in comitati elettorali. Negli ultimi tempi in Italia, con la destra al governo, si sta assistendo inoltre ad una involuzione della politica costruita sull’immagine, sui sondaggi e sugli annunci ad effetto, una politica insomma ridotta a spot quotidiano. Né bisogna sottovalutare l’emergenza democratica attualizzata dai discutibili atteggiamenti della destra orientati a demonizzare il dissenso e a teorizzare il pensiero unico, a disprezzare l’opposizione ed attaccare il sindacato, a dar luogo ad una campagna mediatica contro il pubblico impiego.

 

Ma torniamo alla nostra dimensione locale. Qualche amministratore potrà forse obiettare che la politica si identifica con “il fare” nel suo significato più decisionista. E’ vero solo in parte perché anche le scelte amministrative più importanti dovrebbero essere esaminate all’interno dei partiti di riferimento e con la società civile. Analogo ragionamento andrebbe fatto per la minoranza. Ma, oggi, a Bagnara, maggioranza e opposizione parlano con i rispettivi partiti? … E ancora: gli attori della politica bagnarese riescono a fare opinione pubblica? Per chi governa è sicuramente più semplice perché a parlare dovrebbero essere i fatti. I cittadini giudicano l’amministrazione comunale per il suo operato o per la sua inerzia. Il problema è più complicato per la minoranza che attualmente è il centrosinistra. Claudio ha scritto recentemente che “il centrosinistra a Bagnara ha il fiato molto corto”. Non ha tutti i torti. Il centrosinistra purtroppo continua ad avere problemi di visibilità, di comunicazione, di radicamento nel territorio: ritengo che sia arrivato il momento di coordinare forze e idee per creare le condizioni affinché in tempi ragionevoli il centrosinistra diventi una credibile alternativa all’attuale maggioranza. Non credo di essere molto originale nel dire che il futuro della coalizione progressista è, almeno per ora, nel ruolo che saprà svolgere il PD che però non può prescindere da un’intesa con l’area della sinistra democratica. Ma questa è un’altra storia… Ancora Claudio ha scritto qualche tempo fa che “la classe politica bagnarese è longeva e non dà molto spazio al rinnovamento”, argomento che prima o poi dovrà essere approfondito. C’è da chiedersi infine se, nonostante le note difficoltà oggettive, è possibile un salto di qualità per la politica bagnarese.

    

Nell’intervento di Ignazio sono quindi condivisibili tre aspetti: 1) la classe dirigente non può circoscriversi alla classe politica; 2) i soggetti politici non sono rappresentati esclusivamente da coloro che ricoprono incarichi istituzionali; 3) occorre un complessivo salto di qualità. Tuttavia, non posso non evidenziare perplessità sostanziali su altri aspetti, inclusa la proposta che egli illustra nella parte finale dell’intervento.

 

Ignazio scrive: “Non più i migliori che si scontrano tra loro, ognuno abbarbicato ad anacronistici  e sterili pregiudizi, per cercare di conseguire o riaffermare posizioni in una inconcludente scala di valori. […] Non più quindi soggetti che si ignorano, perché pretendono di appartenere a mondi a se stanti. […]. Ce ne facciamo un altro di Consiglio Comunale, che possiamo chiamare Comitato, Fondazione, […]. Servirebbe che i vertici delle associazioni presenti sul territorio componessero un comitato incaricato di redigere un elenco  di persone di ogni, e anche nessuna, estrazione ritenute degne di dibattere le questioni che interessano la collettività […]”.         

 

Non condivido innanzitutto un’impostazione che potrebbe dare la sensazione che, dalla differenza di valori tra individui, possa conseguire quasi automaticamente il pregiudizio e la mancanza di dialogo. Probabilmente lo era nel passato quando la politica era identificabile con l’ideologia, ma oggi non è più così: la diversità dei valori in una società è essa stessa un valore che non deve sfociare nel pregiudizio né deve essere un ostacolo al confronto. Esiste una “scala di valori”? Ciò che penso è che i valori contenuti nella nostra Costituzione, nata dalla Resistenza, dall’antifascismo e dalla convergenza tra le culture democratiche del secondo dopoguerra, devono essere un riferimento morale per tutti.     

 

Pur apprezzando il tentativo di Ignazio di dare una risposta all’argomento in discussione, ritengo che la sua proposta sia condizionata dalla forma e dal metodo con cui dovrebbe concretizzarsi e proiettarsi all’esterno. A parte la denominazione che dovrebbe assumere questa nuova “creatura” (Club, Circolo, ecc.) e l’anomala ed elitaria procedura di selezione degli “arruolati”, la proposta consisterebbe, se non ho capito male, nella realizzazione di un contenitore in cui possano convivere persone di culture e orientamenti politici diversi, o persino distanti, per discutere e “fornire soluzioni” ai problemi del paese. Si tratterebbe comunque di un’organizzazione stabile, non tematica, ma con ampie finalità politiche (sebbene non partitiche o ideologiche) che, così come è presentata, potrebbe non aver vita lunga, salvo che non nasca soltanto affinché i cosiddetti “migliori” indicati dalla società civile possano esercitarsi nella dialettica. Le difficoltà infatti non nascerebbero tanto dal semplice e auspicabile confronto tra idee diverse, quanto dalle modalità di proiezione all’esterno e dalle risposte comuni ai singoli problemi del paese da ricercare tra persone con valori diversi e quindi con una diversa visione di funzionamento della società soprattutto su temi particolarmente sensibili. Ma “discutere per discutere” non è sembrato essere l’obiettivo della proposta di Ignazio che, con le dovute cautele, potrebbe essere accostata al diffondersi sistematico delle liste civiche confuse e scolorate talvolta rappresentative di un sentimento trasversale di insofferenza verso la politica rappresentata dai partiti.

 

Assumerebbe invece un significato realisticamente diverso l’ipotesi di un coordinamento tra le associazioni su temi specifici o in casi particolarmente importanti. Qualche tempo fa, Claudio aveva fatto riferimento ad “una sorta di commissione Attali per Bagnara, un tavolo di volenterosi dove convogliare idee, proposte, soluzioni innovative”: un’idea suggestiva, salvo apprendere dai giornali che a Bagnara non riesce a decollare neanche la Commissione Pari Opportunità!

 

Le ragioni delle mie perplessità sulla proposta di Ignazio sono semplici. Ribadisco la mia convinzione che, se l’obiettivo è il miglioramento della società in cui si vive, non ci sono alternative all’impegno civile nelle associazioni, nei partiti, nel sindacato, ripartendo dalla riscoperta dei valori. Un’organizzazione con finalità politiche o sindacali è formata da una pluralità di soggetti con obiettivi comuni  e valori condivisi per cui ritengo che scegliere liberamente di aderire ad un’organizzazione non può prescindere dal senso di appartenenza agli ideali e ai valori che essa si propone statutariamente di rappresentare. In caso contrario, si rischia di precipitare nel trasformismo e nella confusione, cose di cui non si sente il bisogno. Non si tratta di una visione nostalgica della politica, come qualcuno potrebbe pensare, bensì di una idea della politica e dell’impegno civile in cui l’appartenenza a movimenti o formazioni diverse è determinata da una visione delle cose e della società fondata appunto su valori, ideali e indirizzi programmatici differenti. Ciò non significa avere pregiudizi o costruire muri ideologici né precludere il dialogo tra posizioni diverse; può significare invece trovare soluzioni condivise su temi specifici, se ciò avviene nella chiarezza e nel rispetto dei ruoli.

Mimmo Lopresto

 

Una classe dirigente da inventare

17 ottobre 2008

Caro Giuseppe, ti invio in allegato un mio scritto relativo al dibattito che si è sviluppato nello spazio che curi, sperando che tu lo ritenga degno di pubblicazione. Con l'occasione ti rivolgo il mio apprezzamento per la tenacia e il garbo con cui sostieni l'iniziativa.

Cordiali saluti,

Ignazio Badalì


Sospinto ed incuriosito da un’affabile conversazione con degli amici, vinco la mia ritrosia “antimoderna” ad avvalermi degli attuali sistemi informatici, ed opportunamente assistito, riesco alfine ad esplorare l’interessante tribuna tenuta e curata dal Dott. Barilà, a cui va sicuramente riconosciuto il merito di sostenere un impegno che rivela capacità e sensibilità non comuni.

Lo spessore degli argomenti trattati e l’acutezza delle analisi eseguite non trova al momento, purtroppo, altro luogo deputato ad accogliere lo stesso livello di confronto. Ne consegue che esso rimane pertanto l’unica opportunità fruibile per la rivelazione del pensiero, oltre a disimpegnare la meritoria funzione di garantire un contatto fra la città e i suoi figli lontani.

Lo strumento però, mi rendo conto, mal si concilia con eventuali necessità di approfondire i temi dibattuti; poiché si rischia di rendere i testi poco consoni con l’esigenza di una rapida estrinsecazione delle idee. E’ gioco forza pertanto procedere ad enucleare i singoli aspetti e differire magari nel tempo l’esame degli stessi, fuggendo così il rischio di vergare una carrellata espositiva che traccia gli argomenti esentandosi dall’esplorarne, se non  le pieghe più recondite, almeno i tratti essenziali. Mi piego pertanto (concessione alla coerenza!) a concludere questa che potrebbe apparire una scarna premessa, per dedicare maggiore spazio al commento di qualche motivo precedentemente trattato.

L’amico Claudio Careri (a cui indirizzo un saluto affettuoso unitamente al mio rammarico per essere lui l’ennesima, inevitabile e recente preda di realtà esterne al nostro territorio) pone, se vogliamo, una questione evidente. Prima di procedere oltre, però, è bene  rimarcare che  nella nostra realtà la definizione di classe dirigente coincide quasi perfettamente con quella di classe politica; altrove non è così. La classe politica è una componente, sicuramente importante, della più vasta e variegata classe dirigente di un Paese. Si aprono quindi due sole strade percorribili: sperare che la nostra classe politica subisca una mutazione che le consenta di assolvere la delicata funzione o promuovere la costruzione di una struttura sociale esterna ad essa che abbia dignità tale da operare in assoluta autonomia. Detto con estrema ed amara franchezza, entrambe le soluzioni per realizzarsi più che un’opera hanno necessità di un miracolo! Di fronte ad una situazione di tale complessità, a parlarne si rischia di ribadire, in forma quasi sadica, i motivi di un fallimento che acuisce oggi gli aspetti di un ulteriore decadimento. Nella pur grave contingenza dei tempi attuali può esistere invece, se non una soluzione, una risoluzione che deve essere necessariamente di tipo rivoluzionario; nel senso che nasce e si sviluppa con metodiche mai utilizzate nel passato, rompendo criteri antichi e inconcludenti antitesi. Ma procediamo per gradi, tentando di dare per quanto possibile una forma ordinata all’esposizione.     

Questa terra aspra, ciò nonostante suscitatrice di indelebile nostalgia, vede quasi quotidianamente partire i suoi giovani, senza più alcuna distinzione di ceto sociale, qualità intellettuali, propensioni. L’idea dell’emigrante con la valigia di cartone - iconografia di altri tempi - è superata dal triste esodo che si apre come unica prospettiva per tutti. Siano essi aspiranti professionisti, onesti lavoratori, linfa per le varie istituzioni statali. Questo è il “brillante” risultato conseguito da quella sedicente classe dirigente che si è succeduta dal dopoguerra ad oggi; sempre pronta a ribadire un presunto impegno meridionalista, ma altrettanto pronta a “dissipare” le pur incongrue risorse assegnate al Sud. Questa scellerata oltre che immorale condotta, ha fatto il gioco di chi non aveva interesse alcuno nell’avanzamento della parte più svantaggiata del Paese. Perché suscitare pericolose concorrenze? Perché mettere in gioco primati, comodità, benessere? E’ anche la prova di quanta ipocrisia occludeva le menti di quelle classi dirigenti (di cui Claudio paventa la scomparsa per interrotta rigenerazione) e che, a ben guardare, non ci sono mai state nel senso che comunemente si intende. Non basta avere le qualità intellettuali per aspirare a comporre una classe dirigente. Se i suoi membri sono avvinti da un sistema suicida, sul quale non hanno la possibilità di incidere, la loro esistenza è dubbia. Per definizione, una classe dirigente è chiamata a guidare almeno una parte della comunità o un settore della sua quotidiana esistenza. Se ciò non avviene, possiamo parlare solo di potenzialità inespresse. Non di rado si è visto eminenti personaggi essere costretti a subire le logiche perverse di un sistema greve, governato esclusivamente dalla forza dei numeri, deciso pervicacemente a non operare alcun cedimento a tentazioni meritocratiche. Tante volte la mediocrità si è fatta addirittura beffe di questi personaggi, relegandoli sistematicamente ai margini. Sopportati a fatica, come la cravatta e il vestito buono che si è costretti ad indossare durante una cerimonia nuziale agostana. Certo, era gente che non aveva il tempo, l’opportunità, forse neanche la voglia di impegnarsi a tessere una stringente rete clientelare; unico metodo rivelatosi efficace per la genesi e la progressione del consenso.

Aver ricondotto l’impegno pubblico al mero interesse privato, non ha certo giovato neanche ai seguaci dell’uovo per sé oggi piuttosto che la gallina per tutti domani. Probabilmente anche costoro hanno visto, vedono o vedranno partire i loro figli come i braccianti del secolo scorso. Risultato finale: tutti sconfitti. Sconfitto chi puntava a non alterare gli equilibri vigenti e si integrava nel sistema infido pensando a trarre vantaggi per sé; sconfitto chi non condivideva, però faceva finta di non accorgersi di come andavano le cose ed era sempre alla disperata ricerca di alibi; sconfitto chi si faceva da parte, un po’ per snobismo e un po’ perché pensava veramente che la politica dovesse essere necessariamente una “cosa sporca”; sconfitto chi abbaiava alla luna, come devo aver fatto anch’io.

Comprendo le ragioni di Claudio e di altri, i quali sono giunti alla conclusione che tra non molto questo paese non potrà più contare su una classe dirigente che indirizzi il suo sviluppo o, più verosimilmente, gestisca la sua sopravvivenza. Non condivido le loro “paure” perché una classe dirigente (nel senso auspicato un po’ da tutti) questo paese non l’ha mai avuta. Con questo non voglio dire che non ci siano state espressioni di livello. Però queste espressioni sono state mortificate dalla massa dei “piccoli coltivatori di orticello”. Siamo vittime di una visione passata, oserei dire, di stampo sudamericano, dove si gode delle miserie circostanti perché così emerge ancora di più la posizione esclusiva di chi detiene il potere. Malgrado una situazione più difficile rispetto al passato; malgrado il disprezzo che ci riservano e di cui non fanno mistero i nostri connazionali che abitano latitudini più elevate; malgrado tutto, noi possiamo farcela, utilizzando quelle risorse impreviste che soltanto la disperazione è in grado di richiamare.

Dobbiamo suscitare una rivoluzione aristocratica in senso platonico. Non più i migliori che si scontrano tra loro, ognuno abbarbicato ad anacronistici e sterili pregiudizi, per cercare di conseguire o riaffermare posizioni in una inconcludente scala di valori. Se non sono i migliori a comprendere per primi la necessità di una cooperazione proiettata a riscattare i destini del nostro territorio, come si fa a pretendere che ciò possa scaturire da un moto corale che fermenti nelle coscienze di coloro che come principale assillo hanno quello di sbarcare il lunario.

Una rivoluzione che arruola e pretenda competenze, capacità di analisi e di elaborazione. Non più persone che discutono per discutere, ma soggetti che discutono per fornire soluzioni e sostenere un impegno. Non più quindi soggetti che si ignorano, perché pretendono di appartenere a mondi a se stanti (come fossimo su una nave, che rischia di andare a fondo, dove il motorista rifiuta di prendere una cima perché ritiene di essere assegnato ad altre funzioni).

Altro errore da contrastare è il pensare che bisogna detenere almeno una carica di consigliere comunale, per svolgere una funzione propositiva per la comunità. Se per essere eletti a svolgere mansioni di pubblico amministratore è necessario chinarsi a compromessi più o meno grandi, se a questi compromessi uno non ritiene di aderire: poco male! Ce ne facciamo un altro di consiglio comunale, che possiamo chiamare Comitato, Fondazione, Circolo, Club o come meglio si crede, dove per accedervi non è necessario affrontare un’elezione governata da logiche risapute, bensì dimostrare di poter essere utili al progresso civile, materiale, sociale, culturale, oserei dire, anche morale della nostra gente.

Intuisco che a questo punto ci si attenda una proposta concreta. Eccola: servirebbe che i vertici delle associazioni presenti sul territorio (la società civile) componessero un comitato incaricato di redigere un elenco di persone di ogni, ed anche nessuna, estrazione ritenute degne di dibattere le questioni che interessano la collettività. A costoro dovrebbero inviare una lettera di invito per la composizione di un organismo che sia tribuna delle maggiori espressioni del paese. Con l’adesione di un primo nucleo ecco composto l’embrione di questo nuovissimo istituto di rappresentanza.

Questa terra proletaria ha nei giovani la sua unica ricchezza. Solo essi, forza incontaminata di prima linea, possono determinare una discontinuità di sistema. Se maturano la convinzione che è necessario rigettare l’esperienza fallimentare del passato, se riescono a comprendere che la soddisfazione al vivere data dall’acquisizione di beni materiali è ancor più arricchita dal nutrimento di idealità, essi potranno rappresentare le legioni del nostro riscatto. Sono convinto che i giovani non hanno bisogno di essere guidati, e poi da chi? Da coloro che appartengono ad una generazione che ha fatto registrare uno dei più clamorosi fallimenti della storia meridionale? Né hanno bisogno di essere adulati. Hanno solo bisogno di esempi. Ecco il nostro compito: tracciare una strada. Essi decideranno se valga la pena seguirla.

 

Guardiamo al futuro

15 ottobre 2008

Da Sarino Barilà ricevo e pubblico

Giuseppe,

Con il sintetico post del 6 settembre 2008 "E ora che fare?" aveva cercato di sollecitare i partecipanti a mettere sul tavolo qualche proposta brutta, bella, buona o cattiva purchè proposta fosse.......

Da quello che leggo fino ad oggi continuano a susseguirsi dissertazioni più o meno condivisibili, repliche e controrepliche che lasciano neanche tanto velatamente trapelare qualche ruggine tra gli interlocutori.

Lungi da me dal dare giudizi sull'uno o sull'altro ma constatavo solamente come il suo messaggio non fosse stato colto.

Leggendo i vari interventi mi viene spesso in mente il testo di quella canzone di Edoardo Bennato dal titolo "Dotti, Medici e Sapienti" contenuta dall'album Burattino senza fili che riporto di seguito con l’auspicio che leggendola (per chi non la conosca) e rileggendola possa far ritrovare la strada maestra da lei sollecitata.

 

E nel nome del progresso il dibattito sia aperto,

parleranno tutti quanti,

dotti, medici e sapienti.

Tutti intorno al capezzale di un malato molto grave,

anzi giá qualcuno ha detto che il malato é quasi morto.

Cosí giovane é un peccato che si sia cosí conciato,

si dia quindi la parola al rettore della scuola.

Sono a tutti molto grato di esser stato consultato,

per me il caso é lampante, costui é solo un commediante.

Non lo vengo a contraddire, il collega professore,

ma costui é un disadattato, che sia subito internato.

Al congresso sono tanti, dotti, medici e sapienti,

per parlare, giudicare, valutare e provvedere e trovare dei rimedi per il giovane in questione.

Questo giovane é malato, so io come va curato,

ha giá troppo contagiato, deve essere isolato.

Son sicuro ed ho le prove, questo é un caso molto grave,

trattamento radicale quindi, prima che finisca male.

Mi dispiace dissentire, per me il caso é elementare,

il ragazzo é un immaturo, non ha fatto il militare.

Ritornello.

Permettete una parola, io non sono mai andato a scuola,

e tra gente piú importante, io che non valgo niente, forse non dovrei neanche parlare,

ma dopo quanto avete detto io non posso piú stare zitto,

e perció prima che mi possiate catturare, devo urlare e gridare,

io lo devo avvisare, di alzarsi e scappare, anche se si sente male,

vai scappa, scappa… SCAPPA!!!!!!.

 

Ecco SCAPPA!!!!!! Se non si riuscirà a fare spazio al futuro perché troppo presi dal pensiero del passato questo sarà l'unico buon consiglio che mi sentirò di dare ai nostri giovani per il loro domani.

Saluti

Sarino Barilà

 

Risposta a Sarino Cundari

6 ottobre 2008

Da Benvenuto Sofia ricevo e pubblico

Giuseppe, ho letto l’intervento di Sarino Cundari e la prima cosa che mi viene in mente di dire è:  approvo tutte le proposte che l’autore fa per risolvere  i problemi prospettati. A questo punto ti avrei salutato e non so se tu avresti pubblicato questa mia breve nota.

I frequentatori del tuo blog si sarebbero chiesti: “Ma dove stanno le proposte? All’inizio ci sono frasi che ci fanno capire che Sarino è un professionista il cui lavoro ha a che fare con la fisica, che sicuramente conoscerà benissimo; poi se la prende con un “magistrato” (il momento mi sembra propizio, visto che i media nazionali (schierati) non fanno altro che sponsorizzare l’apertura della “caccia al magistrato”) senza probabilmente (ma qui ci possiamo sbagliare) conoscere l’articolato del documento emesso dall’autorità giudiziaria; poi ancora demanda allo “Stato” e lo mette tra virgolette, la risoluzione di tutti i problemi; poi infine decide di svegliare le coscienze chiedendosi se non sia ora di organizzare qualcosa a riguardo, non sapendo o facendo finta di non sapere che diverse associazioni e comitati di cittadini (soprattutto di Ceramida che vivono con ansia il problema della discarica), per non parlare di un dibattito pubblico promosso da “Legambiente”, si sono mobilitati più volte per sensibilizzare la cittadinanza e le istituzioni sulla questione. Ciliegina sulla torta l’ironia ed il disprezzo verso quelle associazioni (di una in particolare lui ne ha fatto parte e poi l’ha lasciata, sicuramente con “lecitissime” motivazioni) che hanno il solo torto di aver contribuito, ognuno secondo le proprie competenze, a cercare di portare piccoli mattoncini alla  “ricostruzione” di un senso culturale di questa cittadina che ormai da molti anni sembra perso.

Ebbene, i frequentatori del tuo blog, secondo me, avrebbero visto giusto. L’unica cosa, per quanto mi riguarda, visto che ho partecipato alla discussione iniziata un po’ di tempo fa su questo portale, e visto che sono coinvolto in qualità di rappresentante di una delle associazioni che operano (con fatica) a Bagnara, dicevo l’unico aspetto effettivo del discorso di Sarino è che ha l’abilità di farti “inc....re” a tal punto che speri si possa innescare una reazione concreta da parte di tutti coloro che sono stati chiamati in causa (tranne Newton che non c’è più ed il magistrato che ritengo abbia altro da fare.....).

Ho già avuto modo di dire che un intervento non può dare un’idea completa di quello che si vuole intendere o dire e questo vale anche per Sarino, che sicuramente amplierà con proposte concrete il suo dire. Quello che penso è che bisogna cambiare il metodo di confronto e di dialogo, non attaccando a 360°, ma facendosi un esame di coscienza e dire “ma io che cosa sto facendo perché le cose cambino?” E soprattutto cercare sempre di estrapolare dalle iniziative che chiunque propone, singolo o associazione, tutte le intenzioni positive che vogliono andare nella direzione della crescita culturale e sociale del nostro Paese. Quando riusciremo a mettere insieme tutto o gran parte delle proposte e degli atteggiamenti positivi, allora avremo imboccato la strada giusta.

Quindi, Sarino, non me ne volere, ma se vuoi veramente partecipare al dibattito, non lo fare con le vecchie formule che adoperavano i “politici”. Molte volte quelli che riteniamo gli “altri”, in fondo siamo solamente “noi”.

Cordialmente, Benvenuto Sofia.

 

Che frana

5 ottobre 2008

Da Sarino Cundari ricevo e pubblico volentieri

Giuseppe, colgo l'occasione per girarti qualche breve riflessione spontanea: è mai possibile che nel XXI secolo si viva come o peggio del Medioevo?
Ma come si fa a fare passare un'autostrada che giornalmente devasta il territorio comunale, sconquassa irreversibilmente l'ambiente circostante, innalza torri immense di terra come ai tempi dei babilonesi per il bene del progresso e della scienza e poi per transitare sulla Statale 18 si rischia di rimanere sepolti da un cospicuo masso in caduta libera a causa di una legge di gravità che tuttora ci condanna?
Pensi che le reti che ciclicamente vengono collocate sui costoni possano risolvere il problema magari a trattenere pure il fango?
Ti sembra giusto che da qualche anno un magistrato limiti la velocità a 20 Km/h su strada e ferrovia nel tratto di rettilineo di Favazzina come "custodia cautelare" in attesa che si definiscano le responsabilità della precedente frana?
Non credi che lo "stato" dovrebbe sdebitarsi con il nostro territorio per avere consentito lo scempio di cui sopra, magari mettendo in sicurezza i pochi tratti veramente pericolosi della statale 18 prolungando qualche tratto di galleria artificiale?
Ma allora i comitati "NO TAV" e "NO PONTE" non hanno insegnato nulla?
Perchè periodicamente, come l'Araba Fenice" si parla  della "Bovalino-Bagnara" e mai del breve tratto della Statale 18?
Infine, perché chi doveva intervenire non interviene nei modi dovuti magari con il sicuro consenso dei cittadini?
Non ti sembra che vada promossa qualche iniziativa seria  in tal senso?
Dove sono le libere associazioni che si preoccupano ad organizzare mega e ricchi convegni con la partecipazione di mega illustri accademici relatori per folle partecipanti di una dozzina di persone al solo scopo di fare "cultura" o "accademia"?
Le maggioranze silenziose e le illustri, tenaci ed irriducibili opposizioni non hanno nulla da strombazzare?
Un caro abbraccio
Rosario Cundari

 

C’era una volta la politica…

3 ottobre 2008

Giuseppe, in riferimento al dibattito che si sta svolgendo sul tuo sito, ti trasmetto, come ti avevo preannunciato, una sintesi significativa di un intervento più ampio che completerò nei prossimi giorni.
Ciao, Mimmo Lopresto

Ho seguito con particolare interesse le riflessioni che in questi mesi sono state pubblicate sul sito di Giuseppe Barilà: il dibattito, avviato con una riflessione di Claudio sui giovani emigranti bagnaresi (“Bagnara è destinato a diventare un paese di vecchi?”), si è spostato gradualmente su altri temi come, ad esempio, il ruolo dell’associazionismo e dei giovani, la mancanza di una classe dirigente e di leader, la diversità e l’isolamento di Bagnara rispetto ad altre realtà territoriali e, infine, il singolare atteggiamento spesso apatico e superficiale, talvolta anche contraddittorio, dei bagnaresi nei confronti dell’impegno nella società civile e delle cose della politica.

Sono state fatte riflessioni e proposte, alcune condivisibili, altre meno. Tuttavia, non si può purtroppo non prendere atto che, dalla lettura complessiva delle note pubblicate, è emerso un quadro non del tutto ottimista sia sul presente sia sulle prospettive future del paese (Claudio si è chiesto “quale sarà a Bagnara la classe dirigente fra?”).

Il dibattito online, molto ampio e articolato si può riassumere in due grandi questioni: il destino di un piccolo paese del Sud costretto ad assistere impotente alla partenza dei suoi giovani in cerca di lavoro nel nord d’Italia e il ruolo più o meno importante attribuito all’associazionismo in funzione della crescita civile, culturale ed economica di Bagnara.

Vorrei per il momento soffermarmi soltanto su quest’ultimo aspetto e fare una proposta.

Sono perfettamente d’accordo con la tesi secondo cui l’associazionismo democratico deve essere valorizzato e sostenuto e che la partecipazione dei cittadini alla vita politica rappresenti un valore fondamentale per la crescita civile e culturale della propria comunità territoriale e per il rafforzamento sostanziale della democrazia: attraverso l’impegno nelle associazioni, nei partiti, nel sindacato.

Durante il dibattito si è dissertato diffusamente di associazionismo culturale, sportivo, sociale e persino religioso, con riferimento non solo alle numerose iniziative organizzate recentemente e alle positive esperienze presenti nel paese, ma anche ai problemi e alle difficoltà che attraversano il mondo associativo e che condizionano non poco la sua capacità di incidere nel tessuto sociale. Mentre qualcuno ha auspicato maggiore dialogo e collaborazione, altri hanno esternato ottimismo, altri ancora scetticismo. In qualche intervento sembrerebbe emergere una vocazione dei bagnaresi, giovani inclusi, ad essere critici, poco propositivi, a non saper fare gruppo.

Se però molto spazio è stato riservato al mondo delle associazioni e ai suoi problemi che convivono con la sua potenziale capacità di esprimere intelligenze, passioni, energie e idee nuove è stato invece soltanto sfiorato, o forse volutamente sottovalutato (se fosse così non sarebbe un segnale positivo), un aspetto importante: l’associazionismo politico. C’è perciò da chiedersi se a Bagnara oggi si fa ancora politica, anzi se si faccia una buona politica. Se sì, da chi è rappresentata? Che fine hanno fatto i partiti politici? Sono interrogativi strettamente correlati e comunque propedeutici alla discussione sull’associazionismo ed al problema se a Bagnara esista o meno una classe dirigente.

Purtroppo, a Bagnara la politica, intesa come partecipazione dei cittadini alla vita democratica attraverso i partiti, come confronto tra partiti e all’interno degli stessi, come momenti di dibattito pubblico, è di fatto assente, salvo circostanze rituali e occasionali. La politica si è impoverita perché i partiti non sono più quelli che fino a qualche tempo fa, sebbene non fossero immuni da limiti e difetti, erano luoghi di aggregazione sociale, partecipazione ed elaborazione politica: i partiti erano una scuola che diplomava militanti e gruppi dirigenti qualificati, che vivevano la politica con passione, sacrificio personale e un forte senso di appartenenza a valori condivisi. Il problema è indubbiamente più vasto ed ha carattere nazionale. Alcuni partiti vivono attualmente una fase di riorganizzazione e di ricerca di una propria identità programmatica e culturale: è un quadro in continua evoluzione, ma l’incertezza generale si sta riflettendo soprattutto nelle periferie, generando confusione, problemi organizzativi, disorientamento tra i militanti (o ex militanti).

Pertanto è necessaria una generale inversione di tendenza che parta dal presupposto indicato in premessa: incoraggiare, valorizzare e sostenere la partecipazione creativa dei cittadini, dei giovani, delle donne, alla vita democratica del paese innanzitutto attraverso i partiti (che così si rivitalizzerebbero), le associazioni, il sindacato, coinvolgere la gente su specifici problemi della nostra realtà, non farsi condizionare dai luoghi comuni, dal pregiudizio o dal penetrante potere mediatico della televisione e, soprattutto, avere passione, valori e idee in cui credere. Il qualunquismo e l’opportunismo sono avversari da contrastare. La cosiddetta antipolitica non è la risposta giusta alla soluzione dei problemi perché porterebbe a generalizzare, a dire che tra Destra e Sinistra non ci sono differenze e così via. Sono decisamente convinto che non ci siano alternative all’impegno civile se l’obiettivo è il miglioramento della società in cui si vive.

Il dibattito online che si sta svolgendo sul sito di Giuseppe è interessante e costruttivo, ma, se viene assunto come unico metodo di discussione, è da considerarsi insufficiente perché il risultato finale, tranne alcune proposte concrete o iniziative già realizzate, rischia di apparire una mera esercitazione accademica. Il dibattito online è accessibile a tutti? Coinvolge tutti i quartieri, appassiona la gente stimolandone la partecipazione concreta, facilita insomma il confronto tra opinioni diverse per proporre soluzioni ai problemi del paese?

Giuseppe ha ragione quando dice, a proposito del dibattito online, che non è più sufficiente “elencare ritardi e carenze”, ma “è giunto il momento di mettersi in gioco”. Sono anch’io d’accordo a non fare analisi infinite. …E ha fatto bene Gianni a ricordare il giornale “Il Timone”, espressione negli anni ottanta delle sezioni PCI dell’area dello Stretto, esperienza “giornalistica” non unica a Bagnara (si ricordi ad esempio L’Obiettivo, periodico di area cattolica risalente più o meno allo stesso periodo).

Richiamandomi proprio a queste ultime osservazioni, vorrei fare una proposta che, naturalmente, dovrà essere approfondita qualora raccogliesse interesse e consenso. Nel corso del dibattito Benvenuto si è chiesto “quali strade percorrere per partecipare attivamente alla vita sociale e politica del paese…?” e, forse involontariamente, una risposta l’ha data quando ha scritto che “le informazioni devono circolare”. E quale mezzo migliore di un giornale può svolgere questa funzione? La carta stampata è infatti dotata di immediatezza comunicativa e di quella capillarità che il dibattito online non può avere anche perché il mezzo telematico non coinvolgerebbe quelle fasce di popolazione che non hanno con esso dimestichezza. D’altronde, ad eccezione delle cronache, politiche e non, che possono talvolta leggersi sui tre quotidiani locali, a Bagnara attualmente non esiste un foglio che discuta di Bagnara (o anche dell’area dello Stretto). Il giornale, se ben concepito nello stile e nell’organizzazione, ma soprattutto se fatto con passione e spirito di gruppo da parte dei redattori (volontari), può essere uno strumento di dibattito, di orientamento, di inchiesta e di proposta sui numerosi aspetti tematici che riguardano lo sviluppo del nostro paese. Durante il dibattito online ne sono stati citati parecchi. E’ chiaro tuttavia che la sola passione, che potrebbe indurre ad intraprendere questa iniziativa, è necessaria ma non sufficiente affinché questa si pregi dei caratteri della stabilità e continuità che ritengo imprescindibili. E’ altresì essenziale che il giornale, affinché abbia vita lunga, sia diretto da una redazione che, come qualsiasi organizzazione, sia formata da una pluralità di soggetti con valori condivisi e obiettivi comuni. La mia preferenza è naturalmente per un foglio che, sebbene aperto alle diverse opinioni, si collochi inequivocabilmente nell’area progressista, ma sarebbe un fatto positivo se a Bagnara vivessero più giornali, di orientamento diverso, perché il dibattito si farebbe più vivace ed interessante. La possibile iniziativa del giornale restituirebbe ai cittadini quel gusto di discutere che sembra ormai essersi smarrito da tempo: in verità, non è la prima volta che ne parlo, ma la proposta è rimasta purtroppo inascoltata, probabilmente perché la sua realizzazione richiede impegno, risorse umane e finanziarie. Non ci sono dubbi che si tratterebbe di un’iniziativa importante ed impegnativa, ma vorrei ricordare che il tema dominante del dibattito è stata la partecipazione e l’impegno civile per migliorare la nostra società.

E l’impegno civile è qualcosa di più di un intervento in qualche occasionale dibattito pubblico o in un’ormai rara riunione di partito!

 

La Calabria. Bella come un cigno

1 ottobre 2008

Da Tito Puntillo ricevo e pubblico

Egregio Ing.Cacciola,

la ringrazio per la risposta che accuso con piacere e, presa nel suo complesso, con soddisfazione.

Di fronte ai certamente tantissimi che ci leggono, devo porgerle le mie scuse perché io ho stimolato la sua risposta (che è tempestivamente pervenuta), al fine di ottenere quello che mi proponevo a proposito della posizione morale dei nostri ragazzi di Bagnara, della condizione generale da me riassunta nella definizione “Sistema”, e della conduzione della cosa pubblica (io distinguo “Amministrazione” dei Comuni da “Attività Politica” in Parlamento. Quando si mischiano le due componenti, succede una specie di pasta al forno buona a vedersi ma senza sale).

E’ dunque adesso chiaro che, per noi che siamo in giro per il mondo, non v’ha differenza nell’indole, fra i ragazzi che sono fuori e quelli che restano.

Vi è forse, se bene ho capito, per qualcheduno di Bagnara e allora è bene additarlo alla pubblica vergogna, poiché i nostri ragazzi sono il massimo che abbiamo e non si devono neanche sfiorare.

E’ anche chiaro che chi è lontano, ha un problema geografico e niente altro che lo tiene distante dal suo paese.

Il paziente e attento lettore si sarà a questo punto formato un quadro verosimile e puntuale della situazione e delle posizioni.

Non vi sono differenze: vi era il pericolo di una non corretta interpretazione degli interventi, donde la mia cortese pressione per una focalizzazione.

Diverso, diversissimo è il discorso sulla “paura”.

Ma qui dovremmo discutere di vecchia mafia e nuova delinquenza comune, aggressiva e pericolosa.

Sarà per un’altra tornata.

Per quanto attiene le “dimissioni”, argomento che ho già citato anche in altre occasioni, sottolineo che è uno dei gravi problemi della nostra Città.

Si decide di formare un’Associazione, un Gruppo, un Tavolo di lavoro, un Circolo, insomma un’attività qualsiasi ove confluiscano più di due persone e, quasi subito dopo, nel momento in cui inizia il dibattito, ecco che la gente “si dimette”.

Vuole dire che la propria posizione personale si antepone a quella degli interessi comuni, ancorché questi sia la maggioranza e che dunque non vi è dialogo, socialità.

Il problema di Bagnara (estendibile alla Calabria) è che le persone non sanno stare assieme, non c’è socialità. Quel che si vede è solo apparenza poiché nella sostanza, tutti restano soli con loro stessi. Questo vale anche per i Comuni, perché se Bagnara dialogasse di più con Scilla, Palmi, Sinopoli ecc., molte sinergie si ricaverebbero e il gruppo compatto avrebbe fortissima capacità contrattuale.

Niente. Solo routine e basta.

Un esempio: nella mia vita di lavoro, ho gestito centinaia di Fusioni e Cessioni di ramo d’Azienda.

Quando un’Impresa entrava in difficoltà soprattutto finanziarie, operavamo una valutazione delle posizioni patrimoniali e però anche la possibilità di recuperare, se risultava buona, la capacità commerciale di quell’Impresa.

Nella maggior parte dei casi il problema si risolveva fondendo, dopo lo scambio delle carature societarie, due Imprese simili, delle quali una forte finanziariamente e commercialmente e l’altra commercialmente. L’effetto sinergico era decuplicato e la forza vincente.

I progetti studiati e approntati, corredati da un Piano di Budget quinquennale e quello finanziario a supporto, veniva presentato ai Titolari e, se giudicato perserguibile, accettato.

Ne abbiamo eseguiti veramente tanti, tutti nell’Italia Settentrionale e Centrale. In Calabria i casi di criticità erano inimmaginabili.

Allora si preparava il progetto di risanamento, magari richiedeva sacrifici, ma veniva approvato; lo spostamento di attività da una sede a un’altra, approvato senza discussioni; l’aumento di Capitale, ancorché grande sacrificio per molti, approvato senza discussioni. Insomma andava tutto bene ma quando alla fine si giungeva alla definizione delle strategie che rendessero possibili quegli interventi, ecco che tutto saltava:

“iiooo!!! Mettermi assieme a un altro! Ma vui siti pacciu! Jeu non mi mettu ku nuju! Chiuttostu jettu sangu! Eppoi propriu ku chiju chi mmi fici i chiova fin’a jeriiii!”

Credetemi: è ancora così.

In Calabria c’è poca socialità e senso del Business fra gli onesti, perché comunque di costoro parliamo, perché fra i dranghetisti il senso del Business c’è e come.

In Calabria c’è chi vince e chi perde:

- Chi non lavora, perde

- ma se il lavoro ci fosse, vincerebbe

- perché col Sett’Oro “non si cugghiunìa”

- e non ci sarebbero nè ‘Ndrangheta né politica clientelare di Quelli di Roma che potrebbero reggere.

- E dunque: com’è strutturato il “sistema” calabrese?

- Se è dimostrato che i ragazzi sono tutti validi e non è vero che quelli che restano, oziano perché così a loro piace e conviene, perché non c’è lavoro in Calabria?

- Se la mancanza di lavoro in Calabria, produce soverchia abbondanza alla Ndrangheta e fa restare Quelli di Roma in posizione di dominio assoluto, a differenza delle altri parti d’Italia, ove sono costretti a governare, a chi conviene, come in passato convenne agli Industriali del Nord, che in Calabria non ci sia lavoro?

- E allora: perché non ci dobbiamo incazzare?

- Perché non cominciamo a gridare che vogliamo: Libertà?

 

La Calabria e il “suo” Mediterraneo: e ancora una volta il nostro grande Spinoso:

“La Calabria è come un meraviglioso e superbo Cigno bianco che, prigioniero del fango, guarda con profondo dolore le aquile volare alte nel cielo”.

A qualcuno di noi che siamo lontani, restano le mamme. E io la mia me la verrò ad abbracciare per la “sua” festa del Rosario.

Cordiali,

Tito Puntillo

 

Sull'intervento di Puntillo

Matteo Cacciola controreplica a Puntillo

30 settembre 2008

Ho letto l'intervento del dott. Puntillo, e non mi permetto di fare delle osservazioni su di essa. Le idee sono da rispettare, persino se esse sono diametralmente opposte dalle proprie. Per dirla con Voltaire: "Non condivido quel che dici ma mi farei uccidere purchè tu possa continuare a dirlo". Mi preme, però, chiarire alcuni punti del mio pensiero che credo siano stati travisati.

1. Il mio pensiero non vuole essere una esaltazione del "lavoro in nero", ma soltanto la constatazione che anche in chi rimane, pur DOVENDO (e non scegliendo di) lavorare in nero vi sia una dignità che va rispettata, siano essi manovali o laureati. Purtroppo, chi conosce la recentissima storia politica bagnarese sa bene che così non sempre è stato. Non mi va di far nomi, a buon intenditore poche parole bastano, in quanto non è una questione di nomi, è una questione di habitus. Ma a proposito di nomi, Dott. Puntillo, a chi si riferisce quando parla di dimissioni? E dimissioni da cosa?

2. L'idea di sminuire gli sforzi e "l'inferno" di chi ha scelto di emigrare non tange nemmeno il mio pensiero. Personalmente ho visto allontanarsi (geograficamente parlando) molti parenti e amici, e per loro rimane immutato (se non divenuto accresciuto) il mio affetto, il mio rispetto e la mia stima. Addirittura, basti pensare che per alcuni anni anche la mia fidanzata, e futura moglie, ha lavorato in quel di Verona: figurarsi se mai mi sognerei di "andar contro" chi ha scelto (o ha dovuto, per parafrasare le parole del Dott. Puntillo) recarsi oltre regione. Sarebbe questa una sorta di "guerra fra poveri", ed il
Dott. Puntillo converrà con me che in Italia ne abbiamo abbastanza di guerre fra poveri indotte ad arte da chi preferisce cavalcare l'onda della divisione collettiva. Ripeto, però, che NESSUNO, E DICO NESSUNO, ha il diritto di sminuire o dileggiare gli sforzi di chi ha scelto (per qualsivoglia ragione) di rimanere, come invece purtroppo è avvenuto in passato, e chi conosce la contemporanea storia politica bagnarese lo sa bene. Ripeto, non è una questione di nomi, ma chi ha avuto in passato, ed ha ancora questo habitus, sa bene sovrastare, con la propria voce, gli altri amici bagnaresi che danno lustro alla
propria terra.

3. Nel mio intervento ho voluto esaltare la SPERANZA poichè sentimento odiernamente, mi si permetta di dire, misconosciuto, a vantaggio della
PAURA. Lo vediamo ogni giorno nelle discussioni politiche di "Quelli di Roma" e non solo: far leva sulla paura della gente è divenuto ormai uno sport comune, uno slogan elettorale, un modo per far tirar su i voti. La paura genera diffidenza, ed essa genera individualismo ed utilitarismo; la Speranza (quella con la S maiuscola, si badi bene) genera, invece, apertura verso esperienze altrui, e da essa, e solo da essa, può venire la Libertà che il dott. Puntillo invoca. Sia ben chiaro, anch'io grido ad alta voce che i calabresi NON DEVONO PIÚ ESSERE TRATTATI COME SUDDITI DA NESSUNO. Altresì, a tal proposito, vorrei chiarire un'altra cosa: qualcuno forse potrà levarmi la Libertà (fisicamente intesa), ma mai nessuno, in Grazia di Dio, potrà levarmi
la Speranza. E su questo, mi dispiace, ma c'è poco da discutere.

4. Il dott. Puntillo indica, riferendosi al sottoscritto "a differenza sua, non hanno avuto alcuna possibilità di scelta". Bene, si sappia, e non temo e non mi vergogno di dirlo, che il sottoscritto non naviga nell'oro, ma deve fare i salti mortali per aver scelto liberamente di operare in Calabria, prima frequentando il Dottorato di Ricerca presso la "Mediterranea" (alla misera cifra di 800 Euro al mese: è questo che, fino a poco tempo fa, lo stato italiano dava ai possibili
ricercatori italiani del futuro, cifra che ad oggi è salita a poco più di mille euro al mese dopo lotte a cui anche il sottoscritto ha, nel suo piccolo, partecipato), ed adesso barcamenandosi fra borse di studio post-dottorato miserevoli e difficoltà a far decollare piccole realtà imprenditoriali. In questo contesto mi approssimo a convolare a nozze: ma questa, caro dott. Puntillo, è la mia scommessa. Essa non si basa su concetti, idee o sofismi, ma su esperienze di vita che è lungo e difficile spiegare per iscritto. Se ci sarà l'occasione, caro Dott. Puntillo, avrò molto piacere di raccontargliele di persona, anche perchè converrà con me che la comunicazione verbale, per sua intrinseca natura, è molto più espressiva della discussione scritta, passibile di fraintendimenti o di stucchevoli espressioni.

Noto, comunque, che il dott. Puntillo addiviene a me quando fa anch'egli riferimento alla figura del Maestro Vincenzo Panuccio, uomo caparbio e tenace, che a BAGNARA ha compiuto quello che nel Mondo gli si riconosce di aver compiuto, e che il Dott. Puntillo stesso ha compiutamente riassunto.
A questo punto mi viene la curiosità di capire (ma sicuramente è un mio difetto) in cosa la posizione del dott. Puntillo si differenzia dalla mia.
Non sicuramente nel riconoscere gli sforzi di chi ha emigrato.
Non sicuramente nel riconoscere gli sforzi (fisici e morali, perchè posso assicurare che la maggioranza dei giovani "che passeggiano sul Corso" sente vivamente la propria dignità messa sotto i piedi) di chi è rimasto.
Non sicuramente nel considerare la portata educativa e formativa dell'insegnare l'onesto lavoro e l'ottenimento di "una posizione" con la "fatica quotidiana", senza scorciatoie di sorta.
Forse nel grado di incazzatura, e non solo con "Quelli di Roma", per dover vedere in presa diretta, giorno per giorno, venire sminuite, se non ancorchè soffocate, le potenzialità della nostra bella terra: le posso assicurare, caro dott. Puntillo, che in questo è difficile (ma non ritengo impossibile) superarmi.
Prima di concludere, però, vorrei riprendere un paragrafo della lettera del dott. Puntillo: «E se le persone come lei non si propongono e oltre a lavorare si
dedicano a salvare la nostra Calabria da questo "sistema", senza dimettersi in continuazione, finisce come sta finendo e cioè che, paradossalmente lei e quelli come lei, ancorché senza volerlo minimamente, si ritrovano a contribuire a che questo "Sistema" si consolidi, divenga sempre più forte e inattaccabile.»
Su di esso, carissimo Dott. Puntillo, probabilmente qualcuno l'ha informata male: mi permetta di consigliarle di aggiornare le sue fonti.
In conclusione, Dott. Puntillo, lei stesso scrive: «Le forze politiche "malefiche" non si metteranno mai da parte da sole, Ingegnere. Bisogna introdurvisi e cacciarli via, non entrarvi e poi dare le dimissioni quando non s'è d'accordo. Loro resteranno e i bravi resteranno fuori e così degne persone come lei si ritroveranno a svolgere un lavoro di alta qualità che loro "useranno" a loro vantaggio». A parte averle già chiesto lumi su queste dimissioni e queste fantomatiche persone, devo ammettere che lei ha ragione. Mi scusi, però, l'amara riflessione che non esiste esercito che può vincere una battaglia se non si trova sul campo dove si svolge, quella battaglia. A quell'esercito, fatto di tanti esempi piccoli e grandi, va il mio (e sono sicuro anche il suo e quello di tanti altri) rispetto.
Con ricambiato affetto, e sperando di poterla presto incontrare per quella famosa chiacchierata di cui sopra ho fatto menzione,
Matteo

 

La speranza e le certezze

29 settembre 2008 

Da Tito Puntillo ricevo e pubblico

Egregio Ing. Cacciola,

ho provato ma francamente non riesco a sviluppare, certo per mia colpa, un ragionamento concreto intorno al suo intervento, perché gli additamenti critici che vi sono contenuti, restano evanescenti; quelle osservazioni, potrebbero riguardare tutti e nessuno.

Una posizione più definita, avrebbe consentito di comprendere chi sono quelle persone delle quali “non se ne può più” e chi è che si permette di dileggiare i nostri ragazzi di Bagnara.

Così messo invece, quell’articolo somiglia agli interventi che i nostri Onorevoli sciorinano in perfetto politichese, cioé per dire e non dire.

Personalmente sento di doverla apprezzare moltissimo per la sua coraggiosa scelta di restare per onorare e fare progredire la Calabria.

In effetti c’è bisogno di gente che si impegni nel lavoro e nella vita pubblica, aderendo a una organizzazione politica o sociale vicina alla propria fede e, in quell’organizzazione, combattere per i propri ideali e progetti, anche se non si è d’accordo con la maggioranza e non uscendone, solo perché non si condividono le scelte e le azioni. Sono posizioni di coraggio ed è per questo che in Calabria sono difficili, praticamente impossibili.

Condanno senza mezzi termini la circostanza che restare in Calabria sia posizione di coraggio ancorché questo significhi “spaccarsi il filo della schiena” frequentemente con “lavori in nero”.

Una delle battaglie che si intende condurre animando i siti di Bagnara, è proprio questa: una rivolta delle coscienze, in modo che i nostri rappresentanti politici, che vivono di clientele e stanno in sub-ordine a Quelli di Roma, comincino a spaventarsi e si diano da fare, almeno loro, se proprio a Bagnara e in Calabria non si riuscirà finalmente a trovare un manipolo di leader che si facciano carico di questa vergognosa realtà e, in faccia alla macchine incendiate, le bombette sotto le saracinesche, le pistolate alle finestre e le telefonate anonime, mobilitino la nostra gente e non, invece, pensino a dare le dimissioni quando stanno nella dialettica democratica trovandosi però in minoranza.

Come può constatare, l’asse è geograficamente lontano, ma affettuosamente vicino!

 

Egregio Ing. Cacciola,

è necessario che lei sappia che la maggior parte di quelli che non hanno avuto possibilità di scegliere di restare, e se ne sono dovuti andare per forza, chi per non morire di fame, chi per formare una famiglia, chi solo per lavorare in qualche modo e maniera, è giunta a destinazione e ha patito le pene dell’inferno, dileggiata, oltraggiata e menata in tuguri senza senso, dormendo per terra per mesi e mesi.

Ma alla fine ce l’ha sempre fatta eccome! E oggi la Calabritudine è ovunque rispettata e apprezzata.

Ora il problema è uno solo, egregio Ingegnere: quei giovani che sono andati via pur con la voglia di restare ma che, a differenza sua, non hanno avuto alcuna possibilità di scelta, si sono tutti riscattati e sono divenuti, ovunque, campioni nel loro lavoro.

Sono loro, quei giovani, quegli stessi che partirono da Bagnara e sono eguali a quelli che non sono ancora andati e passeggiano sul Corso o lavorano in nero, senza dunque prospettive, senza un futuro.

E man mano che, non potendo scegliere, lasciano Bagnara, vanno per il mondo ed emergono.

Ciò dunque vuole dire, e personalmente l’ho ribadito più volte in miei interventi, che non sono i giovani di Bagnara che passeggiano sul Corso differenti da quelli che, non potendo scegliere, sono partiti.

Vuol dire che sono EGUALI e allora non sono i giovani che passeggiano sul Corso che non funzionano, perché essi non sono DIVERSI da quelli che lavorano ovunque nel mondo non in nero, ma è il SISTEMA calabrese che non funziona.

E se le persone come lei non si propongono e oltre a lavorare si dedicano a salvare la nostra Calabria da questo “sistema”, senza dimettersi in continuazione, finisce come sta finendo e cioè che, paradossalmente lei e quelli come lei, ancorché senza volerlo minimamente, si ritrovano a contribuire a che questo “Sistema” si consolidi, divenga sempre più forte e inattaccabile.

Ma ci suggerisca, per favore, chi è che si permette di “dileggiare” i nostri meravigliosi giovani, in modo che, vicino a lei, si possa protestare e azzerare questa gramigna. Tenga da conto che il suo collega della Mediterranea a un certo punto “è stato costretto” a spostarsi a Roma, finendo così di poter scegliere, perché così va la vita.

Che poi chi partì si senta vicino a Bagnara, è fatto assodato e lei forse non percepisce quanto, nel mondo, questo sentimento sia grande, immenso.

Il Maestro Panuccio le potrà testimoniare come, nei momenti difficili della formazione del suo complesso musicale, sia stato incoraggiato e sostenuto da quelli che sono lontano, mentre egli vagava fra l’indifferenza del Paese di Bagnara che di lui s’è accorto solo quando per sua tenacia, è venuto fuori.

Gli fu suggerito più volte di incidere qualche CD, segnatamente dei ragazzini, e di porlo in vendita perché, gli fu detto, se a Bagnara ne venderebbe cinque, da ovunque, anche dall’estero, le richieste sarebbero state cinquantamila e forse più. E il Maestro, alla fine, ci regalerà questa gioia.

Lei lo sa che su You Tube uno degli inserti più cliccati è una semplice passeggiata, filmata da dentro un’automobile, del Paese di Bagnara? Corso, via Marina, Bajetta, Cannito, ecc. Migliaia e migliaia di visite.

Siamo lontani?

Egregio Ingegnere,  mi permetta infine di contraddire con forza.

Non predichiamo più la “speranza” o non trasformiamoci in Padri Comboniani che vadano per le scuole a “sensibilizzare” genitori e alunni.

Ingegnere: bisogna fare capire a Quelli di Roma che la Calabria è incazzata, che ha le palle piene di tutti e di tutto e che adesso, in barba alle raccomandazioni promesse, ai pacchi di pasta e al ricatto del posticino di lavoro, la Calabria grida in faccia a tutti che vuole per sé una e una cosa sola:

L I B E R T A’ !!!

e la intenda nel senso più largo del termine.

Le forze politiche “malefiche” non si metteranno mai da parte da sole, Ingegnere.

Bisogna introdurvisi e cacciarli via, non entrarvi e poi dare le dimissioni quando non s’è d’accordo. Loro resteranno e i bravi resteranno fuori e così degne persone come lei si ritroveranno a svolgere un lavoro di alta qualità che loro “useranno” a loro vantaggio.

 

Egregio Ingegnere, nel 2010 si apriranno i cantieri per il Ponte.

Sono previsti svincoli, riadattamenti stradali e autostradali, nuove gallerie, lo spostamento della ferrovia sull’Altopiano e l’attivazione di un fortissimo indotto (approvvigionamenti, riparazioni, servizi) oltre a una maggiore visibilità turistica. Successivamente, sarà rifatta la linea ferrata, che diverrà “ad alta capacità” per il congiungimento del corridoio Palermo - Berlino. Ciò significa  lavoro per anni e anni.

Allora: la smettiamo di “sperare” o di predicare perché i cittadini “si sensibilizzino”?

I Padroni del Potere devono capire che i Calabresi sono incazzati e che adesso basta. Vogliono lavorare e per questo chiedono: LIBERTA’.

C’è un detto che girava per la Calabria nell’Ottocento ed è questo: “Riciva l’Abbati Conia ka ku sett’oru non si cugghiunìa

Ed è vero in tutti i sensi, caro Ingegnere!

E teniamo da conto che abbiamo a che fare con gente che predica in una maniera e ha razzolato in un’altra, perché altrimenti e per esempio, non si capisce il senso di un convegno per la costruzione di un Quadro Territoriale Regionale Paesaggistico, programmato per il 10 luglio 2008 proprio a Bagnara, noto come paese delle “sopraelevazioni”, del dissesto urbanistico il più vergognoso che si possa vedere in Calabria, delle costruzioni selvagge che continuano e continueranno indisturbate. Un convegno al quale ha aderito gente che ha lasciato violentare le scogliere fra Scilla e Cannitello, che ha lasciate le spiagge imputridire di rifiuti, che sta lasciando nel degrado il comprensorio ferroviario di Villa San Giovanni, che non ha governato la periferia urbana di Reggio.

Cosa farà il QTR? Rispetteranno il programma che adesso si sono posti? Soprattutto caro Ingegnere: giungerà a questi signori un messaggio fortissimo, un monito da parte della popolazione calabrese? O faranno tutto loro, come al solito, arrangiando il tutto, come al solito e infine piegandosi al volere “Dé Superiori”?

La Calabria vuole Libertà.

La Calabria sente di appartenere al Mediterraneo più che alle nebbie del Nord perché coi Popoli del Mediterraneo, ha sviluppata la propria grande Civiltà che è Civiltà del Lavoro. Ed è lì, nel Mediterraneo, che la Calabria vuole stare e vivere.

Ma la lotta è durissima!

L’Abate Giovanni Conia, del quale già ho fatto cenno, prete ribelle di Galatro, ove nacque nel 1752, scrisse fra gli altri un Sonetto da molti identificato come la lotta della Libertà contro i suoi nemici: la Classe Politica, la Borghesia e l’Alto Clero.

La Libertà è identificata nella Vergine Maria, mentre il Demonio è il perverso matrimonio fra il “latru” (la Classe Politica), il “mercanti” (l’inetta Borghesia) e il “vigghiusu” (cioè il cavilloso, e quindi il pedante e reazionario Alto Clero).

La prego, egregio Ingegnere, di voler gradire questo bellissimo Sonetto che le offro insieme ai miei migliori sentimenti, nella certezza che lei, e quei pochi come lei, donino il cuore e l’anima  a noi tutti, anche a quelli che stanno lontano, affinché finalmente il nostro popolo calabrese possa contare su certezze e non su aria fritta.

 

INSULTO AL DEMONIO VINTO DALLA S.V. MARIA IN VIRTU’ DEL SUO NOME (Giovanni Conia, Poesie complete a cura di Pasquale Creazzo, Nuove Edizioni Barbaro, Oppido M., 2003, anastatica sulla precedente edizione di Cinquefrondi del 1928).

Jetta ss’arraggia, và cani rugnusu:

vombicallu stù pumu ntossicatu.

Beju mercanti! Latru! E vigghiusu!

Pè nù pumu nu Regnu t’hai ‘ncroccatu.

Mò perdisti ù Regnu, e sì sballatu:

Chi guardi ku stu mussu di pitusu?

Na fimmana gabbasti? Uh trivulusu!.

N’autra a testa e ì corna t’ha scornatu.

Và, fatti comu porcu n’allitrata (trad.: rotolata nel fango)

Ti ‘ncarogni? Ma ku pensa a ttia?

No mi spagnu; e t’azziccu na puntata.

Ntra lu fetusu mu si fa na via…

Testiji ancora? Sparu nà tronata…

Sentila, e perì mo: Sarve Maria!

 

Con affetto, Tito Puntillo

 

Scegliere di rimanere

22 settembre 2008

Da Matteo Cacciola ricevo e pubblico.

Carissimo Giuseppe, ti invio alcuni miei brevi spunti di riflessione che partono dall'articolo dedicatomi da Giovanna Cosentino su CalabriaOra.

Questo riconoscimento non è nè un punto di partenza, nè un punto di arrivo. La prosaicità non fa parte del mio carattere. Questo è più che altro, per me, la dimostrazione, se ce ne fosse il bisogno, di come la fatica di chi sceglie di rimanere ad onorare e far progredire la nostra terra può non essere vana. E quando parlo di fatica, non parlo solo di chi si impegna negli studi e raggiunge una laurea o un dottorato di ricerca, ma parlo anche di chi, giovane o meno giovane, con o senza una famiglia sulle spalle, si spacca letteralmente il filo della schiena in lavori di manovalanza, spesso in nero e in condizioni lavorative disagevoli, rischiandolo e talvolta rimettendocelo, quel filo della schiena (e la nostra cittadina, ahimè, in passato, lo ha vissuto sulla propria pelle).
Questa è, ancora, la prova provata che la fatica di questi ragazzi e ragazze, uomini e donne, non può e non deve essere considerata di minore importanza da chicchesia, anche fosse un compaesano, paragonandola con la propria formazione acquisita oltre i confini calabresi e dileggiandola come mai si dovrebbe e si deve fare. Alcuni mesi fa, un manager reggino mio amico, formatosi presso la Mediterranea ma, ahinoi, costretto a doversi spostare per motivi lavorativi a Roma, mi raccontava di come gli imprenditori avveduti del Nord considerino, ancora oggi, chi proviene e si è formato al Sud come molteplicemente (la determinazione del fattore la lascio a chi legge) forte rispetto ai coetanei del Nord, proprio per il fatto che quegli, per potersi far notare, debba dimostrarsi molteplicemente tenace, molteplicemente formato e molteplicemente valido, a causa dell'humus di provenienza.
Mi si permetta, altresì, di dire che non se ne può più di chi sfrutta in maniera inconsulta e proditoria questa fatica pur dileggiandola, a chi gioca e sfrutta le gioie e i dolori, ma soprattutto la paura e la speranza della gente comune.
Già la speranza: l'uomo ha sempre progredito proprio per la speranza di migliorare la propria posizione, di avvicinarsi quanto più possibile all'ottenimento del bene comune. Oggi, invece, sembra proprio di vivere non in un mondo di speranza, ma di paura: paura del futuro, paura del diverso, paura forse addirittura di se stessi. Dovremmo, invece, tornare a gridare forte questa parola, «speranza», che nessuno ci può togliere, e che è l'unica possibile molla che ci proietta verso il futuro e che non relativizza il nostro presente.
Alcuni esempi, nella nostra cittadina, di questa speranza è, mi si permetta di dirlo, la Scuola Civica di Musica e l'Orchestra di Fiati, dirette dal maestro Vincenzo Panuccio, alcune Associazioni culturali e religiose, l'AGESS, il neonato (lo apprendo oggi da CTG online) Gruppo Culturale Femminile "Le Bagnarote", etc..., per non parlare dei Vigili del Fuoco Volontari, che meriterebbero un maggiore sostegno e appoggio alla loro causa. Ma non mi sembra il caso di entrare in polemiche politiche cittadine...
Intendo concludere dicendo che le forze fresche, sincere e veraci che la nostra cittadina muove non possono essere manipolate e manovrate da chicchesia. Quelle forze, invece, stantie, non sincere e non veraci, per cortesia, si mettano da parte, non ne abbiamo bisogno.

 

Commento.

Matteo, 
vorrei davvero condividere la tua speranza nella "resurrezione" della nostra terra e della nostra gente. Ho tanta tanta difficoltà a credervi, però.
E giorno dopo giorno mi pare sempre peggio, qui. Vorrei trovare segni di conforto, in giro.
Vediamo...
(GB)

 

Legalità

19 settembre 2008

In campagna elettorale lei aveva chiesto liste pulite eppure anche in questa legislatura ci sono onorevoli  inquisiti come Totò Cuffaro. Come infondere fiducia nei cittadini  quando spesso c’è una politica collusa e connivente?

«La cosa più grave non è tanto mettere politici inquisiti in lista ma trovare dei cittadini che li votino. Se lei ci riflette, è questa la cosa peggiore perché vuol dire che ancora non c’è una coscienza civile e una cultura tale da impedire ai cittadini che conoscono certe posizioni di dare il loro consenso a queste persone e farsi rappresentare. Questo vuol dire che chi si vuole far rappresentare da loro non vuole la legalità. Vuole essere magari favorito o privilegiato negli appalti, cercare di ottenere dei risultati non con il proprio merito ma con favore politico e questa è la cosa che più mi lascia perplesso».

E' un passaggio dell'intervista al procuratore Grasso, che ho letto oggi sul sito Strill.it.

E' una considerazione che capovolge, se ci pensiamo bene, il ragionare diffuso. Quello cioè per cui si ritiene che sia sempre responsabilità di altro (i) (politici, istituzioni, ecc..), se in Calabria, in Sicilia o a Napoli le cose vanno sempre peggio. E' l'idea, invece corretta, quella del procuratore Grasso, che a più o meno ampi settori della nostra popolazione, anche a quella minuta - a noi e a quelli come noi, insomma - conviene questo stato di cose... 

 

La Pro Loco, come la intendo io

13 settembre 2008

Da Tito Puntillo ricevo e pubblico questa lettera indirizzata al presidente della Pro Loco, Carmelo Dominici.

Caro Carmelo,

la tua lettera mi ha lasciato perplesso; mi sono riconosciuto in molti punti che avanzi a difesa dell’operato della Pro Loco e in molti altri punti ti riconosci in un’opinione comune.

Quindi?

L’elenco delle iniziative che la Pro-Loco ha gestito in quarant’anni, fa parte di una normale gestione di Pro-Loco, soprattutto nei servizi al pubblico, non di fatti dei quali prendere appunto.

Tranne la sciagurata iniziativa della Bagnarota di Mirella Violi, “premiata” per una ricerca in parte di un dilettantismo disarmante, in parte per una narrazione stucchevole e in parte per argomenti che non le appartengono, asserisco che il restante nucleo delle attività svolte dalla Pro Loco fu lodevolissimo.

Come scrivi, vi sono stati alti e bassi, com’è nello svolgimento delle cose e infine, ribadisco, sono felice che tu abbia ricordato quegli eventi belli che costituiscono il corredo della Pro Loco di Bagnara.

Nessuno di noi s’è sognato di contestare quelle attività o te, caro Carmelo, nella funzione di Presidente, ti riconosciamo abnegazione ed entusiasmo.

Ma bisogna andare avanti. Questi ultimi tempi continuano ad essere caratterizzati da crisi non solo per Bagnara, ma per tutto il Canale.

Quest’anno, da una indagine svolta in giro, il calo di presenze di turismo, stai attento, pagante (cioè non di emigrati che tornano) s’è ridotto di una media del 35% con punte a Tropea (circa il 50%) e a Giojosa Jonica (circa il 40%). Ma c’era aria di crisi ovunque e sotto questo aspetto Bagnara quest’anno ha avuto una delle punte maggiori.

Nell’esaminare questi dati, tieni da conto che una stagione turistica regolare, cioè economicamente profittevole per le comunità che si definiscono “turistiche”, inizia a Giugno e finisce a Settembre con una rotazione delle camere alberghiere di circa 20 giorni sul 70% delle camere impegnate (nella media dei quattro mesi centrali).

Ci riferisci, per favore, come sono andate le cose a Bagnara?

 

Si deve fare di più, lo confermi dopo aver argomentato sulla Sagra, e che avresti forza e idee per fare di più ma, ti cito, “ciò deve essere supportato economicamente e con la partecipazione e il coinvolgimento di persone operose e disponibili”.

Ora: quando a mò di provocazione, scrissi che i soliti ignoti Bagnaroti, invece di protestare in anonimo su un giornale che quella lettera non firmata ha accettato di pubblicare, si sarebbero dovuti recare da Santino e chiedergli di gestire la Pro Loco, non intendevo che avrebbero dovuto cacciare il Presidente e il suo Consiglio, ma proporre a Santino un programma (si discorreva di programmi e comitati) articolato e chiedere che quel programma si potesse gestire utilizzando le strutture della Pro loco, “invadendola” e facendo riferimento ad essa per messaggi di visibilità da comunicare in ogni dove.

Ti prego di perdonarmi se mi sono espresso male.

Inviti a partecipare alla vita associativa, ma allora, nella funzione che ti spetta, accetta chi si espone avanzando proposte, appunti, critiche che appaiono comunque costruttive o che lo potranno diventare (vedi cosa scrive Giuseppe? Adesso che abbiamo criticato ed esposto i problemi, diamoci da fare per proporre soluzioni).

Poi ogni tanto “scappa” qualche commento troppo estremista, come per esempio sulle ultime Sagre, ma fa parte delle regole del gioco.

Ci vorrà tempo perché, caro Carmelo, Bagnara è un Paese indietro e la gente ha paura di venire fuori perché ciò potrebbe significare perdere per esempio qualche speranza per fare assumere come bidello il figlio con due lauree, o collocarlo in qualche sottoscala di qualche miserabile Ente Pubblico inutile della colonialista Reggio.

Bagnara vive nel terrore di perdere l’attenzione dell’amministratore di raccomandazioni, o di avere le ruote bucate o la bombettina sotto la saracinesca.

La gente ha paura che anche a qualche suo giovane caro, debba capitare alla fine di dover fare le valigie e andare ad attaccare treni a Milano.

La gente che ha capacità manageriale e potrebbe avviare un’attività lavorativa, si defila perché pensa di non poter contare sul consenso della gente e alla fine rimarrebbe da sola.

Non è vero? Va bene. Ma la gente questo pensa.

Ma questi sono altri argomenti e quindi lasciamo perdere.

Qui discutiamo di turismo.

Non prima di aver puntualizzato, perché parziale riflesso delle considerazioni appena svolte, che il Generale Iracà ha in effetti lasciato volontariamente la carica di Presidente della Pro Loco, ma solo per porre fine alle pressioni che riceveva, a critiche purulente e artificiose, che lo fecero figurare come il “telefonista”, lo “scrivano” del Sindaco Piedidolci, il “firmaiolo” del Regime dei Colonnelli .

C’è un libriccino di Bruno Neri (BRUNO NERI, Bozzetti calabresi, edizioni L’Inchiesta, Reggio 1990) che, proprio iniziando dal Generale Iracà, prende per i fondelli mezza Bagnara, per esempio: Nicolino “Misericordia”, il dottore Don Peppino Palamolla e i suoi rapporti con la “Giunta Militare” De Leo/Iracà, Mariano, del quale cita la seguente poesia:

 

“A una Città di capre

La civiltà non è madre

Il turismo si scanza.

Ci campa e ci danza

Solo un boia chi molla

Come il Dott. Palamolla”

 

l’avvocato Saitta definito impietosamente “Avvocato Tiso Cardillo”, Tre Mazzi, l’avv. Emanuele “Carnelutti Secondo”, Cacapeppe e le lotte con la Balia, del quale cita l’epigrafe che si fece incidere sulla bara ove la notte andava a dormire:

 

“Qui giace Giuseppe Scicchitano che

Nella sua vita soffrì molto per

Il malo genio delle persone e

Per la guerra di Tripoli che

Lo ferì nel suo corpo”

 

il Cavaggero (o Cavjuzzo), l’avvocato Vitino “Vice-Vice” e i suoi tresette giocati secondo la Legge di Chitarrella, e ancora il povero Mariano definito  “il Costituzionalista”.

Il cancelliere Bruno Neri esercitò a Bagnara. Aveva baffettini da sparviero e occhialini neri tondi e fra noi ragazzi era famoso perché quando partecipava alle feste del Circolo Unione, e mentre noi ballavano il Rock and Roll del grandissimo Elvis Prelsey, lui si lanciava in un ballo sfrenato colla moglie e questo ballo consisteva in saltarellini sulle gambe, che aumentavano di frequenza fino alla fibrillazione man mano che il ritmo incalzava. E noi ridavamo nell’assistere a quella scena molto buffa davvero.

Riprendiamo, scusami: poi le pressioni si fecero incisive e sfociarono nella politica, perché la Pro-Loco doveva divenire una Istituzione “vicina” al Comune; insomma bisognava avvicinare la Pro Loco alle “Istituzioni Pubbliche”. Il Generale, uomo di grandiosa dirittura morale che esercitò la disciplina su sé stesso nella funzione sua propria e la pretese dai suoi collaboratori, decise di uscire da circostanze che non condivideva. Lo fece da grande galantuomo.

Quella sera, io c’ero, lui diresse le elezioni del nuovo Presidente della Pro Loco al quale passò le consegne e se ne andò. Conservò per qualche tempo qualche piccola attività alla Pro Loco e poi si ritirò definitivamente nel ricordo di una moglie straordinaria che aveva perso e che fu l’unica compagnia e compagna, della sua vita. Se ne andò da Bagnara, presso una sorella, dimenticato e solo.

Caro Carmelo, consentimi di non continuare. Mi farebbe male ricordare.

 

Noi siamo lontani da Bagnara e non sappiamo.

Ma prendi nota che l’opinione comune, sbagliata, ma generalizzata, sussurra che la Pro Loco, proprio ad iniziare da quel subentro al caro Generale Iracà, è la propaggine dell’Amministrazione Comunale, una Istituzione in subordine perché incapace di esprimersi autonomamente.

Io ho sempre contestato questa asserzione, ricordando che la Pro Loco è un servizio al pubblico e quindi non si interessa di Amministrazione Comunale (il Popolo confonde con “Politica”, quanto nei Comuni si “Amministra” per la Cosa Pubblica).

Ma sono come quelle nomee che si fa presto ad attaccare addosso e poi ci vuole una vita prima che se ne riesca a liberare.

Tu non c’entri, Carmelo, perché ti conosciamo. Questa è storia vecchia.

 

Non ho capito cosa tu voglia dire lungo la frase: “Penso che sia il lavoro svolto dalla pro loco (…) i depositari di conoscenze e verità”, ma una cosa è chiara: Gianni Saffioti e i suoi dieci amici (dei quali purtroppo uno è scomparso) hanno fondato una bella Associazione e ne sono state costituite molte altre e tutte sono molto, ma molto attive.

Hai letto come hanno tutti risposto alle mie proteste perché i giovani a Bagnara non sono propositivi, non si danno da fare?

Ne ho preso atto pensando che, allora, quegli anonimi che sciaguratamente Calabria Ora ha ospitato sulle sue pagine, erano proprio degli scioperati, magari manipolati da qualcuno? Chissà!

 

Spiegaci quali sono “i ruoli e i compiti non ancora sperimentati”, ci interessa davvero.

 

C’è poi un passaggio preoccupante, Carmelo.

L’asserzione che qualcuno di noi si possa “esaltare” e indicare che gli altri fanno niente.

La prima espressione non esiste nella realtà.

La seconda è errata nella definizione che ne dai, è giusta se l’accetti come critica.  Una funzione pubblica deve accettare le critiche.

 

Ti spiego, Carmelo, cosa io intendo per Pro Loco.

Io ho avuto la fortuna di assistere alla Sagra del Pescespada del 2005 e ho appeso la locandina a uno scaffale della mia libreria, a Torino. Il programma era quello di sempre negli argomenti, Santa Messa compresa.

Ma stando quella sera sulla Piazza, fra i banchetti ove la gente stava a “mangiare” il pesce-spada (una volta invece si “degustava” come fase finale dei festeggiamenti), ho notato le opportunità non sfruttate. 

Anche con la pro-memoria di quanto ho visto altrove nelle Sagre Paesane, ho immaginato che le panchette, anziché essere sparpagliate sulla Piazza, avrebbero potuto essere allineate a entrambi i bordi della via Don Minzoni, a fianco della piazza e sul Corso, a fianco del Comune, in una bella fila. Questo avrebbe consentito di ottenere due risultati:

a)      consentire ai giovani che non sarebbero stati lì per cacciare il Presidente, ma per darsi da fare, di andare e venire con qualche carrellino, offrendo (a prezzo politico) aggiuntività di bibite,  formaggi tipici dei Piani della Corona, vini delle rasole di Scilla e di Bagnara, pane di grano di Pellegrina, patatine fritte per i bambini (con le patate genuinamente di Solano), sottoli e affettati locali e quello che vuoi. Una propaganda indotta per i prodotti tipici locali, da abbinare al pesce spada.

b)      Consentire a che nella Piazza liberata e non utilizzata per la Cucina, si formasse una rotonda per permettere, in contemporanea colla degustazione, alla gente di ballare con la semplicità del popolino e quindi il ballo liscio suonato da un’orchestrina e, negli intervalli, fare passare fra le panchette un gruppo folkloristico, la banda dei ragazzini di Bagnara che è meravigliosa, il vecchio col tamburino accompagnato da due ragazzini colla grancassa e i piatti, che è una cosa che affascina ancora adesso la gente e altrove è un evento irrinunciabile, giocolieri e acrobati, ecc.

La gente rimarrebbe a lungo sulle panchette, e non solo il tempo per mangiare lo spaghettino nel piatto di plastica. Insomma, si trasformerebbe il tutto in una festa allargata.

Se poi, assieme ai Ragazzi del Presidente, ci mettessimo delle vere Bagnarote della Marina e della Bajetta, colle loro saje ora chiuse negli armadi, a dare ai commensali i prodotti del Canale, magari sfoderando il loro monumentale dialetto, sai che spettacolo meraviglioso! “E ‘mbonu!, pigghiativi puru nù pocu i fetti i salami ch’esti ì kà e ù formaggi ì pecura ch’esti i Palarina!”

Carmelo cosa diventerebbe la Sagra?

Una festa del Canale perché al Principe Pesce-Spada, si unirebbero le comunità vicine, col vino delle rasole (il “Rosso Scilla” comincia a vedersi in giro in qualche enoteca specializzata), di Sant’Eufemia e Sinopoli con i formaggi di Aspromonte, di Pellegrina col Pane di Grano appena sfornato e delle Bagnarote!!! Coi mutuli sott’olio, le sarde e le alici marinate, le frittule.

Il concetto è quello delle Comunità Montane del Monte Poro: le Sagre si preparano nelle case dei paesani. Ognuno contribuisce cucinando a casa sua e poi portando la pietanza all’ammasso.

Un piccolo contributo di ogni Bagnarota verace, per una grande successo complessivo.

Per completare questo quadro, un bel convegno dei sindaci delle città vicine con questo tema: cosa dobbiamo fare, tutti insieme, per potenziare la nostra visibilità turistica in Italia e nel mondo? Piani urbanistici, strutture alberghiere, iniziative di intrattenimento ma soprattutto: è possibile unirci e parlare con una voce sola di fronte alla Regione, Governo e fornitori? Santino aveva iniziato a partecipare a qualcuno di questi convegni. Bisognerebbe insistere!

Stare insieme ci salverà. Continuare a stare divisi, ci perderà.

 

Noi siamo lontani e non capiamo, non sappiamo.

Va bene.

Poi veniamo a Bagnara, ci sediamo al bar e avvertiamo che il gelato e la granita non sono più le stesse prelibatezze di una volta.

Sarebbe bello poter leggere sul tuo sito, una lettera che in Aprile recapiterai al Comune, per chiedere un controllo sulla distribuzione dei dolciumi in Luglio e Agosto, anche con le visite a sorpresa dei NAS.

Un atto non contro i commercianti, ma a favore, perché varrebbe, se tutto fosse a posto, come una certificazione ISO 9000.

Penseremo: perbacco la Pro Loco! Che grinta!

E ci sarebbe piaciuto leggere sul tuo sito un esposto al Comune, col quale chiedere se la Soprintendenza alle Belle Arti abbia o meno concesso il consenso per costruire a cemento e sotterrare sotto il cemento il promontorio di Marturano, che, agli atti, a noi risulta intoccabile perché vincolato.

O meglio: che prima di procedere, si effettuassero dei sondaggi con la presenza di esperti di parte, per verificare se sotto il Promontorio ci fossero

- i resti della Chiesetta settecentesca di San Sebastiano

- la struttura del vecchio quartierino adiacente a San Sebastiano e la Strada Ruffa

- la parte meridionale dei cimitero sotterraneo quattrocentesco della Reale Abbazia che, proprio per quella presenza, fu dichiarata nel Settecento instabile per mancanza di fondamenta. E siccome il Grande Terremoto rase tutto al suolo e tutto venne ripianato, vi è il consapevole dubbio che tutto sia ancora là sotto, pensando che le sepolture della Reale erano tutte di personalità aristocratiche di Bagnara.

Tieni conto Carmelo, che la scalinata della Reale (tre gradoni) esisteva (dico così?) dentro la villa a fianco del Belvedere, e guardava esattamente lo Stretto. Si trova(va?) a metà percorso fra la porta carraia e l’abitazione. Lo asserisco perché l’ho vista e studiata col gentile permesso del proprietario, qualche anno fa.

Capisci Carmelo che adesso tutto è finito e la gente mormora che in realtà fu trovato molto materiale e che fu subito coperto perché altrimenti si sarebbero persi i finanziamenti per costruire il Forum?

No. Non è vero, non s’è trovato niente. Va bene.

Ma noi che siamo lontani, e gli stessi paesani, perché non sono stati informati sulle cautele prese?

Non c’è dialogo fra la gente e l’Amministrazione Comunale?

Per certe iniziative?

Mi piacerebbe sapere cosa ne penserebbe il Ministero.

 

Avremmo voluto in tanti che la Pro Loco fosse intervenuta nell’acceso dibattito su Rombolà affrontando il tema dal suo punto di vista, pubblicando sul sito un memoriale consegnato al Comune col quale ammonire che si facciano le cose per bene e cioè:

-          scegliere Rombolà al posto del Campo Sportivo, ha un senso se al Campo Sportivo si proibirà severamente che si avvicinino i palazzinari, vincolandolo alle sole strutture turistiche. Sai perché? Perché non è vero che Bagnara è “turistica”. Per essere “turistica” bisognerebbe che vi fossero le strutture e per dotarsi di strutture in paese, bisognerebbe tirare giù le case, anzi, lo scempio in cubi a cemento dei quali è strapieno il nostro paese, il paese delle “sopraelevazioni”. Auguriamoci, io e te, che il Grande Terremoto non avvenga di notte, perché si salverebbero veramente in pochi.

-          Quindi Rombolà, si perché il campo serve per il turismo a Bagnara e chi vuole costruirvi, potrà solo impiantarvi un’attività turistica.

-          Ma Rombolà in quale criterio? Per costruire la scuola a Rombolà bisognerà portarvi la strada e le infrastrutture. E dopo? Che accadrà di quel paesaggio paradisiaco? La famelicità palazzinara rischierà di divorare Rombolà? Ormai tutte le località rinomate d’Italia, hanno adottato un piano edilizio, evoluto e sofisticato, che preserva le località di interesse e qualità.  Per cui per esempio, chi possiede o ha acquistato un suolo a Rombolà di 5000 metri quadrati, sa che se vuole costruire, dovrà riservare 3000 metri quadrati a attrezzature di pubblica utilità (costruire edifici commerciali, parcheggio, giardini ecc.) e nei 2000 restanti, potrà costruire rispettando predefiniti criteri paesaggistici. Non che, costruita la strada e portate le infrastrutture, assisteremo all’invasione degli sciacalli pronti a costruire la qualunque ovunque. Abbiamo toccato un tasto delicato? Ormai è tardi perché le taralle sono già pronte?

 

Ci auguriamo di leggere sul tuo sito una protesta/sollecito, una denuncia al Comune che i tombini delle vie sono stati coperti con retine per evitare che il popolo “down-town” di Bagnara, invada le strade.

Il turista che quest’Estate passava per la strada e si sedeva al bar, ha notate quelle retine restando impressionato, credimi perché si sono immaginate le cose più brutte di questo mondo, anche sotto i palchetti dei dehors ….

Via le retine! Sono uno scempio! Ma per evitare il motivo per cui il povero Bagnaroto le ha dovuto piazzare, all’inizio dell’estate, quando inizierà la stagione secca, senza piogge, intima che provvedano a una pulizia radicale del Down-Town, cercando poi di capire come si potrà fare, durante l’estate, a sopperire alla mancanza della pioggia che tutto emenda pietosamente durante l’inverno, dalla Madonnina alla Bajetta “haundi ù cantaru si jetta”.

 

Infine: la tutela della Bagnara “dimenticata”. Perché tutto sul Corso?

Che sforzo fare qualche cosa alla Villa Comunale!

Ma perché poi tutto sul Corso?  

Ci sarebbe piaciuto leggere sul tuo sito di un piano turistico di valorizzazione dell’intero territorio di Bagnara, o che attraverso il tuo sito, per questo e altri argomenti, tu avessi chiesto supporti, consigli, adesioni.

Ma noi ti chiediamo di intimare che si ponga fine al feroce inquinamento acustico che inizia alle ore sedici delle calde ore agostane, quando i complessi cominciano a provare ad altissimo volume, nel centro di un Paese che riposa, battendo impietosamente sulla batteria, a volume estremo, mentre un pellegrino che si crede Pippo Baudo, inizia per un’ora col suo: ah!, ah!, prova!, ah!, proova, ssi!, ah! Prova!. E’ una cosa non “turistica” ma INCIVILE, perché c’è gente che riposa, che sta male, che vuole stare tranquilla. Se vogliono provare le loro dilettantesche manifestazioni, che comincino più tardi e che tutto termini alla mezzanotte, per favore!

Ovvero: che da ora in avanti qualsiasi manifestazione canora, musicale e teatrale, si svolga al “Forum”, al Belvedere e così il Paese, in Estate, tornerà a una dimensione vivibile, umana.

Ma se il Forum non verrà utilizzato e si tornerà coll’orrendo “palco” sulla Piazza del Municipio, ti giuro Carmelo che se la tua Pro Loco non interverrà, e si dovesse perpetuare l’incivile inquinamento acustico scambiato per prove tecniche, io chiamerò i Carabinieri.

 

Carmelo: con affetto, ti prego di credermi.

Tu amministri un’Associazione di pubblica utilità e per potere aumentare il timbro, occorre una forte forza contrattuale. Se non acquisisci forza contrattuale, non ottieni neanche una risposta.

La forza contrattuale deriva dal “consenso” della gente. Pieno e convinto.

Quindi è corretto che tu non sia stato in grado di esprimerti nelle forme cennate. E le tue elencazioni sono corrette, sono quello che, con quello del quale disponi, tu riesci a fare e che, perbacco, è a questo punto anche tanto!

Bisogna quindi capire se la Pro Loco può essere veicolante per attivare una dialettica coi Pubblici Poteri, onde ottenere una volontà allargata, nello spirito di collaborazione disinteressato fra una istituzione “dei Cittadini” come la Pro-Loco e una controparte “Pubblica”.

 

Da questo punto di vista, io mi permetto di offrirti un solo consiglio: chiama vicino a te le Associazioni giovanili che ci sono a Bagnara e i gestori dei siti su Internet.

Costituisci con loro un tavolo di lavoro in modo che, su determinati argomenti, si incontri il consenso di tutti e si appoggi la voce pubblica della Pro Loco, mentre ognuno ti sosterrà per la parte che gli compete.

Soprattutto, scrivici sul tuo sito.

Noi ti leggiamo.

Hai adesso una ragazza molto sveglia che, se ho ben compreso, ha preso il posto di Francesco Iermito. Scrivi di quello che fai, perché tutti sappiano che la Pro loco è viva e attiva.

Noi siamo lontani e non sappiamo. Scrivi .

Soprattutto, noi non vogliamo essere di quelli che dicono: farò, farò, farò.

Siamo lontani ma a Bagnara abbiamo le mamme, e quelle persone che sono adesso ai Cipressi. Vi siamo cresciuti e non abbiamo dimenticato, non possiamo dimenticare, perché la vita in Città è dura e alla fine, pur nelle comodità e nelle certezze, ci manca l’inizio, il primordiale, la radice.

Sono solo i reazionari che ci odiano perché parliamo, scriviamo e ragioniamo su Bagnara, standone fuori.

Vorrebbero Bagnara tutta per loro, i corvi.

Mi ricordo da ragazzo qualcuno di quei borghesucci nullafacenti, parassiti dentro e fuori, di quelli che ancora oggi s’intravedono seduti al bar, veri teatranti con vestiti sofisticati, begli orologi, parlare strascicato, aria di nobilucci, che guardano il volgo Bagnaroto con sprezzo, perché loro sono la Casta “ricca”, che, appoggiato al muretto della Via Marina, intento a una delle poche azioni della sua inutile vita, cioè a guardare il tramonto per determinare il tempo del giorno successivo, continuava a dire con disprezzo: “ma stì turisti, chindaimaffari! Mi si stannu e casi loru ka nui non volimu cummedia!”

 

Forza Carmelo!

Noi abbiamo apprezzato sia la tua “cazziata” (vuol, dire che c’è molta e sana vivacità), sia i tuoi “sondaggi” pubblicati sul tuo sito, su cosa, secondo la gente, sia prioritario per Bagnara.

Continua e quando avrai un bel campione, pubblica la definitiva facendoci sapere che hai consegnato al Sindaco il tutto.

Vedrai che Santino, intelligentemente, ti verrà dietro perché per andare avanti col suo programma di rinnovamento, dopo aver avuto il coraggio di venire fuori e proporsi, e sapendo che il tutto gli deriverà dal consenso, proprio come qui abbiamo ragionato con te, si cercherà persone propositive e positive.

 

Noi vogliamo che tu stia al tuo posto perché ci fidiamo di te.

Ma tu non stare lontano da noi.

Io sto mettendo tutto quello che so sui siti degli amici che mi ospitano e spero di riuscire a finire in tempo…

Perché non i libri? Perché in questa maniera tutto quello che ho è a disposizione di tutti.

Sempre e soprattutto per i ragazzi del nostro paese.

Ti abbraccio di cuore.

Tito Puntillo.

 

La Pro Loco risponde

9 settembre 2008

Da Carmelo Dominici ricevo e pubblico

Quale responsabile della Pro Loco di Bagnara, pur chiedendo scusa per l’intromissione nella discussione che si sta alimentando nel blog, mi si permetta di dire la mia.

Il mio intervento ha l’obiettivo di ricordare a tutti i partecipanti che cosa è e fa ancor oggi la Pro Loco di Bagnara Calabra soprattutto a chi, essendo lontano dalla cittadina, non conosce direttamente l’operato dell’associazione.

Se è vero che si può parlare di alti e bassi dell’attività dell’associazione, nessuno può negare l’operatività che da oltre quaranta anni la pro loco svolge sul territorio. Si tratta di servizi portati avanti grazie alla abnegazione di molti, giovani e non, che ritengono necessario e importante dedicare il tempo libero al proprio paese, con l’impegno diretto in prima linea verso i cittadini tutti, i turisti e i soci stessi.

Forse è poco quello che offre la Pro Loco e fa parte ormai dei servizi quotidiani del nostro paese che  non c’è ne accorgiamo. Forse tutti se ne accorgerebbero di più se non ci fossero.

La Pro Loco ancor oggi raccoglie e si fa portavoce delle lamentele dei cittadini; per citarne una, mesi addietro sono venuti a reclamare, fra i tanti, il geometra  Furci e il sign. Maiorana Giuseppe per la mancata ricezione di una stazione radio nazionale. Informando chi di dovere la ricezione dopo pochi giorni si ripristinava ( per il nostro intervento? forse no, ma noi sul territorio ci siamo.)

Per quanto riguarda le manifestazioni, nel proseguo che la Pro Loco ha sempre fatto dal nostro insediamento ad oggi, ricordo a tutti due concorsi a progetto con le scuole elementari di tutto il territorio, con premiazione ai vincitori e donazione di libri ai plessi scolastici di Porelli, Marinella, Solano, Pellegrina. La pro loco continua a mantenere la biblioteca comunale e ad essere l’unico centro di libri bagnarese con documenti e testi che trattano, nello specifico, del nostro territorio Bagnarese, scritti da nostri concittadini, da Bonifacio Achille a Tito Puntillo, da Don Antonino Gioffrè alla Spoleti.

Tra le altre manifestazioni:

la presentazione di due libri “Sfalassà”, di Spinoso e “Mara e il sale” di G. Diano;

l’istituzione di una borsa di studio  per i lavori di ricerca e studio con la collaborazione della prima amministrazione Zappalà, nella persona del Professor De Maio Carmelo.

La festa degli anziani ideata e condotta da Maria Bonfiglio, ex segretaria della Pro Loco. La manifestazione si svolse con una Santa Messa in Piazza Marconi e l’intrattenimento nei nostri locali. L’anno successivo ancora fra Chiesa Madre e l’ex asilo De Leo, con il compiacimento di Don Sarino Pietropaolo e la partecipazione di persone svantaggiate e  di persone diversamente abili.

Ultimamente poi abbiamo festeggiato l’8 Marzo, giornata della Donna, con la partecipazione delle scuole elementari di Reggio Calabria giunte in  paese con il treno storico del dopo-lavoro ferroviario di RC.

Chi non ricorda la presentazione della “Bagnarota” a Bagnara e a Roma presso l’Università la Sapienza, il tutto fatto a livello di volontariato con la distribuzione gratuita di cd e libretti informativi. L’organizzazione della manifestazione avvenne a cura del Professor Giuseppe Barbara, con la collaborazione preziosa di Giovanni Saffioti.

Ancor oggi non mi spiego la motivazione profonda che, caro Gianni, ti ha portato a  fondare, sostenere, alimentare, con tutto il materiale in tuo possesso, il tuo lavoro e passione la nuova associazione che oggi vediamo presentare belli e interessanti lavori (anche se…).

La Pro Loco annovera 150 iscritti, si rinnova democraticamente nel rispetto del suo statuto, mantiene un luogo di incontro e passatempo fra i soci frequentatori, è sempre presente e aperta a tutti i problemi che può affrontare. La Biblioteca è stata ripristinata nella sua operosità, tanto che moltissimi usufruiscono di questa disponibilità per effettuare lavori di ricerca e tesi di laurea. Ospita studenti universitari per la formazione, lo svolgimento di tirocini e la maturazione di crediti universitari autorizzati dall’Ateneo di Messina.

Tra i fruitori della biblioteca della pro loco (Fonte: registro pubblico di prestito dei libri della biblioteca comunale di Bagnara Calabra):

Carmela e Rosaria Puntillo, Rocco Ramondino, Pierino Ocello, Vincenzo Fondacaro, Achille Bonifacio, l’artista Pennacchio, che ha effettuato le pitture al Castello, Paolo Scordo (Ricerca su Pellegrina), Tito Puntillo. Tutti questi hanno arricchito i loro lavori grazie ai libri della biblioteca comunale di Bagnara Calabra. Tanti, per riconoscenza, hanno donato le loro tesi di Laurea.

Della Sagra penso che ci sia poco da aggiungere perché la comunità conosce lo svolgimento dei lavori e l’organizzazione. Tuttavia ritengo che in questi anni sono state apportate notevoli innovazioni con la serata culturale dedicata ai lavori di ricerca effettuati dai giovani laureandi e non alla Santa Messa in onore dei Caduti in Mare e all’allestimento della Piazza con 500 posti a sedere.

Certamente si deve fare di più, ma ciò deve essere supportato economicamente e con la partecipazione e il coinvolgimento di persone operose e disponibili.

Negli ultimi quattro anni abbiamo aggiunto inoltre il Servizio Civile Nazionale. Grazie alla organizzazione UNPLI di cui facciamo parte (Unione Nazionale Pro Loco d’Italia;  www.unpli.it ) abbiamo dato la possibilità a tre nostri giovani di fare un anno di esperienza lavorativa, di ricerca, e di impegno presso l’Associazione.

Avrei tante altre cose da elencare ma qui mi fermo, invitando tutti a partecipare come può alla vita associativa. La Pro Loco è aperta a tutti, non c’è bisogno di chiedere la gestione di essa al Sindaco. Per nostra mentalità diamo libera mano a chi si vuole veramente impegnare, liberi nell’impegno, liberi nel programmare, liberi nel gestire, nel rispetto delle norme statutarie.

Il Generale Iracà quando ha lasciato la carica di presidente lo ha fatto volontariamente, nessuno gliel’ha imposto, essendo stato lui stesso, con altri componenti dell’allora consiglio di amministrazione, a richiedere la presenza delle persone che lo hanno sostituito alla direzione della Pro Loco.

Penso che sia il lavoro svolto dalla Pro Loco a differenziare l’associazione stessa da alcuni nuovi soggetti nati nel territorio che all’istituzione già si annoverano fra le più importanti realtà cittadine mai esistite e si accreditano di ruoli e compiti non ancora sperimentati, screditando gli altri a cui non viene riconosciuta spesso nemmeno il diritto ad appassionarsi e interessarsi di storia, considerandosi essi stessi i depositari di conoscenze e verità.

Per non nominare “La meglio gioventù” che è come l’uomo invisibile; tanto parla ma di costruttivo niente fa.

Carissimo Claudio anche a te mi voglio rivolgere, non essere tu come “La meglio gioventù”, limitato nell’opera e pieno di proposte. Nel rispetto del lavoro effettuato dovresti dare atto che alla nostra risposta “agli attacchi che abbiamo ricevuto” e portata avanti silenziosamente nella nostra e vostra riservatezza, “non si è aperto nessun cielo”, non è coinciso nessuna rimostranza spettacolare o rifiuto alle critiche.

Penso che nessuno sapeva di questa nostra rimostranza alla vostra critica, finchè tu non lo hai scritto.

Come dicevo nella lettera, ognuno si può esaltare, dire che farà, farà, farà, ma non può nominare persone, associazioni e dire che questi non fanno niente.

L’associazione Pro Loco è presente sul territorio e svolge come può le funzioni che in molti hanno presentato come servizi offerti, ricordando che i giovani della Pro Loco svolgono da anni la funzione di guide turistiche a chi ne richiede la partecipazione. Ringraziando saluto tutti i partecipanti alla discussione e Giuseppe. Mi scuso per la lungaggine dell’intervento ma per me è un dovere illustrare l’operosità dell’Associazione che rappresento.

Il Presidente Carmelo Dominici.

 

E ora, che fare?

6 settembre 2008

Gli interventi che si sono ultimamente succeduti sul mio blog hanno con toni e accenti diversi "lamentato" le annose questioni aperte. A rileggerli, ci troveremmo d'accordo su tutto. Credo che adesso si debba però fare un tantino di più. E' giunto il momento di mettersi in gioco (ed ecco perchè della lettera della meglio gioventù contestavo l'anonimato e non il merito).

A me sembra che ora si debba ragionare su cosa noi (e altri) possiamo fare. Continuare a elencare i ritardi e le carenze di Bagnara non ci porta lontano. 

 

5 settembre 2008

Da Gianni Saffioti ricevo e pubblico

“La meglio gioventù” è un film di M.T. Giordana che racconta uno spaccato della storia italiana dalla metà degli anni sessanta fino alla fine del secolo scorso.

Quella che si firma come la “meglio gioventù“ bagnarota e che pone in rilievo cose fritte e rifritte da decenni, ritengo sia di parte, salottiera e soprattutto non degna di firmarsi in quel modo vista la grande levatura del film e considerato come quella “meglio gioventù” si pose davanti ai problemi ed ai drammi della società dell’epoca. La “meglio gioventù” bagnarese certamente non si sarebbe neanche sognata di andare a pulire Firenze e le sue biblioteche dal fango che l’Arno riversò all’epoca sulla città Toscana.

Questo lo dico leggendo il modo con cui è scritta la lettera ed il contenuto, che superficialmente si potrebbe anche condividere ma leggendola attentamente e poi leggendo i vari commenti, le varie difese e i vari attacchi, pare proprio che tutto è dovuto, tutto è realizzabile, basta che lo facciano gli altri.

Alcune domande mi sorgono istintive e che giro ai lettori del forum: come mai “la meglio gioventù” bagnarese si sveglia adesso e non si è fatta sentire lo scorso anno o due anni fa quando gira e rigira le pochezze culturali che opprimono il sonno di chi la mattina deve andare a lavorare o viene a Bagnara per riposare, sono sempre le stesse?

“La meglio gioventù” bagnarese  si rende conto che in particolare nel periodo estivo a Bagnara è notte bianca SEMPRE sia che ci propinino culi e tette poco coperti sia nostrani  che brasiliani o le Paola e Chiara di turno o che non ci propinino nulla?

Dove vive questa ”meglio gioventù” bagnarese che analizza dettagliatamente la pagliuzza nell’occhio dell’assessore che doveva organizzare la notte bianca e non si accorge delle travi che gli stanno davanti agli occhi? Come si fa a portare come esempio il jazz festival di Roccella in una situazione bagnarese dove i corvi che stanno attorno al sindaco litigano continuamente ed offuscano il cielo e l’operato del sindaco stesso (che approfitto per ringraziare personalmente per il finanziamento del libro “Bagnara Calabra il terremoto del 1908”)?

Come si può parlare dei palinsesti culturali estivi quando sorbendo la famosa granita al caffè il dott. Puntillo scopre che non ha il sapore di una volta e che dal tombino vicino alla sua sedia del tavolino de bar a cui è seduto viene fuori un tanfo di fogna nauseante accompagnato dai soliti scarafaggi a cui la granita deve però piacere visto che si permettono il lusso di fargli compagnia (è realmente successo al mio tavolo mentre ero seduto con amici)?

“La meglio gioventù” bagnarese queste cose non ne vede, o la trave che ha negli occhi le impedisce di vedere un paese sporco e pieno di zanzare con l’acqua che esce dai rubinetti che i più si rifiutano di bere e l’impossibilità di girare anche in bicicletta durante il periodo dell’isola pedonale? 

“La meglio gioventù” bagnarese deve sapere che prima di atteggiarsi a Zaratustra deve acculturarsi e conoscere bene la situazione di un paese dove in via Gobetti questa estate, ogni notte, nessuna esclusa, fino alle quattro del mattino ragazzini di sedici anni, che arrivavano addirittura da Pellegrina facevano rombare le loro moto da cross girando attorno alle scuole elementari del centro per accattivarsi le simpatie di quattro ragazzine, che assistevano estasiate alle gare col benestare dei loro genitori che le lasciavano in strada fino al mattino. Se li rimproveri, se ti va bene poi ti trovi con le gomme delle macchine tagliate altrimenti la macchina te la bruciano.

Ma cosa vuole “la meglio gioventù” bagnarese  che dice che Bagnara non ha idee e che si produce pochissimo; che guardi cosa è diventata la rupe di Marturano in pochi anni e rifletta come da centro storico ed archeologico dove è nata Bagnara nel 1085 si è trasformata in spot pubblicitario permanente con tanto di cappello se al sacro delle due Madonne li incastonate si sono accostate senza ritegno e rispetto per le loro immagini una barca in miniatura del Fondacaro, mentre la vera è finita a Marina di Camerota ( vergogna!!!) e poi peggio la concorrenza dell’aumentare dei mausolei senza stile e senza alcun briciolo di estetica che dovrebbero ricordare la cara Mimì e che sviliscono il senso del ricordo e danno il  senso del ridicolo per la loro grande bruttura; conclude il tutto un ristorante decadente ed in disuso.

“La meglio gioventù”, se tale dice di essere, lo dimostri esponendosi e dialogando con quanti almeno da anni coi fatti e non con le parole tentano di dare qualcosa di positivo a questo paese, criticando ed operando senza alcun interesse privato e senza alcun rancore personale contro qualsiasi persona. Chiunque sia responsabile della cosa pubblica sa che espone la propria immagine di amministratore e per tale va considerato, altro invece è lo stesso in veste di privato cittadino che vive e subisce come noi tutti le grandi lacune sociali economiche e culturali del degrado e del sottosviluppo bagnarese.

Cara “meglio gioventù” un tempo il gen. Iracà non avrebbe tollerato tutto questo, in un paese cosi combinato le priorità da superare sono tantissime. Purtroppo si continua a violentare il territorio e distruggere e sotterrare gli antichissimi muri di una chiesa che era locata ad ovest dell’abazia primordiale e nuove grandi colate di cemento si apprestano ad invadere il litorale e le colline oramai incolte. Bagnara è troppo bella per smettere di lottare ma non è certamente col modo di fare della “meglio gioventù” bagnarese o come qualcuno sottolineava negli interventi precedenti con la miopia della Pro Loco che insisto significa “ a favore del luogo” o peggio di quella maculata dell’opposizione o della gestione della cosa pubblica in maniera litigiosa come sottolineano spesso i quotidiani locali che gli annosi problemi possono risolversi. Forse qualche corvo in meno accanto al sindaco darebbe più luce e chiarezza al tutto.

Ma scusate, cosa costa mettere dei sifoni o simili a tutte le “gravigghiate” in particolar modo in quelle del corso e della via marina? Una notte bianca in meno ed un lavoro utile a tutti i cittadini!

Una nota molto positiva e da esempio per quanti vogliono impegnarsi ad essere propositivi verso una cittadina di progresso  e di cultura arriva dall’associazione AGESS che con grande impegno e passione sta portando avanti coi fatti un progetto sano e degno della più grande stima ed ammirazione. Un esempio da copiare e duplicare in molte copie.

Una nota di folckore a proposito di attività produttive: dopo una mezza “lavatura” questa estate alcune pescivendole “vandiavano al rione Valletta “belli frischi cristandei i Bagnara”; ora tutti sanno che sono circa 25 anni che nel nostro mare non si pescano più le costardelle, il perché resta un mistero per i più, alcune donne anziane che hanno fatto la vita da bagnarota senza nemmeno badarle le hanno allontanate dal rione in malo modo lanciando invettive contro di loro per la faccia tosta che avevano avuto di buggerare il prossimo spacciando per pesce nostrano del pesce probabilmente argentino e non certamente locale.

 

Due proposte:

1) Quando si dedicherà la piazza ex lido alla tragedia del 24 maggio 1927 onorando dei bagnaroti morti per un mezzo di pane; a quando una via all’Ign. Luigi Robecchi Brichetti impegnato in prima persona come volontario alla ricostruzione di Bagnara dopo il terremoto e che nessuno di quelli che hanno scritto di storia su Bagnara ha mai menzionato? Penso che i documenti che ho portato alla luce bastino ed avanzino.

2) Quando l’assessore alla cultura si deciderà di far sviluppare a gente competente un programma di ricerche storiche che possano portare alla luce una storia della cittadina vera che ci racconti della vita della gente comune e non di preti e chiese e di aria fritta come siamo ancora abituati a leggere e costretti a smentire a suon di documenti.

Bagnara che cresce e che progredisce passa attraverso strumenti semplici ed elementari che portano alla crescita sociale culturale della popolazione. Progetti e  realizzazioni incomprensibili scavano invece un distacco sempre più netto tra la politica ed il cittadino il quale purtroppo è costretto a trovare  un misero spiraglio nel sottosuolo del clientelismo a cui sottomettersi servilmente.

Niente di personale contro nessuno tantomeno contro “la meglio gioventù”.

PS: a proposito di acculturarsi che ho usato nella lettera vorrei aggiungere che secondo il caro professore Luigi Vallauri cultura è: ciò che rimane dopo aver dimenticato quello che si è appreso.

Gianni Saffioti

 

Critiche e proposte

3 settembre 2008

Da Danilo Cappellano ricevo e pubblico

Caro Giuseppe,

sono anch’io un giovane 25enne emigrato già da sette anni al Nord dove sto conseguendo una laurea in management internazionale e nello stesso tempo ho avuto l’opportunità di vivere per qualche mese in Australia e un anno in Polonia. Questo solo per darti un’idea del mio background.

Sto seguendo da tempo la discussione sui giovani bagnaresi e le sorti del nostro paese.

Ovviamente i due discorsi sono intrecciati e interdipendenti. Mi riallaccio alla lettera del mio carissimo amico Giuseppe Macrì (Panelli per gli amici) dove osserva che i giovani bagnaresi non sono in possesso di alcuna specializzazione e che il tenore di vita concesso dagli stipendi dei genitori, lo potrebbero solo sognare in una qualsiasi quantomeno città del Nord Italia. In effetti, il paese di Bagnara offre poche possibilità ai giovani che non vogliono o non possono trovare condizioni di vita migliori altrove. E’ pur vero però che il giovane medio bagnarese è abituato a svegliarsi all’ora di pranzo e trovare la pappa pronta in tavola. Con questo voglio dire che molti dei miei coetanei sono spesso irresponsabili e privi di ambizione. Dall’altro lato, per fortuna inizio a notare che l’altra parte di giovani, sarà forse perché iniziano a uscire dalle quattro mura del paesello e hanno termini di paragone diversi che non gli fanno più considerare Bagnara come “u paisi chiù bellu ru mundu”, hanno idee innovative che potrebbero migliorare la situazione a Bagnara. Il problema ovviamente sta nel riuscire a coinvolgere questi giovani e a renderli soggetti attivi del futuro, mi auguro migliore, di Bagnara. Siccome non voglio fare solo critiche ma proporre anche soluzioni, un’idea potrebbe essere anche quella di stanziare fondi per concorsi dove gruppi di giovani potrebbero lanciare progetti per il rilancio del paese.

L’altro discorso che vorrei affrontare è proprio quello legato alla mancanza di attività imprenditoriali che generano posti di lavoro. Infatti, se è vero che la nostra zona non prolifera di attività di questo genere, è anche vero che molto si può fare… e le risorse non mancano. Giusto per dare alcuni esempi vorrei dire che siamo uno dei pochi paesi al mondo che eccelle nella produzione artigianale di torrone, abbiamo un’economia basata sulla pesca che anno per anno però rischia sempre di più di andare a fondo con tutte le reti e abbiamo un tratto di costa che si estende da Palmi a Villa San Giovanni tra i più invidiati d’Italia.

Una soluzione che si potrebbe trovare è quella che già Puntillo ha menzionato nella lettera “Partecipiamo, senza nasconderci” dove propone dei comitati per portare avanti le diverse iniziative. Infatti, a mio modesto parere, l’associazionismo potrebbe essere un valido modo per coinvolgere un numero considerevole di persone per creare dei gruppi, anche eterogenei al loro interno dove comunque un leader verrebbe fuori perché le masse ne hanno sempre avuto bisogno, volti a promuovere lo sviluppo di nuove idee.

Infatti, per esempio, il fatto di essere bravi nel produrre torrone non significa che lo si sappia anche vendere al meglio o pescare il pesce non è detto che sia l’unica attività che si può svolgere quando si è in possesso di una barca. La creazione di cooperative potrebbe favorire la gestione delle varie attività in maniera più efficiente riducendo i costi e massimizzando i profitti. Ovviamente i vari aspetti tecnici dovrebbero essere trattati nei minimi particolari da persone competenti in materia ma credo che la comunità bagnarese non manchi di tali figure. Queste ed altre idee potrebbero dare un nuovo volto ad un paese tanto bello e amato quanto allo stesso tempo da noi tutti criticato.

Cordiali saluti a voi tutti,

Danilo Cappellano

 

Come mai non si costruisce quello che tutti cercano?

2 settembre 2008

Da Daniela Dominici ricevo e pubblico. In origine era un commento al post di Claudio Careri, ma del testo vi era una parte mancante.

Leggo con piacere la discussione on line che si sta alimentando tra  bagnaresi vicini e lontani che non scordano le proprie origini, appassionati, orgogliosi di essere calabresi, voglioni di una nuova rinascita, ancora una e mai  l'ultima, semplicemente perchè dopotutto tendere all'ideale ci permette di  vivere meglio.

Faccio parte del Gruppo Giovani Pro Loco, ne sono stata una ideatrice, sono  cresciuta alla pro loco ed è stato ed è doveroso per me dare un contributo: zio giuseppe con la radio, i nastri registrati, le foto, mio nonno, la sagre trascorse, le discussioni e le serate culturali vissute da dietro le quinte  molto tempo prima della loro messa in scena.

Mi avevano detto che online c'era una discussione accesa con attacchi alla  giunta comunale e all'associazione pro loco. Nemmeno tanto direi; scambio di  opinioni, critiche e suggerimenti, esperienze di chi è dentro o fuori le  realtà bagnaresi.

E come membro della pro loco vorrei dire qualcosa. A Claudio vorrei dire che le critiche alla pro loco si possono fare naturalmente ma vanno fatte per me nel luogo giusto. La reazione contro quella critica di cui parli è stata “forte” da parte della pro loco perchè è stata fatta durante la presentazione del ctg, presentazione alla quale ha lavorato anche la pro loco. Ho partecipato personalmente alle riunioni del ctg, si parlava di collaborazione tra le due associazioni, abbiamo passeggiato con i resp del ctg regionale, ospitati alla pro loco con un  incontro e sul primo numero del giornale, presentato nella stessa sera, c'erano due articoli fatti da soci della pro loco di cui uno parlava proprio dell'associazione, raccontando i suoi 40 anni di esperienza. Perdonaci se la nostra reazione è stata alquanto forte, nemmeno poi tanto, ma se le associazioni sono amiche e lavorano insieme "le  cose" se le dicono in faccia e non durante il convegno di presentazione. Come ben sai attendo ancora Cambareri... (non ricordo il nome) per un chiarimento. 

Per fortuna molte altre sono le esperienze positive di collaborazione con le associazioni, gli enti e le scuole con cui abbiamo collaborato per organizzare la settimana della cultura, la festa delle foglie che cadono, il concorso presepi on-line, la gara podistica…

Concordo con l'intervento di Tito Puntillo che conosciamo con i raga della pro loco tramite gli interventi nel ns sito e la disponibilità offertaci…quando vieni a Bagnara passa dalla sede. Al mattino o al pomeriggio trovi sempre qualcuno di noi.

Quello che manca a Bagnara è la collaborazione tra gli Enti, la determinazione ad andare avanti e realizzare un progetto comune condiviso. E il Comune tante volte ha cercato di realizzare questa collaborazione con la proposta della Consulta, le riunioni delle associazioni, tutte esperienze che sono andate scemando. Anche la Consulta dei giovani non ha avuto successo e all’ultima riunione eravamo meno di 10.

Chissà come mai non si riesce a costruire qualcosa che tutti cercano.

Forse per molti si tratta solo di parole e l’associazione diventa un modo per portarsi avanti prima delle prossime elezioni.

Un rinnovamento nelle manifestazioni culturali sarebbe aupicabile ma a chi critica la notte bianca vorrei ricordare che la notte bianca quest’anno a Bagnara non c’è stata visto che è stata, con ritardo, annullata il giorno prima della manifestazione. E a chi ricorda le manifestazioni musicali locali come Roccella jazz festival ricordo che a Bagnara nel mese di settembre c’è una delle manifestazioni più importanti in Calabria e forse in Italia. Anche se di concorso canoro si tratta permette comunque di partecipare a momenti musicali di tutto rispetto con talenti italiani che, conosciamo solo il giorno prima della loro partecipazione, ma caratterizzano le serate in Calabria.

Daniela Dominici

 

In coda ripropongo pure il breve commento che avevo inteso scrivere a questo post.

Non ci sono attacchi all'amministrazione comunale, in questo blog e nel sito. Nè, tanto meno, alla Pro Loco. Non ce ne sono, almeno, per partito preso.
C'è il tentativo di ragionare su Bagnara. E ragionarci significa esprimere delle opinioni. Queste possono essere ora positive ora negative. Su temi vicende questioni persone diverse. E poi, salvo all'anonimo, consento a chiunque di dire la sua. 

Giuseppe Barilà

 

Alcune considerazioni

29 agosto 2008

Da Claudio Careri ricevo e pubblico

Caro Giuseppe, non mi sottraggo al dibattito che sta lievitando sul tuo sito. Sono costretto a inserire purtroppo qualche riferimento personale, con il rischio di prendermi troppo sul serio, non essendo personalmente l'estensore dello scritto come è trapelato da qualche diceria maliziosa. Sono solito firmare quello che scrivo: alla luce del sole. Non sono né Pasolini, né Marco Tullio Giordana. Non mi piacciono le avanzate russe e le ritirate spagnole. Tra l'altro non ero nemmeno presente a Bagnara nel giorno della Notte bianca. Bastava informarsi contattando direttamente Calabria Ora. Ovviamente, me ne rendo conto, sarà difficile convincere i dietrologi e gli amanti della chiacchiera da bar. Per converso, sono arciconvinto che il pensiero unico omologante si debba combattere. Il campo dell'opinabile è estendibile all'infinito. Il diritto di critica è sempre sacrosanto e legittimo. Senza pescare nell'aneddotica professionale, posso citare il caso di un mio amico che osò criticare in maniera competente, ma senza giri di parole, l'istituzione Pro Loco. Apriti cielo. L'idiosincrasia alla libera fruizione di idee riguarda non solo la politica. Ogni attore sociale dovrebbe sapere di potersi confrontare con scambi dialettici. Rammento che l'Amministrazione in sella è stata votata dall'80% dei bagnaresi, quindi se si levano delle voci fuori dal coro, ciò non può essere che un bene. In generale, le legioni di yesmen adulanti di cui si circonda il sindaco si ritengono una casta inattaccabile. Il 12 agosto a Santo Stefano d'Aspromonte, l'assessore Francesco Cannizzaro (che non è propriamente un cosacco) si è speso per portare la Bandabardò, un gruppo militante. A Gambarie quel giorno c'era la folla delle grandi occasioni. Il Paleariza che si tiene nell'area Grecanica in Agosto, richiama frotte di giovani. Con la Bandabardò (tanto per fare un esempio) ci sarebbe stato il pienone? Era questo che voleva dire la meglio gioventù? Non esiste la controprova. Basta questo per rivendicare un bisogno prepolitico di partecipazione? La classe politica bagnarese è longeva e non dà molto spazio al rinnovamento. Credo che si debba anche interloquire su problematiche più fondanti non eclissarsi predicando sempre che le cose non vanno. Le nuove opere realizzate daranno ampio spazio per esprimersi. La capacità di proposta si potrà misurare nelle sfide lanciate a chi governa, sul terreno della fattibilità. Qualcuno ha auspicato una sorta di commissione Attali per Bagnara, un tavolo di volenterosi dove convogliare idee, proposte, soluzioni innovative. Potrebbe essere un'idea valida. Purché ci si metta in gioco e ciascun attore sociale non si consideri detentore di verità rivelate.

Detto questo, alcune considerazioni spicciole di carattere politico di stringente attualità. Preso atto che il centro-sinistra a Bagnara ha il fiato molto corto, la parte politica avversa si muove con passi decisi. Il sindaco Santi Zappalà farà la scelta di aderire al Pdl. Un approdo che parte da lontano. La scelta si colloca all'interno dell'ambizioso disegno di concorrere alle prossime elezioni regionali. Dal momento in cui indosserà la casacca dei berluscones potrebbe avere dietro l'uscio della segreteria nascente una folla questuante favori e attenzioni. Sia aperto al dialogo e si faccia consigliare su alcune tematiche delicate, per stilare una progettualità che rivoluzioni la Costa Viola. Porticciolo turistico, revisione del piano di viabilità generale bagnarese, multifunzionalità dell'agricoltura, rilancio delle attività culturali. Sono argomenti che meriterebbero approfondimenti programmatici e azioni mirate. Io almeno la penso così.

Claudio Careri

 

commento

Claudio, tu scrivi "...Qualcuno ha auspicato una sorta di commissione Attali per Bagnara, un tavolo di volenterosi dove convogliare idee, proposte, soluzioni innovative. Potrebbe essere un'idea valida...."
Perchè no?
E' un progetto a cui penso da tempo. Un progetto che però parta dal basso. Dai cittadini e basta. E che nelle istituzioni cerchi solo un interlocutore. Ma non il solo.
Cominciamo comunque a parlarne, adesso. E a guardarci intorno. Penserei ad un laboratorio culturale, una sorta di cantiere aperto a cui possano partecipare tutti.
Ad una condizione: "...Purché ci si metta in gioco e ciascun attore sociale non si consideri detentore di verità rivelate..."
Giuseppe Barilà 

 

Non è tutto a buttare

28 agosto 2008

Da Benvenuto Sofia ricevo e pubblico

Carissimo Giuseppe, gradirei che tu pubblicassi queste mie considerazioni sulla “meglio gioventù” e sul commento di Tito.

Mi associo anch’io alla critica sull’anonimato dello scritto, condividendone per la maggior parte sia i toni che il contenuto. Molti dei miei amici mi rimproverano ogni qual volta cerco di giustificare dei comportamenti. Ritengo che alla base di ogni scelta ci sia una ragione, consapevole o istintiva. Lo stesso Tito, che ringrazio qui pubblicamente per il grosso contributo che ha voluto dare all’ultima manifestazione curata dalla nostra associazione “Capo Marturano” ed il cui scritto ho voluto leggere personalmente, dichiarando la presenza di persone di buona volontà e capacità, ammette che la scelta dell’anonimato sia dovuta o alla mancanza di coraggio o alla mancata voglia di emergere. Secondo me non si tratta tanto di coraggio. Da molti anni ormai il dialogo si è fatto molto difficile. Sono recenti le proteste/proposte fatte civilmente da gruppi di cittadini su molti problemi che avrebbero meritato un pubblico dibattito. A queste civilissime rimostranze molte volte si è risposto con manifesti che non sono affatto entrati nel merito del problema, ma hanno assunto toni del tipo: “Guardate che noi qui lavoriamo benissimo, per cui fatevi i fatti vostri e non rompete” e via con l’elenco delle belle cose realizzate (che sicuramente ci sono state e nessuno si sogna di negare). E’ evidente che non voglio fare di tutta l’erba un fascio e quindi, come già avuto modo di dire, a me, almeno in questa fase, interessa più il metodo che non i fatti specifici sui quali ognuno ha agito secondo coscienza e sui quali si può sempre ragionare. Ci sono stati amministratori sensibili, altri meno; “fiancheggiatori” di partiti politici e/o di associazioni che hanno cercato di strumentalizzare le circostanze, ecc. Sta a noi, ragionando con la nostra testa separare il grano dal loglio. Quindi, se alcuni giovani hanno deciso di fare un intervento “anonimo”, io non mi sento di condannarli completamente. Intanto hanno “di nuovo”, forse, voluto gettare l’ennesima pietra nello stagno.

Seguendo questo ragionamento, mi piacerebbe che si lavorasse prima di tutto sul miglioramento dei rapporti interpersonali e che si ricominciasse ad approfondire il concetto di “dialogo”. Inoltre, che si possano costituire dei “punti di riferimento” ai quali coloro che per ora rimangono anonimi, possano in seguito rivolgersi, contando su una forza sociale tale che permetta loro di esprimersi liberamente.

Riguardo poi alle modalità con le quali il nostro sindaco lavora condivido l’analisi di Tito, immaginando che lui (Tito) abbia voluto evidenziare solo uno degli aspetti del problema. In effetti, la teoria del manager è corretta e dimostrata dai fatti, ma altre considerazioni andrebbero svolte collegandoci alle altre affermazioni:  “Com’è il “contesto” che ruota attorno al sindaco” e: “Riflettere con chi ha a che fare il Sindaco tutti i giorni, a Bagnara” che non sono domande da poco e che sicuramente, se affrontate serenamente, ci porterebbero a sbrogliare diverse matasse.

Sull’argomento che non ci sono forze propulsive, mi permetto di dissentire. Sono state tantissime le persone, rappresentanti di associazioni, che hanno bussato alla porta del sindaco in questi anni offrendo la propria disponibilità e successivamente realizzando i propri programmi. Mi piacerebbe anzi che loro stessi lo potessero testimoniare. Io stesso, con la mia Associazione, mi sono premurato di fare delle mozioni che nel complesso sono state sempre appoggiate. Sicuramente altre, di altre associazioni meno, e questo comunque significa che di persone ed associazioni attive ne esistono, eccome, a Bagnara. Inoltre, da qualche anno devo dire che l’Assessore competente ha sempre convocato riunioni con i gruppi per sentirne i progetti ed eventualmente appoggiarli. Numerose iniziative interessanti sono state svolte in questi ultimi tempi, penso all’ultima settimana della cultura (che è alla sua ennesima edizione) con la collaborazione del Liceo Scientifico e della Scuola Media, con interventi qualificati come quello del giudice Nicola Gratteri; l’ultima manifestazione organizzata dai Lions sul Terremoto; i concerti in chiesa e sulla villa comunale, la presentazione di libri, le sagre, le serate dell’anno scorso organizzate dal CTG, con tutti quei percorsi interessantissimi; e che dire della scuola civica di musica che ha il pregio di aggregare i giovani e di valorizzarne i talenti? Diverse associazioni hanno avuto modo di svolgere le loro iniziative: penso ai vari gruppi teatrali (con l’apertura di una vera e propria scuola di recitazione, curata da professionisti), alle scuole di ballo ecc. Negli anni passati ci sono state fiere del libro, manifestazioni con audiovisivi, feste di partito, bandi di concorso con la partecipazione delle scuole, sfilate carnevalesche, e sono certo di averne dimenticato decine.

Quindi, secondo me, non è tanto la mancanza di persone ed associazioni che cercano in tutti i modi e con fatica di far crescere la “cultura” a Bagnara, quanto lo scollamento fra esse ed il tessuto sociale, fra esse ed i singoli cittadini. E’ su come sanare questo scollamento o meglio su come favorire l’amalgama tra i gruppi presenti che dobbiamo lavorare.

Infine, non trascuriamo nemmeno il fatto che i nostri amministratori, come quelli che li hanno preceduti e quelli ancora prima, hanno probabilmente dato poca importanza agli eventi cosiddetti culturali, considerandoli riempitivi necessari, ma non determinanti alla crescita della cittadina. Quindi, cerchiamo di ripartire le “colpe”, se così le possiam