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DICEMBRE
27 - Pensieri di fine
anno
24 -
La Calabria e gli
altri - di Tito Puntillo
21 -
Sulle cerimonie
del centenario. Una lettera aperta di Gianni Saffioti
19 -
La beffa e il danno
16 -
Acqua bollente
13 -
Il Centenario che verrà
1 -
Un'antica proposta: la realizzazione del sentiero
eco-turistico della costiera - di Ignazio Badalì
NOVEMBRE
27 -
Sulle interrogazioni al Sindaco e il degrado di Bagnara
- di Ninì Gramuglia
25 - Prima di "Report" - di
Giuseppe Macrì
20 -
Dopo "Report",
ripartiamo da qui - di Tito Puntillo
19 -
Obiettivi comuni, proposte concrete, valori condivisi
- di Mimmo Lopresto
14 - Quale terapia?
12 -
Contro un "Senato"
cittadino - di Tito Puntillo
12 -
Replica a B. Sofia
- di Gianni
Saffioti
10 -
Un importante passo avanti
- di Benvenuto Sofia
5 -
Fuggire
la sindrome del soldato giapponese - di Ignazio Badalì
2 -
Discussioni serie e no
- di Gianni
Saffioti
OTTOBRE
31 - "Un mondo nel quale la politica..." - di Mimmo Lopresto
17 -
Una classe
dirigente da inventare - di Ignazio Badalì
15 -
Guardiamo al futuro - di Rosario Barilà
6 - Risposta a
Sarino Cundari - di Benvenuto Sofia
5 - Che frana - di Rosario
Cundari
3 -
C’era una volta la
politica… - di Mimmo Lopresto
1 -
La
Calabria. Bella come un cigno - di Tito Puntillo
SETTEMBRE
30 -
Sull'intervento di
Puntillo - di Matteo Cacciola
29 -
La speranza e le certezze
- di Tito Puntillo
22 -
Scegliere di rimanere -
di Matteo Cacciola
19 - Legalità
13 -
La Pro Loco, come
la intendo io - di Tito Puntillo
9 - La Pro Loco
risponde - di Carmelo Dominici
6 - E ora, che fare?
5 -
Altro che Notti Bianche
- di Gianni Saffioti
3 -
Critiche e proposte - di
Danilo Cappellano
2 -
Come mai non si costruisce quello che tutti cercano? - di
Daniela Dominici
AGOSTO
29 -
Alcune considerazioni -
di Claudio Careri
28 -
Non è tutto a buttare -
di Benvenuto
Sofia
27 -
Partecipiamo, senza
nasconderci -
di Tito Puntillo
26 -
L'Estate
Bagnarese. Qualche spunto
25 -
Il Palazzo dei Ruffo. E un progetto di ricostruzione sociale...
- di Tito Puntillo
19 -
L'incerto destino del
Museo
9 -
Si parla del
terremoto del 1908
LUGLIO
29 -
Sull'emigrazione vecchia e nuova. Una risposta - di
Giuseppe Macrì
24 -
Partecipazione - di Benvenuto
Sofia
14 -
Sull'emigrazione. E non
solo - di Rosario Barilà
GIUGNO
28 -
E...state a piedi
27 -
Qualche distinguo - di Gianni Saffioti
23 -
Il nostro
dibattito. Cosa penso io
22 -
Servono le scuole e gli uomini che facciano
Bagnara
- di
Tito Puntillo
21 -
Scuola, associazioni e istituzioni. Contro i padroni della
Calabria - di
Benvenuto Sofia
20 -
Un appello per Bagnara -
di Claudio Morabito
17 -
Ricorrenza terremoto 1908, meridione e meridionali - di
Tito Puntillo
5 -
Su giovani ed
emigrazione, 3° - di Benvenuto Sofia
1
- I giovani già andati via - di Gianni Saffioti
1
- I giovani che vanno via
1
- Meridione e meridionali
- di
Tito Puntillo
MAGGIO
31
- Su Napoli. E
sul meridione in generale
28
- A Bagnara, di mattina
24
- Ancora sulla cronaca
23
- Il nuovo documento
sul terremoto
23
- Verso il caos?
14
- L'aeroporto che muore
1
- Immagini del porto
APRILE
30
- Carmine. Rilanciamo il
Museo
24
- La piazza e i
pescatori del '27 - di Vincenzo Parrello
23
- L'hanno
chiamata "disfatta sanità" in Calabria
23
- Il tempo e le cose
19
- Elezioni politiche...
15
- Malesseri o maldicenze?
15
-
Bagnaroti eletti
7
- Ancora sulla vasca
dell'ex lido - di Gianni Saffioti
6
-
Sulla fontana ex lido - di
Antonino Pasquale Calabrò
4
-
L’aeroporto di Reggio - di
Tito Puntillo
MARZO
17
-
Costruire una
città moderna: Si può fare - di Carlo Toscano
17 -
Sui servizi di
primo soccorso
8 -
Ambulanza, alcune
riflessioni
7 -
La forza del passato - di
Stellario Minutolo
FEBBRAIO
21 -
Arriva l'ambulanza!
4 -
Non scandalizziamoci troppo per quattro scritte murali
- di Tito Puntillo
3 -
Riflessione su quanto scrive Claudio Careri sul vandalismo della
torre aragonese - di Gianni Saffioti
GENNAIO
26 -
Errore
tattico dei democratici?
11 - Motivi della crisi e opportunità future - di Carmelo Tripodi
11 - Suggerimenti sulla nuova Giunta - lettera firmata
10 - Ipotesi sulla crisi
9 - La missione del
Sindaco
5 - Sogno con lui
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Pensieri
di fine anno
27 dicembre 2008
Sono i giorni del
Centenario del terremoto del 1908. Dovremmo pensare oggi solo a quei
poveretti che vi morirono (e per i quali mi chiedo se esista a
Bagnara un'anagrafe, sia pure evidentemente parziale e incompiuta) e
basta. Erano i tempi - e cito da un libro che si occupa d'altro* -
quando non c'erano parole, quando le parole non venivano ancora
prodotte in massa e confezionate e rese universalmente disponibili
per un consumo immediato.
Finiranno a breve tutte le
cerimonie e, come ho già scritto, chissà cosa resterà a noi.
Resterà comunque la nostra
gente, coi suoi antichi problemi e il suo atavico disincanto. Su di
essa, sulla sua capacità di guardare al futuro, di farcela a
scrollarsi i guai si può confidare o no. Da ciò indubbiamente può
nascere la decisione di ognuno di noi di farci un pò carico della
Comunità.
Perchè a un certo punto
dobbiamo ammettere senza infingimenti e sterili astrattezze che
- qui - nessuna Classe
Dirigente esiste. Da decenni questa Città è priva di una
leadership nei campi dell’economia, della politica, della cultura ed
in generale della società. E se è vero che
la classe dirigente non è
un’élite né una classe dominante e nemmeno la classe politica,
bisogna adoperarsi (perchè no, anche coi Comitati) perchè tanti più
cittadini, e le Associazioni e le Istituzioni, recuperino la
capacità e la responsabilità di soddisfare i bisogni e di
distribuire le risorse.
Questo è l'augurio per
l'anno che verrà.
*Tova
Reich, Il mio olocausto, Einaudi, 2007, pag. 239

La
Calabria e gli altri
24 dicembre 2008
Da
Tito Puntillo ricevo e pubblico
Devo una risposta a
Giuseppe Macrì, che il 25 novembre scrisse delle
considerazioni interessanti sullo stato di Bagnara, manifestando
pessimismo generalizzato.
Volevo fare notare in
effetti, che per venire giù adesso, a Natale, proverò a prendere
il treno. Saranno due Eurostar (Torino-Roma e Roma-Villa) il cui
costo del biglietto è molto superiore a quello dell’aereo diretto
Torino-Lamezia (1.45 minuti di viaggio contro poco più di dieci
ore, che è comunque meglio dell’Intercity che ce ne mette più di
dodici). Il viaggio in autostrada è divenuto micidiale! Lo affermo
perché adopero le autostrade da più di 35 anni in lungo e largo e
so che differenza ci sia fra l’autostrada di vent’anni fa e oggi.
Micidiale. Nessun commento superfluo.
Le mie considerazioni su
quelle di Macrì sono le seguenti:
- La Libia è divenuta
partner importante nella nostra organizzazione generale d’Impresa
con il suo ingresso nel Capitale Sociale di Aziende Nazionali
italiane; lo sviluppo in tecnologia e impiantistica che la
interesserà, sarà notevole già dalla fine del 2009.
- L’Algeria è il nostro
fornitore principale di metano e stanno notevolmente aumentando i
rapporti finanziari soprattutto interbancari. Il mondo algerino
della finanza è proiettato su Milano come base di riferimento per
lo sviluppo dei rapporti con l’Europa. Da vecchia data poi,
l’Algeria importa macchinari industriali, Camion da trasporto e
cantiere, tecnologia finita per linee di montaggio.
- La Spagna è finita in
una crisi profondissima poiché la stasi dei Mercati e il calo
della domanda, sta collassando il loro sistema economico, minato
dai bassi salari per mantenere l’apparato soprattutto turistico
competitivo a livello internazionale. Alla fine, in Europa, la
Nazione meglio piazzata sta divenendo l’Italia, poiché anche il
“gioiello” Irlanda sta crollando e il calo mostruoso della
Sterlina sta spingendo gli Irlandesi ad andare a comprare
nell’Ulster (Irlanda del Nord) che è tutto dire.
- Da noi 20 giorni in
Agosto, poi il nulla. E’ vero. Richiamo quanto scritto: l’inverno
è da noi una risorsa incredibile, non capita e percepita e non
solo per le elioterapie che tanto piacciono agli svedesi,
norvegesi e tedeschi, ma per la possibilità di “agganciare” il
mare con la neve in meno di un’ora, se vi fossero le adeguate
infrastrutture e il consorzio intercomunale basato su un comune
piano di Marketing ben budgettato. Ma sto ripetendo argomenti già
illustrati.
Quello che mi ha colpito
moltissimo è però il discorso dei Paesi Arabi ricchi, che hanno
soldi e personaggi potenti a livello culturale perché formati
nelle migliori Università francesi e inglesi e che investono in
Marocco sul turismo. E poi: tutti i pensionati del Nord Europa
svernano in Spagna e Portogallo, non da noi.
Come dire:
“arrendiamoci” perché gli altri ci fanno un mazzo che non finisce
più.
Questa è una
caratteristica fondamentale della gente soprattutto della
Provincia di Reggio: si arrende prima di combattere o allargando
le braccia o dando le dimissioni da dove si trova impegnata.
In uno dei numerosi
stage aziendali a Marentino, qualche anno fa il Direttore
Marketing della Ferrero di Alba ci tenne un seminario sulle
strategie di ingresso nei Mercati “maturi”. In questo caso
(semplifico) era: come faccio a entrare col mio cioccolato nel
Mercato tedesco e svizzero che del cioccolato sono leader
mondiali?
Fu uno studio
intedipartimentale fra Pubblicità, Marketing e Commerciale, alla
fine del quale sortì il seguente risultato:
a) Qual’è il prodotto
che piace di più ai bambini? Il cioccolato.
b) Qual’è il pensiero
fisso che hanno le mamme? Il cioccolato fa male ai bambini.
c) Qual’è allora il
prodotto che devo confezionare? Un cioccolato “senza” cioccolato.
d) Risultato: un
barretta che solo esternamente sia costituita da cioccolato e
internamente sia invece di latte al “gusto” di cioccolato per via
del burro di cacao. Il Bambino “crede” di mangiare cioccolato ed è
contento e la mamma è tranquilla.
e) Adesso bisogna
lanciare il prodotto: serve un nome e uno slogan di pochissime
parole, ficcante però come un missile nel cervello delle mamme.
Nome “Kinder” (guarda caso! Vuol dire “ragazzo” in tedesco);
messaggio pubblicitario: “più latte e meno cacao”.
Risultato: successo
strepitoso, vendite alle stelle e leader in Germania e Svizzera.
Bisogna mai arrendersi e bisogna essere capaci di trasformare un
problema in opportunità, ci disse il testimonial di quel bel
seminario.
Certamente i ricchi
manager del Medio-Oriente studiano a Londra e Parigi ma diverso è
il discorso per i Quadri Intermedi, dei quali il Medio-Oriente ha
un disperato bisogno e la formazione dei Quadri Intermedi ha
metodologie diverse da quella dei Quadri Superiori.
Il pensiero era dunque
rivolto, nell’attività produttiva, ai processi squisitamente
applicativi, di governo e manutenzione. Attività verso le quali
l’Italia è maestra assoluta in tutto il mondo.
Ma io non voglio
ripetermi.
E’ stato chiesto di
avanzare proposte “concrete”. Io ho eseguito, ma, come ho scritto,
ho come l’impressione che il problema in realtà non esista perché
si possono trovare i terreni da rimettere a dimora, incentivare
cooperative di produzione e siccome si parte dallo dissodare il
terreno e mungere le vacche, ho come l’impressione, ripeto, che
proprio coloro che invocano il risveglio dell’opinione pubblica,
andando per scuole e chiese a sensibilizzare genitori, parenti e
affini, non abbiamo fiducia nei giovani bagnaroti, ritenendo,
credo, che aspettino “il posto” a Bagnara o vicino Bagnara, perché
già andare a lavorare a Cosenza, lontano da mammà e dalla
fidanzata e dal corso, è come morire, o che sia un’onta proporre a
uno studente al secondo anno fuori corso di filosofia, di andare a
zappare la terra in società con altri giovani per tentare di
organizzare una futura piccola Impresa agricola e non pensino
invece, come credo sia corretto, che il giovane è “costretto” a
iscriversi a Filosofia perché non ha un mestiere da fare o trovare
un lavoro.
Ho estremizzato il
concetto. Che è questo: cara Classe Dirigente di Bagnara: sei tu a
non avere fiducia nei tuoi giovani, perché altrimenti:
- Non si capisce perché
bisogna andare a sensibilizzare la gente con riunioni, dibattiti e
quant’altro. La gente vive i problemi di tutti i giorni sulla
propria pelle. Non ha bisogno di missionari che scavino nella
ferite.
- Non si capisce perché
per prendere una iniziativa, bisogna costituire Comitati e
controcomitati che si sovrappongono a organizzazioni pubbliche e
private esistenti e attivare fiumare di dibattiti. Perché? Perché
forse, cara Classe Dirigente di Bagnara non hai il coraggio di
buttarti nella mischia e vuoi essere spalleggiata? Anzi: vuoi
passare la palla agli altri e tu metterti al traino per non
rischiare?
- Non si capisce perché
Bagnara, Scilla, Sant’Eufemia, Palmi, Gioja, Seminara non si
parlino mentre Reggio continua a succhiare sangue a tutti. Sai,
cara Classe Dirigente, cosa significa stare assieme agli altri?
- Hai paura della mafia?
Invoca lo Stato. Anzi: non accampare scuse. Tira fuori le palle.
Non facciamoci dunque
gabbo se poi un bravo ragazzo asserisce che gli Arabi ci fanno un
mazzo che non finisce più e che quindi non ci sono speranze. A chi
deve fare riferimento il bravissimo Macrì? Alla Classe Dirigente
di Bagnara che si deve perfino mettere d’accordo come fare i
“Comitati” per “sensibilizzare” la povera gente che vede partire i
suoi ragazzi per il Nord, ad attaccare treni, perché essa, la
Classe Dirigente, non ha fiducia che lo stesso giovane sia in
grado di fare sacrifici prima per sopravvivere e poi per vivere?
Ma per favore!
Cara Classe Dirigente di
Bagnara: adesso che è Natale, fatti un bell’esame di coscienza,
posto che tu ce l’abbia libera da opportunismi, egoismi, cinismo e
corruttibilità, e dai a tutti noi un segnale diverso perché ognuno
di noi che siamo brava gente di Bagnara, ce lo meritiamo da oltre
cent’anni.
Buon Natale amici.
Tito Puntillo

Sulle
cerimonie del centenario
21 dicembre 2008
Una
lettera aperta di Gianni Saffioti che ricevo e pubblico
Dopo un secolo che
praticamente sia gli amministratori e sia chi si è interessato di
storia hanno cancellato dalla cronaca della ricostruzione del dopo
il terremoto del 1908 il nome dell'ing. Luigi Robecchi Brichetti,
finalmente la memoria dell'illustre personaggio viene parzialmente
rivalutata con la posa di una lapide dove si ricorda l'impegno
profuso dal noto esploratore a favore sia della ricostruzione e sia
del popolo bagnarese, scontrandosi con sindaco e l'amministrazione
dell'epoca che volevano subito usufruire di nuova sede baraccata per
gli uffici comunali al posto di creare strutture per la popolazione,
schierandosi lui contro la ditta Larini che voleva sfruttare
l'emergenza per trasportare gratis il legname per i privati
facoltosi che si costruirono baracche più grandi rispetto a quelle
della popolazione.
Considerato che
l'assessore promotore delle manifestazioni aveva richiesto la mia
collaborazione per le manifestazioni, invitandomi a partecipare alla
conferenza tenutasi il 13 dicembre, invitandomi a proporgli alcune
bozze per la lapide all'ingegnere dedicata, invitandomi a contattare
sia la dott.ssa Uccellini che la dott.ssa De Martin, vorrei
esprimere alcune opinioni sul senso della mia collaborazione a tutto
questo, considerato che l'assessore in questione dopo aver incassato
quanto richiesto non si è più fatto sentire nonostante le mie
numerose email. L'assessore, tra le altre cose, considerata la mia
assenza alle manifestazioni, mi aveva richiesto un breve intervento
scritto da leggere durante la serata.
Dunque, considerato che le
parole incise sulla lapide (qui
nella foto) sono quelle che ho scritto io, l'assessore non ha
avuto la minima delicatezza di avvisarmi, cosi gli avrei precisato
che ne le virgolette ne il punto avevano senso prima e dopo "All'
Ing. Luigi Robecchi Brichetti e che le virgolette dopo q.l.p. naturalmente
dovevano essere tolte e la stessa dicitura q.l.p. (che sta per
questa lapide posero) andava al centro della lapide, dopo
l'ultima scritta.
Che senso ha collaborare
cosi quando la mentalità è quella di accaparrare il massimo del
materiale disponibile per poi non saperlo sfruttare, ignorando chi
si è prestato disinteressatamente a dare il suo piccolo contributo
per il buon nome della cittadina? Consiglio all'assessore
gentilmente di sostituire la lapide.
L'assessore stesso aveva
da me ricevuto, come da lui stesso richiesto, un piccolo intervento
dove sottolineavo l'ambiguità che dal dopoguerra in poi imperversa
nella nostra cittadina, ovvero una bellezza naturale unica al mondo
devastata da continuo abusivismo ed occupazione di suolo pubblico.
Questo scritto al convegno del 13 non è stato letto.
Ancora una volta la mia
domanda è la stessa di prima: che senso ha collaborare quando prima
si chiede un qualcosa, uno si presta disinteressatamente e poi viene
due volte ignorato? Si, due volte, la prima quando non è stato letto
il documento preparato e la seconda per non aver avuto la
sensibilità di avvisarmi che l'articolo non sarebbe stato letto.
Avevo anche pregato
l'assessore di invitare alle riunioni preparatorie delle
manifestazioni alcuni componenti dell'A.S.F.B. che certamente
avrebbero contribuito a colmare le carenze da me accennate ed altre
che non sottolineo, come la totale mancanza della partecipazione
popolare. Anche in questo caso il mutismo dell'assessore è stato
totale e gravissimo, in quanto non ha avuto il minimo rispetto per
chi da 23 anni dedica il suo tempo libero in maniera disinteressata
per una Bagnara emancipata di sviluppo e di progresso.
Si è persa l'ennesima
occasione per sensibilizzare in maniera seria una politica di
rispetto del territorio, confermando quelle che erano le mie
sensazioni iniziali: si è preparata una confezione
di nulla col vuoto dentro, stile spot berlusconiano; o forse era
proprio quello che l'assessore voleva?

La beffa e il
danno
19 dicembre 2008
Mi è capitato di recarmi a fare un pò di spesa prenatalizia in un grande centro
commerciale e, complice l'interruzione della strada statale 18 verso sud, son
finito in uno del vibonese. Una volta lì, mi è capitato d'imbattermi nel
banco vendita del torrone, di quel torrone che in questo periodo tanti da Reggio o Villa hanno
avuto difficoltà a venire a comprare a Bagnara (maledetta quella strada!). Ho
così scoperto che il "torrone di Bagnara Calabra" (così sull'etichetta)
è lì in vendita, a poco meno di 8 euro al kg (!). E ho anche scoperto che non risulta
affatto prodotto a Bagnara, ma altrove. Dunque, si produce fuori una cosa (sulla
cui qualità non posso dire) che si fregia di un titolo evidentemente ambito e
rinomato e, come se non bastasse, la si vende a prezzo ultra competitivo.
Giro umilmente questa breve riflessione
ai nostri produttori locali, agli amministratori e, perchè no, a chi
in questi anni si è adoperato ad organizzare feste sagre e convegni
sul nostro tipico e tradizionale "dolce di Natale".

Acqua bollente
16 dicembre 2008
La notifica delle bollette
dell'acqua giorno dopo giorno sta assumendo gli aspetti di una
vicenda dai toni tragicomici, se non fosse che, nell'immediata
vigilia di un Natale un pò più triste del solito, a tante famiglie
di Bagnara sono state chieste centinaia o addirittura migliaia di
euro per pagare quell'acqua che qui costa forse più di ogni altro
posto d'Italia.
Malumore e proteste che
montano e tanta gente che minaccia di non versare un euro nelle
casse ormai asciutte (si dice) del Comune.
Non ho capito bene -
nessuno ha capito bene, mi pare - chi abbia la responsabilità
della faccenda. Quello che però a me sorprende è che, davanti a
numeri impazziti (anche a fronte di consumi abnormi e comunque
naturalmente da ridurre in modo drastico) nessuno nelle stanze del
Palazzo si sia posto il quesito sull'opportunità o meno di
procedere, ancora prima di giungere alla spedizione delle bollette,
non solo a rifare un pò di conti ma a valutare la situazione e le
implicazioni, sociali ed economiche anzitutto.
E' mancata assolutamente
una mediazione "politica". Forse c'è ancora il tempo (non so se sul
piano giuridico) per rimediarvi. Ma la politica deve intervenire.
Pubblicamente. E dalla parte dei cittadini.

Il
Centenario che verrà
13 dicembre 2008
Celebriamo in queste
settimane il Centenario del terremoto del 1908. Si susseguono un pò
ovunque, tra Reggio e Messina, in centri piccoli e grandi, eventi e
iniziative di ogni genere. Da oggi e per tutto dicembre Bagnara sarà
la "Città della Memoria". Si cerca di ricostruire tracce e
storie perdutesi nel tempo.
Alla fine però, i singoli
cittadini, le associazioni e le istituzioni locali, tutti dovremmo
porci un interrogativo: cosa rimane del Centenario? Andremo verso un
rapido oblìo (delle emozioni di centinaia di foto viste e di
migliaia di parole lette e ascoltate) o saremo capaci di far nascere
una sensibilità duratura sui temi della tutela del territorio e
dell'ambiente in cui viviamo?
Mi chiedo questo proprio
mentre la nostra strada statale tra Bagnara e Scilla è interrotta
per le frane causate dalle piogge dei giorni scorsi e mi sembra di
trovarvi una pertinenza nient'affatto irrilevante, tra questo
attuale "disagio" e il ricordo della tragedia di cent'anni fa.
Possiamo una volta tanto
provare a fare tesoro di una pagina della nostra storia? Perchè non
prendere impegno subito - amministrazione, associazioni e
cittadini - ad esempio per dar vita ad un comitato che della
tutela di ambiente e territorio si faccia carico? Una sorta di
osservatorio che stia a monitorare lo stato di territorio e
ambiente (mi vengono in mente ora la stessa statale 18, il nostro
mare e le coste, le fiumare e le colline che ci circondano e ci
minacciano, con la sempre più grande discarica della A3), col
duplice semplice scopo di tenere desta la sensibilità della Comunità
locale e di istituzioni e enti preposti. Ecco allora che la Memoria
servirà a costruire il futuro.

Un'antica proposta: la realizzazione del
sentiero eco-turistico della costiera
1 dicembre 2008
Da
Ignazio Badalì ricevo e pubblico
Non so se anche a voi
capita, di tanto in tanto, di cimentarvi in quella noiosa attività
rappresentata dal rassetto dell’archivio di casa; pur necessario per
recuperare spazio da destinare al deposito di altri documenti o per
ricercare qualche foglio che è utile, per motivi diversi,
disseppellire dall’agglomerato cartaceo. In una di queste
operazioni, ribadisco per nulla divertenti, mi è capitata tra le
mani una cartella zeppa di appunti e non solo, risalente al periodo
in cui facevo parte del Consiglio comunale. La curiosità mi ha
spinto a sciogliere i legacci e a sfogliare quelle carte. Sul
frontespizio di un consistente fascicolo c’era scritto: “PROPOSTE”
(tanto per far intendere come veniva sviluppata l’opposizione a quel
tempo). All’interno, tra i tanti, un paio di fogli tenuti insieme da
un punto metallico quasi arrugginito, attirano la mia attenzione. Il
titolo del documento era: “Realizzazione del sentiero eco-turistico
della costiera. Dalla zona del porto alla spiaggia di Cala Jancuja”.
Lo scopo dell’opera era
quello di estendere l’offerta turistica e paesaggistica del nostro
comune, rivalutando un’area presso che abbandonata a causa dei
luoghi impervi, non serviti da alcun sistema viario terrestre e al
tempo stesso preservare il sito incontaminato dalla deturpante sede
stradale ordinaria costituita da tanto asfalto e inguardabili muri
di contenimento in cemento; oltre che dalla selvaggia aggressione
alla quale sarebbe stato sottoposto se provvisto di una normale via
di transito percorribile a bordo di automezzi.
Difatti il progetto
prevedeva un uso limitato del cemento, comunque opportunamente
mascherato, impiegato soltanto per superare problematiche legate
alla sicurezza non altrimenti risolvibili. Tutto il resto doveva
essere realizzato utilizzando esclusivamente legno e pietra. A tal
proposito si pensava di avvalersi dell’arte, conosciuta ancora da
alcuni, di realizzare le cosiddette “macere”.
Sul ciglio lato mare del
percorso era prevista la messa a dimora di piante compatibili che
oltre ad offrire un gradevole elemento scenografico, potevano
svolgere un'importante funzione di consolidare naturalmente il bordo
esterno del tracciato.
La scalinata di inizio
percorso, da realizzare in contrada Gramà (dove, si racconta, un
passaggio preesistente era stato tranciato dall’impatto di un aereo
abbattuto durante il 2° conflitto mondiale), oltre a consentire
l’immediato raggiungimento di una quota di sicurezza che possa
mettere al riparo dalla violenta azione dei marosi, avrebbe potuto
costituire un valido deterrente nei confronti di coloro che fossero
pronti a percorrere il sentiero a bordo di motoveicoli per fini
impropri.
Ricadendo la spiaggetta di
Cala Jancuia nel Comune di Seminara, era inevitabile coinvolgere
nelle forme più opportune anche quel Comune nella realizzazione del
progetto, proponendo magari un consorzio o altra forma di
collaborazione.
Quale motivo ci aveva
spinti ad avviare uno studio sull’argomento? Sono ancora attuali le
ragioni che hanno generato quella intuizione?
Bagnara, in tutte le
epoche, ha rivendicato per sé una vocazione turistica. Se ne è
sempre parlato e purtroppo per molto tempo si è fatto solo quello,
senza far seguire agli auspici una coordinata azione del governo
locale che traducesse in atti e fatti concreti quella che
permanentemente restava semplicemente un’aspirazione. Del resto come
è improponibile costruire un bel palazzo senza che il suolo su cui
dovrà sorgere sia prima ben consolidato, così è altrettanto
aleatorio avviare politiche di promozione turistica quando si hanno
ancora irrisolti problemi concernenti la raccolta dei rifiuti e il
conseguimento di decorosi standard di igiene, esasperanti disagi
nella distribuzione idrica, enormi carenze nel campo della
recettività, una presso che inesistente presenza di strutture
essenziali, ecc. ecc.
L’avvento e la conseguente
pregevole azione amministrativa dispiegata da Santi Zappalà ha
permesso finalmente un giusto inquadramento di quella che era sempre
stata una specie di foto capovolta. Si è smesso di tentare di
costruire una casa iniziando dal tetto per operare più correttamente
dalle fondamenta.
Molte delle questioni di
base sono state affrontate e risolte, su altre bisogna applicarsi
senza far regredire la voglia di conseguire ulteriori successi. Nel
frattempo si è inteso lavorare anche nel settore della promozione
(con un certo successo) mettendo in cantiere iniziative di rilevante
richiamo turistico. Quello su cui bisognerebbe insistere, per
innescare un circolo virtuoso che renda prima appetibile e che veda
poi il coinvolgimento di importanti operatori turistici, sono gli
interventi per ottenere una dilatazione temporale (le presenze sono
ancora concentrate in periodi troppo brevi) e spaziale
dell’offerta.
Il nostro territorio
comunale ha un’orografia impegnativa, anche se appunto per tale
motivo può vantare un paesaggio attraente. Spesso la rupe e il mare
si incontrano senza intermediari. A causa di ciò (grazie alla natura
che ha voluto farci un pregevole dono) e del processo storico
intervenuto nel corso dei secoli, abbiamo ereditato una situazione
che vede aree sature, ed altre che sono diventate inaccessibili.
La zona della costiera,
una volta florida di vigneti (e pertanto non così impervia come
appare oggi), era pienamente inserita nel processo produttivo che un
tempo vedeva nell’agricoltura un aspetto economico importante.
Occorre riguadagnare quest’area per ampliare l’offerta turistica che
intendiamo proporre ai visitatori e (cosa altrettanto meritoria)
renderla fruibile ai residenti. Facendo questo speriamo di rendere
un servizio agli uomini: incrementando le opportunità occupazionali
e il reddito dei cittadini; inoltre, inaugurando un’impresa, per
nulla semplice, operiamo anche una riqualificazione ambientale;
espressione concreta di riconoscenza verso quella natura, così
magnanima nei nostri confronti, e che - troppo spesso - è violata
dall’ingrata mano dell’uomo.
Ignazio Badalì

Sulle interrogazioni al Sindaco e il degrado
di Bagnara
27 novembre 2008
Da
Ninì Gramuglia ricevo e pubblico
Caro Giuseppe,
considerato che hai
riportato l’articolo
apparso su Calabria ora di ieri su due interrogazioni presentate al
Sindaco, vorrei chiarire che:
1) Le interrogazioni sono
state sottoscritte da tutti i consiglieri del gruppo di minoranza, e
non dai soli PD;
2) Dall’articolo si
comprende poco o niente sul loro contenuto per cui le riporto
integralmente.
I
sottoscritti Consiglieri Comunali,
premesso che:
- In
via XXIV° Maggio a Porelli è stata realizzato un intervento di
ampliamento e ricostruzione della scalinata adiacente alla Chiesa
M.S. degli Angeli;
considerato che:
-
dalla suddetta scalinata si accede alla sala parrocchiale, ma anche
su un vicolo di passaggio degli abitanti del posto;
- la
suddetta opera non prevede l’abbattimento delle barriere
architettoniche;
- si
continua a calpestare la dignità di quei cittadini che molto spesso
vorrebbero, ma non possono, partecipare alla vita sociale, a causa
del menefreghismo dell’Amministrazione Comunale;
tenuto
conto delle esigenze di tutti i cittadini, senza esclusione alcuna,
in modo da evitare discriminazioni di qualsiasi genere e grado.
per
tutto quanto sopra i sottoscritti consiglieri chiedono di sapere:
perché
codesta Amministrazione in sede di progettazione dell’opera non ha
previsto la realizzazione di uno scivolo utile per tutti coloro i
quali sono portatori di disabilità motoria.
I
sottoscritti Consiglieri Comunali,
premesso che:
- In
data 09/11/08 il programma Report su Rai Tre ha trasmesso un
servizio chiamato “Mare Nostrum”, dal quale emergevano sia la
reiterata pratica di pesca illegale con le spadare che l’assoluta
mancanza di controlli nel porto, che rendono lo stesso un “porto
franco”;
- la
S.V. nell’ultimo Consiglio Comunale ha dichiarato che la gestione
del porto è passata nelle competenze del Comune di Bagnara;
- i
recenti interventi di manutenzione del sito si sono rivelati inutili
in quanto vari atti di vandalismo hanno distrutto gran parte delle
opere realizzate;
-
l’area adiacente al porto versa in uno stato di assoluto degrado;
- i
sottoscritti consiglieri di minoranza hanno più volte sostenuto la
necessità di costituire l’ “Ente Porto” e/o comunque un Organismo
che gestisca l’intera area portuale;
tanto
premesso i sottoscritti consiglieri chiedono di sapere:
quali
interventi la S.V. ha adottato e/o intende adottare in merito alle
problematiche sopra esposte;
se non
ritiene utile promuovere una discussione in sede di Consiglio
Comunale sull’argomento.
Colgo l’occasione, dato
che leggo nel sito gli interventi appassionati di tanti
concittadini, vicini e lontani, tutti preoccupati per il degrado
culturale, sociale e morale della nostra Bagnara, per informarti
che coloro i quali, con plebiscitario consenso, sono stati delegati
a governarla, mi riferisco al Sindaco e i suoi boys (recentemente ne
è saltato uno “per motivi personali”(?)), hanno altro a cui pensare:
feste, sagre, estati bagnaresi, notti bianche, pseudo convegni,
elargizione di contributi a enti e associazioni, e altri sperperi di
danaro pubblico (a breve si sentirà il botto della dissennata
gestione contabile con la dichiarazione di dissesto delle casse
comunali).
Tant’è che è stata accolta
con indifferenza e fastidio una mia proposta, formulata nell’ultimo
consiglio comunale, di dedicare una seduta alle problematiche
riguardanti i nostri giovani e la nuova ondata di emigrazione, non
più con valige di cartone, ma con computer portatili.
Ninì Gramuglia

Prima di "Report"
25 novembre 2008
Da
Giuseppe Macrì ricevo e pubblico
Buongiorno “Bagnaroti”
“Bagnaroti”, questo
termine era usato in senso dispregiativo dai nostri vicini Reggini,
ma per noi non era un offesa, era il termine normale con cui ci
definivamo.
Bagnara, come diceva il
mio defunto professore Falcomatà, per chi non lo conoscesse ex
sindaco di Reggio, personaggio di scomodità rara dalle nostre parti,
pestava i calli di
personaggi molto pericolosi, già nei primi anni novanta quando non
andava molto di moda dire le cose come stavano.
Frequentavo una scuola
privata a Reggio, dove erano molti i figli di personaggi
notoriamente poco “comodi”.
Amava Bagnara, diceva che
era una “zona franca”, terra di nessuno, ma in senso positivo, il
confine tra piana e Reggio.
La amava perché non
trovava tra i giovani le mentalità da mafiosetti, che erano comuni
in altre zone.
Adesso rimarrebbe deluso
il buon Falcomatà se sapesse che il bollettino di guerra che mi fa
mio padre da Bagnara tutte le sere è più abbondante di quello che
riceve il nostro rappresentante per il Medio Oriente da suo padre
che stà a Beirut.
Non capisco come mai
suscita così scalpore il servizio di Report, posso capire che la
Gabanelli si meravigli che un pescatore minacci la guardia costiera,
ma noi non ci dovremmo stupire di questo, o che la capitaneria di
porto si limiti a misurare la distanza tra un ombrellone e l’altro,
mentre due pescherecci passano a tutta velocità a 20 metri dalla
spiaggia piena di bagnanti, perché, sapevamo già, vero o no? che
quei ragazzi poco possono fare.
Comunque la situazione non
può che peggiorare, e lo vedo con i miei occhi ogni anno di più in
meridione. Perché?
Ormai “Calamu” solo chi ha
ancora una buona parte di cuore giù.
Costa meno prendere un
aereo ed andare in mete esotiche e ben organizzate che arrivare a
Bagnara.
Non riesco a spiegare ad
un mio amico tedesco perché a Novembre 2008 faccio fatica a trovare
un aereo per venire giù a Natale, ma l’Italia è una nazione “lunga”,
aeroporti bisogna costruire non ponti ed autostrade o alta velocità,
ma forse un aeroporto rende poco e per breve tempo, una bella
autostrada costruita per “rivalutare il meridione”, ma che taglia
fuori una delle coste più belle del mondo, per passare da Cosenza,
con delle montagne difficili da valicare che nemmeno il Brennero, MA
UN AUTOSTRADA E’ PER SEMPRE, rende per secoli a chi la “gestisce”.
Il sig. Puntillo scrive:
Egitto, Libia, Tunisia e Marocco che finanzieranno i Centri in
cambio di nuove tecnologie da immettere sui loro territori.
Libia ed Algeria sono
delle nazioni con governi totalitari senza nessun interesse nello
sviluppo.
Marocco Egitto etc. hanno
risorse che noi ci sogniamo, hanno soldi, hanno personaggi potenti a
livello culturale, formati nelle migliori università francesi ed
inglesi.
7 miliardi di dollari
hanno investito gli Emirati in Marocco in strutture turistiche, già
adesso si spende meno per fare una settimana di vacanza in posti
lussuosi e molto organizzati, che noleggiare ombrelloni e sdraio da
noi sulla riviera.
Gli Spagnoli hanno
conquistato l’Europa con i consorzi , fuori stagione lavorano a
prezzi di costo e non interrompono mai il ciclo produttivo delle
località turistiche, lavorano anche in inverno con un clima simile
al nostro, tutti i pensionati del nord Europa svernano in Spagna o
Portogallo.
Da noi 20 giorni ad Agosto
e poi il nulla.
Scusate lo sfogo,ma non
vedo sbocchi in tempi brevi, ma sono a Modena spero vivamente di
sbagliarmi.
Un saluto a tutti
Giuseppe “Panelli” Macrì

Dopo
"Report", ripartiamo da qui
20 novembre 2008
Da
Tito Puntillo ricevo e pubblico
Carissimo Giuseppe,
devo una risposta alla tue
preoccupazioni che sfociano su “cosa si deve fare per”.
Gli ultimissimi
avvenimenti in Bagnara confermano tesi che avevo espresse sul tuo
sito. E’ più che mai necessario allora disinteressarsi delle lezioni
di Scienza della Politica e di Sociologia Morale, peraltro su
argomenti che ogni studente e ricercatore può diffusamente trovare
su tutti i cataloghi delle Case Editrici, con edizioni dal 1950 in
poi, senza citare i Classici dei periodi precedenti e fino alla
Repubblica di Platone.
Ma, come ho scritto:
l’applicazione topica di questo scibile è stata in molti casi,
impossibile per fattori molteplici. Non s’è trovata dal 1861 una
soluzione della Questione Meridionale e adesso reinsistere sull’auspicazione
di una “politica” retrò è divertente, in un momento di transizione
come questo, durante il quale si stanno annullando le vecchie
procedure, i vecchi schemi e equilibri e tutto corre velocissimo da
una parte all’altra del Globo, innescando processi di competitività
che tagliano sempre più fuori la Calabria dal contesto e malgrado
essa sia centro e ponte del Mediterraneo che guarda i paesi costieri
di fronte, e soprattutto Marocco e Tunisia, in forte sviluppo e
affamati di know how a tutti i livelli.
Qui da noi, ma anche a
Milano, Padova, Bologna, Bergamo e Firenze, le Comunità Calabresi e
i Bagnaroti che ne fanno parte, sono senza parole di fronte al
servizio della Gabanelli.
Ci ha ferito l’espressione
“Bagnara porto franco” ove tutto è lecito perché si riesce a
corrompere, lo scoramento dei ragazzi della Capitaneria di Porto di
Bagnara che dicevano “A Reggio non c’è niente” e quel vigile urbano
capace di commettere nello stesso momento quattro reati: corruzione,
utilizzo di un mezzo pubblico a fini privati, uso improprio
dell’orario di lavoro e correità consenziente nell’atto delittuoso
della cattura e smercio di pesce-spada giovane.
Ma soprattutto ha
impressionato l’espressione del “cacciatore” di pesce-spada, nobile
figura dello Stretto, che commentava: “Bagnara è il paese più ricco
d’Italia”.
Dunque torna la
considerazione che hai già ospitato: Bagnara ha una dualità. Belle
case mansardate e arredate in modo avanguardistico, automobili di
media e grossa cilindrata, cene frequenti nei ristoranti, abiti alla
moda, tante, ma proprio tante carrozzelle e passeggio cittadino da
un parte, mancanza di lavoro ed emigrazione giovanile estrema,
dall’altra.
Dualità che identifica in
letteratura, uno stato di massimo degrado civile che ha il suo polo
nella incomunicabilità fra Amministrazione e Cittadini, Ceto
“Civile” e Salariati, Organizzazioni sociali e parasociali e reali
necessità del Popolo.
Un ambiente nel quale le
trasgressioni sono “necessarie” e rese possibili dall’incapacità
dello Stato a resistere alle pressioni di una moltitudine
organizzata di cittadini che intende violare la legge per conservare
il reddito ricavato dall’appartenenza a una classe di élite.
La circostanza che prima
si intasca il contributo di 100 milioni di euro per procedere allo
smantellamento di strumenti di tortura come le spadare, responsabili
dell’impoverimento dei nostri mari, per poi tornare a distruggere la
vita nel basso Mediterraneo, è il biglietto da visita di quanto
sopra esposto e fa il paio con la pesca indiscriminata: sogliole e
triglie troppo piccole, tonno rosso e tonnetti.
E questo in un ambiente
inquinato, dove non sappiamo cosa la mafia abbia combinato e sta
combinando, perché i prodotti dell’orto diventano sempre più strani
e marciscono velocemente, dal mare sono scomparse intere specie,
come le costardelle e i pesci-volanti mentre le spatole bisogna
andare a cercarle molto lontano, le rondini, le lucciole e i grilli
(simboli primi dell’aria pulita) stanno scomparendo e cos’altro? Che
la gente sta avvertendo che i casi di tumore si sono moltiplicati e
che si ha paura? Che Bagnara è un paese corrotto e corruttibile?
Tutte queste cose si sentivano sussurrare questa estate seduti al
bar mentre si sorseggiava una granita al caffé che sapeva di
edulcorazione.
Plaudiamo all’iniziativa
dell’On. Mosella che ha chiesto di aprire un’indagine sull’operato
della Capitaneria di Porto di Bagnara e constatiamo la latitanza in
tal senso del Deputato di Bagnara, peraltro eletto nelle Puglie,
forse non casualmente.
Adesso noi dobbiamo
parlare di cosa si può fare.
Parliamone prendendo
coscienza che tutti noi possiamo arrivare fino a un certo punto
nell’esprimere le nostre denunce. Oltrepassato quel punto, a Bagnara
come in tutta la Calabria, potrebbero arrivare le pistolate prima al
portone di casa, poi all’automobile e infine alle gambe (se tutto va
bene). E quindi lasciamo stare argomenti come l’edilizia, i padron
di barca e quant’altro.
Le cose si possono fare se
vi è un presupposto fondamentale: la massiccia presenza dello Stato.
Essa non è surrogabile
nella squadra di militari della Folgore con fucile mitragliatore
all’angolo della via, ma si esprime attraverso:
- il fortissimo
potenziamento delle caserme di Polizia e Carabinieri sul territorio,
trasferendo in Calabria i centri di addestramento e i contingenti
mobili di intervento strategico.
- Il rafforzamento dei
tribunali e la reintroduzione delle Preture periferiche.
- La certezza della legge,
manifestata con gli arresti e la detenzione certa fino allo sconto
della pena, da eseguirsi in carceri lontani dalla Calabria: Trieste,
Udine, Belluno ecc.
- Il sequestro sistematico
dei beni dei mafiosi e la loro dispersione a beneficio della
pubblica utilità.
- La trasformazione di
tutti i cantieri di lavoro per i lavori di pubblica utilità, in zone
militari, come avvenuto per le discariche napoletane.
- La protezione alle
aziende, attività commerciali e industriali e locali pubblici, che
sia certa ed efficace.
- Il controllo prefettizio
sulle attività delle Amministrazioni Comunali.
- La presenza continuativa
ed efficace di pattuglie di polizia sulle strade nazionali e
provinciali
- Il potenziamento e il
controllo attivo del territorio da parte della Guardia Forestale.
Senza la presenza
massiccia dello Stato, tutto diviene labile in un ambiente ove è
scomparsa la vecchia Mafia d’Onore, che governava il territorio in
assenza dello Stato, con regole dettate dalle consuetudini e tutti
gli altri comportamenti che sappiamo. Adesso ci sono i giovani
mafiosi, che non hanno rispetto per chicchessia e cosa e dove. E’
tutta un’altra storia.
Lo Stato è mai stato
presente in Calabria.
Ci sono ancora oggi
interessi al Nord che spingono forte e aumenteranno in questo
momento congiunturale.
Farebbe piacere ai
viticoltori di Alba, Treviso e Grosseto sapere che in Calabria si
sviluppa una fiorente attività viticola in grado di produrre vino
concorrenziale?
E così vale per il latte,
le coltivazioni in serra, la lana, l’ammodernamento delle
infrastrutture, ecc.
Allora? Lo Stato? Da che
parte s’era schierato? E adesso?
Il presupposto
fondamentale è lo Stato, la sua presenza e la certezza del diritto.
Ti ricordi Giuseppe,
quante volte s’è esclamato: LIBERTA’!
Ecco: questa è la libertà.
In presenza di essa, si può pensare a trasformare qualche sogno in
realtà.
E allora:
1 - il fondamento di tutto
è la pianificazione a medio-lungo di una scuola strutturata. Scuola
di base orientata allo studio del territorio, al comportamento
sociale, all’educazione civica, alla consapevolezza di essere una
molteplicità in un tutt’uno sociale (storia, letteratura,
geografia). Dalla Scuola di Base, l’alunno deve avere la possibilità
di accedere a Istituti professionali, Scuole di Arti e Mestieri,
Istituti Tecnici e Scuole di perfezionamento e ricerca. Così si
preparano maestranze e professionisti in grado di operare sul
territorio con la consapevolezza di essere cittadini. Occorrono
maestri e maestre preparati e docenti di spessore. Adesso non ce ne
sono che pochissimi, essendo il resto di mentalità e preparazione
antiquata o troppo avanguardista di aria fritta.
2 - le Amministrazioni
Comunali e le stesse Comunità Cittadine, devono prendere coscienza
che continuare a stare da soli costituisce un atteggiamento perdente
in modo certo. Bisogna procedere a definire piani comuni sul
territorio da co-amministrare. Gioja, San Ferdinando, Rosarno e i
piccoli comuni circostanti, stanno lanciando il progetto di
conurbazione del territorio intorno al porto, agli uliveti e agli
agrumeti. Lamezia Terme è adesso una realtà consolidata dopo la
conurbazione di Sambiase, Sant’Eufemia e Nicastro in un’unica
realtà. Questo consentirebbe per esempio di creare una zona di
sviluppo a forte impatto turistico estivo fra Bagnara e Scilla, al
quale abbinare un’area “climatica” fra Seminara, Bagnara e Melia per
il soggiorno primaverile e invernale a base di cure elioterapiche,
così gradite soprattutto ai tedeschi. La conurbazione dovrebbe
garantire tutte le infrastrutture e la detassazione delle aziende
turistiche che si installano sul territorio, oltre alla primaria
campagna nazionale e internazionale per la visibilità del
territorio, in modo da innescare il circuito turistico attraverso le
agenzie specializzate.
Nella continuità del
ragionamento, dividiamo adesso il progetto in fasi.
PRIMA FASE. RECUPERO DELLE
ATTIVITA’ DISMESSE.
3 - La stessa
conurbazione, deve stimolare il primo processo di recupero del
territorio, in attesa che la scuola formi i primi quadri idonei alla
sua gestione. In tal senso possono stimolare la formazione di
cooperative giovanili che si prendano carico di giardini e rasole
abbandonate, cedute in uso dai proprietari per un periodo concordato
di anni, col patto “ad meliorandum” e un eventuale riscatto finale e
rimettendole a dimora. L’accesso a un mutuo garantito dal Comune e
l’appoggio di contadini con esperienza e disposti a ritornare sulle
rasole e nei giardini per guidare i ragazzi, è fondamentale. La
vendemmia può essere concordata con le case vinicole esistenti, come
Tramontana a Gallico o Statti a Nicastro, per l’etichettatura del
vino e la distribuzione iniziale. Come si nota, l’obiettivo è:
produzione e trasformazione del prodotto come processo unico.
4 - Un gruppo di giovani,
anche in questo caso assistiti e tutelati, può ripristinare
l’allevamento trasformando l’antica pastorizia in piccola industria
di trasformazione: lana da una parte e latticini dall’altra,
estratti e lavorati in loco e anche in questo caso, per l’inizio,
commercializzati attraverso un circuito nazionale, come Zappalà.
L’allevamento e la trasformazione può avvenire sull’altopiano, in un
territorio ameno e idoneo, com’era una volta. Non è necessario
puntare a una produzione industriale. Si avvia il tutto per piccole
quantità, tanto sacrificio e molta speranza.
5 - Il rinvigorimento dei
castaniti abbandonati, può fornire a un’altra cooperativa di
giovani, l’occasione per riavviare l’industria del legno, su piccola
scala, attraverso la produzione di semilavorati da esportare su basi
certe, come le industrie delle Marche e dell’Umbria o le segherie
siciliane. Possono essere assistiti in tutti i processi anche qui
dai contadini che hanno l’arte ancora viva nel sangue e sanno cosa
fare.
6 - Tutte queste attività
presuppongono la costruzione di stradine di accesso, rete idrica
dedicata ed energia elettrica. Questa funzione è demandata ai Comuni
associati.
SECONDA FASE: IL
POTENZIAMENTO DELLE ATTIVITA’ ESISTENTI
7 - Poiché l’artigianato è
al momento poco significativo, l’attività primaria da associare è
quella dolciaria. La concorrenza nazionale è fortissima, dal Torrone
Sebaste e Sperlari ai deliziosi Amaretti di Mombaruzzo. Bisogna
“associare” le fabbriche dolciarie di Bagnara in modo che, verso
l’esterno, abbiano un comportamento unitario. Una società
specializzata può a questo punto orientare la produzione verso la
grande distribuzione urbana con buona possibilità di collocamento
del prodotto e quindi la produzione di qualità garantita per tutto
l’anno. Si tenga conto che il torrone di Taurianova, insieme ai
mostaccioli, si trova adesso ovunque ma in modo sparso: gli
aeroporti calabresi e i mercati rionali cittadini sulle bancarelle
di prodotti calabresi. Si vende tanto e bene. Manca dunque un’azione
di Marketing, che risolverebbe il problema della comunicazione e del
messaggio pubblicitario.
8 - L’attività turistica
di base da abbinare al ricollocamento turistico di Praialonga e
Pietracanale e all’area climatica dell’altopiano, si deve
strutturare a Bagnara in modo tale da sparpagliare il turismo su
tutta l’area urbana, evitando il concentramento sul Corso. E’ dunque
importante promuovere manifestazioni in più punti, attrezzare aree
periferiche per intrattenere la gente e fornire tutti i servizi che
necessitano ai villeggianti, la maggior parte dei quali costituita
da emigrati che rientrano in agosto, per godersi uno spazio
dedicato. La Pro Loco può preparare un piano d’azione condiviso
dalle organizzazioni locali e presentato all’Amministrazione
Comunale per l’approvazione. Tutti i commercianti e i rappresentanti
dei Quartieri, devono essere messi al corrente della manifestazioni
centrali e di Quartiere e di come verranno attrezzate le aree
pubbliche destinate all’intrattenimento dei turisti. L’attività
turistica dovrà avvantaggiasi dalla costruzione del Ponte,
eliminando le distanze fra la Costa Viola e i centri turistici
siciliani.
TERZA FASE: SVILUPPO DI
NUOVE ATTIVITA’
9 - Lo sviluppo parte da
due epicentri nevralgici: la costituzione di un centro di ricerca di
biologia marina, co-gestito da Scilla e Bagnara, per esempio a
Favazzina. Il Centro di ricerca e sperimentazione avrà lo scopo di
studiare la fauna ittica con la finalità di potenziare le specie e
di mantenere il mare in buona salute. L’altro centro potrà essere un
polo di ricerca e sviluppo tecnologico dell’attività agraria e
veterinaria, come propaggine dell’Università di Reggio, co-gestito
da Scilla, Bagnara, Sant’Eufemia e Seminara, da collocare
sull’altopiano, nella zona di Solano. I due Centri accoglieranno
studenti e ricercatori dei paesi arabi affacciati sul Tirreno e il
Jonio: Egitto, Libia, Tunisia e Marocco che finanzieranno i Centri
in cambio di nuove tecnologie da immettere sui loro territori. Ne
beneficerà anche l’intera area del Reggino per effetto riflesso.
10 - Quanto sopra deve
spingere la Regione e la Provincia, a fare pressioni sul Governo
affinché apra trattative con i paesi arabi del Mediterraneo, sulla
base del reciproco interesse allo sviluppo e consolidamento delle
attività produttive.
11 - Comunicazione:
bisogna creare assolutamente un veicolo informativo locale che
aggiorni costantemente la popolazione dei paesi co-inurbati,
sull’attività delle Amministrazioni Comunali, del commercio e
dell’industria locale. Occorre una rivista che dia il modo di
dialogare con la gente e la mantenga sensibilizzata su tutti i
problemi locali. Le riunioni del Consiglio Comunale, devono essere
ascoltate anche fuori dal Municipio, con diffusori sulla piazza e in
altri locali pubblici.
12 - Lo Stato dovrà
favorire lo sviluppo, detassando le imprese e concedendo
agevolazioni su prestiti a medio-lungo.
13 - Infine: bisogna
essere decisi e risoluti! Se un’Amministrazione Comunale funziona,
la rivoltiamo. Se non funziona, non la rivoltiamo e scegliamo chi
offre programmi validi. Se l’Onorevole funziona, gli votiamo il
Partito, altrimenti non lo votiamo. In massa, compatti e decisi,
tutti: Bagnara, Scilla, Seminara, Sant’Eufemia, ecc.
Si può partire da queste
proposte e sviluppare un programma valido?
Stiamo attenti: altri ci
leggono e la nostra apatia derivante dalla "suppatina di taralla", potrebbe
rivoltarsi contro di noi nel momento in cui altri possono cogliere
spunti che noi sfottiamo e sgabelliamo.
Cordiali.
Tito Puntillo
Tito,
tu ragioni sulle cose da fare. Fai un'analisi e proponi.
Fino
ad oggi a Bagnara ragionamenti ed analisi sono mancati. O, almeno,
ne è mancata una pubblica discussione.
Converrai, dunque, che non è malsana l'idea - evidentemente da
definire nei suoi dettagli pratici - di impegnarsi perchè la
discussione pubblica inizi e proceda per condurre poi alla
realizzazione di quei progetti!
Concludi, infatti, scrivendo... "Si può partire da queste proposte e
sviluppare un programma valido?...".
Come
vedi, stiamo girando tutti intorno alla stessa cosa. Portare la
discussione fuori dalla Rete, tra la gente di Bagnara!
Chi
deve farsene carico? Qualcuno di noi ritiene -
magari utopisticamente - di poter dar vita ad un gruppo (informale),
di dar vita ad un "luogo di incontro e di confronto, di proposte,
analisi e studio delle problematiche, ricerca delle soluzioni, per
operare un progressivo sviluppo socio-economico. Dove ci sia spazio
oltre che per i rappresentanti politici, anche per quelli del mondo
della cultura, del lavoro, dell’imprenditoria, della società civile,
di quello giovanile".
(GB)
La
replica di T. Puntillo
(21\11)
Giuseppe,
la costituzione di un
Comitato allargato che si prenda carico ecc. ecc., va bene per
mantenere caldi gli argomenti.
Ma alla fine s’andrebbe
comunque all’impatto: e sarebbe fato così:
- Primo: il programma
valido d’intervento lo devono e possono definire e dopo attuare,
le Amministrazioni Comunali col supporto della Regione e della
Provincia e in base a quello che si può fare, agli ordini di
priorità e alle procedure burocratiche dei Ministeri, sui quali
fare pressione per concedere fondi e benestare. Quello di cui c’è
veramente bisogno da sotto, è che vi sia una potente pressione di
base che spinga gli organismi pubblici a muoversi, tenuto conto
che potrebbero essere fortemente condizionati dai poteri forti e/o
occulti concentrati su interessi locali. Contrapporsi a questa
realtà significa rischiare molto e dunque ci vuole una potente
spinta di base. Si può attuare tutto quello che volete, ma alla
fine, ripeto, bisogna andare a bomba e allora tanto vale
assicurarsi che la gente che governa il territorio, sia ricettiva
e disposta a porsi in testa alla cordata popolare. Come si crea la
cordata popolare? Mobilitando i media, costituendo un organo
d’informazione e mobilitazione permanente (come hanno fatto quelli
del NO TAV in Val di Susa). Non perdetevi nei cavilli di chi deve
fare e come fare. FATE! Dev’essere un atto spontaneo. Costituite
un nucleo e poi allargate e fate! Cercate consenso convinto e
andate avanti. Scoprirete, dopo qualche mese, che sarete una
valanga inarrestabile. Il vostro obiettivo non dev’essere
costituire una formazione alternativa al Consiglio Comunale, ma
una concreta pressione pubblica della quale gli organi preposti
dovranno prendere atto. Se le Amministrazioni Comunali dei Comuni
che dovrebbero associarsi non risponderanno, buttateli fuori a
suon di voti elettorali. E fate lo stesso con i partiti degli
Onorevoli Reggini che non ci sentiranno.
- Secondo: niente è
possibile senza la concreta ed efficace presenza dello Stato.
Vincerebbe non il Popolo, ma “tutti gli altri”. E finisce che
magari qualcheduno ci spara o ci costringe a correre lontano. Si
potrà creare una forza traversale di parlamentari reggini disposti
a lottare per noi?
- Terzo: parliamo,
parliamo e parliamo. Proponiamo, studiamo e ci mobilitiamo. Va
bene. Alla fine può capitare che veramente troveremo quello che
cerchiamo. Che poi, state attenti, NON E’ impiantare una industria
o portare una dinamica commerciale a régime. Non è compito né
dell’Amministrazione Comunale né degli eventuali, fatidici
“comitati”. La “mission” è molto più semplice: innescare i
processi. Dopo di che sarà compito di chi si assume la gestione e
sviluppo, alimentare quei processi, raggiungere il régime e
entrare nel Mercato. E dunque: parliamo, parliamo e parliamo. Va
bene. Ma alla fine: le rasole saranno pronte per il recupero, i
finanziamenti saranno arrivati, i supporti ci saranno e anche i
contadini che dovranno insegnare. E i giovani? Ne troviamo
disposti a lavorare. Dico: lavorare con sacrificio, passione e
dedizione per tirare su le viti, gli agrumi o cosa si vorrà
gestire? O alla fine scopriamo che le aspettative erano e restano
per “il posto” e pochissimi sono disposti a sudare? Sudare per
conquistare una nicchia di Mercato e dopo enne anni di sacrifici
anche terribili, diventare un soggetto economico indipendente?
- Quarto: (e mi ero
dimenticato di citarlo nella precedente comunicazione) è chiaro
che una volta innescato il meccanismo procedurale, sui creerà una
OFFERTA con priorità al Mercato del Lavoro dei giovani dei Comuni
associati. Ma se non si trovasse disponibilità, l’Offerta si dovrà
allargare anche a costo di trovare una Cooperativa per esempio di
Ferrara, Ravenna o dove volete voi, che, certa delle garanzie
pubbliche prima cennate, piomberà nel comprensorio e si prenderà
lavoro, finanziamenti e agevolazioni, facendo emigrare stipendi e
reddito d’Impresa al Nord. E questo vale per tutte le merceologie
interessate allo sviluppo.
Sembriamo tutti molto
spaventati. E non per le eventuali pisolate. E’ che di fronte alle
prospettive di lavoro non da scaldasedie, forse i timori emergono
prorompenti: il timore di non farcela, il timore di perdere
l’opportunità del “posto”, la vergogna di mettersi a dissodare il
terreno ancorché col diploma di Liceo o il terzo anno di Lettere &
Filosofia e altro ancora.
Ma si tratta di aprire
una “frontiera”, quasi come al tempo dei pionieri in marcia verso
il West. Non valevano caste, redditi e diplomi per gente che si
era data una legge egualitaria e molto concreta e che con questo
costruì una grande Nazione. Non ci fu bisogno di costituire
Comitati che discutessero del recupero dell’identità dei Partiti,
del ruolo del Sindacato, del significato di “Popolo” o di quello
che volete voi. Si trattò di fare, di darsi delle regole concrete
con la determinazione assoluta di tutti di farle rispettare.
Ci sono i vostri siti
internet. Trovate il modo di costituire un periodico e cominciate
a cercare e ottenere il consenso, in modo graduale e costante.
Cercate l’appoggio dei Media regionali (CalabriaOra, Gazzetta del
Sud, ecc.) in modo che vi si possano mandare articoli e
aggiornamenti e informate di tutto i nostri Parlamentari, in modo
trasversale.
Quanti siete? Tre?
Cinque? Vivaddio finite di disquisire e cominciate a farvi
sentire. Da tutti.
Cordiali.
Tito Puntillo

Obiettivi comuni, proposte concrete, valori
condivisi
19 novembre 2008
Da
Mimmo Lopresto ricevo e pubblico
Negli interventi
precedenti, ritengo di aver ampiamente illustrato la mia opinione su
partiti e politica, società civile e opinione pubblica,
partecipazione democratica e riscoperta dei valori, con particolare
riferimento alla realtà di Bagnara. Nel secondo intervento, ho
manifestato sostanziali perplessità sulla riflessione che auspicava
la convergenza di persone, anche di diverso e persino opposto
orientamento culturale, politico o ideologico, intorno ad un
progetto, ancora indefinito, finalizzato a proporre soluzioni ai
problemi del paese.
Ignazio, nel corso della
“replica” alle mie osservazioni, ha cercato di chiarire
ulteriormente il senso della sua proposta, ma, ciò nonostante, non
è completamente riuscito a diradare i miei dubbi. Tra gli aspetti
più discutibili vorrei indicarne solo due. Dalla lettura di alcuni
passaggi (“Questo mondo si è concluso, non esiste più“), si
percepisce in primo luogo la sensazione, non condivisibile, che
anche nel futuro i partiti non riusciranno a tornare ciò che erano
un tempo: protagonisti attivi della vita politica, luoghi di
partecipazione democratica e di formazione di classi dirigenti
qualificate.
Come ho puntualizzato in
diverse occasioni, ritengo che la classe politica non possa
sottrarsi ad un’analisi critica e costruttiva sul ruolo e la crisi
dei partiti: è compito della politica dare risposte ai problemi
della gente, governare il presente e il futuro di una società,
realizzare i sogni e le speranze. Non accade purtroppo raramente,
leggere o ascoltare ragionamenti in cui partiti e politici sono
rappresentati con termini sprezzanti per sottolinearne
disapprovazione o diffidenza. Così i partiti vengono dequalificati
in “partitocrazia”, i politici in “politicanti”, lo stesso
confronto democratico viene talvolta definito “teatrino della
politica”, si tende a generalizzare, a non fare differenza fra
destra e sinistra. Occorre quindi emarginare seriamente i casi di
degenerazione della politica, gli esempi non edificanti, e, al tempo
stesso, contrastare ogni forma di antipolitica e di qualunquismo. La
riforma della politica e dei partiti non può passare quindi
attraverso i luoghi comuni, ma potrà invece realizzarsi attraverso
la partecipazione dei cittadini, il rinnovamento e le proposte
concrete.
Il percorso verso un
complessivo salto di qualità non è assolutamente semplice, ma non
bisogna fare confusione quando si parla di istituzioni, partiti e
classe dirigente. Come ho scritto nel mio precedente intervento,
l’attività politica non è una prerogativa di chi amministra il paese
(Sindaco e assessori), ma è un diritto che i cittadini possono
esercitare attraverso le diverse forme di partecipazione
democratica, tra cui i partiti. Insomma, se non è necessario essere
iscritti ad un partito per fare politica o impegnarsi nella società
civile, se si condivide o meno il modello di partito “leggero” che
si sta delineando e se si considera che oggi le forze politiche, da
destra a sinistra, stanno attraversando una fase di riorganizzazione
e di ricerca di una propria identità culturale e programmatica (chi
scrive non ha attualmente una tessera di partito), nello stesso
tempo è un errore molto serio pensare che si possa fare a meno dei
partiti. Analogamente, il Sindacato ha un ruolo fondamentale nel
mondo del lavoro, rappresentando diritti e rivendicazioni dei
lavoratori dipendenti. In conclusione, consiglieri comunali,
partiti, sindacati, associazioni, pur con ruoli diversi, svolgono
nella società una irrinunciabile funzione democratica e sono
anch’essi componenti importanti della classe dirigente.
Non mi convince, in
secondo luogo, la tesi che attribuisce ai valori e agli ideali
maggiore o minore importanza a secondo se si faccia riferimento
rispettivamente alla politica nazionale o a quella locale. Sono
assolutamente d’accordo sull’idea che bisogna ripartire dalla
riscoperta dei valori e, aggiungo, dal senso di appartenenza. Vorrei
però ricordare che, da valori e ideali diversi, scaturiscono una
diversa visione della società e soluzioni o risposte diverse a
problemi comuni. Ciò non significa avere pregiudiziali ideologiche
né porre ostacoli al confronto democratico.
Tuttavia, non posso non
riconoscere che, nel secondo intervento di Ignazio, è stato fatto
qualche passo in avanti: si è preso atto che la procedura elitaria
di selezione dei cosiddetti “migliori” indicati dalla società civile
non è la più adatta; non si fa più riferimento ad una forma
organizzativa (club, circolo, ecc.), ma ad un “luogo di incontro e
di confronto, di proposte, analisi e studio…” aperto a tutti coloro
che, non rinunciando comunque ai propri valori ed ideali, vorrebbero
dare un contributo propositivo a Bagnara. La denominazione “Senato
civico” è senz’altro non appropriata, ma non penso che l’intenzione
del proponente fosse quella di sovrapporre o contrapporre
un’organizzazione burocratica al Consiglio comunale democraticamente
eletto.
Sono contrario ad analisi
infinite. Vorrei quindi tentare di riassumere brevemente i punti,
emersi dalla discussione in corso, sui quali è possibile sviluppare
un ragionamento comune e spostare il confronto dal piano teorico a
quello pratico: 1) il dibattito online, benché interessante, non è
da solo sufficiente a fare opinione pubblica e a coinvolgere la
cittadinanza; 2) non è necessario istituire un’ennesima associazione
per realizzare uno spazio aperto dove discutere e far discutere; 3)
bisogna inventare uno strumento o uno spazio condiviso in cui
possano essere presenti persone di orientamento culturale o politico
diverso e che al tempo stesso si proietti all’esterno e si relazioni
con la cittadinanza; 4) occorre determinare infine con quali
soggetti far decollare il progetto.
La risposta non è
semplice. Nel mio primo intervento avevo fatto una proposta che
poteva (e può) andare in questa direzione: il giornale. In verità,
avevo parlato di un progetto che si collocasse nell’area
progressista. Avevo fatto comunque riferimento ad iniziative dove si
condividessero valori ed obiettivi, in caso contrario si sarebbe
rischiato la confusione. Si può però continuare a discuterne,
chiarire alcuni aspetti. Il giornale rappresenterebbe, in ogni caso,
uno spazio di dibattito, di inchiesta e di proposta sui problemi
relativi allo sviluppo del nostro paese e, al tempo stesso, uno
strumento per restituire ai cittadini quel gusto di discutere che si
è ormai smarrito da tempo.
Resta da affrontare il
problema inerente i soggetti con cui delineare il progetto
politico-culturale. Non è necessario inizialmente essere in tanti.
Esiste già un piccolo gruppo di persone disponibili? In caso
affermativo, è necessario che si riunisca, per chiarire non solo gli
aspetti organizzativi, ma soprattutto gli aspetti inerenti gli
obiettivi e i valori da condividere, partendo da quelli espressi
dalla nostra Costituzione.
A proposito della
discussione in corso, Benvenuto ha scritto “che ci troviamo
finalmente ad una svolta”. Non sono pessimista, ma si deve prendere
atto che le persone intervenute nel dibattito non sono state
numerose. Si potrà parlare di una reale svolta quando si passerà dal
dibattito online al confronto reale, dalle analisi alle proposte e
infine ai fatti, all’impegno civile nella propria realtà
territoriale. Sarebbe utile fare una sintesi e trarre delle
conclusioni, compito che non potrebbe che assumersi Giuseppe…
Vorrei concludere questo
intervento introducendo una breve riflessione. La discussione in
atto è stata incentrata principalmente su come e con quali soggetti
definire un progetto finalizzato alla crescita civile e culturale
del paese ed al miglioramento della qualità della vita. Occorre però
interrogarsi su quanto esso, malgrado rappresenti un passo in
avanti, possa incidere sulla realtà sociale ed economica del paese,
soprattutto se riferito al problema occupazionale, causa
dell’emorragia di giovani verso il Nord’Italia. Il lavoro è una
delle questioni centrali, ormai non solo del Mezzogiorno, sia per
l’aspetto più grave rappresentato dalla disoccupazione giovanile sia
per la natura, le condizioni di sicurezza o la precarietà
dell’attività lavorativa stessa. Lavoro e sviluppo sono
necessariamente correlati. La politica ha il dovere di affrontare il
problema, di creare le condizioni per un miglioramento delle
aspettative occupazionali dei giovani a favore delle quali anche le
istituzioni locali potrebbero svolgere un ruolo, sebbene modesto
rispetto agli indirizzi di politica economica e sociale che sono
determinati dal governo nazionale (i tagli alla scuola, le
incertezze sulla stabilizzazione dei precari, l’offensiva mediatica
contro il pubblico impiego non rappresentano sicuramente segnali
positivi). L’argomento è importante e complesso e merita di essere
approfondito.
Mimmo Lopresto

Quale terapia?
14 novembre 2008
Tito, ho letto il tuo post con attenzione e passione.
Condivido la tua analisi, credo anch'io che debbano innescarsi
processi di sviluppo, economico anzitutto, che possano portarci
alla modernità e al benessere.
Cambierebbero, affermi, ...il rapporto fra mafia e
popolazione, mafia e potere, perché la pressione del salario
sarebbe talmente forte da porsi in contrasto con il governo
mafioso del territorio... E la classe amministrativa
...si modulerebbe sulla gente che vorrà “libertà” che la classe
amministrativa stessa, e quella politica centrale, dovranno
garantire e gestire...
Lamenti, però,
l'assenza totale di una classe dirigente che
...non deriva dai politici, assessori o personaggi pubblici. La
classe dirigente è quella che “dirige” l’attività economica,
poiché è essa che muove la società, che si modula sul rapporto
fra salario e reddito, produzione e organizzazione connessa...
In questa realtà ...i
Partiti Politici - proclami - c’entrano come i cavoli a
merenda...
Tutto ciò perchè, come sostieni all'inizio, ...all’interno
dell’Amministrazione Comunale, ci sono, ci devono essere tutte le
attività elencate negli interventi che hai ospitato e quando essi
non ci fossero, si cambia formazione in sede di elezioni,
scegliendo chi garantisce migliore efficienza e funzionamento
delle istituzioni....
E questo perchè, come scrivi poco prima, ...i cittadini
eleggono il Sindaco e i suoi assessori direttamente, in base a un
programma AMMINISTRATIVO valido, cioè che viene giudicato valido
ad AMMINISTRARE il Comune...
Ti chiedo, e mi chiedo, a questo punto: se la classe dirigente
(quella che tu definisci tale) non c'è (è il responso,
indiscutibile, della tua condivisibilissima analisi) non è anche e
soprattutto perchè - caso mai - quelle fatidiche attività
elencate all'interno dell'Amm. Com. (e non mi riferisco
naturalmente solo a quella pro tempore) sono assenti o
inconsistenti? Dovremmo, dunque, cambiare ancora "formazione in
sede di elezioni". Come farlo?
Insomma, ti chiedo, quali strumenti utilizzare per averla, una
classe dirigente, una classe imprenditoriale che inneschi....?
Quali percorsi suggerire?
Non credi - al nocciolo - che un coinvolgimento "orizzontale"
dell'opinione pubblica, almeno di una parte di essa, e una (odiosa
definizione) "presa di coscienza" siano una passaggio necessario
perchè una nuova classe imprenditoriale e, dunque, dirigente
nasca?
Se, ad esempio, mancano le scuole che indirizzino e costruiscano i
"dirigenti" meridionali (quelli bagnaresi, nella fattispecie) del
futuro, chi deve promuoverne la realizzazione?
A questo punto, altrimenti, quali dovrebbero essere le soluzioni
diverse da quelle da altri suggerite? (GB)

Contro
un "Senato" cittadino
12 novembre 2008
Da
Tito Puntillo ricevo e pubblico
Contesto totalmente le
analisi dei due ultimi partecipanti al tuo sito, che teorizzano la
formazione di un “senato” di saggi, rievocano i partiti politici e
i sindacati (che rappresentano cosa a Bagnara?) e la
“partecipazione” missionaria che consenta di “svelare” al popolo
la dolcezza dello stare insieme.
Ci sono già le
istituzioni democraticamente elette, Sindaco in testa. Sovrapporre
un’altra organizzazione non ha un senso.
I cittadini eleggono il
Sindaco e i suoi assessori direttamente, in base a un programma
AMMINISTRATIVO valido, cioè che viene giudicato valido ad
AMMINISTRARE il Comune.
I Partiti Politici
c’entrano come i cavoli a merenda. Una piccola comunità come
Bagnara, si amministra, non si governa. All’interno
dell’Amministrazione Comunale, ci sono, ci devono essere tutte le
attività elencate negli interventi che hai ospitato e quando essi
non ci fossero, si cambia formazione in sede di elezioni,
scegliendo chi garantisce migliore efficienza e funzionamento
delle istituzioni.
La classe dirigente non
deriva dai politici, assessori o personaggi pubblici.
La classe dirigente è
quella che “dirige” l’attività economica, poiché è essa che muove
la società, che si modula sul rapporto fra salario e reddito,
produzione e organizzazione connessa. L’apparato amministrativo è
in funzione della vita economica della società, che si identifica
nell’organizzazione sociale che ne discende con le sue classi di
reddito.
Quando abbiamo scritto
sulle pagine del tuo sito che manca la classe dirigente, si
intendeva questo tipo di classe, cioè gli imprenditori.
Mancando gli
imprenditori, non s’è sviluppata una classe operaia e quindi una
ideologia complessiva legata al modo di produzione.
Bagnara non ha speranza
se non si innesca questo processo.
Un corretto processo si
innesca se Bagnara si coordina con le altre realtà limitrofe,
sviluppando un piano decennale capace di richiamare in zona
investimenti orientati alla produzione, protetti dallo Stato in
assetto antimafioso.
Questo aspetto è
necessario perché gli attuali processi di sviluppo dell’area
reggina, hanno una crescita meno che proporzionale a quella delle
zone economiche italiane e mediterranee, somiglianti con
l’economia della bassa Calabria.
Questo vuol dire che la
bassa Calabria perderà continuamente competitività, pur avvertendo
in sé un mediocre miglioramento.
Se si innesca il
processo, cambia il rapporto fra mafia e popolazione, mafia e
potere, perché la pressione del salario sarebbe talmente forte da
porsi in contrasto con il governo mafioso del territorio.
La classe amministrativa
si modulerà sulla gente che vorrà “libertà” che la classe
amministrativa stessa, e quella politica centrale, dovranno
garantire e gestire.
In questo momento
abbiamo un’alleanza perversa fra industrie del Nord e mafia
meridionale, come denunciato recentemente da CalabriaOra.
L’intervento dello Stato nel controllo dei cantieri autostradali,
ha provocato per alcune Imprese nordiche impegnate nei lavori, il
recesso, cioè se ne sono andate, con la fermata dei cantieri.
Questo la dice lunga su come stanno in realtà le circostanze e
spiega la dipendenza della gente del Sud nell’ambito della
Nazione, e anche questo lo abbiamo evidenziato.
Gianni Saffioti ha
affrontato il problema con pathos e il dito indice puntato. La
“mission” che ne deriva, è alla fine eguale al concetto che qui
adesso esprimo.
Lasciate stare nuove
organizzazioni parapolitiche composte da “saggi” che dovrebbero
proporre all’Amministrazione Comunale e alla Società altri “saggi”
che si contrapporrebbero ai rappresentanti del popolo,
democraticamente eletti.
Senza contare che i
“saggi” del senato, dovrebbero eleggere un presidente, segretario,
tesoriere, consiglieri, con discussioni dal sesso degli angeli
alla caduta dei gravi o i Padri Comboniani che vanno in giro per
le scuole e le chiese a diffondere il messaggio della socialità
che sarebbe senza meta, obiettivi, aspettative concrete e tutto
questo mentre i concorrenti economici continueranno a massacrarci.
Che i nostri
concittadini non si lascino incantare. La realtà è durissima e
alla fine scopriremmo ancora una volta che nessuno ci aiuta.
E’ vero semplicemente
perché in cent’anni di Questione Meridionale, se il problema fosse
stato semplicemente formare un senato di saggi, o fare i
missionari scolastici ed ecclesiastici fra la gente del Sud, il
problema del sottosviluppo e della dipendenza del Sud si sarebbe
risolto già al suo nascere!
Purtroppo abbiamo a che
fare con forze straordinariamente potenti, in una società ove alla
fine prevale l’interesse del singolo perché la socialità manca e
la mancanza non deriva dal disinteresse dei singoli da
“convertire”, ma dalla mancanza del salario, senza il quale non
c’è e non ci può essere società organizzata, come sopra ho
spiegato.
Hanno ragione i nostri
giovani quando ogni tanto, sulle pagine dei vostri siti bagnaroti,
gridano al vento che vogliono semplicemente lavorare.
Cordiali.

Replica a B.
Sofia
12 novembre 2008
Gianni Saffioti replica al precedente
scritto di Benvenuto
Sofia. Pubblico la lettera, che
per il tono e gli argomenti trattati forse avrebbe dovuto essere
collocata tra i "commenti" a margine dello scritto di Benvenuto
Sofia. Sostengo, condividendola con alcuni degli amici che mi
scrivono, l'idea della necessità di una sorta di "tribuna aperta"
ove scambiare opinioni e, perchè no, proporre idee e progetti. Credo
- anzi, mi auguro - che la discussione possa mantenere tale spirito.
Mi preme, in particolare
verso Benvenuto che da questo momento per me diventa semplicemente
il sig. Sofia, manifestare alcune specifiche su quanto afferma lo
stesso nei miei confronti cadendo per l’ennesima volta nel vortice
del ballo della cui arte è ancora un neofita, spero presto diventi
come Rodolf Nureyev, affermando cose assurde ed inaudite su quattro
frasi che ho scritte di getto e che come al solito ha interpretato
come sempre con ingenuità e malizia. Considerando che sono cose che
riguardano poco la discussione in atto ho il dovere almeno di
spiegarli che ad arte ha interpretato ciò che ho scritto in modo non
veritiero ed assolutamente falso e quindi punto per punto esplicito
il mio pensiero su quanto ho scritto nella precedente, perché io che
ho scritto posso spiegare e non il signor Sofia, il quale ha tutto
il diritto di pensarla come vuole ma non quello di scrivere
cretinate camuffando quanto ho scritto, ma ripeto è un neofita del
ballo e quindi va perdonato e soprattutto considerato questo
precedente ho l’obbligo di tenermi da lui a debita distanza in
quanto potrebbe creare situazioni pericolose ed imbarazzanti.
Sofia sostiene: “Prendo spunto dall’ultimo post di Gianni Saffioti,
con il quale abbiamo avuto di persona, e molto prima di accedere a
questo blog, dei bellissimi scambi di opinione quasi sempre
terminati con la presunzione da parte di entrambi di essere dalla
parte della ragione.“In tutta coscienza posso affermare: aldilà di
qualche riunione all’interno dell’associazione di cui facciamo parte
non ho mai avuto scambi di opinione ne belli e ne brutti sui temi
correnti, e per quanto riguarda la presunzione posso dire che su
temi interni all’associazione ho sempre mollato per primo tranne
casi estremi di cui forte di un’esperienza ventennale su determinati
temi ho cercato di far valere le mie ragioni fino alla fine, quando
ho mollato ci siamo trovati sempre male e non sto qui a fere esempi
perché sono cose interne all’associazione.
Seconda esternazione gravissima ed offensiva nei miei confronti da
parte di Sofia è questa: ” Infelice, a mio avviso, la parte in cui
si insulta - essere paragonato ad Emilio Fede credo che sia
un’offesa per chiunque - chi ha voluto ragionare su coloro che
scelgono di rimanere nel proprio paese”. Emilio fede, a parte ciò
che di lui può pensare Sofia, è un maestro del giornalismo che ha
avuto ed ha in Italia un nutrito seguito di allievi che scrivono e
pensano come lui, anche a Bagnara il Maestro Fede ha i suoi
discepoli. La scuola del giornalismo italiano ha molti maestri, da
Biagi a Zavoli, da Vespa e Travaglio, da Santoro a Mentana, da
Floris a Feltri. Ognuno di essi ha uno stile ognuno di essi ha fatto
e fa storia, a questo punto è naturale che si creano delle correnti
di pensiero di parte ed ogni articolista di paese che tenta di
esprimersi come quello che considera il suo Maestro. Quello che ho
scritto io è che riscrivo testualmente “il coraggio di rimanere a
Bagnara è dato nell’imitare il maestro Emilio Fede”.Chi ho offeso? E
perché mai? Cosa ha di cosi malefico Emilio Fede? Sinceramente non
so cosa pensi il sig. Sofia di Emilio Fede, fatti suoi, ma quello
che volevo dire e che ribadisco è che leggendo on-line ciò che si
scrive su Bagnara, tranne le dovute eccezioni che eventualmente
imitano altri maestri, la maggior parte imita Emilio Fede. Ne più
ne meno fino a prova contraria. La presunzione del sig. Sofia è tale
da inorridirmi in quanto vuole a tutti costi farmi dire ciò che non
ho detto, addirittura farmi insultare qualcuno in particolare di cui
a questo punto deve farmi nome e cognome in quanto sarà mia premura
rassicuralo che non ho nulla contro la persona di Emilio Fede.
Fossimo in tempo di inquisizione ed il sig. Sofia presidente del
tribunale mi guarderei bene dal replicare, considerato che siamo in
un paese dove ancora c’è libera espressione di pensiero di opinioni
e di parola posso dire solo che mi sento offeso da chi ha la
presunzione di farmi dire cose che io non ho mai detto.
Aggiungo e finisco che il resto della lettera dove parla dei miei
pregiudizi nei confronti del prossimo si commenta da solo visti
quelli gravissimi che lui ha avuto nei miei confronti con la sue
assurde esternazioni, e da qui si possono capire tante altre cose.
Riguardo il tema della discussione in corso non cambio opinione di
una virgola su quanto fino ad oggi scritto, rispetto non
condividendole le opinioni degli altri confermando tutte le
critiche. Bisogna distinguere il linguaggio della dialettica dal
rispetto verso le persone. Nella mia ultima non mi sono permesso di
fare nomi appunto per questo motivo, conosco molti di quanti
scrivono su questo tema su questo sito ma personalmente non ho nulla
contro le loro persone, molto invece da obbiettare e condannare su
quanto sostengono. Caro Sig. Sofia non ho mai detto di aver ragione,
mai, porto avanti solo le mie opinioni che ritengo avanzate e
progressiste e propositive per un concetto di società nuova e di
sviluppo basata su punti cardini della società moderna come il serio
e costante impegno civile ed etico dove l’individuo è secondo al
bene comune e non il bene comune a servizio di alcuni individui.
Il coraggio di esprimere liberamente le proprie opinioni non si
compra al supermercato ma si costruisce all’interno della propria
persona. In mezzo al branco è molto più facile nascondere le proprie
debolezze. C’è un gran bel film di un grande maestro del cinema
italiano che merita di essere visto almeno una volta nella vita, si
chiama “Io ballo da sola” di Bernardo Bertolucci, e c’è un
bellissimo libro scritto da un vecchietto di 90 anni che può far
riflettere parecchie persone dal titolo “ volevo la luna” il suo
autore è Pietro Ingrao.
Cordiali saluti
Gianni Saffioti
Segue
la controreplica di Benvenuto Sofia
Caro Gianni, voglio
lasciare all’intelligenza dei lettori che seguono questo blog la
valutazione dei tuoi e dei miei scritti, avendo loro tutti gli
strumenti per analizzarli utilizzando la nostra bella lingua
italiana così ricca di termini, di sinonimi, di contrari, di
ossimori (ingenuità e malizia), di frasi ironiche, di ribaltamento e
di ritrattazione (molto di moda di questi tempi), mantenendo e
ribadendo nello stesso tempo la grande considerazione che ho sempre
avuto per il tuo lavoro di ricerca e di diffusione della cultura
bagnarese. Io continuerò a chiamarti Gianni, tu fai come credi (non
fare però come alcuni che, confondendo il nome con il cognome, e
viceversa, mi chiamano anche Signorina o Signora Sofia – questo però
non te lo permetterò mai, visto che tu mi conosci di persona).
Anche sul tuo ultimo
scritto ci sarebbe da discutere, per es. su cosa significa farsi
forte del diritto di esprimere ciò che si vuole e non riconoscerlo
ad altri (a me per esempio) attribuendomi delle “cretinate” e non
dei pensieri legittimi, oppure, gravissimo, giudicare le mie qualità
di ballerino senza avermi mai visto in pista. Guarda che ho fatto
dei progressi ultimamente, soprattutto nel valzer e nel quick-step,
per non parlare del tango. Ciò detto, ritengo che in una qualsiasi
discussione che non si consideri a priori meramente accademica e
dalla quale non si vuole ricavare alcun risultato concreto, è
necessario manifestarsi il più completamente possibile, scegliendo
consapevolmente di abbandonare la tendenza di presentarsi agli altri
in maniera migliore di quello che si è in realtà, e soprattutto
sperando di essere abbastanza maturi da recepire le critiche,
analizzarle ed ingoiarle (perché nessuno di noi ha piacere ad essere
criticato) per migliorare. Tu sai benissimo che io sono fatto così e
te ne ho data ampia prova. Poi se non siamo stati d’accordo su molte
cose, ognuno ha poi preso le sue decisioni, tu mollando, io
rimanendo, sicuramente perché sostenuto dall’appoggio della
maggioranza dei nostri comuni amici ed associati. Per cui se ho
ritenuto di criticare il tuo intervento, l’ho fatto esponendo le mie
ragioni, le mie impressioni, le mie valutazioni, e soprattutto
facendo i nomi delle persone coinvolte (forse dovresti settare
meglio il tuo correttore automatico di Word che evidentemente nel
testo da te ricevuto li ha cancellati). In tutta coscienza non penso
affatto di averti offeso, né di averti messo in bocca parole non
tue. Ribadisco che sei stato tu a dire quelle cose, nella forma che
ti contraddistingue e che io, fossi in te, rivedrei. Guarda caso
anche Giuseppe ha notato una certa stonatura del discorso e te lo ha
garbatamente fatto notare. Sei stato tu a voler dequalificare una
discussione pacata e proficua a chiacchiere da cortile. Non pensare
che utilizzare delle analogie con strade maestre, stradine,
ballerini (senza nani, fortunatamente) renda tutto il discorso
altamente ironico e per questo apprezzabile. Né tantomeno il non
fare nomi ed affidarsi alle allusioni, facilita la discussione.
Anzi, nel tipo di discussione di cui si parlava prima, è proprio
necessario fare nomi e cognomi. Per cui ti riconosco tutto il
diritto di replicare e ti assicuro che riguardo le critiche che mi
hai rivolto, relative alle mie interpretazioni della lingua
italiana, in particolare della tua, laddove riscontrerò delle
lacune, andrò a rivedere un buon testo di grammatica del liceo che
ancora conservo gelosamente con tutte le annotazioni mie e
dell’insegnante. Concludo riconfermandoti la mia disponibilità a
discutere, senza nessuna acredine, né pregiudizi.
Benvenuto
P.S. - Non avendo alcun
libro da consigliarti, ti rimando ad uno sketch di Roberto Benigni
(spero da te ritenuto qualificato) in cui praticamente analizza il
comportamento di Emilio Fede affermando che chi lo ha messo nel
posto dove sta adesso, non da semplice giornalista, ma addirittura
da DIRETTORE lo ha fatto per uno scopo didattico e di ausilio a quei
bambini che hanno scarsa stima di sé. In pratica ed in breve, al
bambino che guarda il TG4 assieme ai suoi genitori (fanno parte
della cura), la mamma dice: “guarda, tesoro, se quello può fare il
DIRETTORE di un Telegiornale, pensa a dove potrai arrivare tu,
probabilmente potrai fare anche il fisico nucleare!!!“.
L'ultima risposta di Saffioti!
12 novembre 2008
Caro sig. Sofia “ormai
siamo nel ballo e quindi balliamo” sono parole sue e non inventate
da me, non so se poi lei balla realmente, la cosa può anche farmi
piacere, ma come al solito lei capisce ciò che le fa comodo e
quindi diciamo che ha frainteso anche questa volta. Ho costruito la
mia legittima difesa sulla sua frase, ne di più e ne di meno e con
la solita trasparenza. Aspetto ancora il nome di chi avrei offeso e
sinceramente non mi stupisce il fatto che lei abbia frequentato il
liceo, tutti abbiamo visto come ha corretto le bozze del libro sul
terremoto. Io ho frequentato solo I.T.I.S. e la mia preparazione
umanistica sia pratica che teorica non è delle migliori e la cosa
non è una novità, nonostante tutto cerco di dare un mio costante
impegno sociale alle lacune, grandi lacune culturali che altri
intellettuali avrebbero dovuto dare. L’importante è farsi capire ed
esprimere il vero che c’è dentro. Di Emilio Fede ho una
considerazione diversa dalla sua, molto diversa. Ho cose più
importanti da fare che spettegolare con lei in quanto la gente che
legge non paga neanche il biglietto. La prego quindi continuare a
pensarla come meglio crede ma di non sprecare intelligenza a voler
fami dire cose che io non ho mai detto, la prevenzione è una cosa
seria e prendere le distanze da lei penso sarà per me molto
salutare.
Non so neanche come si usa
un correttore di programmi di testo in quanto non ho l’assillo e ne
la presunzione di scrivere correttamente, io mi conosco e so chi
sono e non lo nascondo a nessuno ne teoricamente ne praticamente.
Adesso la saluto rendendomi conto di aver perso fin troppo tempo,
non ci saranno più repliche da parte mia.
Gianni Saffioti

Un
importante passo avanti
10 novembre 2008
Da Benvenuto Sofia ricevo e pubblico
Carissimo Giuseppe,
dopo gli ultimi
interventi molto interessanti che hanno riguardato il tema
centrale della nostra discussione partita più o meno a giugno
di quest’anno, mi piace intervenire sia perché “ormai siamo
nel ballo e quindi balliamo”, sia perché mi sembra di
capire che ci troviamo, finalmente, ad una svolta.
Prendo spunto
dall’ultimo post di Gianni Saffioti, con il quale abbiamo
avuto di persona, e molto prima di accedere a questo blog, dei
bellissimi scambi di opinione quasi sempre terminati con la
presunzione da parte di entrambi di essere dalla parte della
ragione.
Voglio anzitutto
precisare che non ho assolutamente visto un decadimento della
discussione, come dice lui, anzi, penso che questa si sia
arricchita e stia andando verso la direzione del “fare”, dopo
tanto discutere.
Assolutamente vera
l’affermazione che si è partiti da un’analisi storica e
sociologica supportata dagli interventi del dott. Puntillo e
dello stesso Gianni, utilissima per capire le ragioni del
degrado della nostra cittadina in particolare e della nostra
terra in generale, meno precisa l’osservazione che chi è
intervenuto successivamente (Ignazio e Mimmo) abbia parlato di
rivoluzione, di elite, di formazione di idee da inculcare ad
altri, difesa di partiti e sindacati e quant’altro. Infelice,
a mio avviso, la parte in cui si insulta - essere paragonato
ad Emilio Fede credo che sia un’offesa per chiunque - chi ha
voluto ragionare su coloro che scelgono di rimanere nel
proprio paese (Matteo). Per non parlare della parolina “ad
arte” (discussione ad arte deviata…..) che è il massimo
della sfiducia negli interlocutori. Praticamente si pensa che
questi interventi facciano parte di un disegno “occulto”.
Secondo me, le affermazioni di Gianni partono da quelle che
per lui sono verità assolute. Tizio è schierato a destra
piuttosto che a sinistra, Caio è organico a questo o quel
partito, Sempronio è troppo “romantico”, qui parole come
Speranza, Libertà, Fiducia non possono essere tollerate. Tutti
pregiudizi, nient’altro che pregiudizi. Scusami Gianni, ma sai
come la penso. Sarò in questo meno delicato di Giuseppe, ma
irrompere in una discussione facendo credere che tutti siano
in errore e solo tu abbia il Verbo, non mi sembra che porti da
nessuna parte. Io sono andato a rivedere gli interventi
passati e non mi sembra di averci letto quello che hai letto
tu. E non mi riferisco alla conoscenza della lingua italiana.
Mi riferisco appunto ai pregiudizi che ognuno di noi deve
mettere da parte se vuole affrontare una sana discussione. Mi
riferisco al fatto che quasi tutti (Rosario Barilà 14 luglio,
Giuseppe Macrì 29 luglio, Danilo Cappellano 3 settembre, ecc.)
hanno ribadito che il tempo delle analisi è finito. Bisogna
darsi da fare. Dare la colpa alla borghesia, ai partiti
politici, ai sindacati, alle associazioni, ai presidenti delle
associazioni e compagnia dicendo, non serve più a nessuno. Né
tantomeno continuare a dire che a Bagnara manca la cultura
giusta, mancano le persone giuste, ancora è prematuro parlare
del fare, ecc. E’ proprio per far emergere i mezzi di cui
disponiamo che si fanno queste discussioni. E’ proprio per far
sì che si facciano avanti gli anestesisti, gli assistenti ed i
primari per poter dare corso ad operazioni chirurgiche
all’avanguardia (per usare il tuo esempio). Da qui l’interesse
alla proposta fatta da Ignazio. Ha usato la parola rivoluzione
ma ha anche spiegato di che tipo di rivoluzione si tratta. E’
vero che ha usato il verbo arruolare, ma nel contesto del
discorso non ha certo la valenza che tu gli hai voluto
attribuire. Fra l’altro lo stesso Ignazio ha escluso che si
debba trattare di una guida, a maggior ragione di una guida
costituita da coloro che sono espressione di fallimento.
Dunque, come vedi, già le analisi coincidono. E poi la voglia
e l’intento di tracciare una strada che i giovani potranno
percorrere in piena autonomia riconoscendone gli esempi
positivi. Io in tutto questo vedo la possibilità che delle
persone, che credono di avere delle cose da dire e soprattutto
da dare, possano trovare uno spazio, fuori da ogni
strumentalizzazione, dove discutere, confrontarsi e
soprattutto proporre. Se per classe dirigente intendiamo un
insieme di persone che per cultura, per formazione, per
spirito altruistico, vogliono impegnarsi e si sentono capaci
dal punto di vista intellettivo e morale, ad occupare
posizioni che possono incidere nei campi della politica, della
cultura e più in generale della società, allora penso che la
strada sia quella giusta. Non è affatto implicito che poi
queste persone debbano per forza formare delle “liste
civiche”; è possibile, ma non necessario. E’ mia opinione che
abbiamo la necessità di concentrarci più che sul “già fatto”,
su quello “che c’è o rimane da fare”. Ed anche sul già fatto
c’è da discutere. Come sottolineava Giuseppe dando il titolo
ad un mio contributo sul blog, io sono convinto che “non tutto
è da buttare”. E poi, se vado a rileggermi il mio primo
intervento fatto dopo quello di Claudio e quello tuo (5 giugno
2008), dove dicevo “…. stimolare tutte le forme di
associazionismo, sociale ed anche politico-partitico che
mettano al primo posto le discussioni, la circolazione delle
idee, l’educazione al rispetto del pensiero altrui.
Inoltre, fondamentale, partire dalle scuole ed instaurare un
colloquio abituale e sano con gli insegnanti, con i bambini,
con i ragazzi, con le famiglie attraverso l’organizzazione di
convegni, di letture di testi, di quotidiani, di attività
teatrali, cinematografiche e quant’altro serva a svegliare i
cervelli…”,
come faccio a non essere d’accordo con questa proposta?
Aggiungo che mi convince ancora di più dopo l’ultimo
intervento fatto da Ignazio (leggi
Fuggire la sindrome del soldato giapponese del 5\11),
in cui appunto, replicando al garbato scrivere di Mimmo (Lopresto, "Un
mondo nel quale la politica..." del 31\10),
spiega ancora più concretamente l’idea che ha voluto proporre.
In che modo
l’intervento di Mimmo poi porti al declino della discussione
non riesco proprio a spiegarmelo. Semmai le sue perplessità
alzano, e di molto, la serietà ed il carattere “scientifico”
della discussione. Contribuiscono ad analizzare sotto altri
aspetti il tema trattato. Scaturiscono in questo caso da
un’esperienza personale fatta all’interno di un partito e di
un sindacato e vengono portati serenamente all’interno di una
discussione, senza demonizzare nessuno. E’ evidente che chi,
come me, non ha avuto una formazione “partitica” è più
propenso ad abbracciare l’idea che bisogna unire soggetti
provenienti dalle più disparate culture politiche e sociali
affinché si parlino e partecipino alla realizzazione del bene
comune. Lo stesso penso che valga per Giuseppe che in tutta
questa discussione ha avuto il merito di invogliare alla
partecipazione con i suoi commenti pacati, moderati, ma decisi
quando è stato necessario riportare il tutto al rispetto delle
opinioni di tutti.
Mi domando infine, e
chiudo: rispetto alle nostre convinzioni pluralistiche più
volte manifestate a parole (sia a destra che a sinistra), è
preferibile quanto proposto e poi spiegato meglio da Ignazio o
quanto affermato da Tito in un suo post del 22 giugno 2008: “a
Bagnara occorrerebbero “guide”, gente che abbia un rapporto
verticale, ancorché costruttivo, ma rigidamente verticale
colla popolazione, poiché quello orizzontale non funziona e
non funzionerà. Soprattutto in ambiente di sottosviluppo: non
può funzionare. Ci voglio Capi, Guide sicure e decise”.
Con tutto il
rispetto, non sono d’accordo. Il nostro è sì un ambiente di
sottosviluppo, ma la medicina per uscirne è rappresentata
dalla presa di coscienza delle nostre possibilità, dal
rispetto per gli altri e dalla condivisione delle regole.
Ricordo a Tito che lui stesso (post del 17 giugno 2008)
diceva: “Finiamola di fare le vittime, di aspettare il
terremoto per poi rivolgerci alla Madonna perché ci protegga.
Noi siamo i migliori: lo abbiamo dimostrato sempre e ovunque”.
E allora? Di quali
guide abbiamo bisogno? Affidiamoci alle nostre forze e
facciamo in modo che dal miglioramento della società vengano
fuori persone in grado di formare la famosa “classe
dirigente”.
Posto che la società
orizzontale è difficilmente realizzabile, vogliamo lavorare
perché si possa sempre più realizzare a vantaggio dei nostri
figli, dei nostri nipoti e della nostra terra, oppure ci
vogliamo consegnare a quella odierna che è sempre più
verticale, gerarchica, piramidale, in cui il vertice può tutto
e non teme nulla? E soprattutto in cui chi può va avanti e chi
è più debole soccombe? Vogliamo lasciare che altri decidano
per noi (concetto una volta espresso su questo blog da Gianni
e rifiutato, naturalmente), o vogliamo imparare a prenderci le
nostre responsabilità e diventare adulti guardando al futuro
facendo tesoro dell’esperienza del passato?
Cordialità per
tutti, Benvenuto

Fuggire la sindrome del soldato
giapponese
5 novembre 2008
Da Ignazio Badalì ricevo e pubblico
In questi giorni ne
ho sentite un po’ di tutti i colori. Reazione sorprendente!
Sicuramente da preferire ad un silenzio tombale. Lascio da
parte i complimenti perché il mio intento non era quello di
sostenere una tesi di laurea, né di far lezione ad alcuno. Di
quello che ho sentito accetto tutto, anche l’inaccettabile,
purchè si ammetta che, dalle recriminazioni e dai buoni
propositi, è necessario passare al tentativo di dare
concretezza ad un auspicabile colpo d’ala.
Dissi in premessa al
precedente intervento che lo strumento che stiamo utilizzando
impone sintesi e selezione analitica, pertanto chi è attratto
da altri temi, dovrebbe avere la bontà di attendere.
L’accusa più
ricorrente che mi viene rivolta è quella di ricercare una
soluzione elitaria. Trattando di classe dirigente il concetto
di elite è implicito nella materia; altrimenti si parlerebbe
per esempio di masse in movimento o di autocoscienza del
gruppo, cose - queste si - che forse stanno in cielo ma non
in terra. Quello che non ho potuto chiarire prima, per le note
esigenze di sintesi, è che tale istanza non è una mia
originale trovata, essa piuttosto sale dalla popolazione che
reclama un coinvolgimento di individui ritenuti in grado di
determinare una svolta, solo se decidessero di cooperare
disegnando insieme una valida e percorribile proposta di
sviluppo, soffermandosi magari a curare il piano integrato
degli interventi realizzativi, scambiandosi esperienze e
conoscenze, ecc. La rivoluzione di cui parlavo era
rappresentata dalla novità costituita dall’accettazione di
questi soggetti a rendersi disponibili per dare una mano al
proprio paese, posponendo gli interessi di parte a quelli più
generali. Niente di più.
Un tempo fece molto
scalpore, scoprire - a distanza di tanti anni dalla fine del
2° conflitto mondiale - su qualcuna delle numerose isolette
che si ergono dai fondali del Pacifico, la sorprendente
presenza di elementi isolati dell’esercito giapponese che
ignari della fine delle ostilità e fedeli alla consegna
ricevuta, erano rimasti inutilmente a presidiare un sito che
evidentemente non faceva gola a nessuno. Il primo casuale e
tardivo ritrovamento determinò, ovviamente, l’ipotesi che
potevano esistere altri casi analoghi e pertanto fu finalmente
avviata un’esplorazione che permise di recuperare altri
sventurati che, oltre agli stenti sopportati, avevano
sacrificato anni della loro esistenza per una causa che da
tempo non esisteva più. Quei soldati suscitarono incredulità,
perfino commiserazione. Creava ammirazione la loro cieca
fedeltà, ma erano fuori dal tempo; anche nell’esteriorità: le
divise che quei sopravvissuti continuavano ad indossare non
erano più quelle in dotazione al moderno esercito nipponico.
Il restare indietro
e sprecare il tempo per mancanza di comunicazioni possiamo
identificarlo come una sorta di “sindrome del soldato
giapponese”. Onore alla fedeltà. Rammarico per un impegno
speso in un contesto che, fermandosi, esce dalla realtà che
invece è in continuo divenire. Aggiungo immediatamente che
nessuno può ritenersi aprioristicamente immune dal contrarre
tale “patologia” e, se può consolare, anche chi scrive ha
talvolta seri dubbi che possa essere sempre possibile
debellare il “virus”.
Aderisco volentieri
all’invito rivoltomi da chi ci ospita, non solo per doverosa
cortesia, ma anche perché la raffinata e puntuale analisi
compiuta dall’amico Mimmo Lopresto merita (come pure le
perplessità espresse verbalmente da altri), non tanto una
replica, che non può avvenire su principi differenziati che
vanno semplicemente rispettati, ma delle precisazioni oltre
all’invito a verificare la sostenibilità della preminenza
delle strutture partitiche rispetto ad altre forme aggregative
e quindi di partecipazione.
Chi come noi si è
formato oltre che sui libri di scuola, su altri libri e ha
frequentato giovanissimo quelle che un tempo erano le sezioni
di partito o ambienti che ad essi si riferivano, non fa fatica
a valutare quanto di buono c’era in quelle strutture di base.
Se siamo diventati quelli che siamo, oltre che alle nostre
propensioni e alle nostre presunte qualità, lo dobbiamo a quei
laboratori culturali e di azione sociale che erano le sedi,
pertanto non solo terminali di strutture politiche nazionali a
caccia di consenso elettorale. Dichiarare di essere
autenticamente apolitico, a quel tempo, equivaleva ad
ammettere di avere una sensibilità e una preparazione monche.
Questo mondo si è concluso, non esiste più. Per amor di Dio!
Lungi da me l’idea di soffermarmi a dissertare sul come e
perché. Non ho alcuna intenzione di scrivere un libro online.
Sarebbe una traccia
interessante, però, prendere in considerazione il fatto che se
giovani e meno giovani oggi preferiscono restare lontani,
decretando l’estinzione di quelle che un tempo furono le sedi
di partito, può darsi che la colpa non sia interamente di chi
si astiene dal partecipare, ma che buona parte di
responsabilità risiede proprio nel modo con cui si propongono
i partiti nuovi, comunque eredi e “faticosa” sintesi della
catastrofe (anche indotta) che ha spazzato quelli vecchi. Può
darsi che più avanti il ciclo vichiano ricominci. Intanto è
problematico che si possa stimolare un interesse nei confronti
di questi cartelli elettorali camuffati da partiti. Anzi, la
tendenza è di segno completamente opposto. Non sarà, per caso,
dovuto al fatto che entrandovi non si trova certo un ambiente
solidale ma una prima trincea su cui attestarsi?
Non sono sicuro che
sia indispensabile condividere comuni ideali per potersi
impegnare nel riscatto del proprio territorio. L’incertezza me
la forniscono alcuni fatti. Intanto pare che questo non sia il
momento più adatto per sollevare pregiudiziali ideologiche.
Anche il trionfante liberalismo ha le sue belle difficoltà,
forse dettate dal fatto che avendo fatto fuori i concorrenti,
si è aggrovigliato su se stesso per assenza di nemici.
Forse è il caso di
parlare “semplicemente” di valori. Mi pare che questo non
costituisca un problema neanche a livello nazionale, tanto che
da una parte e dall’altra quotidianamente assistiamo ad inviti
al dialogo. Forse qualcuno c’è già stato, non è escluso che ce
ne siano altri.
Ma quello che ha
fomentato le mie insicurezze al riguardo, è stato apprendere
che tra gli attivisti della Lega Nord c’è un ex BR. Un
rivoluzionario di sinistra e Borghezio nello stesso partito!
Non sarà che in altri posti d’Italia, pur con problemi molto
meno gravi dei nostri, riescono a rimuovere con disinvoltura
qualsiasi ostacolo che si frappone tra quanti possono rendersi
utili per la rivendicazione delle istanze locali? Non sarà
invece che in noi permangono difetti atavici, trasmessi dai
nostri progenitori ellenici, capaci di elevare una civiltà
raffinata e nel contempo dannarsi in un particolarismo
autodistruttivo?
Noi possiamo
scegliere di emulare i membri delle fazioni ateniesi o
adottare il principio della “concordia” romana.
Se il problema
consiste nel ritenere non appropriato conferire alle
associazioni il compito di coinvolgere un primo nucleo di
volenterosi, e qualcuno riesce a trovare altre formule, non
sussiste alcun problema. Vero problema sarebbe non trovare
alcun sistema per partire.
Non chiedo di
comporre un unico partito civico, piuttosto un Senato civico.
Luogo di incontro e di confronto, di proposte, analisi e
studio delle problematiche, ricerca delle soluzioni, per
operare un progressivo sviluppo socio-economico. Dove ci sia
spazio oltre che per i rappresentanti politici, anche per
quelli del mondo della cultura, del lavoro,
dell’imprenditoria, della società civile, di quello giovanile.
In modo che lo sforzo sia corale, pigliando esempio dai nostri
valenti pescatori che agiscono all’unisono nel tentativo di
riportare in acqua una pesante imbarcazione arenatasi sulla
spiaggia. Non ci provano uno alla volta. Nessuno singolarmente
potrebbe riuscire. Ma trovano tutti insieme la forza e
l’abilità necessarie per rimettere in corsa il natante. E in
questo esercizio gestuale che può apparire irrilevante, si
verifica invece un fatto altamente simbolico che accade di
rado: tutti spingono nella stessa direzione.
Non chiedo a nessuno
di rinunciare ai propri valori e ai propri riferimenti
culturali ed ideali; io per primo non rinuncerei mai ai miei.
Come nessuno chiese ai monarchici, ai liberali, ai
repubblicani, ai primi socialisti, di rinunciare alle
dottrine, talora diversissime, a cui ognuno di loro faceva
riferimento, per cooperare alla realizzazione del Risorgimento
italiano.
Non so quanti hanno
già avvertito la problematicità degli anni che abbiamo di
fronte. A prescindere dalla crisi economica che per una realtà
come la nostra potrebbe scorrere (almeno questo è l’augurio)
con effetti di ridotta intensità, il vero fronte è
rappresentato da altri pericoli. Se restiamo immobili, se ci
ostiniamo a farci portare dalla corrente senza muovere un
dito, corriamo il rischio che questo paese torni ad essere un
piccolo borgo di pescatori o giù di lì, con un regresso di
oltre 1.000 anni.
Ignazio Badalì

Discussioni
serie e no
2 novembre 2008
Da Gianni Saffioti ricevo e pubblico
I piedi poggiati
per terra, in condizioni normali, danno senso di stabilità,
altresì capisco che la difficoltà di sforzare la mente per
riflettere e capire è uno sport non più di moda e che quindi
saper tenere i piedi per terra diventa un compito molto
difficile anche se si gode di ottima salute. Comunque mio
malgrado mi renderò partecipe e responsabile del declino della
discussione in corso che ad arte è stata deviata da quella che
era la via principale alle viuzze in discesa di Pellegrina,
Porelli, Scesa Rosario, ecc. ecc.
Mi auguro che
Claudio Careri non si monti la testa, visto che viene sempre
citato come si fa generalmente con i grandi. Caro Claudio
quante te ne tocca sopportare!!!! Penso proprio che dopo gli
ultimi interventi ci sia veramente da riflettere sulla
condizione generale socio-culturale del paese che è per dati
di fatto, tirate via le solite eccezioni, di degrado e
sottosviluppo, ma che non credevo potesse arrivare ai livelli
di discussione cosi svisceratamente insipidi contornati dal
nulla.
Si è lasciati una
discussione basata su analisi storiche e sociologiche della
società dove si rimarcava che l’inefficienza è dovuta ad una
mancanza di una struttura sociale compatta e l’impreparazione
di una classe dirigente, portata avanti di gran impeto dal
dott. Tito Puntillo, per sentire parlare di rivoluzione, club
dell’elite per sfornare idee ed inculcarle ad altri, difesa ad
oltranza di partiti e sindacati nonostante il loro clamoroso
fallimento sociale con svendita inclusa della famosa classe
operaia, o peggio discorsi di parte di chi è convinto che
cultura sia una sagra paesana o fare una manifestazione
canora, o peggio ancora di chi dice che il coraggio di
rimanere a Bagnara è dato nell’imitare il maestro Emilio Fede.
Per spiegare quanto ho sintetizzato dovrei scrivere almeno 10
pagine, quindi gentilmente per capire o per conoscere le
puntate precedenti leggetevi gli interventi originali dal caro
Claudio in poi.
Lo so che è dura
affrontare discorsi e studiare la società per capire dove
siamo con chi siamo e cosa facciamo, ma se non si percorre la
strada principale e non si studia la trasformazione della
società, cosa che stava facendo egregiamente il dott.
Puntillo, col quale penso siamo molto distanti come pensiero,
quindi non è mia intenzione fargli una statua, non caveremo
ragni dai buchi.
La domanda “cosa
facciamo”, caro Giuseppe, è prematura, molto prematura. Se non
sai quali attrezzi hai in mano come puoi operare? Se ti manca
l’assistente, l’anestesista o il primario operi lo
stesso?
Come fai a fare una
discussione seria sul CAMPUS SCOLASTICO in zona campo sportivo
quando poi volevano portarsi il liceo a Pellegrina? (leggi
interventi precedenti).
In sogno ho visto
sia il viale Turati che il corso V. E. II prolungati fin sopra
lo Sfalassà, il torrente tombinato ed a monte sapientemente
ingabbiato in sette punti diversi per evitare lo sbarramento
del corso dell’acqua in caso di piogge torrenziali, un grande
parcheggio sopra il torrente e dove c’è il campo sportivo
andando oltre le scuole medie un grande campus con tutte le
scuole cittadine dalle elementari alle superiori. Ho sognato
al posto delle attuali scuole elementari del centro una
piscina ed un palazzetto dello sport per le varie società
sportive, ho sognato al posto dell’attuale liceo una
biblioteca e sala polifunzionale per tutte le esigenze, ho
sognato ancora dove c’è I.T.I.S. un ostello per ospitare
ragazzi per scambi culturali, poi mi sono svegliato ed ero a
1200 km distante ma contento dei miei buoni propositi.
Non mi dilungo a
ripetere come la penso ma invito quanti vogliono dare un
contributo serio allo sviluppo della discussione e
conseguentemente tentare di annaffiare i fiori appassiti delle
aiuole bagnaresi di abbandonare gli schemi vecchi e
tradizionali dettati dalle vecchie e nuove chiese
partitocratiche e soprattutto tentare di capire i giovani
lasciandoli crescere con le proprie idee senza violentarli nei
loro pensieri. Personalmente oltre che leggere cose stantie di
gente interessata, preferirei leggere cose fresche di giovani
liberi ed indipendenti da qualsiasi bandiera. Bagnara è troppo
bella per non lottare, e lottare oggi significa difenderla dai
corvi, dagli squali, dalle iene dagli insetti, dai
mangiafuoco e dai politicanti. C’è un tempo per seminare ed
un tempo ai voglia ad aspettare, ma se manca l’aratro come si
fa a preparare il terreno? Il domani è legato a ciò che si fa
oggi che domani sarà già ieri, ecco perché bisogna conoscere
il passato e capirlo, perché domani tra due giorni sarà ieri.
Aspetto una seria analisi costruttiva, di provocazioni questa
penso sia più che sufficiente.
Gianni Saffioti
Non credo,
Gianni, che a doverci far riflettere "sulla condizione
generale socio-culturale del paese" siano gli ultimi
interventi. Oso dire che non mi pare che Badalì e Lopresto si
siano resi responsabili di chissà quale orrore d'analisi
storiografica, sociologica o politica,
o
di qualche invasione di campo. Hanno semplicemente
(anche loro, nel nulla generale che qui ci avvolge) dato un
contributo. Ignazio, in particolare, ha fatto una proposta che
personalmente ritengo degna di considerazione, anche se
condivido qualche perplessità letta in un passaggio di Mimmo Lopresto, su cui Ignazio stesso
magari potrebbe - se gli garba - replicare. Pertanto, non
riesco a scandalizzarmi o ad adirarmi per quanto letto.
Scrissi che era il momento di
passare dalle analisi alle proposte (e una - di Badalì - è
giunta!). Resto di questo avviso. Se qualche amico desidera
comunque continuare ad esporre ciò che pensa, che male ci
vedi?
Ti ho risposto di getto. Gradirei farlo, più avanti, in
maniera più analitica. Non me ne volere
Giuseppe

"Un mondo nel quale la politica..."
31 ottobre 2008
Da Mimmo Lopresto ricevo e pubblico
“UN MONDO NEL QUALE
LA POLITICA SI RIDUCA SOLO AL VOTO E AI SONDAGGI SAREBBE
INACCETTABILE PERCHE’ STRAVOLGEREBBE LA VITA DEMOCRATICA.
NESSUNO MAI RIUSCIRA’ A REPRIMERE LA NATURALE TENDENZA
DELL’UOMO A DISCUTERE, RIUNIRSI, ASSOCIARSI”
(Enrico Berlinguer,
18.12.1983)
Vorrei esprimere
alcune considerazioni sulla proposta formulata da Ignazio nel
suo recente intervento su classe dirigente, associazioni e
politica. In verità, era stato Claudio che, qualche mese fa,
aveva posto per primo la questione, riferendosi in particolare
al fenomeno ancora diffuso dell’emigrazione di molti giovani
bagnaresi verso il Nord Italia per motivi di lavoro.
Un’emigrazione in molti casi “qualitativamente” diversa
rispetto a quella di qualche tempo fa tanto che lo stesso
Claudio aveva posto il problema di “quale sarà a Bagnara la
classe dirigente fra quindici anni?”.
Claudio ed Ignazio,
sebbene in termini diversi, hanno sollevato, non tanto
implicitamente, un dubbio: esiste a Bagnara una classe
dirigente? E quale sarà quella del futuro? Anch’io ritengo che
in un paese normale la classe dirigente non debba essere
costituita soltanto dai politici, ma è anche vero che la gente
da sempre attribuisce alla classe politica (dirigenti di
partito, eletti nelle istituzioni locali) le maggiori
responsabilità, le colpe o i meriti, a proposito del
funzionamento di servizi, qualità della vita, crescita
culturale e economica, insomma del presente e del futuro della
società. Sono peraltro convinto che, per tutti coloro (anche
per i cosiddetti tecnici o professionisti) che accettano o
decidono di candidarsi ad incarichi istituzionali elettivi, la
formazione politica sia molto importante. Non ci sono dubbi
tuttavia che i risultati migliori per gli interessi generali
della collettività e sulle questioni essenziali si possono
ottenere solo se si mette in atto realmente il metodo della
concertazione tra istituzioni con i rappresentanti delle
categorie e della società civile.
Forse Ignazio non ha
torto quando afferma che “nella nostra realtà la definizione
di classe dirigente coincide quasi perfettamente con quella di
classe politica”, una classe politica che nel suo intervento
non è descritta come del tutto adeguata alle esigenze attuali
tanto che viene ipotizzata la creazione di una cosa simile ad
un Consiglio Comunale “ombra”. Inoltre, lo stesso Ignazio non
dice una cosa nuova quando afferma che è un errore “pensare
che bisogna detenere almeno una carica di consigliere comunale
per svolgere una funzione propositiva per la comunità”.
L’attività politica infatti non è una prerogativa di chi
ricopre un incarico istituzionale, ma è un diritto che i
cittadini possono esercitare attraverso i vari strumenti di
partecipazione democratica: partiti, manifestazioni, giornali,
comitati, assemblee, ecc. Nel riaffermare questo principio, è
giusto al tempo stesso ricordare che è comunque il Consiglio
Comunale (maggioranza e minoranza con ruoli evidentemente
diversi) l’organo istituzionale deputato ad amministrare il
paese. Nel corso del dibattito online, a proposito di classe
dirigente, era stato posto qualche tempo fa un interrogativo:
“quando ci sono le elezioni, come mai coloro che si sentono in
grado di dare un contributo importante non scendono in
campo?”. Non ci sono dubbi che la situazione ideale è
senz’altro rappresentata da un rapporto equilibrato tra
istituzioni e società civile, dove quest’ultima può svolgere
un ruolo determinante di critica e di proposta, di fare
insomma opinione pubblica. Il problema quindi non può essere
disgiunto da una brevissima analisi sullo stato di salute
della politica bagnarese e da una domanda: oggi, nel nostro
paese, si fa ancora politica? Sull’argomento, avevo espresso
la mia opinione nel precedente intervento dello scorso 3
ottobre al quale rinvio anche per la proposta fatta in
quell’occasione. Vorrei però tornare brevemente a sottolineare
alcuni aspetti.
I partiti storici
italiani, a partire dalle strutture di base, erano un tempo
spazi per riunirsi, discutere e decidere, erano una scuola che
diplomava militanti e gruppi dirigenti qualificati e che
formava una parte importante della classe dirigente della
nazione. A Bagnara, la politica intesa come partecipazione dei
cittadini alla vita democratica attraverso i partiti è di
fatto assente.
A Bagnara - e non
solo - si tende ormai ad identificare il politico soltanto
nell’amministratore o comunque in chi ricopre un incarico
istituzionale. Oggi le sezioni o i circoli dei partiti sono
chiusi, sebbene si assista al loro improvviso risveglio alla
vigilia di elezioni amministrative o in occasione di congressi
nazionali; la mancanza di strutture organizzative dei partiti
e di riconoscibili gruppi dirigenti coesiste con la loro
insufficiente visibilità all’interno del Consiglio Comunale
con il conseguente venir meno dello storico raccordo tra i
gruppi consiliari, i partiti e la società. La militanza è
praticamente scomparsa e l’approccio alla politica avviene
talvolta in modo improvvisato, dilettantesco. Pochissima gente
assiste alle sedute del Consiglio Comunale. Sarebbe però
ingeneroso attribuire alla classe politica locale tutte le
responsabilità del superamento del concetto tradizionale di
politica e di partito: il problema è indubbiamente più vasto
ed ha carattere nazionale. Questo quadro, sicuramente non
incoraggiante, è completato da altri segnali preoccupanti come
la personalizzazione della politica, la crisi del senso di
appartenenza, la difficoltà dei partiti ad essere protagonisti
di un grande progetto di cambiamento, il rischio, in parte già
materializzato, della trasformazione del partito di massa in
partito “leggero” e delle sezioni in comitati elettorali.
Negli ultimi tempi in Italia, con la destra al governo, si sta
assistendo inoltre ad una involuzione della politica costruita
sull’immagine, sui sondaggi e sugli annunci ad effetto, una
politica insomma ridotta a spot quotidiano. Né bisogna
sottovalutare l’emergenza democratica attualizzata dai
discutibili atteggiamenti della destra orientati a demonizzare
il dissenso e a teorizzare il pensiero unico, a disprezzare
l’opposizione ed attaccare il sindacato, a dar luogo ad una
campagna mediatica contro il pubblico impiego.
Ma torniamo alla
nostra dimensione locale. Qualche amministratore potrà forse
obiettare che la politica si identifica con “il fare” nel suo
significato più decisionista. E’ vero solo in parte perché
anche le scelte amministrative più importanti dovrebbero
essere esaminate all’interno dei partiti di riferimento e con
la società civile. Analogo ragionamento andrebbe fatto per la
minoranza. Ma, oggi, a Bagnara, maggioranza e opposizione
parlano con i rispettivi partiti? … E ancora: gli attori della
politica bagnarese riescono a fare opinione pubblica? Per chi
governa è sicuramente più semplice perché a parlare dovrebbero
essere i fatti. I cittadini giudicano l’amministrazione
comunale per il suo operato o per la sua inerzia. Il problema
è più complicato per la minoranza che attualmente è il
centrosinistra. Claudio ha scritto recentemente che “il
centrosinistra a Bagnara ha il fiato molto corto”. Non ha
tutti i torti. Il centrosinistra purtroppo continua ad avere
problemi di visibilità, di comunicazione, di radicamento nel
territorio: ritengo che sia arrivato il momento di coordinare
forze e idee per creare le condizioni affinché in tempi
ragionevoli il centrosinistra diventi una credibile
alternativa all’attuale maggioranza. Non credo di essere molto
originale nel dire che il futuro della coalizione progressista
è, almeno per ora, nel ruolo che saprà svolgere il PD che però
non può prescindere da un’intesa con l’area della sinistra
democratica. Ma questa è un’altra storia… Ancora Claudio ha
scritto qualche tempo fa che “la classe politica bagnarese è
longeva e non dà molto spazio al rinnovamento”, argomento che
prima o poi dovrà essere approfondito. C’è da chiedersi infine
se, nonostante le note difficoltà oggettive, è possibile un
salto di qualità per la politica bagnarese.
Nell’intervento di
Ignazio sono quindi condivisibili tre aspetti: 1) la classe
dirigente non può circoscriversi alla classe politica; 2) i
soggetti politici non sono rappresentati esclusivamente da
coloro che ricoprono incarichi istituzionali; 3) occorre un
complessivo salto di qualità. Tuttavia, non posso non
evidenziare perplessità sostanziali su altri aspetti, inclusa
la proposta che egli illustra nella parte finale
dell’intervento.
Ignazio scrive: “Non
più i migliori che si scontrano tra loro, ognuno abbarbicato
ad anacronistici e sterili pregiudizi, per cercare di
conseguire o riaffermare posizioni in una inconcludente scala
di valori. […] Non più quindi soggetti che si ignorano, perché
pretendono di appartenere a mondi a se stanti. […]. Ce ne
facciamo un altro di Consiglio Comunale, che possiamo chiamare
Comitato, Fondazione, […]. Servirebbe che i vertici delle
associazioni presenti sul territorio componessero un comitato
incaricato di redigere un elenco di persone di ogni, e anche
nessuna, estrazione ritenute degne di dibattere le questioni
che interessano la collettività […]”.
Non condivido
innanzitutto un’impostazione che potrebbe dare la sensazione
che, dalla differenza di valori tra individui, possa
conseguire quasi automaticamente il pregiudizio e la mancanza
di dialogo. Probabilmente lo era nel passato quando la
politica era identificabile con l’ideologia, ma oggi non è più
così: la diversità dei valori in una società è essa stessa un
valore che non deve sfociare nel pregiudizio né deve essere un
ostacolo al confronto. Esiste una “scala di valori”? Ciò che
penso è che i valori contenuti nella nostra Costituzione, nata
dalla Resistenza, dall’antifascismo e dalla convergenza tra le
culture democratiche del secondo dopoguerra, devono essere un
riferimento morale per tutti.
Pur
apprezzando il
tentativo di Ignazio di dare una risposta all’argomento in
discussione, ritengo che la sua proposta sia condizionata
dalla forma e dal metodo con cui dovrebbe concretizzarsi e
proiettarsi all’esterno. A parte la denominazione che dovrebbe
assumere questa nuova “creatura” (Club, Circolo, ecc.) e
l’anomala ed elitaria procedura di selezione degli
“arruolati”, la proposta consisterebbe, se non ho capito male,
nella realizzazione di un contenitore in cui possano convivere
persone di culture e orientamenti politici diversi, o persino
distanti, per discutere e “fornire soluzioni” ai problemi del
paese. Si tratterebbe comunque di un’organizzazione stabile,
non tematica, ma con ampie finalità politiche (sebbene non
partitiche o ideologiche) che, così come è presentata,
potrebbe non aver vita lunga, salvo che non nasca soltanto
affinché i cosiddetti “migliori” indicati dalla società civile
possano esercitarsi nella dialettica. Le difficoltà infatti
non nascerebbero tanto dal semplice e auspicabile confronto
tra idee diverse, quanto dalle modalità di proiezione
all’esterno e dalle risposte comuni ai singoli problemi del
paese da ricercare tra persone con valori diversi e quindi con
una diversa visione di funzionamento della società soprattutto
su temi particolarmente sensibili. Ma “discutere per
discutere” non è sembrato essere l’obiettivo della proposta di
Ignazio che, con le dovute cautele, potrebbe essere accostata
al diffondersi sistematico delle liste civiche confuse e
scolorate talvolta rappresentative di un sentimento
trasversale di insofferenza verso la politica rappresentata
dai partiti.
Assumerebbe invece
un significato realisticamente diverso l’ipotesi di un
coordinamento tra le associazioni su temi specifici o in casi
particolarmente importanti. Qualche tempo fa, Claudio aveva
fatto riferimento ad “una sorta di commissione Attali per
Bagnara, un tavolo di volenterosi dove convogliare idee,
proposte, soluzioni innovative”: un’idea suggestiva, salvo
apprendere dai giornali che a Bagnara non riesce a decollare
neanche la Commissione Pari Opportunità!
Le ragioni delle mie
perplessità sulla
proposta di Ignazio
sono semplici. Ribadisco la mia convinzione che, se
l’obiettivo è il miglioramento della società in cui si vive,
non ci sono alternative all’impegno civile nelle associazioni,
nei partiti, nel sindacato, ripartendo dalla riscoperta dei
valori. Un’organizzazione con finalità politiche o sindacali è
formata da una pluralità di soggetti con obiettivi comuni e
valori condivisi per cui ritengo che scegliere liberamente di
aderire ad un’organizzazione non può prescindere dal senso di
appartenenza agli ideali e ai valori che essa si propone
statutariamente di rappresentare. In caso contrario, si
rischia di precipitare nel trasformismo e nella confusione,
cose di cui non si sente il bisogno. Non si tratta di una
visione nostalgica della politica, come qualcuno potrebbe
pensare, bensì di una idea della politica e dell’impegno
civile in cui l’appartenenza a movimenti o formazioni diverse
è determinata da una visione delle cose e della società
fondata appunto su valori, ideali e indirizzi programmatici
differenti. Ciò non significa avere pregiudizi o costruire
muri ideologici né precludere il dialogo tra posizioni
diverse; può significare invece trovare soluzioni condivise su
temi specifici, se ciò avviene nella chiarezza e nel rispetto
dei ruoli.
Mimmo Lopresto

Una classe dirigente da inventare
17 ottobre 2008
Caro Giuseppe, ti invio in allegato un mio scritto relativo al
dibattito che si è sviluppato nello spazio che curi, sperando
che tu lo ritenga degno di pubblicazione. Con l'occasione ti
rivolgo il mio apprezzamento per la tenacia e il garbo con cui
sostieni l'iniziativa.
Cordiali saluti,
Ignazio Badalì
Sospinto ed incuriosito da un’affabile conversazione con degli
amici, vinco la mia ritrosia “antimoderna” ad avvalermi degli
attuali sistemi informatici, ed opportunamente assistito,
riesco alfine ad esplorare l’interessante tribuna tenuta e
curata dal Dott. Barilà, a cui va sicuramente riconosciuto il
merito di sostenere un impegno che rivela capacità e
sensibilità non comuni.
Lo spessore degli
argomenti trattati e l’acutezza delle analisi eseguite non
trova al momento, purtroppo, altro luogo deputato ad
accogliere lo stesso livello di confronto. Ne consegue che
esso rimane pertanto l’unica opportunità fruibile per la
rivelazione del pensiero, oltre a disimpegnare la meritoria
funzione di garantire un contatto fra la città e i suoi figli
lontani.
Lo strumento però,
mi rendo conto, mal si concilia con eventuali necessità di
approfondire i temi dibattuti; poiché si rischia di rendere i
testi poco consoni con l’esigenza di una rapida
estrinsecazione delle idee. E’ gioco forza pertanto procedere
ad enucleare i singoli aspetti e differire magari nel tempo
l’esame degli stessi, fuggendo così il rischio di vergare una
carrellata espositiva che traccia gli argomenti esentandosi
dall’esplorarne, se non le pieghe più recondite, almeno i
tratti essenziali. Mi piego pertanto (concessione alla
coerenza!) a concludere questa che potrebbe apparire una
scarna premessa, per dedicare maggiore spazio al commento di
qualche motivo precedentemente trattato.
L’amico Claudio
Careri (a cui indirizzo un saluto affettuoso unitamente al mio
rammarico per essere lui l’ennesima, inevitabile e recente
preda di realtà esterne al nostro territorio) pone, se
vogliamo, una questione evidente. Prima di procedere oltre,
però, è bene rimarcare che nella nostra realtà la
definizione di classe dirigente coincide quasi perfettamente
con quella di classe politica; altrove non è così. La classe
politica è una componente, sicuramente importante, della più
vasta e variegata classe dirigente di un Paese. Si aprono
quindi due sole strade percorribili: sperare che la nostra
classe politica subisca una mutazione che le consenta di
assolvere la delicata funzione o promuovere la costruzione di
una struttura sociale esterna ad essa che abbia dignità tale
da operare in assoluta autonomia. Detto con estrema ed amara
franchezza, entrambe le soluzioni per realizzarsi più che
un’opera hanno necessità di un miracolo! Di fronte ad una
situazione di tale complessità, a parlarne si rischia di
ribadire, in forma quasi sadica, i motivi di un fallimento che
acuisce oggi gli aspetti di un ulteriore decadimento. Nella
pur grave contingenza dei tempi attuali può esistere invece,
se non una soluzione, una risoluzione che deve essere
necessariamente di tipo rivoluzionario; nel senso che nasce e
si sviluppa con metodiche mai utilizzate nel passato, rompendo
criteri antichi e inconcludenti antitesi. Ma procediamo per
gradi, tentando di dare per quanto possibile una forma
ordinata all’esposizione.
Questa terra aspra,
ciò nonostante suscitatrice di indelebile nostalgia, vede
quasi quotidianamente partire i suoi giovani, senza più alcuna
distinzione di ceto sociale, qualità intellettuali,
propensioni. L’idea dell’emigrante con la valigia di cartone -
iconografia di altri tempi - è superata dal triste esodo che
si apre come unica prospettiva per tutti. Siano essi aspiranti
professionisti, onesti lavoratori, linfa per le varie
istituzioni statali. Questo è il “brillante” risultato
conseguito da quella sedicente classe dirigente che si è
succeduta dal dopoguerra ad oggi; sempre pronta a ribadire un
presunto impegno meridionalista, ma altrettanto pronta a
“dissipare” le pur incongrue risorse assegnate al Sud. Questa
scellerata oltre che immorale condotta, ha fatto il gioco di
chi non aveva interesse alcuno nell’avanzamento della parte
più svantaggiata del Paese. Perché suscitare pericolose
concorrenze? Perché mettere in gioco primati, comodità,
benessere? E’ anche la prova di quanta ipocrisia occludeva le
menti di quelle classi dirigenti (di cui Claudio paventa la
scomparsa per interrotta rigenerazione) e che, a ben guardare,
non ci sono mai state nel senso che comunemente si intende.
Non basta avere le qualità intellettuali per aspirare a
comporre una classe dirigente. Se i suoi membri sono avvinti
da un sistema suicida, sul quale non hanno la possibilità di
incidere, la loro esistenza è dubbia. Per definizione, una
classe dirigente è chiamata a guidare almeno una parte della
comunità o un settore della sua quotidiana esistenza. Se ciò
non avviene, possiamo parlare solo di potenzialità inespresse.
Non di rado si è visto eminenti personaggi essere costretti a
subire le logiche perverse di un sistema greve, governato
esclusivamente dalla forza dei numeri, deciso pervicacemente a
non operare alcun cedimento a tentazioni meritocratiche. Tante
volte la mediocrità si è fatta addirittura beffe di questi
personaggi, relegandoli sistematicamente ai margini.
Sopportati a fatica, come la cravatta e il vestito buono che
si è costretti ad indossare durante una cerimonia nuziale
agostana. Certo, era gente che non aveva il tempo,
l’opportunità, forse neanche la voglia di impegnarsi a tessere
una stringente rete clientelare; unico metodo rivelatosi
efficace per la genesi e la progressione del consenso.
Aver ricondotto
l’impegno pubblico al mero interesse privato, non ha certo
giovato neanche ai seguaci dell’uovo per sé oggi piuttosto che
la gallina per tutti domani. Probabilmente anche costoro hanno
visto, vedono o vedranno partire i loro figli come i
braccianti del secolo scorso. Risultato finale: tutti
sconfitti. Sconfitto chi puntava a non alterare gli equilibri
vigenti e si integrava nel sistema infido pensando a trarre
vantaggi per sé; sconfitto chi non condivideva, però faceva
finta di non accorgersi di come andavano le cose ed era sempre
alla disperata ricerca di alibi; sconfitto chi si faceva da
parte, un po’ per snobismo e un po’ perché pensava veramente
che la politica dovesse essere necessariamente una “cosa
sporca”; sconfitto chi abbaiava alla luna, come devo aver
fatto anch’io.
Comprendo le ragioni
di Claudio e di altri, i quali sono giunti alla conclusione
che tra non molto questo paese non potrà più contare su una
classe dirigente che indirizzi il suo sviluppo o, più
verosimilmente, gestisca la sua sopravvivenza. Non condivido
le loro “paure” perché una classe dirigente (nel senso
auspicato un po’ da tutti) questo paese non l’ha mai avuta.
Con questo non voglio dire che non ci siano state espressioni
di livello. Però queste espressioni sono state mortificate
dalla massa dei “piccoli coltivatori di orticello”. Siamo
vittime di una visione passata, oserei dire, di stampo
sudamericano, dove si gode delle miserie circostanti perché
così emerge ancora di più la posizione esclusiva di chi
detiene il potere. Malgrado una situazione più difficile
rispetto al passato; malgrado il disprezzo che ci riservano e
di cui non fanno mistero i nostri connazionali che abitano
latitudini più elevate; malgrado tutto, noi possiamo farcela,
utilizzando quelle risorse impreviste che soltanto la
disperazione è in grado di richiamare.
Dobbiamo suscitare
una rivoluzione aristocratica in senso platonico. Non più i
migliori che si scontrano tra loro, ognuno abbarbicato ad
anacronistici e sterili pregiudizi, per cercare di conseguire
o riaffermare posizioni in una inconcludente scala di valori.
Se non sono i migliori a comprendere per primi la necessità di
una cooperazione proiettata a riscattare i destini del nostro
territorio, come si fa a pretendere che ciò possa scaturire da
un moto corale che fermenti nelle coscienze di coloro che come
principale assillo hanno quello di sbarcare il lunario.
Una rivoluzione che
arruola e pretenda competenze, capacità di analisi e di
elaborazione. Non più persone che discutono per discutere, ma
soggetti che discutono per fornire soluzioni e sostenere un
impegno. Non più quindi soggetti che si ignorano, perché
pretendono di appartenere a mondi a se stanti (come fossimo su
una nave, che rischia di andare a fondo, dove il motorista
rifiuta di prendere una cima perché ritiene di essere
assegnato ad altre funzioni).
Altro errore da
contrastare è il pensare che bisogna detenere almeno una
carica di consigliere comunale, per svolgere una funzione
propositiva per la comunità. Se per essere eletti a svolgere
mansioni di pubblico amministratore è necessario chinarsi a
compromessi più o meno grandi, se a questi compromessi uno non
ritiene di aderire: poco male! Ce ne facciamo un altro di
consiglio comunale, che possiamo chiamare Comitato,
Fondazione, Circolo, Club o come meglio si crede, dove per
accedervi non è necessario affrontare un’elezione governata da
logiche risapute, bensì dimostrare di poter essere utili al
progresso civile, materiale, sociale, culturale, oserei dire,
anche morale della nostra gente.
Intuisco che a
questo punto ci si attenda una proposta concreta. Eccola:
servirebbe che i vertici delle associazioni presenti sul
territorio (la società civile) componessero un comitato
incaricato di redigere un elenco di persone di ogni, ed anche
nessuna, estrazione ritenute degne di dibattere le questioni
che interessano la collettività. A costoro dovrebbero inviare
una lettera di invito per la composizione di un organismo che
sia tribuna delle maggiori espressioni del paese. Con
l’adesione di un primo nucleo ecco composto l’embrione di
questo nuovissimo istituto di rappresentanza.
Questa terra
proletaria ha nei giovani la sua unica ricchezza. Solo essi,
forza incontaminata di prima linea, possono determinare una
discontinuità di sistema. Se maturano la convinzione che è
necessario rigettare l’esperienza fallimentare del passato, se
riescono a comprendere che la soddisfazione al vivere data
dall’acquisizione di beni materiali è ancor più arricchita dal
nutrimento di idealità, essi potranno rappresentare le legioni
del nostro riscatto. Sono convinto che i giovani non hanno
bisogno di essere guidati, e poi da chi? Da coloro che
appartengono ad una generazione che ha fatto registrare uno
dei più clamorosi fallimenti della storia meridionale? Né
hanno bisogno di essere adulati. Hanno solo bisogno di esempi.
Ecco il nostro compito: tracciare una strada. Essi decideranno
se valga la pena seguirla.

Guardiamo al
futuro
15 ottobre 2008
Da
Sarino Barilà ricevo e pubblico
Giuseppe,
Con il sintetico
post del 6 settembre 2008 "E ora che fare?" aveva cercato di
sollecitare i partecipanti a mettere sul tavolo qualche
proposta brutta, bella, buona o cattiva purchè proposta
fosse.......
Da quello che leggo
fino ad oggi continuano a susseguirsi dissertazioni più o meno
condivisibili, repliche e controrepliche che lasciano neanche
tanto velatamente trapelare qualche ruggine tra gli
interlocutori.
Lungi da me dal dare
giudizi sull'uno o sull'altro ma constatavo solamente come il
suo messaggio non fosse stato colto.
Leggendo i vari
interventi mi viene spesso in mente il testo di quella canzone
di Edoardo Bennato dal titolo "Dotti, Medici e Sapienti"
contenuta dall'album Burattino senza fili che riporto di
seguito con l’auspicio che leggendola (per chi non la conosca)
e rileggendola possa far ritrovare la strada maestra da lei
sollecitata.
E nel nome del progresso il dibattito sia aperto,
parleranno tutti quanti,
dotti, medici e sapienti.
Tutti intorno al capezzale di un malato molto grave,
anzi giá qualcuno ha detto che il malato é quasi morto.
Cosí giovane é un peccato che si sia cosí conciato,
si dia quindi la parola al rettore della scuola.
Sono a tutti molto grato di esser stato consultato,
per me il caso é lampante, costui é solo un commediante.
Non lo vengo a contraddire, il collega professore,
ma costui é un disadattato, che sia subito internato.
Al congresso sono tanti, dotti, medici e sapienti,
per parlare, giudicare, valutare e provvedere e trovare dei
rimedi per il giovane in questione.
Questo giovane é malato, so io come va curato,
ha giá troppo contagiato, deve essere isolato.
Son sicuro ed ho le prove, questo é un caso molto grave,
trattamento radicale quindi, prima che finisca male.
Mi dispiace dissentire, per me il caso é elementare,
il ragazzo é un immaturo, non ha fatto il militare.
Ritornello.
Permettete una parola, io non sono mai andato a scuola,
e tra gente piú importante, io che non valgo niente, forse non
dovrei neanche parlare,
ma dopo quanto avete detto io non posso piú stare zitto,
e perció prima che mi possiate catturare, devo urlare e
gridare,
io lo devo avvisare, di alzarsi e scappare, anche se si sente
male,
vai scappa, scappa… SCAPPA!!!!!!.
Ecco SCAPPA!!!!!! Se
non si riuscirà a fare spazio al futuro perché troppo presi
dal pensiero del passato questo sarà l'unico buon consiglio
che mi sentirò di dare ai nostri giovani per il loro domani.
Saluti
Sarino Barilà

Risposta
a Sarino Cundari
6 ottobre 2008
Da
Benvenuto Sofia ricevo e pubblico
Giuseppe, ho letto
l’intervento di Sarino Cundari e la prima cosa che mi viene in
mente di dire è: approvo tutte le proposte che l’autore fa
per risolvere i problemi prospettati. A questo punto ti avrei
salutato e non so se tu avresti pubblicato questa mia breve
nota.
I frequentatori del
tuo blog si sarebbero chiesti: “Ma dove stanno le proposte?
All’inizio ci sono frasi che ci fanno capire che Sarino è un
professionista il cui lavoro ha a che fare con la fisica, che
sicuramente conoscerà benissimo; poi se la prende con un
“magistrato” (il momento mi sembra propizio, visto che i media
nazionali (schierati) non fanno altro che sponsorizzare
l’apertura della “caccia al magistrato”) senza probabilmente
(ma qui ci possiamo sbagliare) conoscere l’articolato del
documento emesso dall’autorità giudiziaria; poi ancora demanda
allo “Stato” e lo mette tra virgolette, la risoluzione di
tutti i problemi; poi infine decide di svegliare le coscienze
chiedendosi se non sia ora di organizzare qualcosa a riguardo,
non sapendo o facendo finta di non sapere che diverse
associazioni e comitati di cittadini (soprattutto di Ceramida
che vivono con ansia il problema della discarica), per non
parlare di un dibattito pubblico promosso da “Legambiente”, si
sono mobilitati più volte per sensibilizzare la cittadinanza e
le istituzioni sulla questione. Ciliegina sulla torta l’ironia
ed il disprezzo verso quelle associazioni (di una in
particolare lui ne ha fatto parte e poi l’ha lasciata,
sicuramente con “lecitissime” motivazioni) che hanno il solo
torto di aver contribuito, ognuno secondo le proprie
competenze, a cercare di portare piccoli mattoncini alla
“ricostruzione” di un senso culturale di questa cittadina che
ormai da molti anni sembra perso.
Ebbene, i
frequentatori del tuo blog, secondo me, avrebbero visto
giusto. L’unica cosa, per quanto mi riguarda, visto che ho
partecipato alla discussione iniziata un po’ di tempo fa su
questo portale, e visto che sono coinvolto in qualità di
rappresentante di una delle associazioni che operano (con
fatica) a Bagnara, dicevo l’unico aspetto effettivo del
discorso di Sarino è che ha l’abilità di farti “inc....re” a
tal punto che speri si possa innescare una reazione concreta
da parte di tutti coloro che sono stati chiamati in causa
(tranne Newton che non c’è più ed il magistrato che ritengo
abbia altro da fare.....).
Ho già avuto modo di
dire che un intervento non può dare un’idea completa di quello
che si vuole intendere o dire e questo vale anche per Sarino,
che sicuramente amplierà con proposte concrete il suo dire.
Quello che penso è che bisogna cambiare il metodo di confronto
e di dialogo, non attaccando a 360°, ma facendosi un esame di
coscienza e dire “ma io che cosa sto facendo perché le cose
cambino?” E soprattutto cercare sempre di estrapolare dalle
iniziative che chiunque propone, singolo o associazione, tutte
le intenzioni positive che vogliono andare nella direzione
della crescita culturale e sociale del nostro Paese. Quando
riusciremo a mettere insieme tutto o gran parte delle proposte
e degli atteggiamenti positivi, allora avremo imboccato la
strada giusta.
Quindi, Sarino, non
me ne volere, ma se vuoi veramente partecipare al dibattito,
non lo fare con le vecchie formule che adoperavano i
“politici”. Molte volte quelli che riteniamo gli “altri”, in
fondo siamo solamente “noi”.
Cordialmente,
Benvenuto Sofia.

Che frana
5 ottobre 2008
Da Sarino Cundari ricevo e pubblico volentieri
Giuseppe, colgo
l'occasione per girarti qualche breve riflessione spontanea: è
mai possibile che nel XXI secolo si viva come o peggio del
Medioevo? Ma come si fa a fare passare un'autostrada che giornalmente
devasta il territorio comunale, sconquassa irreversibilmente
l'ambiente circostante, innalza torri immense di terra come ai
tempi dei babilonesi per il bene del progresso e della scienza
e poi per transitare sulla Statale 18 si rischia di rimanere
sepolti da un cospicuo masso in caduta libera a causa di una
legge di gravità che tuttora ci condanna? Pensi che le reti che ciclicamente vengono collocate sui
costoni possano risolvere il problema magari a trattenere pure
il fango? Ti sembra giusto che da qualche anno un magistrato limiti la
velocità a 20 Km/h su strada e ferrovia nel tratto di
rettilineo di Favazzina come "custodia cautelare" in attesa
che si definiscano le responsabilità della precedente frana? Non credi che lo "stato" dovrebbe sdebitarsi con il nostro
territorio per avere consentito lo scempio di cui sopra,
magari mettendo in sicurezza i pochi tratti veramente
pericolosi della statale 18 prolungando qualche tratto di
galleria artificiale? Ma allora i comitati "NO TAV" e "NO PONTE" non hanno insegnato
nulla? Perchè periodicamente, come l'Araba Fenice" si parla della
"Bovalino-Bagnara" e mai del breve tratto della Statale 18? Infine, perché chi doveva intervenire non interviene nei modi
dovuti magari con il sicuro consenso dei cittadini? Non ti sembra che vada promossa qualche iniziativa seria in
tal senso? Dove sono le libere associazioni che si preoccupano ad
organizzare mega e ricchi convegni con la partecipazione di
mega illustri accademici relatori per folle partecipanti di
una dozzina di persone al solo scopo di fare "cultura" o
"accademia"? Le maggioranze silenziose e le illustri, tenaci ed
irriducibili opposizioni non hanno nulla da strombazzare? Un caro abbraccio
Rosario Cundari

C’era una volta la politica…
3 ottobre
2008
Giuseppe, in riferimento al dibattito che si sta svolgendo sul
tuo sito, ti trasmetto, come ti avevo preannunciato, una
sintesi significativa di un intervento più ampio che
completerò nei prossimi giorni. Ciao, Mimmo Lopresto
Ho seguito
con particolare interesse le riflessioni che in questi mesi
sono state pubblicate sul
sito di Giuseppe Barilà: il dibattito, avviato con una
riflessione di Claudio sui giovani emigranti bagnaresi (“Bagnara
è destinato a diventare un paese di vecchi?”), si è
spostato gradualmente su altri temi come, ad esempio, il ruolo
dell’associazionismo e dei giovani, la mancanza di una classe
dirigente e di leader, la diversità e l’isolamento di Bagnara
rispetto ad altre realtà territoriali e, infine, il singolare
atteggiamento spesso apatico e superficiale, talvolta anche
contraddittorio, dei bagnaresi nei confronti dell’impegno
nella società civile e delle cose della politica.
Sono state
fatte riflessioni e proposte, alcune condivisibili, altre
meno. Tuttavia, non si può purtroppo non prendere atto che,
dalla lettura complessiva delle note pubblicate, è emerso un
quadro non del tutto ottimista sia sul presente sia sulle
prospettive future del paese (Claudio si è chiesto “quale
sarà a Bagnara la classe dirigente fra?”).
Il dibattito
online, molto ampio e articolato si può riassumere in
due grandi questioni: il destino di un piccolo paese del Sud
costretto ad assistere impotente alla partenza dei suoi
giovani in cerca di lavoro nel nord d’Italia e il ruolo più o
meno importante attribuito all’associazionismo in funzione
della crescita civile, culturale ed economica di Bagnara.
Vorrei per il
momento soffermarmi soltanto su quest’ultimo aspetto e fare
una proposta.
Sono
perfettamente d’accordo con la tesi secondo cui
l’associazionismo democratico deve essere valorizzato e
sostenuto e che la partecipazione dei cittadini alla vita
politica rappresenti un valore fondamentale per la crescita
civile e culturale della propria comunità territoriale e per
il rafforzamento sostanziale della democrazia: attraverso
l’impegno nelle associazioni, nei partiti, nel sindacato.
Durante il
dibattito si è dissertato diffusamente di associazionismo
culturale, sportivo, sociale e persino religioso, con
riferimento non solo alle numerose iniziative organizzate
recentemente e alle positive esperienze presenti nel paese, ma
anche ai problemi e alle difficoltà che attraversano il mondo
associativo e che condizionano non poco la sua capacità di
incidere nel tessuto sociale. Mentre qualcuno ha auspicato
maggiore dialogo e collaborazione, altri hanno esternato
ottimismo, altri ancora scetticismo. In qualche intervento
sembrerebbe emergere una vocazione dei bagnaresi,
giovani inclusi, ad essere critici, poco propositivi, a non
saper fare gruppo.
Se però molto
spazio è stato riservato al mondo delle associazioni e ai suoi
problemi che convivono con la sua potenziale capacità di
esprimere intelligenze, passioni, energie e idee nuove è stato
invece soltanto sfiorato, o forse volutamente sottovalutato
(se fosse così non sarebbe un segnale positivo), un aspetto
importante: l’associazionismo politico. C’è perciò da
chiedersi se a Bagnara oggi si fa ancora politica, anzi se si
faccia una buona politica. Se sì, da chi è rappresentata? Che
fine hanno fatto i partiti politici? Sono interrogativi
strettamente correlati e comunque propedeutici alla
discussione sull’associazionismo ed al problema se a Bagnara
esista o meno una classe dirigente.
Purtroppo, a
Bagnara la politica, intesa come partecipazione dei cittadini
alla vita democratica attraverso i partiti, come confronto tra
partiti e all’interno degli stessi, come momenti di dibattito
pubblico, è di fatto assente, salvo circostanze rituali e
occasionali. La politica si è impoverita perché i partiti non
sono più quelli che fino a qualche tempo fa, sebbene non
fossero immuni da limiti e difetti, erano luoghi di
aggregazione sociale, partecipazione ed elaborazione politica:
i partiti erano una scuola che diplomava militanti e
gruppi dirigenti qualificati, che vivevano la politica con
passione, sacrificio personale e un forte senso di
appartenenza a valori condivisi. Il problema è indubbiamente
più vasto ed ha carattere nazionale. Alcuni partiti vivono
attualmente una fase di riorganizzazione e di ricerca di una
propria identità programmatica e culturale: è un quadro in
continua evoluzione, ma l’incertezza generale si sta
riflettendo soprattutto nelle periferie, generando confusione,
problemi organizzativi, disorientamento tra i militanti (o ex
militanti).
Pertanto è
necessaria una generale inversione di tendenza che parta dal
presupposto indicato in premessa: incoraggiare, valorizzare e
sostenere la partecipazione creativa dei cittadini, dei
giovani, delle donne, alla vita democratica del paese
innanzitutto attraverso i partiti (che così si
rivitalizzerebbero), le associazioni, il sindacato,
coinvolgere la gente su specifici problemi della nostra
realtà, non farsi condizionare dai luoghi comuni, dal
pregiudizio o dal penetrante potere mediatico della
televisione e, soprattutto, avere passione, valori e idee in
cui credere. Il qualunquismo e l’opportunismo sono avversari
da contrastare. La cosiddetta antipolitica non è la risposta
giusta alla soluzione dei problemi perché porterebbe a
generalizzare, a dire che tra Destra e Sinistra non ci sono
differenze e così via. Sono decisamente convinto che non ci
siano alternative all’impegno civile se l’obiettivo è il
miglioramento della società in cui si vive.
Il dibattito
online che si sta svolgendo sul sito di Giuseppe è
interessante e costruttivo, ma, se viene assunto come unico
metodo di discussione, è da considerarsi insufficiente perché
il risultato finale, tranne alcune proposte concrete o
iniziative già realizzate, rischia di apparire una mera
esercitazione accademica. Il dibattito online è accessibile a
tutti? Coinvolge tutti i quartieri, appassiona la gente
stimolandone la partecipazione concreta, facilita insomma il
confronto tra opinioni diverse per proporre soluzioni ai
problemi del paese?
Giuseppe ha
ragione quando dice, a proposito del dibattito online, che non
è più sufficiente “elencare ritardi e carenze”, ma
“è giunto il momento di mettersi in gioco”. Sono anch’io
d’accordo a non fare analisi infinite. …E ha fatto bene Gianni
a ricordare il giornale “Il Timone”, espressione negli anni
ottanta delle sezioni PCI dell’area dello Stretto, esperienza
“giornalistica” non unica a Bagnara (si ricordi ad esempio
L’Obiettivo, periodico di area cattolica risalente più o meno
allo stesso periodo).
Richiamandomi
proprio a queste ultime osservazioni, vorrei fare una proposta
che, naturalmente, dovrà essere approfondita qualora
raccogliesse interesse e consenso. Nel corso del dibattito
Benvenuto si è chiesto “quali strade percorrere per
partecipare attivamente alla vita sociale e politica del
paese…?” e, forse involontariamente, una risposta l’ha
data quando ha scritto che “le informazioni devono
circolare”. E quale mezzo migliore di un giornale può
svolgere questa funzione? La carta stampata è infatti dotata
di immediatezza comunicativa e di quella capillarità che il
dibattito online non può avere anche perché il mezzo
telematico non coinvolgerebbe quelle fasce di popolazione che
non hanno con esso dimestichezza. D’altronde, ad eccezione
delle cronache, politiche e non, che possono talvolta leggersi
sui tre quotidiani locali, a Bagnara attualmente non esiste un
foglio che discuta di Bagnara (o anche dell’area dello
Stretto). Il giornale, se ben concepito nello stile e
nell’organizzazione, ma soprattutto se fatto con passione e
spirito di gruppo da parte dei redattori (volontari), può
essere uno strumento di dibattito, di orientamento, di
inchiesta e di proposta sui numerosi aspetti tematici che
riguardano lo sviluppo del nostro paese. Durante il dibattito
online ne sono stati citati parecchi. E’ chiaro tuttavia che
la sola passione, che potrebbe indurre ad intraprendere questa
iniziativa, è necessaria ma non sufficiente affinché questa si
pregi dei caratteri della stabilità e continuità che ritengo
imprescindibili. E’ altresì essenziale che il giornale,
affinché abbia vita lunga, sia diretto da una redazione che,
come qualsiasi organizzazione, sia formata da una pluralità di
soggetti con valori condivisi e obiettivi comuni. La mia
preferenza è naturalmente per un foglio che, sebbene aperto
alle diverse opinioni, si collochi inequivocabilmente
nell’area progressista, ma sarebbe un fatto positivo se a
Bagnara vivessero più giornali, di orientamento diverso,
perché il dibattito si farebbe più vivace ed interessante. La
possibile iniziativa del giornale restituirebbe ai cittadini
quel gusto di discutere che sembra ormai essersi smarrito da
tempo: in verità, non è la prima volta che ne parlo, ma la
proposta è rimasta purtroppo inascoltata, probabilmente perché
la sua realizzazione richiede impegno, risorse umane e
finanziarie. Non ci sono dubbi che si tratterebbe di
un’iniziativa importante ed impegnativa, ma vorrei ricordare
che il tema dominante del dibattito è stata la partecipazione
e l’impegno civile per migliorare la nostra società.
E l’impegno
civile è qualcosa di più di un intervento in qualche
occasionale dibattito pubblico o in un’ormai rara riunione di
partito!

La Calabria. Bella come un cigno
1 ottobre 2008
Da Tito Puntillo ricevo e pubblico
Egregio Ing.Cacciola,
la ringrazio per la
risposta che accuso con piacere e, presa nel suo complesso,
con soddisfazione.
Di fronte ai
certamente tantissimi che ci leggono, devo porgerle le mie
scuse perché io ho stimolato la sua risposta (che è
tempestivamente pervenuta), al fine di ottenere quello che mi
proponevo a proposito della posizione morale dei nostri
ragazzi di Bagnara, della condizione generale da me riassunta
nella definizione “Sistema”, e della conduzione della cosa
pubblica (io distinguo “Amministrazione” dei Comuni da
“Attività Politica” in Parlamento. Quando si mischiano le due
componenti, succede una specie di pasta al forno buona a
vedersi ma senza sale).
E’ dunque adesso
chiaro che, per noi che siamo in giro per il mondo, non v’ha
differenza nell’indole, fra i ragazzi che sono fuori e quelli
che restano.
Vi è forse, se bene
ho capito, per qualcheduno di Bagnara e allora è bene
additarlo alla pubblica vergogna, poiché i nostri ragazzi sono
il massimo che abbiamo e non si devono neanche sfiorare.
E’ anche chiaro che
chi è lontano, ha un problema geografico e niente altro che lo
tiene distante dal suo paese.
Il paziente e
attento lettore si sarà a questo punto formato un quadro
verosimile e puntuale della situazione e delle posizioni.
Non vi sono
differenze: vi era il pericolo di una non corretta
interpretazione degli interventi, donde la mia cortese
pressione per una focalizzazione.
Diverso,
diversissimo è il discorso sulla “paura”.
Ma qui dovremmo
discutere di vecchia mafia e nuova delinquenza comune,
aggressiva e pericolosa.
Sarà per un’altra
tornata.
Per quanto attiene
le “dimissioni”, argomento che ho già citato anche in altre
occasioni, sottolineo che è uno dei gravi problemi della
nostra Città.
Si decide di formare
un’Associazione, un Gruppo, un Tavolo di lavoro, un Circolo,
insomma un’attività qualsiasi ove confluiscano più di due
persone e, quasi subito dopo, nel momento in cui inizia il
dibattito, ecco che la gente “si dimette”.
Vuole dire che la
propria posizione personale si antepone a quella degli
interessi comuni, ancorché questi sia la maggioranza e che
dunque non vi è dialogo, socialità.
Il problema di
Bagnara (estendibile alla Calabria) è che le persone non sanno
stare assieme, non c’è socialità. Quel che si vede è solo
apparenza poiché nella sostanza, tutti restano soli con loro
stessi. Questo vale anche per i Comuni, perché se Bagnara
dialogasse di più con Scilla, Palmi, Sinopoli ecc., molte
sinergie si ricaverebbero e il gruppo compatto avrebbe
fortissima capacità contrattuale.
Niente. Solo routine
e basta.
Un esempio: nella
mia vita di lavoro, ho gestito centinaia di Fusioni e Cessioni
di ramo d’Azienda.
Quando un’Impresa
entrava in difficoltà soprattutto finanziarie, operavamo una
valutazione delle posizioni patrimoniali e però anche la
possibilità di recuperare, se risultava buona, la capacità
commerciale di quell’Impresa.
Nella maggior parte
dei casi il problema si risolveva fondendo, dopo lo scambio
delle carature societarie, due Imprese simili, delle quali una
forte finanziariamente e commercialmente e l’altra
commercialmente. L’effetto sinergico era decuplicato e la
forza vincente.
I progetti studiati
e approntati, corredati da un Piano di Budget quinquennale e
quello finanziario a supporto, veniva presentato ai Titolari
e, se giudicato perserguibile, accettato.
Ne abbiamo eseguiti
veramente tanti, tutti nell’Italia Settentrionale e Centrale.
In Calabria i casi di criticità erano inimmaginabili.
Allora si preparava
il progetto di risanamento, magari richiedeva sacrifici, ma
veniva approvato; lo spostamento di attività da una sede a
un’altra, approvato senza discussioni; l’aumento di Capitale,
ancorché grande sacrificio per molti, approvato senza
discussioni. Insomma andava tutto bene ma quando alla fine si
giungeva alla definizione delle strategie che rendessero
possibili quegli interventi, ecco che tutto saltava:
“iiooo!!! Mettermi assieme a un altro! Ma vui siti pacciu! Jeu
non mi mettu ku nuju! Chiuttostu jettu sangu! Eppoi propriu ku
chiju chi mmi fici i chiova fin’a jeriiii!”
Credetemi: è ancora
così.
In Calabria c’è poca
socialità e senso del Business fra gli onesti, perché comunque
di costoro parliamo, perché fra i dranghetisti il senso del
Business c’è e come.
In Calabria c’è chi
vince e chi perde:
- Chi non lavora,
perde
- ma se il lavoro ci
fosse, vincerebbe
- perché col Sett’Oro
“non si cugghiunìa”
- e non ci sarebbero
nè ‘Ndrangheta né politica clientelare di Quelli di Roma che
potrebbero reggere.
- E dunque: com’è
strutturato il “sistema” calabrese?
- Se è dimostrato
che i ragazzi sono tutti validi e non è vero che quelli che
restano, oziano perché così a loro piace e conviene, perché
non c’è lavoro in Calabria?
- Se la mancanza di
lavoro in Calabria, produce soverchia abbondanza alla
Ndrangheta e fa restare Quelli di Roma in posizione di dominio
assoluto, a differenza delle altri parti d’Italia, ove sono
costretti a governare, a chi conviene, come in passato
convenne agli Industriali del Nord, che in Calabria non ci sia
lavoro?
- E allora: perché
non ci dobbiamo incazzare?
- Perché non
cominciamo a gridare che vogliamo: Libertà?
La Calabria e il
“suo” Mediterraneo: e ancora una volta il nostro grande
Spinoso:
“La Calabria è come
un meraviglioso e superbo Cigno bianco che, prigioniero del
fango, guarda con profondo dolore le aquile volare alte nel
cielo”.
A qualcuno di noi
che siamo lontani, restano le mamme. E io la mia me la verrò
ad abbracciare per la “sua” festa del Rosario.
Cordiali,
Tito Puntillo

Sull'intervento di Puntillo
Matteo Cacciola controreplica a Puntillo
30 settembre 2008
Ho letto
l'intervento del dott. Puntillo, e non mi permetto di fare
delle osservazioni su di essa. Le idee sono da rispettare,
persino se esse sono diametralmente opposte dalle proprie. Per
dirla con Voltaire: "Non condivido quel che dici ma mi farei
uccidere purchè tu possa continuare a dirlo". Mi preme, però,
chiarire alcuni punti del mio pensiero che credo siano stati
travisati.
1. Il mio pensiero non vuole essere una esaltazione del
"lavoro in nero", ma soltanto la constatazione che anche in
chi rimane, pur DOVENDO (e non scegliendo di) lavorare in nero
vi sia una dignità che va rispettata, siano essi manovali o
laureati. Purtroppo, chi conosce la recentissima storia
politica bagnarese sa bene che così non sempre è stato. Non mi
va di far nomi, a buon intenditore poche parole bastano, in
quanto non è una questione di nomi, è una questione di
habitus. Ma a proposito di nomi, Dott. Puntillo, a chi si
riferisce quando parla di dimissioni? E dimissioni da cosa?
2. L'idea di sminuire gli sforzi e "l'inferno" di chi ha
scelto di emigrare non tange nemmeno il mio pensiero.
Personalmente ho visto allontanarsi (geograficamente parlando)
molti parenti e amici, e per loro rimane immutato (se non
divenuto accresciuto) il mio affetto, il mio rispetto e la mia
stima. Addirittura, basti pensare che per alcuni anni anche la
mia fidanzata, e futura moglie, ha lavorato in quel di Verona:
figurarsi se mai mi sognerei di "andar contro" chi ha scelto
(o ha dovuto, per parafrasare le parole del Dott. Puntillo)
recarsi oltre regione. Sarebbe questa una sorta di "guerra fra
poveri", ed il Dott. Puntillo converrà con me che in Italia ne abbiamo
abbastanza di guerre fra poveri indotte ad arte da chi
preferisce cavalcare l'onda della divisione collettiva.
Ripeto, però, che NESSUNO, E DICO NESSUNO, ha il diritto di
sminuire o dileggiare gli sforzi di chi ha scelto (per
qualsivoglia ragione) di rimanere, come invece purtroppo è
avvenuto in passato, e chi conosce la contemporanea storia
politica bagnarese lo sa bene. Ripeto, non è una questione di
nomi, ma chi ha avuto in passato, ed ha ancora questo habitus,
sa bene sovrastare, con la propria voce, gli altri amici
bagnaresi che danno lustro alla propria terra.
3. Nel mio intervento ho voluto esaltare la SPERANZA poichè
sentimento odiernamente, mi si permetta di dire,
misconosciuto, a vantaggio della PAURA. Lo vediamo ogni giorno nelle discussioni politiche di
"Quelli di Roma" e non solo: far leva sulla paura della gente
è divenuto ormai uno sport comune, uno slogan elettorale, un
modo per far tirar su i voti. La paura genera diffidenza, ed
essa genera individualismo ed utilitarismo; la Speranza
(quella con la S maiuscola, si badi bene) genera, invece,
apertura verso esperienze altrui, e da essa, e solo da essa,
può venire la Libertà che il dott. Puntillo invoca. Sia ben
chiaro, anch'io grido ad alta voce che i calabresi NON DEVONO
PIÚ ESSERE TRATTATI COME SUDDITI DA NESSUNO. Altresì, a tal
proposito, vorrei chiarire un'altra cosa: qualcuno forse potrà
levarmi la Libertà (fisicamente intesa), ma mai nessuno, in
Grazia di Dio, potrà levarmi la Speranza. E su questo, mi dispiace, ma c'è poco da
discutere.
4. Il dott. Puntillo indica, riferendosi al sottoscritto "a
differenza sua, non hanno avuto alcuna possibilità di scelta".
Bene, si sappia, e non temo e non mi vergogno di dirlo, che il
sottoscritto non naviga nell'oro, ma deve fare i salti mortali
per aver scelto liberamente di operare in Calabria, prima
frequentando il Dottorato di Ricerca presso la "Mediterranea"
(alla misera cifra di 800 Euro al mese: è questo che, fino a
poco tempo fa, lo stato italiano dava ai possibili ricercatori italiani del futuro, cifra che ad oggi è salita a
poco più di mille euro al mese dopo lotte a cui anche il
sottoscritto ha, nel suo piccolo, partecipato), ed adesso
barcamenandosi fra borse di studio post-dottorato miserevoli e
difficoltà a far decollare piccole realtà imprenditoriali. In
questo contesto mi approssimo a convolare a nozze: ma questa,
caro dott. Puntillo, è la mia scommessa. Essa non si basa su
concetti, idee o sofismi, ma su esperienze di vita che è lungo
e difficile spiegare per iscritto. Se ci sarà l'occasione,
caro Dott. Puntillo, avrò molto piacere di raccontargliele di
persona, anche perchè converrà con me che la comunicazione
verbale, per sua intrinseca natura, è molto più espressiva
della discussione scritta, passibile di fraintendimenti o di
stucchevoli espressioni.
Noto, comunque, che il dott. Puntillo addiviene a me quando fa
anch'egli riferimento alla figura del Maestro Vincenzo
Panuccio, uomo caparbio e tenace, che a BAGNARA ha compiuto
quello che nel Mondo gli si riconosce di aver compiuto, e che
il Dott. Puntillo stesso ha compiutamente riassunto. A questo punto mi viene la curiosità di capire (ma sicuramente
è un mio difetto) in cosa la posizione del dott. Puntillo si
differenzia dalla mia. Non sicuramente nel riconoscere gli sforzi di chi ha emigrato.
Non sicuramente nel riconoscere gli sforzi (fisici e morali,
perchè posso assicurare che la maggioranza dei giovani "che
passeggiano sul Corso" sente vivamente la propria dignità
messa sotto i piedi) di chi è rimasto. Non sicuramente nel considerare la portata educativa e
formativa dell'insegnare l'onesto lavoro e l'ottenimento di
"una posizione" con la "fatica quotidiana", senza scorciatoie
di sorta. Forse nel grado di incazzatura, e non solo con "Quelli di
Roma", per dover vedere in presa diretta, giorno per giorno,
venire sminuite, se non ancorchè soffocate, le potenzialità
della nostra bella terra: le posso assicurare, caro dott.
Puntillo, che in questo è difficile (ma non ritengo
impossibile) superarmi. Prima di concludere, però, vorrei riprendere un paragrafo
della lettera del dott. Puntillo: «E se le persone come lei
non si propongono e oltre a lavorare si dedicano a salvare la nostra Calabria da questo "sistema",
senza dimettersi in continuazione, finisce come sta finendo e
cioè che, paradossalmente lei e quelli come lei, ancorché
senza volerlo minimamente, si ritrovano a contribuire a che
questo "Sistema" si consolidi, divenga sempre più forte e
inattaccabile.» Su di esso, carissimo Dott. Puntillo, probabilmente qualcuno
l'ha informata male: mi permetta di consigliarle di aggiornare
le sue fonti. In conclusione, Dott. Puntillo, lei stesso scrive: «Le forze
politiche "malefiche" non si metteranno mai da parte da sole,
Ingegnere. Bisogna introdurvisi e cacciarli via, non entrarvi
e poi dare le dimissioni quando non s'è d'accordo. Loro
resteranno e i bravi resteranno fuori e così degne persone
come lei si ritroveranno a svolgere un lavoro di alta qualità
che loro "useranno" a loro vantaggio». A parte averle già
chiesto lumi su queste dimissioni e queste fantomatiche
persone, devo ammettere che lei ha ragione. Mi scusi, però,
l'amara riflessione che non esiste esercito che può vincere
una battaglia se non si trova sul campo dove si svolge, quella
battaglia. A quell'esercito, fatto di tanti esempi piccoli e
grandi, va il mio (e sono sicuro anche il suo e quello di
tanti altri) rispetto. Con ricambiato affetto, e sperando di poterla presto
incontrare per quella famosa chiacchierata di cui sopra ho
fatto menzione, Matteo

La
speranza e le certezze
29 settembre 2008
Da Tito Puntillo ricevo e pubblico
Egregio Ing.
Cacciola,
ho provato ma
francamente non riesco a sviluppare, certo per mia colpa, un
ragionamento concreto intorno al
suo intervento, perché gli additamenti critici che vi sono contenuti, restano
evanescenti; quelle osservazioni, potrebbero riguardare tutti
e nessuno.
Una posizione più
definita, avrebbe consentito di comprendere chi sono quelle
persone delle quali “non se ne può più” e chi è che si
permette di dileggiare i nostri ragazzi di Bagnara.
Così messo invece,
quell’articolo somiglia agli interventi che i nostri Onorevoli
sciorinano in perfetto politichese, cioé per dire e non dire.
Personalmente sento
di doverla apprezzare moltissimo per la sua coraggiosa scelta
di restare per onorare e fare progredire la Calabria.
In effetti c’è
bisogno di gente che si impegni nel lavoro e nella vita
pubblica, aderendo a una organizzazione politica o sociale
vicina alla propria fede e, in quell’organizzazione,
combattere per i propri ideali e progetti, anche se non si è
d’accordo con la maggioranza e non uscendone, solo perché non
si condividono le scelte e le azioni. Sono posizioni di
coraggio ed è per questo che in Calabria sono difficili,
praticamente impossibili.
Condanno senza mezzi
termini la circostanza che restare in Calabria sia posizione
di coraggio ancorché questo significhi “spaccarsi il filo
della schiena” frequentemente con “lavori in nero”.
Una delle battaglie
che si intende condurre animando i siti di Bagnara, è proprio
questa: una rivolta delle coscienze, in modo che i nostri
rappresentanti politici, che vivono di clientele e stanno in
sub-ordine a Quelli di Roma, comincino a spaventarsi e si
diano da fare, almeno loro, se proprio a Bagnara e in Calabria
non si riuscirà finalmente a trovare un manipolo di leader che
si facciano carico di questa vergognosa realtà e, in faccia
alla macchine incendiate, le bombette sotto le saracinesche,
le pistolate alle finestre e le telefonate anonime, mobilitino
la nostra gente e non, invece, pensino a dare le dimissioni
quando stanno nella dialettica democratica trovandosi però in
minoranza.
Come può constatare,
l’asse è geograficamente lontano, ma affettuosamente vicino!
Egregio Ing.
Cacciola,
è necessario che lei
sappia che la maggior parte di quelli che non hanno avuto
possibilità di scegliere di restare, e se ne sono dovuti
andare per forza, chi per non morire di fame, chi per formare
una famiglia, chi solo per lavorare in qualche modo e maniera,
è giunta a destinazione e ha patito le pene dell’inferno,
dileggiata, oltraggiata e menata in tuguri senza senso,
dormendo per terra per mesi e mesi.
Ma alla fine ce l’ha
sempre fatta eccome! E oggi la Calabritudine è ovunque
rispettata e apprezzata.
Ora il problema è
uno solo, egregio Ingegnere: quei giovani che sono andati via
pur con la voglia di restare ma che, a differenza sua, non
hanno avuto alcuna possibilità di scelta, si sono tutti
riscattati e sono divenuti, ovunque, campioni nel loro lavoro.
Sono loro, quei
giovani, quegli stessi che partirono da Bagnara e sono eguali
a quelli che non sono ancora andati e passeggiano sul Corso o
lavorano in nero, senza dunque prospettive, senza un futuro.
E man mano che, non
potendo scegliere, lasciano Bagnara, vanno per il mondo ed
emergono.
Ciò dunque vuole
dire, e personalmente l’ho ribadito più volte in miei
interventi, che non sono i giovani di Bagnara che passeggiano
sul Corso differenti da quelli che, non potendo scegliere,
sono partiti.
Vuol dire che sono
EGUALI e allora non sono i giovani che passeggiano sul Corso
che non funzionano, perché essi non sono DIVERSI da quelli che
lavorano ovunque nel mondo non in nero, ma è il SISTEMA
calabrese che non funziona.
E se le persone come
lei non si propongono e oltre a lavorare si dedicano a salvare
la nostra Calabria da questo “sistema”, senza dimettersi in
continuazione, finisce come sta finendo e cioè che,
paradossalmente lei e quelli come lei, ancorché senza volerlo
minimamente, si ritrovano a contribuire a che questo “Sistema”
si consolidi, divenga sempre più forte e inattaccabile.
Ma ci suggerisca,
per favore, chi è che si permette di “dileggiare” i nostri
meravigliosi giovani, in modo che, vicino a lei, si possa
protestare e azzerare questa gramigna. Tenga da conto che il
suo collega della Mediterranea a un certo punto “è stato
costretto” a spostarsi a Roma, finendo così di poter
scegliere, perché così va la vita.
Che poi chi partì si
senta vicino a Bagnara, è fatto assodato e lei forse non
percepisce quanto, nel mondo, questo sentimento sia grande,
immenso.
Il Maestro Panuccio
le potrà testimoniare come, nei momenti difficili della
formazione del suo complesso musicale, sia stato incoraggiato
e sostenuto da quelli che sono lontano, mentre egli vagava fra
l’indifferenza del Paese di Bagnara che di lui s’è accorto
solo quando per sua tenacia, è venuto fuori.
Gli fu suggerito più
volte di incidere qualche CD, segnatamente dei ragazzini, e di
porlo in vendita perché, gli fu detto, se a Bagnara ne
venderebbe cinque, da ovunque, anche dall’estero, le richieste
sarebbero state cinquantamila e forse più. E il Maestro, alla
fine, ci regalerà questa gioia.
Lei lo sa che su You
Tube uno degli inserti più cliccati è una
semplice passeggiata, filmata da dentro un’automobile, del
Paese di Bagnara? Corso, via Marina, Bajetta, Cannito, ecc.
Migliaia e migliaia di visite.
Siamo lontani?
Egregio Ingegnere,
mi permetta infine di contraddire con forza.
Non predichiamo più
la “speranza” o non trasformiamoci in Padri Comboniani che
vadano per le scuole a “sensibilizzare” genitori e alunni.
Ingegnere: bisogna
fare capire a Quelli di Roma che la Calabria è incazzata, che
ha le palle piene di tutti e di tutto e che adesso, in barba
alle raccomandazioni promesse, ai pacchi di pasta e al ricatto
del posticino di lavoro, la Calabria grida in faccia a tutti
che vuole per sé una e una cosa sola:
L I B E R T A’ !!!
e la intenda nel
senso più largo del termine.
Le forze politiche
“malefiche” non si metteranno mai da parte da sole, Ingegnere.
Bisogna introdurvisi
e cacciarli via, non entrarvi e poi dare le dimissioni quando
non s’è d’accordo. Loro resteranno e i bravi resteranno fuori
e così degne persone come lei si ritroveranno a svolgere un
lavoro di alta qualità che loro “useranno” a loro vantaggio.
Egregio Ingegnere,
nel 2010 si apriranno i cantieri per il Ponte.
Sono previsti
svincoli, riadattamenti stradali e autostradali, nuove
gallerie, lo spostamento della ferrovia sull’Altopiano e
l’attivazione di un fortissimo indotto (approvvigionamenti,
riparazioni, servizi) oltre a una maggiore visibilità
turistica. Successivamente, sarà rifatta la linea ferrata, che
diverrà “ad alta capacità” per il congiungimento del corridoio
Palermo - Berlino. Ciò significa lavoro per anni e anni.
Allora: la smettiamo
di “sperare” o di predicare perché i cittadini “si
sensibilizzino”?
I Padroni del Potere
devono capire che i Calabresi sono incazzati e che adesso
basta. Vogliono lavorare e per questo chiedono: LIBERTA’.
C’è un detto che
girava per la Calabria nell’Ottocento ed è questo: “Riciva
l’Abbati Conia ka ku sett’oru non si cugghiunìa”
Ed è vero in tutti i
sensi, caro Ingegnere!
E teniamo da conto
che abbiamo a che fare con gente che predica in una maniera e
ha razzolato in un’altra, perché altrimenti e per esempio, non
si capisce il senso di un
convegno per la costruzione di un Quadro Territoriale
Regionale Paesaggistico, programmato per il 10 luglio 2008
proprio a Bagnara, noto come paese delle “sopraelevazioni”,
del dissesto urbanistico il più vergognoso che si possa vedere
in Calabria, delle costruzioni selvagge che continuano e
continueranno indisturbate. Un convegno al quale ha aderito
gente che ha lasciato violentare le scogliere fra Scilla e
Cannitello, che ha lasciate le spiagge imputridire di rifiuti,
che sta lasciando nel degrado il comprensorio ferroviario di
Villa San Giovanni, che non ha governato la periferia urbana
di Reggio.
Cosa farà il QTR?
Rispetteranno il programma che adesso si sono posti?
Soprattutto caro Ingegnere: giungerà a questi signori un
messaggio fortissimo, un monito da parte della popolazione
calabrese? O faranno tutto loro, come al solito, arrangiando
il tutto, come al solito e infine piegandosi al volere “Dé
Superiori”?
La Calabria vuole
Libertà.
La Calabria sente di
appartenere al Mediterraneo più che alle nebbie del Nord
perché coi Popoli del Mediterraneo, ha sviluppata la propria
grande Civiltà che è Civiltà del Lavoro. Ed è lì, nel
Mediterraneo, che la Calabria vuole stare e vivere.
Ma la lotta è
durissima!
L’Abate Giovanni
Conia, del quale già ho fatto cenno, prete ribelle di Galatro,
ove nacque nel 1752, scrisse fra gli altri un Sonetto da molti
identificato come la lotta della Libertà contro i suoi nemici:
la Classe Politica, la Borghesia e l’Alto Clero.
La Libertà è
identificata nella Vergine Maria, mentre il Demonio è il
perverso matrimonio fra il “latru” (la Classe Politica), il
“mercanti” (l’inetta Borghesia) e il “vigghiusu” (cioè il
cavilloso, e quindi il pedante e reazionario Alto Clero).
La prego, egregio
Ingegnere, di voler gradire questo bellissimo Sonetto che le
offro insieme ai miei migliori sentimenti, nella certezza che
lei, e quei pochi come lei, donino il cuore e l’anima a noi
tutti, anche a quelli che stanno lontano, affinché finalmente
il nostro popolo calabrese possa contare su certezze e non su
aria fritta.
INSULTO AL DEMONIO
VINTO DALLA S.V. MARIA IN VIRTU’ DEL SUO NOME (Giovanni Conia,
Poesie complete a cura di Pasquale Creazzo, Nuove Edizioni
Barbaro, Oppido M., 2003, anastatica sulla precedente edizione
di Cinquefrondi del 1928).
Jetta ss’arraggia, và cani rugnusu:
vombicallu stù pumu ntossicatu.
Beju mercanti! Latru! E vigghiusu!
Pè nù pumu nu Regnu t’hai ‘ncroccatu.
Mò perdisti ù Regnu, e sì sballatu:
Chi guardi ku stu mussu di pitusu?
Na fimmana gabbasti? Uh trivulusu!.
N’autra a testa e ì corna t’ha scornatu.
Và, fatti comu
porcu n’allitrata (trad.: rotolata nel fango)
Ti ‘ncarogni? Ma ku pensa a ttia?
No mi spagnu; e t’azziccu na puntata.
Ntra lu fetusu mu si fa na via…
Testiji ancora? Sparu nà tronata…
Sentila, e perì mo: Sarve Maria!
Con affetto,
Tito Puntillo

Scegliere di rimanere
22 settembre 2008
Da Matteo Cacciola ricevo e pubblico.
Carissimo Giuseppe, ti invio alcuni miei brevi spunti di
riflessione che partono dall'articolo dedicatomi da Giovanna
Cosentino su CalabriaOra.
Questo
riconoscimento non è nè un punto di partenza, nè un punto di
arrivo. La prosaicità non fa parte del mio carattere. Questo è
più che altro, per me, la dimostrazione, se ce ne fosse il
bisogno, di come la fatica di chi sceglie di rimanere ad
onorare e far progredire la nostra terra può non essere vana.
E quando parlo di fatica, non parlo solo di chi si impegna
negli studi e raggiunge una laurea o un dottorato di ricerca,
ma parlo anche di chi, giovane o meno giovane, con o senza una
famiglia sulle spalle, si spacca letteralmente il filo della
schiena in lavori di manovalanza, spesso in nero e in
condizioni lavorative disagevoli, rischiandolo e talvolta
rimettendocelo, quel filo della schiena (e la nostra
cittadina, ahimè, in passato, lo ha vissuto sulla propria
pelle). Questa è, ancora, la prova provata che la fatica di questi
ragazzi e ragazze, uomini e donne, non può e non deve essere
considerata di minore importanza da chicchesia, anche fosse un
compaesano, paragonandola con la propria formazione acquisita
oltre i confini calabresi e dileggiandola come mai si dovrebbe
e si deve fare. Alcuni mesi fa, un manager reggino mio amico,
formatosi presso la Mediterranea ma, ahinoi, costretto a
doversi spostare per motivi lavorativi a Roma, mi raccontava
di come gli imprenditori avveduti del Nord considerino, ancora
oggi, chi proviene e si è formato al Sud come molteplicemente
(la determinazione del fattore la lascio a chi legge) forte
rispetto ai coetanei del Nord, proprio per il fatto che
quegli, per potersi far notare, debba dimostrarsi
molteplicemente tenace, molteplicemente formato e
molteplicemente valido, a causa dell'humus di provenienza. Mi si permetta, altresì, di dire che non se ne può più di chi
sfrutta in maniera inconsulta e proditoria questa fatica pur
dileggiandola, a chi gioca e sfrutta le gioie e i dolori, ma
soprattutto la paura e la speranza della gente comune. Già la speranza: l'uomo ha sempre progredito proprio per la
speranza di migliorare la propria posizione, di avvicinarsi
quanto più possibile all'ottenimento del bene comune. Oggi,
invece, sembra proprio di vivere non in un mondo di speranza,
ma di paura: paura del futuro, paura del diverso, paura forse
addirittura di se stessi. Dovremmo, invece, tornare a gridare
forte questa parola, «speranza», che nessuno ci può togliere,
e che è l'unica possibile molla che ci proietta verso il
futuro e che non relativizza il nostro presente. Alcuni esempi, nella nostra cittadina, di questa speranza è,
mi si permetta di dirlo, la Scuola Civica di Musica e
l'Orchestra di Fiati, dirette dal maestro Vincenzo Panuccio,
alcune Associazioni culturali e religiose, l'AGESS, il neonato
(lo apprendo oggi da CTG online) Gruppo Culturale Femminile
"Le Bagnarote", etc..., per non parlare dei Vigili del Fuoco
Volontari, che meriterebbero un maggiore sostegno e appoggio
alla loro causa. Ma non mi sembra il caso di entrare in
polemiche politiche cittadine... Intendo concludere dicendo che le forze fresche, sincere e
veraci che la nostra cittadina muove non possono essere
manipolate e manovrate da chicchesia. Quelle forze, invece,
stantie, non sincere e non veraci, per cortesia, si mettano da
parte, non ne abbiamo bisogno.
Commento.
Matteo, vorrei davvero condividere la tua speranza nella
"resurrezione" della nostra terra e della nostra gente. Ho
tanta tanta difficoltà a credervi, però. E giorno dopo giorno mi pare sempre peggio, qui. Vorrei
trovare segni di conforto, in giro. Vediamo...
(GB)

Legalità
19 settembre 2008
In campagna elettorale lei aveva chiesto liste pulite eppure
anche in questa legislatura ci sono onorevoli inquisiti come
Totò Cuffaro. Come infondere fiducia nei cittadini quando
spesso c’è una politica collusa e connivente?
«La cosa più
grave non è tanto mettere politici inquisiti in lista ma
trovare dei cittadini che li votino. Se lei ci riflette, è
questa la cosa peggiore perché vuol dire che ancora non c’è
una coscienza civile e una cultura tale da impedire ai
cittadini che conoscono certe posizioni di dare il loro
consenso a queste persone e farsi rappresentare. Questo vuol
dire che chi si vuole far rappresentare da loro non vuole la
legalità. Vuole essere magari favorito o privilegiato negli
appalti, cercare di ottenere dei risultati non con il proprio
merito ma con favore politico e questa è la cosa che più mi
lascia perplesso».
E' un passaggio
dell'intervista
al procuratore Grasso, che ho letto oggi sul sito
Strill.it.
E' una
considerazione che capovolge, se ci pensiamo bene, il
ragionare diffuso. Quello cioè per cui si ritiene che sia
sempre responsabilità di altro (i) (politici, istituzioni,
ecc..), se in Calabria, in Sicilia o a Napoli le cose vanno
sempre peggio. E' l'idea, invece corretta, quella del
procuratore Grasso, che a più o meno ampi settori della nostra
popolazione, anche a quella minuta - a noi e a quelli
come noi, insomma - conviene questo stato di cose...

La Pro Loco, come la intendo io
13 settembre 2008
Da Tito Puntillo ricevo e
pubblico questa lettera indirizzata al presidente della Pro
Loco, Carmelo Dominici.
Caro Carmelo,
la tua lettera mi
ha lasciato perplesso; mi sono riconosciuto in molti punti che
avanzi a difesa dell’operato della Pro Loco e in molti altri
punti ti riconosci in un’opinione comune.
Quindi?
L’elenco delle
iniziative che la Pro-Loco ha gestito in quarant’anni, fa
parte di una normale gestione di Pro-Loco, soprattutto nei
servizi al pubblico, non di fatti dei quali prendere appunto.
Tranne la
sciagurata iniziativa della Bagnarota di Mirella Violi,
“premiata” per una ricerca in parte di un dilettantismo
disarmante, in parte per una narrazione stucchevole e in parte
per argomenti che non le appartengono, asserisco che il
restante nucleo delle attività svolte dalla Pro Loco fu
lodevolissimo.
Come scrivi, vi
sono stati alti e bassi, com’è nello svolgimento delle cose e
infine, ribadisco, sono felice che tu abbia ricordato quegli
eventi belli che costituiscono il corredo della Pro Loco di
Bagnara.
Nessuno di noi s’è
sognato di contestare quelle attività o te, caro Carmelo,
nella funzione di Presidente, ti riconosciamo abnegazione ed
entusiasmo.
Ma bisogna andare
avanti. Questi ultimi tempi continuano ad essere
caratterizzati da crisi non solo per Bagnara, ma per tutto il
Canale.
Quest’anno, da una
indagine svolta in giro, il calo di presenze di turismo, stai
attento, pagante (cioè non di emigrati che tornano) s’è
ridotto di una media del 35% con punte a Tropea (circa il 50%)
e a Giojosa Jonica (circa il 40%). Ma c’era aria di crisi
ovunque e sotto questo aspetto Bagnara quest’anno ha avuto una
delle punte maggiori.
Nell’esaminare
questi dati, tieni da conto che una stagione turistica
regolare, cioè economicamente profittevole per le comunità che
si definiscono “turistiche”, inizia a Giugno e finisce a
Settembre con una rotazione delle camere alberghiere di circa
20 giorni sul 70% delle camere impegnate (nella media dei
quattro mesi centrali).
Ci riferisci, per
favore, come sono andate le cose a Bagnara?
Si deve fare di
più, lo confermi dopo aver argomentato sulla Sagra, e che
avresti forza e idee per fare di più ma, ti cito, “ciò deve
essere supportato economicamente e con la partecipazione e il
coinvolgimento di persone operose e disponibili”.
Ora: quando a mò
di provocazione, scrissi che i soliti ignoti Bagnaroti, invece
di protestare in anonimo su un giornale che quella lettera non
firmata ha accettato di pubblicare, si sarebbero dovuti recare
da Santino e chiedergli di gestire la Pro Loco, non intendevo
che avrebbero dovuto cacciare il Presidente e il suo
Consiglio, ma proporre a Santino un programma (si discorreva
di programmi e comitati) articolato e chiedere che quel
programma si potesse gestire utilizzando le strutture della
Pro loco, “invadendola” e facendo riferimento ad essa per
messaggi di visibilità da comunicare in ogni dove.
Ti prego di
perdonarmi se mi sono espresso male.
Inviti a
partecipare alla vita associativa, ma allora, nella funzione
che ti spetta, accetta chi si espone avanzando proposte,
appunti, critiche che appaiono comunque costruttive o che lo
potranno diventare (vedi cosa scrive Giuseppe? Adesso che
abbiamo criticato ed esposto i problemi, diamoci da fare per
proporre soluzioni).
Poi ogni tanto
“scappa” qualche commento troppo estremista, come per esempio
sulle ultime Sagre, ma fa parte delle regole del gioco.
Ci vorrà tempo
perché, caro Carmelo, Bagnara è un Paese indietro e la gente
ha paura di venire fuori perché ciò potrebbe significare
perdere per esempio qualche speranza per fare assumere come
bidello il figlio con due lauree, o collocarlo in qualche
sottoscala di qualche miserabile Ente Pubblico inutile della
colonialista Reggio.
Bagnara vive nel
terrore di perdere l’attenzione dell’amministratore di
raccomandazioni, o di avere le ruote bucate o la bombettina
sotto la saracinesca.
La gente ha paura
che anche a qualche suo giovane caro, debba capitare alla fine
di dover fare le valigie e andare ad attaccare treni a Milano.
La gente che ha
capacità manageriale e potrebbe avviare un’attività
lavorativa, si defila perché pensa di non poter contare sul
consenso della gente e alla fine rimarrebbe da sola.
Non è vero? Va
bene. Ma la gente questo pensa.
Ma questi sono
altri argomenti e quindi lasciamo perdere.
Qui discutiamo di
turismo.
Non prima di aver
puntualizzato, perché parziale riflesso delle considerazioni
appena svolte, che il Generale Iracà ha in effetti lasciato
volontariamente la carica di Presidente della Pro Loco, ma
solo per porre fine alle pressioni che riceveva, a critiche
purulente e artificiose, che lo fecero figurare come il
“telefonista”, lo “scrivano” del Sindaco Piedidolci, il
“firmaiolo” del Regime dei Colonnelli .
C’è un libriccino
di Bruno Neri (BRUNO NERI, Bozzetti calabresi, edizioni
L’Inchiesta, Reggio 1990) che, proprio iniziando dal Generale
Iracà, prende per i fondelli mezza Bagnara, per esempio:
Nicolino “Misericordia”, il dottore Don Peppino Palamolla e i
suoi rapporti con la “Giunta Militare” De Leo/Iracà, Mariano,
del quale cita la seguente poesia:
“A una Città di
capre
La civiltà non è
madre
Il turismo si
scanza.
Ci campa e ci
danza
Solo un boia chi
molla
Come il Dott.
Palamolla”
l’avvocato Saitta
definito impietosamente “Avvocato Tiso Cardillo”, Tre Mazzi,
l’avv. Emanuele “Carnelutti Secondo”, Cacapeppe e le lotte con
la Balia, del quale cita l’epigrafe che si fece incidere sulla
bara ove la notte andava a dormire:
“Qui giace
Giuseppe Scicchitano che
Nella sua vita
soffrì molto per
Il malo genio
delle persone e
Per la guerra di
Tripoli che
Lo ferì nel suo
corpo”
il Cavaggero (o
Cavjuzzo), l’avvocato Vitino “Vice-Vice” e i suoi tresette
giocati secondo la Legge di Chitarrella, e ancora il povero
Mariano definito “il Costituzionalista”.
Il cancelliere
Bruno Neri esercitò a Bagnara. Aveva baffettini da sparviero e
occhialini neri tondi e fra noi ragazzi era famoso perché
quando partecipava alle feste del Circolo Unione, e mentre noi
ballavano il Rock and Roll del grandissimo Elvis Prelsey, lui
si lanciava in un ballo sfrenato colla moglie e questo ballo
consisteva in saltarellini sulle gambe, che aumentavano di
frequenza fino alla fibrillazione man mano che il ritmo
incalzava. E noi ridavamo nell’assistere a quella scena molto
buffa davvero.
Riprendiamo,
scusami: poi le pressioni si fecero incisive e sfociarono
nella politica, perché la Pro-Loco doveva divenire una
Istituzione “vicina” al Comune; insomma bisognava avvicinare
la Pro Loco alle “Istituzioni Pubbliche”. Il Generale, uomo di
grandiosa dirittura morale che esercitò la disciplina su sé
stesso nella funzione sua propria e la pretese dai suoi
collaboratori, decise di uscire da circostanze che non
condivideva. Lo fece da grande galantuomo.
Quella sera, io
c’ero, lui diresse le elezioni del nuovo Presidente della Pro
Loco al quale passò le consegne e se ne andò. Conservò per
qualche tempo qualche piccola attività alla Pro Loco e poi si
ritirò definitivamente nel ricordo di una moglie straordinaria
che aveva perso e che fu l’unica compagnia e compagna, della
sua vita. Se ne andò da Bagnara, presso una sorella,
dimenticato e solo.
Caro Carmelo,
consentimi di non continuare. Mi farebbe male ricordare.
Noi siamo lontani
da Bagnara e non sappiamo.
Ma prendi nota che
l’opinione comune, sbagliata, ma generalizzata, sussurra che
la Pro Loco, proprio ad iniziare da quel subentro al caro
Generale Iracà, è la propaggine dell’Amministrazione Comunale,
una Istituzione in subordine perché incapace di esprimersi
autonomamente.
Io ho sempre
contestato questa asserzione, ricordando che la Pro Loco è un
servizio al pubblico e quindi non si interessa di
Amministrazione Comunale (il Popolo confonde con “Politica”,
quanto nei Comuni si “Amministra” per la Cosa Pubblica).
Ma sono come
quelle nomee che si fa presto ad attaccare addosso e poi ci
vuole una vita prima che se ne riesca a liberare.
Tu non c’entri,
Carmelo, perché ti conosciamo. Questa è storia vecchia.
Non ho capito cosa
tu voglia dire lungo la frase: “Penso che sia il lavoro svolto
dalla pro loco (…) i depositari di conoscenze e verità”, ma
una cosa è chiara: Gianni Saffioti e i suoi dieci amici (dei
quali purtroppo uno è scomparso) hanno fondato una bella
Associazione e ne sono state costituite molte altre e tutte
sono molto, ma molto attive.
Hai letto come
hanno tutti risposto alle mie proteste perché i giovani a
Bagnara non sono propositivi, non si danno da fare?
Ne ho preso atto
pensando che, allora, quegli anonimi che sciaguratamente
Calabria Ora ha ospitato sulle sue pagine, erano proprio degli
scioperati, magari manipolati da qualcuno? Chissà!
Spiegaci quali
sono “i ruoli e i compiti non ancora sperimentati”, ci
interessa davvero.
C’è poi un
passaggio preoccupante, Carmelo.
L’asserzione che
qualcuno di noi si possa “esaltare” e indicare che gli altri
fanno niente.
La prima
espressione non esiste nella realtà.
La seconda è
errata nella definizione che ne dai, è giusta se l’accetti
come critica. Una funzione pubblica deve accettare le
critiche.
Ti spiego,
Carmelo, cosa io intendo per Pro Loco.
Io ho avuto la
fortuna di assistere alla Sagra del Pescespada del 2005 e ho
appeso la locandina a uno scaffale della mia libreria, a
Torino. Il programma era quello di sempre negli argomenti,
Santa Messa compresa.
Ma stando quella
sera sulla Piazza, fra i banchetti ove la gente stava a
“mangiare” il pesce-spada (una volta invece si “degustava”
come fase finale dei festeggiamenti), ho notato le opportunità
non sfruttate.
Anche con la
pro-memoria di quanto ho visto altrove nelle Sagre Paesane, ho
immaginato che le panchette, anziché essere sparpagliate sulla
Piazza, avrebbero potuto essere allineate a entrambi i bordi
della via Don Minzoni, a fianco della piazza e sul Corso, a
fianco del Comune, in una bella fila. Questo avrebbe
consentito di ottenere due risultati:
a) consentire
ai giovani che non sarebbero stati lì per cacciare il
Presidente, ma per darsi da fare, di andare e venire con
qualche carrellino, offrendo (a prezzo politico) aggiuntività
di bibite, formaggi tipici dei Piani della Corona, vini delle
rasole di Scilla e di Bagnara, pane di grano di Pellegrina,
patatine fritte per i bambini (con le patate genuinamente di
Solano), sottoli e affettati locali e quello che vuoi. Una
propaganda indotta per i prodotti tipici locali, da abbinare
al pesce spada.
b) Consentire
a che nella Piazza liberata e non utilizzata per la Cucina, si
formasse una rotonda per permettere, in contemporanea colla
degustazione, alla gente di ballare con la semplicità del
popolino e quindi il ballo liscio suonato da un’orchestrina e,
negli intervalli, fare passare fra le panchette un gruppo
folkloristico, la banda dei ragazzini di Bagnara che è
meravigliosa, il vecchio col tamburino accompagnato da due
ragazzini colla grancassa e i piatti, che è una cosa che
affascina ancora adesso la gente e altrove è un evento
irrinunciabile, giocolieri e acrobati, ecc.
La gente
rimarrebbe a lungo sulle panchette, e non solo il tempo per
mangiare lo spaghettino nel piatto di plastica. Insomma, si
trasformerebbe il tutto in una festa allargata.
Se poi, assieme ai
Ragazzi del Presidente, ci mettessimo delle vere Bagnarote
della Marina e della Bajetta, colle loro saje ora chiuse negli
armadi, a dare ai commensali i prodotti del Canale, magari
sfoderando il loro monumentale dialetto, sai che spettacolo
meraviglioso! “E ‘mbonu!, pigghiativi puru nù pocu i fetti i
salami ch’esti ì kà e ù formaggi ì pecura ch’esti i Palarina!”
Carmelo cosa
diventerebbe la Sagra?
Una festa del
Canale perché al Principe Pesce-Spada, si unirebbero le
comunità vicine, col vino delle rasole (il “Rosso Scilla”
comincia a vedersi in giro in qualche enoteca specializzata),
di Sant’Eufemia e Sinopoli con i formaggi di Aspromonte, di
Pellegrina col Pane di Grano appena sfornato e delle
Bagnarote!!! Coi mutuli sott’olio, le sarde e le alici
marinate, le frittule.
Il concetto è
quello delle Comunità Montane del Monte Poro: le Sagre si
preparano nelle case dei paesani. Ognuno contribuisce
cucinando a casa sua e poi portando la pietanza all’ammasso.
Un piccolo
contributo di ogni Bagnarota verace, per una grande successo
complessivo.
Per completare
questo quadro, un bel convegno dei sindaci delle città vicine
con questo tema: cosa dobbiamo fare, tutti insieme, per
potenziare la nostra visibilità turistica in Italia e nel
mondo? Piani urbanistici, strutture alberghiere, iniziative di
intrattenimento ma soprattutto: è possibile unirci e parlare
con una voce sola di fronte alla Regione, Governo e fornitori?
Santino aveva iniziato a partecipare a qualcuno di questi
convegni. Bisognerebbe insistere!
Stare insieme ci
salverà. Continuare a stare divisi, ci perderà.
Noi siamo lontani
e non capiamo, non sappiamo.
Va bene.
Poi veniamo a
Bagnara, ci sediamo al bar e avvertiamo che il gelato e la
granita non sono più le stesse prelibatezze di una volta.
Sarebbe bello
poter leggere sul tuo sito, una lettera che in Aprile
recapiterai al Comune, per chiedere un controllo sulla
distribuzione dei dolciumi in Luglio e Agosto, anche con le
visite a sorpresa dei NAS.
Un atto non contro
i commercianti, ma a favore, perché varrebbe, se tutto fosse a
posto, come una certificazione ISO 9000.
Penseremo:
perbacco la Pro Loco! Che grinta!
E ci sarebbe
piaciuto leggere sul tuo sito un esposto al Comune, col quale
chiedere se la Soprintendenza alle Belle Arti abbia o meno
concesso il consenso per costruire a cemento e sotterrare
sotto il cemento il promontorio di Marturano, che, agli atti,
a noi risulta intoccabile perché vincolato.
O meglio: che
prima di procedere, si effettuassero dei sondaggi con la
presenza di esperti di parte, per verificare se sotto il
Promontorio ci fossero
- i resti della
Chiesetta settecentesca di San Sebastiano
- la struttura del
vecchio quartierino adiacente a San Sebastiano e la Strada
Ruffa
- la parte
meridionale dei cimitero sotterraneo quattrocentesco della
Reale Abbazia che, proprio per quella presenza, fu dichiarata
nel Settecento instabile per mancanza di fondamenta. E siccome
il Grande Terremoto rase tutto al suolo e tutto venne
ripianato, vi è il consapevole dubbio che tutto sia ancora là
sotto, pensando che le sepolture della Reale erano tutte di
personalità aristocratiche di Bagnara.
Tieni conto
Carmelo, che la scalinata della Reale (tre gradoni) esisteva
(dico così?) dentro la villa a fianco del Belvedere, e
guardava esattamente lo Stretto. Si trova(va?) a metà percorso
fra la porta carraia e l’abitazione. Lo asserisco perché l’ho
vista e studiata col gentile permesso del proprietario,
qualche anno fa.
Capisci Carmelo
che adesso tutto è finito e la gente mormora che in realtà fu
trovato molto materiale e che fu subito coperto perché
altrimenti si sarebbero persi i finanziamenti per costruire il
Forum?
No. Non è vero,
non s’è trovato niente. Va bene.
Ma noi che siamo
lontani, e gli stessi paesani, perché non sono stati informati
sulle cautele prese?
Non c’è dialogo
fra la gente e l’Amministrazione Comunale?
Per certe
iniziative?
Mi piacerebbe
sapere cosa ne penserebbe il Ministero.
Avremmo voluto in
tanti che la Pro Loco fosse intervenuta nell’acceso dibattito
su Rombolà affrontando il tema dal suo punto di vista,
pubblicando sul sito un memoriale consegnato al Comune col
quale ammonire che si facciano le cose per bene e cioè:
-
scegliere Rombolà al posto del Campo Sportivo, ha un senso se
al Campo Sportivo si proibirà severamente che si avvicinino i
palazzinari, vincolandolo alle sole strutture turistiche. Sai
perché? Perché non è vero che Bagnara è “turistica”. Per
essere “turistica” bisognerebbe che vi fossero le strutture e
per dotarsi di strutture in paese, bisognerebbe tirare giù le
case, anzi, lo scempio in cubi a cemento dei quali è strapieno
il nostro paese, il paese delle “sopraelevazioni”.
Auguriamoci, io e te, che il Grande Terremoto non avvenga di
notte, perché si salverebbero veramente in pochi.
- Quindi
Rombolà, si perché il campo serve per il turismo a Bagnara e
chi vuole costruirvi, potrà solo impiantarvi un’attività
turistica.
- Ma
Rombolà in quale criterio? Per costruire la scuola a Rombolà
bisognerà portarvi la strada e le infrastrutture. E dopo? Che
accadrà di quel paesaggio paradisiaco? La famelicità
palazzinara rischierà di divorare Rombolà? Ormai tutte le
località rinomate d’Italia, hanno adottato un piano edilizio,
evoluto e sofisticato, che preserva le località di interesse e
qualità. Per cui per esempio, chi possiede o ha acquistato un
suolo a Rombolà di 5000 metri quadrati, sa che se vuole
costruire, dovrà riservare 3000 metri quadrati a attrezzature
di pubblica utilità (costruire edifici commerciali,
parcheggio, giardini ecc.) e nei 2000 restanti, potrà
costruire rispettando predefiniti criteri paesaggistici. Non
che, costruita la strada e portate le infrastrutture,
assisteremo all’invasione degli sciacalli pronti a costruire
la qualunque ovunque. Abbiamo toccato un tasto delicato? Ormai
è tardi perché le taralle sono già pronte?
Ci auguriamo di
leggere sul tuo sito una protesta/sollecito, una denuncia al
Comune che i tombini delle vie sono stati coperti con retine
per evitare che il popolo “down-town” di Bagnara, invada le
strade.
Il turista che
quest’Estate passava per la strada e si sedeva al bar, ha
notate quelle retine restando impressionato, credimi perché si
sono immaginate le cose più brutte di questo mondo, anche
sotto i palchetti dei dehors ….
Via le retine!
Sono uno scempio! Ma per evitare il motivo per cui il povero
Bagnaroto le ha dovuto piazzare, all’inizio dell’estate,
quando inizierà la stagione secca, senza piogge, intima che
provvedano a una pulizia radicale del Down-Town, cercando poi
di capire come si potrà fare, durante l’estate, a sopperire
alla mancanza della pioggia che tutto emenda pietosamente
durante l’inverno, dalla Madonnina alla Bajetta “haundi ù
cantaru si jetta”.
Infine: la tutela
della Bagnara “dimenticata”. Perché tutto sul Corso?
Che sforzo fare
qualche cosa alla Villa Comunale!
Ma perché poi
tutto sul Corso?
Ci sarebbe
piaciuto leggere sul tuo sito di un piano turistico di
valorizzazione dell’intero territorio di Bagnara, o che
attraverso il tuo sito, per questo e altri argomenti, tu
avessi chiesto supporti, consigli, adesioni.
Ma noi ti
chiediamo di intimare che si ponga fine al feroce inquinamento
acustico che inizia alle ore sedici delle calde ore agostane,
quando i complessi cominciano a provare ad altissimo volume,
nel centro di un Paese che riposa, battendo impietosamente
sulla batteria, a volume estremo, mentre un pellegrino che si
crede Pippo Baudo, inizia per un’ora col suo: ah!, ah!,
prova!, ah!, proova, ssi!, ah! Prova!. E’ una cosa non
“turistica” ma INCIVILE, perché c’è gente che riposa, che sta
male, che vuole stare tranquilla. Se vogliono provare le loro
dilettantesche manifestazioni, che comincino più tardi e che
tutto termini alla mezzanotte, per favore!
Ovvero: che da ora
in avanti qualsiasi manifestazione canora, musicale e
teatrale, si svolga al “Forum”, al Belvedere e così il Paese,
in Estate, tornerà a una dimensione vivibile, umana.
Ma se il Forum non
verrà utilizzato e si tornerà coll’orrendo “palco” sulla
Piazza del Municipio, ti giuro Carmelo che se la tua Pro Loco
non interverrà, e si dovesse perpetuare l’incivile
inquinamento acustico scambiato per prove tecniche, io
chiamerò i Carabinieri.
Carmelo: con
affetto, ti prego di credermi.
Tu amministri
un’Associazione di pubblica utilità e per potere aumentare il
timbro, occorre una forte forza contrattuale. Se non
acquisisci forza contrattuale, non ottieni neanche una
risposta.
La forza
contrattuale deriva dal “consenso” della gente. Pieno e
convinto.
Quindi è corretto
che tu non sia stato in grado di esprimerti nelle forme
cennate. E le tue elencazioni sono corrette, sono quello che,
con quello del quale disponi, tu riesci a fare e che,
perbacco, è a questo punto anche tanto!
Bisogna quindi
capire se la Pro Loco può essere veicolante per attivare una
dialettica coi Pubblici Poteri, onde ottenere una volontà
allargata, nello spirito di collaborazione disinteressato fra
una istituzione “dei Cittadini” come la Pro-Loco e una
controparte “Pubblica”.
Da questo punto di
vista, io mi permetto di offrirti un solo consiglio: chiama
vicino a te le Associazioni giovanili che ci sono a Bagnara e
i gestori dei siti su Internet.
Costituisci con
loro un tavolo di lavoro in modo che, su determinati
argomenti, si incontri il consenso di tutti e si appoggi la
voce pubblica della Pro Loco, mentre ognuno ti sosterrà per la
parte che gli compete.
Soprattutto,
scrivici sul tuo sito.
Noi ti leggiamo.
Hai adesso una
ragazza molto sveglia che, se ho ben compreso, ha preso il
posto di Francesco Iermito. Scrivi di quello che fai, perché
tutti sappiano che la Pro loco è viva e attiva.
Noi siamo lontani
e non sappiamo. Scrivi .
Soprattutto, noi
non vogliamo essere di quelli che dicono: farò, farò, farò.
Siamo lontani ma a
Bagnara abbiamo le mamme, e quelle persone che sono adesso ai
Cipressi. Vi siamo cresciuti e non abbiamo dimenticato, non
possiamo dimenticare, perché la vita in Città è dura e alla
fine, pur nelle comodità e nelle certezze, ci manca l’inizio,
il primordiale, la radice.
Sono solo i
reazionari che ci odiano perché parliamo, scriviamo e
ragioniamo su Bagnara, standone fuori.
Vorrebbero Bagnara
tutta per loro, i corvi.
Mi ricordo da
ragazzo qualcuno di quei borghesucci nullafacenti, parassiti
dentro e fuori, di quelli che ancora oggi s’intravedono seduti
al bar, veri teatranti con vestiti sofisticati, begli orologi,
parlare strascicato, aria di nobilucci, che guardano il volgo
Bagnaroto con sprezzo, perché loro sono la Casta “ricca”, che,
appoggiato al muretto della Via Marina, intento a una delle
poche azioni della sua inutile vita, cioè a guardare il
tramonto per determinare il tempo del giorno successivo,
continuava a dire con disprezzo: “ma stì turisti,
chindaimaffari! Mi si stannu e casi loru ka nui non volimu
cummedia!”
Forza Carmelo!
Noi abbiamo
apprezzato sia la tua “cazziata” (vuol, dire che c’è molta e
sana vivacità), sia i tuoi “sondaggi” pubblicati sul tuo sito,
su cosa, secondo la gente, sia prioritario per Bagnara.
Continua e quando
avrai un bel campione, pubblica la definitiva facendoci sapere
che hai consegnato al Sindaco il tutto.
Vedrai che
Santino, intelligentemente, ti verrà dietro perché per andare
avanti col suo programma di rinnovamento, dopo aver avuto il
coraggio di venire fuori e proporsi, e sapendo che il tutto
gli deriverà dal consenso, proprio come qui abbiamo ragionato
con te, si cercherà persone propositive e positive.
Noi vogliamo che
tu stia al tuo posto perché ci fidiamo di te.
Ma tu non stare
lontano da noi.
Io sto mettendo
tutto quello che so sui siti degli amici che mi ospitano e
spero di riuscire a finire in tempo…
Perché non i
libri? Perché in questa maniera tutto quello che ho è a
disposizione di tutti.
Sempre e
soprattutto per i ragazzi del nostro paese.
Ti abbraccio di
cuore.
Tito Puntillo.

La Pro
Loco risponde
9 settembre 2008
Da Carmelo Dominici ricevo e pubblico
Quale responsabile
della Pro Loco di Bagnara, pur chiedendo scusa per
l’intromissione nella discussione che si sta alimentando nel
blog, mi si permetta di dire la mia.
Il mio intervento ha
l’obiettivo di ricordare a tutti i partecipanti che cosa è e
fa ancor oggi la Pro Loco di Bagnara Calabra soprattutto a
chi, essendo lontano dalla cittadina, non conosce direttamente
l’operato dell’associazione.
Se è vero che si può
parlare di alti e bassi dell’attività dell’associazione,
nessuno può negare l’operatività che da oltre quaranta anni la
pro loco svolge sul territorio. Si tratta di servizi portati
avanti grazie alla abnegazione di molti, giovani e non, che
ritengono necessario e importante dedicare il tempo libero al
proprio paese, con l’impegno diretto in prima linea verso i
cittadini tutti, i turisti e i soci stessi.
Forse è poco quello
che offre la Pro Loco e fa parte ormai dei servizi quotidiani
del nostro paese che non c’è ne accorgiamo. Forse tutti se ne
accorgerebbero di più se non ci fossero.
La Pro Loco ancor
oggi raccoglie e si fa portavoce delle lamentele dei
cittadini; per citarne una, mesi addietro sono venuti a
reclamare, fra i tanti, il geometra Furci e il sign. Maiorana
Giuseppe per la mancata ricezione di una stazione radio
nazionale. Informando chi di dovere la ricezione dopo pochi
giorni si ripristinava ( per il nostro intervento? forse no,
ma noi sul territorio ci siamo.)
Per quanto riguarda
le manifestazioni, nel proseguo che la Pro Loco ha sempre
fatto dal nostro insediamento ad oggi, ricordo a tutti due
concorsi a progetto con le scuole elementari di tutto il
territorio, con premiazione ai vincitori e donazione di libri
ai plessi scolastici di Porelli, Marinella, Solano,
Pellegrina. La pro loco continua a mantenere la biblioteca
comunale e ad essere l’unico centro di libri bagnarese con
documenti e testi che trattano, nello specifico, del nostro
territorio Bagnarese, scritti da nostri concittadini, da
Bonifacio Achille a Tito Puntillo, da Don Antonino Gioffrè
alla Spoleti.
Tra le altre
manifestazioni:
la presentazione di
due libri “Sfalassà”, di Spinoso e “Mara e il sale” di G.
Diano;
l’istituzione di una
borsa di studio per i lavori di ricerca e studio con la
collaborazione della prima amministrazione Zappalà, nella
persona del Professor De Maio Carmelo.
La festa degli
anziani ideata e condotta da Maria Bonfiglio, ex segretaria
della Pro Loco. La manifestazione si svolse con una Santa
Messa in Piazza Marconi e l’intrattenimento nei nostri locali.
L’anno successivo ancora fra Chiesa Madre e l’ex asilo De Leo,
con il compiacimento di Don Sarino Pietropaolo e la
partecipazione di persone svantaggiate e di persone
diversamente abili.
Ultimamente poi
abbiamo festeggiato l’8 Marzo, giornata della Donna, con la
partecipazione delle scuole elementari di Reggio Calabria
giunte in paese con il treno storico del dopo-lavoro
ferroviario di RC.
Chi non ricorda la
presentazione della “Bagnarota” a Bagnara e a Roma presso
l’Università la Sapienza, il tutto fatto a livello di
volontariato con la distribuzione gratuita di cd e libretti
informativi. L’organizzazione della manifestazione avvenne a
cura del Professor Giuseppe Barbara, con la collaborazione
preziosa di Giovanni Saffioti.
Ancor oggi non mi
spiego la motivazione profonda che, caro Gianni, ti ha portato
a fondare, sostenere, alimentare, con tutto il materiale in
tuo possesso, il tuo lavoro e passione la nuova associazione
che oggi vediamo presentare belli e interessanti lavori (anche
se…).
La Pro Loco annovera
150 iscritti, si rinnova democraticamente nel rispetto del suo
statuto, mantiene un luogo di incontro e passatempo fra i soci
frequentatori, è sempre presente e aperta a tutti i problemi
che può affrontare. La Biblioteca è stata ripristinata nella
sua operosità, tanto che moltissimi usufruiscono di questa
disponibilità per effettuare lavori di ricerca e tesi di
laurea. Ospita studenti universitari per la formazione, lo
svolgimento di tirocini e la maturazione di crediti
universitari autorizzati dall’Ateneo di Messina.
Tra i fruitori della
biblioteca della pro loco (Fonte: registro pubblico di
prestito dei libri della biblioteca comunale di Bagnara
Calabra):
Carmela e Rosaria
Puntillo, Rocco Ramondino, Pierino Ocello, Vincenzo Fondacaro,
Achille Bonifacio, l’artista Pennacchio, che ha effettuato le
pitture al Castello, Paolo Scordo (Ricerca su Pellegrina),
Tito Puntillo. Tutti questi hanno arricchito i loro lavori
grazie ai libri della biblioteca comunale di Bagnara Calabra.
Tanti, per riconoscenza, hanno donato le loro tesi di Laurea.
Della Sagra penso
che ci sia poco da aggiungere perché la comunità conosce lo
svolgimento dei lavori e l’organizzazione. Tuttavia ritengo
che in questi anni sono state apportate notevoli innovazioni
con la serata culturale dedicata ai lavori di ricerca
effettuati dai giovani laureandi e non alla Santa Messa in
onore dei Caduti in Mare e all’allestimento della Piazza con
500 posti a sedere.
Certamente si deve
fare di più, ma ciò deve essere supportato economicamente e
con la partecipazione e il coinvolgimento di persone operose e
disponibili.
Negli ultimi quattro
anni abbiamo aggiunto inoltre il Servizio Civile Nazionale.
Grazie alla organizzazione UNPLI di cui facciamo parte (Unione
Nazionale Pro Loco d’Italia; www.unpli.it
) abbiamo dato la possibilità a tre nostri giovani di fare un
anno di esperienza lavorativa, di ricerca, e di impegno presso
l’Associazione.
Avrei tante altre
cose da elencare ma qui mi fermo, invitando tutti a
partecipare come può alla vita associativa. La Pro Loco è
aperta a tutti, non c’è bisogno di chiedere la gestione di
essa al Sindaco. Per nostra mentalità diamo libera mano a chi
si vuole veramente impegnare, liberi nell’impegno, liberi nel
programmare, liberi nel gestire, nel rispetto delle norme
statutarie.
Il Generale Iracà
quando ha lasciato la carica di presidente lo ha fatto
volontariamente, nessuno gliel’ha imposto, essendo stato lui
stesso, con altri componenti dell’allora consiglio di
amministrazione, a richiedere la presenza delle persone che lo
hanno sostituito alla direzione della Pro Loco.
Penso che sia il
lavoro svolto dalla Pro Loco a differenziare l’associazione
stessa da alcuni nuovi soggetti nati nel territorio che
all’istituzione già si annoverano fra le più importanti realtà
cittadine mai esistite e si accreditano di ruoli e compiti non
ancora sperimentati, screditando gli altri a cui non viene
riconosciuta spesso nemmeno il diritto ad appassionarsi e
interessarsi di storia, considerandosi essi stessi i
depositari di conoscenze e verità.
Per non nominare “La
meglio gioventù” che è come l’uomo invisibile; tanto parla ma
di costruttivo niente fa.
Carissimo Claudio
anche a te mi voglio rivolgere, non essere tu come “La meglio
gioventù”, limitato nell’opera e pieno di proposte. Nel
rispetto del lavoro effettuato dovresti dare atto che alla
nostra risposta “agli attacchi che abbiamo ricevuto” e portata
avanti silenziosamente nella nostra e vostra riservatezza,
“non si è aperto nessun cielo”, non è coinciso nessuna
rimostranza spettacolare o rifiuto alle critiche.
Penso che nessuno
sapeva di questa nostra rimostranza alla vostra critica,
finchè tu non lo hai scritto.
Come dicevo nella
lettera, ognuno si può esaltare, dire che farà, farà, farà, ma
non può nominare persone, associazioni e dire che questi non
fanno niente.
L’associazione Pro
Loco è presente sul territorio e svolge come può le funzioni
che in molti hanno presentato come servizi offerti, ricordando
che i giovani della Pro Loco svolgono da anni la funzione di
guide turistiche a chi ne richiede la partecipazione.
Ringraziando saluto tutti i partecipanti alla discussione e
Giuseppe. Mi scuso per la lungaggine dell’intervento ma per me
è un dovere illustrare l’operosità dell’Associazione che
rappresento.
Il Presidente
Carmelo Dominici.

E ora, che
fare?
6 settembre 2008
Gli interventi che
si sono ultimamente succeduti sul mio blog hanno con toni e
accenti diversi "lamentato" le annose questioni aperte. A
rileggerli, ci troveremmo d'accordo su tutto. Credo che adesso
si debba però fare un tantino di più. E' giunto il momento di
mettersi in gioco (ed ecco perchè della lettera della meglio
gioventù contestavo l'anonimato e non il merito).
A me sembra che
ora si debba ragionare su cosa noi (e altri) possiamo fare.
Continuare a elencare i ritardi e le carenze di Bagnara non ci
porta lontano.

5 settembre 2008
Da Gianni Saffioti
ricevo e pubblico
“La meglio gioventù”
è un film di M.T. Giordana che racconta uno spaccato della
storia italiana dalla metà degli anni sessanta fino alla fine
del secolo scorso.
Quella che si firma
come la “meglio
gioventù“ bagnarota e che pone in rilievo cose fritte e
rifritte da decenni, ritengo sia di parte, salottiera e
soprattutto non degna di firmarsi in quel modo vista la grande
levatura del film e considerato come quella “meglio gioventù”
si pose davanti ai problemi ed ai drammi della società
dell’epoca. La “meglio gioventù” bagnarese certamente non si
sarebbe neanche sognata di andare a pulire Firenze e le sue
biblioteche dal fango che l’Arno riversò all’epoca sulla città
Toscana.
Questo lo dico
leggendo il modo con cui è scritta la lettera ed il contenuto,
che superficialmente si potrebbe anche condividere ma
leggendola attentamente e poi leggendo i vari commenti, le
varie difese e i vari attacchi, pare proprio che tutto è
dovuto, tutto è realizzabile, basta che lo facciano gli altri.
Alcune domande mi
sorgono istintive e che giro ai lettori del forum: come mai
“la meglio gioventù” bagnarese si sveglia adesso e non si è
fatta sentire lo scorso anno o due anni fa quando gira e
rigira le pochezze culturali che opprimono il sonno di chi la
mattina deve andare a lavorare o viene a Bagnara per riposare,
sono sempre le stesse?
“La meglio gioventù”
bagnarese si rende conto che in particolare nel periodo
estivo a Bagnara è notte bianca SEMPRE sia che ci propinino
culi e tette poco coperti sia nostrani che brasiliani o le
Paola e Chiara di turno o che non ci propinino nulla?
Dove vive questa
”meglio gioventù” bagnarese che analizza dettagliatamente la
pagliuzza nell’occhio dell’assessore che doveva organizzare la
notte bianca e non si accorge delle travi che gli stanno
davanti agli occhi? Come si fa a portare come esempio il jazz
festival di Roccella in una situazione bagnarese dove i corvi
che stanno attorno al sindaco litigano continuamente ed
offuscano il cielo e l’operato del sindaco stesso (che
approfitto per ringraziare personalmente per il finanziamento
del libro “Bagnara Calabra il terremoto del 1908”)?
Come si può parlare
dei palinsesti culturali estivi quando sorbendo la famosa
granita al caffè
il dott. Puntillo scopre che non ha il sapore di una volta e
che dal tombino vicino alla sua sedia del tavolino de bar a
cui è seduto viene fuori un tanfo di fogna nauseante
accompagnato dai soliti scarafaggi a cui la granita deve però
piacere visto che si permettono il lusso di fargli compagnia
(è realmente successo al mio tavolo mentre ero seduto con
amici)?
“La meglio gioventù”
bagnarese queste cose non ne vede, o la trave che ha negli
occhi le impedisce di vedere un paese sporco e pieno di
zanzare con l’acqua che esce dai rubinetti che i più si
rifiutano di bere e l’impossibilità di girare anche in
bicicletta durante il periodo dell’isola pedonale?
“La meglio gioventù”
bagnarese deve sapere che prima di atteggiarsi a Zaratustra
deve acculturarsi e conoscere bene la situazione di un paese
dove in via Gobetti questa estate, ogni notte, nessuna
esclusa, fino alle quattro del mattino ragazzini di sedici
anni, che arrivavano addirittura da Pellegrina facevano
rombare le loro moto da cross girando attorno alle scuole
elementari del centro per accattivarsi le simpatie di
quattro ragazzine, che assistevano estasiate alle gare col
benestare dei loro genitori che le lasciavano in strada fino
al mattino. Se li rimproveri, se ti va bene poi ti trovi con
le gomme delle macchine tagliate altrimenti la macchina te la
bruciano.
Ma cosa vuole “la
meglio gioventù” bagnarese che dice che Bagnara non ha idee e
che si produce pochissimo; che guardi cosa è diventata la rupe
di Marturano in pochi anni e rifletta come da centro storico
ed archeologico dove è nata Bagnara nel 1085 si è trasformata
in spot pubblicitario permanente con tanto di cappello se al
sacro delle due Madonne li incastonate si sono accostate senza
ritegno e rispetto per le loro immagini una barca in miniatura
del Fondacaro, mentre la vera è finita a Marina di Camerota (
vergogna!!!) e poi peggio la concorrenza dell’aumentare dei
mausolei senza stile e senza alcun briciolo di estetica che
dovrebbero ricordare la cara Mimì e che sviliscono il senso
del ricordo e danno il senso del ridicolo per la loro grande
bruttura; conclude il tutto un ristorante decadente ed in
disuso.
“La meglio
gioventù”, se tale dice di essere, lo dimostri esponendosi e
dialogando con quanti almeno da anni coi fatti e non con le
parole tentano di dare qualcosa di positivo a questo paese,
criticando ed operando senza alcun interesse privato e senza
alcun rancore personale contro qualsiasi persona. Chiunque sia
responsabile della cosa pubblica sa che espone la propria
immagine di amministratore e per tale va considerato,
altro invece è lo stesso in veste di privato cittadino che
vive e subisce come noi tutti le grandi lacune sociali
economiche e culturali del degrado e del sottosviluppo
bagnarese.
Cara “meglio
gioventù” un tempo il gen. Iracà non avrebbe tollerato tutto
questo, in un paese cosi combinato le priorità da superare
sono tantissime. Purtroppo si continua a violentare il
territorio e distruggere e sotterrare gli antichissimi muri di
una chiesa che era locata ad ovest dell’abazia primordiale e
nuove grandi colate di cemento si apprestano ad invadere il
litorale e le colline oramai incolte. Bagnara è troppo bella
per smettere di lottare ma non è certamente col modo di fare
della “meglio gioventù” bagnarese o come qualcuno sottolineava
negli interventi precedenti con la miopia della Pro Loco che
insisto significa “ a favore del luogo” o peggio di quella
maculata dell’opposizione o della gestione della cosa pubblica
in maniera litigiosa come sottolineano spesso i quotidiani
locali che gli annosi problemi possono risolversi. Forse
qualche corvo in meno accanto al sindaco darebbe più luce e
chiarezza al tutto.
Ma scusate, cosa
costa mettere dei sifoni o simili a tutte le “gravigghiate” in
particolar modo in quelle del corso e della via marina? Una
notte bianca in meno ed un lavoro utile a tutti i cittadini!
Una nota molto
positiva e da esempio per quanti vogliono impegnarsi ad essere
propositivi verso una cittadina di progresso e di cultura
arriva dall’associazione AGESS che con grande impegno e
passione sta portando avanti coi fatti un progetto sano e
degno della più grande stima ed ammirazione. Un esempio da
copiare e duplicare in molte copie.
Una nota di folckore
a proposito di attività produttive: dopo una mezza “lavatura”
questa estate alcune pescivendole “vandiavano al rione
Valletta “belli frischi cristandei i Bagnara”; ora tutti sanno
che sono circa 25 anni che nel nostro mare non si pescano più
le costardelle, il perché resta un mistero per i più, alcune
donne anziane che hanno fatto la vita da bagnarota senza
nemmeno badarle le hanno allontanate dal rione in malo modo
lanciando invettive contro di loro per la faccia tosta che
avevano avuto di buggerare il prossimo spacciando per pesce
nostrano del pesce probabilmente argentino e non certamente
locale.
Due proposte:
1) Quando si
dedicherà la piazza ex lido alla tragedia del 24 maggio 1927
onorando dei bagnaroti morti per un mezzo di pane; a quando
una via all’Ign. Luigi Robecchi Brichetti impegnato in prima
persona come volontario alla ricostruzione di Bagnara dopo il
terremoto e che nessuno di quelli che hanno scritto di storia
su Bagnara ha mai menzionato? Penso che i documenti che ho
portato alla luce bastino ed avanzino.
2) Quando
l’assessore alla cultura si deciderà di far sviluppare a gente
competente un programma di ricerche storiche che possano
portare alla luce una storia della cittadina vera che ci
racconti della vita della gente comune e non di preti e chiese
e di aria fritta come siamo ancora abituati a leggere e
costretti a smentire a suon di documenti.
Bagnara che cresce e
che progredisce passa attraverso strumenti semplici ed
elementari che portano alla crescita sociale culturale della
popolazione. Progetti e realizzazioni incomprensibili scavano
invece un distacco sempre più netto tra la politica ed il
cittadino il quale purtroppo è costretto a trovare un misero
spiraglio nel sottosuolo del clientelismo a cui sottomettersi
servilmente.
Niente di personale
contro nessuno tantomeno contro “la meglio gioventù”.
PS: a proposito di
acculturarsi che ho usato nella lettera vorrei aggiungere che
secondo il caro professore Luigi Vallauri cultura è: ciò che
rimane dopo aver dimenticato quello che si è appreso.
Gianni Saffioti

Critiche e
proposte
3 settembre 2008
Da Danilo Cappellano ricevo e pubblico
Caro Giuseppe,
sono anch’io un
giovane 25enne emigrato già da sette anni al Nord dove sto
conseguendo una laurea in management internazionale e nello
stesso tempo ho avuto l’opportunità di vivere per qualche mese
in Australia e un anno in Polonia. Questo solo per darti
un’idea del mio background.
Sto seguendo da
tempo la discussione sui giovani bagnaresi e le sorti del
nostro paese.
Ovviamente i due
discorsi sono intrecciati e interdipendenti. Mi riallaccio
alla
lettera del mio carissimo amico Giuseppe Macrì (Panelli
per gli amici) dove osserva che i giovani bagnaresi non sono
in possesso di alcuna specializzazione e che il tenore di vita
concesso dagli stipendi dei genitori, lo potrebbero solo
sognare in una qualsiasi quantomeno città del Nord Italia. In
effetti, il paese di Bagnara offre poche possibilità ai
giovani che non vogliono o non possono trovare condizioni di
vita migliori altrove. E’ pur vero però che il giovane medio
bagnarese è abituato a svegliarsi all’ora di pranzo e trovare
la pappa pronta in tavola. Con questo voglio dire che molti
dei miei coetanei sono spesso irresponsabili e privi di
ambizione. Dall’altro lato, per fortuna inizio a notare che
l’altra parte di giovani, sarà forse perché iniziano a uscire
dalle quattro mura del paesello e hanno termini di paragone
diversi che non gli fanno più considerare Bagnara come “u
paisi chiù bellu ru mundu”, hanno idee innovative che
potrebbero migliorare la situazione a Bagnara. Il problema
ovviamente sta nel riuscire a coinvolgere questi giovani e a
renderli soggetti attivi del futuro, mi auguro migliore, di
Bagnara. Siccome non voglio fare solo critiche ma proporre
anche soluzioni, un’idea potrebbe essere anche quella di
stanziare fondi per concorsi dove gruppi di giovani potrebbero
lanciare progetti per il rilancio del paese.
L’altro discorso che
vorrei affrontare è proprio quello legato alla mancanza di
attività imprenditoriali che generano posti di lavoro.
Infatti, se è vero che la nostra zona non prolifera di
attività di questo genere, è anche vero che molto si può fare…
e le risorse non mancano. Giusto per dare alcuni esempi vorrei
dire che siamo uno dei pochi paesi al mondo che eccelle nella
produzione artigianale di torrone, abbiamo un’economia basata
sulla pesca che anno per anno però rischia sempre di più di
andare a fondo con tutte le reti e abbiamo un tratto di costa
che si estende da Palmi a Villa San Giovanni tra i più
invidiati d’Italia.
Una soluzione che si
potrebbe trovare è quella che già Puntillo ha menzionato nella
lettera “Partecipiamo, senza nasconderci” dove propone dei
comitati per portare avanti le diverse iniziative. Infatti, a
mio modesto parere, l’associazionismo potrebbe essere un
valido modo per coinvolgere un numero considerevole di persone
per creare dei gruppi, anche eterogenei al loro interno dove
comunque un leader verrebbe fuori perché le masse ne hanno
sempre avuto bisogno, volti a promuovere lo sviluppo di nuove
idee.
Infatti, per
esempio, il fatto di essere bravi nel produrre torrone non
significa che lo si sappia anche vendere al meglio o pescare
il pesce non è detto che sia l’unica attività che si può
svolgere quando si è in possesso di una barca. La creazione di
cooperative potrebbe favorire la gestione delle varie attività
in maniera più efficiente riducendo i costi e massimizzando i
profitti. Ovviamente i vari aspetti tecnici dovrebbero essere
trattati nei minimi particolari da persone competenti in
materia ma credo che la comunità bagnarese non manchi di tali
figure. Queste ed altre idee potrebbero dare un nuovo volto ad
un paese tanto bello e amato quanto allo stesso tempo da noi
tutti criticato.
Cordiali saluti a
voi tutti,
Danilo Cappellano

Come mai non si costruisce quello che
tutti cercano?
2 settembre 2008
Da Daniela
Dominici ricevo e pubblico. In origine era un commento al
post di Claudio Careri, ma del testo vi era una parte
mancante.
Leggo con piacere la
discussione on line che si sta alimentando tra bagnaresi
vicini e lontani che non scordano le proprie origini,
appassionati, orgogliosi di essere calabresi, voglioni di una
nuova rinascita, ancora una e mai l'ultima, semplicemente
perchè dopotutto tendere all'ideale ci permette di vivere
meglio.
Faccio parte del
Gruppo Giovani Pro Loco, ne sono stata una ideatrice, sono
cresciuta alla pro loco ed è stato ed è doveroso per me dare
un contributo: zio giuseppe con la radio, i nastri registrati,
le foto, mio nonno, la sagre trascorse, le discussioni e le
serate culturali vissute da dietro le quinte molto tempo
prima della loro messa in scena.
Mi avevano detto che
online c'era una discussione accesa con attacchi alla giunta
comunale e all'associazione pro loco. Nemmeno tanto direi;
scambio di opinioni, critiche e suggerimenti, esperienze di
chi è dentro o fuori le realtà bagnaresi.
E come membro della
pro loco vorrei dire qualcosa. A Claudio vorrei dire che le
critiche alla pro loco si possono fare naturalmente ma vanno
fatte per me nel luogo giusto. La reazione contro quella
critica di cui parli è stata “forte” da parte della pro loco
perchè è stata fatta durante la presentazione del ctg,
presentazione alla quale ha lavorato anche la pro loco. Ho
partecipato personalmente alle riunioni del ctg, si parlava di
collaborazione tra le due associazioni, abbiamo passeggiato
con i resp del ctg regionale, ospitati alla pro loco con un
incontro e sul primo numero del giornale, presentato nella
stessa sera, c'erano due articoli fatti da soci della pro loco
di cui uno parlava proprio dell'associazione, raccontando i
suoi 40 anni di esperienza. Perdonaci se la nostra reazione è
stata alquanto forte, nemmeno poi tanto, ma se le associazioni
sono amiche e lavorano insieme "le cose" se le dicono in
faccia e non durante il convegno di presentazione. Come ben
sai attendo ancora Cambareri... (non ricordo il nome) per un
chiarimento.
Per fortuna molte
altre sono le esperienze positive di collaborazione con le
associazioni, gli enti e le scuole con cui abbiamo collaborato
per organizzare la settimana della cultura, la festa delle
foglie che cadono, il concorso presepi on-line, la gara
podistica…
Concordo con
l'intervento di Tito Puntillo che conosciamo con i raga della
pro loco tramite gli interventi nel ns sito e la disponibilità
offertaci…quando vieni a Bagnara passa dalla sede. Al mattino
o al pomeriggio trovi sempre qualcuno di noi.
Quello che manca a
Bagnara è la collaborazione tra gli Enti, la determinazione ad
andare avanti e realizzare un progetto comune condiviso. E il
Comune tante volte ha cercato di realizzare questa
collaborazione con la proposta della Consulta, le riunioni
delle associazioni, tutte esperienze che sono andate scemando.
Anche la Consulta dei giovani non ha avuto successo e
all’ultima riunione eravamo meno di 10.
Chissà come mai non
si riesce a costruire qualcosa che tutti cercano.
Forse per molti si
tratta solo di parole e l’associazione diventa un modo per
portarsi avanti prima delle prossime elezioni.
Un rinnovamento
nelle manifestazioni culturali sarebbe aupicabile ma a chi
critica la notte bianca vorrei ricordare che la notte bianca
quest’anno a Bagnara non c’è stata visto che è stata, con
ritardo, annullata il giorno prima della manifestazione. E a
chi ricorda le manifestazioni musicali locali come Roccella
jazz festival ricordo che a Bagnara nel mese di settembre c’è
una delle manifestazioni più importanti in Calabria e forse in
Italia. Anche se di concorso canoro si tratta permette
comunque di partecipare a momenti musicali di tutto rispetto
con talenti italiani che, conosciamo solo il giorno prima
della loro partecipazione, ma caratterizzano le serate in
Calabria.
Daniela Dominici
In coda
ripropongo pure il breve commento che avevo inteso scrivere a
questo post.
Non ci sono attacchi
all'amministrazione comunale, in questo blog e nel sito. Nè,
tanto meno, alla Pro Loco. Non ce ne sono, almeno, per partito
preso. C'è il tentativo di ragionare su Bagnara. E ragionarci
significa esprimere delle opinioni. Queste possono essere ora
positive ora negative. Su temi vicende questioni persone
diverse. E poi, salvo all'anonimo, consento a chiunque di dire
la sua.
Giuseppe Barilà

Alcune
considerazioni
29 agosto 2008
Da Claudio Careri ricevo e pubblico
Caro Giuseppe, non
mi sottraggo al dibattito che sta lievitando sul tuo sito.
Sono costretto a inserire purtroppo qualche riferimento
personale, con il rischio di prendermi troppo sul serio, non
essendo personalmente l'estensore dello scritto come è
trapelato da qualche diceria maliziosa. Sono solito firmare
quello che scrivo: alla luce del sole. Non sono né Pasolini,
né Marco Tullio Giordana. Non mi piacciono le avanzate russe e
le ritirate spagnole. Tra l'altro non ero nemmeno presente a
Bagnara nel giorno della Notte bianca. Bastava informarsi
contattando direttamente Calabria Ora. Ovviamente, me ne rendo
conto, sarà difficile convincere i dietrologi e gli amanti
della chiacchiera da bar. Per converso, sono arciconvinto che
il pensiero unico omologante si debba combattere. Il campo
dell'opinabile è estendibile all'infinito. Il diritto di
critica è sempre sacrosanto e legittimo. Senza pescare
nell'aneddotica professionale, posso citare il caso di un mio
amico che osò criticare in maniera competente, ma senza giri
di parole, l'istituzione Pro Loco. Apriti cielo.
L'idiosincrasia alla libera fruizione di idee riguarda non
solo la politica. Ogni attore sociale dovrebbe sapere di
potersi confrontare con scambi dialettici. Rammento che
l'Amministrazione in sella è stata votata dall'80% dei
bagnaresi, quindi se si levano delle voci fuori dal coro, ciò
non può essere che un bene. In generale, le legioni di yesmen
adulanti di cui si circonda il sindaco si ritengono una casta
inattaccabile. Il 12 agosto a Santo Stefano d'Aspromonte,
l'assessore Francesco Cannizzaro (che non è propriamente un
cosacco) si è speso per portare la Bandabardò, un gruppo
militante. A Gambarie quel giorno c'era la folla delle grandi
occasioni. Il Paleariza che si tiene nell'area Grecanica in
Agosto, richiama frotte di giovani. Con la Bandabardò (tanto
per fare un esempio) ci sarebbe stato il pienone? Era questo
che voleva dire la meglio gioventù? Non esiste la controprova.
Basta questo per rivendicare un bisogno prepolitico di
partecipazione? La classe politica bagnarese è longeva e non
dà molto spazio al rinnovamento. Credo che si debba anche
interloquire su problematiche più fondanti non eclissarsi
predicando sempre che le cose non vanno. Le nuove opere
realizzate daranno ampio spazio per esprimersi. La capacità di
proposta si potrà misurare nelle sfide lanciate a chi governa,
sul terreno della fattibilità. Qualcuno ha auspicato una sorta
di commissione Attali per Bagnara, un tavolo di volenterosi
dove convogliare idee, proposte, soluzioni innovative.
Potrebbe essere un'idea valida. Purché ci si metta in gioco e
ciascun attore sociale non si consideri detentore di verità
rivelate.
Detto questo, alcune
considerazioni spicciole di carattere politico di stringente
attualità. Preso atto che il centro-sinistra a Bagnara ha il
fiato molto corto, la parte politica avversa si muove con
passi decisi. Il sindaco Santi Zappalà farà la scelta di
aderire al Pdl. Un approdo che parte da lontano. La scelta si
colloca all'interno dell'ambizioso disegno di concorrere alle
prossime elezioni regionali. Dal momento in cui indosserà la
casacca dei berluscones potrebbe avere dietro l'uscio della
segreteria nascente una folla questuante favori e attenzioni.
Sia aperto al dialogo e si faccia consigliare su alcune
tematiche delicate, per stilare una progettualità che
rivoluzioni la Costa Viola. Porticciolo turistico, revisione
del piano di viabilità generale bagnarese, multifunzionalità
dell'agricoltura, rilancio delle attività culturali. Sono
argomenti che meriterebbero approfondimenti programmatici e
azioni mirate. Io almeno la penso così.
Claudio Careri
commento
Claudio, tu scrivi
"...Qualcuno ha auspicato una sorta di commissione Attali per
Bagnara, un tavolo di volenterosi dove convogliare idee,
proposte, soluzioni innovative. Potrebbe essere un'idea
valida...." Perchè no? E' un progetto a cui penso da tempo. Un progetto che però
parta dal basso. Dai cittadini e basta. E che nelle
istituzioni cerchi solo un interlocutore. Ma non il solo. Cominciamo comunque a parlarne, adesso. E a guardarci intorno.
Penserei ad un laboratorio culturale, una sorta di cantiere
aperto a cui possano partecipare tutti. Ad una condizione: "...Purché ci si metta in gioco e ciascun
attore sociale non si consideri detentore di verità
rivelate..." Giuseppe Barilà

Non è
tutto a buttare
28 agosto 2008
Da Benvenuto Sofia ricevo e pubblico
Carissimo Giuseppe,
gradirei che tu pubblicassi queste mie considerazioni sulla “meglio
gioventù” e sul
commento di Tito.
Mi associo anch’io
alla critica sull’anonimato dello scritto, condividendone per
la maggior parte sia i toni che il contenuto. Molti dei miei
amici mi rimproverano ogni qual volta cerco di giustificare
dei comportamenti. Ritengo che alla base di ogni scelta ci sia
una ragione, consapevole o istintiva. Lo stesso Tito, che
ringrazio qui pubblicamente per il grosso contributo che ha
voluto dare all’ultima manifestazione curata dalla nostra
associazione “Capo Marturano” ed il cui scritto ho voluto
leggere personalmente, dichiarando la presenza di persone di
buona volontà e capacità, ammette che la scelta dell’anonimato
sia dovuta o alla mancanza di coraggio o alla mancata voglia
di emergere. Secondo me non si tratta tanto di coraggio. Da
molti anni ormai il dialogo si è fatto molto difficile. Sono
recenti le proteste/proposte fatte civilmente da gruppi di
cittadini su molti problemi che avrebbero meritato un pubblico
dibattito. A queste civilissime rimostranze molte volte si è
risposto con manifesti che non sono affatto entrati nel merito
del problema, ma hanno assunto toni del tipo: “Guardate che
noi qui lavoriamo benissimo, per cui fatevi i fatti vostri e
non rompete” e via con l’elenco delle belle cose
realizzate (che sicuramente ci sono state e nessuno si sogna
di negare). E’ evidente che non voglio fare di tutta l’erba un
fascio e quindi, come già avuto modo di dire, a me, almeno in
questa fase, interessa più il metodo che non i fatti specifici
sui quali ognuno ha agito secondo coscienza e sui quali si può
sempre ragionare. Ci sono stati amministratori sensibili,
altri meno; “fiancheggiatori” di partiti politici e/o di
associazioni che hanno cercato di strumentalizzare le
circostanze, ecc. Sta a noi, ragionando con la nostra testa
separare il grano dal loglio. Quindi, se alcuni giovani hanno
deciso di fare un intervento “anonimo”, io non mi sento di
condannarli completamente. Intanto hanno “di nuovo”, forse,
voluto gettare l’ennesima pietra nello stagno.
Seguendo questo
ragionamento, mi piacerebbe che si lavorasse prima di tutto
sul miglioramento dei rapporti interpersonali e che si
ricominciasse ad approfondire il concetto di “dialogo”.
Inoltre, che si possano costituire dei “punti di riferimento”
ai quali coloro che per ora rimangono anonimi, possano in
seguito rivolgersi, contando su una forza sociale tale che
permetta loro di esprimersi liberamente.
Riguardo poi alle
modalità con le quali il nostro sindaco lavora condivido
l’analisi di Tito, immaginando che lui (Tito) abbia voluto
evidenziare solo uno degli aspetti del problema. In effetti,
la teoria del manager è corretta e dimostrata dai fatti, ma
altre considerazioni andrebbero svolte collegandoci alle altre
affermazioni: “Com’è il “contesto” che ruota attorno al
sindaco” e: “Riflettere con chi ha a che fare il
Sindaco tutti i giorni, a Bagnara” che non sono domande da
poco e che sicuramente, se affrontate serenamente, ci
porterebbero a sbrogliare diverse matasse.
Sull’argomento che
non ci sono forze propulsive, mi permetto di dissentire. Sono
state tantissime le persone, rappresentanti di associazioni,
che hanno bussato alla porta del sindaco in questi anni
offrendo la propria disponibilità e successivamente
realizzando i propri programmi. Mi piacerebbe anzi che loro
stessi lo potessero testimoniare. Io stesso, con la mia
Associazione, mi sono premurato di fare delle mozioni che nel
complesso sono state sempre appoggiate. Sicuramente altre, di
altre associazioni meno, e questo comunque significa che di
persone ed associazioni attive ne esistono, eccome, a Bagnara.
Inoltre, da qualche anno devo dire che l’Assessore competente
ha sempre convocato riunioni con i gruppi per sentirne i
progetti ed eventualmente appoggiarli. Numerose iniziative
interessanti sono state svolte in questi ultimi tempi, penso
all’ultima settimana della cultura (che è alla sua ennesima
edizione) con la collaborazione del Liceo Scientifico e della
Scuola Media, con interventi qualificati come quello del
giudice Nicola Gratteri; l’ultima manifestazione organizzata
dai Lions sul Terremoto; i concerti in chiesa e sulla villa
comunale, la presentazione di libri, le sagre, le serate
dell’anno scorso organizzate dal CTG, con tutti quei percorsi
interessantissimi; e che dire della scuola civica di musica
che ha il pregio di aggregare i giovani e di valorizzarne i
talenti? Diverse associazioni hanno avuto modo di svolgere le
loro iniziative: penso ai vari gruppi teatrali (con l’apertura
di una vera e propria scuola di recitazione, curata da
professionisti), alle scuole di ballo ecc. Negli anni passati
ci sono state fiere del libro, manifestazioni con audiovisivi,
feste di partito, bandi di concorso con la partecipazione
delle scuole, sfilate carnevalesche, e sono certo di averne
dimenticato decine.
Quindi, secondo me,
non è tanto la mancanza di persone ed associazioni che cercano
in tutti i modi e con fatica di far crescere la “cultura” a
Bagnara, quanto lo scollamento fra esse ed il tessuto sociale,
fra esse ed i singoli cittadini. E’ su come sanare questo
scollamento o meglio su come favorire l’amalgama tra i gruppi
presenti che dobbiamo lavorare.
Infine, non
trascuriamo nemmeno il fatto che i nostri amministratori, come
quelli che li hanno preceduti e quelli ancora prima, hanno
probabilmente dato poca importanza agli eventi cosiddetti
culturali, considerandoli riempitivi necessari, ma non
determinanti alla crescita della cittadina. Quindi, cerchiamo
di ripartire le “colpe”, se così le possiam
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