RIEPILOGO DI

STORIA DI BAGNARA

 

 

Premessa. Quanto leggerete di seguito è stato in larga parte tratto dalla "Storia di Bagnara" di don Antonino Gioffrè, editore Laruffa, 1983.

Per altre poche cose rimando alle fonti bibliografiche. Desidero anche precisare che il presente lavoro è suscettibile di osservazioni e, perchè no?, contestazioni, non possedendo esso stesso valore storiografico assoluto ed esistendo inoltre opere e studiosi di ben altro valore.

E' questo solo un tentativo di "riepilogare" alcune conoscenze sulla storia della nostra cittadina. (wm)

Una nota. E' naturalmente consentito il libero utilizzo del materiale qui presente. Ultimo aggiornamento 19/09/2010

 

Epoche storiche Le origini  /  L'Anno Mille  /  L'Abbazia  /  Dal 13° al 18° secolo  /  Tra i due terremoti  /  Il novecento

Appendice I Ruffo di Bagnara  

Appendice Cenni sulla cittadina durante i periodi di ricostruzione post terremoto 1908 e dopo la seconda guerra mondiale  

 Appendice Sindaci, Commissari e Podestà dal 1799 ad oggi 

Documenti Ruggero, Conte di Sicilia e di Calabria, ordina l'edificazione della chiesa di S. Maria e dei Santi XII Apostoli  

Fonti bibliografiche

 

Le origini

 

Ancor più di oggi, nell'antichità l'area dello stretto di Messina ha avuto un'importanza vitale per le genti e i commerci.

Conosciamo dai testi più comuni che intorno al 7° secolo aC nascono le colonie calcidesi di Zancle (l'attuale Messina) e Reggio, a sostegno dei traffici marittimi in antagonismo alle potenze cartaginese ed etrusca.

Tucidide ci racconta che i primi fondatori di Messina sarebbero stati, intorno al 740 aC, calcidesi provenienti da Cuma in Campania, a cui più tardi si sarebbero aggiunti cittadini di Calcide. Al tempo stesso ci informa che Zancle (Dankle), primo nome della città di Messina, è di origine sicula e vuol dire falce. Vicino al punto in cui il porto di Messina comincia la sua curva, due viuzze sono intitolate ai mitici fondatori Periere e Cratemene.

Sempre Calcidesi sono gli ecisti di Reggio, impegnati a raggiungere il controllo dello stretto.

Più tardi nuovi coloni provenienti da Samo, spinti da Anassila tiranno di Reggio, si impadroniscono di Zancle, ma è lo stesso Anassila poi a scacciarli esercitando il suo potere su entrambe le sponde dello stretto.

Finalmente, alla sua morte, i messinesi riacquistano la propria autonomia. La prima distruzione totale della città avviene nel 396 a.C. ad opera dei cartaginesi di Imilcone.

La nuova Messina nasce nello stesso anno grazie a Dionigi di Siracusa che ripopola la città dello Stretto con circa 6000 coloni. Liberata dall'influenza siracusana da Timoleonte, viene in seguito riconquistata da Agatocle.

Questo riferimento alle vicende della vicina Messina si rende necessario perchè in aiuto di Agatocle di Messina entrano in scena i Mamertini.

Sono un popolo di guerrieri mercenari provenienti dalla Campania, dotati di buona organizzazione e di ottimi comandanti. Si chiamano così perchè consacrati a Marte, dio della guerra.

Essi, comprendendone l'importanza strategico-militare, si stanziano definitivamente nell'area dello stretto; anzi estendono la loro influenza, con l'accentuarsi dell'ostilità nei confronti della potente Siracusa, che li sconfigge, sotto il regno di Gerone, nel 265 a.C.

In grave difficoltà, i mamertini invocano l'aiuto di Roma, in netta fase di espansione mediterranea. E Roma arriva, cogliendo l'occasione per fronteggiare apertamente i cartaginesi che si erano alleati ai siracusani. Ma, come sempre, anche qui i romani colgono al volo l'occasione per fare bottino pieno.

L'avvento di Roma nel panorama politico, militare ed economico del Mediterraneo stravolge il quadro generale. Essendo i porti romani del Lazio (Ostia) i punti di arrivo delle merci provenienti dal Vicino Oriente, l'area dello stretto viene ad assumere un ruolo ancora più strategico.

I Mamertini, la popolazione che controlla il territorio, vengono così sottomessi dai romani, che conquistano la Sicilia, e sono costretti a ritirarsi lungo le coste e gli entroterra calabri, lontano da Reggio (in mano ai romani) e alle strade (la via Popilia o Annea) che che la collegano al nord della penisola. Si fonderanno con le popolazioni indigene e diventeranno pescatori e contadini.

 

E Portus Balarus (Bagnara), ricca di acqua e di fertili terreni, diventerà uno dei loro ripari (da Prima Enciclopedia Multimediale Bagnarese, volume primo, di Gianni Saffioti. Sulla questione di Portus Balarus e più in generale sulla ricostruzione delle origini di Bagnara, leggere il giudizio di Tito Puntillo).

 

La vicenda dei Mamertini, grandi guerrieri, devoti del dio Marte, conquistatori di Messina, nel 241 aC, con la prima guerra punica termina. Lasceranno, forse, come i fenici e i romani, delle piccole tracce nel territorio e nel mare di Bagnara... Ma di Bagnara perderemo ogni notizia fino al 9° secolo.

"Nell’area dello Stretto, durante gli avvenimenti precedentemente accennati, si ha uno sviluppo concreto, fatto di insediamenti umani, formazioni di società agricole e marinare. Ma quali uomini, e quale tipo di società diedero origine al primo nucleo abitato nel territorio bagnarese? In quale zona di esso? A queste domande, sarà certamente molto difficile dare delle risposte concrete, soprattutto se si usano a tale scopo paragoni e concetti relativi a leggende o a semplici similitudini dialettali e modi di fare che si tramandano da sempre. Senza uno studio approfondito del territorio ed un attento esame antropologico, queste ed altre domande, non avranno mai risposta. Alcune testimonianze archeologiche, che ritengo tra le più importanti fino ad oggi recuperate, ci portano sulle nostre coste la presenza dei popoli marinari più antichi. Alcune ancore in pietra usate dai fenici, altre in ferro del periodo romano, insieme a ceramiche di vario tipo, sono state ritrovate in uno specchio d’acqua antistante la costa bagnarese. Il Cardone del suo libro Notizie storiche su Bagnara, ci parla di monete mamertine rinvenute sul nostro territorio. Ciò confermerebbe in parte la scelta fatta da un gruppo di loro, braccati dai romani, di insediarsi in Portus Balarus, lontani da Reggio e dalla via di comunicazione principale che passava molto distante da quel luogo. Ma come sopravvissero? Come si adeguarono ad allevare animali e coltivare la terra? Quanti compromessi e quale prezzo pagarono per queste loro scelte? Tante altre domande che riflettendo sul tema sorgono spontanee sono le seguenti, perché la rupe di Marturano porta un nome cosi attinente al nome di questo popolo? In quale popolo cercare l’abilità dei nostri pescatori di pescespada e la temerarietà dei nostri marinai? Da quale società provengono la bellezza, la forza fisica e l’intraprendenza delle nostre donne?

Se si pensa che i mamertini spariscono dalla storia dopo la prima guerra punica, 241a.c. e che solo nel 1085 la storia ufficiale vede i normanni sulla rupe di Marturano, il loro isolamento storico, durato XIII secoli, lascia oggi molte più tracce demoantropologiche di altri popoli ma non la certezza che furono la preistoria bagnarese. Certezza che svanisce con il ritrovamento archeologico subacqueo di reperti di epoca più antica" (da Prima Enciclopedia Multimediale Bagnarese, volume primo, di Gianni Saffioti).

 

Ci sembra infine utile accennare brevemente al quadro generale dell'area dello stretto nei secoli del dominio romano.

Nel 263 a.C. Messina diventa di fatto la prima città siciliana in mano a Roma. Il premio per la città dello stretto è il riconoscimento, insieme alla sola Taormina, di "Città Alleata", con i conseguenti privilegi che comunque non le impediranno di subire un attacco della flotta di Pompeo, nel 49 a.C., mentre quella di Cesare si trova nel porto (come ci racconta lo stesso Cesare nel De bello civili,II 3). In questi stessi anni, nelle acque dello stretto, la flotta di Sesto Pompeo ottiene una strepitosa vittoria su quella di Ottaviano e, fuggito quest'ultimo, Messina viene saccheggiata dalle truppe di Lepido.

 

 

L’Anno Mille

 

Con la caduta dell'impero romano d'occidente, inizia un periodo di destabilizzazione, caratterizzato da una lunga serie di invasioni barbariche, interrotto dalla dominazione bizantina. Questo fino alla conquista araba della Sicilia.

Nell'843 capitola Messina, tra le ultime città siciliane, (numerosi suoi cittadini si trasferiscono nella vicina Rometta, che resisterà per oltre un secolo, fino al 965), dopo la completa distruzione di Siracusa (la capitale del thema di Sicilia, già capitale dell'impero di Costantinopoli oltre che protometropoli dell'impero bizantino).

In quegli anni in Calabria hanno inizio incursioni arabe, che si intromettono nella lunga disputa tra bizantini e longobardi.

Intorno all’888 l’influenza araba si espande verso la parte più settentrionale della Calabria, verso Tropea ed Amantea.

Dal 902 si registrano scorrerie arabe nell'interno, che durano fino al 956. In quell'anno il Protopatario bizantino Basilio, inviato da Costantino 4°, respinge gli arabi fuori dalla Calabria. Ed in Calabria si rifugiano, dalle lontane terre di Palestina, Egitto e Siria, nonchè da Costantinopoli - dopo l'editto iconoclasta di Leone 3° del 726 - tanti religiosi, in maggioranza basiliani. Scelgono luoghi sicuri, spesso impervi, come il colle di Sant'Elia e San Luca, in cima al colle Cucuzzo, dove, intorno all'anno 1000, viene fondato il monastero di Basilio.

Intanto, a Messina viene organizzata la resistenza contro i Saraceni, che devono presto abbandonarla. Nel 1037 Giorgio Maniace con l'aiuto dei greci di Calabria e dei Normanni di Puglia libera gran parte della Sicilia Orientale, ponendo le premesse all'epopea normanna del Conte Ruggero e di Roberto il Guiscardo.

Ha così inizio la penetrazione normanna in Calabria. I normanni, detti anche vichinghi, nel 9° secolo avevano cominciato ad emigrare dai propri Paesi d'origine (Scandinavia), diffondendosi nel nord Europa e influenzando significativamente la storia di quei popoli.

Dalla Normandia, divenuto centro di espansione ad opera in particolare di Guglielmo il Conquistatore, erano partiti i normanni che avrebbero unificato l'Italia meridionale. Essi erano apparsi in veste di mercenari, condotti da Osmondo Drengot e Gilberto Boutère, a Bari, in appoggio alla rivolta promossa dal longobardo Melo contro i bizantini e fallita (1015-16); un'altra schiera di normanni era sbarcata poco dopo nel Napoletano... Seguirono i figli di Tancredi d'Altavilla (Hautevile, nella penisola di Cotentin, Normandia), Guglielmo Braccio di Ferro, Drogone e Umfredo (1035), dapprima al seguito di Rainulfo d'Aversa, poi dei bizantini; infine operanti in proprio, col proposito di affermarsi nel Mezzogiorno e in Sicilia in particolare a spese dei bizantini e degli arabi con l'appoggio della popolazione locale, che vedeva in essi gli inviati da Dio per liberarli dagli stranieri e dagli infedeli.

I successi di Guglielmo Braccio di Ferro in Puglia richiamarono in Italia altri normanni, tra cui due altri figli di Tancredi d'Altavilla, Roberto il Guiscardo e Ruggero 1°.

Dopo lo scontro vincente del 1053 di Civita con il Papa Leone 9°, che si era mosso temendo la loro politica espansionistica, i due Altavilla divennero i promotori delle azioni di conquista normanna.

Roberto il Guiscardo, riunita tutta l'Italia meridionale sotto il suo dominio, ad eccezione di Benevento, che sarebbe passata alla Chiesa, e di Napoli, annessa più tardi, affida al fratello Ruggero 1° la Contea di Mileto, che diventa centro più importante della Calabria normanna, un ponte per la Sicilia.

Ruggero 1°, nel 1061, incomincia la conquista della Sicilia. Nel 1068 Ruggero 1° riceve dal fratello Roberto il Guiscardo il dominio su metà della Calabria. Nel 1072 Ruggero 1° entra a Palermo e si nomina conte di Sicilia.

 

 

L’Abbazia

 

All'anno 1085 risale la fondazione dell'Abbazia di Bagnara da parte del Gran Conte Ruggero 1°, esponente di maggior spicco degli Altavilla, con la Bolla papale 8034 del Codice Vaticano Latino.

Ruggero 1° fonda l'Abbazia "nullius" di Bagnara - nullius in quanto soggetta al solo Pontefice - e le fa grandissime donazioni, per contrastare in questa zona della Calabria la Chiesa greca, così come aveva promesso al Papa, e per rafforzare il proprio potere in Sicilia. E' proprio a questo fine, il Gran Conte le dona i terreni circostanti già di proprietà di conventi basiliani, in cui avevano vissuto i più importanti santi monaci italogreci, e molte chiese siciliane con relativi possedimenti (da I Normanni popolo d'Europa, di A. Raneri, Nuovi Orizzonti del 28/4/1994).

Viene affidata a non meglio identificati pellegrini normanni, che si trovavano a passare per Mileto lungo la strada regia (via Popilia–Annea), con ogni probabilità diretti a Messina, da dove avrebbero proseguito il loro pellegrinaggio alla volta della Terra Santa. Non appartenevano ad alcun ordine, ufficialmente potevano anche non ubbidire ad alcuna regola, tuttavia sottostavano e si conformavano ad una certa forma di vita religiosa, rientrando così nel novero di quegli uomini di fede, assai numerosi a quei tempi, noti semplicemente come chierici vaganti. Ospitati alla corte di Ruggero, entrano nelle sue benevolenze ed in quelle di Goffredo, suo figlio ed erede, e vengono così convinti a rimanere in Calabria. Non essendo vincolati ad alcun ordine o regola in particolare, forse tra di essi non c’era nemmeno un vero e proprio capo, anche se emergeva la figura di Ermeo (Ermete, ndr), che viene dunque eletto a priore della nuova fondazione (da L'Abbazia normanna di Bagnara Calabra, di Alessandro Carati, da Archivio Storico Fotografico Bagnarese).

Il nucleo abitato di Bagnara viene così a formarsi intorno alla rupe di Marturano, che divide le due marine, e su cui si trovano, oltre all'Abbazia - che è disposta con la facciata a sud - il Castello, le carceri, la chiesa di San Sebastiano e alcune abitazioni. Intorno alle mura di cinta si arroccano le case del borgo, disposte verso l'entroterra, verso l'attuale quartiere di Porelli, o giù verso la Marinella, che si collega al Castello con le Scale della Croce, ancor oggi esistenti. Nel tempo vi si aggiungeranno le case della zona tra terra e borgo, ossia tra le attuali Madonnina e chiesa del Carmine. Questa topografia resterà tutto sommato invariata fino al 1783 (da Prima Enciclopedia Multimediale Bagnarese, volume primo, di Gianni Saffioti).

Nel 1091 Ruggero 1° conclude la conquista dell’intera Sicilia. Ruggero 1° d'Altavilla muore nel 1101.

Ermete è il primo priore dell'Abbazia.

Nel 1103 Goffredo Pittaviense è il 2° priore. Tancredi di Siracusa gli concede le prime terre in Sicilia (diploma del 6 agosto).

Il monastero di Santa Maria e dei Dodici Apostoli di Bagnara Calabra benvoluto e continuamente arricchito dalla massima nobiltà normanna del tempo, in breve si arricchisce di beni non solo in Calabria, ma soprattutto in Sicilia, dove tra l’altro, a partire dal 1103, ottiene il monastero di S. Lucia di Noto, fondato da Tancredi di Altavilla, nipote del conte Ruggero, e conte di Siracusa. Tale monastero, del quale restano a tutt’oggi i ruderi, con una chiesa parrocchiale annessa, molto ben tenuta ed a tutt’oggi officiante, era sito a pochi chilometri da Palazzolo Acreide, e fin dalla nascita era stato dichiarato esente da qualsiasi giurisdizione vescovile ed eretto in priorato. Le sue terre comprendevano la gran parte dei beni facenti capo alla città di Noto vecchia, e per importanza ed estenzione non erano inferiori a quelli che formavano il corpus della chiesa di Bagnara. La chiesa di Bagnara arriverà a possedere in Calabria ben undici chiese e relative pertinenze; in suolo di Sicilia i suoi beni sono addirittura superiori, e per estensione e per importanza (abbiamo citato, primo fra tutti, il monastero di S. Lucia) da L'Abbazia normanna di Bagnara Calabra, di Alessandro Carati, da Archivio Storico Fotografico Bagnarese).

Nel 1104 Drogone è il 3° priore; Il 29 febbraio 1104 viene eletto vescovo di Agrigento. Gli succede Guarino, 4° priore (e poi, come il predecessore, anche lui vescovo di Agrigento, che resse fino al 1118); poi Costanzo, 5° priore.

Nel 1117, il 13 di Ottobre, consacrazione dell'Abbazia, alla presenza del conte Ruggero 2°; Jocelmo è il 6° priore.

Nel corso del XII secolo è affidata ai Canonici Regolari di Sant'Agostino.

Nel 1125 la contessa Adelaide, moglie di Ruggero 1°, e il figlio Ruggero 2° si schierano a favore dell'Abbazia nella disputa coi benedettini di S. Eufemia.

Anno 1130: Palermo diviene sede della Corte normanna; Ruggero 2°, compiuta l'annessione delle ultime terre del Mezzogiorno come Napoli (1137), è Primo Conte di Sicilia e crea il Vescovado di Cefalù, ove pone come vescovo l'abate di Bagnara, sottolineando così l'importanza riconosciuta all'Abbazia di Bagnara.

Nel 1139 Ruggero 2° unifica il Regno di Sicilia e di Napoli.

Nel 1146 Ruggero 2°, assoggetta l'Abbazia di Bagnara a quella di Cefalù, di cui è primo vescovo Jocelmo; Arduino è 7° priore dell’Abbazia di Bagnara (diventerà il secondo vescovo di Cefalù).

Nel 1147 Ruggero 2° costringe Arduino 7° a sottoscrivere un documento di accettazione dello status quo, con cui praticamente questi prende atto della supremazia di Cefalù. Nel 1148 l’intervento del Papa Innocenzo 3° annulla il provvedimento già sottoscritto dall'antipapa Anacleto 2°. Nel 1150 Jocelmo si convince a rinunciare al vescovado di Cefalù, ora concesso ad Arduino; Erberto è l’8° priore dell’Abbazia di Bagnara.

Nel 1154 muore Ruggero 2°: gli succede Guglielmo 1°.

1161: si conclude il lavoro decorativo e il portale dell'Abbazia.

Nel 1166 Guglielmo 2° il Buono (re fino al 1166) succede al padre, Guglielmo 1° detto il Malo. Alla morte di quest'ultimo il regno passa a Enrico 6° di Svevia, marito di Costanza, sorella di Ruggero 2°. Il regno unitario dell'Italia meridionale durerà fino al 1860.

Nel 1186 l'abate Daniele è il 9°priore dell'Abbazia. Nel 1188 deposita l'atto originale di fondazione dell'Abbazia e il Papa Clemente 3° ribadisce i privilegi dell'Abbazia di Bagnara (bolla del 2 dicembre 1188).

1189: Gioacchino da Fiore fonda l'ordine dei monaci florensi, poi approvato da Celestino 3° nel 1196.

Nel 1192 Raimondo è il 10° priore; Bolla di Celestino 3° del 12 Maggio che concede ulteriori possedimenti all'Abbazia.

1198. alla morte di Enrico 6°, a soli trentadue anni, la madre Costanza d'Altavilla affida al Papa Innocenzo 3° la reggenza per il figlio Federico 2°.

 

Bagnara costituì un faro della religione cattolica nella Calabria reggina ed in terra di Sicilia, dove i suoi possedimenti spaziavano da Messina, a Catania, a Noto, ad Agrigento, a Milazzo, a Palermo, a Siracusa (e pressochè ovunque in queste terre, ancor oggi, nella toponomastica, nei luoghi di culto o di fede popolare, si conserva il nome, il ricordo, se non qualche traccia, di Bagnara); dalle fila del suo capitolo usciranno non pochi vescovi; tra l’altro si sottolinea come Ruggero II abbia affidato al suo capitolo il compito, certo non facile, di erigere ed amministrare il vescovado di Cefalù, ciò in quanto il culto della fede cattolica era in esso particolarmente coltivato: gli agostiniani di Bagnara assolveranno egregiamente a tale impegno

(da L'Abbazia normanna di Bagnara Calabra, di Alessandro Carati, da Archivio Storico Fotografico Bagnarese; sul ruolo dell'Abbazia e di Bagnara in epoca normanna interessante il lavoro: Per una revisione storica del periodo normanna a Bagnara..., di Alessandro Carati, da Archivio Storico Fotografico Bagnarese).

 

Nel 1219 Federico II prende la chiesa di Bagnara sotto la sua speciale protezione.

Per la sua fedeltà alla causa dell’impero e del Regno, nel 1254, con bolla di papa Alessandro IV viene, nonostante la ferrea opposizione del priore e dell’intero capitolo, sottomessa con la forza alla chiesa e monastero di S. Maria della Gloria, sito in territorio di Anagni, anche se, a quanto sembra, tale sottomissione si rivelerà del tutto teorica, continuando la nostra chiesa ad amministrarsi con la massima autonomia ed in piena libertà per un gran numero di decenni.

Nel 1579, essendo il monastero di Anagni già da svariati decenni in completa decadenza e pressocchè estinto (le sue fabbriche non erano più operative, e neppure i santi uffizi vi erano più celebrati), tutti i maggiori beni terrieri della nostra chiesa verranno venduti (ad un prezzo ridicolo!) ai Ruffo, i quali già da tempo avevano tentato, con ogni mezzo, di appropriarsene, riuscendo infine nell’impresa.

Fortemente danneggiata dai terremoti, la vecchia abbazia, sita sulla Rupe di Marturano, protesa sul mare a cavallo del rione Marinella e dell’attuale centro cittadino,  crollerà definitivamente col terremoto del 1783: la chiesa verrà ricostruita altrove.

L’Abbazia venne definitivamente soppressa, non senza opposizioni, nei primi decenni dell’Ottocento (da L'Abbazia normanna di Bagnara Calabra, di Alessandro Carati, da Archivio Storico Fotografico Bagnarese).

Nel 1815, dopo un'alluvione che l'aveva seriamente danneggiata, si decise di demolirla e costruirne una diversa dalla precedente ma sullo stesso suolo. A differenza della precedente, essa fu costruita ad una sola navata contro le tre precedenti. Completata nel 1861, fu distrutta dal sisma del 1908 e sulle sue solide mura rimaste in piedi fino all'altezza delle finestre fu costruita dal 1928 al 1931, dopo lunghe vicende burocratiche, l'attuale chiesa Madre. Essa è la sede della parrocchia più grande ed importante della città. ( da L'Abbazia di S. Maria e dei Dodici Apostoli, tratto da Archivio Storico Fotografico Bagnarese)

 

 

Dal 13° al 18° secolo

 

Nel 1212 Federico 2°, già re di Sicilia, diventa imperatore di Germania.

Nel 1219 Federico 2°, anche 7° re di Napoli, prende sotto la propria protezione l'Abbazia di Bagnara.

1228: canonizzazione di Francesco d'Assisi. 1234: canonizzazione di San Domenico.

Nel 1236 Filippo è 11° priore, fino alla morte, nel 1268 (?).

Nel 1246 il Papa Alessandro 4° solleva il priore Filippo, reo di aver sostenuto Federico 2°, suo nemico, e nomina priore Michele. Federico 2° muore nel 1250. Gli succede prima il figlio Corrado 4°, fino al 1254, e poi l'altro figlio legittimo, Manfredi, che assumerà la corona di Sicilia nel 1258.

Nel 1254 il priore Filippo, fortificate le mura dell'Abbazia, resiste al Papa. Nel 1255 il conte Pietro Ruffo da Catanzaro contribuisce al consolidamento delle mura del castello di Bagnara.

1256: il priore Filippo si sottomette al Papa e riottiene il priorato; con Bolla del 23 dicembre il Papa Alessandro 4° concede l'Abbazia ai monaci florensi di S. Maria della Gloria di Anagni.

Nel 1262 il Papa Urbano 4° offre la corona di Sicilia a Carlo d'Angiò, fratello del re di Francia. L'anno successivo il Papa concede a Carlo d'Angiò il regno di Sicilia in cambio di un suo intervento contro Manfredi.

1268: Corradino di Svevia, figlio di Corrado 4°, sceso in Italia, viene sconfitto da Carlo d'Angiò a Tagliacozzo e poi decapitato a Napoli: è la fine della dinastia degli Svevi. I Canonici lasciano l'Abbazia di Bagnara; Michele è priore, prescelto direttamente dal Papa; con Bolla del 28 maggio il Papa Clemente 4° concede ai monaci florensi di erigere l'Abbazia in priorato. Nel 1269 il cardinale Cumfredo deposita copia dell'atto di fondazione dell'Abbazia a Viterbo.

1271: Carlo d'Angiò re di Napoli pone Bagnara sotto la propria protezione. Nel 1282 Carlo d'Angiò fortifica monastero e Castello.

1282: il 30 e 31 marzo scoppia la rivolta dei Vespri. I siciliani scacciano gli angioini e chiedono aiuto a Pietro 3° d'Aragona, genero di Manfredi. Nel 1284 gli aragonesi espugnano Bagnara.

1302: trattato di Caltabellotta, confermato poi da Papa Bonifacio 8° il 21 maggio 1303: termina la guerra angioino-aragonese: la Sicilia passa a Federico d'Aragona, il regno di Napoli rimane agli angioini.

Nel 1309 Roberto d'Angiò è re di Napoli. Nel 1310 gli aragonesi di Sicilia si riprendono Bagnara; in quegli anni è priore Andrea di Genicocastro. Nel 1312 l'imperatore di Germania Enrico 7° - incoronato a Roma - si allea con Federico d'Aragona contro Roberto d'Angiò. Roberto d'Angiò estende i propri domini in Italia centro-settentrionale.

1317: pace fra angioini ed aragonesi: Bagnara torna agli angioini e l'Abbazia torna per la terza volta ai monaci florensi.

1323: canonizzazione di San Tommaso d'Aquino.

Nel 1324 Roberto d'Angiò, su mandato del padre Carlo 2°, concede potere e difesa del castello ad un custode civile e militare. Nel 1325 è priore Nicola. Dal 1343, dopo la morte i Roberto d'Angiò, il regno angioino di Napoli attraversa una grave crisi economica. Nel 1354 inizia la guerra contro gli aragonesi, che si conclude nel 1372 allorchè Federico 3° d'Aragona, re di Sicilia, si riconosce formalmente vassallo degli angioini e del Papa.

E’ del 1412 il diploma del re Ladislao: Bagnara fa parte del Distretto Civile di Reggio, che va da Bagnara stessa a Capo Bruzzano. 1414: il 6 agosto muore re Ladislao: Giovanna 2°, che sale al trono, è l'ultima sovrana angioina.

1419: Giovanna 2° pignora per 20mila ducati il feudo di Bagnara al conte Carlo Ruffo di Sinopoli. Nel 1428 Giovanna 2° ordina al conte Carlo Ruffo la restituzione del feudo.

1435: il 2 febbraio muore Giovanna 2°: ha inizio la guerra di successione al regno di Napoli tra Renato d'Angiò e Alfonso d'Aragona, re d'Aragona e di Sicilia. Nel 1442 termina la guerra, gli aragonesi prevalgono e subentrano agli angioini con Alfonso 1° il Magnanimo; Carlo Ruffo continuerà a detenere a lungo il potere a Bagnara.

Nel 1443 Nicola Melissari con 500 uomini s'impadronisce di Bagnara e la assoggetta ad Alfonso d'Aragona. Nel 1444 Alfonso d'Aragona ordina la restituzione del potere a Bagnara al priore florense Giacomo Tudiscis.

1454: il priore Tommaso de Bonifaciis si ribella a Carlo Ruffo, restituendo il pieno potere all'abate di Bagnara. 1458: canonizzazione di San Vincenzo Ferreri.

Nel 1460 muore Tommaso de Bonifaciis; Ferdinando 1°, l'8 gennaio, toglie la carica di castellano a Dessio e la restituisce a Carlo Ruffo; congiura dei Baroni, Carlo Ruffo contro Ferdinando 1°.

1461: si contendono il priorato Pietro dei Conti dell'Anguillara e Antonio Santafè.

Nel 1462 Ferdinando 1°, d'accordo col Papa Pio 2°, concede la Commenda di Bagnara al vescovo di Nizza: lettera del 27 aprile.

1463: Guglielmo Ruffo contro lo zio Carlo; lo imprigiona e occupa le terre di Bagnara e Sinopoli; con Guglielmo ed Esaù Ruffo ha inizio la dinastia dei Ruffo di Bagnara.

Nel 1464 Ferdinando 1°, il 24 ottobre, premia Guglielmo e i suoi fratelli, Carlo, Esaù ed Enrico, col privilegio di governare Bagnara; Esaù Ruffo ha il titolo di 1° Barone di Bagnara.

1467: il 6 ottobre il Papa Paolo 2° ordina la nomina di Pietro d'Anguillara come priore. 1469: dopo tanti impedimenti Pietro d'Anguillara prende possesso della Chiesa di Bagnara, ma la cede subito al Papa.

Nel 1470 il Papa Paolo 2° affida l'Abbazia ai Canonici Regolari di San Giovanni in Laterano.

Nel 1477 il Papa Sisto 4° sostituisce nella Basilica Lateranense i Canonici Regolari con i Canonici Secolari, che eserciteranno il controllo tramite un Vicario, fino al 1582.

1484: Esaù Ruffo, il 24 maggio, si stacca dal ramo principale di Sinopoli ed ottiene da Ferdinando 1° per se i privilegi su Bagnara.

Nel 1494, Carlo 8° di Francia scende in Italia e rivendica, come erede degli angioini, il regno di Napoli. Il 31 maggio, il re Alfonso 2° dona ad Esaù l'investitura di 1° Barone di Bagnara.

Nel 1495 battaglia di Seminara tra Filippo 2° d'Aragona e i francesi. Filippo 2°, successivamente sconfitto dal generale Aubigny, ripara a Bagnara.

Nel 1500 Luigi 12° d'Orleans, re di Francia, si accorda con Ferdinando d'Aragona, detto il Cattolico, con il Trattato di Granada, per la spartizione dell'Italia meridionale. Nel 1501 i francesi occupano però Napoli, costringendo il re Federico 1° a ritirarsi. Nel 1503, dopo la battaglia di Cerignola, gli spagnoli rientrano a Napoli. Col trattato di Lione del 1504 il regno di Napoli è ufficialmente riconosciuto di proprietà della corona di Spagna.

1510: alla morte di Esaù Ruffo, che aveva sposato Gerolama del Carretto, gli succede il figlio Bernardo, 2° Barone di Bagnara.

1539: il 29 settembre muore Guglielmo Ruffo, 3° Barone di Bagnara.

1540: il 31 agosto, Bernardo Ruffo, figlio di Guglielmo e Antonia Spadafora, succede al padre come 4° Barone di Bagnara; da Bernardo ed Elvira Ruffo nasce Giacomo Ruffo.

1550: Carlo 1° di Napoli, poi imperatore di Spagna col nome di Carlo 5°, fa edificare la Torre a Cacilì.

1557: Giacomo Ruffo, il 26 settembre, alla morte del padre Bernardo è il 5° Barone di Bagnara. Giacomo Ruffo ha almeno 4 figli: Carlo, poi 6° Barone di Bagnara, Enrico, Francesco e Sansone.

1571: battaglia di Lepanto.

Nel 1579 Giacomo Ruffo ottiene la totale cessione della chiesa di Bagnara da parte dei Canonici lateranensi.

1580: da una Bolla di Gregorio 13° si evince che i canonici mantengono ancora alle proprie dipendenze la Chiesa di Bagnara.

Nel 1582 i domenicani giungono a Bagnara, assumendo, con Bolla di Gregorio 13°, la conduzione dell'Abbazia; vi pongono nell'oratorio portando una statua della Madonna del Rosario, nell'atteggiamento di Regina delle Vittorie, ispiratrice della vittoria di Lepanto, e una statua di S. Vincenzo Ferreri. Alla morte di Giacomo Ruffo, il figlio Carlo diventa il 6° Barone di Bagnara; Carlo Ruffo, sposata Antonia Spadafora, ha i figli Francesco, Giuseppe e Pietro.

1583: contrasti tra i domenicani, che si ritengono proprietari della Chiesa, e il clero locale, schierato a favore dei Canonici lateranensi.

1588: il Papa Sisto 5°, con Bolla del 7 maggio, concede piena giurisdizione ai domenicani: la controversia però non si risolve completamente.

Nel 1590 sorge la Chiesa, prima dedicata a Francesco d'Assisi, e poi a S. Maria degli Angeli, per opera dei PP. Cappuccini.

1603: i Ruffo, il 19 gennaio, hanno il titolo di duchi di Bagnara dal re Filippo 3°: Carlo è 1° Duca di Bagnara.

1616: da Francesco Ruffo, figlio di Carlo, nasce Carlo poi 3° Duca. Nel 1618, il 6 dicembre, nasce Giacomo Ruffo, detto Tommaso, figlio di Francesco, e arcivescovo di Bari, morto in odore di santità.

1622: Enrico e Sansone Ruffo, fratelli di Carlo, fondano il convento dei Frati Minimi di S. Francesco di Paola.

1630: viene fondata da P. Cardonio Pizzarello, che ne fu anche primo priore, la Confraternita del Rosario, stabilita nell'oratorio dell'Abbazia già dedicato alla Vergine del Rosario.

1635: Enrico Ruffo fonda la Chiesa di S. Francesco di Paola, poi dedicata a S. Maria della Montagna.

Nel 1636 a Bagnara si svolge il Capitolo Provinciale dei Cappuccini. 1643: Carlo Ruffo 3° Duca di Bagnara, succede al padre Francesco, 2° Duca, a sua volta figlio di Carlo 1° Duca.

Nel 1644 da Carlo 3° Duca nasce Francesco Ruffo, poi 4° Duca di Bagnara, cui succederà Carlo come 5° Duca. 1650: P. Francesco da Polistena è Guardiano-Superiore dei Cappuccini di Bagnara.

Nel 1653 la Confraternita del Rosario con bolla del 4 gennaio viene aggregata all'Arciconfraternita di Roma. 1654: fondazione della Confraternita dell'Ecce Homo per le donne della vicina Chiesa di S. Sebastiano.

Nel 1683, il 16 settembre, nel borgo la Chiesa del Carmine dal duca Carlo Ruffo, che ne fu primo priore, è eretta a Congregazione. Da Francesco Ruffo, 4° Duca, nascono sei figli: Antonio Ruffo sarà Cardinale nel Concistoro segreto del 9 settembre 1743.

1700: il sacerdote Vincenzo Palumbo fa erigere la Chiesa di S. Maria di Porto Salvo.

1710: il Cardinale Antonio Ruffo fonda la Confraternita delle Stimmate di S. Francesco nella Chiesa di S. Nicola di Bari.

1713: lite tra Cappuccini e Domenicani: un Cappuccino diventa Assisitente della Confraternità delle Stimmate di S. Francesco.

1727: lite tra domenicani e clero di Bagnara.

1728: una Bolla del 7 settembre del Papa Benedetto 13° conferma la proprietà ai demenicani.

Nel 1730 il clero ricorre al re Carlo e alla Corte e questa alla R. Udienza di Catanzaro: i domenicani vengono estromessi: Pietro Savoia è Provicario per conto del Capitolo Lateranense; poi Vincenzo M. Parisio.

1742: nasce Nicola Ruffo, 7° ed ultimo Duca di Bagnara.

1748: la vertenza tra domenicani e clero continua per circa 12 anni, con coinvolgimento diretto del re di Napoli.

1750: Carlo Ruffo 5° Duca muore e gli succede come 6° Duca il figlio Francesco.

1752: il convento dei Paolotti è ridotto a Vicariato, Superiore è P. Giacinto Rosi.

1753: il Cardinale Antonio Ruffo muore a Bagnara e viene sepolto nella Chiesa di S. Maria degli Angeli.

Nel 1758 il convento dei Paolotti è ripristinato a Correttorato.

Nel 1759 Carlo 3°, il 14 luglio, dona proprietà e diritti al Clero e nomina priore Giambattista Cristiani; a Frà Tommaso Stillitano, priore, il 24 settembre è intimato di lasciare l'Abbazia; il 25 i domenicani partono.

1760: il Papa Clemente 13° prima ammonisce e poi scomunica sia il priore Cristiani sia il Vescovo di Cefalù che l'appoggia; la tensione fra Clero di Bagnara e Santa Sede durerà ancora a lungo.

1766: alla morte di Francesco Ruffo 6° Duca gli succede il secondogenito Nicola, 7° ed ultimo Duca di Bagnara.

Nel 1767 Cappuccini e Minimi costruiscono una galleria per l'acqua dal Gaziano fino alle terre da loro coltivate.

Nel 1775 Domenico Patamia è eletto dal clero Vicario Capitolare.

Nel 1776 approvazione definitiva degli statuti delle Confraternite del Rosario e del Carmine da parte di Ferdinando 4°.

Nel 1778, il 21 marzo, nella Chiesa di S. Maria  degli Angeli, i Cappuccini fondano la Confraternita dell'Immacolata.

Nel 1779 Antonio Cesareo è Vicario Capitolare dell'Abbazia, morirà nel terremoto del 1783.

Il 5 febbraio del 1783 un tragico terremoto sconvolge la Città, modificandone drammaticamente storia, cultura e costumi. Il Cappellano Maggiore nomina don Lorenzo Spina Vicario Capitolare; verso la fine dell'anno è nominato Vicario Capitolare Francesco Saverio Muscari.

 

 

Tra i due terremoti

 

La ricostruzione dopo il sisma indurrà ad abbandonare la zona della rupe di Marturano, venendo così ad occupare le aree lungo la marina, dove esistevano terreni coltivati. Si sviluppa la zona tra Marturano e la Sirena prima e la parte più alta, Porelli, poi, lungo la strada che già attraversava la parte alta del vecchio borgo conducendo verso nord. IL nuovo centro cittadino viene a delinearsi intorno a via Umberto, ove fu poi ricostruita la nuova Abbazia. La Marinella, invece, si sviluppò poco. Questo il quadro topografico di Bagnara fino al successivo sisma del 1908 (da Prima Enciclopedia Multimediale Bagnarese, volume primo, di Gianni Saffioti. Utile il giudizio di Tito Puntillo su questa fase storica)

1784: la Cassa Sacra, creata dopo il terremoto, sopprime la Confraternità dei Cappuccini e dei Minimi, i Paolotti.

1787: istituite delle scuole elementari o normali, affidate ad ecclesiastici. 1791: Tommaso Savoia è Vicario Capitolare.

1794: muore Nicola Ruffo e il ramo dei Ruffo di Bagnara si estingue.

1796: ricostruiti convento e Chiesa di S. Maria degli Angeli, i Cappuccini tornano a Bagnara.

Nel 1797 è ripristinato il convento dei Paolotti, e i minimi tornano a Bagnara.

1799: il 22 gennaio nasce la repubblica Partenopea; il 16 e il 23 ottobre due scosse di terremoto; l'11 febbraio primi episodi di brigantaggio; il 16 febbraio breve visita del Cardinale Fabrizio Ruffo.

1799: Felice Savoia è Vicario Capitolare; Rosario Messina Spina, figlio di Bonifazio, 1° sindaco di Bagnara, abolisce le tabelle dei gravami fiscali imposte dai Ruffo.

1800: Matteo Fedele, divenendo Vicario Capitolare, si sottomette al Papa, che toglie a lui e ai predecessori la scomunica e lo delega a governare l'Abbazia col titolo di Vicario Apostolico.

1806: Francesco Zagari, detto "fica", è sindaco; Giuseppe Bonaparte, re di Napoli, in aprile visita Bagnara e propone la costituzione del Capitolo Collegiale dell'Abbazia, con 18 canonici e 8 mansionari.

1808: il 30 novembre viene definitivamente soppresso il convento dei Minimi, i Paolotti.

1809: il 20 febbraio Gioacchino Murat, cognato di Napoleone e re di Napoli, nomina il Capitolo Collegiale; la Santa Sede nega l'approvazione.

1810: scontro navale a Bagnara tra francesi ed inglesi il 29 giugno; è sindaco Pietro Fedele, fino al 1811.

1811: il convento dei Cappuccini è soppresso: tra quest'anno e il 1822 avviene la sua fusione con la Confraternita delle Stimmate.

1812: Carmine Arcidiacono è sindaco, fino al 1814.

1815: in seguito alla sconfitta e alla fucilazione di Gioacchino Murat, che nel frattempo era sbarcato in Calabria per riconquistare il regno di Napoli dopo la sconfitta di Tolentino e la fuga in Corsica, i francesi lasciano Bagnara; Ferdinando 1° di Borbone è nuovamente re di Napoli; a Bagnara è sindaco Vincenzo Romano, fino al 1816.

1816: alluvione del 4, 5 e 6 giugno con danni alla Chiesa Madre, poi ricostruita dopo il terremoto più o meno sullo stesso sito dell'attuale; è sindaco Stefano Palumbo.

1818: concordato coi Borboni: l'Abbazia è soppressa, è parte della Diocesi di Reggio, con un Luogotenente, don Domenico Spoleti, già Provicario; i Cappuccini tornano; è sindaco Domenico Antonio Parisio, poi il fratello Giovanni.

1820: Domenico Spoleti rinuncia all'incarico di Luogotenente: lo sostituisce don Gregorio Frosina, che lascia a don Matteo Fedele, alla cui morte ancora il Frosina e poi Carmine Morelli e Giuseppe Ventre.

Nel 1822 i Cappuccini tornano a Bagnara in seguito al Concordato.

1825: costruzione dei ponti Sfalassà e Caravilla; è ancora sindaco Carmine Arcidiacono.

1828: è sindaco Pietro Versace.

1829: è sindaco Pietro Fedele.

1830: è sindaco Agostino Versace, fino al 1834.

1835: è sindaco Carlo arcidiacono. 1836: è nuovamente sindaco Giovanni Parisio, fino al 1839.

Nel 1839 s’inaugura l’impianto del primo telegrafo ad asta a Marturano.

1840: è sindaco Vincenzo Savoia, fino al 1842.

1843: è sindaco Giovanni Denaro, fino al 1845.

1846: è sindaco nuovamente Vincenzo Savoia, fino al 1848.

1848: Ferdinando 2° di Napoli promulga la Costituzione.

1849: è sindaco Francesco Versace, fino al 1851.

1850: a Bagnara nel Convento dei Cappuccini si svolge il Capitolo Provinciale.

1852 è sindaco Vincenzo Parisi, fino al 1854, e  Luogotenete don Giuseppe Ventre, fino al 1890: essi decidono di demolire la vecchia Chiesa Madre, danneggiata dall'alluvione del 1815.

1854: è sindaco Giuseppe Leonardis, fino al 1866 (?); la Confraternita è elevata  ad Arciconfraternita.

1855: è sindaco Francesco Spoleti, fino al 1860 (?).

1856: benedizione della nuova statua della Beata Vergine del monte Carmelo.

1859: l'8 aprile è fondata la Confraternita dell'Annunziata di Pellegrina.

1860: il 24 agosto Garibaldi entra a Bagnara; plebiscito per l'unità il 21 ottobre.

Dal 1861 fino al 1863 si succedono come sindaci Giacomo Perugini, Gaetano Patamia, Francesco Catalano.

Nel 1861 i Cappuccini lasciano Bagnara, vi torneranno dopo pochi mesi, ma fino al 1863; completati i lavori della nuova Chiesa Madre.

Nel 1863 i cappuccini lasciano definitivamente Bagnara.

Nel 1866 con la legge sull'incameramento dei beni ecclesiastici (15\8\1867), i beni del Convento dei Cappuccini furono presi dal demanio dello Stato.

Nel 1867 a S. Maria degli  Angeli è nominato un  economo curato, don Francesco Gioffrè, che gestiva già la finanza delle chiese con quello di S. Maria e i XII Apostoli; è sindaco Vincenzo Romano, fino al 1869.

1867: il 9 luglio epidemia di "Cholera Asiatico".

Nel 1868 l'Amministrazione del fondo per il Culto stabilisce con la nota del 3 ottobre che i beni dell'Abbazia, che pur soppressa funziona come Ente di assisitenza spirituale, devono essere gestiti dallo stesso Luogotenente.

1870: è eletto sindaco Antonio Candido, fino al 1879.

1879: è sindaco Francesco Catalano.

1880: il 19 settembre ha inizio l'impresa di Vincenzo Fondacaro; alluvione il 20 ottobre.

Nel 1881 nasce la ferrovia; il Prefetto di Reggio scioglie temporaneamente il consiglio comunale e nomina un proprio Delegato.

Nel 1882 il 23 settembre il Prefetto riconferma il consiglio comunale precedente e lo insedia con a capo il sindaco Vincenzo Parisi; 14 famiglie di profughi di Bagnara rientrano dall'Egitto.

Nel 1885 alluvione con straripamento del torrente Canalello; nuovo scioglimento del consiglio comunale: il Prefetto nomina come delegato il comm. Antonio De Leo sindaco.

1887: in quell'anno Bagnara conta 9526 abitanti.

1889: è sindaco Vincenzo Denaro fu Giacomo, del partito dei "rossi", eletto il 26 ottobre.

1890: muore don Giuseppe Ventre, Luogotenente; gli succede il can. don Pasquale Cardone, che da economo curato reggerà la Chiesa fino alla sua costituzione in parrocchia, nel 1902.

Nel 1890, tra il 16 ed il 20 di luglio, festeggiamenti per l'incoronazione della statua di Maria del Carmelo.

1892: nuove elezioni: è sindaco Francesco Messina, del partito dei "rossi", nonostante il ricorso dei rivali, i "bianchi".

1894: il 16 novembre nuovo terremoto.

1895: in agosto nuove elezioni comunali: è sindaco Vincenzo Parisio fu Giuseppe, del partito dei "bianchi".

Nel 1896 dopo mesi di dispute politiche accese, il 27 giugno si tenta un riordinamento, con risultati respinti dalla IV° Sezione del Consiglio di Stato: si rinviano le elezioni prima al 6 dicembre, poi all'1 agosto 1897. Il 28 marzo 1896 duplice omicidio a Solano; il 20 e 21 dicembre nuova alluvione; il 24 dicembre una frana del colle dei Cappuccini.

1897: il 1° agosto è sindaco Gennaro Candido, del partito dei "rossi", che rimane in carica fino al 1905.

Il 30 aprile del 1898 un’alluvione colpisce la Città.

Nel 1899 iniziano i lavori per l'illuminazione elettrica di Bagnara, affidati all'ingegnere Zehender, e conclusisi nel 1905.

Il 24 maggio del 1900, nell'ex convento dei Cappuccini, viene creato il Collegio Santa Maria degli Angeli ed affidato alle Figlie fi Maria Immacolata, ordine fondato da suor Maria Brigida Postorino.

Nel 1901, il 14 giugno, nasce la parrocchia dell'Annunziata a Pellegrina.

Comincia a porsi in quegli anni la necessità, anche in considerazione dell'abolizione dell'Abbazia nullius del 1818, di una sistemazione giuridica delle chiese di Bagnara. Questo sia per soddisfare le esigenze religiose della popolazione, sia per regolamentare tradizioni ormai consolidate e chiarificare dispute secolari. Il sindaco e la giunta municipale rivolgono così un'istanza al ministro per gli Affari di Culto sollecitando la creazione di almeno tre parrocchie. Così, prima il Ministero di Grazia e Giustizia, che allora si occupava degli Affari di Culto, poi la Curia Metropolitana di Reggio (con bolla del 16 gennaio 1905) approvarono l'erezione della parrocchia di S. Maria e dei XII Apostoli, concedendo il titolo di Abate-curato al parroco. Il primo Abate fu don Domenico Crisonà, che resse la chiesa fino alla morte l'11 febbraio 1907; gli successe don Salvatore Tripodi, fino all'ottobre del 1910, cui seguì don Francesco Macrì (1910-1924).

Il 2 luglio 1905 si tengono nuove elezioni comunali: scontro tra i due partiti locali (rossi e bianchi). Nasce un'amministrazione mista. Il 17 luglio è rieletto sindaco Gennaro Candido, che morirà nel marzo del 1906.

Il 17 marzo del 1906 viene eletto sindaco Andrea De Leo fu Rosario. In quell'anno iniziano i lavori per l'acquedotto, sotto la direzione dell'ingegnere Zehender.

Il 16 luglio 1908 è ultimato l'edificio dell'asilo De Leo, affidato alle Figlie di Maria Immacolata.

Il 28 dicembre 1908 avviene il grande terremoto di Reggio e Messina.

 

 

Il novecento

 

Per la ricostruzione dopo il terremoto si procede all'esproprio degli ultimi giardini; nascono - come vere e proprie baraccopoli - i rioni Inglese e Valletta, Milano e Pavia, dai nomi delle comunità benefattrici che aiutarono la popolazione piegata dal sisma (da Prima Enciclopedia Multimediale Bagnarese, volume primo, di Gianni Saffioti).

L'8 novembre del 1909 si svolgono nuove elezioni amministrative: il 12 viene proclamato sindaco Giuseppe Messina fu Francesco, che rimarrà in carica fino al 1914.

Nel 1910 viene inaugurato l'edifico scolastico in via Pietraliscia, costruito da mons. Emilio Cottafavi per volere del Papa Pio X. E in quell'anno diventa abate don Francesco Macrì.

Il 26 luglio 1914 elezioni comunali. Il 22 di agosto viene eletto sindaco Giuseppe Luppino. Saranno anni travagliati, per dispute politiche e personali: il consiglio verrà prima sospeso poi sciolto (1917) e commissariato (commissari Attilio Panetta e Michele Giannattasio). Giannattasio sarà commissario straordinario dal 22 novembre 1917 al 24 novembre del 1920. Infatti, il 24 ottobre del '20 si tengono nuove elezioni, sempre caratterizzate dallo scontro tra rossi e bianchi. Sarà sindaco, il 24 novembre, Cesare Candido.

24 maggio 1927 - E' una data che rimane nei ricordi di molte generazioni. Quindici pescatori di Bagnara perdono la vita in mare, alle prime luci dell'alba. Una tempesta, le cui avvisaglie la sera precedente avevano convinto tanti a rinunciare alla pesca del pescespada, in un giorno del mese forse più propizio, sorprende queste persone. Due corpi addirittura vengono ritrovati sulle spiagge di Palmi.

Altre informazioni sulle opere di ricostruzione nel post-terremoto e nel dopoguerra qui.

 

Il mare continuerà a colpire la Città, senza peraltro causare danni alle persone; a capodanno del 1980 - la mareggiata colpisce Marinella e il lungomare, facendone crollare un tratto; a dicembre del 1991 un'altra che lascia il segno.

 

Dagli anni '70 la storia della Città è caratterizzata da una serie di eventi determinati dalle condizioni atmosferiche ma favoriti dall'incuria umana. Il 15 novembre 1970, il 16 novembre 1988 e il 29 luglio 1989 sono tre date che riportano alla mente alluvioni e frane, interruzioni delle vie di collegamento di Bagnara, in particolare verso sud. I torrenti Sfalassà, Canalello, Malopasso e Gaziano riversano sul entro abitato quantità di fango e sassi, mortificando strade ed edifici. Grave la prima, quella del 1970, che faceva seguito ad un'altra alluvione del novembre 1968. Entrambe legate all'incauto deposito dei materiali di risulta dei lavori della costruenda autostrada.

 

Il resto è storia di oggi. Cronaca e ricordi di ritardi, malesseri, illusioni, occasioni perdute.

Bagnara ha sofferto come tutto il meridione d'Italia, giungendo ad accentuare quella sorta di isolamento culturale ed economico che in passato ne fu ricchezza.

Dagli anni '80, commercio, arti, professioni e mestieri subiscono una profonda crisi.

Manca una progettualità politica benchè minima. Non si assiste ad alcun rinnovamento culturale. Anzi, forze utili si perdono lungo la strada della continua emigrazione.

E la Comunità locale - come imbalsamata - continua a evocare un Tempo che non c'è più e a scimmiottare una Città che non c'è mai stata; non accorgendosi che, finita l'epoca del "posto" di Stato (dell'assunzione nel settore pubblico...ferrovie, poste, scuole, ecc...), bisogna sperimentare e battere nuove strade, per offrire un presente a noi stessi e un futuro alle prossime generazioni.

Ai suoi cittadini oggi spetta il compito di promuovere nuove iniziative per imprimere all'intera Comunità locale un'inversione di tendenza.

 

 

Appendice

 

I Ruffo di Bagnara

 

Il primo riferimento ai Ruffo risale al 1255, allorchè il conte Pietro Ruffo da Catanzaro contribuisce al consolidamento delle mura del castello di Bagnara.

E nel 1419 che la regina Giovanna 2° di Napoli, l'ultima sovrana angioina, pignora per 20mila ducati la città di Bagnara a Carlo Ruffo, conte di Sinopoli. Quanda però ella reclama la restituzione della città, il conte rifiuta. Carlo nel 1454 perde il controllo di Bagnara per opera - morta Giovanna 2° - dell'abate di Bagnara Tommaso de Bonifaciis. Ne tornerà ancora in possesso sei anni dopo, nel 1460, perchè Ferdinando 1° d'Aragona, che ha bisogno del suo aiuto e della sua lealtà, gli restituisce i possedimenti e i privilegi che già aveva ricevuto da Giovanna 2°.

Carlo dunque si lega a Ferdinando, partecipando alla congiura dei baroni filo-angioini, guidata dal cognato, il Conte di Crotone; ma si scontra col proprio nipote Guglielmo Ruffo, legato agli aragonesi, che lo fa arrestare, impadronendosi di Bagnara e Sinopoli. Guglielmo ed il fratello Esaù danno inizio alla dinastia, anche se sarà Esaù a diventare primo barone di Bagnara. Il 24 ottobre del 1464 Ferdinando 1° d'Aragona concede ai quattro fratelli ( Guglielmo, Esaù, Carlo ed Enrico) il privilegio di governare le terre di Bagnara.

I Ruffo avranno prima il titolo di baroni e poi quello di duchi ed estenderanno il proprio dominio su Solano, Motta San Giovanni, Baronello, San Lucio, Amendolìa, San Lorenzo, Fiumara, Melicucco e Careri. Essi imporranno pesanti tasse alla popolazione, come è documentato dall'epigrafe del complesso della Fontana di Solano, posta accanto alla parete esterna della sacrestia della chiesa di Santa Maria delle Grazie. La Fontana venne costruita proprio lungo il percorso dell'antica via regia, che conduceva dai Piani della Corona verso Reggio.

Esaù si stacca il 24 maggio 1484 dal ramo dei Ruffo di Sinopoli e si vede confermare tutti i privilegi sempre da Ferdinando 1°. Dieci anni più tardi, il 31 maggio 1494, il successore Alfonso 2° d'Aragona manterrà ai Ruffo le proprietà e i diritti. Esaù muore nel 1510 e a lui succede il figlio Bernardo, secondo barone di Bagnara.

A Bernardo, succede il figlio Guglielmo, terzo barone, anch'egli chiamato "utile signore della terra di Bagnara". Guglielmo muore il 29 settembre del 1539, lasciando erede il figlio Bernardo, nominato quarto barone con atto della Camera della Sommaria della Corte reale il 31 agosto del 1540.

Morto anche Bernardo il 26 settembre del 1557, diviene quinto barone di Bagnara il figlio Giacomo. Egli pone fine all'antica disputa col Capitolo Lateranense, a cui appartenevano i beni dell'Abbazia, ottenendone tutte le proprietà di Bagnara versando la somma di 22mila scudi romani. Giacomo ottiene anche dal Papa Gregorio 13° una bolla con cui la Chiesa di Bagnara viene affidata ai Padri Domenicani. Questo avviene nel 1582, l'anno della sua morte. Giacomo Ruffo lascia quattro figli: Enrico e Sansone, fondatori del convento dell'Ordine dei Minimi a Bagnara nel 1622; Francesco, che dalla moglie Giovanna duchessa di Santa Croce ha il figlio Giacomo, che nell'Ordine domenicano prenderà il nome di Tommaso e diventerà arcivescovo di Bari, morendo in odore di santità;infine Carlo, che diviene il sesto barone.

Il 19 gennaio 1603 Carlo ottiene dal re Filippo 3° il titolo di duca; durante la sua signoria giungono a Bagnara i Padri Cappuccini. Carlo, sesto barone nonchè primo duca di Bagnara, lascia erede il primogenito Francesco, morto nel 1643. A questi succede come terzo duca il primogenito Carlo, nato nel 1616, divenuto anche principe di Fiumara i Muro e principe di Motta San Giovanni e padre di tre figli: Francesco, nato nel 1644 e poi succeduto al padre come quarto duca; Paolo, nato nel 1660; Tommaso, nato nel 1663 e futuro cardinale.

Il quarto duca Francesco Ruffo ebbe sei figli; tra essi si ricorda Antonio, nato l'11 giugno 1687, creato cardinale presbitero nel Concistoro segreto del 9 settembre del 1743, morto a Bagnara il 3 febbraio 1753. Le sue spoglie sono conservate nella Cappella dell'Immacolata nella chiesa di Santa Maria degli Angeli.

Al duca Francesco, succede come quinto duca di Bagnara il primogenito Carlo, morto nel 1750. Suo figlio Francesco è il sesto duca. Ebbe due figli, Carlo e Nicola. Carlo diventa padre di tre donne e non riesce ad ereditare la signoria perchè muore prematuramente. Così a Francesco succede come settimo duca il secondogenito Nicola, nato nel 1742 e sposo di Ippolita Ruffo, figlia del fratello Carlo. Nicola rimane senza figli, per cui con lui la dinastia si interrompe.

Nel 1799, il primo sindaco di Bagnara, Rosario Messina Spina, come suo primo atto, abolisce le tabelle dei gravami fiscali imposti dai Ruffo.

 

 

Cenni sulla cittadina durante i periodi di ricostruzione post terremoto 1908 e dopo la seconda guerra mondiale

(prima stesura)

a cura del rag. Manlio Pistolesi

tratto dal sito Archivio Storico Fotografico

 

La ricostruzione della cittadina dopo la provvisorietà dei baraccamenti post terremoto 1908, che durarono molto a lungo, fu lenta e molto disordinata.

Tutte le case popolari costruite sul viale Turati e sul corso V. Emanuele II,  tra il 1923 – 24, furono progettate con calcoli in eccesso riguardanti la quantità e la grossezza del ferro (diametro di 3 centimetri Circa per legare i pilastri). Per poterlo mettere in opera sul posto le tecnologie dell’epoca permisero solo di usare forge per scaldarlo e piegarlo sul posto.

Il muretto del viale Turati fu realizzato nei primi anni venti. Nel 1927 fu abbattuto dal mare perché era tutto in pietrame. Quando fu rifatto la sua struttura previde anche dei pilastrini di cemento armato con sopra una base in marmo di grosso spessore.

La prima grande opera pubblica edificata furono le scuole elementari del centro, poste sul corso Vittorio Emanuele II, tra il 1931 e 32.

Subito dopo, negli anni 1935 e 36, durante la guerra d’Africa, fu ampliato e rifatto il corso medesimo contemporaneamente alla costruzione della prima fognatura principale di Bagnara che sfociava a Marturano e che qualche anno dopo è stata prolungata fino a Cacilì. La ditta appaltatrice dei lavori fu Galasso, che la diede in sub appalto alla ditta De Forte Giuseppe, che cominciò prima come impresa fornitrice e poi continuo nella sua realizzazione.

Ma com’era lo smaltimento dei rifiuti solidi umani prima della costruzione delle fognature?

Gli escrementi venivano raccolti in dei contenitori chiamati cantari, e la mattina presto, le donne di casa li portavano in riva al mare; mentre nei quartieri alti, a Porelli dove le fognature furono costruite qualche anno dopo, gli escrementi venivano svuotati dall’alto in località Galicea. Queste operazioni, oggi neanche pensabili, erano comuni usi di vita quotidiana, e succedeva così anche nelle botteghe artigiane, dove il garzone ultimo arrivato, aveva il compito di svuotare il cantaro.

Durante la seconda guerra mondiale furono costruite delle case alloggio per gli sfollati al rione Valletta, in via Predappio, parallelamente al corso V. Emanuele II. Questi alloggi furono costruiti in muratura senza pilastri in cemento armato. Solo il solaio venne costruito in cemento armato, per il resto tutto fu fatto in muratura di pietra ed ogni 60 centimetri una fila di mattoni per mantenerne la stabilità, senza colonne portanti. Tutto ad un solo piano. Strutture simili furono poi anche costruite al rione Inglese.

Nel periodo dei bombardamenti furono costruiti dei rifugi per la gente, che funzionarono più da paraschegge che altro. Essi furono costruiti  in piazza Marconi ed in piazza Municipio. Furono poco utilizzati, in quanto la gente si rifugiò nelle gallerie.

Dopo la caduta del fascismo, le truppe inglesi che avevano preso possesso della nostra cittadina, organizzarono la prima amministrazione comunale, nel tentativo di rilanciare una vita sociale democratica e di diritto per tutti i cittadini.

Così vennero scelti per formare il governo cittadino alcuni tra gli  antifascisti più rappresentativi che si erano opposti al vecchio regime.

Il prefetto di Reggio Calabria Priolo designò l’ing. Vincenzo Gioffrè come sindaco e l’appaltatore Oscar Pistolesi come vice.

Oscar Pistolesi da subito si prodigò in maniera che gli ultimi piccoli focolai sociali, tra quelli che ancora sostenevano il fascismo e gli antifascisti, si consumassero rapidamente, e per questo insistette per far liberare tutti i capi del fascismo locale che erano stati rinchiusi in prigione. Le motivazioni del Pistolesi convinsero le autorità competenti e così tutti furono liberati. Anche perché, a parte qualche eccezione, a Bagnara il sistema di repressione fascista non fu duro e vendicativo come in altre zone, e considerato che non si contarono mai episodi di gravi persecuzioni e che nessuno dei fascisti incarcerati si macchiò di gravi crimini,  la sua politica ebbe buon fine. Dopo qualche mese egli stesso si dimise dalla carica.

L’amministrazione del Gioffrè durò circa due anni, fino alle prime elezioni indette dopo il fascismo. In questo periodo fu ricostruito il Ponte Caravilla distrutto durante la seconda guerra mondiale. Fu ricostruito dalla ditta Oscar Pistolesi che lo ebbe in sub-appalto dalla ditta dell’ing. Giunta di Reggio Calabria.

Alle prime elezioni libere il primo sindaco eletto dal popolo nel 1946 risultò  Francesco De Leo. Alle sue dimissioni venne eletto nel 1947 l’avvocato Pugliese, che teneva i comizi dal balcone della sua casa, all’incrocio tra il corso V. Emanuele II e via F. Catalano.

Il primo commissario del paese fu Vincenzo Milazzo, che poi si presentò alle elezioni e fu eletto sindaco grazie all’appoggio di una lista civica che ottenne la maggioranza assoluta. Vicesindaco e ideatore della lista civica fu il dott. Barilà.

Dove oggi c’è il municipio, anticamente vi era locata la pescheria. L’antica pescheria, quando fu costruita, le strutture in ghisa furono lavorate altrove e poi montate sul luogo. Quando si realizzò il corso V. Emanuele II, fu smontata e ricostruita più a nord e dalla parte opposta, dove oggi c’è la sede dell’Asl e come testimoniano tante cartoline d’epoca.

Il palazzo comunale in stile liberty costruito nel 1924, sostituiva quello oramai vecchio ed inadeguato che si trovava tra via Gaezza e piazza Cesare Battisti. A causa dei gravi danni provocati dalla seconda guerra mondiale, nel 1950 si riuscì ad avere un finanziamento per ricostruirlo interamente nuovo su progetto dell’architetto Francesco Albanese.

Tra il municipio e l’ufficio postale e la ex capitaneria di porto, lato canalello, c’era il capannone dei vigili del fuoco che, per agevolare la costruzione della nuova casa comunale, si spostarono sul corso Garibaldi all’altezza della vecchia casa De Leo. I pompieri abbandonarono definitivamente Bagnara quando negli anni settanta la ditta Pistolesi costruì un palazzo nel luogo dove essi risiedevano. Da allora Bagnara è senza vigili del fuoco.      

La demolizione del vecchio Municipio e la ricostruzione del nuovo fu opera della ditta Oscar Pistolesi negli anni 1950 – 51 – 52. L’opera, a causa delle lentezze burocratiche e la lievitazione dei prezzi, non fu completata. Infatti prevedeva un piano cantinato che non fu più realizzato per la mancanza di finanziamenti.

La prima costruzione del dopoguerra a 6 piani, nel rispetto delle norme antisismiche che prevedevano un limite di 21 metri di altezza,  fu realizzata dalle ditte Pistolesi – De Forte in via don Minzioni. Fu la prima casa con ascensore. Altri due palazzi a 6 piani sorsero subito dopo, uno sul corso Garibaldi e uno sul corso V. Emanuele davanti alla piazza Marconi.

Il ponte Sfalassà fu costruito negli anni sessanta dalla ditta Pistolesi. Nell’occasione, oltre al ponte furono anche ripristinate le briglie per salvaguardare sia il ponte sia il muro del campo sportivo.

Un secondo ponte sullo stesso fiume, affiancato al primo fu costruito in sub appalto dalla ditta Benito De Forte che nell’occasione ricostruì anche il muretto della via marina.

 

 

Sindaci, Commissari e Podestà dal 1799 ad oggi

 

(n.b.: ove non diversamente specificato si tratta di sindaci)

1799 - Rosario Messina Spina è il primo sindaco. Si ricorda - tra l'altro - l'abolizione di tasse e balzelli imposti dai Ruffo. Morì nel 1814.

1806 - Francesco Zagari, detto "Fica"

1810\11 - Pietro Fedele

1812\14 - Carmine Arcidiacono

1815\16 - Vincenzo Romano

1816 - Stefano Palumbo

1818\21 - Domenico Antonio Parisio

1822\24 - Giovanni Parisio

1825 - Carmine Arcidiacono (secondo mandato)

1828 - Agostino Versace

1829 - Pietro Fedele

1830\34 - Agostino Versace

1835 - Carlo Arcidiacono

1836\39 - Giovanni Parisio (secondo mandato)

1840\42 - Vincenzo Savoia

1843\45 - Giovanni Denaro

1846\48 - Vincenzo Savoia

1849\51 - Francesco Versace

1852\54 - Vincenzo Parisi

1854 - Giuseppe Leonardis

1855\60 - Francesco Spoleti

1861 - Giacomo Perugini

1862 - Gaetano Patamia

1863 - Francesco Catalano

1864\66 - Giuseppe Leonardis (secondo mandato)

1867\69 - Vincenzo Romano

1870\79 - Antonio Candido

1879\81 - Francesco Catalano

1882\84 - Vincenzo Parisi

1885 - sciolto il consiglio comunale, Antonio De Leo delegato dal Prefetto fino al 1888

1889\91 - Vincenzo Denaro, eletto il 16 ottobre

1892\95 - Francesco Messina

1896 - Vincenzo Parisio

1896\97 - dispute e contestazioni; l'1 agosto 1897 è sindaco Gennaro Candido; riconfermato nel 1906, muore nel 1906

1906\08 - Andrea De Leo fu Rosario, eletto il 17 marzo 1906

1909\14 - Giuseppe Messina fu Francesco

1915\17 - Giuseppe Lupini

1917 - scioglimento del consiglio e commissariamento (prima Attilio Panetta, poi Michele Giannattasio, fino al 24 novembre 1920)

1920\23 - Cesare Candido

1924 - Vesuvio Michele, commissario

1925 - Ranella Luca, commissario

1925 - Steiner Giulio Cesare, commissario

1926 - Aria Francesco, commissario

1927 - De Leo Antonio

1928\30 - De Leo Antonio, commissario

1931\32 - Lombardo Ugo, commissario

1933\34 - Ciccone Francesco, commissario

1935\36 - Romano Nicola, podestà

1937 - Barbagallo Gaetano

1938 - Conserva Vito

1938 - De Leo Giuseppe

1939 - Pignataro Rocco

1940\41 - De Leo Giuseppe, podestà

1942 - Mammino Domenico, commissario

1943 - Conserva Vito

1944\45 - Gioffrè Vincenzo

1946 - De Leo Francesco

1947\49 - Pugliese Giuseppe

1950\51 - Milazzo Vincenzo, commissario

1951 - Scordo Tommaso, commissario

1952\54 - Milazzo Vincenzo

1955 - Gioffrè Gregorio

1956\57 - Barilà Sorà Giuseppe

1958 - Zappia Giosafatte

1958\60 - De Leo Candeloro

1960\64 - De Leo Candeloro

1964\68 - Versace Diego

1968 - Malliani Diego, commissario

1969\1974 - De Leo Candeloro

1974\77 - De Leo Candeloro

1977\78 - Ottinà Francesco, commissario

1978\80 - Versace Carmine

1980\82 - Zoccali Francesco

1982\83 - Barilà Domenico

1983\88 - Fucà Giuseppe

1988\91 - Molinaro Alfredo

19991\92 - Barilà Domenico

1992 - Battaglia Attilio, commissario

1992\94 - Ramondino Giuseppe

1994 - Martino Demetrio, commissario

1994\96 - Dato Antonino

1996\2000 - Frosina Gregorio

2000\01 - Latella Luisa, commissario

2001\10 - Zappalà Santi

2010 - Cesare Zappia

 

 

Documenti

 

ANNO 1085 - Ruggero, Conte di Sicilia e di Calabria, ordina l'edificazione della chiesa di Santa Maria e dei Santi XII Apostoli

 

Nel nome della Santa ed Indivisa Trinità, Padre e Figlio e Spirito Santo. Amen. Poichè è necessario far del bene a coloro i quali servono noi nel temporale, secondo il corpo, è molto più necessario far del bene a coloro i quali servono le nostre anime. Ciò, infatti, che diamo loro, lo facciamo per le necessità terrene; per quello, invece, che dispensiamo alle chiese od agli uomini ecclesiastici, ne viene una conseguenza, degna di lode, poichè passa all'avanzamento delle anime. Per questa ragione, io, Ruggero, conte di Sicilia e di Calabria, trovandomi presso Mileto coi miei baroni e nobiluomini, ho fatto presentare da mio figlio Goffredo alcuni uomini, religiosi chierici, i quali da poco erano venuti dalle parti di là dei monti allo scopo di recarsi al Santo Sepolcro in Gerusalemme. Avendoli io accolti con onore, e, cercando con diligenza di persuaderli a restare in queste parti, finalmente acconsentirono alla mia volontà. Rallegrandomi, pertanto, di tanti onesti personaggi subito dissi loro ove potessero abitare e vivere secondo il proposito di cui avevano fatto voto. Chiamandoli, poi, in mia presenza, a colui che sembrava il primo tra loro, dissi: "A te, fratello Ermete, ed ai tuoi fratelli che son qui ed ai vostri successori, concedo alcune mie possessioni che, una volta, per mio dono, erano state del prete Paolo, ora defunto, cioè tre mulini presso Seminara .... Santa Trinità con le sue pertinenze, S. Nicola di Marcanito con le terre e sue pertinenze; Santa Maria di Charanto con le terre e sue pertinenze; San M...... con le terre e sue pertinenze; S. Giorgio De Palmis con le terre e sue pertinenze; S. Felice de Arenis con tutte le sue pertinenze ed anche la pastura di tutta la mia terra, comune .... a tutti i vostri animali; inoltre il luogo di Bagnara con le terre, selve, acque e sue pertinenze; ed in detto luogo, mandati muratori, ordino che si fabbrichi per voi una chiesa in onore della Santa e Gloriosa Vergine Maria e dei dodici Apostoli, con i locali sufficienti alla celebrazione del culto divino e per il necessario alle vostre persone. E questa chiesa voglio e comando che sia del tutto libera dal dominio di tutti gli uomini, eccettuato il Sommo Pontefice della Santa Romana Chiesa. Vi concedo inoltre S. Luca di Solano, con la selva, terre, vigne e sue pertinenze. Concedo che siano liberamente tagliati dai miei boschi i legnami che siano necessari per le case e per sostenere le vostre viti. Stabilisco che siano del tutto liberi dal giogo, potere, molestia e costrizione di tutto gli uomini, affinchè restino a disposizione vostra e dei vostri successori, anche tutte quelle cose che il già detto prete Paolo possedeva nelle chiese, vigne, terre, villani, mulini e selve, ed i luoghi che vi concedo attualmente, e di poi dovranno esser donati dai fedeli alla stessa chiesa. Ma, affinchè questa mia concessione resti ratificata e ferma e la possediate con diritto perpetuo, senza alcuna malizia o molestia o ritrattazione mia o dei miei eredi, ho fatto consegnare col mio esemplare una bolla di piombo. Se qualcuno si sarà fatto violatore di questa mia concessione in qualche cosa, sappia che egli è già gravemente incorso nell'ira di Dio e mia, e che dovrà deporre tre libbre d'oro, di cui metà alla mia camera e metà alla sopraddetta chiesa.

L'anno dell'Incarnazione del Signor 1085, sesta indizione.

 

+ Io Ruggero Conte mi sono sottoscritto.

+ Segno della propria mano di Goffredo figlio del Conte.

+ Segno di Roberto Burrelli.

+ Segno di Guglielmo d'Altavilla.

+ Segno di Guglielmo di Monte Peloso.

+ lo Rodolfo di Monte Peloso attesto la medesima cosa.

+ Segno di Guglielmo Culquibreti.

+ Segno di Roberto di Bubone.

+ Segno di Roberto Britanno, figlio di Guglielmo d'Altavilla.

+ Segno di Guidardo Orbec.

 

 

Bibliografia

 

per i dati cronologici (ove non diversamente citato)

- Storia di Bagnara, di don Antonino Gioffrè , editore Laruffa, 1983

 

per le origini di Bagnara

- Prima Enciclopedia Multimediale Bagnarese, volume primo, di Gianni Saffioti

 

per l'Abbazia di Bagnara e più in generale per il periodo normanno

- informazioni sono tratte da alcuni testi del dott. Alessandro Carati, tratto dalla sezione "argomenti" del sito Archivio Storico Fotografico Bagnarese

- I Normanni popolo d'Europa, di Antonino Raneri, tratto da Nuovi Orizzonti, del 28/4/1994

 

per la ricostruzione dal 18° secolo in poi

- Il terremoto del 1783 e il matriarcato a Bagnara, di Antonino Raneri, tratto da Nuovi Orizzonti, del 31/1/199

- Prima Enciclopedia Multimediale Bagnarese, volume primo, di Gianni Saffioti

 

- contributi alla ricerca storica sono consultabili in Discussione sulla Storia di Bagnara Calabra

 

 

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