|
Le origini
Ancor più
di oggi, nell'antichità l'area dello stretto di Messina ha avuto un'importanza
vitale per le genti e i commerci.
Conosciamo dai testi più comuni che intorno al
7° secolo aC nascono le colonie calcidesi di Zancle (l'attuale Messina) e
Reggio, a sostegno dei traffici marittimi in antagonismo alle potenze
cartaginese ed etrusca.
Tucidide ci racconta che i primi fondatori di Messina
sarebbero stati, intorno al 740 aC, calcidesi provenienti da Cuma in Campania, a
cui più tardi si sarebbero aggiunti cittadini di Calcide. Al tempo stesso ci
informa che Zancle (Dankle), primo nome della città di Messina, è di origine
sicula e vuol dire falce. Vicino al punto in cui il porto di Messina comincia la
sua curva, due viuzze sono intitolate ai mitici fondatori Periere e Cratemene.
Sempre Calcidesi sono gli ecisti di Reggio, impegnati a raggiungere il controllo
dello stretto.
Più tardi nuovi coloni provenienti da Samo, spinti da Anassila
tiranno di Reggio, si impadroniscono di Zancle, ma è lo stesso Anassila poi a
scacciarli esercitando il suo potere su entrambe le sponde dello stretto.
Finalmente, alla sua morte, i messinesi riacquistano la propria autonomia. La
prima distruzione totale della città avviene nel 396 a.C. ad opera dei
cartaginesi di Imilcone.
La nuova Messina nasce nello stesso anno grazie a
Dionigi di Siracusa che ripopola la città dello Stretto con circa 6000 coloni.
Liberata dall'influenza siracusana da Timoleonte, viene in seguito riconquistata
da Agatocle.
Questo
riferimento alle vicende della vicina Messina si rende necessario perchè in aiuto di Agatocle di Messina entrano in scena i Mamertini.
Sono un popolo di guerrieri mercenari provenienti dalla Campania,
dotati di buona organizzazione e di ottimi comandanti. Si chiamano così perchè
consacrati a Marte, dio della guerra.
Essi, comprendendone l'importanza strategico-militare, si stanziano definitivamente nell'area dello stretto; anzi
estendono la loro influenza, con l'accentuarsi dell'ostilità nei confronti della
potente Siracusa, che li sconfigge, sotto il regno di Gerone, nel 265 a.C.
In
grave difficoltà, i mamertini invocano l'aiuto di Roma, in netta fase di
espansione mediterranea. E Roma arriva, cogliendo l'occasione per fronteggiare
apertamente i cartaginesi che si erano alleati ai siracusani. Ma, come sempre, anche qui i romani colgono al volo l'occasione per fare bottino pieno.
L'avvento
di Roma nel panorama politico, militare ed economico del Mediterraneo stravolge
il quadro generale. Essendo i porti romani del Lazio (Ostia) i punti di arrivo
delle merci provenienti dal Vicino Oriente, l'area dello stretto viene ad
assumere un ruolo ancora più strategico.
I Mamertini, la popolazione che
controlla il territorio, vengono così sottomessi dai romani, che conquistano la
Sicilia, e sono costretti a ritirarsi lungo le coste e gli entroterra calabri,
lontano da Reggio (in mano ai romani) e alle strade (la via Popilia o Annea)
che che
la collegano al nord della penisola. Si fonderanno con le popolazioni indigene e
diventeranno pescatori e contadini.
E Portus
Balarus (Bagnara), ricca di acqua e di fertili terreni, diventerà uno dei loro
ripari (da
Prima Enciclopedia
Multimediale Bagnarese, volume primo, di Gianni Saffioti.
Sulla questione di Portus Balarus e più in generale sulla ricostruzione delle
origini di Bagnara, leggere il
giudizio
di Tito Puntillo).
La
vicenda dei Mamertini, grandi guerrieri, devoti del dio Marte, conquistatori di
Messina, nel 241 aC, con la prima guerra punica termina. Lasceranno, forse, come
i fenici e i romani, delle piccole tracce nel territorio e nel mare di
Bagnara... Ma di Bagnara perderemo ogni notizia fino al 9° secolo.
"Nell’area dello Stretto, durante gli avvenimenti precedentemente accennati, si
ha uno sviluppo concreto, fatto di insediamenti umani, formazioni di società
agricole e marinare. Ma quali uomini, e quale tipo di società diedero origine al
primo nucleo abitato nel territorio bagnarese? In quale zona di esso? A queste
domande, sarà certamente molto difficile dare delle risposte concrete,
soprattutto se si usano a tale scopo paragoni e concetti relativi a leggende o a
semplici similitudini dialettali e modi di fare che si tramandano da sempre.
Senza uno studio approfondito del territorio ed un attento esame antropologico,
queste ed altre domande, non avranno mai risposta. Alcune testimonianze
archeologiche, che ritengo tra le più importanti fino ad oggi recuperate, ci
portano sulle nostre coste la presenza dei popoli marinari più antichi. Alcune
ancore in pietra usate dai fenici, altre in ferro del periodo romano, insieme a
ceramiche di vario tipo, sono state ritrovate in uno specchio d’acqua antistante
la costa bagnarese. Il Cardone del suo libro Notizie storiche su Bagnara, ci
parla di monete mamertine rinvenute sul nostro territorio. Ciò confermerebbe in
parte la scelta fatta da un gruppo di loro, braccati dai romani, di insediarsi
in Portus Balarus, lontani da Reggio e dalla via di comunicazione principale che
passava molto distante da quel luogo. Ma come sopravvissero? Come si adeguarono
ad allevare animali e coltivare la terra? Quanti compromessi e quale prezzo
pagarono per queste loro scelte? Tante altre domande che riflettendo sul tema
sorgono spontanee sono le seguenti, perché la rupe di Marturano porta un nome
cosi attinente al nome di questo popolo? In quale popolo cercare l’abilità dei
nostri pescatori di pescespada e la temerarietà dei nostri marinai? Da quale
società provengono la bellezza, la forza fisica e l’intraprendenza delle nostre
donne?
…
Se
si pensa che i mamertini spariscono dalla storia dopo la prima guerra punica,
241a.c. e che solo nel 1085 la storia ufficiale vede i normanni sulla rupe di
Marturano, il loro isolamento storico, durato XIII secoli, lascia oggi molte più
tracce demoantropologiche di altri popoli ma non la certezza che furono la
preistoria bagnarese. Certezza che svanisce con il ritrovamento archeologico
subacqueo di reperti di epoca più antica"
(da
Prima Enciclopedia
Multimediale Bagnarese, volume primo, di Gianni Saffioti).
Ci sembra
infine utile accennare brevemente al quadro generale dell'area dello stretto nei
secoli del dominio romano.
Nel 263 a.C. Messina diventa di fatto la prima città
siciliana in mano a Roma. Il premio per la città dello stretto è il
riconoscimento, insieme alla sola Taormina, di "Città Alleata", con i
conseguenti privilegi che comunque non le impediranno di subire un attacco della
flotta di Pompeo, nel 49 a.C., mentre quella di Cesare si trova nel porto (come
ci racconta lo stesso Cesare nel De bello civili,II 3). In questi stessi anni,
nelle acque dello stretto, la flotta di Sesto Pompeo ottiene una strepitosa
vittoria su quella di Ottaviano e, fuggito quest'ultimo, Messina viene
saccheggiata dalle truppe di Lepido.

L’Anno Mille
Con la
caduta dell'impero romano d'occidente, inizia un periodo di destabilizzazione,
caratterizzato da una lunga serie di invasioni barbariche, interrotto dalla
dominazione bizantina. Questo fino alla conquista araba della Sicilia.
Nell'843 capitola Messina, tra le ultime città siciliane, (numerosi suoi
cittadini si trasferiscono nella vicina Rometta, che resisterà per oltre un
secolo, fino al 965), dopo la completa distruzione di Siracusa (la capitale del
thema di Sicilia, già capitale dell'impero di Costantinopoli oltre che
protometropoli dell'impero bizantino).
In quegli anni in Calabria hanno inizio
incursioni arabe, che si intromettono nella lunga disputa tra bizantini e
longobardi.
Intorno all’888 l’influenza araba si espande verso la parte più
settentrionale della Calabria, verso Tropea ed Amantea.
Dal 902 si registrano
scorrerie arabe nell'interno, che durano fino al 956. In quell'anno il
Protopatario bizantino Basilio, inviato da Costantino 4°, respinge gli arabi
fuori dalla Calabria. Ed in Calabria si rifugiano, dalle lontane terre di
Palestina, Egitto e Siria, nonchè da Costantinopoli - dopo l'editto iconoclasta
di Leone 3° del 726 - tanti religiosi, in maggioranza basiliani. Scelgono luoghi
sicuri, spesso impervi, come il colle di Sant'Elia e San Luca, in cima al colle
Cucuzzo, dove, intorno all'anno 1000, viene fondato il monastero di Basilio.
Intanto, a Messina viene organizzata la resistenza contro i Saraceni, che devono
presto abbandonarla. Nel 1037 Giorgio Maniace con l'aiuto dei greci di Calabria
e dei Normanni di Puglia libera gran parte della Sicilia Orientale, ponendo le
premesse all'epopea normanna del Conte Ruggero e di Roberto il Guiscardo.
Ha così inizio la penetrazione normanna in Calabria. I normanni, detti anche
vichinghi, nel 9° secolo avevano cominciato ad emigrare dai propri Paesi
d'origine (Scandinavia), diffondendosi nel nord Europa e influenzando
significativamente la storia di quei popoli.
Dalla Normandia, divenuto centro di
espansione ad opera in particolare di Guglielmo il Conquistatore, erano partiti
i normanni che avrebbero unificato l'Italia meridionale. Essi erano apparsi in
veste di mercenari, condotti da Osmondo Drengot e Gilberto Boutère, a Bari, in
appoggio alla rivolta promossa dal longobardo Melo contro i bizantini e fallita
(1015-16); un'altra schiera di normanni era sbarcata poco dopo nel Napoletano...
Seguirono i figli di Tancredi d'Altavilla (Hautevile, nella penisola di Cotentin,
Normandia), Guglielmo Braccio di Ferro, Drogone e Umfredo (1035), dapprima al
seguito di Rainulfo d'Aversa, poi dei bizantini; infine operanti in proprio, col
proposito di affermarsi nel Mezzogiorno e in Sicilia in particolare a spese dei
bizantini e degli arabi con l'appoggio della popolazione locale, che vedeva in
essi gli inviati da Dio per liberarli dagli stranieri e dagli infedeli.
I successi di Guglielmo Braccio di Ferro in Puglia richiamarono in Italia altri
normanni, tra cui due altri figli di Tancredi d'Altavilla, Roberto il Guiscardo
e Ruggero 1°.
Dopo lo scontro vincente del 1053 di Civita con il Papa Leone 9°, che si era
mosso temendo la loro politica espansionistica, i due Altavilla divennero i
promotori delle azioni di conquista normanna.
Roberto il Guiscardo, riunita tutta l'Italia meridionale sotto il suo dominio, ad
eccezione di Benevento, che sarebbe passata alla Chiesa, e di Napoli, annessa
più tardi, affida al fratello Ruggero 1° la Contea di Mileto, che diventa centro
più importante della Calabria normanna, un ponte per la Sicilia.
Ruggero 1°, nel 1061, incomincia la conquista della Sicilia. Nel 1068 Ruggero 1°
riceve dal fratello Roberto il Guiscardo il dominio su metà della Calabria. Nel
1072 Ruggero 1° entra a Palermo e si nomina conte di Sicilia.

L’Abbazia
All'anno 1085 risale la
fondazione dell'Abbazia di Bagnara
da parte del Gran Conte Ruggero 1°, esponente di maggior spicco degli
Altavilla, con la Bolla papale 8034 del Codice Vaticano Latino.
Ruggero 1°
fonda l'Abbazia "nullius" di Bagnara - nullius in quanto soggetta al solo
Pontefice - e le fa grandissime donazioni, per contrastare in questa zona
della Calabria la Chiesa greca, così come aveva promesso al Papa, e per
rafforzare il proprio potere in Sicilia. E' proprio a questo fine, il Gran
Conte le dona i terreni circostanti già di proprietà di conventi basiliani, in
cui avevano vissuto i più importanti santi monaci italogreci, e molte chiese
siciliane con relativi possedimenti
(da I Normanni popolo
d'Europa, di A. Raneri, Nuovi Orizzonti del 28/4/1994).
Viene affidata a non
meglio identificati pellegrini normanni, che si trovavano a passare per Mileto
lungo la strada regia (via Popilia–Annea), con ogni probabilità diretti a
Messina, da dove avrebbero proseguito il loro pellegrinaggio alla volta della
Terra Santa. Non appartenevano ad alcun ordine, ufficialmente potevano anche
non ubbidire ad alcuna regola, tuttavia sottostavano e si conformavano ad una
certa forma di vita religiosa, rientrando così nel novero di quegli uomini di
fede, assai numerosi a quei tempi, noti semplicemente come chierici vaganti.
Ospitati alla corte di Ruggero, entrano nelle sue benevolenze ed in quelle di
Goffredo, suo figlio ed erede, e vengono così convinti a rimanere in Calabria.
Non essendo vincolati ad alcun ordine o regola in particolare, forse tra di
essi non c’era nemmeno un vero e proprio capo, anche se emergeva la figura di
Ermeo (Ermete, ndr), che viene dunque eletto a priore della nuova fondazione
(da L'Abbazia normanna di Bagnara Calabra, di Alessandro Carati, da
Archivio Storico
Fotografico Bagnarese).
Il
nucleo abitato di Bagnara viene così a formarsi intorno alla rupe di Marturano,
che divide le due marine, e su cui si trovano, oltre all'Abbazia - che è
disposta con la facciata a sud - il Castello, le carceri, la chiesa di San
Sebastiano e alcune abitazioni. Intorno alle mura di cinta si arroccano le
case del borgo, disposte verso l'entroterra, verso l'attuale quartiere di
Porelli, o giù verso la Marinella, che si collega al Castello con le Scale
della Croce, ancor oggi esistenti. Nel tempo vi si aggiungeranno le case della
zona tra terra e borgo, ossia tra le attuali Madonnina e chiesa del Carmine.
Questa topografia resterà tutto sommato invariata fino al 1783
(da Prima Enciclopedia Multimediale Bagnarese, volume primo, di Gianni Saffioti).
Nel
1091 Ruggero 1° conclude la conquista dell’intera Sicilia. Ruggero 1°
d'Altavilla muore nel 1101.
Ermete è
il primo priore dell'Abbazia.
Nel
1103 Goffredo Pittaviense è il 2° priore. Tancredi di Siracusa
gli concede le prime terre in Sicilia (diploma del 6 agosto).
Il monastero di Santa
Maria e dei Dodici Apostoli di Bagnara Calabra benvoluto e continuamente
arricchito dalla massima nobiltà normanna del tempo, in breve si arricchisce
di beni non solo in Calabria, ma soprattutto in Sicilia, dove tra l’altro, a
partire dal 1103, ottiene il monastero di S. Lucia di Noto, fondato da
Tancredi di Altavilla, nipote del conte Ruggero, e conte di Siracusa. Tale
monastero, del quale restano a tutt’oggi i ruderi, con una chiesa parrocchiale
annessa, molto ben tenuta ed a tutt’oggi officiante, era sito a pochi
chilometri da Palazzolo Acreide, e fin dalla nascita era stato dichiarato
esente da qualsiasi giurisdizione vescovile ed eretto in priorato. Le sue
terre comprendevano la gran parte dei beni facenti capo alla città di Noto
vecchia, e per importanza ed estenzione non erano inferiori a quelli che
formavano il corpus della chiesa di Bagnara. La chiesa di
Bagnara arriverà a possedere in Calabria ben undici chiese e relative
pertinenze; in suolo di Sicilia i suoi beni sono addirittura superiori, e per
estensione e per importanza (abbiamo citato, primo fra tutti, il monastero di
S. Lucia) da L'Abbazia normanna di Bagnara Calabra, di
Alessandro Carati, da
Archivio Storico
Fotografico Bagnarese).
Nel 1104 Drogone
è il 3° priore; Il
29 febbraio 1104 viene eletto vescovo di Agrigento.
Gli succede Guarino, 4° priore (e poi, come il predecessore, anche lui
vescovo di
Agrigento, che resse fino al 1118);
poi Costanzo, 5° priore.
Nel
1117, il 13 di Ottobre, consacrazione dell'Abbazia, alla presenza del conte
Ruggero 2°; Jocelmo è il 6° priore.
Nel corso del XII
secolo è
affidata ai Canonici Regolari di Sant'Agostino.
Nel
1125 la contessa Adelaide, moglie di Ruggero 1°, e il figlio Ruggero 2° si
schierano a favore dell'Abbazia nella disputa coi benedettini di S. Eufemia.
Anno
1130: Palermo diviene sede della Corte normanna; Ruggero 2°, compiuta
l'annessione delle ultime terre del Mezzogiorno come Napoli (1137), è Primo
Conte di Sicilia e crea il Vescovado di Cefalù, ove pone come vescovo l'abate
di Bagnara, sottolineando così l'importanza riconosciuta all'Abbazia di
Bagnara.
Nel
1139 Ruggero 2° unifica il Regno di Sicilia e di Napoli.
Nel
1146 Ruggero 2°, assoggetta l'Abbazia di Bagnara a quella di Cefalù, di cui è
primo vescovo Jocelmo; Arduino è 7° priore dell’Abbazia di Bagnara (diventerà
il secondo vescovo di Cefalù).
Nel
1147 Ruggero 2° costringe Arduino 7° a sottoscrivere un documento di
accettazione dello status quo, con cui praticamente questi prende atto della
supremazia di Cefalù. Nel 1148 l’intervento del Papa Innocenzo 3° annulla il
provvedimento già sottoscritto dall'antipapa Anacleto 2°. Nel 1150 Jocelmo si
convince a rinunciare al vescovado di Cefalù, ora concesso ad Arduino; Erberto
è l’8° priore dell’Abbazia di Bagnara.
Nel
1154 muore Ruggero 2°: gli succede Guglielmo 1°.
1161:
si conclude il lavoro decorativo e il portale dell'Abbazia.
Nel
1166 Guglielmo 2° il Buono (re fino al 1166) succede al padre, Guglielmo 1°
detto il Malo. Alla morte di quest'ultimo il regno passa a Enrico 6° di
Svevia, marito di Costanza, sorella di Ruggero 2°. Il regno unitario
dell'Italia meridionale durerà fino al 1860.
Nel 1186
l'abate Daniele è il 9°priore dell'Abbazia. Nel 1188 deposita l'atto originale
di fondazione dell'Abbazia e il Papa Clemente 3° ribadisce i privilegi
dell'Abbazia di Bagnara
(bolla del 2 dicembre 1188).
1189:
Gioacchino da Fiore fonda l'ordine dei monaci florensi, poi approvato da
Celestino 3° nel 1196.
Nel
1192 Raimondo è il 10° priore; Bolla di Celestino 3° del 12 Maggio che concede
ulteriori possedimenti all'Abbazia.
1198.
alla morte di Enrico 6°, a soli trentadue anni, la madre Costanza d'Altavilla
affida al Papa Innocenzo 3° la reggenza per il figlio Federico 2°.
Bagnara costituì un
faro della religione cattolica nella Calabria reggina ed in terra di Sicilia,
dove i suoi possedimenti spaziavano da Messina, a Catania, a Noto, ad
Agrigento, a Milazzo, a Palermo, a Siracusa (e pressochè ovunque in queste
terre, ancor oggi, nella toponomastica, nei luoghi di culto o di fede
popolare, si conserva il nome, il ricordo, se non qualche traccia, di
Bagnara); dalle fila del suo capitolo usciranno non pochi vescovi; tra l’altro
si sottolinea come Ruggero II abbia affidato al suo capitolo il compito, certo
non facile, di erigere ed amministrare il vescovado di Cefalù, ciò in quanto
il culto della fede cattolica era in esso particolarmente coltivato: gli
agostiniani di Bagnara assolveranno egregiamente a tale impegno
(da
L'Abbazia normanna di Bagnara Calabra, di Alessandro Carati, da
Archivio Storico
Fotografico Bagnarese;
sul ruolo dell'Abbazia e di Bagnara in epoca
normanna interessante il lavoro: Per una revisione storica del periodo
normanna a Bagnara..., di Alessandro Carati, da
Archivio Storico
Fotografico Bagnarese).
Nel 1219 Federico II
prende la chiesa di Bagnara sotto la sua speciale protezione.
Per la sua fedeltà alla
causa dell’impero e del Regno, nel 1254, con bolla di papa Alessandro IV
viene, nonostante la ferrea opposizione del priore e dell’intero capitolo,
sottomessa con la forza alla chiesa e monastero di S. Maria della Gloria, sito
in territorio di Anagni, anche se, a quanto sembra, tale sottomissione si
rivelerà del tutto teorica, continuando la nostra chiesa ad amministrarsi con
la massima autonomia ed in piena libertà per un gran numero di decenni.
Nel 1579, essendo il
monastero di Anagni già da svariati decenni in completa decadenza e pressocchè
estinto (le sue fabbriche non erano più operative, e neppure i santi uffizi vi
erano più celebrati), tutti i maggiori beni terrieri della nostra chiesa
verranno venduti (ad un prezzo ridicolo!) ai Ruffo, i quali già da tempo
avevano tentato, con ogni mezzo, di appropriarsene, riuscendo infine
nell’impresa.
Fortemente danneggiata
dai terremoti, la vecchia abbazia, sita sulla Rupe di Marturano, protesa sul
mare a cavallo del rione Marinella e dell’attuale centro cittadino, crollerà
definitivamente col terremoto del 1783: la chiesa verrà ricostruita altrove.
L’Abbazia venne
definitivamente soppressa, non senza opposizioni, nei primi decenni
dell’Ottocento (da
L'Abbazia normanna di Bagnara Calabra, di Alessandro Carati, da
Archivio Storico
Fotografico Bagnarese).
Nel 1815, dopo un'alluvione che l'aveva
seriamente danneggiata, si decise di demolirla e costruirne una diversa dalla
precedente ma sullo stesso suolo. A differenza della precedente, essa fu
costruita ad una sola navata contro le tre precedenti. Completata nel 1861, fu
distrutta dal sisma del 1908 e sulle sue solide mura rimaste in piedi fino
all'altezza delle finestre fu costruita dal 1928 al 1931, dopo lunghe vicende
burocratiche, l'attuale chiesa Madre. Essa è la sede della parrocchia più
grande ed importante della città. ( da L'Abbazia di S. Maria e dei
Dodici Apostoli, tratto da
Archivio Storico
Fotografico Bagnarese)

Dal 13° al 18° secolo
Nel 1212
Federico 2°, già re di Sicilia, diventa imperatore di Germania.
Nel 1219
Federico 2°, anche 7° re di Napoli, prende sotto la propria protezione l'Abbazia
di Bagnara.
1228:
canonizzazione di Francesco d'Assisi. 1234: canonizzazione di San Domenico.
Nel 1236
Filippo è 11° priore, fino alla morte, nel 1268 (?).
Nel 1246
il Papa Alessandro 4° solleva il priore Filippo, reo di aver sostenuto Federico
2°, suo nemico, e nomina priore Michele. Federico 2° muore nel 1250. Gli succede
prima il figlio Corrado 4°, fino al 1254, e poi l'altro figlio legittimo,
Manfredi, che assumerà la corona di Sicilia nel 1258.
Nel 1254
il priore Filippo, fortificate le mura dell'Abbazia, resiste al Papa. Nel 1255
il conte Pietro Ruffo da Catanzaro contribuisce al consolidamento delle mura del
castello di Bagnara.
1256: il
priore Filippo si sottomette al Papa e riottiene il priorato; con Bolla del 23
dicembre il Papa Alessandro 4° concede l'Abbazia ai monaci florensi di S. Maria
della Gloria di Anagni.
Nel 1262
il Papa Urbano 4° offre la corona di Sicilia a Carlo d'Angiò, fratello del re di
Francia. L'anno successivo il Papa concede a Carlo d'Angiò il regno di Sicilia
in cambio di un suo intervento contro Manfredi.
1268:
Corradino di Svevia, figlio di Corrado 4°, sceso in Italia, viene sconfitto da
Carlo d'Angiò a Tagliacozzo e poi decapitato a Napoli: è la fine della dinastia
degli Svevi. I Canonici lasciano l'Abbazia di Bagnara; Michele è priore,
prescelto direttamente dal Papa; con Bolla del 28 maggio il Papa Clemente 4°
concede ai monaci florensi di erigere l'Abbazia in priorato. Nel 1269 il
cardinale Cumfredo deposita copia dell'atto di fondazione dell'Abbazia a
Viterbo.
1271:
Carlo d'Angiò re di Napoli pone Bagnara sotto la propria protezione. Nel 1282
Carlo d'Angiò fortifica monastero e Castello.
1282: il
30 e 31 marzo scoppia la rivolta dei Vespri. I siciliani scacciano gli angioini
e chiedono aiuto a Pietro 3° d'Aragona, genero di Manfredi. Nel 1284 gli
aragonesi espugnano Bagnara.
1302:
trattato di Caltabellotta, confermato poi da Papa Bonifacio 8° il 21 maggio
1303: termina la guerra angioino-aragonese: la Sicilia passa a Federico
d'Aragona, il regno di Napoli rimane agli angioini.
Nel 1309
Roberto d'Angiò è re di Napoli. Nel 1310 gli aragonesi di Sicilia si riprendono
Bagnara; in quegli anni è priore Andrea di Genicocastro. Nel 1312 l'imperatore
di Germania Enrico 7° - incoronato a Roma - si allea con Federico d'Aragona
contro Roberto d'Angiò. Roberto d'Angiò estende i propri domini in Italia
centro-settentrionale.
1317:
pace fra angioini ed aragonesi: Bagnara torna agli angioini e l'Abbazia torna
per la terza volta ai monaci florensi.
1323:
canonizzazione di San Tommaso d'Aquino.
Nel 1324
Roberto d'Angiò, su mandato del padre Carlo 2°, concede potere e difesa del
castello ad un custode civile e militare. Nel 1325 è priore Nicola. Dal 1343,
dopo la morte i Roberto d'Angiò, il regno angioino di Napoli attraversa una
grave crisi economica. Nel 1354 inizia la guerra contro gli aragonesi, che si
conclude nel 1372 allorchè Federico 3° d'Aragona, re di Sicilia, si riconosce
formalmente vassallo degli angioini e del Papa.
E’ del
1412 il diploma del re Ladislao: Bagnara fa parte del Distretto Civile di
Reggio, che va da Bagnara stessa a Capo Bruzzano. 1414: il 6 agosto muore re
Ladislao: Giovanna 2°, che sale al trono, è l'ultima sovrana angioina.
1419:
Giovanna 2° pignora per 20mila ducati il feudo di Bagnara al conte Carlo Ruffo
di Sinopoli. Nel 1428 Giovanna 2° ordina al conte Carlo Ruffo la restituzione
del feudo.
1435: il
2 febbraio muore Giovanna 2°: ha inizio la guerra di successione al regno di
Napoli tra Renato d'Angiò e Alfonso d'Aragona, re d'Aragona e di Sicilia. Nel
1442 termina la guerra, gli aragonesi prevalgono e subentrano agli angioini con
Alfonso 1° il Magnanimo; Carlo Ruffo continuerà a detenere a lungo il potere a
Bagnara.
Nel 1443
Nicola Melissari con 500 uomini s'impadronisce di Bagnara e la assoggetta ad
Alfonso d'Aragona. Nel 1444 Alfonso d'Aragona ordina la restituzione del potere
a Bagnara al priore florense Giacomo Tudiscis.
1454: il
priore Tommaso de Bonifaciis si ribella a Carlo Ruffo, restituendo il pieno
potere all'abate di Bagnara. 1458: canonizzazione di San Vincenzo Ferreri.
Nel 1460
muore Tommaso de Bonifaciis; Ferdinando 1°, l'8 gennaio, toglie la carica di
castellano a Dessio e la restituisce a Carlo Ruffo; congiura dei Baroni, Carlo
Ruffo contro Ferdinando 1°.
1461: si
contendono il priorato Pietro dei Conti dell'Anguillara e Antonio Santafè.
Nel 1462
Ferdinando 1°, d'accordo col Papa Pio 2°, concede la Commenda di Bagnara al
vescovo di Nizza: lettera del 27 aprile.
1463:
Guglielmo Ruffo contro lo zio Carlo; lo imprigiona e occupa le terre di Bagnara
e Sinopoli; con Guglielmo ed Esaù Ruffo ha inizio la dinastia dei Ruffo di
Bagnara.
Nel 1464
Ferdinando 1°, il 24 ottobre, premia Guglielmo e i suoi fratelli, Carlo, Esaù ed
Enrico, col privilegio di governare Bagnara; Esaù Ruffo ha il titolo di 1°
Barone di Bagnara.
1467: il
6 ottobre il Papa Paolo 2° ordina la nomina di Pietro d'Anguillara come priore.
1469: dopo tanti impedimenti Pietro d'Anguillara prende possesso della Chiesa di
Bagnara, ma la cede subito al Papa.
Nel 1470
il Papa Paolo 2° affida l'Abbazia ai Canonici Regolari di San Giovanni in
Laterano.
Nel 1477
il Papa Sisto 4° sostituisce nella Basilica Lateranense i Canonici Regolari con
i Canonici Secolari, che eserciteranno il controllo tramite un Vicario, fino al
1582.
1484:
Esaù Ruffo, il 24 maggio, si stacca dal ramo principale di Sinopoli ed ottiene
da Ferdinando 1° per se i privilegi su Bagnara.
Nel 1494,
Carlo 8° di Francia scende in Italia e rivendica, come erede degli angioini, il
regno di Napoli. Il 31 maggio, il re Alfonso 2° dona ad Esaù l'investitura di 1°
Barone di Bagnara.
Nel 1495
battaglia di Seminara tra Filippo 2° d'Aragona e i francesi. Filippo 2°,
successivamente sconfitto dal generale Aubigny, ripara a Bagnara.
Nel 1500
Luigi 12° d'Orleans, re di Francia, si accorda con Ferdinando d'Aragona, detto
il Cattolico, con il Trattato di Granada, per la spartizione dell'Italia
meridionale. Nel 1501 i francesi occupano però Napoli, costringendo il re
Federico 1° a ritirarsi. Nel 1503, dopo la battaglia di Cerignola, gli spagnoli
rientrano a Napoli. Col trattato di Lione del 1504 il regno di Napoli è
ufficialmente riconosciuto di proprietà della corona di Spagna.
1510:
alla morte di Esaù Ruffo, che aveva sposato Gerolama del Carretto, gli succede
il figlio Bernardo, 2° Barone di Bagnara.
1539: il
29 settembre muore Guglielmo Ruffo, 3° Barone di Bagnara.
1540: il
31 agosto, Bernardo Ruffo, figlio di Guglielmo e Antonia Spadafora, succede al
padre come 4° Barone di Bagnara; da Bernardo ed Elvira Ruffo nasce Giacomo
Ruffo.
1550:
Carlo 1° di Napoli, poi imperatore di Spagna col nome di Carlo 5°, fa edificare
la Torre a Cacilì.
1557:
Giacomo Ruffo, il 26 settembre, alla morte del padre Bernardo è il 5° Barone di
Bagnara. Giacomo Ruffo ha almeno 4 figli: Carlo, poi 6° Barone di Bagnara,
Enrico, Francesco e Sansone.
1571:
battaglia di Lepanto.
Nel 1579
Giacomo Ruffo ottiene la totale cessione della chiesa di Bagnara da parte dei
Canonici lateranensi.
1580: da
una Bolla di Gregorio 13° si evince che i canonici mantengono ancora alle
proprie dipendenze la Chiesa di Bagnara.
Nel 1582
i domenicani giungono a Bagnara, assumendo, con Bolla di Gregorio 13°, la
conduzione dell'Abbazia; vi pongono nell'oratorio portando una statua della
Madonna del Rosario, nell'atteggiamento di Regina delle Vittorie, ispiratrice
della vittoria di Lepanto, e una statua di S. Vincenzo Ferreri. Alla morte di
Giacomo Ruffo, il figlio Carlo diventa il 6° Barone di Bagnara; Carlo Ruffo,
sposata Antonia Spadafora, ha i figli Francesco, Giuseppe e Pietro.
1583:
contrasti tra i domenicani, che si ritengono proprietari della Chiesa, e il
clero locale, schierato a favore dei Canonici lateranensi.
1588: il
Papa Sisto 5°, con Bolla del 7 maggio, concede piena giurisdizione ai
domenicani: la controversia però non si risolve completamente.
Nel 1590
sorge la Chiesa, prima dedicata a Francesco d'Assisi, e poi a S. Maria degli
Angeli, per opera dei PP. Cappuccini.
1603: i
Ruffo, il 19 gennaio, hanno il titolo di duchi di Bagnara dal re Filippo 3°:
Carlo è 1° Duca di Bagnara.
1616: da
Francesco Ruffo, figlio di Carlo, nasce Carlo poi 3° Duca. Nel 1618, il 6
dicembre, nasce Giacomo Ruffo, detto Tommaso, figlio di Francesco, e arcivescovo
di Bari, morto in odore di santità.
1622:
Enrico e Sansone Ruffo, fratelli di Carlo, fondano il convento dei Frati Minimi
di S. Francesco di Paola.
1630:
viene fondata da P. Cardonio Pizzarello, che ne fu anche primo priore, la
Confraternita del Rosario, stabilita nell'oratorio dell'Abbazia già dedicato
alla Vergine del Rosario.
1635:
Enrico Ruffo fonda la Chiesa di S. Francesco di Paola, poi dedicata a S. Maria
della Montagna.
Nel 1636
a Bagnara si svolge il Capitolo Provinciale dei Cappuccini. 1643: Carlo Ruffo 3°
Duca di Bagnara, succede al padre Francesco, 2° Duca, a sua volta figlio di
Carlo 1° Duca.
Nel 1644
da Carlo 3° Duca nasce Francesco Ruffo, poi 4° Duca di Bagnara, cui succederà
Carlo come 5° Duca. 1650: P. Francesco da Polistena è Guardiano-Superiore dei
Cappuccini di Bagnara.
Nel 1653
la Confraternita del Rosario con bolla del 4 gennaio viene aggregata
all'Arciconfraternita di Roma. 1654: fondazione della Confraternita dell'Ecce
Homo per le donne della vicina Chiesa di S. Sebastiano.
Nel 1683,
il 16 settembre, nel borgo la Chiesa del Carmine dal duca Carlo Ruffo, che ne fu
primo priore, è eretta a Congregazione. Da Francesco Ruffo, 4° Duca, nascono sei
figli: Antonio Ruffo sarà Cardinale nel Concistoro segreto del 9 settembre 1743.
1700: il
sacerdote Vincenzo Palumbo fa erigere la Chiesa di S. Maria di Porto Salvo.
1710: il
Cardinale Antonio Ruffo fonda la Confraternita delle Stimmate di S. Francesco
nella Chiesa di S. Nicola di Bari.
1713:
lite tra Cappuccini e Domenicani: un Cappuccino diventa Assisitente della
Confraternità delle Stimmate di S. Francesco.
1727:
lite tra domenicani e clero di Bagnara.
1728: una
Bolla del 7 settembre del Papa Benedetto 13° conferma la proprietà ai demenicani.
Nel 1730
il clero ricorre al re Carlo e alla Corte e questa alla R. Udienza di Catanzaro:
i domenicani vengono estromessi: Pietro Savoia è Provicario per conto del
Capitolo Lateranense; poi Vincenzo M. Parisio.
1742:
nasce Nicola Ruffo, 7° ed ultimo Duca di Bagnara.
1748: la
vertenza tra domenicani e clero continua per circa 12 anni, con coinvolgimento
diretto del re di Napoli.
1750:
Carlo Ruffo 5° Duca muore e gli succede come 6° Duca il figlio Francesco.
1752: il
convento dei Paolotti è ridotto a Vicariato, Superiore è P. Giacinto Rosi.
1753: il
Cardinale Antonio Ruffo muore a Bagnara e viene sepolto nella Chiesa di S. Maria
degli Angeli.
Nel 1758
il convento dei Paolotti è ripristinato a Correttorato.
Nel 1759
Carlo 3°, il 14 luglio, dona proprietà e diritti al Clero e nomina priore
Giambattista Cristiani; a Frà Tommaso Stillitano, priore, il 24 settembre è
intimato di lasciare l'Abbazia; il 25 i domenicani partono.
1760: il
Papa Clemente 13° prima ammonisce e poi scomunica sia il priore Cristiani sia il
Vescovo di Cefalù che l'appoggia; la tensione fra Clero di Bagnara e Santa Sede
durerà ancora a lungo.
1766:
alla morte di Francesco Ruffo 6° Duca gli succede il secondogenito Nicola, 7° ed
ultimo Duca di Bagnara.
Nel 1767
Cappuccini e Minimi costruiscono una galleria per l'acqua dal Gaziano fino alle
terre da loro coltivate.
Nel 1775
Domenico Patamia è eletto dal clero Vicario Capitolare.
Nel 1776
approvazione definitiva degli statuti delle Confraternite del Rosario e del
Carmine da parte di Ferdinando 4°.
Nel 1778,
il 21 marzo, nella Chiesa di S. Maria degli Angeli, i Cappuccini fondano la
Confraternita dell'Immacolata.
Nel 1779
Antonio Cesareo è Vicario Capitolare dell'Abbazia, morirà nel terremoto del
1783.
Il 5
febbraio del 1783 un tragico
terremoto
sconvolge la Città, modificandone drammaticamente storia, cultura e costumi. Il
Cappellano Maggiore nomina don Lorenzo Spina Vicario Capitolare; verso la fine
dell'anno è nominato Vicario Capitolare Francesco Saverio Muscari.

Tra i due terremoti
La
ricostruzione dopo il sisma indurrà ad abbandonare la zona della rupe di
Marturano, venendo così ad occupare le aree lungo la marina, dove esistevano
terreni coltivati. Si sviluppa la zona tra Marturano e la Sirena prima e la
parte più alta, Porelli, poi, lungo la strada che già attraversava la parte alta
del vecchio borgo conducendo verso nord. IL nuovo centro cittadino viene a
delinearsi intorno a via Umberto, ove fu poi ricostruita la nuova Abbazia. La
Marinella, invece, si sviluppò poco. Questo il quadro topografico di Bagnara
fino al successivo sisma del 1908 (da Prima Enciclopedia Multimediale Bagnarese, volume primo, di Gianni Saffioti.
Utile il
giudizio
di Tito Puntillo su questa fase storica)
1784: la
Cassa Sacra, creata dopo il terremoto, sopprime la Confraternità dei Cappuccini
e dei Minimi, i Paolotti.
1787:
istituite delle scuole elementari o normali, affidate ad ecclesiastici. 1791:
Tommaso Savoia è Vicario Capitolare.
1794:
muore Nicola Ruffo e il ramo dei Ruffo di Bagnara si estingue.
1796:
ricostruiti convento e Chiesa di S. Maria degli Angeli, i Cappuccini tornano a
Bagnara.
Nel 1797
è ripristinato il convento dei Paolotti, e i minimi tornano a Bagnara.
1799: il
22 gennaio nasce la repubblica Partenopea; il 16 e il 23 ottobre due scosse di
terremoto; l'11 febbraio primi episodi di brigantaggio; il 16 febbraio breve
visita del Cardinale Fabrizio Ruffo.
1799:
Felice Savoia è Vicario Capitolare; Rosario Messina Spina, figlio di Bonifazio,
1° sindaco di Bagnara, abolisce le tabelle dei gravami fiscali imposte dai
Ruffo.
1800:
Matteo Fedele, divenendo Vicario Capitolare, si sottomette al Papa, che toglie a
lui e ai predecessori la scomunica e lo delega a governare l'Abbazia col titolo
di Vicario Apostolico.
1806:
Francesco Zagari, detto "fica", è sindaco; Giuseppe Bonaparte, re di Napoli, in
aprile visita Bagnara e propone la costituzione del Capitolo Collegiale
dell'Abbazia, con 18 canonici e 8 mansionari.
1808: il
30 novembre viene definitivamente soppresso il convento dei Minimi, i Paolotti.
1809: il
20 febbraio Gioacchino Murat, cognato di Napoleone e re di Napoli, nomina il
Capitolo Collegiale; la Santa Sede nega l'approvazione.
1810:
scontro navale a Bagnara tra francesi ed inglesi il 29 giugno; è sindaco Pietro
Fedele, fino al 1811.
1811: il
convento dei Cappuccini è soppresso: tra quest'anno e il 1822 avviene la sua
fusione con la Confraternita delle Stimmate.
1812:
Carmine Arcidiacono è sindaco, fino al 1814.
1815: in
seguito alla sconfitta e alla fucilazione di Gioacchino Murat, che nel frattempo
era sbarcato in Calabria per riconquistare il regno di Napoli dopo la sconfitta
di Tolentino e la fuga in Corsica, i francesi lasciano Bagnara; Ferdinando 1° di
Borbone è nuovamente re di Napoli; a Bagnara è sindaco Vincenzo Romano, fino al
1816.
1816:
alluvione del 4, 5 e 6 giugno con danni alla Chiesa Madre, poi ricostruita dopo
il terremoto più o meno sullo stesso sito dell'attuale; è sindaco Stefano
Palumbo.
1818:
concordato coi Borboni: l'Abbazia è soppressa, è parte della Diocesi di Reggio,
con un Luogotenente, don Domenico Spoleti, già Provicario; i Cappuccini tornano;
è sindaco Domenico Antonio Parisio, poi il fratello Giovanni.
1820:
Domenico Spoleti rinuncia all'incarico di Luogotenente: lo sostituisce don
Gregorio Frosina, che lascia a don Matteo Fedele, alla cui morte ancora il
Frosina e poi Carmine Morelli e Giuseppe Ventre.
Nel 1822
i Cappuccini tornano a Bagnara in seguito al Concordato.
1825:
costruzione dei ponti Sfalassà e Caravilla; è ancora sindaco Carmine
Arcidiacono.
1828: è
sindaco Pietro Versace.
1829: è
sindaco Pietro Fedele.
1830: è
sindaco Agostino Versace, fino al 1834.
1835: è
sindaco Carlo arcidiacono. 1836: è nuovamente sindaco Giovanni Parisio, fino al
1839.
Nel 1839
s’inaugura l’impianto del primo telegrafo ad asta a Marturano.
1840: è
sindaco Vincenzo Savoia, fino al 1842.
1843: è
sindaco Giovanni Denaro, fino al 1845.
1846: è
sindaco nuovamente Vincenzo Savoia, fino al 1848.
1848:
Ferdinando 2° di Napoli promulga la Costituzione.
1849: è
sindaco Francesco Versace, fino al 1851.
1850: a
Bagnara nel Convento dei Cappuccini si svolge il Capitolo Provinciale.
1852 è
sindaco Vincenzo Parisi, fino al 1854, e Luogotenete don Giuseppe Ventre, fino
al 1890: essi decidono di demolire la vecchia Chiesa Madre, danneggiata
dall'alluvione del 1815.
1854: è
sindaco Giuseppe Leonardis, fino al 1866 (?); la Confraternita è elevata ad
Arciconfraternita.
1855: è
sindaco Francesco Spoleti, fino al 1860 (?).
1856:
benedizione della nuova statua della Beata Vergine del monte Carmelo.
1859: l'8
aprile è fondata la Confraternita dell'Annunziata di Pellegrina.
1860: il
24 agosto Garibaldi entra a Bagnara; plebiscito per l'unità il 21 ottobre.
Dal 1861
fino al 1863 si succedono come sindaci Giacomo Perugini, Gaetano Patamia,
Francesco Catalano.
Nel 1861
i Cappuccini lasciano Bagnara, vi torneranno dopo pochi mesi, ma fino al 1863;
completati i lavori della nuova Chiesa Madre.
Nel 1863
i cappuccini lasciano definitivamente Bagnara.
Nel 1866
con la legge sull'incameramento dei beni ecclesiastici (15\8\1867), i beni del
Convento dei Cappuccini furono presi dal demanio dello Stato.
Nel 1867
a S. Maria degli Angeli è nominato un economo curato, don Francesco Gioffrè,
che gestiva già la finanza delle chiese con quello di S. Maria e i XII Apostoli;
è sindaco Vincenzo Romano, fino al 1869.
1867: il
9 luglio epidemia di "Cholera Asiatico".
Nel 1868
l'Amministrazione del fondo per il Culto stabilisce con la nota del 3 ottobre
che i beni dell'Abbazia, che pur soppressa funziona come Ente di assisitenza
spirituale, devono essere gestiti dallo stesso Luogotenente.
1870: è
eletto sindaco Antonio Candido, fino al 1879.
1879: è
sindaco Francesco Catalano.
1880: il
19 settembre ha inizio l'impresa di Vincenzo Fondacaro; alluvione il 20 ottobre.
Nel 1881
nasce la ferrovia; il Prefetto di Reggio scioglie temporaneamente il consiglio
comunale e nomina un proprio Delegato.
Nel 1882
il 23 settembre il Prefetto riconferma il consiglio comunale precedente e lo
insedia con a capo il sindaco Vincenzo Parisi; 14 famiglie di profughi di
Bagnara rientrano dall'Egitto.
Nel 1885
alluvione con straripamento del torrente Canalello; nuovo scioglimento del
consiglio comunale: il Prefetto nomina come delegato il comm. Antonio De Leo
sindaco.
1887: in
quell'anno Bagnara conta 9526 abitanti.
1889: è
sindaco Vincenzo Denaro fu Giacomo, del partito dei "rossi", eletto il 26
ottobre.
1890:
muore don Giuseppe Ventre, Luogotenente; gli succede il can. don Pasquale
Cardone, che da economo curato reggerà la Chiesa fino alla sua costituzione in
parrocchia, nel 1902.
Nel 1890,
tra il 16 ed il 20 di luglio, festeggiamenti per l'incoronazione della statua di
Maria del Carmelo.
1892:
nuove elezioni: è sindaco Francesco Messina, del partito dei "rossi", nonostante
il ricorso dei rivali, i "bianchi".
1894: il
16 novembre nuovo terremoto.
1895: in
agosto nuove elezioni comunali: è sindaco Vincenzo Parisio fu Giuseppe, del
partito dei "bianchi".
Nel 1896
dopo mesi di dispute politiche accese, il 27 giugno si tenta un riordinamento,
con risultati respinti dalla IV° Sezione del Consiglio di Stato: si rinviano le
elezioni prima al 6 dicembre, poi all'1 agosto 1897. Il 28 marzo 1896 duplice
omicidio a Solano; il 20 e 21 dicembre nuova alluvione; il 24 dicembre una frana
del colle dei Cappuccini.
1897: il
1° agosto è sindaco Gennaro Candido, del partito dei "rossi", che rimane in
carica fino al 1905.
Il 30
aprile del 1898 un’alluvione colpisce la Città.
Nel 1899
iniziano i lavori per l'illuminazione elettrica di Bagnara, affidati
all'ingegnere Zehender, e conclusisi nel 1905.
Il 24
maggio del 1900, nell'ex convento dei Cappuccini, viene creato il Collegio Santa
Maria degli Angeli ed affidato alle Figlie fi Maria Immacolata, ordine fondato
da suor Maria Brigida Postorino.
Nel 1901,
il 14 giugno, nasce la parrocchia dell'Annunziata a Pellegrina.
Comincia
a porsi in quegli anni la necessità, anche in considerazione dell'abolizione
dell'Abbazia nullius del 1818, di una sistemazione giuridica delle chiese di
Bagnara. Questo sia per soddisfare le esigenze religiose della popolazione, sia
per regolamentare tradizioni ormai consolidate e chiarificare dispute secolari.
Il sindaco e la giunta municipale rivolgono così un'istanza al ministro per gli
Affari di Culto sollecitando la creazione di almeno tre parrocchie. Così, prima
il Ministero di Grazia e Giustizia, che allora si occupava degli Affari di
Culto, poi la Curia Metropolitana di Reggio (con bolla del 16 gennaio 1905)
approvarono l'erezione della parrocchia di S. Maria e dei XII Apostoli,
concedendo il titolo di Abate-curato al parroco. Il primo Abate fu don Domenico
Crisonà, che resse la chiesa fino alla morte l'11 febbraio 1907; gli successe
don Salvatore Tripodi, fino all'ottobre del 1910, cui seguì don Francesco Macrì
(1910-1924).
Il 2
luglio 1905 si tengono nuove elezioni comunali: scontro tra i due partiti locali
(rossi e bianchi). Nasce un'amministrazione mista. Il 17 luglio è rieletto
sindaco Gennaro Candido, che morirà nel marzo del 1906.
Il 17
marzo del 1906 viene eletto sindaco Andrea De Leo fu Rosario. In quell'anno
iniziano i lavori per l'acquedotto, sotto la direzione dell'ingegnere Zehender.
Il 16
luglio 1908 è ultimato l'edificio dell'asilo De Leo, affidato alle Figlie di
Maria Immacolata.
Il 28
dicembre 1908 avviene il grande terremoto di Reggio e Messina.

Il novecento
Per la
ricostruzione dopo il terremoto si procede all'esproprio degli ultimi giardini;
nascono - come vere e proprie baraccopoli - i rioni Inglese e Valletta, Milano e
Pavia, dai nomi delle comunità benefattrici che aiutarono la popolazione piegata
dal sisma (da Prima Enciclopedia Multimediale Bagnarese, volume primo, di Gianni Saffioti).
L'8
novembre del 1909 si svolgono nuove elezioni amministrative: il 12 viene
proclamato sindaco Giuseppe Messina fu Francesco, che rimarrà in carica fino al
1914.
Nel 1910
viene inaugurato l'edifico scolastico in via Pietraliscia, costruito da mons.
Emilio Cottafavi per volere del Papa Pio X. E in quell'anno diventa abate don
Francesco Macrì.
Il 26
luglio 1914 elezioni comunali. Il 22 di agosto viene eletto sindaco Giuseppe
Luppino. Saranno anni travagliati, per dispute politiche e personali: il
consiglio verrà prima sospeso poi sciolto (1917) e commissariato (commissari
Attilio Panetta e Michele Giannattasio). Giannattasio sarà commissario
straordinario dal 22 novembre 1917 al 24 novembre del 1920. Infatti, il 24
ottobre del '20 si tengono nuove elezioni, sempre caratterizzate dallo scontro
tra rossi e bianchi. Sarà sindaco, il 24 novembre, Cesare Candido.
24 maggio
1927 - E' una data che rimane nei ricordi di molte generazioni. Quindici
pescatori di Bagnara perdono la vita in mare, alle prime luci dell'alba. Una
tempesta, le cui avvisaglie la sera precedente avevano convinto tanti a
rinunciare alla pesca del pescespada, in un giorno del mese forse più propizio,
sorprende queste persone. Due corpi addirittura vengono ritrovati sulle spiagge
di Palmi.
Altre informazioni sulle opere
di ricostruzione nel post-terremoto e nel dopoguerra
qui.
Il mare
continuerà a colpire la Città, senza peraltro causare danni alle persone; a
capodanno del 1980 - la mareggiata colpisce Marinella e il lungomare, facendone
crollare un tratto; a dicembre del 1991 un'altra che lascia il segno.
Dagli
anni '70 la storia della Città è caratterizzata da una serie di eventi
determinati dalle condizioni atmosferiche ma favoriti dall'incuria umana. Il 15
novembre 1970, il 16 novembre 1988 e il 29 luglio 1989 sono tre date che
riportano alla mente alluvioni e frane, interruzioni delle vie di collegamento
di Bagnara, in particolare verso sud. I torrenti Sfalassà, Canalello, Malopasso
e Gaziano riversano sul entro abitato quantità di fango e sassi, mortificando
strade ed edifici. Grave la prima, quella del 1970, che faceva seguito ad
un'altra alluvione del novembre 1968. Entrambe legate all'incauto deposito dei
materiali di risulta dei lavori della costruenda autostrada.
Il resto è storia di oggi.
Cronaca e ricordi di ritardi, malesseri, illusioni, occasioni perdute.
Bagnara ha sofferto come tutto il meridione d'Italia, giungendo ad
accentuare
quella sorta di isolamento culturale ed economico che in passato ne fu
ricchezza.
Dagli anni '80, commercio,
arti, professioni e mestieri subiscono una profonda crisi.
Manca una progettualità
politica benchè minima. Non si assiste ad alcun rinnovamento culturale. Anzi,
forze utili si perdono lungo la strada della continua emigrazione.
E la Comunità locale - come
imbalsamata - continua a evocare un Tempo che non c'è più e a scimmiottare una
Città che non c'è mai stata; non accorgendosi che, finita l'epoca del "posto" di
Stato (dell'assunzione nel settore pubblico...ferrovie, poste, scuole, ecc...),
bisogna sperimentare e battere nuove strade, per offrire un presente a noi
stessi e un futuro alle prossime generazioni.
Ai suoi cittadini oggi spetta il compito di
promuovere nuove iniziative per imprimere all'intera Comunità locale
un'inversione di tendenza.

Appendice
I Ruffo di Bagnara
Il primo
riferimento ai Ruffo risale al 1255, allorchè il conte Pietro Ruffo da Catanzaro
contribuisce al consolidamento delle mura del castello di Bagnara.
E nel
1419 che la regina Giovanna 2° di Napoli, l'ultima sovrana angioina, pignora per
20mila ducati la città di Bagnara a
Carlo Ruffo, conte di
Sinopoli. Quanda però ella reclama la restituzione della città, il conte
rifiuta. Carlo nel 1454 perde il controllo di Bagnara per opera - morta Giovanna
2° - dell'abate di Bagnara Tommaso de Bonifaciis. Ne tornerà ancora in possesso
sei anni dopo, nel 1460, perchè Ferdinando 1° d'Aragona, che ha bisogno del suo
aiuto e della sua lealtà, gli restituisce i possedimenti e i privilegi che già
aveva ricevuto da Giovanna 2°.
Carlo
dunque si lega a Ferdinando, partecipando alla congiura dei baroni filo-angioini,
guidata dal cognato, il Conte di Crotone; ma si scontra col proprio nipote
Guglielmo Ruffo, legato agli aragonesi, che lo fa arrestare,
impadronendosi di Bagnara e Sinopoli. Guglielmo ed il fratello Esaù danno inizio
alla dinastia, anche se sarà Esaù a diventare primo barone di Bagnara. Il 24
ottobre del 1464 Ferdinando 1° d'Aragona concede ai quattro fratelli (
Guglielmo, Esaù, Carlo ed Enrico) il privilegio di governare le terre di
Bagnara.
I Ruffo
avranno prima il titolo di baroni e poi quello di duchi ed estenderanno il
proprio dominio su Solano, Motta San Giovanni, Baronello, San Lucio, Amendolìa,
San Lorenzo, Fiumara, Melicucco e Careri. Essi imporranno pesanti tasse alla
popolazione, come è documentato dall'epigrafe del complesso della Fontana di
Solano, posta accanto alla parete esterna della sacrestia della chiesa di Santa
Maria delle Grazie. La Fontana venne costruita proprio lungo il percorso
dell'antica via regia, che conduceva dai Piani della Corona verso Reggio.
Esaù
si stacca
il 24 maggio 1484 dal ramo dei Ruffo di Sinopoli e si vede confermare tutti i
privilegi sempre da Ferdinando 1°. Dieci anni più tardi, il 31 maggio 1494, il
successore Alfonso 2° d'Aragona manterrà ai Ruffo le proprietà e i diritti. Esaù
muore nel 1510 e a lui succede il figlio
Bernardo, secondo barone
di Bagnara.
A
Bernardo, succede il figlio
Guglielmo, terzo barone, anch'egli chiamato "utile signore della
terra di Bagnara". Guglielmo muore il 29 settembre del 1539, lasciando erede il
figlio
Bernardo,
nominato quarto barone con atto della Camera della Sommaria della Corte reale il
31 agosto del 1540.
Morto
anche Bernardo il 26 settembre del 1557, diviene quinto barone di Bagnara il
figlio
Giacomo.
Egli pone fine all'antica disputa col Capitolo Lateranense, a cui appartenevano
i beni dell'Abbazia, ottenendone tutte le proprietà di Bagnara versando la somma
di 22mila scudi romani. Giacomo ottiene anche dal Papa Gregorio 13° una bolla
con cui la Chiesa di Bagnara viene affidata ai Padri Domenicani. Questo avviene
nel 1582, l'anno della sua morte. Giacomo Ruffo lascia quattro figli: Enrico e
Sansone, fondatori del convento dell'Ordine dei Minimi a Bagnara nel 1622;
Francesco, che dalla moglie Giovanna duchessa di Santa Croce ha il figlio
Giacomo, che nell'Ordine domenicano prenderà il nome di Tommaso e diventerà
arcivescovo di Bari, morendo in odore di santità;infine
Carlo, che diviene il
sesto barone.
Il 19
gennaio 1603 Carlo ottiene dal re Filippo 3° il titolo di duca; durante la sua
signoria giungono a Bagnara i Padri Cappuccini. Carlo, sesto barone nonchè primo
duca di Bagnara, lascia erede il primogenito
Francesco, morto nel
1643. A questi succede come terzo duca il primogenito
Carlo, nato nel 1616,
divenuto anche principe di Fiumara i Muro e principe di Motta San Giovanni e
padre di tre figli:
Francesco,
nato nel 1644 e poi succeduto al padre come quarto duca; Paolo, nato nel 1660;
Tommaso, nato nel 1663 e futuro cardinale.
Il quarto
duca Francesco Ruffo ebbe sei figli; tra essi si ricorda Antonio, nato l'11
giugno 1687, creato cardinale presbitero nel Concistoro segreto del 9 settembre
del 1743, morto a Bagnara il 3 febbraio 1753. Le sue spoglie sono conservate
nella Cappella dell'Immacolata nella chiesa di Santa Maria degli Angeli.
Al duca
Francesco, succede come quinto duca di Bagnara il primogenito
Carlo, morto nel 1750.
Suo figlio
Francesco
è il sesto duca. Ebbe due figli, Carlo e Nicola. Carlo diventa padre di tre
donne e non riesce ad ereditare la signoria perchè muore prematuramente. Così a
Francesco succede come settimo duca il secondogenito
Nicola, nato nel 1742 e
sposo di Ippolita Ruffo, figlia del fratello Carlo. Nicola rimane senza figli,
per cui con lui la dinastia si interrompe.
Nel 1799,
il
primo sindaco di Bagnara,
Rosario Messina Spina, come suo primo atto, abolisce le tabelle dei gravami
fiscali imposti dai Ruffo.

Cenni sulla cittadina durante i periodi di ricostruzione post terremoto 1908 e
dopo la seconda guerra mondiale
(prima stesura)
a cura del rag. Manlio
Pistolesi
tratto dal sito
Archivio Storico Fotografico
La ricostruzione della
cittadina dopo la provvisorietà dei baraccamenti post terremoto 1908, che
durarono molto a lungo, fu lenta e molto disordinata.
Tutte le case popolari
costruite sul viale Turati e sul corso V. Emanuele II, tra il 1923 – 24, furono
progettate con calcoli in eccesso riguardanti la quantità e la grossezza del
ferro (diametro di 3 centimetri Circa per legare i pilastri). Per poterlo
mettere in opera sul posto le tecnologie dell’epoca permisero solo di usare
forge per scaldarlo e piegarlo sul posto.
Il muretto del viale Turati fu
realizzato nei primi anni venti. Nel 1927 fu abbattuto dal mare perché era tutto
in pietrame. Quando fu rifatto la sua struttura previde anche dei pilastrini di
cemento armato con sopra una base in marmo di grosso spessore.
La prima grande opera pubblica
edificata furono le scuole elementari del centro, poste sul corso Vittorio
Emanuele II, tra il 1931 e 32.
Subito dopo, negli anni 1935 e
36, durante la guerra d’Africa, fu ampliato e rifatto il corso medesimo
contemporaneamente alla costruzione della prima fognatura principale di Bagnara
che sfociava a Marturano e che qualche anno dopo è stata prolungata fino a
Cacilì. La ditta appaltatrice dei lavori fu Galasso, che la diede in sub appalto
alla ditta De Forte Giuseppe, che cominciò prima come impresa fornitrice e poi
continuo nella sua realizzazione.
Ma com’era lo smaltimento dei
rifiuti solidi umani prima della costruzione delle fognature?
Gli escrementi venivano
raccolti in dei contenitori chiamati cantari, e la mattina presto, le
donne di casa li portavano in riva al mare; mentre nei quartieri alti, a Porelli
dove le fognature furono costruite qualche anno dopo, gli escrementi venivano
svuotati dall’alto in località Galicea. Queste operazioni, oggi neanche
pensabili, erano comuni usi di vita quotidiana, e succedeva così anche nelle
botteghe artigiane, dove il garzone ultimo arrivato, aveva il compito di
svuotare il cantaro.
Durante la seconda guerra
mondiale furono costruite delle case alloggio per gli sfollati al rione
Valletta, in via Predappio, parallelamente al corso V. Emanuele II. Questi
alloggi furono costruiti in muratura senza pilastri in cemento armato. Solo il
solaio venne costruito in cemento armato, per il resto tutto fu fatto in
muratura di pietra ed ogni 60 centimetri una fila di mattoni per mantenerne la
stabilità, senza colonne portanti. Tutto ad un solo piano. Strutture simili
furono poi anche costruite al rione Inglese.
Nel periodo dei bombardamenti
furono costruiti dei rifugi per la gente, che funzionarono più da paraschegge
che altro. Essi furono costruiti in piazza Marconi ed in piazza Municipio.
Furono poco utilizzati, in quanto la gente si rifugiò nelle gallerie.
Dopo la caduta del fascismo,
le truppe inglesi che avevano preso possesso della nostra cittadina,
organizzarono la prima amministrazione comunale, nel tentativo di rilanciare una
vita sociale democratica e di diritto per tutti i cittadini.
Così vennero scelti per
formare il governo cittadino alcuni tra gli antifascisti più rappresentativi
che si erano opposti al vecchio regime.
Il prefetto di Reggio Calabria
Priolo designò l’ing. Vincenzo Gioffrè come sindaco e l’appaltatore Oscar Pistolesi come vice.
Oscar Pistolesi da subito si
prodigò in maniera che gli ultimi piccoli focolai sociali, tra quelli che
ancora sostenevano il fascismo e gli antifascisti, si consumassero rapidamente,
e per questo insistette per far liberare tutti i capi del fascismo locale che
erano stati rinchiusi in prigione. Le motivazioni del Pistolesi convinsero le
autorità competenti e così tutti furono liberati. Anche perché, a parte qualche
eccezione, a Bagnara il sistema di repressione fascista non fu duro e
vendicativo come in altre zone, e considerato che non si contarono mai episodi
di gravi persecuzioni e che nessuno dei fascisti incarcerati si macchiò di
gravi crimini, la sua politica ebbe buon fine. Dopo qualche mese egli stesso si
dimise dalla carica.
L’amministrazione del Gioffrè
durò circa due anni, fino alle prime elezioni indette dopo il fascismo. In
questo periodo fu ricostruito il Ponte Caravilla distrutto durante la seconda
guerra mondiale. Fu ricostruito dalla ditta Oscar Pistolesi che lo ebbe in
sub-appalto dalla ditta dell’ing. Giunta di Reggio Calabria.
Alle prime elezioni libere il
primo sindaco eletto dal popolo nel 1946 risultò Francesco De Leo. Alle sue
dimissioni venne eletto nel 1947 l’avvocato Pugliese, che teneva i comizi dal
balcone della sua casa, all’incrocio tra il corso V. Emanuele II e via F.
Catalano.
Il primo commissario del paese
fu Vincenzo Milazzo, che poi si presentò alle elezioni e fu eletto sindaco
grazie all’appoggio di una lista civica che ottenne la maggioranza assoluta.
Vicesindaco e ideatore della lista civica fu il dott. Barilà.
Dove oggi c’è il municipio,
anticamente vi era locata la pescheria. L’antica pescheria, quando fu costruita,
le strutture in ghisa furono lavorate altrove e poi montate sul luogo. Quando
si realizzò il corso V. Emanuele II, fu smontata e ricostruita più a nord e
dalla parte opposta, dove oggi c’è la sede dell’Asl e come testimoniano tante
cartoline d’epoca.
Il palazzo comunale in stile
liberty costruito nel 1924, sostituiva quello oramai vecchio ed inadeguato che
si trovava tra via Gaezza e piazza Cesare Battisti. A causa dei gravi danni
provocati dalla seconda guerra mondiale, nel 1950 si riuscì ad avere un
finanziamento per ricostruirlo interamente nuovo su progetto dell’architetto
Francesco Albanese.
Tra il municipio e l’ufficio
postale e la ex capitaneria di porto, lato canalello, c’era il capannone dei
vigili del fuoco che, per agevolare la costruzione della nuova casa comunale, si
spostarono sul corso Garibaldi all’altezza della vecchia casa De Leo. I pompieri
abbandonarono definitivamente Bagnara quando negli anni settanta la ditta
Pistolesi costruì un palazzo nel luogo dove essi risiedevano. Da allora Bagnara
è senza vigili del fuoco.
La demolizione del vecchio
Municipio e la ricostruzione del nuovo fu opera della ditta Oscar Pistolesi
negli anni 1950 – 51 – 52. L’opera, a causa delle lentezze burocratiche e la
lievitazione dei prezzi, non fu completata. Infatti prevedeva un piano cantinato
che non fu più realizzato per la mancanza di finanziamenti.
La prima costruzione del
dopoguerra a 6 piani, nel rispetto delle norme antisismiche che prevedevano un
limite di 21 metri di altezza, fu realizzata dalle ditte Pistolesi – De Forte
in via don Minzioni. Fu la prima casa con ascensore. Altri due palazzi a 6 piani
sorsero subito dopo, uno sul corso Garibaldi e uno sul corso V. Emanuele davanti
alla piazza Marconi.
Il ponte Sfalassà fu
costruito negli anni sessanta dalla ditta Pistolesi. Nell’occasione, oltre al
ponte furono anche ripristinate le briglie per salvaguardare sia il ponte sia il
muro del campo sportivo.
Un secondo ponte sullo stesso
fiume, affiancato al primo fu costruito in sub appalto dalla ditta Benito De
Forte che nell’occasione ricostruì anche il muretto della via marina.

Sindaci, Commissari e Podestà dal 1799 ad oggi
(n.b.:
ove non diversamente specificato si tratta di sindaci)
1799 -
Rosario Messina Spina è il primo sindaco. Si ricorda - tra l'altro -
l'abolizione di tasse e balzelli imposti dai Ruffo. Morì nel 1814.
1806 -
Francesco Zagari, detto "Fica"
1810\11 -
Pietro Fedele
1812\14 -
Carmine Arcidiacono
1815\16 -
Vincenzo Romano
1816 -
Stefano Palumbo
1818\21 -
Domenico Antonio Parisio
1822\24 -
Giovanni Parisio
1825 -
Carmine Arcidiacono (secondo mandato)
1828 -
Agostino Versace
1829 -
Pietro Fedele
1830\34 -
Agostino Versace
1835 -
Carlo Arcidiacono
1836\39 -
Giovanni Parisio (secondo mandato)
1840\42 -
Vincenzo Savoia
1843\45 -
Giovanni Denaro
1846\48 -
Vincenzo Savoia
1849\51 -
Francesco Versace
1852\54 -
Vincenzo Parisi
1854 -
Giuseppe Leonardis
1855\60 -
Francesco Spoleti
1861 -
Giacomo Perugini
1862 -
Gaetano Patamia
1863 -
Francesco Catalano
1864\66 -
Giuseppe Leonardis (secondo mandato)
1867\69 -
Vincenzo Romano
1870\79 -
Antonio Candido
1879\81 -
Francesco Catalano
1882\84 -
Vincenzo Parisi
1885 -
sciolto il consiglio comunale, Antonio De Leo delegato dal Prefetto fino al 1888
1889\91 -
Vincenzo Denaro, eletto il 16 ottobre
1892\95 -
Francesco Messina
1896 -
Vincenzo Parisio
1896\97 -
dispute e contestazioni; l'1 agosto 1897 è sindaco Gennaro Candido; riconfermato
nel 1906, muore nel 1906
1906\08 -
Andrea De Leo fu Rosario, eletto il 17 marzo 1906
1909\14 -
Giuseppe Messina fu Francesco
1915\17 -
Giuseppe Lupini
1917 -
scioglimento del consiglio e commissariamento (prima Attilio Panetta, poi
Michele Giannattasio, fino al 24 novembre 1920)
1920\23 -
Cesare Candido
1924 -
Vesuvio Michele, commissario
1925 -
Ranella Luca, commissario
1925 -
Steiner Giulio Cesare, commissario
1926 -
Aria Francesco, commissario
1927 - De
Leo Antonio
1928\30 -
De Leo Antonio, commissario
1931\32 -
Lombardo Ugo, commissario
1933\34 -
Ciccone Francesco, commissario
1935\36 -
Romano Nicola, podestà
1937 -
Barbagallo Gaetano
1938 -
Conserva Vito
1938 - De
Leo Giuseppe
1939 -
Pignataro Rocco
1940\41 -
De Leo Giuseppe, podestà
1942 -
Mammino Domenico, commissario
1943 -
Conserva Vito
1944\45 -
Gioffrè Vincenzo
1946 - De
Leo Francesco
1947\49 -
Pugliese Giuseppe
1950\51 -
Milazzo Vincenzo, commissario
1951 -
Scordo Tommaso, commissario
1952\54 -
Milazzo Vincenzo
1955 -
Gioffrè Gregorio
1956\57 -
Barilà Sorà Giuseppe
1958 -
Zappia Giosafatte
1958\60 -
De Leo Candeloro
1960\64 -
De Leo Candeloro
1964\68 -
Versace Diego
1968 -
Malliani Diego, commissario
1969\1974
- De Leo Candeloro
1974\77 -
De Leo Candeloro
1977\78 -
Ottinà Francesco, commissario
1978\80 -
Versace Carmine
1980\82 -
Zoccali Francesco
1982\83 -
Barilà Domenico
1983\88 -
Fucà Giuseppe
1988\91 -
Molinaro Alfredo
19991\92
- Barilà Domenico
1992 -
Battaglia Attilio, commissario
1992\94 -
Ramondino Giuseppe
1994 -
Martino Demetrio, commissario
1994\96 -
Dato Antonino
1996\2000
- Frosina Gregorio
2000\01 -
Latella Luisa, commissario
2001\10 - Zappalà Santi
2010 - Cesare Zappia

Documenti
ANNO 1085
-
Ruggero, Conte di Sicilia e di Calabria,
ordina l'edificazione
della chiesa di Santa Maria e dei Santi XII Apostoli
Nel nome della Santa ed Indivisa Trinità,
Padre e Figlio e Spirito Santo. Amen. Poichè è necessario far del bene a coloro
i quali servono noi nel temporale, secondo il corpo, è molto più necessario far
del bene a coloro i quali servono le nostre anime. Ciò, infatti, che diamo loro,
lo facciamo per le necessità terrene; per quello, invece, che dispensiamo alle
chiese od agli uomini ecclesiastici, ne viene una conseguenza, degna di lode,
poichè passa all'avanzamento delle anime. Per questa ragione, io, Ruggero, conte
di Sicilia e di Calabria, trovandomi presso Mileto coi miei baroni e
nobiluomini, ho fatto presentare da mio figlio Goffredo alcuni uomini, religiosi
chierici, i quali da poco erano venuti dalle parti di là dei monti allo scopo di
recarsi al Santo Sepolcro in Gerusalemme. Avendoli io accolti con onore, e,
cercando con diligenza di persuaderli a restare in queste parti, finalmente
acconsentirono alla mia volontà. Rallegrandomi, pertanto, di tanti onesti
personaggi subito dissi loro ove potessero abitare e vivere secondo il proposito
di cui avevano fatto voto. Chiamandoli, poi, in mia presenza, a colui che
sembrava il primo tra loro, dissi: "A te, fratello Ermete, ed ai tuoi fratelli
che son qui ed ai vostri successori, concedo alcune mie possessioni che, una
volta, per mio dono, erano state del prete Paolo, ora defunto, cioè tre mulini
presso Seminara .... Santa Trinità con le sue pertinenze, S. Nicola di Marcanito
con le terre e sue pertinenze; Santa Maria di Charanto con le terre e sue
pertinenze; San M...... con le terre e sue pertinenze; S. Giorgio De Palmis con
le terre e sue pertinenze; S. Felice de Arenis con tutte le sue pertinenze ed
anche la pastura di tutta la mia terra, comune .... a tutti i vostri animali;
inoltre il luogo di Bagnara con le terre, selve, acque e sue pertinenze; ed in
detto luogo, mandati muratori, ordino che si fabbrichi per voi una chiesa in
onore della Santa e Gloriosa Vergine Maria e dei dodici Apostoli, con i locali
sufficienti alla celebrazione del culto divino e per il necessario alle vostre
persone. E questa chiesa voglio e comando che sia del tutto libera dal dominio
di tutti gli uomini, eccettuato il Sommo Pontefice della Santa Romana Chiesa. Vi
concedo inoltre S. Luca di Solano, con la selva, terre, vigne e sue pertinenze.
Concedo che siano liberamente tagliati dai miei boschi i legnami che siano
necessari per le case e per sostenere le vostre viti. Stabilisco che siano del
tutto liberi dal giogo, potere, molestia e costrizione di tutto gli uomini,
affinchè restino a disposizione vostra e dei vostri successori, anche tutte
quelle cose che il già detto prete Paolo possedeva nelle chiese, vigne, terre,
villani, mulini e selve, ed i luoghi che vi concedo attualmente, e di poi
dovranno esser donati dai fedeli alla stessa chiesa. Ma, affinchè questa mia
concessione resti ratificata e ferma e la possediate con diritto perpetuo, senza
alcuna malizia o molestia o ritrattazione mia o dei miei eredi, ho fatto
consegnare col mio esemplare una bolla di piombo. Se qualcuno si sarà fatto
violatore di questa mia concessione in qualche cosa, sappia che egli è già
gravemente incorso nell'ira di Dio e mia, e che dovrà deporre tre libbre d'oro,
di cui metà alla mia camera e metà alla sopraddetta chiesa.
L'anno
dell'Incarnazione del Signor 1085, sesta indizione.
+ Io Ruggero Conte mi sono sottoscritto.
+ Segno della propria mano di Goffredo figlio
del Conte.
+ Segno di Roberto Burrelli.
+ Segno di Guglielmo d'Altavilla.
+ Segno di Guglielmo di Monte Peloso.
+ lo Rodolfo di Monte Peloso attesto la
medesima cosa.
+ Segno di Guglielmo Culquibreti.
+ Segno di Roberto di Bubone.
+ Segno di Roberto Britanno, figlio di
Guglielmo d'Altavilla.
+ Segno di Guidardo Orbec.

Bibliografia
per i
dati cronologici (ove non diversamente citato)
- Storia di
Bagnara, di don Antonino Gioffrè , editore Laruffa, 1983
per le
origini di Bagnara
- Prima
Enciclopedia Multimediale Bagnarese, volume primo, di Gianni Saffioti
per l'Abbazia di Bagnara e più in generale per
il periodo normanno
- informazioni sono tratte da alcuni testi del
dott. Alessandro Carati, tratto dalla sezione "argomenti"
del sito
Archivio Storico
Fotografico Bagnarese
- I
Normanni popolo d'Europa, di Antonino Raneri, tratto da Nuovi Orizzonti, del 28/4/1994
per la ricostruzione dal
18° secolo in poi
-
Il
terremoto del 1783 e il matriarcato a Bagnara, di Antonino Raneri, tratto da Nuovi
Orizzonti, del 31/1/199
- Prima Enciclopedia Multimediale Bagnarese,
volume primo, di Gianni Saffioti
- contributi alla ricerca
storica sono consultabili in
Discussione
sulla Storia
di Bagnara Calabra

webmaster - ©1999 -
2009 |