La Chiesa del Rosario

 

tratto dal sito dell'Arciconfraternita del Rosario

 

 

Un tempo la cittadina di Bagnara sorgeva sul Colle Marturano in mezzo a due spiagge.  Essa era essenzialmente divisa in due centri abitati: il Borgo, che si estendeva dal colle Marturano alla costa, e la zona della Terra, detta anche Castello, situata sulla parte alta del Colle. Proprio sulla via della Terra, in un epoca a noi ignota, venne costruito il primo Oratorio dedicato alla Vergine del SS. Rosario. La facciata, di stile Gotico, era rivolta a settentrione, e accanto sorgeva un elegante campanile alto 13 metri, dove alla base vi era situata una piccola  sagrestia.

La Chiesa era anche provvista di un cimitero sotterraneo, al quale si accedeva grazie ad una scala situata affianco alla Chiesa.

Nel 1582, su richiesta del Duca di Bagnara Jacopo Ruffo, Papa Gregorio XII affidava ai Padri Domenicani le sorti dell’Oratorio del SS. Rosario, i quali portarono una bellissima statua della Madonna con Bambino che venne situata nell’Oratorio. Si pensa dunque che fu allora che i Padri Domenicani, vista la forte devozione del popolo di Bagnara verso la Madonna, decisero di istituire la Confraternita del Rosario.

Gli atti di fondazione della Confraternita sono andati perduti, perciò per stabilire la data approssimativa della fondazione si fa riferimento al Liber Mortuorum, elenco dei confratelli defunti, dove in data 2 giugno 1632 è registrato il nome di Silvestro Gerace, primo confratello defunto. Un altro nome di rilievo del libro è quello del confratello e primo priore Cardonio Pizzarello, che combattè da giovanissimo nella celebre Battaglia di Lepanto contro i Turchi. Fù in quel fatidico 7 Ottobre 1572 che sotto la guida di Papa Pio V e implorando l’aiuto della Vergine del SS. Rosario, la flotta Cristiana battè quella Turca, e da allora alla Vergine del SS. Rosario venne dato il titolo di Regina delle Vittorie 

E non è dunque un caso che la statua della Madonna del Rosario, portata dai Padri domenicani, abbia l’atteggiamento di Regina e di Madre fiera e forte.

Il 4 gennaio del 1653 la confraternita ottenne da Papa Innocenzo X di essere aggregata alla Confraternita di Roma.

Il 25 ottobre del 1720, quando era priore Francesco Antonio Ramondino, l’oratorio venne restaurato e consacrato solennemente dal Cardinale Tommaso Ruffo dei Duchi di Bagnara.

Un triste ruolo, nella storia della Confraternita del Rosario, ebbe la Confraternita del Carmine, la quale venne fondata sulla strada del Borgo il 16 Settembre 1683 dal Duca Carlo Ruffo, che divenne il primo Priore.

Infatti avvenne che le due Confraternite entrarono tra loro in contrasto per il diritto di precedenza nelle funzioni e nelle processioni religiose. Ciò portò alla nascita di una forte rivalità che sfociò spesso in gravi disordini, avvenuti anche durante le processioni religiose, dove i confratelli rivali erano soliti darsele a colpi di lanterna. Tutto questo ebbe fine il 12 Maggio 1896, quando il Cardinale Portanova intervenne stabilendo un elenco delle feste che dovevano essere celebrate nelle Congreghe di Bagnara.

 

Il 5 febbraio del 1783 avvenne uno dei più forti terremoti verificatosi in Calabria: alle ore 19.05, mentre stava terminando il rito funebre in onore del confratello Don Enrico Parisio, una forte scossa fece oscillare l’antico Oratorio che in pochi secondi venne raso al suolo, inoltre si sviluppo un forte incendio a causa dei bracieri accesi che distrusse tutto quello che era rimasto.

 

Dopo il terribile terremoto del 5 febbraio 1783 si sentì sempre più l’esigenza di costruire una nuova Chiesa.

Fu così che nel 1784, sotto la guida del priore dott. D. Giuseppe Maria Parisio cominciarono i lavori per la costruzione della nuova chiesa. Essa venne eretta sul suolo dove sorgeva la chiesa parrocchiale di Santa Maria delle Grazie. Nel 1790, essendo completamente terminata nella parte di rustico, si erano già principiati i lavori di decorazione. La facciata tutta in travertino era completata, mancavano soltanto i due campanili. In una nicchia sulla porta fu posta una statua in marmo del Padre Eterno che tuttora esiste e che apparteneva all’antica Abbazia di Bagnara.

Nel 1792 e negli anni seguenti vennero completate la balaustra formata di pregiati marmi, rosso di Francia e bianco statuario, e l’artistico pavimento composto da belli disegni geometrici e di marmi verdi di Gimigliano, bianco, nero d’Egitto e di altri colori. L’altare era tutto di verdi di Gimigliano con cornici e fregi di metallo dorato.

L’artistica volta era stata ornata con belle pitture a fresco del Crestadoro e il rinomato Gianforma aveva eseguito pregiati lavori a stucco in tutto il cornicione in cima ai pilastri ed altre parti del tempio. Nell’Abside venne creata un artistica raggiera, con Serafini e lo Spirito Santo e nell’arco maggiore un bel gruppo d’Angeli i quali sostenevano un grande e magnifico cartellone con una iscrizione latina.

Gli affreschi erano sette e rappresentavano, quello grande, nel centro, l’incoronazione della Vergine e gli altri sei le virtù: Fede, Speranza, Carità, Fortezza.

In tutti gli ornati del tempio v’erano quattro grandi tele rappresentanti: la Natività del Signore, la Visitazione di Maria SS.ma, lo Sposalizio della Vergine e Gesù nel Tempio coi dottori, nonché altri due quadri di molto pregio, uno la Maddalena penitente e l’altro la morte di Oloferne ch’è il solo che oggi esiste. La maggior parte di queste pitture erano del De Matteis.

Nel Marzo 1806, i lavori della chiesa vennero sospesi per l’occupazione in Calabria delle truppe Francesi. Durante lo scontro navale tra Francesi ed Inglesi, le sagrestie di molte chiese, compresa quella del SS. Rosario, vennero requisite ed adibite a polveriere. Il 29 giugno 1810, Bagnara diviene bersaglio delle artiglierie inglesi, e una granata, partita dal vascello inglese, colpisce l’architrave della porta della chiesa del Rosario, ma miracolosamente senza esplodere.

Dopo la Restaurazione e il ritorno dei Borboni sul trono di Napoli, i lavori nella Chiesa del Rosario continuarono sotto il priorato di D. Giovanni Parisi. Nel 1818 vennero completati i due campanili ed in uno di essi venne collocato l’orologio meccanico, che prima si trovava nella chiesa di Santa Maria degli Angeli, e la piccola campana della Castellana, sulla quale sono impressi lo stemma civico di Bagnara e un’immagine della Madonna con la scritta latina “OPUS IOSEPH ARCURI REGE FUNDIARE ANNO DOMINI 1776”.

Nel 1818 il confratello D. Antonio Musumeci fece costruire un grande organo a canne dalla ditta  Gaetano Aveta di Napoli, per donarlo alla Chiesa del Rosario.

Il priore Rosario Francesco Versace, il 17 maggio 1826 fa consapevole il sindaco di Bagnara della necessità di far costruire una nuova sagrestia più grande e preziosa nei locali della stessa che è ormai insufficiente alle esigenze della Congrega.

Nel 1838 la Congrega del Rosario, essendo priore il signor Agostino Versace, acquistò la casa accanto alla chiesa e una volta demolita, sul suo suolo venne edificato l’oratorio della Vergine Addolorata che nel 1844 ottenne, con l’approvazione del Re, il titolo di Congregazione della Vergine Addolorata. 

L’oratorio aveva pianta rettangolare ad una sola navata, la facciata era rivestita in pietra di Siracusa, in alto vi era una finestra circolare e nell’ingresso due colonne di granito sostenevano un piccolo pronao. Sul fastigio frontale, decorato con volute arricciate, era posta una croce latina. Il tetto a volta era a tinta unita.

 

Il 3 Marzo 1854, i rappresentanti della Congrega del Rosario avanzarono al Reale Ministero dell’interno una supplica con la quale imploravano il titolo di Arciconfraternita e, ai sensi della circolare ministeriale emessa l’8 febbraio dello stesso anno, si assunsero l’obbligo delle opere di pietà che intendevano eseguire. In seguito, con decreto del 22 agosto 1854, il Ministro del Culto del Governo di Ferdinando II concesse il titolo di Arciconfraternita alla Congrega del Rosario.  

 

Nel 1885 durante i lavori per la costruzione della via ferrata passante proprio sotto la chiesa e a causa dello scoppio di due mine, la struttura della chiesa venne danneggiata. Temendo il crollo dell’intero edificio, il 19 febbraio 1887 la chiesa venne chiusa al culto. Così l’Amministrazione delle Ferrovie responsabile dei danni, oltre a provvedere al restauro, fece fare un dettagliato rilievo di tutto che ancora oggi esiste in un grosso volume. La chiesa venne riaperta il 5 ottobre 1889 dal Cardinale Mons. Gennaro Portanova.

Il 16 novembre del 1894 alcune forti scosse sismiche danneggiarono nuovamente la chiesa che fu chiusa al culto e distrussero l’oratorio che venne ricostruito a partire dal 1896 e inaugurato il 21 novembre 1901.

Le festività del Rosario del 1899 furono particolarmente solenni perché Sua Eminenza il Cardinale Portanova,  avendo posto sotto il suo protettorato l’Arciconfraternita, concesse a questa di innalzare il suo stemma sulla porta.

 

Il 28 dicembre del 1908 un tremendo terremoto rase al suolo Reggio Calabria, Messina e le cittadine della costa compreso Bagnara. I danni furono ingenti per la Chiesa del Rosario e l’annesso Oratorio, tanto da rendere necessaria la loro completa demolizione.

A causa del disastro vennero sospesi in Chiesa tutti i Consigli d'Amministrazione e le Assemblee Generali. Le attività ripresero dopo nel gennaio 1909, in una sala delle riunioni appositamente sistemata nel cui interno, posto un altare di legno, il 17 dello stesso mese iniziarono le celebrazioni delle funzioni.  Il 23 luglio 1910 viene convocata un’assemblea generale, riguardo l’intervento di demolizione e di ricostruzione della Chiesa. A questo proposito, viene richiesto l’intervento dell’ingegnere reggino Pietro De Nava. De Nava ritenne che per ricostruire la chiesa fosse necessario sgombrare tutta l’area, per cui egli dispose la demolizione completa della Chiesa del Rosario e dell’Oratorio dell’Addolorata. I lavori di demolizione furono affidati alla ditta Luigi Fedele.

Il 18 febbraio 1910, l’assemblea generale convocata approvava il progetto redatto dall’Ing. Pietro De Nava. Iniziano prima i lavori di costruzione  della sagrestia, poi, nel 1912, quelli della nuova chiesa.

 

Riportiamo il manifesto che l’Arciconfraternita dava ai cittadini di Bagnara per l’inaugurazione della nuova Chiesa aperta al culto il 25 ottobre 1924:

<<Quest’antica e insigne Arciconfraternita ebbe il dolore di perdere, nel terremoto del 1908, la sua ricca e bella chiesa. Superato il primo sgomento che faceva sembrare assurdo anche il solo pensiero di tentarne la ricostruzione, e venutasi a poco a poco adattando all’idea di rinunziare al fasto dell’edificio perduto, l’Arciconfraternita decise di chiedere al nostro esimio architetto Pietro De Nava il progetto antisismico di una chiesa modesta>>

 

La chiesa del Rosario ha una severa e tutta sua particolare nobiltà di linee, una pacata e soave armonia di tinte e di fregi decorativi, accresciuta da tre affreschi e diciannove dipinti a tempera nei quali rivive la leggiadria e la chiarità del colore, la grazia delle movenze e la snella divota venustà delle forme che si vedono negli angeli e nelle madonne della nostra migliore scuola umbra e toscana quattrocentesca.  E’ rivestita di stucchi ammirevoli, decorazioni in oro, marmi pregiati e arricchita di affreschi e quadri da cavalletto insigni; arredata di un antico organo liturgico di singolare fattura che si salvò dalla caduta della vecchia chiesa e di mobili artistici intonati allo stile delle alte costruzioni, divenendo così una delle chiese più interessanti della Calabria.

Tale affermazione non può essere considerata esagerata se si pensa che ai pregi del geniale progetto di Pietro De Nava si vennero aggiungendo i molti altri non meno degni pregi dovuti all’opera di Giuseppe Torres, il chiaro architetto veneziano che vinse il concorso per una monumentale chiesa votiva da erigersi nella sua città natale, e di Primo Panciroli, il valentissimo collaboratore del Maccari nella decorazione pittoresca delle cattedrali di Nardò e di Loreto, vincitore anch’esso di un concorso bandito per le pitture da fare nel tempio dei Cristiani Copti al Cairo.

 

Dopo gli anni della II Guerra Mondiale, si pose il problema della costruzione del campanile che, per motivi economici, era stata rimandata a tempi migliori. In realtà nel 1929 era stato costruito un basso campanile in legno, così l’Arciconfraternita, nel 1948, decide l’edificazione di un bel campanile e si rivolge all’architetto Francesco Albanese. Il progetto di Albanese viene approvato nel 1948 dalla Pontificia Commissione Centrale per l’Arte Italiana: il progetto non si limitava alla sola edificazione del campanile ma, attraverso opportuni elementi planimetrici e di massa, vengono sistemati gli angoli della chiesa, aumentando così notevolmente la monumentalità della scalinata e di tutto l’insieme. Il campanile, a pianta quadrata, riprende il motivo stilistico della chiesa esistente; la struttura dell’edificio e antisismica, in cemento armato, e suddiviso in quattro piani, dove nell’ultimo trova posto la cella campanaria. L’altezza totale, dallo spiccato di fondazione alla sommità di gronda è pari a sedici metri. Un lanternino ad esile loggiato (12 colonne, 12 apostoli) contorna l’alta croce latina. L’esecuzione dei lavori è stata diretta dal Sig. Francesco Dato, l’artista Carmelo Barbaro ha invece eseguito le decorazioni e i fregi. I lavori terminarono nel 1951. Il 29 dicembre del 1954, l’Arciconfraternita del Rosario chiede all’Illustrissimo Presule Mons. Arcivescovo Giovanni Ferro, di voler accogliere dotto il suo protettorato l’Arciconfraternita e di poter apporre una targa sulla nuova torre campanaria con le sue insegne episcopali, a memoria dei posteri.